
Ceuta: una richiesta di libertà contro il regime di frontiera europeo
Pressenza - Tuesday, August 4, 2026A Ceuta, un’enclave spagnola in Marocco, sono entrate in pochi giorni tra 50 e 60 mila persone dal Marocco senza visti né permessi. Ad oggi si contano almeno 84 persone morte (ma si stima che potrebbere essere 200), rendendo questo uno degli eventi più letali per la popolazione locale negli ultimi anni, a cui aggiungere i feriti di cui non si conta l’entità. Nel frattempo, il governo spagnolo ha rimpatriato quasi tutte le persone entrate, come affermato dal ministro degli interni Fernando Grande-Marlaska[1].
Questo avvenimento ha immediatamente dato luogo a una serie di interpretazioni della situazione, che hanno avuto la caratteristica comune di non considerare o al massimo lasciare sullo sfondo queste persone e i loro interessi, bisogni e desideri.
La categoria di guerra ibrida
Al centro delle spiegazioni sono state poste soprattutto ragioni geopolitiche, come quella che individua in una strategia a guida israeliana l’organizzazione di questi arrivi per mettere in crisi il governo spagnolo e quella che inserisce tali arrivi nella più generale guerra per il controllo dei mari tra Mediterraneo e Golfo Persico. Queste analisi utilizzano o si rifanno al concetto di guerra ibrida, dunque all’uso delle migrazioni come arma da parte di alcuni Stati contro altri Stati o governi[2]. È la stessa categoria che ha impiegato l’Unione Europea per inquadrare i tentativi di ingresso in alcuni Stati europei dai confini con la Bielorussia e la Russia, definendoli come un’arma del governo di Putin per destabilizzare[3] il continente.
A queste ragioni si è aggiunta la propaganda, dal contenuto esplicitamente razzista o orientato a ribadire la distanza dalle politiche di regolarizzazione del Governo Sanchez. Il Governo italiano è giunto a sospendere lo spazio di libera circolazione (cosiddetto accordo Schengen) con la Spagna, nonostante l’inizio dei rimpatri verso il Marocco e, soprattutto, il fatto che le enclave di Ceuta e Melilla sono fuori dalle regole dello spazio Schengen.
Razzismo e disumanizzazione
Ovviamente, la propaganda razzista si è esaltata. Le parole utilizzate sono state quelle solite: invasione, assalto, allarme. La televisione spagnola ha proposto parole di guerra per inquadrare questi arrivi, assecondando il processo dominante di disumanizzazione brutale delle persone immigrate o richiedenti asilo che le riduce a mostri.
Un intreccio di processi
La realtà sul campo è, invece, più articolata.
Prima di tutto c’è la storia, non tanto quella coloniale, da cui residuano Ceuta e Melilla, ma quella delle politiche spagnole della frontiera che sono l’avanguardia delle politiche migratorie europee fondate sulle esternalizzazioni; dunque, su accordi con altri Stati per gestire, controllare e reprimere le migrazioni. La Spagna ha inaugurato dai primi anni ’90 queste politiche, poi divenute tipiche dell’intera Unione Europea, comprendendo anche l’enclave di Ceuta per la quale è in vigore un accordo di rimpatrio con il Regno del Marocco dal 1992. In questa politica la Spagna è divenuta l’avanguardia europea delle politiche fondate sull’esternalizzazione delle frontiere e sull’uso di tecnologie di controllo sempre più sofisticate. I muri di Ceuta e Melilla sono divenuti un riferimento per le polizie di tutto il mondo per la costruzione e il controllo di tali strutture fortificate.
Poi, dentro questa storia, c’è l’attualità, che è un intreccio di fattori che comprendono le relazioni internazionali, i desideri delle persone, la crisi economica e dei diritti umani interna al Marocco, i cambiamenti giuridici in Spagna. Per comprenderlo bisogna affidarsi a chi interviene e fa ricerca da tempo, come Ana Lopez Sala del Centro di ricerca nazionale CSIC e le organizzazioni solidali attive sul terreno, e tenere insieme emigrazione e immigrazione, come ci ha insegnato Abdelmalek Sayad. Intrecciando una conversazione che ho avuto con Ana con i comunicati delle organizzazioni locali[4] si comprende che è necessario prima di tutto riconoscere il malcontento presente tra i giovani marocchini e la povertà che è in costante aumento, ricordando, tra l’altro, che, dopo la pandemia, il Marocco ha chiuso la frontiera e molte persone che prima si mantenevano lavorando a Ceuta non possono più attraversarla con i passaporti di frontiera.
Questo è particolarmente evidente nel Marocco settentrionale, nelle aree di Tangeri e Tétouan, dove, in modo cronico, aumentano le differenze sociali e le disuguaglianze interne. I giovani del nord non riescono più a mantenersi e vedono crescere sempre di più la ricchezza delle élite marocchine.
Alcuni di questi giovani, negli ultimi tre anni, sono morti nel tentativo di attraversare il confine a nuoto, perché i perimetri di frontiera sono ormai praticamente invalicabili e l’accesso via mare rappresenta per molti l’unica possibilità.
Da almeno tre anni ci sono giovani che muoiono nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dalla costa marocchina, anche se questo ha sempre fatto poca notizia. È un’enorme catastrofe umanitaria, ma non è un fenomeno dell’ultima settimana: è una tragedia continua che non si scopre oggi.
Nel 2024 sono stati documentati diversi casi di giovani morti nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto dalla costa marocchina. Ne riporto alcuni di cui si hanno notizie certe. Il 9 marzo 2024 un ragazzo è morto annegato mentre cercava di attraversare il confine marittimo; il corpo è stato recuperato nelle acque prossime a Ceuta[5]. Il 7 luglio 2024 è stato recuperato il corpo di un altro giovane morto durante il tentativo di ingresso a nuoto, con dispositivi di galleggiamento[6]. Nel dicembre 2024 la Guardia Civil ha recuperato altri corpi di giovani migranti deceduti durante tentativi di attraversamento a nuoto[7].
Nel 2025 è proseguita e si è aggravata queste serie di morti giovani. I ritrovamenti di corpi sono aumentati nel corso dell’anno: a settembre la Guardia Civil aveva recuperato almeno 25 cadaveri nelle acque di Ceuta, in gran parte di persone che avevano tentato l’attraversamento a nuoto[8]. A metà settembre il numero era salito a 31[9]. A dicembre 2025 le autorità locali riferivano di 44 persone migranti morte sulle coste di Ceuta durante l’anno, più del doppio rispetto al 2024, quando i corpi recuperati erano stati 21[10]. Il numero reale delle vittime potrebbe, nondimeno, essere superiore, considerando le persone disperse in mare e non recuperate.
Nonostante ciò, queste persone sono sempre state respinte. Tuttavia, dopo una durissima battaglia legale, una sentenza della Corte Suprema, la 814 del 2026, ha vietato le espulsioni rapide (la cosiddetta devolución en caliente) di coloro che riescono ad arrivare a nuoto.
A questa situazione si sono aggiunte nuove tensioni con il Marocco, legate al miglioramento delle relazioni della Spagna con l’Algeria, che storicamente ha mantenuto una posizione favorevole al Sahara Occidentale, al cui interno l’élite marocchina utilizza la propria popolazione come strumento politico.