
A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione – prima parte
Pressenza - Saturday, July 18, 2026Il Coordinamento Antifascista Torino ha organizzato, in occasione del venticinquesimo anniversario degli eventi legati al G8 di Genova del 2001, due eventi presso il Comala di Torino.
Il primo appuntamento, giovedì 16 luglio, prevedeva un dibattito dal titolo “A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione”, seguito da un buffet di solidarietà con gli attivisti colpiti da sanzioni pecuniarie a cura delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso e dalla proiezione del film “Diaz don’t clean up this blood” di Daniele Vicari
Il movimento e la piazza
Il dibattito comincia con Ezio Bertok e Max Gavagna che tracciano per sommi capi la storia dei Social Forum con una particolare attenzione a quello di Torino e di Genova ed ai legami reciproci senza perdere di vista, nella timeline, quello che succedeva nel resto del mondo: il racconto non parte da quell’estate del 2001, ma torna giustamente indietro per cercare di definire un movimento che trova le sue radici nel vento di cambiamento nato dalla fine della guerra fredda e dal successivo processo di globalizzazione finanziaria.
Siccome nel racconto bisogna, ad ogni modo, partire da qualche evento, si parte dal movimento zapatista, nato nel Ciapas in Messico nel 1994 come reazione all’accordo di libero scambio NAFTA e diventato prototipo del cambiamento sociale dal basso.
Nel 1997 nel vertice di Denver il gruppo dei paesi più industrializzati (G7) diviene G8 con l’ingresso della Russia.
In quegli anni si avvia il processo di globalizzazione dei mercati delle merci e finanziario con una serie di passi normativi per eliminare, con le buone o con le cattive, qualsiasi ostacolo a questo processo; questo processo incontra una certa resistenza in settori trasversali delle società mondiali che si manifesta per la prima volta in tutta la sua potenza alla riunione di Seattle del WTO nel 1999 con manifestazioni di massa a cui partecipano più di 40.000 persone. Grazie al successo di Seattle il movimento no global si rafforza e comincia a definirsi per slogan e tematiche proponendo la globalizzazione dei diritti in luogo della globalizzazione dei mercati.
Nel 2000 ritorna in auge la vecchia idea di tassare all’1% le transizioni finanziarie, la Tobin Tax che prende il nome dall’economista che la propose per primo: con lo scopo principale di attivare questa forma di tassazione vista come un granello che può bloccare il perverso meccanismo della speculazione finanziaria internazionale nasce in Francia ATTAC che conia anche lo slogan che diventerà fondamentale nei Forum Sociali “Un altro mondo è possibile”.
Nello stesso anno nasce ATTAC Italia e la Rete Lilliput.
A gennaio 2001 si riunisce a Porto Allegre per la prima volta il Forum Sociale Mondiale[1].
A marzo 2001 le manifestazioni di protesta contro il Terzo Global Forum sulla governance di Napoli, prima apparizione nelle piazze nel movimento no global in Italia, vengono violentemente represse dalle forze dell’ordine.
Nel febbraio 2001 nasce il Genova Social Forum con l’obiettivo di coordinare le iniziative di contrasto al 27º vertice del G8 pianificato a Genova dal 19 al 22 luglio 2001.
A giugno 2001 nasce il Torino Social Forum come rete di organizzazioni per coordinare la partecipazione da Torino alle attività per il G8 di Genova: il TSF organizzerà 32 pullman per Genova nei giorni del vertice.
Nei giorni dal 18 al 22 luglio 2001 Genova è stata invasa da una marea di persone (nel corteo sabato 21 luglio si parla di 300.000 persone) e da un’infinità di attività di tutti i tipi accomunate dalla necessità di pensare ad un altro mondo, dalla richiesta di rappresentanza (voi G8 noi sei miliardi), dall’intuizione che il processo di globalizzazione avrebbe portato al disastro; l’unica risposta istituzionale a queste richieste è stata una repressione, ancora una volta, senza precedenti.
Estremamente emozionante il finale dell’intervento:
L’utopia è la stata dentro ogni folata di vento. Un’utopia con la u minuscola. L’utopia del distintivo ed insopprimibile bisogno di ribellarsi.
L’utopia come negazione del presente più che come definizione del futuro. Un altro mondo possibile è un’aspirazione utopica che comprende più mondi possibili, ma mai un mondo senza alternativa. Sui manifesti e sui siti dei social forum spesso compare Edoardo Galeano.
L’utopia è come l’orizzonte. Cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.
L’orizzonte è irraggiungibile. Serve per continuare a camminare. Ma è rimasto forte il trauma.
Abbiamo riflettuto tanto sulla violenza subita, sulla libertà violata, sulla sospensione dello stato di diritto nei giorni del G8. Per qualcuno, ancora oggi, un elicottero sopra la testa crea ansia immediata. Genova aveva ucciso la speranza.
In una tesi triennale, una studentessa che nel 2001 non era ancora nata, scrisse come il G8 di Genova sia stata una grossa fattura, una delle tante nella storia d’Italia. Scrisse che l’uso sregolato e violento della forza aveva schiacciato e occultato i grandi temi posti dal movimento, giustizia sociale, questione ambientale, diritto al futuro, temi affrontati all’epoca in modo innovativo, con un patto trasversale nato insieme alla società. A Genova era presente l’intera società, con le sue contraddizioni e difficoltà.
E fu un momento unico di coesione e condivisione mai visto prima. La risposta delle istituzioni è stata la violenza, e la violenza è per sempre. I traumi lasciano un segno, una cicatrice, una ferita da cui non puoi prescindere.
Così gli psicologi sono arrivati a elaborare la nozione di trauma psicopolitico. E ora siamo diventati noi, i nonni partigiani che hanno combattuto. Però l’abbiamo solo preso, e non abbiamo vinto, pur avendo ragione.
Perché avevamo ragione su tutto. E vorremmo sentirla di nuovo, quella brezza primaverile, con l’utopia, di trasformarla in un tornado.
– Continua –
Max Gavagna
Ezio Bertok
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Forum_sociale_mondiale