
Albania: la Rivoluzione gentile.
Pressenza - Sunday, June 14, 2026A Tirana la vita scorre normalmente durante la giornata: le persone vanno a lavorare, gli studenti universitari si preparano per gli esami, i bambini giocano nei giardini pubblici, i pensionati prendono un caffè in uno dei tanti bar e chiacchierano per ore… I primi turisti, tra cui un buon numero di italiani, visitano la moschea e piazza Scanderbeg.
Non ci sono manifesti o scritte sui muri o volantinaggio… Tutto tranquillo insomma nella più completa normalità.
L’unico segno visibile di ciò che sta accadendo sono i banchetti dove si raccolgono le firme per i due referendum abrogativi che permettono di aggirare i vincoli ambientali e quindi a favorire le speculazioni immobiliari anche nelle aree protette e più belle dell’Albania a tutto vantaggio degli Oligarchi locali che riciclano il denaro sporco delle mafie di mezzo mondo e soprattutto aprono le porte al genero sionista di Trump che si dice, ma non posso verificarlo, investa denaro israeliano… Insomma la vecchia, corrotta e screditata classe politica del sedicente partito “socialista” di Edi Rama e della sedicente” opposizione del partito “democratico” di Sali Berisha stanno svendendo il Paese al capitalismo più rapace.
Alle 18 tutto cambia: il popolo di Tirana giunge sempre più numeroso a piazza Scanderbeg e, quando la più grande piazza di Tirana si riempie, inizia a marciare fino alla non lontana sede del Primo ministro.
Uomini e donne, anziani e bambini. Tantissimi bambini dai neonati che nonostante il frastuono riescono a dormire nelle carrozzine e nei marsupi delle mamme ai più grandicelli a “cavacecio” sulle spalle dei genitori sventolano contenti la loro bandierina o cartelli scritti e disegnati a casa e scandiscono gli slogan più gettonati: “Rama e Berisha per voi è finita!”, “Revolucioni! revolucioni!”.
Ieri era una giornata particolare perché l’appuntamento era non soltanto nazionale perché chiamava a Tirana tutti gli albanesi ad iniziare da quelli che abitano nei Paesi confinanti ossia il Kosovo, la Macedonia del Nord, gli albanesi del Montenegro del Sud e della Grecia del Nord: insomma tutto il territorio della cosiddetta “Grande Albania” e quelli della diaspora Albanese di ogni parte del mondo che hanno approfittato dei giorni di vacanza per tornare in patria e per dare un contributo al riscatto della loro terra.
Una marea, un oceano di persone che via via si ingrandita a perdita d’occhio. Predominava il rosso, colore della bandiera, con l’aquila nera a due teste. Visibili le sagome dei Fenicotteri Rosa che si muovevano in fila tra la folla guidati da una bianca cicogna.
Droni dei manifestanti documentavano l’evento un drone, applauditissimo, ha sorvolato la folla sventolando la bandiera Albanese.
Dal palco si alternano gli oratori, intellettuali, artisti ed esponenti della società civile. Ovviamente non ho capito nulla ma la gente applaudiva convinta.
Davanti al palco decine di scarpe rappresentavano gli emigrati costretti a lasciare il proprio Paese per cercare lavoro all’estero.
Nessuna bandiera dei tre per ora piccoli presenti in parlamento, ma neppure dei gruppi ambientalisti.
I socialisti democratici di Nuova Albania, portavano lo striscione, senza simbolo e firma, ma la parola d’ordine: “L’Albania non è in vendita”.
Il patriottismo albanese non ha sentimenti suprematista ed è esente da pulsioni xenofobe: è fondato sul legame con la propria terra (come è il patriottismo dei palestinesi e dei curdi, per capirci) e con la loro cultura che crede e pratica accoglienza.
Il vostro reporter se ne stava esattamente ai piedi della scalinata del palazzo del primo ministro, presidiato da una ventina di poliziotti senza casco, scudo e manganello e senza pistola nella fondina. Bonariamente invitavano a non sedersi sui gradini e a non salire le scale.
Tuttavia alcuni bimbi “disubbedienti” giocavano davanti al portone del ministero ad acchiapparella senza che i poliziotti avessero nulla da ridire.
Oggi è nei giorni a venire si replica fino alla vittoria del popolo, mi dicono con pacifica determinazione.