Un fiume arcobaleno ad Aviano: migliaia di voci contro guerre e riarmoUn lungo serpentone multicolore ha attraversato la cittadina, portando fino ai
cancelli della base americana una richiesta di pace, diplomazia e solidarietà
tra i popoli.
Sono arrivati da tutto il Nordest: ad Aviano, un popolo multicolore – nei colori
della pace – ha portato la propria voce fino ai cancelli della base USAF, per
dire No al riarmo e alle guerre, come sancito dall’articolo 11 della
Costituzione repubblicana, e per chiedere al Governo e alle Istituzioni che le
risorse finanziarie destinate alla spesa militare siano invece impiegate per
implementare la sanità, la scuola, la tutela dell’ambiente e la giustizia
sociale nel segno di un vero nuovo Umanesimo fondato sulla solidarietà e sui
diritti.
Sabato 6 giugno, all’appello lanciato da ANPI Regionale FVG, CGIL, Tavolo della
Pace, Global Sumud Flotilla, Rete italiana Donne in Nero hanno aderito circa 140
realtà associative, culturali e sociali. Presenti gruppi di ispirazione laica e
religiosa, come Pax Christi e Beati i Costruttori di Pace, organizzazioni
sindacali e forze politiche, insieme a numerosi cittadini e giovani provenienti
da diverse città italiane.
Una folla di un migliaio di persone ha cominciato a radunarsi in piazza Duomo
fin dal primo pomeriggio. Bandiere arcobaleno, striscioni contro la guerra,
slogan e messaggi di solidarietà alle popolazioni colpite dai conflitti,
testimonianze di attivisti e performance di gruppi musicali e di ensemble corali
hanno trasformato il centro cittadino in un grande spazio d’incontro e confronto
civile. Particolarmente sentiti sono stati i riferimenti alla situazione in
Medio Oriente e in Ucraina, e anche al preoccupante scenario economico
nazionale, rappresentato ieri dalla partecipazione alla marcia delle delegazioni
dei dipendenti dell’Electrolux di Porcia e di Susegana.
Poi, il corteo si è mosso lungo le vie, percorrendo lentamente e pacificamente i
circa quattro chilometri che separano la base aerea statunitense dal centro
cittadino. Durante il cammino, hanno continuato ad aggiungersi persone e gruppi
di manifestanti, e così il variopinto serpentone si è allungato fino a portare
il numero dei manifestanti tra i duemila e i tremila partecipanti.
La manifestazione si è conclusa in modo sereno e con un flash mob dal messaggio
chiaro e incontrovertibile. Nel prato davanti alla base statunitense, gli
attivisti hanno simulato di essere oggetto di un attacco aereo buttandosi a
terra e restando immobili come fossero vittime di un bombardamento. Diversi,
infine, gli interventi – tra gli altri, di rappresentanti di ANPI Nazionale,
CGIL Nazionale, Global Sumud Flotilla, Centro “Ernesto Balducci”, Fondazione Di
Vittorio, BDS Italia e di alcune forze politiche – che hanno sottolineato
l’urgenza di iniziative diplomatiche e umanitarie capaci di fermare le violenze
e favorire percorsi di pace duraturi, nel rispetto del diritto internazionale e
dei diritti umani.
La partecipazione ampia e trasversale alla manifestazione, secondo gli
organizzatori, rappresenta un segnale forte della volontà di una parte
significativa della società civile di essere protagonista nel dibattito pubblico
sulle scelte che riguardano il futuro dello sviluppo e della convivenza tra i
popoli in Europa e nel mondo.
A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Provinciale di
Udine
Redazione Italia