Tag - manifestazione

Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo
“Da Cuba alla Palestina, dalla parte dei popoli che resistono”. Su questo contenuto per sabato 25 aprile è stato convocato un pre-concentramento ore 8:30 sotto la FAO (metro B Circo Massimo) per raggiungere la partenza del corteo a Porta San Paolo passando per un omaggio all’Ambasciata di Cuba e al […] L'articolo Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
Un maggio contro l’aeroporto. L’appello
Pubblichiamo l’appello a sostegno della manifestazione di sabato 16 maggio dal Polo scientifico, in via dell’Osmannoro, Sesto Fiorentino, presidio ore 14,00. In un momento così delicato per il futuro della Piana e della nostra regione, crediamo sia necessario fare un … Leggi tutto L'articolo Un maggio contro l’aeroporto. L’appello sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
MILANO: MOBILITAZIONE IN PIAZZA E IN CONSIGLIO COMUNALE CONTRO IL GEMELLAGGIO CON TEL AVIV
A Milano presidio in Piazza Duomo e attivisti in Consiglio comunale, a Palazzo Marino, per esigere la cessazione del gemellaggio tra il capoluogo lombardo e la città di Tel Aviv. Anche l’appuntamento di piazza per il presidio era stato convocato all’esterno del Municipio meneghino in concomitanza con il consiglio comunale. La Questura, però, ha imposto lo spostamento della manifestazione in piazza Duomo. Dentro il Consiglio comunale, però, sono riusciti a entrare diversi solidali con la Palestina. In vista del voto c’è tensione nella maggioranza di centro sinistra che sostiene il sindaco Sala, contrario alla sospensione del gemellaggio. I Verdi e il Pd chiedono invece la messa in discussione dell’amicizia tra le due città alla luce delle politiche guerrafondaie e genocidiarie dello stato di Israele. I consiglieri comunali di Europa Verde si sono messi al centro dell’aula interrompendo la seduta, agitando una bandiera della Palestina. Da Piazza Duomo, Milano, la corrispondenza per Radio Onda d’Urto di Luciano Mulhbauer, compagno milanese, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Primavera contro la guerra nelle strade di Varese
Nel pieno della primavera varesina, domenica 19 aprile, un corteo colorato ed entusiasta ha attraversato le strade del centro di Varese, sventolando bandiere arcobaleno, palestinesi e di associazioni locali. Un migliaio di persone, soprattutto giovani, si è mobilitato per la manifestazione organizzata, con il patrocinio del Comune, da diverse associazioni per gridare NO ALLA GUERRA, contro l’economia bellica e la militarizzazione. Il corteo è partito alle 15.40 dall’ingresso dei Giardini Estensi ed è stato aperto dalla voce di Michela e Francesco del Collettivo “Da Varese a Gaza”, che hanno posto l’accento su due dati di fatto: le guerre hanno sempre dei responsabili e, nel caso attuale, vengono individuati nell’imperialismo degli Stati Uniti e nel colonialismo di Israele; inoltre non è necessario essere attivisti per opporsi, perché ognuno può contribuire con piccoli gesti. Prima della partenza è intervenuto Monsignor Franco Gallivanone, vicario episcopale, con un saluto in italiano e in arabo e un invito a essere costruttori di pace. Il corteo è quindi partito, ricco di striscioni, cartelli, slogan, cori e musica italiana e araba, cantata e ballata dai partecipanti. In Piazza della Repubblica sono intervenuti i rappresentanti degli studenti varesini, che hanno ribadito il loro rifiuto della guerra e di un futuro legato a un conflitto. Hanno chiesto più partecipazione nelle decisioni scolastiche e politiche e che le risorse vengano destinate a scuola, sanità e welfare, invece che alle armi. Secondo gli studenti, il sistema può essere cambiato attraverso organizzazioni dal basso e la costruzione di un pensiero critico: per loro la pace è una scelta politica da costruire a partire dalle nuove generazioni. Proseguendo per le vie cittadine, si è arrivati in via Puccini, dove l’artista Andrea Trotti ha voluto esporre al corteo la sua opera “Karamah”, che in arabo significa dignità, onore e resilienza. La grande tela, dedicata alle rovine della guerra, ha attirato l’attenzione di diversi manifestanti, che sono entrati nel suo studio a visionare altre sue opere ispirate alla tragedia di tutte le guerre. Poco più avanti, in Largo della Resistenza, è partito il coro di “Bella Ciao”, che ha coinvolto i partecipanti. A seguire, la testimonianza di Yara, una giovane donna palestinese, che ha offerto un racconto personale e toccante parlando del suo percorso per diventare medico e della difficoltà di crescere senza un’identità, come cittadina di serie B, senza la possibilità di conoscere la propria storia, perché dal 1948 il popolo arabo palestinese è stato vessato da un progetto sionista di colonialismo e di pulizia etnica. Il momento si è concluso con la diffusione della canzone araba “Mawtini” (“La mia patria”), interpretata dalla cantante Elissa, su testo del poeta palestinese Ibrahim Tuqan degli anni ’30. Il corteo è poi proseguito verso Piazza Carducci dove, sulle note di “Rossa Palestina”, brano degli anni ’70, i partecipanti hanno cantato e ballato con entusiasmo. Altri interventi hanno richiamato l’attenzione sul conflitto in Palestina, su quanto accade in Iran e in Medio Oriente e sulle responsabilità politiche internazionali e del governo italiano. È stata inoltre sottolineata la questione della criminalizzazione del dissenso, con riferimento al Ddl contro l’antisemitismo, che è ben diverso dall’antisionismo. Uno degli ultimi interventi si è concentrato sul ruolo del territorio locale nella produzione di materiale bellico, come aerei, munizioni ed elicotteri utilizzati nei conflitti. La manifestazione si è conclusa in Piazza Monte Grappa con un invito al boicottaggio e all’organizzazione collettiva per continuare a resistere e a costruire alternative alla guerra. La società tende a scoraggiare la partecipazione politica, ma per i manifestanti l’unica strada per cambiare le cose resta unirsi, non isolarsi, organizzarsi, facendo rete e trasformare la rabbia in un progetto comune. Foto di Michele Testoni   Monica Perri
April 20, 2026
Pressenza
ALESSANDRIA: “DIFENDIAMO IL DIRITTO DI SCIOPERO. SABATO 18 APRILE TUTTI IN PIAZZA CONTRO LA REPRESSIONE E DECRETI “SICUREZZA”
“Mentre il settore della logistica cresce senza sosta, con l’apertura di nuovi magazzini e poli logistici in tutta la provincia alessandrina, le istituzioni del territorio, più che interrogarsi sulle condizioni di lavoro in questi stabilimenti, sembrano oggi per lo più occupate a colpire e reprimere le lotte dei lavoratori che, proprio all’interno di questo settore, si stanno moltiplicando, rivendicando un lavoro stabile e sicuro e in generale migliori condizioni salariali e contrattuali. Il diffondersi di lotte e scioperi, come il rafforzamento delle organizzazioni del sindacalismo combattivo sul territorio viene vissuto da padroni, prefettura e questura come un vero e proprio pericolo. Nessuno deve disturbare il manovratore”. Cosi’ in un comunicato il Si Cobas che denuncia il gravissimo attacco repressivo che in questi giorni prefettura e questura di Alessandria stanno muovendo contro lavoratori, attivisti sindacali, solidali che avevano partecipato agli scioperi nelle ultime settimane presso il magazzino Arcese di Tortona, come in quelli della Coop di Serravalle, notificando aperture d’indagini, comminando fogli di via dal comune di Tortona ai sindacalisti del SI Cobas e sanzioni amministrative fino a 10.000 euro per gli organizzatori delle proteste. Si tratta della prima applicazione sul territorio italiano, in occasione di una vertenza sindacale, del recente, quanto famigerato, decreto “sicurezza” – d.l. 23 del 24 febbraio 2026, peraltro ancora in fase di conversione parlamentare – utilizzato in questa occasione contro uno sciopero di lavoratori, che viene colpito con queste pesanti ammende, perché avrebbe avuto l’ardire di organizzare un’iniziativa “artatamente non preavvisata, anche al fine di cagionare un elevato danno economico all’azienda indicata e guadagnare un maggior potere negoziale”. “Verrebbe da chiedersi: ma che altro dovrebbe fare uno sciopero, se non costruire un’iniziativa di lotta che prenda di sorpresa il padrone, che sia in grado di interrompere realmente l’attività lavorativa e produttiva, che possa costringerlo a sedersi a un tavolo per trattare?”. Queste le motivazioni della manifestazioni del 18 aprile “un corteo operaio e popolare che attraversi il centro della città, sfili proprio sotto quei palazzi che oggi, in complicità con gli interessi padronali, mettono in discussione il diritto di sciopero, l’agibilità politica e sindacale dei lavoratori e delle organizzazioni del sindacalismo conflittuale”. Appuntamento alle 15 in Piazza Matteotti. La presentazione con Mahmoud Si Cobas Torino Ascolta o scarica   
April 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Domenica corteo per la Palestina e il Libano
Domenica 19 aprile torniamo in piazza, ore 14.00 a piazza Bocca della Verità Contro l’aggressione genocida in Palestina e in Libano, per la la liberazione dei prigionieri politici, contro la pena di morte per i palestinesi e l’allargamento del conflitto e l’aggressione all’Iran Il 17 aprile, è la giornata dei […] L'articolo Roma. Domenica corteo per la Palestina e il Libano su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
Difendere Cuba è una battaglia di tutti!
La manifestazione di oggi a Roma, dal Colosseo alla Piramide, ha riportato al centro il tema della politica estera e dei diritti dei popoli. Oltre diecimila persone hanno preso parte a un corteo che ha posto al centro una questione geopolitica precisa: l’impatto delle recenti decisioni dell’amministrazione statunitense, guidata da Donald Trump, nei confronti della Repubblica di Cuba. Non si è trattata di una protesta simbolica, ma di una risposta a una strategia di pressione economica che ha assunto dimensioni inedite e preoccupanti. La manifestazione di oggi non è stata una semplice sfilata di bandiere o un atto di solidarietà rituale, ma una netta presa di posizione politica contro quello che si configura come il più violento e cinico attacco sferrato dagli Stati Uniti contro l’isola negli ultimi decenni. Al centro del mirino c’è Donald Trump e la sua strategia della cosiddetta “spallata finale”, un piano che mira a ottenere con il ricatto energetico e il sabotaggio sistematico ciò che oltre sessant’anni di embargo non sono riusciti a produrre, ovvero il collasso sociale della Rivoluzione cubana. L’aspetto più brutale dell’attuale fase dell’imperialismo statunitense è senza dubbio l’attacco frontale alle forniture energetiche. L’amministrazione Trump ha intensificato la caccia alle petroliere con una ferocia senza precedenti, sanzionando non solo le compagnie cubane, ma anche le società di navigazione, gli armatori e le agenzie assicurative di Paesi terzi che osano trasportare greggio verso i porti dell’Avana. L’obiettivo è chiaro nella sua criminalità: impedire il rifornimento di petrolio per paralizzare l’intera isola. Senza carburante, il sistema elettrico nazionale subisce blackout che colpiscono la produzione industriale, il trasporto pubblico e, nei casi più drammatici, la conservazione degli alimenti e il funzionamento degli ospedali. È l’applicazione letterale di una strategia da assedio medievale trasposta nel cuore della modernità, un tentativo di esasperare la popolazione civile portandola allo stremo per provocare una sommossa interna. Si tratta dell’attuazione più bieca del memorandum Mallory del 1960, che già allora teorizzava di provocare fame e disperazione per rovesciare il governo, ma oggi Trump lo fa con i mezzi tecnologici e finanziari di una superpotenza che ha smarrito ogni senso del diritto internazionale. Per comprendere l’entità della sfida, bisogna analizzare i dati scientifici di questo genocidio economico. Il bloqueo non è un semplice limite al commercio, ma un muro invisibile che strangola ogni singola transazione finanziaria del Paese. Le stime più recenti indicano che il danno economico accumulato da Cuba supera i 170 miliardi di dollari, una cifra che se rapportata al valore dell’oro supererebbe i 1.400 miliardi. Solo nell’ultimo anno, l’inasprimento delle sanzioni voluto da Trump ha causato perdite medie di 13/14 milioni di dollari al giorno. Sono risorse che vengono sottratte direttamente al benessere dei cittadini, alla manutenzione delle scuole e a quella sanità d’eccellenza che Cuba, nonostante l’assedio, continua a offrire gratuitamente non solo ai propri abitanti, ma al mondo intero. È un paradosso vergognoso che mentre l’Avana invia medici a combattere epidemie in ogni angolo del globo, Washington risponda cercando di lasciare quegli stessi medici senza luce elettrica e senza reagenti chimici per i vaccini. Un altro pilastro fondamentale di questa spallata trumpiana è il mantenimento strumentale di Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. Si tratta di una classificazione kafkiana e priva di fondamento, che serve esclusivamente a terrorizzare il sistema bancario mondiale. Qualsiasi istituto di credito che operi con l’isola rischia multe miliardarie dagli Stati Uniti, rendendo quasi impossibile l’acquisto di pezzi di ricambio vitali per le centrali termoelettriche o di macchinari agricoli per la sovranità alimentare. La piazza di Roma oggi ha gridato con forza che questa non è una battaglia per la democrazia, ma puro bullismo geopolitico. Trump sta usando la vita di undici milioni di persone come un trofeo elettorale per compiacere le frange più reazionarie della Florida, giocando con il destino di un popolo intero per i propri interessi di potere. Il corteo che oggi è sfilato dinanzi alla Piramide Cestia non era composto solo da militanti storici, ma da una nuova generazione di giovani, lavoratori e studenti che vedono in Cuba un’alternativa possibile alla logica del profitto assoluto. Difendere Cuba significa difendere l’idea stessa che un altro modello sociale sia necessario e realizzabile, rivendicando che la salute e l’istruzione debbano essere diritti universali e non merci per chi può permettersele. Se Cuba cadesse sotto i colpi del ricatto energetico di Trump, non cadrebbe solo un governo, ma l’idea che un piccolo paese possa autodeterminarci liberamente. La spallata finale è un monito autoritario rivolto a tutto il Sud del mondo. E’ il messaggio che chiunque tenti una strada diversa verrà punito con il buio e la fame. Le diverse decine di organizzazioni che hanno partecipato a questa mobilitazione esigono che il governo italiano e l’Unione Europea escano finalmente dalla sudditanza psicologica e politica verso la Casa Bianca. Non è più sufficiente votare una risoluzione pro-forma all’ONU contro l’embargo, se poi non si mettono in atto meccanismi legali per proteggere le nostre imprese e i nostri scambi dalla prepotenza extraterritoriale delle leggi americane. È necessario pretendere anche l’immediata rimozione di Cuba dalla lista degli Stati terroristi, la fine del sabotaggio dei rifornimenti petroliferi e la cancellazione totale di un blocco che rappresenta un residuo anacronistico della Guerra Fredda trasformato in strumento di tortura collettiva. Oggi Roma ha dimostrato che la solidarietà è un muscolo che non smette di battere e che oltre diecimila voci possono rompere il silenzio complice dei grandi media. Donald Trump può anche tentare di fermare le navi, ma non potrà mai spegnere la dignità di chi resiste. Foto di ANAIC, Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba Giovanni Barbera
April 11, 2026
Pressenza
Oggi a Roma manifestazione al fianco di Cuba: socialismo o barbarie!
C’è un filo rosso che attraversa la storia della liberazione latinoamericana e che lega il pensiero di José Martí alle pratiche rivoluzionarie di Che Guevara e Fidel Castro. È il filo dell’indipendenza, della dignità, della giustizia sociale, della costruzione di una società fondata sull’autodeterminazione dei popoli e sulla sovranità delle […] L'articolo Oggi a Roma manifestazione al fianco di Cuba: socialismo o barbarie! su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Varese si mobilita contro l’economia di guerra e la militarizzazione
Domenica 19 aprile alle 15.00 scendiamo in piazza a Varese. Perché il mondo è in guerra e noi non ci stiamo. I nostri governi spostano da un giorno all’altro gli equilibri internazionali e a rimetterci siamo sempre e solo noi cittadini. La guerra non si combatte solo con le bombe a Gaza, in Libano, in Iran: si combatte anche qui, contro i nostri diritti. Oggi nel mondo è in corso il numero più alto di guerre mai registrato prima e ci riguarda. I nostri soldi pubblici finanziano armi invece di vite. Assistiamo a un continuo aumento delle spese militari, a discapito di quelle destinate alla sanità e all’istruzione. Questo non aumenta il nostro senso di sicurezza, anzi, ci sentiamo sempre più minacciati. Scendiamo in piazza contro la normalizzazione del genocidio, contro chi cancella la Palestina dai libri di scuola, contro il ddl che criminalizza il dissenso e trasforma il diritto di manifestare in un reato, contro la militarizzazione delle nostre città, le zone rosse, i fermi preventivi senza reato, contro chi usa i soldi della sanità per arginare i prezzi del carburante che schizzano alle stelle a causa delle guerre degli altri. Scendiamo in piazza contro un sistema che decide che alcune vite valgono meno di altre, che alcune morti si possono ignorare, che migliaia di bambini e bambine persi per sempre si possono accettare, che alcune guerre si possono applaudire. Sabato 19 aprile scendiamo in piazza non solo per dire no, ma per dire chi siamo e che mondo vogliamo. Perché crediamo che ogni vita abbia lo stesso valore. Che la dignità non dipenda dal colore della pelle e dal Paese in cui sei nato. Crediamo che le risorse pubbliche debbano essere utilizzate per il bene comune, per la salute, per l’istruzione e per costruire un futuro alla portata di tutti, in cui nessuno viene marginalizzato. Non per costruire una società militarizzata dominata dalla violenza e dalla paura. Crediamo nel diritto di dissentire, di organizzarsi e di scendere in piazza senza essere trattati come nemici. Crediamo che la democrazia non sia una concessione revocabile, ma una conquista da difendere ogni giorno. Crediamo che la Palestina esista, che il suo popolo abbia diritto alla vita e alla terra e che il genocidio non si debba normalizzare né sui giornali, né nei libri di scuola, né nel silenzio dei governi. Un altro mondo è possibile e lo stiamo già costruendo insieme: ogni volta che scegliamo la solidarietà invece della paura, il coraggio invece della rassegnazione, la piazza anziché l’isolamento. Per questo il 19 aprile scendiamo in piazza alle ore 15.00, ritrovo per la partenza del corteo ai Giardini Estensi di Varese, via Sacco. Per aggiornamenti sul percorso del corteo si invita a seguire il profilo Instagram di: Sharazade CSSF (@sharazade.cssf) Da Varese a Gaza (@da_varese_a_gaza) Wakeup Varese (@wakeup_varese) Promozione e adesione (elenco in aggiornamento): Sharazade CSSF, Da Varese a Gaza, Wakeup Varese, Rete degli Studenti Medi, Unione degli studenti, ANPI sezione di Varese, Circolo Culturale ANPI Ispra, ANPI Gavirate-Besozzo, Casa del Popolo Gavirate, Cooperativa di Giubiano, Extinction Rebellion, Circolo il Farina, RAV Rete Antifascista Varesina, Mediterranea Varese, CGIL Varese, Sanità di Frontiera, Donne in Nero, Rete Varese Senza Frontiere, Rete Mobilitazione Globale Pace, Nazione Umana, COOPUF, Oltremani Varese, DES Varese. Redazione Varese
April 10, 2026
Pressenza
Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi
PIOMBINO NON VUOL ESSERE UN HUB DEL GAS E DELLE ARMI. 11 APRILE MANIFESTAZIONE A PIOMBINO PERCHÉ LA CITTÀ NON VUOLE ESSERE UN HUB DEL GAS E DELLE ARMI. ORE 16.00 PIAZZA GRAMSCI. SIETE TUTTI INVITATI. Piombino è una terrazza … Leggi tutto L'articolo Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.