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Multa per aver protestato: a Brescia la democrazia si paga cara
Una manifestazione pacifica, nessun incidente, cittadini in piazza per esprimere dissenso. Il risultato? Una condanna e centinaia di euro di multa per il coordinatore provinciale dell’Unione Sindacale di Base. A Brescia basta un cavillo burocratico — per di più tratto da un Regio Decreto del 1931 — per trasformare il […] L'articolo Multa per aver protestato: a Brescia la democrazia si paga cara su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
Roma, Manifestazione all’ambasciata USA. “No all’aggressione contro l’Iran e al servilismo del governo
Ieri pomeriggio si è svolto un presidio di protesta sotto l’ambasciata statunitense a Roma, in via Bissolati. Insieme agli attivisti italiani erano presenti anche cittadini iraniani che hanno denunciato i bombardamenti e l’accanimento contro il proprio paese da parte di Israele e USA. Per circa due ore si sono alternati […] L'articolo Roma, Manifestazione all’ambasciata USA. “No all’aggressione contro l’Iran e al servilismo del governo su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Valerio Verbano vive: dalla piazza di ieri alla lotta di oggi
Roma ha risposto con forza e partecipazione alla chiamata antifascista per ricordare Valerio Verbano in occasione del 46° anniversario della sua morte.  Sabato 21 febbraio migliaia di persone hanno attraversato le strade dei quartieri di Tufello e Montesacro. Non una celebrazione rituale, ma un corteo composto da giovani, studenti, lavoratori, realtà sociali, volti nuovi e compagni di tante stagioni di lotta. Una piazza densa, determinata, consapevole che ricordare Valerio Verbano significa parlare dell’oggi. La presenza dei genitori di Maja T., l’attivista antifascista condannata in Ungheria per aver contestato un raduno neonazista, ha dato al corteo un respiro europeo. Non è stato un elemento accessorio. È il segno che l’antifascismo non è un fatto locale, ma una questione che attraversa il continente, in una fase in cui in molti Paesi occidentali si restringono gli spazi di dissenso e si normalizzano pratiche repressive contro chi si oppone all’estrema destra e alle politiche di guerra. Valerio fu assassinato il 22 febbraio 1980 nella sua casa, davanti ai genitori, da un commando neofascista. Aveva diciannove anni. Pagò con la vita il suo lavoro di inchiesta sui gruppi dell’estrema destra romana e sui loro legami opachi con apparati dello Stato. La sua morte si colloca dentro una stagione segnata dalla strategia della tensione, quando la violenza nera non fu un fenomeno isolato, ma parte di un tentativo più ampio di colpire i movimenti sociali e di “normalizzare” un Paese attraversato da conflitti operai, studenteschi e popolari. Chi pensa che quella stagione sia soltanto materia per libri di storia non coglie il punto. Le forme cambiano, i contesti mutano, ma la dinamica profonda – guerra all’esterno, compressione della democrazia all’interno – si ripresenta. Oggi assistiamo a un riarmo accelerato, alla costruzione di un’economia di guerra, a un linguaggio politico che rende strutturale il conflitto militare come orizzonte permanente. Parallelamente si inaspriscono le norme contro il dissenso, si colpiscono le mobilitazioni sociali, si tenta di restringere il diritto di sciopero e di protesta. Non è un caso. Quando si prepara un Paese alla guerra, si prepara anche il terreno interno. La retorica dell’emergenza diventa il dispositivo attraverso cui si giustificano limitazioni delle libertà. La sicurezza viene contrapposta ai diritti. Il conflitto sociale viene descritto come minaccia. È un processo che attraversa l’Italia, ma anche l’Europa e gli Stati Uniti, dove le mobilitazioni contro il riarmo e contro le politiche autoritarie stanno crescendo proprio perché cresce la percezione di una deriva comune. In Italia questo quadro assume un significato particolare. Il governo è guidato da una forza politica che affonda le proprie radici nella tradizione del Movimento Sociale Italiano, che fu erede diretto del neofascismo del dopoguerra. Non è una polemica identitaria, è un dato storico. E in una fase di guerra diffusa e di restrizione degli spazi democratici, questo dato pesa. La memoria antifascista non può essere ridotta a retorica istituzionale mentre si accetta la normalizzazione di politiche securitarie e di riarmo. Il corteo di ieri ha avuto il merito di tenere insieme i fili: la storia di Valerio, la solidarietà internazionale, la critica alla guerra, la difesa delle libertà costituzionali. Non c’era nostalgia, ma consapevolezza. Non c’era soltanto rabbia, ma volontà di costruzione. Il 28 marzo sarà una tappa ulteriore di questo percorso. Una mobilitazione contro la guerra e contro la riduzione degli spazi di democrazia che si inserisce in un quadro più ampio di iniziative in diverse città europee, britanniche e statunitensi. Non una somma di proteste isolate, ma l’emergere di un fronte che riconosce il nesso profondo tra economia di guerra e autoritarismo interno. Tra militarizzazione delle politiche pubbliche e compressione dei diritti sociali. Ricordare Valerio Verbano, allora, significa assumere una posizione netta. Significa affermare che l’antifascismo oggi è opposizione alla guerra, è difesa della Costituzione, è lotta contro ogni tentativo di criminalizzare il conflitto sociale. Significa dire che la democrazia non si difende con le dichiarazioni di principio, ma praticandola nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle piazze. La storia di Valerio non appartiene solo alla sua famiglia o a una generazione. Appartiene a una città e a un Paese che hanno conosciuto cosa significa lasciare spazio alla violenza politica e alla tentazione autoritaria. Per questo ieri la piazza non guardava indietro con malinconia, ma avanti con determinazione. “Valerio vive” non è uno slogan. È una scelta. È la decisione di non accettare che guerra e restringimento delle libertà diventino l’orizzonte normale dell’Occidente. È la consapevolezza che memoria e conflitto democratico sono inseparabili. E che ogni volta che si scende in piazza per la pace, per i diritti, contro il fascismo vecchio e nuovo, quella storia continua. Giovanni Barbera
February 22, 2026
Pressenza
Napoli in corteo per l’Ucraina: domenica da Piazza Dante a Piazza del Plebiscito
NAPOLI – QUANDO UNA GUERRA SI PROLUNGA, IL RISCHIO PIÙ GRANDE NON È SOLO LA DISTRUZIONE, MA L’ASSUEFAZIONE. È CONTRO QUESTA NORMALIZZAZIONE SILENZIOSA CHE DOMENICA 22 FEBBRAIO 2026, ALLE ORE 11.30, NAPOLI TORNERÀ IN PIAZZA PER ESPRIMERE SOSTEGNO ALLA POPOLAZIONE UCRAINA. Il corteo partirà da Piazza Dante per attraversare il centro cittadino e concludersi in Piazza del Plebiscito, luogo simbolico della vita pubblica partenopea. L’iniziativa è promossa dall’associazione Dateci le Ali APS, con il patrocinio del Consolato Generale d’Ucraina a Napoli. NON SOLO SOLIDARIETÀ, MA RESPONSABILITÀ EUROPEA Gli organizzatori parlano di una mobilitazione che unisce solidarietà umanitaria e responsabilità civica europea. L’idea di pace richiamata non è una formula astratta né una semplice assenza di conflitto: è una pace “giusta”, fondata su diritti, dignità e convivenza. In un contesto in cui la guerra rischia di scivolare ai margini dell’attenzione pubblica, la manifestazione vuole mantenere viva la consapevolezza collettiva e ricordare che la sofferenza non può diventare routine. “SPERANZA PER L’UCRAINA”: LIBRI E BAMBOLE PER I BAMBINI All’arrivo in Piazza del Plebiscito sono previsti brevi interventi, un flash mob e un momento dedicato ai più piccoli dal titolo “Speranza per l’Ucraina”. Durante l’evento saranno distribuiti ai bambini – di tutte le nazionalità, fino a esaurimento scorte – libri illustrati ucraini con testo a fronte in italiano. L’iniziativa rientra nel progetto Tales of EUkrain, finanziato dalla Commissione Europea, che attraverso la cultura intende rafforzare il riconoscimento dell’Ucraina come parte dell’orizzonte europeo. In collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, l’associazione promotrice sta contribuendo alla distribuzione di 36.000 volumi in Italia. Accanto ai libri, grazie al sostegno del Rotary Club Distretto 2101 e di Ortopedia Meridionale, saranno donate anche bambole ai bambini presenti: un gesto semplice ma carico di significato, simbolo di cura e continuità affettiva. LE PAROLE DEI PROMOTORI La presidente di Dateci le Ali, Tania Genovese, ricorda che sono ormai quattro anni dall’inizio del conflitto e che l’impegno dell’associazione – tra aiuti concreti e integrazione dei rifugiati – prosegue senza sosta. L’obiettivo è sensibilizzare ancora una volta i cittadini sul tema della pace e del sostegno a un popolo duramente colpito dalla guerra. Sulla stessa linea il Console Generale d’Ucraina a Napoli, Maksym Kovalenko, che sottolinea come, nonostante le iniziative diplomatiche, il conflitto sia ancora in corso e sia fondamentale non abbassare l’attenzione. Il corteo di domenica non si presenta dunque come un appuntamento rituale, ma come un momento di partecipazione civile. In una città che negli ultimi anni ha dimostrato attenzione e vicinanza alla comunità ucraina, la manifestazione vuole ribadire un principio semplice: la solidarietà non può diventare silenzio. Redazione Napoli
February 18, 2026
Pressenza
Roma, manifestazione per 67° anniversario dell’Insurrezione di Lhasa
La questione tibetana risale al 1950, quando le armate di Mao entrarono in Tibet. Nel 1951 fu stipulato l’Accordo dei Diciassette Punti – noto ai cinesi come Trattato di liberazione pacifica del Tibet – in base al quale i tibetani riconoscevano la sovranità cinese e permettevano l’ingresso a Lhasa di un contingente dell’esercito per programmare il graduale inserimento delle riforme per l’integrazione del Tibet nella Cina, tra le quali l’abolizione della servitù della gleba. Le autorità cinesi si impegnarono in cambio a non occupare il resto del paese e a non interferire nella politica interna, la cui gestione veniva lasciata al governo tibetano, ma prendendosi carico di tutte le relazioni tibetane con l’estero. Purtroppo l’Accordo venne in seguito disconosciuto da entrambe le controparti. Il 10 marzo 1959 il popolo tibetano si sollevò a Lhasa per difendere la propria libertà politica, culturale e religiosa, ma fu repressa nel sangue dalle truppe di Pechino, che provocarono circa 65.000 vittime e deportarono altre 70.000 persone. La repressione che ne seguì costò la vita a decine di migliaia di persone tra cui monache e monaci e segnò profondamente la storia del Tibet. Ciò costrinse molti, fra cui il Dalai Lama (guida politica e spirituale), a fuggire e ad accogliere l’invito del governo di Nuova Delhi a rifugiarsi in India. Il governo tibetano venne costretto dall’esilio passando dalla sua residenza di Lhasa, il Palazzo di Potala, alla residenza di Dharamsala in India, in seguito all’annessione cinese ed alla fallita rivolta del 1959. Il Dalai Lama non fece più ritorno nella sua terra. Il Tibet fu frazionato, buona parte dei suoi territori fu assegnata ad altre province cinesi, mentre nel 1964 la parte rimasta divenne la Regione Autonoma del Tibet, una provincia della Cina a statuto speciale. Purtroppo, la “rivoluzione culturale” di Mao (1965-1976) portò studenti ed estremisti cinesi a condannare come “controrivoluzionaria” ogni forma di buddhismo e molti monasteri, templi e forme d’arte vennero distrutte. Da lì in poi la colonizzazione cinese del Tibet si è solo intensificata con il fine di “cinesizzare” l’intero altopiano e il Palazzo del Potala a Lhasa è stato convertito in museo dal governo cinese. L’arrivo del buddhismo di tradizione tibetana in Occidente si lega inevitabilmente a quei fatti tragici. Il 10 marzo è un giorno di memoria e di responsabilità morale: ricordare significa onorare chi ha sofferto, vigilare affinché il Dharma possa essere trasmesso liberamente e coltivare compassione verso tutti gli esseri coinvolti, senza eccezione. Incluso il popolo cinese. A distanza di 67 anni, la sofferenza del popolo tibetano continua a manifestarsi nella limitazione della libertà religiosa, nella repressione delle pratiche spirituali, nell’erosione dell’identità culturale e nella separazione forzata delle giovani generazioni dalle proprie radici. Per tutto questo il neo-costituito Comitato Pro Tibet promuove una manifestazione pacifica di ricordo e testimonianza, il 10 marzo 2026, a Roma, dalle ore 15:00 in via San Nicola de Cesarini. Redazione Roma
February 18, 2026
Pressenza
Senza consenso è stupro: Napoli in Piazza del Plebiscito
Mobilitazione in Piazza del Plebiscito contro il ddl Bongiorno e per la centralità del consenso nella tutela delle vittime di violenza sessuale. Domenica 15 febbraio 2026, alle ore 11.00, Napoli è scesa in Piazza del Plebiscito con una mobilitazione pubblica lanciata dal Comitato “Senza consenso è stupro – Napoli e Campania”, costituito dopo la manifestazione delle donne davanti al Senato del 27 gennaio scorso, organizzata a sostegno delle parlamentari di opposizione contro l’emendamento Bongiorno. La data non è casuale: il 15 febbraio ricorre l’anniversario della Legge 66/1996, la riforma che ha riconosciuto la violenza sessuale come delitto contro la persona, sottraendola alla logica arcaica dei reati contro la morale. Oggi, denunciano le promotrici e i promotori, quella conquista storica è sotto attacco. Nel mirino della protesta c’è il ddl della senatrice Bongiorno, che rappresenta un pericoloso arretramento e rischia di indebolire la centralità del consenso, riportando indietro di decenni la tutela delle vittime. Il messaggio è netto: senza consenso, lo stupro torna a diventare un processo alla vittima. Senza consenso, alle donne viene chiesto di dimostrare di aver resistito, di aver urlato, di aver lottato “abbastanza”. Senza consenso, la responsabilità si sposta da chi commette violenza a chi la subisce. La piazza napoletana risponde con una parola chiara e non negoziabile: Senza consenso è stupro. In piazza, accanto alle realtà femministe, ai centri antiviolenza, ai collettivi, ai sindacati e alle associazioni democratiche — tra cui Anpi collinare Aedo Violante e IoCiSto Presidio di Pace — sono intervenuti anche Maurizio De Giovanni, Marco Zurzolo ed esponenti delle istituzioni, tra cui Roberto Fico e Valeria Valente. L’appuntamento del 15 febbraio è stato un momento di resistenza civile e partecipazione collettiva: un segnale forte da Napoli e dalla Campania contro ogni tentativo di arretramento culturale e giuridico. Redazione Napoli
February 16, 2026
Pressenza
Anche a Viareggio presidio per dire No al ddl Bongiorno sulla violenza sessuale
L’Associazione Nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) raggruppa 88 organizzazioni che gestiscono 118 Centri antiviolenza e più di 60 Case Rifugio e ascolta ogni anno circa 24mila donne. Uno di questi centri è a Viareggio e la Casa delle Donne locale ha aderito alla mobilitazione indetta da D.i.Re, che il 28 febbraio sarà fra l’altro a Roma a livello nazionale. Ragioni della protesta: il disegno di legge proposto dalla senatrice e avvocata Bongiorno stravolge gli accordi bipartisan sul consenso libero e attuale previo all’atto sessuale e torna indietro di decenni, spostando l’onere della prova sulla vittima, che deve dimostrare di avere dissentito. Cosa non facile e umiliante, che induce molte donne a rinunciare alla denuncia. Il consenso previo è un diritto, è libertà e autodeterminazione; senza consenso un atto sessuale è stupro. Così la mattina di domenica 15 febbraio ci siamo ritrovate e ritrovati (donne e uomini: la mentalità sessista e patriarcale si cambia insieme) in più di un centinaio, oltre ai passanti che si soffermavano. Numerose le sigle che avevano dato la loro adesione: associazioni grandi e piccole e sindacati. Abbiamo distribuito volantini, c’era la simpatica Sbanda che alternava canto e recitazione (bella la scritta sulle loro magliette: la nostra patria è il mondo) e gli interventi a microfono aperto. Dopo l’introduzione della Presidente della Casa delle Donne Ersilia Raffaelli è stata sottolineata la stretta relazione fra violenza bellica e violenza maschilista. I sordidi intrecci fra potere e storie di stupro, lo stupro usato ovunque come arma di guerra,  l’esperienza del Rojava come esempio di democrazia partecipata a guida femminile sotto attacco, la capacità di resilienza delle donne con particolare riferimento alle donne palestinesi. Una mattinata che ha aggiunto un tassello alla nostra volontà di capire e crescere insieme.   Redazione Toscana
February 16, 2026
Pressenza
Milano e “No” alle Olimpiadi della speculazione
Si è svolta ieri a Milano la manifestazione contro le olimpiadi di “Milano-Cortina 2026” promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi e sostenuta da diverse organizzazioni politiche e sindacali, comitati, associazioni e centri sociali; a valle già delle diverse iniziative dei giorni precedenti, dai blitz davanti ai palazzi della politica e dalle […] L'articolo Milano e “No” alle Olimpiadi della speculazione su Contropiano.
February 8, 2026
Contropiano
Bagnoli contro l’America’s Cup
Migliaia di manifestanti a via Campi Flegrei a Bagnoli per la manifestazione contro la pesante manomissione prevista sul quartiere per via dell’America’a Cup. Progetti imponenti messi in piedi da governo e sindaco di Napoli, anche Commissario, senza nulla chiedere al territorio. Senza preoccuparsi di interrogare gli abitanti, che pur da […] L'articolo Bagnoli contro l’America’s Cup su Contropiano.
February 8, 2026
Contropiano
Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio
La frana che in questi giorni ha colpito Niscemi, costringendo all’evacuazione centinaia di persone, non può essere ridotta a un evento meteorologico o a una fatalità: è un avvertimento politico, ambientale e sociale. È il prodotto di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione, di manutenzioni episodiche, di opere emergenziali […] L'articolo Niscemi resiste: USB in piazza col Movimento NO MUOS domenica 8 febbraio su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano