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Una catena umana per l’Iran: Donna, Vita, Libertà. Napoli in piazza
Piazza dei Martiri teatro di una straordinaria manifestazione di solidarietà e lotta, si trasforma in simbolo di Resistenza Si è concluso con un lungo applauso e al grido corale di “Donna, Vita, Libertà. Iran libero” l’abbraccio di solidarietà del popolo napoletano all’Iran. Mani che stringono altre mani hanno formato un’enorme catena umana che ha avvolto la piazza in un abbraccio, gesto simbolico potente: non solo una protesta, ma una rete di speranza che travalica i confini, unisce le voci di chi non si arrende alla violenza e all’oppressione. Ogni mano di quella catena ha rappresentato non solo la solidarietà di Napoli, ma anche l’eco delle grida di dolore di chi, in Iran, sta sfidando il regime con il proprio corpo e con la propria vita, in nome della libertà, della dignità della persona e dei diritti umani. Domenica mattina, 18 gennaio, centinaia di persone hanno risposto all’appello lanciato da Antinoo Arcigay Napoli e sostenuto da numerose associazioni: l’Associazione Radicale Napoli “Ernesto Rossi”, l’ANPI Collinare “Aedo Violante”, il Presidio Permanente di Pace Napoli, la Comunità iraniana di Napoli, la Rete degli studenti iraniani di Napoli. Si sono radunate in un Presidio per esprimere solidarietà alle donne e al popolo iraniano, perché – come ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Antinoo – “Napoli non dimentica la propria storia e non volta le spalle a chi oggi combatte la battaglia contro la tirannia”. La bellissima Piazza dei Martiri, gremita e attraversata da bandiere, non è stata scelta a caso: luogo emblematico, simbolo di lotta e resistenza, conserva la memoria del dolore e dei sacrifici di chi ha combattuto per la libertà. Ogni pietra racconta una storia di coraggio e determinazione. Qui si onorano i caduti della rivoluzione della Repubblica Partenopea, le donne della rivoluzione – come Eleonora Pimentel Fonseca – che sfidarono la monarchia borbonica pagando con la vita. Qui si ricordano i martiri delle Quattro Giornate di Napoli, che liberarono la città dalla tirannia nazifascista. Questa piazza ha voluto esprimere la propria vicinanza al popolo iraniano, lanciando un messaggio chiaro: Donna, Vita, Libertà. La catena umana che ha stretto la piazza ha reso visibile un movimento che combatte per i diritti fondamentali, in particolare per quelli delle donne iraniane, protagoniste di una lotta quotidiana per la propria libertà. Non è solo una causa iraniana, ma una battaglia che riguarda ogni donna, oltre ogni confine. Ancora una volta, Napoli, città aperta, diventa simbolo di resistenza e di lotta. Alle spalle del presidio svetta l’imponente Colonna dei Martiri, sormontata da una statua alata che simboleggia la “virtù dei martiri”, e alla base quattro leoni che rappresentano i martiri napoletani di diverse epoche storiche. Simbolo di resistenza, forza e libertà, nella cultura persiana il leone (Shir) rappresenta il coraggio, la fierezza, la giustizia e la nobiltà: la forza che si oppone al Male. Spesso accostato al sole, simbolo di luce, saggezza e regalità, per secoli è stato l’emblema nazionale dell’Iran. Il leone diventa così il simbolo del “leone persiano”, dell’Iran libero che si risveglia nella lotta globale per la giustizia e la libertà. “Questi leoni non celebrano la vittoria dei forti, ma la dignità di chi resiste e ha resistito anche quando la sconfitta sembrava inevitabile”, ha detto Rosita, della Comunità iraniana di Napoli. “Il leone morente del 1799, quello sconfitto del 1820, il leone ferito del 1848 e quello in piedi del 1860: quattro posture diverse di un unico gesto, quello di non accettare il silenzio imposto. Napoli sa qual è il prezzo della libertà, perché lo ha pagato più volte. Il martirio non può essere culto della morte, ma la coraggiosa scelta di non vivere nell’ingiustizia”. Con la voce rotta dal pianto, Rosita ha poi raccontato il dolore e i martiri del suo popolo: “A cui è stato tolto il diritto di parola, sottratto il corpo, rubata la possibilità di raccontarsi. Oggi diamo voce a chi è imbavagliato, esprimiamo il coraggio di uomini e donne che hanno scelto di non piegarsi”. “La catena non è un gesto simbolico vuoto, ma una dichiarazione di responsabilità. Ogni mano che stringe un’altra mano è un anello, e ogni anello conta: una catena può spezzarsi se anche uno solo sceglie di sottrarsi. La libertà non è solo nazionale, i diritti non hanno confini e la sofferenza di un popolo riguarda l’intera umanità. Napoli, che tante volte ha saputo rialzarsi, sa da che parte stare”. Da settimane la ribellione contro la leadership religiosa iraniana è sempre più drammatica, a causa della violenta repressione del regime che risponde con arresti di massa e brutalità sulla popolazione. Si stimano oltre 24.000 arresti e, secondo fonti interne e rapporti medici, tra 12.000 e 16.000 vittime, tra cui circa 500 membri delle forze di sicurezza, sebbene i dati siano difficili da verificare a causa dell’assenza di informazioni ufficiali. Organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano torture, abusi e arresti di minorenni. “La Repubblica Islamica utilizza armi chimiche contro il proprio popolo, che sta pagando con la vita”, ha dichiarato Sara, rappresentante degli studenti iraniani di Napoli. Da settimane il governo ha imposto un quasi totale blackout di internet e delle telecomunicazioni, isolando il Paese “per impedire che le immagini facciano il giro del mondo”. “Ma le donne e i giovani, sfidando la violenta teocrazia degli Ayatollah e la sua repressione soffocata nel sangue, resistono pagando con la vita la conquista della libertà”, ha aggiunto Sannino. “Ci aspettiamo risposte dalle istituzioni locali, nazionali e internazionali, a partire dalla sospensione di ogni rapporto economico e diplomatico con l’Iran. È un muro di silenzio che va abbattuto”, ha concluso. “Da 47 anni il popolo iraniano resiste e lotta contro l’oppressione”, ha ricordato Sara. Migliaia di persone disarmate sono state uccise dalla brutale repressione del regime. Ma in Iran esiste un movimento nazionale con una leadership riconosciuta, quella del Principe Reza Pahlavi, che potrebbe guidare una transizione verso la libertà”. Sara ha lanciato un appello alla Repubblica Italiana per un sostegno concreto: stabilire contatti con il Principe in coordinamento con i Paesi dell’Unione Europea, schierarsi con il popolo iraniano e condannare la repressione attraverso l’espulsione dell’ambasciatore iraniano dal territorio italiano. ONU, UE e ONG hanno espresso la loro condanna. In tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà. Negli Stati Uniti si ipotizzano possibili interventi, ma la tensione globale resta altissima: eventuali azioni militari potrebbero innescare un conflitto più ampio, vista la minaccia di gravi conseguenze contro chi colpisse le autorità iraniane. Ma il movimento non si arresta. “Donna, Vita, Libertà” ha superato ogni barriera linguistica e culturale. Le donne iraniane, protagoniste di questa resistenza, con il loro coraggio sfidano il regime. Dopo la morte di Mahsa Amini, giovane curdo-iraniana di 22 anni, arrestata a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia morale per una presunta violazione delle leggi sull’hijab, il velo, e morta tre giorni dopo a causa dei maltrattamenti subiti in custodia, si è scatenata una vasta ondata di proteste in Iran e nel mondo contro la repressione e per i diritti delle donne, sotto il grido “Donna, Vita, Libertà”. Un grido di speranza, un’onda di cambiamento che non si arresta. Il popolo iraniano non è solo. “Donna, Vita, Libertà”, scandito con forza in Piazza dei Martiri, nel lungo abbraccio ideale di Napoli, è diventato un mantra: una voce che oggi rimbomba in ogni angolo del mondo. Gina Esposito
Milano in piazza per la Palestina. Ancora un sabato di lotta per le strade
Oggi pomeriggio ancora in un sabato a Milano si è scesi ancora una volta in piazza al fianco dei compagni palestinesi arrestati in Italia e della resistenza palestinese. Il corteo si è concluso in Piazza della Scala, ribattezzata da mesi Piazza Gaza. Una manifestazione contro la montatura giudiziaria contro Mohammed […] L'articolo Milano in piazza per la Palestina. Ancora un sabato di lotta per le strade su Contropiano.
Manifestazione a Camp Darby contro la banditesca azione USA contro il Venezuela
Partecipata manifestazione regionale oggi, sabato 17 gennaio, di fronte alla base militare USA di Camp Darby in difesa della rivoluzione bolivariana, contro il sionismo e per la chiusura della più grande base logistica statunitense fuori dai confini dell’impero a stelle e strisce. Nonostante un impressionante schieramento di forze dell’ordine che […] L'articolo Manifestazione a Camp Darby contro la banditesca azione USA contro il Venezuela su Contropiano.
Iran, la libertà sotto attacco: l’ANPI Napoli collinare al fianco del popolo iraniano
Sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” La sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” condanna con fermezza la feroce repressione messa in atto dal regime iraniano contro il proprio popolo. Da anni l’Iran è oppresso da una dittatura che nega diritti, libertà civili e dignità umana, colpendo in modo particolare le donne. Oggi quella repressione ha assunto i tratti di una vera e propria strage: centinaia, forse migliaia di morti, migliaia di arresti, violenze sistematiche contro manifestanti, studenti, lavoratori, donne e giovani che chiedono libertà, giustizia e futuro. L’ANPI collinare “Aedo Violante” si schiera idealmente e politicamente al fianco del popolo iraniano che sta lottando con coraggio contro l’oppressione, pagando un prezzo altissimo. Siamo al fianco delle donne iraniane, protagoniste di questa rivolta, che reclamano la fine di una condizione di schiavitù e rivendicano il diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla vita. “Donna, vita, libertà” è uno slogan che parla a tutte e tutti. L’ANPI collinare “Aedo Violante” aderisce e invita a partecipare alla manifestazione indetta da associazioni e organizzazioni democratiche per la libertà e la democrazia in Iran, che si terrà a Roma, venerdì 16 gennaio. Così come aderisce e parteciperà, con tante sue iscritte e tanti suoi iscritti, alla manifestazione di domenica 18 mattina a Napoli, alle ore 11.00 in piazza dei Martiri, dove, su impulso di “Antinoo Arcigay Napoli”, si realizzerà una “catena umana per l’Iran”. Al tempo stesso ribadisce che questa rivolta appartiene al popolo iraniano: nessun intervento esterno, nessuna potenza straniera deve tentare di strumentalizzare o “mettere il cappello” su una sacrosanta lotta di liberazione, perseguendo interessi propri. Napoli conosce il valore della libertà conquistata dal basso: nel 1943 seppe liberarsi da sola dall’oppressione nazifascista. Per questo oggi non può restare in silenzio davanti alla repressione e alla violenza. La libertà non si reprime: si difende. Redazione Napoli
Giù le mani dal Venezuela. Sabato manifestazione alla base USA di Camp Darby
Sabato 17 gennaio Ore 14, ci sarà una mobilitazione regionale di fronte alla base USA di Camp Darby per dire: Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana! Fermare l’imperialismo Usa e il sionismo! Libertà per Nicolás Maduro e Cilia Flores. Condanniamo il terrorismo di Stato statunitense che ha colpito la Repubblica […] L'articolo Giù le mani dal Venezuela. Sabato manifestazione alla base USA di Camp Darby su Contropiano.
No Wars, No Kings, No ICE, Hands Off Venezuela, Hands Off Our Cities. Corteo a New York
New York, domenica 11 gennaio: stavolta ci siamo tutti. Sfilano i gruppi per la Palestina che hanno lottato e denunciato il genocidio negli ultimi due anni, “Refuse Fascism” e “Hands Off Venezuela”, il movimento “No Kings”, la base che ha sostenuto Zohran Mamdani (DSA, Democratic Socialists of America), oltre a diverse sigle sindacali. Ma ciò che più balza all’occhio sono le migliaia di persone scese in piazza spontaneamente. Hanno scritto cartelli e disegnato vignette; alcuni si sono travestiti, altri per fare rumore hanno rispolverato bonghi, tamburi e violini, oppure attinto allo scomparto delle pentole. Stavolta non ci sono solo giovani; vedo marciare persone di ogni età. A causa di un problema in metropolitana entro nel corteo dalla coda; devo raggiungere Laura e Dzafer, due amici conosciuti al comizio di “Tax the Rich”, che si sono messi giustappunto dietro lo striscione dell’SDA, che apre il corteo. Di buona lena e con il telefonino aperto sulla macchina fotografica, m’incammino nella folla. È talento d’un popolo denunciare il male con operazioni creative. Siamo tutti arrabbiati per le operazioni criminali compiute dall’ICE e dal governo Trump, ma trovare il modo di canalizzare i nostri sentimenti in un’espressione potente e pacifica ci renderà ancora più travolgenti, inarrestabili.  O il governo ascolta il popolo e cambia le sue politiche o cadrà. Questa la mia sentenza. Mentre cammino vedo cartelli che associano l’ICE alla Gestapo e al Ku Klux Klan, mettono i famigerati agenti nel nono girone dell’inferno dantesco, s’interrogano su quale debba essere la forma del fascismo se non questa, domandano un minimo di decenza (frase tratta da un evento storico che seppellì McCarthy), chiedono l’impeachment di Trump, ironizzano sulla distorsione della realtà (2 + 2 = 5), ridicolizzano il presidente nelle vesti di un bambino viziato che gioca a fare la guerra e l’ICE come un pezzo di ghiaccio destinato a sciogliersi miseramente. Chiedono l’apertura completa dei documenti Epstein, ricordano che New York è la città degli immigrati, che gli Stati Uniti sono stati costruiti dal loro lavoro e dalle loro speranze e che la Groenlandia appartiene ai groenlandesi. Qualcuno si è limitato a un lapidario “Enough!”. Mi muovo a fianco di famiglie con bimbi piccoli, orgogliosi di tenere anche loro un cartello in mano. Tantissime sono le coppie azzimate in marcia. Alcuni si riposano brevemente sulle panchine delle fermate degli autobus o sui gradini delle chiese. Tra questi scorgo un simpatico anziano che si è auto-incoronato re degli Stati Uniti – qualcosa mi suggerisce che potrebbe dimostrare maggior competenza e umanità dei leader ufficiali. Un distinto signore cammina con un cartello di risulta in una mano, mentre con l’altra trascina un’enorme valigia – avrà fatto i salti mortali per essere qui ad esprimere la propria indignazione? Un altro si è travestito da morte e tiene la testa di Trump e il nome ICE in mano. Gettonatissimo per una fotografia molto “off grid” è il resident alien (l’alien nel senso di extraterrestre). Il corteo è colorato da coppie arcobaleno e da gruppi etnici di ogni dove. Incontro persino le signore della cioccolata – le chiamo così con affetto perché, instancabili dalla mattina alla sera, spesso con un neonato portato in spalla, vendono cioccolata sui treni della metropolitana. Diverse musiche mi colpiscono. M’intrattengo con un gruppo di mariachi che cantano “Stand by me”, li lascio per inseguire un gruppetto punk che da grandi casse esprime bello forte e chiaro ciò che un po’ tutti qui pensiamo “Fuck Trump, Fuck ICE, Fuck Maga”. Finalmente vedo lo striscione del DSA. Sono arrivata alla testa del corteo dopo circa un’ora. Stiamo entrando a Times Square; un ragazzo capisce la situazione, prende il megafono e ci invita a disperderci: “È finita. Andate a casa, andate al bar. Grazie! Davvero grazie mille! Dietro ci sono migliaia di persone che altrimenti non possono arrivare fino alla piazza”.   Marina Serina
Istanbul, 1° gennaio: mezzo milione di persone manifesta per la Palestina
500.000 persone – uomini, donne, giovani e anziani – si sono radunate la mattina del 1° gennaio sul ponte di Galata, a Istanbul, in un’enorme manifestazione pacifica per esprimere solidarietà al popolo palestinese e chiedere la fine del genocidio perpetrato da Israele nella Striscia di Gaza. Più di 400 organizzazioni della società civile turca si sono unite sotto un’unica bandiera, quella palestinese, per lanciare un chiaro messaggio: “Non resteremo in silenzio, non dimenticheremo la Palestina.”   Redazione Italia
A San Benedetto del Tronto il NO delle Marche all’economia di guerra
Flash mob davanti al porto nella memoria della tragedia del Rodi. Dicono che erano vent’anni che a San Benedetto del Tronto non si vedeva una manifestazione così partecipata. Il corteo partito dall’ex-Ballarin con un migliaio e più di persone si è via via ingrossato strada facendo lungo il percorso concordato con la Questura, dopo diverse trattative e richieste di modifica. “NO alle Vostre Guerre!” lo slogan della manifestazione del 27 dicembre, organizzata da Coordinamento Marche per la Palestina, Sumud Centro Culturale Palestinese delle Marche, Vibrata per la Palestina e Piceno per la Palestina. Sicuramente la notizia degli arresti di esponenti delle comunità palestinesi in Italia, avvenuti la mattina stessa ed eseguiti direttamente su richiesta di Israele ha creato indignazione e portato in strada più persone. Fermo restando la presunzione di innocenza per le persone coinvolte, le cui eventuali responsabilità accerteranno i magistrati, quello che sta accadendo in Italia negli ultimi giorni è assai preoccupante, grave ed inquietante. Come bene ha scritto la giornalista Federica D’Alessio sul suo profilo social sabato scorso: “Siamo in piena israelizzazione dell’Italia e dell’Europa, e lo Stato di apartheid contro i palestinesi, gli arabi, i musulmani; e a seguire chiunque farà comodo etichettare come ‘terrorista’ senza avanzare alcuna prova di un agire terrorista è già pienamente in vigore.” A San Benedetto del Tronto sono convogliate persone, oltre che da tutte le Marche, anche dal confinante Abruzzo. Durante il lungo percorso, il corteo si è fermato per due flash mob, il primo davanti alla GEM Elettronica, l’azienda rilevata al 65% da Leonardo S.p.A nel 2024 e il secondo davanti alla sede di banca Intesa Sanpaolo, una delle note ‘banche armate’. “In moltissimi ci hanno detto in queste settimane – ha spiegato Ilaria di Piceno per la Palestina – che GEM Elettronica non produce armi ma soltanto radar, che non produce per il militare, ma solo per il civile. Noi tutto questo lo smentiamo. La GEM ELETTRONICA produce radar sì, ma sono pezzi anche di armi e di sistemi d’arma! Inoltre non è vero che produce solo civile, c’è scritto nel suo sito che parte dei suoi prodotti riguarda la difesa e le armi, e ci sono anche elencati tutti i prodotti che rientrano specificamente nella categoria. Noi oggi siamo qui a dire a tutte le persone presenti ed anche alle lavoratrici e ai lavoratori che non siamo contro di loro! Sappiamo benissimo che senza lavoro non si vive, ma sappiamo benissimo che vivere di un lavoro che uccide fa male! Care lavoratrici e lavoratori GEM, difendere il lavoro non significa soltanto difendere il salario, difendere il contratto; significa anche difendere il diritto a non alienarsi mentre si lavora, a fare un lavoro che ci fa stare bene, un lavoro coerente con i vostri valori!” Particolarmente significativa è stata la sosta davanti al porto della città marchigiana. Quelli delle festività natalizie sono giorni particolari per la memoria democratica e del lavoro di San Benedetto del Tronto. Il 23 dicembre 1970 avvenne la tragedia del motopeschereccio Rodi, nel quale perirono per annegamento tutti e dieci i lavoratori imbarcati, tutti marittimi sanbenedettesi. Ci furono molte opacità nella dinamica e tempistica dei soccorsi, tanto che quattro corpi non vennero mai ritrovati. In quei giorni oggi già così lontani nel tempo la città si sollevò, ci furono proteste e l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria. Un fatto tragico, ricostruito nel bel libro di Silvia Ballestra, “I giorni della rotonda”. Lì, al porto, dove 55 anni fa si ritrovarono i sanbenedettesi alla notizia del naufragio, sono stati ricordati i nomi delle vittime: Agostino Di Felice, Alteo Palestini, Domenico Miarelli, Silvano Falaschetti, Antonio Alessandrini, Francesco Pignati, Giovanni Palumbo, Giovanni Liberati, Marcello Ciarrocchi, Ivano Mengoni. “Quel Natale del 1970 è difficile da dimenticare per questa città e vive nella nostra memoria, poiché carico di dolore e rabbia” ha ricordato un’attivista di fronte la porto. “La mobilitazione della popolazione in quei giorni fu quindi un autentico atto di resistenza civile, che divenne simbolo di resilienza e unità comunitaria. Una protesta che non divide, ma unisce, una rivolta popolare che pone le basi per il confronto con le istituzioni, che porta la gente di mare a uscirne più forte e consapevole della propria identità. La tragedia del Rodi ci ricorda che nessun diritto di cui godiamo oggi è nato dal silenzio o dall’indifferenza, ma ogni conquista è stata ottenuta grazie a persone che hanno scelto di partecipare, esporsi e mobilitarsi. La partecipazione civile è una responsabilità! La democrazia vive anche nelle strade, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, dove le persone si incontrano, possono informarsi, discutere, scambiare opinioni e far sentire la propria voce! Manifestare il dissenso è fondamentale, perché esso muove verso il cambiamento e il miglioramento delle nostre condizioni di vita! Quando protestiamo, ricordiamo a chi ci governa che il loro potere esiste perché qualcuno glielo ha concesso e che può e deve essere messo in discussione”. Numerosi sono stati gli interventi complessivi durante la manifestazione, compresa la lettura del testo inviato da Silvia Severini, anconetana, dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla: “Le luci si sono spente su Gaza e sulla Palestina tutta. Israele e gli Stati Uniti lo hanno fatto con metodo, in maniera scaltra e strategica, proprio quando l’umanità si stava risvegliando e unita faceva sentire la sua voce. Nell’oscurità si può uccidere in silenzio, la parola tregua è un pretesto per continuare a uccidere mentre il mondo tira un sospiro di sollievo. Ci sono stati più di duecento morti a Gaza dalla proclamazione della pace, hanno colpito anche una scuola dove si stavano celebrando dei matrimoni e dove molti si erano rifugiati. Il mondo è rimasto in silenzio ovattato e cullato dai vari “Jingle bell”. E’ questa che noi occidentali chiamiamo pace, oppure è una pace che per i palestinesi tutto sommato può andare bene?   C’è un genocidio in atto di là del Mediterraneo e Gaza è diventata il termometro morale dell’Occidente. Gaza è il paradigma della legge della prepotenza, del potere, della barbarie che schiaccia il diritto, la giustizia, l’umanità. Se accetteremo tutto questo, vuol dire che chi ha spento la luce lo ha fatto forte della nostra cecità. La flottiglia è quel fuoco che sta sotto la cenere, pronto a riaccendersi. La flottiglia siamo tutti noi che non siamo disposti a tacere, siamo quelli che a un certo punto hanno smesso di fare la loro “vita normale” perché la storia ti tira dentro, perché non ce la fai più a startene fermo a guardare. La flottiglia, quaranta barche in mare, cinquecento persone da tutto il mondo; abbiamo fatto paura noi armati di nonviolenza, avete fatto paura voi a terra che protestavate, che vi ritrovavate in piazza senza nemmeno un pronti, via! E allora pronti a ripartire! La Global Sumud Flotilla non si è fermata, anzi, siamo già al lavoro per partire in primavera con nuove missioni di terra e di mare più grandi delle precedenti, tanto per far capire ancora una volta da che parte stiamo!” Sabato 27 dicembre da San Benedetto del Tronto, così come da altre piazze d’Italia, si sono levate molte voci che non accettano la repressione del dissenso e la progressiva trasformazione dell’Italia in una delle contemporanee democrature occidentali. Così come non accettano che siano i servizi segreti di uno Stato genocida, qual è Israele, a dirigere le istituzioni repubblicane italiane.   Leonardo Animali
Brescia. Di qui non si passa
Nessuna sorpresa Questa volta la città non si è fatta cogliere di sorpresa. Ai vari gruppi neofascisti, articolazione movimentista del governo nazionale e dell’opposizione di destra in Piazza Loggia, non è riuscito ieri ripetere l’ exploit dell’ anno scorso, quando proprio nella notte del 13 dicembre avevano stupito i cittadini […] L'articolo Brescia. Di qui non si passa su Contropiano.
Caserta. Manifestazione in città contro i licenziamenti alla Jabil
A Caserta questa mattina un corteo è partito dalla Stazione centrale fino al palazzo dove ha sede la Confindustria locale. Il fatto è serio. Un delegato della ex Jabil di Caserta ed un lavoratore, entrambi iscritti alla Unione Sindacale di Base, sono stati licenziati in tronco per avere parlato male […] L'articolo Caserta. Manifestazione in città contro i licenziamenti alla Jabil su Contropiano.