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[Nota di classe] Scuole occupate piazze in rivolta
Nella prima parte della trasmissione tracciamo un quadro delle proteste studentesche e di lavoratrici e lavoratori della scuola in Europa e in Italia dove ogni giorno vengono occupate scuole, in attesa dello sciopero del 30 ottobre. Nella seconda parte approfondiamo con un compagno la protesta radicale degli e delle studenti in Albania.
October 22, 2026
Radio Onda Rossa
Premio Caruana Galizia 2026: premiata l’inchiesta sull’accordo Italia-Albania sui migranti
Il premio giornalistico Daphne Caruana Galizia 2026 è stato assegnato questo mercoledì a un’indagine sull’accordo in materia di migrazione tra l’Italia e l’Albania. L’articolo premiato, a firma dei giornalisti Giacomo Zandonini, italiano, e Maite Vermeulen, olandese, e pubblicato sulla piattaforma giornalistica dei Paesi Bassi De Correspondent, tratta di un accordo che ha permesso all’Italia di costruire un centro di detenzione e un centro di smistamento per richiedenti asilo in territorio albanese. Il premio è stato consegnato durante una cerimonia al Parlamento europeo da un rappresentante di una giuria indipendente, composta da giornalisti provenienti da tutti i paesi dell’Unione europea. Roberta Metsola, Presidente del Parlamento europeo, e Pina Picierno, vicepresidente responsabile del premio, hanno partecipato all’evento nella sala stampa “Daphne Caruana Galizia” del Parlamento europeo a Strasburgo. Tra il 4 maggio e il 31 luglio 2026 centinaia di giornalisti provenienti dai 27 paesi dell’UE hanno presentato le loro storie. Prima di decretare il vincitore, la giuria ha selezionato 10 delle 344 candidature. A proposito dell’inchiesta I giornalisti Giacomo Zandonini e Maite Vermeulen hanno trascorso 18 mesi a indagare sull’accordo in materia di migrazione tra Italia e Albania per conto della piattaforma De Correspondent. Stando alle indagini, lo scopo dell’accordo era di intercettare i migranti diretti in Italia e condurli in Albania, paese al di fuori dell’UE, dove venivano spediti attraverso una procedura di asilo accelerata e poi rimpatriati nei loro paesi d’origine. Il loro articolo ripercorre le origini dell’accordo ed esamina il motivo per cui diversi paesi dell’UE lo considerano un “modello innovativo” per il futuro della politica migratoria europea. Per ricostruire il quadro completo, i giornalisti hanno presentato oltre trenta richieste in materia di libertà di informazione in sei paesi europei, rivolgendosi anche alla Commissione europea, al Consiglio Ue e all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’UE (Frontex). Hanno seguito piste finanziarie e intervistato il personale dei centri, i migranti detenuti, gli avvocati e diversi parlamentari, rappresentanti del governo e residenti locali in Albania. Gli autori hanno evidenziato i notevoli ostacoli incontrati nel corso dell’inchiesta. In particolare, è stato loro negato l’accesso ai centri gestiti dall’Italia in Albania, mentre alcune informazioni di base, tra cui il numero delle persone detenute, sono rimaste riservate. Hanno anche scoperto che le spese sono state erogate tramite procedure di emergenza, aggirando le normali procedure di appalto pubblico, e che al personale è stato chiesto di firmare accordi di riservatezza. In collaborazione con Bebe Blanco Agterberg, responsabile del coordinamento fotografico, Sharon Coone, esperta di progettazione dell’informazione, e il fotografo Francesco Bellina, i giornalisti esaminano le criticità dell’accordo sul piano dei diritti umani e le sue implicazioni per i principi fondamentali dello Stato di diritto in Europa. Fonte: Comunicato dell’Ufficio Stampa del Parlamento Europeo Redazione Italia
October 21, 2026
Pressenza
Albania: la protesta radicale di scuole e università
Dopo 144 giorni di presenza in piazza quotidiana del movimento dei fenicotteri contro la svendita del territorio, in Albania la protesta di studenti delle scuole medie e superiori e delle università porta una forte radicalità alla mobilitazione: blocco delle lezioni, assalti alle istituzioni, completo disconoscimento di governo e opposizione, convergenza e riconoscimento reciproco con il movimento ambientalista. La corrispondenza con un compagno
October 21, 2026
Radio Onda Rossa
Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia
Una generazione che non accetta di restare spettatrice Nell’ottobre 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana, con una partecipazione significativa di giovani e studenti, chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Le mobilitazioni sono il punto di arrivo di un malcontento maturato nel tempo: corruzione, costo della vita, […] L'articolo Albania in rivolta: c’entra anche l’Italia su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
ALBANIA: SESTO GIORNO DI PROTESTA CONTRO IL GOVERNO RAMA. ANCORA SCONTRI, ARRESTI E VIOLENZE POLIZIESCHE
Proseguono ormai da 6 giorni le proteste in Albania contro il governo corrotto di Edi Rama. Proteste che ormai vedono uniti studenti, studentesse e movimento Flamingo, nato per opporsi alla speculazione immobiliare dietro il resort di Kushner – fortemente voluto da Trump e il premier Rama – e arrivato ora a contestare alla radice l’intero sistema di potere clientelare alla base del governo di Tirana. Ieri, domenica 18 ottobre, centinaia di persone si sono ritrovate nuovamente nella capitale, davanti al Ministero dell’Istruzione, per protestare ancora una volta contro il pessimo stato dell’Università, il carovita e la corruzione. Tra gli slogan più utilizzati dalle persone scese in piazza, “Rama, dimettiti”, ma il premier albanese, sebbene ormai alle strette, risponde parlando di “macchinazioni di Russia e Iran”, aumentando ulteriormente il livello della repressione. La protesta di ieri si è così trasformata in una nuova giornata di violenza poliziesca, con feriti, fermi e arresti. Una giornata segnata anche dalla discesa in campo di “picchiatori” vicini al governo, in uno schema che sembra destinato a ripetersi, come racconta ai nostri microfoni Ylli Tafaruci, compagno albanese in piazza a Tirana e parte di Levizhia Baskhe, partito della sinistra albanese Ascolta o scarica
October 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Caldo d’autunno #1 | Francia: 800 mila manifestanti contro il regime Macron. Agli studenti si uniscono insegnanti e lavoratori – di Turi Palidda
In Francia, in Spagna, in Italia, in Portogallo, in Belgio, in Albania (per quanto riguarda l'Europa). In India, in Brasile, negli Usa e in altre parti del mondo. Una nuova generazione (la gen Z) comincia a far sentire la propria voce, a reclamare il diritto di essere riconosciuta e uscire dall'invisibilità contro anni di [...]
October 19, 2026
Effimera
Albania in rivolta: si infiammano le proteste a Tirana
Dal 31 maggio migliaia di persone scendono in piazza a Tirana: i media l’hanno chiamata la “Rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome degli uccelli della laguna di Narta, sulla costa meridionale. Tutto nasce da un progetto turistico di lusso in un’area protetta, sostenuto dal governo di Edi Rama e legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il 30 maggio, durante una protesta sul posto, attivisti e residenti sono stati aggrediti da vigilantes privati senza l’intervento della polizia. Il giorno dopo la mobilitazione è arrivata nella capitale. In poche settimane il movimento ha cambiato natura: non più solo ambiente, ma dimissioni di Rama, al potere dal 2013, e denuncia di corruzione e concentrazione del potere. Il movimento rifiuta anche l’opposizione tradizionale, Sali Berisha compreso, e il 22 giugno ha presentato cinque richieste: dimissioni del governo, esecutivo tecnico di dodici mesi, riforme costituzionali ed elettorali, abrogazione delle leggi contestate, nuovo patto sociale. Rama non ha ceduto e parla di “guerra ibrida” orchestrata dall’estero. Da mercoledì 14 ottobre una nuova fase, con gli studenti in piazza: migliaia di manifestanti si sono riversati con determinazione nelle strade di di Tirana e anche delle altre città albanesi attaccando ministeri e palazzi del potere con la risposta ingenti arresti per cercare di contenere le proteste. Ne parliamo con Elon, compagno italo albanese.
October 17, 2026
Radio Blackout - Info
ALBANIA: SITUAZIONE INCENDIARIA, LA PROTESTA INVESTE TUTTE LE CITTA’. SCONTRI A TIRANA, DURAZZO E SCUTARI
Resta incendiaria la situazione a Tirana dove continuano scontri tra polizia e manifestanti, in larga parte studenti ed esponenti del movimento Flamingo, che si spostano in varie aree del centro attaccando gli edifici governativi. Scontri anche a Durazzo e Scutari. In prima fila giovani e giovanissimi, tanto che Rama – obiettivo numero uno della rivolta – minaccia i genitori: “Non permettete che i vostri figli vengano esposti alla violenza e a situazioni che mettono a rischio la vita e la loro salute, teneteli a casa” l’appello governativo. Sulla rivolta a Tirana Illy, compagno albanese in piazza e Marjo, compagno albanese che vive in Italia Ascolta o scarica 
October 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Dalla rivolta studentesca
-------------------------------------------------------------------------------- Parigi -------------------------------------------------------------------------------- Nel sito di Effimera, un articolo di Cristina Morini illumina le ragioni profonde della rivolta studentesca in Francia: la restaurazione della selezione classista codificata dall’algoritmo Parcoursup: > L’inverno dello scontento dei giovani, tra la rabbia di Parigi e lo strano > silenzio italiano – di Cristina Morini Intanto i dati dicono che negli ultimi cinque anni i paesi NATO hanno aumentato la spesa militare a un ritmo più alto che negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Se raggiungeranno il 5% di spesa, avranno superato la spesa della Gran Bretagna negli anni precedenti la Grande Guerra. Ci sono nel mondo più conflitti armati di quanti ce ne siano mai stati dal 1946. Tutti, con l’eccezione dell’Ucraina, sono nel Sud Globale, ma i paesi NATO sono coinvolti in quasi tutti questi conflitti. Il futuro strategico della rivolta studentesca sta nell’autorganizzazione del lavoro cognitivo. La domanda allora è: quale futuro tattico, quale futuro politico immediato possono avere le rivolte studentesche? Cosa sta accadendo nel mondo? L’inflazione riduce i salari, il riarmo ruba risorse alla scuola e alla società, il costo degli affitti cresce. A Madrid, gli affitti sono quasi raddoppiati nell’arco di un decennio (passando da 12,8 a 23,3 euro al metro quadro tra il 2016 e il 2026), i salari sono cresciuti di quasi un terzo in un periodo analogo e l’edilizia residenziale pubblica rappresenta meno del 2% del patrimonio abitativo, a fronte di una media europea dell’8%. A quindici anni dal movimento del 15-M, la piazza è tornata a essere luogo di assemblea. Non si torna indietro. Come novanta anni fa la Spagna è il luogo in cui si svolge l’ultima battaglia. Per quanto sembri improbabile, dalle elezioni del 29 novembre può venire l’imprevisto: un governo socialista che realizzi un programma di esproprio per ridurre gli affitti, e che mantenga l’impegno già preso da Sanchez di non aumentare le spese militari. In questo scenario, i fascisti ovunque attizzano la discriminazione e il razzismo, ma nelle scuole italiane si espongono cartelli con su scritto: “Qui nessuno è straniero”. Di certo i governi di Francia, Italia e Germania stanno sottraendo risorse alla società per destinarle alla guerra. Per questo c’è bisogno di scioperare, occupare le strade, manifestare la solidarietà, l’amicizia e l’allegria, organizzare la diserzione dalla guerra che si prepara in ogni nicchia. C’è anche altro: la costruzione dei data center per alimentare la macchina da guerra intelligente succhia via le risorse della società. La rivolta contro i data center dilaga in molti paesi del mondo. Spagna, Francia, Italia, Albania: come il Cile qualche anno fa? In tutto questo merita attenzione un articolo del collettivo La Cafebreria (edito in forma collettiva da un gruppo che fa capo all’omonimo centro culturale/libreria indipendente di Ñuñoa, comune della provincia di Santiago del Cile, ¿Revueltas de octubre?) analizza il rapporto tra quel che succede in Europa dove studenti e studentesse hanno iniziato una rivolta che coinvolge la Francia, la Spagna, l’Albania, e quel che succede in America Latina, dove il trumpismo ha trionfato dovunque (si attende con ansia il ballottaggio in Brasile). La Cafebreria – qui la traduzione completa dell’articolo – avverte che c’è il pericolo che il Cile (dove la rivolta del 2019 anticipò temi e forme della rivolta francese di oggi) rappresenti il futuro della Francia e dell’Europa in generale. Insomma, le elezioni che avranno luogo nei prossimi mesi in Spagna, in Francia, in Italia, si annunciano difficili per la sinistra. Potranno le rivolte influenzare la sinistra politica? In Cile questo non è stato possibile, in Spagna invece gli occupati di Puerta del Sol hanno influenzato in maniera diretta la sfera politica. Solo a partire dalla rivolta sociale si può pensare di fermare la destra. Ma il vero problema è questo: la rivolta sociale non si traduce nella sfera politica perché la sinistra politica è un corpo morto. Lo è da tanto tempo, forse era già un corpo morto nella seconda parte del secolo ventesimo. Oggi la sinistra non è più in alcun modo capace di esprimere il rifiuto sociale del neoliberismo e il rifiuto maggioritario della guerra. Allora la nuova domanda é: si può sostituire il mosaico di stanche formazioni politiche di una sinistra che ha perduto ogni vitalità con un fronte unito contro la guerra e contro la ferocia dell’economia liberista? -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dalla rivolta studentesca proviene da Comune-info.
October 15, 2026
Comune-info