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“Quell’isola la voglio!”
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Domenica 7 mattina leggo su quel prezioso sito che è Comune, degli avvenimenti in Albania. Detjon Begaj racconta della Rivoluzione dei fenicotteri. E dice che la stessa mattina, alle 10,30, ci sarà una presidio di protesta anche a Firenze, in Piazza della Signoria. So poco della politica albanese, ma quello che è in ballo riassume tutta la storia dei nostri tempi; e poi ci sono di mezzo i fenicotteri, proprio come da noi qui sulla Piana, a Firenze. Per questo decido di andare subito alla manifestazione. Jared Kushner è un gentiluomo che ha preso in mano la società di speculazione immobiliare di famiglia, quando il babbo è finito in carcere. Il babbo è uscito perdonato da Trump, e Jared ha sposato la figlia di Trump. Jared opera da un grattacielo che si trova significativamente al numero 666 Fifth Avenue, che in seguito il genero del presidente ha fatto edulcorare in 660, togliendo la scritta che rendeva unico il palazzone: Jared è un attivissimo sostenitore dello Stato d’Israele, e tramite la Affinity Partners, gestisce due miliardi di dollari pubblici sauditi (poi a noi vengono a parlare di scontro di civiltà). Soldi con cui promette di trasformare Gaza in un resort di lusso, dopo averne cacciato gli indigeni. Qualche anno fa, la signora Ivanka era sulla costa albanese nella barca dell’amico Nathaniel Rothschild, quando ha visto l‘isola di Sazan. L’ha raggiunta a nuoto. Tornata in barca, ha detto al marito, “quell’isola, la voglio!”. Quell’isola – la più grande dell’Albania – appartiene al demanio pubblico; ha una lunga storia, ma grazie al fatto di essere stata dichiarata zona militare decenni fa, è diventata una delle oasi più ricche di varietà faunistica del Mediterraneo. Tra decine di specie, si distinguono la foca monaca e il fenicottero, con il più grande insediamento d’Europa. Così Jared va dal socialista che governa l’Albania da anni, e si fa conferire subito lo status di strategic investor, cioè uno di quelli cui si danno le chiavi di casa (e per i primi dieci anni non deve pagare tasse). Jared decide di fare del bene demaniale/riserva naturale un ““very high-end luxury product” e si mette in affari con la Aman Resorts, di proprietà di un oligarca russo moroso della Naomi Campbell (la compianta Dacia Valent mi ricordava, “nessuno è razzista con Naomi Campbell”). Insieme, fanno un progettone per farci un albergo con 10.000 camere di lusso e tante villette sparse. Arrivo in Piazza della Signoria, dove mi aspetto di vedere un piccolo presidio di quattro attivisti, magari con qualche agenda politica tutta interna all’Albania, di cui non so nulla. E invece vedo centinaia e centinaia di albanesi, con grandi bandiere rosse e nere. E ovunque immagini di fenicotteri. Inizio a riconoscere singole persone, una dopo l’altra – la mamma che lavora la sera fino a tardi al ristorante, l’operaio, quello che con la bancarella al mercato, i ragazzi e le ragazze di seconda generazione… La persona più carismatica è una ragazza, che sa anche cavarsela bene diplomaticamente. Prendono la parola tante persone, parlando quasi sempre e solo in albanese. Un paio però parlano in italiano, dicendo che loro sono dovuti emigrare per lavorare, non volevano lasciare il loro paese che amano profondamente; ma il loro paese è in mano a politici che hanno scelto di arricchirsi cementificando e distruggendo l’ambiente, anziché fornire i servizi essenziali. C’è un’intensità nei discorsi che mi colpisce, perché si sente che dietro ci sono esperienze personali forti: non somiglia per nulla al tono dei nostri oratori politici, istituzionali o estremisti. Nei Balcani, è facile che si abusi delle bandiere, ma almeno questa volta non sono rivolte contro qualche altro popolo confinante; sono lì per parlare di storia e di storia personale, di luoghi e di animali e di boschi. Una bambina prende la parola, in italiano che immagino sia ormai la sua prima lingua, e inizia a dire, “Ci vogliono togliere la nostra terra, i nostri boschi!” e poi scoppia a piangere. “Miguel, ho un bellissimo nome, mi chiamo Anila e vuol dire il vento!”, mi dice la madre di uno dei ragazzi cresciuti al Giardino. Anila è un vento davvero, una forza sorridente, a volte una tempesta, un’enciclopedia di storie, ma con una straordinaria capacità di prendersi cura degli altri. E mi presenta un signore che mi racconta che ha messo insieme una raccolta di migliaia di libri sulla storia dell’Albania, e mi parla male dei comunisti e dei loro shpiuni. E mi fa, “sai che noi in Albania abbiamo due lingue? Il Gheg e il Tosk, il Toscano! Io sono Toscano!”. Una donna mi fa, “anch’io ho un bellissimo nome, Shpresë, ‘Speranza’… ma guarda!” E si gira, sulle spalle indossa un’enorme bandiera albanese con l’aquila… “Ecco questo dice tutto!”. E mi insegnano anche a pronunciare correttamente, Shqipëria. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Kelebek Blog -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI DETJAN BEGAJ: > Per un’intera generazione, saranno per sempre tra i giorni più belli -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo “Quell’isola la voglio!” proviene da Comune-info.
June 9, 2026
Comune-info
ONDA ANOMALA: LA RIVOLUZIONE DEI FENICOTTERI ARRIVA A BRESCIA. INTERVISTE, SUONI E IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE
“Onda Anomala”- Notizie eventi movimenti dal clima che cambia, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio alle 18.45 in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni alle 6.30. Nella puntata di oggi parliamo della cosiddetta Rivoluzione dei Fenicotteri in corso in Albania. Lo facciamo con Martina Mezini italiana di origine albanese che vive a Padova e con le interviste raccolte a Brescia durante la manifestazione che si è tenuta lune3di 8 giugno ai giardini di via dei Mille. Ascolta o scarica    Di seguito il comunicato diffuso dal CS Intifada di Empoli che evidenzia il quadro giuridico da cui si è innescata la lotta. ALBANIA IS NOT FOR SALE Da giorni si susseguono imponenti manifestazioni a Tirana e in tutta l’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama (quello che si inginocchia a Giorgia), che ha svenduto il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali. La Rivolta dei fenicotteri è esplosa contro il progetto di costruzione di un resort di lusso sull’isola di Saseno, simbolo nazionale e luogo legato alla resistenza contro fascisti e nazisti, nonché nella vicina area costiera di Narta/Zvernec, un’oasi naturale protetta di grande valore ambientale. A capo dell’operazione è Jared Kushner, genero di Donald Trump, sostenitore di Israele. La strategia che ha permesso questa privatizzazione scellerata, è stata l’introduzione della legge n. 21/2024 soprannominata “la legge dei resort”. Legge che sostanzialmente apre al turismo di lusso nelle aree protette. Analizzando quello che, a nostro avviso, sono i punti che hanno portato alla svendita del bene comune agli oligarchi americani ed israeliani, ci teniamo ad evidenziare: – Art. 1: introducendo il concetto di “turismo di eccellenza” autorizzando di fatto la costruzione di strutture finalizzate, appunto, alle attività turistiche e di supporto al turismo. – Art. 3: ciò che prima era vietato nelle zone considerate protette, adesso viene ammesso. – Art. 14: sostituisce integralmente l’art.33 della legge 81/2017, ed è su questo punto che si è profondamente acceso il tema politico, in quanto elimina la logica conservativa delle aree protette, che permettevano sì, attività economiche e turistiche, ma subordinate agli obiettivi di conservazione. Dopo la sostituzione, l’articolo non ha subito una modifica tecnica, ma ha subito un cambio di paradigma creando corsie preferenziali per investimenti turistici di alto livello, infatti il punto 2 di tale articolo dice: “Sono consentite le attività svolte in strutture ricettive di eccellenza classificate a cinque stelle o superiori, nel settore turistico, nonché qualsiasi attività o infrastruttura ad esse connessa o funzionale, indipendentemente dal fatto che tali attività siano espressamente previste nel provvedimento di istituzione dell’area protetta.” – Art. 17: istituzione di nuovi uffici amministrativi, ZAPK (Zyra e Administrimit të Parqeve Kombëtare, Uffici di Amministrazione dei Parchi Nazionali) che, sostituiscono le precedenti amministrazioni delle aree protette, organi centralizzati che gestivano i parchi nazionali, le riserve naturali, le aree marine protette, paesaggio protetti. Di fatto la legge dice che quando viene istituito un ZAPK che non sono dei semplici uffici amministrativi, ma una nuova autorità gestionale del parco nazionale, nei commi 8-9 e 12 si capisce chiaramente la natura centralizzata di questo organo che di fatto diventa il braccio esecutivo del governo. “La loro struttura organizzativa e la relativa dotazione organica sono approvate con decreto del Primo Ministro.” Sono questi gli articoli che sostanzialmente hanno creato il quadro giuridico perfetto, che ha aperto le porte agli “investimenti strategici”, come definiti dal governo albanese. Unendo quindi il motore economico (nuovo Art.33) con quello amministrativo delle ZAPK si crea un modello dove la cura del bene comune viene demandata alle lobby del capitale, per fini esclusivamente economici e anti-sociali. Giuridicamente parlando, la domanda che ci si poneva nel 2017 era: “Perché permettere di costruire in un’area protetta?”. Dopo le modifiche del 2024 la domanda diventa: “Per quale motivo dovremmo vietare tale attività? Dato che l’abbiamo inserita tra quelle ammissibili?” Al Fianco delle proteste solidali con la popolazione contro i devastatori della ambiente. PROTEGGETE I FENICOTTERI, CONTRO I NUOVI OLIGARCHI! L’ALBANIA NON È IN VENDITA CSA INTIFADA EMPOLI ITALIA
June 9, 2026
Radio Onda d`Urto
La rivolta dei fenicotteri
Il movimento di massa albanese contro la turistificazione di un’isola oasi ecologica mette in evidenza le contraddizioni dello sviluppo mentre il paese tratta l’ingresso in Ue. di Richard Braude e Valentina Bonizzi (*) Solo 50 miglia nautiche dalla Puglia, nel canale di Otranto, l’isola di Saseno è stata per gran parte dell’età moderna un possedimento veneziano, per poi passare sotto
In Albania si allarga il fronte della protesta che coinvolge anche la diaspora all’estero
In Albania si allarga la protesta contro il governo ,decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per il sesto giorno consecutivo per protestare contro la costruzione di un resort di lusso da parte del genero di Trump e imprenditore immobiliare statunitense Jared Kushner. L’area del potenziale progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita foche, siti di nidificazione delle tartarughe marine e fenicotteri. Sta diventando una protesta simbolica contro l’onnipotenza dei nuovi oligarchi e la complicità della politica, ed è confluita anche nelle proteste contro Israele in occasione dell’amichevole di calcio il 4 giugno scorso con l’Albania. Israele che, assieme ai Paesi de Golfo, è anche uno dei principali mercati dell’Affinity Partners, la società dei Trump che sta investendo su questo scempio a cielo aperto. Il caso di Zvërnec (uno dei territori interessati dalle proteste) è la scintilla. Le persone manifestano perché esasperate da una classe politica corrotta che utilizza il patrimonio pubblico come una risorsa privata ,ma questa esasperazione è un onda lunga in Albania che viene dalle truffe piramidali del 1997 di Berisha ,il movimento di protesta ormai identifica i partiti tradizionali come complici di questa svendita del territorio. Il modello di sviluppo basato sul turismo d’eccellenza è un aspetto della voracità del capitalismo d’assalto e speculativo che sta sfigurando il paese ,frutto anche della complicità della classe politica con elementi criminali ,le proteste di questi giorni rappresentano istanze più profonde che vengono sopratutto dalle nuove generazioni che non hanno futuro in Albania e sono costrette ad emigrare . Anche la diaspora partecipa alle mobilitazioni a conferma di un sommovimento che coinvolge ampi strati della società albanese. E’ un movimento che si mobilita attraverso i social ,senza una leadership e attraversato da un sentimento di rifiuto di un sistema predatorio e corrotto che ha governato il paese dalla fine del regime di Hoxha ,si puo’ forse paragonare al movimento serbo che nasce da un evento particolare, il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre del 2024 che provoco’ 16 morti, per poi reclamare le dimissioni di Vucic . Ne parliamo con Alfred Bushi esponente di Lëvizja Bashkë ,partito della sinistra albanese.
FOCUS: ALBANIA IS NOT FOR SALE
L’Albania non è in vendita – Shqipëria nuk është në shitje – Albania is not for sale”. Da giorni si susseguono imponenti manifestazioni a Tirana e in tutta l’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama che ha svenduto il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali. La “Rivolta dei fenicotteri” è esplosa contro il progetto di costruzione di un resort di lusso sull’isola di Saseno, simbolo nazionale e luogo legato alla resistenza contro fascisti e nazisti, nonché nella vicina area costiera di Narta/Zvernec, un’oasi naturale protetta di grande valore ambientale. A capo dell’operazione è Jared Kushner, genero di Donald Trump, sostenitore di Israele. La mobilitazione continua ad allargarsi e ad assumere toni sempre più conflittuali: a Tirana, dopo le prime manifestazioni pacifiche, si sono registrati scontri con la polizia inviata dal governo di Rama a reprimere le manifestazioni, mentre tenta di contenere e delegittimare la protesta sulle piattaforme TV e sui media internazionali. Da Durazzo, Albania, l’analisi di Artan Kacani ricercatore, urbanista e attivista per il diritto alla casa Ascolta o scarica  La strategia che ha permesso questa privatizzazione scellerata, è stata l’introduzione della legge n. 21/2024 soprannominata “la legge dei resort”. Legge che sostanzialmente apre al turismo di lusso nelle aree protette che ha spazzato via ogni tipo di vincolo ambientale. Le considerazioni di Martina Mezini italiana di origine albanese che vive a Padova Ascolta o scarica  Proprio a Padova è in programma domani una manifestazione di sostegno promossa dalla comunita’ albanese locale. Manifestazioni nel fine settimana si sono tenute anche in tante altre citta’ italiane (Milano, Firenze, Bologna, Torino, Genova) . Oggi pomeriggio alle 18.30 appuntamento ai giardini di via dei Mille 1 a Brescia. Sulla manifestazione di questo pomeriggio a Brescia abbiamo sentito Bashli Artan albanese e membro della Fabi – Federazione Associazioni Bresciane Per Immigrazione Ascolta o scarica     
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
La rivolta dei fenicotteri
Solo 50 miglia nautiche dalla Puglia, nel canale di Otranto, l’isola di Saseno è stata per gran parte dell’età moderna un possedimento veneziano, per poi passare sotto il controllo di diversi imperi – britannico, francese e ottomano – fino al fascismo italiano e infine al regime comunista di Hoxha. Oggi è una piccola zona militare, abbandonata alla vegetazione e circondata da un’area di tutela marittima. Eppure, in un Mediterraneo sempre più militarizzato e saccheggiato, è diventata negli ultimi giorni uno dei punti focali delle più grandi mobilitazioni in Albania da decenni. Secondo la narrazione autocelebrativa del progetto, tutto inizia nel 2021, quando Jared Kushner, genero di Donald Trump, visita l’isola e individua la possibilità di trasformarla in un’area di turismo di lusso. Da quel momento prende forma un processo che porta all’approvazione del piano da parte del governo albanese, subito dopo la rielezione di Trump alla fine del 2024. Il progetto è riconducibile alla società di investimento di Kushner, Affinity Developments, un veicolo multimiliardario sostenuto maggiormente da capitali sauditi e grande investitore nella tecnologia israeliana. Si tratta, in altre parole, del principale nodo finanziario di quella normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele che ha portato al cambiamento strategico di Hamas nel 2023. Lo stesso circuito di capitali che oggi immagina di espandersi nel Mediterraneo attraverso operazioni immobiliari di lusso nella «Riviera del Mediterraneo’ costruite sulle case, rovine e tombe di Gaza. NARTA È NOSTRA! ABBASSO L’OLIGARCHIA! RAMA IN PRIGIONE! BERISHA IN PRIGIONE! NON VOGLIAMO ESSERE MIGRANTI NEL MONDO E TURISTI NELLA NOSTRA TERRA! I FENICOTTERI NON VOTANO PER QUESTO LI SACRIFICATE! Per incentivare l’investimento in Albania, il governo di Edi Rama ha promesso la sospensione di tutti gli obblighi fiscali e, allo stesso tempo, si è impegnato a farsi carico dei costi infrastrutturali. Si tratta, quindi, di un massiccio trasferimento di risorse pubbliche verso soggetti privati, in larga parte statunitensi. Inoltre, la dimensione ambientale del progetto è difficile da occultare: numerose organizzazioni ambientaliste hanno firmato a gennaio una lettera aperta per chiedere la sospensione degli accordi e l’inclusione dell’area terrestre in un regime di tutela effettiva. Nonostante ciò, all’inizio di maggio sono arrivate le ruspe nell’area costiera di fronte all’isola, la zona Nartë-Vjosa, e le organizzazioni ambientali hanno spostato il conflitto dal piano del monitoraggio a quello della mobilitazione. Quest’area è probabilmente ancora più fragile dal punto di vista ecologico rispetto alla stessa Saseno, ed è stata in passato anche oggetto di interventi dell’Aics (Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo) nell’ambito di progetti di tutela ambientale. LEGGI ANCHE… MIGRANTI DOVE CI PORTA IL MODELLO ALBANIA Federico Alagna - Vanessa Guidi Nell’ultima settimana, le proteste si sono trasformate: da mobilitazioni di attivisti ambientali a un movimento più ampio e popolare contro il governo e le élite economiche. L’apertura di un’indagine da parte della Procura anticorruzione, con il congelamento dei conti della società coinvolta, segnala la profondità della crisi politica che attraversa il paese e la convergenza tra pressione istituzionale e mobilitazione sociale. Le proteste si rivolgono contro un sistema cleptocratico, contro la subordinazione a interessi imperialisti e contro l’uso della forza di polizia per proteggere interessi privati. Dopo le cariche della polizia contro i manifestanti il 30 maggio, le piazze di Tirana hanno visto una risposta immediata e massiccia, con un’escalation di partecipazione contro la violenza dello Stato. Al momento della scrittura si sono già svolti diversi giorni di grandi manifestazioni nella capitale, mentre nuove mobilitazioni sono previste nel sud del paese, vicino all’area direttamente coinvolta dal progetto. QUESTA VOLTA NON EMIGRIAMO! RAMA IN PRIGIONE BERISHA IN PRIGIONE! CARA IVANKA, TROVATI UN ALTRO SOGNO! BRO TOCCA L’ERBA NON ZVËRNEC! LEGGI ANCHE… MIGRANTI L’ACCORDO ITALIA-ALBANIA RIGUARDA (ANCHE) LA DEMOCRAZIA Federico Alagna Le proteste sono fondamentali – e ci insegnano tanto – perché stanno aprendo uno spazio dentro una contraddizione molto attuale del capitale. Uno dei nodi centrali dell’intera operazione promossa da Kushner e dal governo Rama è il suo rapporto contraddittorio con il processo di adesione dell’Albania all’Unione europea. Nel silenzio generale, a febbraio 2024 il governo ha sospeso parte del regolamento ambientale nazionale, aprendo la strada agli investimenti. Tuttavia, proprio su questo punto si è aperta una frizione con l’Unione europea, che ha ricordato come l’assenza di adeguate tutele ambientali sia incompatibile con i requisiti minimi del cosiddetto «capitolo 27» dei negoziati di adesione. Bruxelles ha infatti richiesto l’abrogazione delle misure più controverse entro il 2027 e l’allineamento di tutti i nuovi progetti agli standard europei. In questo quadro, i capitalisti albanesi si trovano davanti a una scelta politica molto concreta e non facilmente risolvibile: aderire alla logica regolatoria del capitale europeo, ancora vincolata a norme ambientali e istituzionali (che tutelano soprattutto la composizione dell’industria tedesca), oppure seguire una traiettoria più deregolata e aggressiva, in linea con una visione anarco-capitalista di stampo trumpiano, dove il territorio diventa spazio di estrazione senza mediazioni. CON IL POPOLO CON IL FUOCO E CON L’ACQUA NON SI SCHERZA! NARTA È NOSTRA ANNULLATE IL PROGETTO! LE BUGIE A QUANTO PARE AVEVANO LE GAMBE LUNGHE! MEGLIO AVERE I FENICOTTERI CHE AVERE TE! LEGGI ANCHE… POLITICA PER UN COSMOPOLITISMO DI SINISTRA Meagan Day - Lea Ypi In questo senso, la contraddizione che attraversa il capitale albanese e che ha alimentato la protesta non è separata dalle tensioni che negli ultimi anni hanno coinvolto anche l’Italia. L’istituzione dei Cpr a Gjader e Shengjin si fonda infatti sull’idea dell’Albania come una sorta di terra nullius, una zona di sospensione giuridica dove delocalizzare la gestione delle migrazioni europee. Formalmente, le persone coinvolte dovrebbero avere gli stessi diritti dei richiedenti asilo in Italia, ma nella pratica operano in un contesto con garanzie ancora più deboli rispetto a quelle applicate in Italia (già risibili). Quest’architettura dipende proprio dalla collocazione esterna dell’Albania rispetto all’Unione europea, motivo per cui recentemente il ministro degli Esteri albanese ha lasciato intendere che l’accordo con l’Italia potrebbe non essere rinnovato dopo i primi cinque anni, nella prospettiva di un’eventuale adesione del paese all’Unione. In altre parole: l’Albania è un polo attraente per l’Italia proprio perché non fa parte dell’Ue, ma allo stesso tempo accetta di giocare questo ruolo nella prospettiva di un futuro ingresso. La stessa logica si applica anche all’investimento di Kushner: in parte Rama vuole l’investimento per dimostrare all’Europa che il paese è sufficientemente avanzato e ricco da poter entrare nel mercato unico, ma per farlo è costretto a trasgredire le regole dell’Unione stessa. I capitalisti non possono risolvere la contraddizione che essi stessi producono. Sono invece i movimenti sociali a rendere visibile come questo gioco vada contro la tutela dell’ambiente e delle persone. *Richard Braude, traduttore e attivista antirazzista, vive a Palermo. Valentina Bonizzi è un’artista e ricercatrice che vive a Tirana. DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo La rivolta dei fenicotteri proviene da Jacobin Italia.
June 8, 2026
Jacobin Italia
La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner
Le mobilitazioni che stanno avvenendo in Albania sono tra le maggiori che si vedono da decenni. E cosa ancora più significativa, sono sbarcate anche in Italia. Ha un effetto internazionale la “Flamingo Revolution” (la “Rivoluzione dei fenicotteri”), che ha visto scendere in piazza migliaia di persone per rivendicare il fatto […] L'articolo La “rivoluzione dei fenicotteri” albanese contro il resort di Kushner su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano
SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica@0
Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali. Al centro della contestazione vi è il progetto di costruzione di un resort di lusso sull’isola di Saseno, simbolo nazionale e luogo legato alla resistenza contro fascisti e nazisti, nonché nella vicina area costiera di Narta/Zvernec, un’oasi naturale protetta di grande valore ambientale. A beneficiare dell’operazione è Jared Kushner, genero di Donald Trump, ferreo alleato di Israele e figura coinvolta nelle trattative con l’Iran. Le prime mobilitazioni delle comunità locali contro il maxi-progetto sono state duramente represse dalle guardie private incaricate della sicurezza dell’area, schierate dietro una barriera di filo spinato eretta per delimitare in maniera illegittima la zona destinata alla realizzazione del resort. Le immagini delle violenze e della passività delle forze dell’ordine hanno suscitato forte indignazione in tutto il Paese. Da anni, infatti, in Albania si moltiplicano le proteste delle comunità locali contro quella che è una sistematica spoliazione e svendita di risorse e territori, alimentata da una crescente ondata di maxi-investimenti immobiliari stranieri favorita dalle politiche del governo Rama. Da cinque giorni, migliaia di persone scendono in piazza in tutto il Paese in sostegno alla lotta contro il maxi-resort di Kushner, ma soprattutto per chiedere le dimissioni di un governo accusato di svendere agli azionisti americani, israeliani, sauditi ed emiratini le ricchezze naturali ed il futuro del Paese. La mobilitazione continua ad allargarsi e ad assumere toni sempre più conflittuali: a Tirana, dopo le prime manifestazioni pacifiche, si sono registrati scontri con la polizia inviata dal governo di Rama a reprimere le manifestazioni, mentre tenta di contenere e delegittimare la protesta sulle piattaforme TV e sui media internazionali. Diverse università sono praticamente deserte in questi giorni per consentire la partecipazione alle manifestazioni e iniziano a emergere le prime iniziative promosse anche dalla diaspora albanese. Per domani, sabato 6 giugno, è stata convocata una grande manifestazione nella capitale. Facciamo il punto sulle ragioni della protesta e sui suoi sviluppi con Artan Katzani, ricercatore e attivista di Tirana. Il caso di Saseno ha agito da detonatore, dando vita a uno dei più vasti e significativi cicli di mobilitazione spontanea degli ultimi anni: in piazza ci sono soprattutto giovani stretti tra precarietà, bassi salari e la prospettiva dell’emigrazione come unica alternativa, ma anche famiglie, pensionati, pescatori, pastori e contadini che non hanno tratto alcun beneficio dall’espansione del turismo degli ultimi anni. Ci siamo collegati con Elon, del collettivo Immigrital, per parlare di quanto incidano sulle proteste le condizioni materiali in Albania ed il ricatto tra precariato ed emigrazione che vivono le giovani generazioni del paese. Allo stesso tempo, abbiamo fatto il punto sulle iniziative della diaspora albanese in Italia, tra cui la manifestazione chiamata a Torino, in p.zza Vittorio, per domenica 7 giugno alle h. 18.
SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica@1
Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali. Al centro della contestazione vi è il progetto di costruzione di un resort di lusso sull’isola di Saseno, simbolo nazionale e luogo legato alla resistenza contro fascisti e nazisti, nonché nella vicina area costiera di Narta/Zvernec, un’oasi naturale protetta di grande valore ambientale. A beneficiare dell’operazione è Jared Kushner, genero di Donald Trump, ferreo alleato di Israele e figura coinvolta nelle trattative con l’Iran. Le prime mobilitazioni delle comunità locali contro il maxi-progetto sono state duramente represse dalle guardie private incaricate della sicurezza dell’area, schierate dietro una barriera di filo spinato eretta per delimitare in maniera illegittima la zona destinata alla realizzazione del resort. Le immagini delle violenze e della passività delle forze dell’ordine hanno suscitato forte indignazione in tutto il Paese. Da anni, infatti, in Albania si moltiplicano le proteste delle comunità locali contro quella che è una sistematica spoliazione e svendita di risorse e territori, alimentata da una crescente ondata di maxi-investimenti immobiliari stranieri favorita dalle politiche del governo Rama. Da cinque giorni, migliaia di persone scendono in piazza in tutto il Paese in sostegno alla lotta contro il maxi-resort di Kushner, ma soprattutto per chiedere le dimissioni di un governo accusato di svendere agli azionisti americani, israeliani, sauditi ed emiratini le ricchezze naturali ed il futuro del Paese. La mobilitazione continua ad allargarsi e ad assumere toni sempre più conflittuali: a Tirana, dopo le prime manifestazioni pacifiche, si sono registrati scontri con la polizia inviata dal governo di Rama a reprimere le manifestazioni, mentre tenta di contenere e delegittimare la protesta sulle piattaforme TV e sui media internazionali. Diverse università sono praticamente deserte in questi giorni per consentire la partecipazione alle manifestazioni e iniziano a emergere le prime iniziative promosse anche dalla diaspora albanese. Per domani, sabato 6 giugno, è stata convocata una grande manifestazione nella capitale. Facciamo il punto sulle ragioni della protesta e sui suoi sviluppi con Artan Katzani, ricercatore e attivista di Tirana. Il caso di Saseno ha agito da detonatore, dando vita a uno dei più vasti e significativi cicli di mobilitazione spontanea degli ultimi anni: in piazza ci sono soprattutto giovani stretti tra precarietà, bassi salari e la prospettiva dell’emigrazione come unica alternativa, ma anche famiglie, pensionati, pescatori, pastori e contadini che non hanno tratto alcun beneficio dall’espansione del turismo degli ultimi anni. Ci siamo collegati con Elon, del collettivo Immigrital, per parlare di quanto incidano sulle proteste le condizioni materiali in Albania ed il ricatto tra precariato ed emigrazione che vivono le giovani generazioni del paese. Allo stesso tempo, abbiamo fatto il punto sulle iniziative della diaspora albanese in Italia, tra cui la manifestazione chiamata a Torino, in p.zza Vittorio, per domenica 7 giugno alle h. 18.
DA ZVERNEC ALLA VAL DI SUSA: stesso modello imposto stessa lotta.
Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta. La repressione violenta contro una popolazione che […] The post DA ZVERNEC ALLA VAL DI SUSA: stesso modello imposto stessa lotta. first appeared on notav.info.
June 3, 2026
notav.info