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Enorme manifestazione di insegnanti a Barcellona
Una manifestazione quasi senza precedenti negli ultimi anni per quanto riguarda il conflitto nel settore dell’istruzione in Catalogna ha coronato una settimana di sciopero in tutto il territorio. Alcune fonti stimano una partecipazione di 100.000 persone alla mobilitazione tenutasi venerdì 20 marzo a Barcellona. L’emblematica maglietta gialla, simbolo delle mobilitazioni contro i tagli all’istruzione iniziate nel 2012, è diventata il colore identificativo della marcia. La protesta arriva anche come risposta al patto raggiunto dal governo con i sindacati come CCOO e UGT, un accordo che gran parte del corpo docente considera insufficiente, se non addirittura un tentativo di scrollarsi di dosso il problema senza affrontare le reali richieste del settore. Meno alunni per classe Più sostegno all’istruzione inclusiva Il coordinamento è stato uno degli elementi chiave della giornata: quattro colonne, provenienti da diversi punti di Barcellona, hanno marciato fino a convergere in piazza Tetuán. Da lì, la manifestazione è proseguita lungo il viale di Sant Joan in direzione del Parlamento della Catalogna. I gruppi organizzati sono la chiave per protestare contro le ingiustizie La protesta ha formato un vero e proprio fiume umano che ha attraversato la città per esigere miglioramenti urgenti nel sistema educativo. Al di là di una mobilitazione puntuale, queste proteste sono l’espressione di un malcontento accumulato e di carattere strutturale, frutto di anni di tagli e di mancanza di investimenti sostenuti nell’istruzione pubblica. Investimenti che raggiungano il 6% del PIL nei prossimi 4 anni Tra le principali rivendicazioni degli insegnanti spiccano il miglioramento delle condizioni salariali — con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto perso, stimato intorno al 25% negli ultimi anni — la riduzione del numero di alunni per classe, il potenziamento del personale — specialmente per l’attenzione alla diversità — e la diminuzione del carico burocratico, considerato una delle principali fonti di malcontento tra il corpo docente. Tutto ciò risponde alla necessità di garantire un’istruzione pubblica di qualità e sostenibile a lungo termine. Questi punti sono già stati approfonditi nell’articolo pubblicato qualche giorno fa. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA VAGA DOCENT CATALUNYA Raquel Paricio
March 21, 2026
Pressenza
Dalle Flottiglie alle nostre strade: invertire la rotta della guerra
rilanciamo anche noi il comunicato di Equipaggi di Terra, con il quale si convoca una Agorà pubblica per mercoledì 18 marzo alle 18.00 a Piramide. Dal ‘metodo flottilla’ si può ripartire: per ricostruire convergenze e mobilitazioni, per rimettere in comune analisi, paure e strumenti, per uscire dall’isolamento e tornare a navigare nella stessa direzione[accì]   La guerra non è solo distruzione di territori e predazione di beni e ricchezze; è un meccanismo che mangia tutto. È fatta di bombe, ma anche di paura. Paura per la vita, paura di vedere sparire le proprie libertà e i propri diritti sociali. Avere paura è normale, è un sentimento sano, ma il rischio è lasciarsi pietrificare e restare isolati In questi mesi, chi ha scelto la pratica della Flottilla ci ha mostrato come si affronta questo buio: non negandolo, ma attraversandolo insieme, affermando una idea di alternativa alla legge del più forte, un’idea che si basa sul principio di solidarietà e giustizia, in cui nessuna vita può e deve essere spezzata in nome della corsa all’accaparramento delle risorse che le tecno-oligarchie del mondo stanno praticando. Oggi il progetto coloniale, a Gaza come in Cisgiordania non si ferma, e anzi avanza fino al Libano, le persone continuano ad essere sterminate ogni giorno da coloni e IDF. Nuovi fronti, in barba al defunto diritto internazionale, vengono aperti da Cuba al Venezuela fino all’Iran dove la popolazione iraniana è schiacciata tra le bombe israeliane e statunitensi e la riorganizzazione di un regime teocratico, con l’ombra minacciosa del ritorno dello Scià. La violenza scatenata dall’alleanza assassina Usa/Israele è tale da aver costretto perfino la loro stessa macchina propagandistica ad abbandonare la consueta narrativa del pretesto a cui siamo abituatx: quello della falsa simmetria tra aggressore e aggredito. In questa fase brutale dell’imperialismo occidentale, la superiorità militare e il raggiungimento degli obiettivi bellici sono ormai diventati apertamente l’unico metro con cui giudicano il proprio operato, normalizzando e rivendicando i gravissimi crimini di guerra e gli attacchi contro le popolazioni civili che stanno perpetrando. Anche qui da noi, sebbene il governo provi a dissimulare, la guerra è presente: lo è nel sostegno logistico alle operazioni militari in corso tramite l’utilizzo delle basi sul nostro territorio, nella conversione in ottica di guerra della nostra economia e sulla continua erosione di risorse, nel progetto di trasformazione dello Stato in forma autoritaria e liberticida e che vedrà il prossimo Referendum sulla giustizia come importante banco di prova. Tutto questo gela il sangue, ma abbiamo bisogno di riprendere a respirare. > Le prossime flottiglie in partenza ci dicono che è possibile non abbandonarsi > alla paura, praticare un’alternativa a guerra, devastazione, povertà; sono > l’occasione per uscire dall’apnea. Riaffermare il metodo della Flottilla > significa costruire una opportunità per uscire dall’angolo e rilanciare i > percorsi di lotta. Scegliamo la data della chiusura della campagna per il NO al Referendum sulla giustizia a cui abbiamo aderito contro il progetto autoritario di una magistratura sottoposta al potere politico della maggioranza, per lanciare la partecipazione degli Equipaggi di Terra al corteo nazionale del 28 marzo contro i Re e le loro guerre. Sono questi i primi passaggi in cui rilanciare quell’incrocio di storie, pratiche, parole d’ordine che hanno reso formidabili le mobilitazioni dello scorso autunno, in grado di rimandare al mittente quella sensazione di paura e irrilevanza in cui volevano relegarci. Per tutte queste ragioni, in collegamento con le nuove Flottille di mare che si preparano per nuove partenze, torniamo in una delle piazze simbolo che abbiamo invaso e bloccato ad inizio autunno. vogliamo anche da terra riunirci come equipaggi di una flotta. Dai diversi quartieri della città, come singole soggettività, collettivi, comitati, associazioni, reti e realtà politiche, sociali e sindacali: per tornare ad essere tutte insieme, ognuna con la propria imbarcazione, equipaggi che navigano fianco a fianco, con una rotta comune contro Genocidio, guerra e riarmo sempre con Gaza, la Palestina e tutte le vittime dell’ingiustizia globale bene davanti agli occhi e piantate nel cuore. CONTINUIAMO A NAVIGARE INSIEME, PER CONTATTI: EQUIPAGGIDITERRA_ROMA@AUTISTICI.ORG Redazione Italia
March 16, 2026
Pressenza
Migliaia di persone protestano ad Atene contro il ruolo della Grecia nell’attacco all’Iran
Mercoledì e giovedì migliaia di manifestanti hanno sfilato nel centro della capitale greca Atene verso l’Ambasciata degli Stati Uniti per protestare contro la guerra all’Iran e chiedere la chiusura delle basi NATO in Grecia. “Riteniamo che la posizione del governo greco sia spregevole, perché non solo ci mette in pericolo ospitando basi americane in tutto il Paese, ma ha anche legami molto forti con lo Stato di Israele che sta conducendo un genocidio insieme agli Stati Uniti. Per noi, il governo avrebbe già dovuto rilasciare una dichiarazione pubblica che chiarisse che non intende essere coinvolto in questa guerra. Al contrario, lo vediamo agire, sia con le fregate nel Mar Rosso che con gli F-16 a Cipro. Questo dimostra che il nostro Paese vuole essere parte della guerra” ha dichiarato Sofia Theotoka. Foto di Rena Xirofotu, Pressenza Grecia Democracy Now!
March 15, 2026
Pressenza
Protesta degli studenti e dei docenti napoletani al convegno per il Referendum Costituzionale
Alcuni Istituti scolastici superiori di Napoli hanno deciso di far partecipare numerose classi quinte al convegno “Referendum costituzionale (22-23 marzo 2026) – Posizioni giuridiche” presso la biblioteca di Castel Capuano. Dalla circolare interna del 5 marzo 2026 ho appreso che tra le varie scuole anche l’Istituto Polo delle Arti Caselli-Palizzi, con quattro classi quinte accompagnate da cinque docenti, è stato coinvolto nell’iniziativa descritta come “di elevato valore formativo e coerente con quanto previsto nelle programmazioni di Educazione civica” che “offre agli studenti un’importante occasione di approfondimento e riflessione sulle diverse posizioni relative al referendum confermativo, promuovendo consapevolezza civica e partecipazione attiva alla vita democratica”. La circolare in questione ha informato i lavoratori a cose fatte senza rendere nota anche la locandina ufficiale dell’evento la quale invece avrebbe suscitato qualche perplessità in merito. Tra i relatori infatti figuravano esponenti della maggioranza di governo, come il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Andrea Ostellari e il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa che discutevano con altri convinti sostenitori o attivisti del Sì quali il componente della presidenza del Consiglio di Stato ed ex parlamentare leghista Francesco Urraro e il magistrato ed ex parlamentare di An Luigi Bobbio. Ebbene tale convegno è apparso al pubblico scolastico presente un’adunata di propaganda in sostegno del voto Sì alla prossima scadenza elettorale referendaria. Di conseguenza un gruppo di docenti e studenti sono intervenuti per protestare contro una simile manifestazione che è stata interrotta a causa della fragorosa indignazione dei presenti i quali poi hanno lasciato l’aula. Tra di essi una studentessa dell’Istituto Caselli-Palizzi si è recata presso il microfono della sala per denunciare la propria contrarietà nei confronti di un’iniziativa di propaganda per il Sì fatta passare per un’iniziativa di formazione-informazione e ha chiesto agli astanti di abbandonare il convegno in segno di protesta. Esprimo dunque una dichiarazione di solidarietà nei confronti dei contestatori i quali hanno giustamente reagito ad un evento elettorale in sostegno delle posizioni politiche di un governo che in questi anni sta agendo tramite la repressione e il divieto del dissenso: lo abbiamo visto anche in occasione dell’invio di ispettori nei licei che hanno ospitato la rappresentante speciale dell’ONU, Francesca Albanese, per raccontare del genocidio in Palestina. Va pure ricordato però che a proposito di guerra, Gaza, Palestina e genocidio la protesta del corpo docente, degli ATA e degli studenti si è espressa di recente in maniera forte e chiara attraverso scioperi, occupazioni e cortei che hanno visto una partecipazione straordinaria da parte delle scuole napoletane e non solo: lo scorso mese di ottobre il plesso Palizzi ad esempio è stato occupato dagli studenti per dieci giorni al fine di condannare lo stato di apartheid in cui sono costretti a vivere i palestinesi; e nel successivo mese di dicembre il Collegio Docenti del “Caselli-Palizzi” ha finalmente approvato un documento ufficiale di solidarietà con il popolo palestinese, di “ferma condanna verso ogni forma di guerra, violenza indiscriminata contro i civili e violazione dei diritti fondamentali, con particolare riferimento ai massacri in atto nella striscia di Gaza ad opera dell’esercito israeliano” e si è impegnato “a promuovere, nell’ambito delle attività scolastiche ed educative, iniziative, percorsi didattici, momenti di riflessione, manifestazioni o eventi che contribuiscano a formare una coscienza civica, critica e solidale, nel pieno rispetto della missione educativa della scuola”. Nel cogliere perciò l’occasione per rinnovare al Dirigente e ai suoi collaboratori la richiesta di pubblicazione sul sito istituzionale e diffusione del documento approvato all’unanimità dal Collegio, invito i Dirigenti e, in particolare, il Dirigente dell’IS Caselli-Palizzi e i suoi collaboratori, a non aderire alle iniziative di propaganda referendaria per il Sì, a non farsi strumento di propaganda governativa e di promuovere invece la formazione del pensiero critico tra discenti e docenti. Ai Consigli di Classe degli alunni che si sono resi protagonisti della contestazione durante il convegno di stamattina propongo poi di assegnare un bel 10 in educazione civica, voto conquistato sul campo, a testimonianza della maturità e della consapevolezza democratiche raggiunte. Ai docenti va l’encomio per non essersi passivamente asserviti alle autorità del potere politico ed economico che si impongono nella società e nei luoghi di lavoro. La dignità della scuola si costruisce dalla base. 11 marzo 2026 Prof. Paolo Esposito Mocerino – RSU Cobas Scuola, Istituto Superiore Polo delle Arti “Caselli-Palizzi” di Napoli Redazione Italia
March 13, 2026
Pressenza
Long Beach, California, protesta contro la guerra all’Iran
Poco più di una settimana fa gli Stati Uniti con l’alleato Israele hanno attaccato pretestuosamente l’Iran e iniziato una guerra che non si sa quando finirà e che danni porterà all’intero pianeta. Non posso parlare a nome degli israeliani perché non sono sul posto e perché dalla cortina del regime filtrano poche informazioni, ma posso riferire che dal popolo americano si è alzato chiaro il messaggio: “Non vogliamo un’altra guerra!” Trump ha iniziato l’operazione militare con solo un 20% di sostegno popolare; buona parte del rimanente ottanta, in mille modi diversi, manifesta il proprio dissenso. Da quando sono arrivata in California ogni giorno ho l’imbarazzo della scelta a quale gruppo unirmi. C’è chi raccoglie firme, promuove petizioni e le perora nei Comuni; c’è chi s’impegna in raccolte fondi e concerti di solidarietà; ci sono gli amici dei banner drop (striscioni calati dai cavalcavia) sulle autostrade e altri che aprono banchetti sulle spiagge e altro ancora. Oggi ho scelto di partecipare all’iniziativa dei socialisti di Long Beach contro la guerra all’Iran. Il raduno è ai piedi di un maestoso albero secolare al Bixby Park; la giornata è tersa grazie anche a un vento gagliardo, e un poco infingardo, che da stanotte soffia potente dal deserto verso l’oceano. Nel grande spiazzo il capannello di persone non sembra molto numeroso, saremo poco più di una cinquantina, ma a volte per capire davvero la situazione bisogna saper guardare oltre le apparenze e in questo caso ascoltare. Gli interventi al microfono si alternano per un’oretta. Dopo una decina di minuti mi rendo conto che qualcosa m’infastidisce: è il continuo strombazzare dalla strada attigua al parco, che si chiama Ocean Boulevard perché appunto costeggia questo tratto del Pacifico. Mi volto curiosa e capisco al volo che cosa sta succedendo: alcuni attivisti si sono posizionati con bandiere e cartelli sul marciapiede e gli automobilisti manifestano la loro approvazione schiacciando allegramente il clacson. Un vero concerto che ha accompagnato l’evento per l’intera durata. Se invece di stare nelle macchine fossero scesi ed entrati nel parco l’avremmo riempito tutto. Ogni oratore ha parlato con passione e presentato i tanti conti che non tornano più nel Paese, economici innanzi tutto! Ogni parola pronunciata oggi meriterebbe di essere riportata, ma ovviamente non si può, dunque scelgo l’appello di due donne appartenenti al gruppo di familiari degli ex soldati, i “Veterans For Peace”, madre e sorella di veterani che non ci sono più. Rifiutano la guerra e non vogliono vedere i propri cari morire sul campo e nemmeno tornare a casa devastati fisicamente e psicologicamente. Esprimono il proprio disgusto verso le parole pronunciate dal presidente per i sei militari statunitensi morti.  In prima battuta Trump ha detto: “Eh, sono cose che capitano” e proprio oggi, probabilmente dopo aver cercato di rimediare alla gaffe andando a far visita ai caduti, mentre era in volo verso Mar a Lago in una delle solite stucchevoli conferenze sul jet ha dichiarato: “I genitori di questi ragazzi sono orgogliosi dei loro figli.” E continuava a ripetere la bugia. Quale genitore desidera vedere il proprio figlio ucciso per la miseria della guerra? Ma è un illuso se crede che ripetendo la sua ignobile frase la farà diventare vera; tutto ciò che ottiene è offendere sempre più gli americani che si sono spesi in buona fede per il loro Paese.       Marina Serina
March 8, 2026
Pressenza
Chicago, uno spazzaneve di nome Abolish ICE
Riprendiamo dalla pagina Facebook The Other 98% un esempio di resistenza creativa alla violenza dell’ICE. Chicago prende in giro Trump battezzando uno spazzaneve della città “Abolish ICE” nel bel mezzo della repressione federale sull’immigrazione. Il concorso annuale “You Name a Snowplow” è appena diventato un lanciafiamme politico. Gli elettori, stanchi della repressione dell’immigrazione da parte dell’amministrazione Trump nella loro città e nei sobborghi, hanno inviato il numero più alto di proposte nella storia del concorso, oltre 13.300 nomi e 39.000 voti e il vincitore indiscusso è stato “Abolish ICE”. L’operazione “Midway Blitz”, lanciata nel settembre 2025 dal Dipartimento della Sicurezza Interna e dall’ICE avrebbe dovuto prendere di mira criminali pericolosi, ma si è trasformata in arresti di massa, paura diffusa nelle comunità di immigrati e almeno una sparatoria mortale da parte degli agenti dell’ICE a Franklin Park. Anziché eludere la controversia, i funzionari della città l’hanno abbracciata. Il sindaco di Chicago Brandon Johnson ha ringraziato i residenti per la loro creatività e il loro orgoglio civico e ha approvato il nome che trasforma uno spazzaneve in un simbolo di resistenza. Il disprezzo per l’applicazione della legge federale non è solo simbolico. Chicago ha emanato un ordine esecutivo ICE On Notice che impone alla polizia locale di documentare e indagare sui presunti comportamenti scorretti degli agenti federali dopo mesi di azioni di contrasto. Nei quartieri a maggioranza latina come Little Village e Pilsen gli effetti delle retate sono ancora visibili, con i residenti che affermano che la presenza federale ha sconvolto la vita quotidiana, danneggiato gli affari e costretto le famiglie a nascondersi. Uno spazzaneve della città ora porta un messaggio rivolto direttamente a Washington. Di fronte alle retate di massa e alla violenza federale, gli elettori di Chicago hanno risposto con derisione e sfida. “Abolire l’ICE” non è solo una battuta su uno spazzaneve, è una dimostrazione che le comunità possono reagire anche nei modi più inaspettati. Un applauso a Chicago! Anna Polo
February 24, 2026
Pressenza
Verona, protesta durante la chiusura dei Giochi Olimpici
Ieri, 22 febbraio, l’Arena di Verona ha ospitato la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici. Nel pomeriggio, però, le strade del capoluogo scaligero hanno visto sfilare anche un corteo di protesta organizzato dal comitato cittadino “Olimpiadi No Grazie”, al quale hanno aderito diverse realtà locali. La manifestazione ha rappresentato l’atto conclusivo di una serie di mobilitazioni avvenute nei giorni scorsi in tutto il Nord Italia. Un’iniziativa che ha voluto lanciare un forte atto d’accusa contro un modello di gestione dei grandi eventi ritenuto capace di privatizzare i profitti e socializzare i costi, distruggere territori in nome dello spettacolo, ridurre gli spazi democratici e normalizzare guerra e devastazione ambientale sotto la copertura dello sport. Tra i presenti anche movimenti impegnati nella denuncia del genocidio del popolo palestinese, che hanno richiamato ancora una volta il legame tra alcuni sponsor olimpici – in particolare l’azienda Leonardo – e il conflitto in corso nella Striscia di Gaza, criticando quella che definiscono “una finta pace utile solo a mascherare la violenza”. Al corteo hanno partecipato inoltre gruppi come Extinction Rebellion e vari centri sociali del territorio, che rivendicano una dimensione popolare dello sport come strumento di resistenza e liberazione. Tra le centinaia di manifestanti erano presenti anche attiviste del collettivo “No Food No Scienze – Mantova”, che denunciano presunti comportamenti illeciti da parte di agenti della Digos nei confronti di una loro compagna, Eleonora, trattenuta con motivazioni ritenute pretestuose. Secondo la ricostruzione fornita dall’attivista, per il fermo sarebbero stati impiegati inizialmente cinque agenti, diventati poi circa quindici nel corso dell’ora trascorsa davanti alla stazione, con due volanti pronte ad accompagnarla in questura per la consegna di notifiche relative a procedimenti passati. Eleonora si sarebbe rifiutata di salire sull’auto di servizio e, grazie all’arrivo di alcune compagne accorse per tutelarla, sarebbe riuscita a lasciare il fermo e a raggiungere il punto di concentramento del corteo, dove ha poi preso la parola per raccontare l’accaduto. Il collettivo denuncia, inoltre, commenti ritenuti discriminatori da parte degli agenti: a Eleonora sarebbe stato suggerito di “fare una visita medica”, con chiari riferimenti alla sua salute mentale, e addirittura di “provare a fare un concorso nelle forze dell’ordine”, dopo che la manifestante aveva rivendicato il diritto di utilizzare il cellulare durante il fermo. Durante il corteo, diversi interventi al microfono hanno collegato l’episodio ad altri casi avvenuti nella stessa stazione di Verona, ricordando la morte di Moussa Diarra e chiedendo “verità e giustizia per tutte le vittime di un’istituzione violenta”. Il dispiegamento delle forze dell’ordine, finanziato con fondi pubblici, è apparso sproporzionato e pretestuoso: un dispositivo che, più che garantire l’ordine pubblico, sembrava volto a ostacolare chi si recava a Verona per esprimere il proprio dissenso. Durante il percorso, il corteo si è fermato nei pressi di piazza Brà, lasciando sulla strada la scritta “5 cerchi, 1.000 debiti”, per denunciare nuovamente i 7 miliardi di euro di spesa pubblica stanziati per l’evento, in un contesto in cui Niscemi sprofonda negli abissi e circa il 10% delle famiglie italiane, secondo i dati Istat, vive in condizioni di povertà assoluta. Non c’è dubbio, quindi, che queste Olimpiadi, più che rappresentare un’occasione di onore e prestigio per l’Italia, abbiano messo in luce la totale inadeguatezza del governo Meloni e la distanza tra le sue priorità e i reali problemi del Paese. Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
Varese, protesta silenziosa per Gaza il sabato di Carnevale
Da oltre sei mesi tutte le settimane il Comitato Varesino per la Palestina richiama l’attenzione della città sul genocidio in atto a Gaza. Lo abbiamo fatto anche il sabato di Carnevale, durante la partecipatissima festa che ha riempito e a lungo bloccato il centro cittadino, con una presenza silenziosa ma dirompente, camminando  fra la folla con una barella, due lettighieri, un giornalista e un medico, tutti sotto il mirino di un soldato.  Sorpresa, o commozione, qualche volta partecipazione, oppure fastidio, ma sempre rispetto, mai indifferenza al passaggio di questo piccolo drappello alieno, che pur senza aprir bocca gridava “Restiamo umani!” In questa occasione festiva abbiamo voluto ricordare, anche solo per un attimo, chi non ha nulla da festeggiare: gli 80mila uccisi e i 170mila feriti di Gaza e un intero popolo, uomini, donne, anziani e bambini, sottoposto da  Israele a una tortura quotidiana e alla negazione di ogni speranza. Ci siamo opposti ai tragici burattini del potere che ogni giorno opprimono e uccidono portando per le nostre strade i sudari insanguinati dei bimbi assassinati. Sabato prossimo torneremo a “rompere il silenzio” per 15 brevi ma lunghissimi minuti, per rievocare la fame degli assediati con lo scandaloso rumore delle loro pentole vuote. Protestiamo simbolicamente tutti insieme in Piazza Garibaldino dalle 16,30 alle 17,30; porta una pentola e un mestolo, o qualsiasi cosa ti aiuti a gridare il tuo NO! Il Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
February 23, 2026
Pressenza
Valsusa. Nuova protesta contro i soldati israeliani in vacanza a Sauze d’Oulx
Val di Susa, nuova mobilitazione contro l’esercito israeliano in vacanza a Sauze d’Oulx: «No al turismo di chi partecipa al genocidio». Nel pomeriggio di sabato 14 febbraio, le strade di Sauze d’Oulx sono state attraversate da una seconda manifestazione di protesta contro la presenza di soldati dell’esercito israeliano (IDF) in […] L'articolo Valsusa. Nuova protesta contro i soldati israeliani in vacanza a Sauze d’Oulx su Contropiano.
February 18, 2026
Contropiano