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Centinaia di persone protestano a Davos prima della visita di Trump
Centinaia di persone hanno protestato a Davos prima della visita del presidente Trump al Forum Economico Mondiale, un incontro annuale delle élite economiche globali. La protesta arriva dopo che lunedì Oxfam ha pubblicato un rapporto in cui avverte che la ricchezza collettiva dei miliardari ha raggiunto la cifra record di 18,3 trilioni di dollari e che lo scorso anno il numero totale di miliardari ha superato per la prima volta nella storia i 3.000. Oxfam riferisce inoltre che i Paesi con un alto livello di disuguaglianza sono sette volte più esposti al rischio di erosione dello Stato di diritto e di brogli elettorali. “La vera storia riguarda anche il fatto che questi miliardari non si accontentano di essere super ricchi. Ora stanno comprando il potere politico, stanno comprando le elezioni, stanno comprando i media. E quello che alla fine si vede è l’ascesa dell’oligarchia. Questi pochi miliardari controllano la politica, le politiche e le narrazioni” ha dichiarato Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam.   Democracy Now!
Zubin Metha annulla i suoi impegni in Israele per protesta contro Netanyahu
Il famoso direttore d’orchestra indiano Zubin Mehta, ex direttore dell’Orchestra Filarmonica d’Israele, ha annunciato di aver annullato tutti gli impegni professionali nel Paese a causa della sua opposizione alle politiche governative. “Ho annullato tutti i miei impegni in Israele quest’anno a causa della mia opposizione al modo in cui Netanyahu sta trattando l’intera questione palestinese”, ha dichiarato. ANBAMED
Iran, la libertà sotto attacco: l’ANPI Napoli collinare al fianco del popolo iraniano
Sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” La sezione ANPI Napoli collinare “Aedo Violante” condanna con fermezza la feroce repressione messa in atto dal regime iraniano contro il proprio popolo. Da anni l’Iran è oppresso da una dittatura che nega diritti, libertà civili e dignità umana, colpendo in modo particolare le donne. Oggi quella repressione ha assunto i tratti di una vera e propria strage: centinaia, forse migliaia di morti, migliaia di arresti, violenze sistematiche contro manifestanti, studenti, lavoratori, donne e giovani che chiedono libertà, giustizia e futuro. L’ANPI collinare “Aedo Violante” si schiera idealmente e politicamente al fianco del popolo iraniano che sta lottando con coraggio contro l’oppressione, pagando un prezzo altissimo. Siamo al fianco delle donne iraniane, protagoniste di questa rivolta, che reclamano la fine di una condizione di schiavitù e rivendicano il diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla vita. “Donna, vita, libertà” è uno slogan che parla a tutte e tutti. L’ANPI collinare “Aedo Violante” aderisce e invita a partecipare alla manifestazione indetta da associazioni e organizzazioni democratiche per la libertà e la democrazia in Iran, che si terrà a Roma, venerdì 16 gennaio. Così come aderisce e parteciperà, con tante sue iscritte e tanti suoi iscritti, alla manifestazione di domenica 18 mattina a Napoli, alle ore 11.00 in piazza dei Martiri, dove, su impulso di “Antinoo Arcigay Napoli”, si realizzerà una “catena umana per l’Iran”. Al tempo stesso ribadisce che questa rivolta appartiene al popolo iraniano: nessun intervento esterno, nessuna potenza straniera deve tentare di strumentalizzare o “mettere il cappello” su una sacrosanta lotta di liberazione, perseguendo interessi propri. Napoli conosce il valore della libertà conquistata dal basso: nel 1943 seppe liberarsi da sola dall’oppressione nazifascista. Per questo oggi non può restare in silenzio davanti alla repressione e alla violenza. La libertà non si reprime: si difende. Redazione Napoli
Lo sgombero più grande della storia della Catalogna lascia senza casa 400 persone
A pochi giorni dalle festività natalizie quattrocento persone sono state sgomberate senza alcuna alternativa da un’ex scuola di proprietà comunale in disuso da diversi anni. Alle prime luci dell’alba di mercoledì 17 dicembre si è prodotto quello che a tutti gli effetti è stato definito come «lo sgombero più grande della storia della Catalogna». Intorno alle 7 del mattino, decine di camionette delle forze dell’ordine hanno circondato l’area intorno all’Antic Institut d’Educaciò Secundaria B9, situato nel Comune di Badalona, a pochi chilometri a nord da Barcellona. Da alcuni anni centinaia di persone avevano trovato rifugio all’interno dell’edificio, in special modo quando, nel dicembre del 2020, un’altra struttura pubblica in stato di abbandono istituzionale prese fuoco e causò la morte di cinque persone residenti. Secondo quanto denunciato dagli attivisti del sindacato, le operazioni di soccorso e di spegnimento dell’incendio messe in moto dal corpo dei vigili del fuoco furono ostacolate dalla decisione presa mesi prima dal sindaco e rappresentante del Partido Popular della città, Xavier García Albiol, di interrompere l’accesso all’acqua all’interno dell’edificio. A cinque anni di distanza, lo stesso sindaco Albiol (al suo terzo mandato) ha minacciato lo sgombero dell’Istituto B9 senza offrire però alcuna alternativa né soluzione alle persone, di fatto, lasciate in mezzo alla strada.  Foto di Armando Negro Al contrario, nei suoi profili social e in varie interviste rilasciate alla stampa locale, il popolare ha indurito la sua posizione, affermando che «il comune di Badalona non spenderà nemmeno un euro per le persone sgomberate». A motivare la brutalità di queste misure, secondo il sindaco, risiederebbe la necessità di risolvere un presunto conflitto tra la comunità che abitava lo stabile e una parte del vicinato. «Pedro e i suoi soci dicono che dobbiamo accogliere tutti, adesso tocca a lui cercar loro una casa» ha affermato Albiol alla stampa, facendo riferimento al presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez. In tutto questo, la Generalitat della Catalogna, sotto la guida del Partito Socialista Catalano (PSC), si è girata dall’altra parte, pronunciandosi con poca incisività sulla questione. «Nonostante il tempo inclemente, nonostante le mediazioni, nonostante tutto, sembra essere più importante l’opinione di un singolo, il sindaco in questo caso, che ha criminalizzato la maggioranza delle persone» mi spiega una persona che vive nel quartiere. «Hanno strumentalizzato i vicini, ma qui si può vedere quanti siamo davvero». Fin dalla prime ore del mattino, infatti, decine di persone sono accorse per donare sostegno alla causa. Residenti del vicinato, collettivi impegnati nella lotta per il diritto alla casa e sindacati antirazzisti situati di fronte al cordone della polizia hanno espresso la loro solidarietà con cori e urla mentre osservavano le persone uscire dalla struttura con i propri averi. Solo mezz’ora dopo l’inizio dello sgombero si sono verificati momenti di tensione: gli agenti della Àrea de Brigada Mòbil (BRIMO), schierati in assetto antisommossa per impedire l’accesso ai manifestanti, hanno iniziato a caricare le persone, tra cui chi è accorso per protestare e chi aveva appena subito lo sgombero, con spintoni e manganellate. Il macrodispiegamento delle forze dell’ordine previsto per l’operazione ha incluso non solo gli agenti della Guardia Urbana e dei Mossos d’Esquadra, generalmente impiegati per questo tipo di attuazioni, ma anche di più di cinquanta agenti del Cuerpo Nacional de Policia, dei quali molti appartenenti alla Brigada Provincial de Extranjeria y Fronteras de Barcelona. Questo corpo si occupa della detenzione e la deportazione delle persone senza permesso di soggiorno all’interno dei Centri di Internamento di Stranieri (CIE), strutture detentive equivalenti ai CPR italiani. Foto di Armando Negro «Non vogliono e non hanno mai avuto l’intenzione di voler gestire tutto questo» mi spiega un attivista del sindacato per la casa di Badalona. «Loro spostano povertà da una parte all’altra. Siamo in un periodo di crisi politica e loro sanno chiaramente chi dovrà pagare il prezzo di questo: la classe lavoratrice e in questo caso il proletariato migrante». L’operazione di polizia, che si è conclusa intorno alle 11 del mattino, ha prodotto varie centinaia di identificazioni e la detenzione e la deportazione di quindici persone verso il CIE della Zona Franca di Barcellona. Nonostante lo sgombero fosse stato annunciato da svariate settimane e la situazione, grazie anche alle denunce dei sindacati attivi sul territorio, fosse risultata evidentemente drammatica, durante tutta la mattina si sono recati sul posto solo due persone impiegate nei Servizi Sociali della città. Alcuni volontari dei collettivi presenti allo sgombero hanno cercato di offrire sostegno davanti alla grave inadempienza istituzionale, provando a raccogliere dati e fare un conteggio reale delle persone sgomberate. Intorno alle 18, varie persone si sono radunate dinanzi alla piazza del Comune (pattugliata e chiusa dalle forze dell’ordine) per protestare contro le misure promosse dal sindaco. Varie centinaia di manifestanti hanno sfilato per le strade della città raggiungendo il recinto della scuola B9. Qui molte delle persone senza più una casa si sono organizzate per trascorrere la notte, ricevendo da un lato il sostegno dei manifestanti che hanno portato vivande e coperte, dall’altro un’ulteriore umiliazione da parte del sindaco Albiol, che ha deciso di staccare la corrente in tutta l’area. Secondo il Centre d’Estudis d’Opinió (CEO), l’accesso alla casa è la principale preoccupazione per le persone residenti in Catalogna. La gestione di questo problema da parte del governo centrale e regionale sta mettendo in evidenza la scarsa efficacia di misure che risultano spesso inutili. L’ambiguità politica di fronte alla speculazione economica portata avanti dai fondi d’investimento crea confusione e non permette di identificare chi realmente ha generato questa situazione. Mentre vengono attuate politiche tiepide, parallelamente si affermano politici come Albiol, che per salvaguardare gli interessi dei giganti economici, instaurano la guerra dei penultimi contro gli ultimi.   L'Indipendente
Rai: dopo lo sfratto ai cittadini arriva lo sfratto ai dipendenti
Con lo slogan “Salviamo la Rai di Milano”, martedì 16 dicembre alle ore 15 si è tenuta all’esterno della sede Rai di Milano in Corso Sempione 27, un’assemblea dei lavoratori aperta alla città. L’iniziativa, promossa dai sindacati dei dipendenti, compresi il Cdr del TGR Lombardia, i fiduciari Rai Sport e Tg3, aveva come oggetto la (s)vendita del palazzo storico di Giò Ponti, attuale sede, prima della fine della realizzazione della nuova sede del Portello. Si è discusso conseguentemente del trasferimento/ridimensionamento di circa 900 dipendenti, verso la sede Rai di via Mecenate, in grado di ospitarne solo 200. Si tratterebbe quindi di un doppio trasloco, di uno spreco enorme di risorse, di locali finali inadeguati e insufficienti e di un possibile ridimensionamento del personale. Alcuni cartelli riportavano la scritta: “Rai Milano memoria storica d’Italia”, “I nostri valori la nostra storia non sono in (s)vendita”. Al microfono si sono alternati dipendenti, rappresentanti sindacali ed esponenti politici. Il segretario dell’Usigrai, Daniele Macheda, ha evidenziato come Milano sia fondamentale per la Rai. “Non ci può essere nessun trasferimento in via Mecenate, nemmeno nel 2029, pena ridimensionamento e perdita di produzioni radio e tv. La sede di Corso Sempione rappresenta la storia del Servizio Pubblico e va valorizzata dalle istituzioni”. I rappresentanti della politica si sono espressi unanimi sulla necessità di tutelare il centro di produzione  Rai di Milano. I dipendenti Rai hanno chiesto ai sindacati e alla politica un sostegno alle loro istanze di tutela del luogo e del posto di lavoro, ma non è stata forse la politica che ha ridotto la Rai nello stato attuale?  Non sono forse i politici, i vari governi, che non mollano le redini della gestione del servizio pubblico, nonostante sia già entrato in vigore l’8 agosto 2025 il “Media Freedom Act”? Il regolamento dell’Unione Europea (approvato nell’aprile 2024) è nato per proteggere da interferenze politiche la libertà e il pluralismo dell’informazione, l’indipendenza editoriale e le fonti giornalistiche. Di fatto la richiesta è quella di sganciare la politica dal servizio pubblico radio-televisivo. La mancata attuazione di questo regolamento produce già pesanti sanzioni a carico dello Stato inadempiente. Non si sarebbe dovuto fare uno sciopero anche per questo? E i cittadini che ruolo hanno? Non dovremmo essere noi il principale punto di riferimento? “La Rai è dei cittadini“ recitava uno dei tanti volantini distribuiti dal Comitato CLN Resistenza davanti alla sede Rai nel lungo e ininterrotto presidio durato nove mesi, dove si rivendicava un servizio pubblico al servizio del pluralismo, del confronto e della libera informazione e una collaborazione fra cittadini, giornalisti e dipendenti RAI per riprendere insieme il governo di questa istituzione. Sfrattati senza appello ormai da tanto tempo e senza possibilità di replica, i cittadini non sono mai stati coinvolti per difendere insieme il servizio pubblico radio televisivo. Il pastore Martin Niemöller in un suo celebre sermone disse: “Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento…poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi nulla…poi vennero per me e non restò nessuno a protestare.” Fortunatamente qualcuno ancora protesta e forse non tutto è perduto! Loretta Cremasco
PORTOVESME: GLI OPERAI EUROALLUMINA SOSPENDONO LA PROTESTA DEL SILOS, IN ATTESA DEL 10 DICEMBRE
Hanno deciso di interrompere la protesta a 40 metri di altezza, che andava avanti dalla mattina di lunedì 17 novembre, e scendere dal silos i quattro operai dell’Eurallumina di Portovesme dopo che ieri hanno ricevuto la visita della Ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone. La decisione è stata presa questa mattina durante l’assemblea di lavoratori e sindacati proprio per fare il punto delle azioni di lotta all’indomani dell’incontro con la Ministra, che aveva dato rassicurazioni in vista del tavolo convocato per il 10 dicembre a Roma. Il commento di Franco Bardi, segretario generale della CGIL Sardegna Sud Occidentale. Ascolta o scarica
Daspo, multe e denunce a Extinction Rebellion per la protesta delle acque verdi
Dopo aver colorato le acque di verde, azione le cui foto sono finite sui giornali di tutto il mondo, Extinction Rebellion denuncia abusi in tutta Italia. A Venezia, Daspo e denunce – come quelli che avrebbero coinvolto Greta Thunberg – sono state comunicate solo a mezzo stampa e mai notificati. A Trieste, Bologna e Roma sono invece stati registrati pedinamenti, fermi, denunce e sanzioni. La protesta, del tutto pacifica e lanciata per richiamare l’emergenza climatica, apre un nuovo fronte sul diritto a manifestare in Italia. Con la conclusione della COP30 in Brasile, l’Italia ha vissuto uno dei weekend più accesi degli ultimi mesi sul fronte delle proteste climatiche. Sabato 22 novembre, Extinction Rebellion ha infatti colorato di verde le acque di 11 città italiane utilizzando fluoresceina, un tracciante innocuo comunemente usato dagli idrogeologi. Un’azione dimostrativa che nei giorni successivi ha avuto molta risonanza in Italia e all’estero, finendo sulle pagine di The Independent, The Telegraph, ABC News, Le Figaro, Le Parisien e di molte altre testate internazionali. Il clamore mediatico ha fatto eco alle pesanti reazioni politiche, in cui non sono mancati gli attacchi pubblici nei confronti del movimento e di Greta Thunberg da parte di diversi esponenti di Lega e Fratelli d’Italia, tra cui l’ex presidente del Veneto Luca Zaia, violando  il silenzio elettorale, e il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini. È stata proprio Venezia a diventare epicentro delle polemiche: 37 persone – tra cui proprio Greta Thunberg – sarebbero state denunciate, multate e colpite da un Daspo urbano, senza però che nessuna notifica ufficiale sia mai stata consegnata agli interessati. “Scopriamo a mezzo stampa che 37 persone sarebbero state denunciate e allontanate da Venezia per un reato che non è mai stato commesso” spiega Aleandro del gruppo veneziano di Extinction Rebellion. “Siamo al paradosso: la Questura che esegue ordini dal governo e diventa strumento di propaganda politica, rilasciando comunicati stampa sulle conseguenze legali di privati cittadini, come nel caso di Greta, senza nemmeno informare i diretti interessati”. Gli abusi riportati da Extinction Rebellion, tuttavia, erano iniziati già durante l’azione: “La polizia quel giorno ha letteralmente rubato striscioni, bandiere e tamburi pochi minuti dopo l’inizio, senza nemmeno rilasciare un verbale, violando quindi i più elementari diritti costituzionali” aggiunge Paola, sempre da Venezia. “Sono dovuta andare io stessa in Questura per riceverlo e non ci hanno notificato alcuna denuncia. La notizia che sta girando sulle pagine di tutti i giornali è il frutto di una precisa strategia di propaganda politica e polarizzazione dell’opinione pubblica. Le acque del Canal Grande sono già tornate come prima, a differenza dei danni ambientali causati dalle politiche della Regione Veneto, come le opere costruite per le Olimpiadi o l’inquinamento della raffineria di Marghera.” Sabato stesso il movimento aveva riportato provvedimenti arbitrari e illegittimi in diverse città. A Trieste, 8 persone erano state portate in Questura, trattenute per diverse ore e denunciate per “manifestazione non preavvisata”, nonostante – sottolinea XR – avessero fornito regolarmente i documenti come previsto dalla legge. A Bologna, invece, nonostante solo 3 persone avessero materialmente versato la fluoresceina nel canale delle Moline, 16 persone si sono viste recapitare una sanzione di 50 euro ciascuno per “sversamento illecito di rifiuti”. “Getto di rifiuti?” racconta Veronica da Bologna “La fluoresceina è un sale regolarmente usato per tracciare corsi d’acqua. Quindi o la fluoresceina è considerata un rifiuto e a quel punto sanzioniamo tutti i subacquei e speleologi d’Italia, o la Questura di Bologna sta nuovamente eseguendo degli ordini e abusando del proprio potere”. Secondo il movimento, la situazione più grave si sarebbe verificata però a Roma, dove 8 persone riferiscono di essere state pedinate, fermate, perquisite e 2 di loro poi portate in Questura e denunciate, pur non avendo realizzato alcuna azione. “Nessuna di noi è sottoposta alla sorveglianza speciale, eppure continuiamo a essere pedinati, portati in Questura e trattenuti per ore, senza che sia stato commesso alcun reato” commenta Tommaso da Roma. La protesta di Extinction Rebellion ha riacceso il dibattito sul diritto di manifestare in Italia. Da un lato, diversi esponenti politici che non hanno esitato ad attaccare pubblicamente il movimento e Greta Thunberg, ricorrendo a espressioni come “gretini”, “vandali” e “criminali”. Dall’altro, un movimento nonviolento che rivendica di aver utilizzato un tracciante svanito nel giro di poche ore e privo di qualunque impatto ambientale, riportando invece una preoccupante gestione pubblica del dissenso. Mentre in Brasile la COP30 si chiude senza un accordo per l’uscita dai combustibili fossili, in Italia si riapre il dibattito sulle garanzie democratiche e sul ruolo delle forze dell’ordine nella gestione delle proteste ambientali. Un tema su cui Extinction Rebellion continua a battersi, denunciando Questure, sostenendo ricorsi e difendendosi in tribunale. “Le acque di tutta Italia sono tornate come prima, inquinate e contaminate. Chi ci governa può continuare a promuovere progetti che deturpano il paesaggio irreversibilmente senza che questo generi preoccupazione.” conclude Extinction Rebellion. Fonti: * Extinction Rebellion: http://extinctionrebellion.it/press/2025/11/22/acque-verdi-cop30/ * The Independent: https://www.independent.co.uk/news/world/europe/greta-thunberg-banned-venice-grand-canal-protest-b2871264.html * The Telegraph: https://www.telegraph.co.uk/world-news/2025/11/24/greta-thunberg-banned-from-venice-after-dyeing-canal-green/ * ABC News: https://abcnews.go.com/International/climate-activist-greta-thunberg-banned-venice-after-grand/story?id=127862310 * Le Figaro: https://www.lefigaro.fr/international/cop30-greta-thunberg-bannie-temporairement-de-venise-apres-une-action-coup-de-poing-dans-le-grand-canal-20251125 * Le Parisien: https://www.leparisien.fr/international/italie/greta-thunberg-bannie-de-venise-apres-avoir-colore-le-grand-canal-en-vert-en-marge-de-la-cop30-24-11-2025-JBEFZ3E3UZBVVOMFRES3M635KY.php * Post di Luca Zaia: https://www.facebook.com/zaiaufficiale/posts/pfbid02wzc8qyMjfADnS25KvNZajSkk5Gc9KDns27wNMJ5EX6fdGEKs3qKX7iumw8abW5Jul * Post di Matteo Salvini: https://www.facebook.com/salviniofficial/posts/pfbid02eAVj4umnvYEefVwM9wgYuzqBR4MXgXXyzK4xbTDuvQRiPSCw9gfYvCBeio1Rksbpl * Rai News: https://www.rainews.it/tgr/veneto/articoli/2025/11/venezia-daspo-urbano-48-ore-per-greta-thunberg-e-36-attivisti-di-extinction-rebellion-per-manifestazione-non-autorizzata-6783a731-9cc6-4886-a929-b2b4f120132f.html * L’Indipendente: https://www.lindipendente.online/2025/11/23/cop30-nessun-accordo-sulle-fossili-le-richiede-del-sud-globale-rimangono-inascoltate/ Extinction Rebellion
Rifondazione in piazza per due scioperi che potevano essere unificati
Rifondazione Comunista sostiene e invita ad aderire agli scioperi generali contro la manovra del governo Meloni indetti da Usb e altri sindacati di base per il 28 novembre e dalla Cgil per il 12 dicembre. Al di là delle valutazioni di merito sulle scelte fatte dai sindacati di base e poi dalla stessa CGIL, per chi come noi si è sempre battuto per la convergenza e l’ unità nelle lotte si tratta di un passo indietro. Un passo indietro che limita la forza, la capacità di incidere realmente delle mobilitazioni contro la manovra finanziaria del governo Meloni. Naturalmente noi partecipiamo e sosteniamo entrambe le scadenze ma, non rinunciamo a ribadire la necessità di costruire un fronte il più largo possibile di opposizione ad una finanziaria che, da un lato ribadisce le politiche di austerità europee, e dall’ altro apre la strada al riarmo e all’economia di guerra, reitera politiche fiscali regressive, i tagli al Welfare e la salvaguardia di rendite e profitti aumentando ulteriormente le disuguaglianze sociali. È questo per noi il punto fondamentale. Certo ci sono delle differenze nelle piattaforme ma non tali, a nostro avviso, da impedire almeno l’ indizione dello sciopero nella stessa data. Dietro la potenza moltitudinaria dello sciopero del 3 ottobre e della manifestazione del 4 c’è stata, oltre alle fermissima volontà di opporsi al genocidio, ed ha agito come lievito alla partecipazione alle giornate di lotta, l’unità che si è realizzata. Mentre il governo irride alle mobilitazioni di massa e si prepara a nuovi interventi per regolamentare il diritto di sciopero, si prepara a varare una finanziaria che apre il percorso al riarmo e ridisegna l’ economia e le stesse attività produttive a questo scopo, la risposta deve essere all’ altezza della sfida che ci viene proposta. Gli scioperi devono essere realmente generali. Bisogna veramente bloccare tutto! Maurizio Acerbo, segretario nazionale Paolo Benvegnu responsabile Lavoro, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Il Fatto Quotidiano: “Non coerente con la formazione professionale”: il ministero boicotta il convegno anti riarmo dei prof. La protesta: “Limitata la nostra libertà”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 2 NOVEMBRE 2025 Ospitiamo sul nostro sito l’articolo scritto da Alex Corlazzoli pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 2 novembre 2025 in cui viene commentato l’annullamento del corso di formazione e aggiornamento “La scuola non si arruola” organizzato dal CESTES in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. «L’evento online era previsto per il 4 novembre: era stato organizzato dal Cestes (Centro studi trasformazioni economiche sociali, accreditato da viale Trastevere) in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Più di mille insegnanti si erano già iscritti…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it.
Scuole in movimento contro la guerra
La Global Sumud Flotilla è stata una miccia che ha scatenato energie a lungo represse, una voglia irrefrenabile di protestare contro le violenze sistemiche di un modello che distrugge scuola e sanità per riversare risorse in armi e distruzione  per poi, paradossalmente ricostruire tutto come a Gaza, ma secondo le regole dei carnefici: USA e la sua colonia sionista in Medio Oriente. La cosiddetta generazione “Z” di cui Fabio,  dell’IIS Santorre di Santarosa di Torino è espressione, rappresenta in Italia, come in tante altre parti del mondo, una fascia di età culturalmente preparata, con aspirazioni analoghe e frustrate da un futuro lavorativo e climatico deprimente. Tuttavia è abbastanza consapevole da non restare con le mani in mano, contrariamente allo stereotipo che li vuole invece inebetiti davanti a un cellulare. In questo servizio di Radio Onda d’Urto si raccolgono le voci sia del Santorre di Santarosa che del noto liceo Galileo Ferraris, anch’esso entrato in agitazione come tante altre scuole in quasi tutte le città italiane. Tra queste c’è nuovamente il prestigioso liceo scientifico Augusto Righi di Roma, dove gli studenti sono in protesta e occupano la scuola dopo lo stop inspiegabile a un dibattito cui doveva partecipare anche il noto storico dissidente israeliano, Ilan Pappé. Una voce dissidente soprattutto verso il cosiddetto modello dei due popoli due Stati, da anni acerrimo accusatore del governo israeliano autore, per 80 anni, di un regime di apartheid e di un colonialismo di insediamento arrivato fino al livello di genocidio per farsi largo tra le macerie, dove sono seppellite senza dignità alcuna un numero imprecisato di vittime in gran parte civili, donne e bambini. Stefano Bertoldi