
Chioggia, a scuola si canta “Di là dall’acqua” tra educazione e revisionismo della destra
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Monday, February 23, 2026Le alunne e gli alunni di una secondaria di primo grado di Chioggia, in Veneto, cantano una canzone dalle note melanconiche, Di là dall’acqua, il 10 febbraio (clicca qui per la notizia). Nel 1947, in quei giorni, iniziava l’esodo delle popolazioni di lingua italiana dalla Dalmazia. Finita la guerra, si ridisegnavano i confini fra vinti e vincitori, tracce, linee sulle mappe che sempre hanno prodotto drammi umani e ferite mai chiuse.
La storia delle zone a ridosso dell’ex Jugoslavia è assai più complessa di come la propone nuovamente la destra al Governo da qualche anno, con alcune complicità della sinistra che vuol essere equanime, politicamente corretta, fino alla scorrettezza storica. Sappiamo infatti, grazie a chi la storia la fa sulle fonti (come ad esempio lo storico Eric Gobetti) e non con la propaganda, cosa patirono le popolazioni di quelle terre durante il fascismo, grazie alla sua opera di rieducazione italiota e all’istruzione balilla impartita nelle scuole.
La Compagnia dell’Anello, di cui ho dovuto cercare notizie perché sinceramente l’avevo relegata fra le nebbie fasciste e leghiste dell’operoso Veneto, è un gruppo musicale di estrema destra che – nato alla fine dei Settanta – scrisse un pezzo anche su Ian Palach, lo studente che si diede fuoco nel 1969 a Praga, davanti ai tank sovietici. Altra storia, di cui i gruppi di destra si sono impossessati. Oggi il gruppo sembra aver ritrovato un nuovo lancio grazie alle manovre guerriere e patriottiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dei ministeri della Difesa e degli Interni e alla stupidità degli/delle insegnanti che ripropongono in suoi brani.
La Patria, la difesa dei confini nazionali, lo spirito guerriero fatto di obbedienza, di tenacia, di resilienza, e altre virtù soft, stanno avvelenando con tenace mitridatismo le scuole italiane. Così una suadente voce alla De Andrè racconta come l’acqua alla confluenza del Po con l’Adriatico portò in salvo i profughi istriani.
Come da balletto abituale, la FLC CGIL chiede un’ispezione al Ministro Giuseppe Valditara che, sicuramente, manderà controllori tipo quelli inviati alle scuole che si sono attivate per la Palestina (clicca qui per leggere delle ispezioni). Chissà come se la caveranno, visto che si tratta di un bel caso di schizofrenia istituzionale, di doppio vincolo psichiatrico.
Il sindaco Mauro Armelao, lista civica nata fra leghisti e forzaitalioti, difende la libertà di espressione, quella che nel periodo fascista si manteneva a litri di olio di ricino.
Due note in conclusione. La scuola è intitolata a Galileo Galilei, che saggiò la protervia ottusa della chiesa del suo tempo, e dovette piegarsi alla sofisticata diplomazia di un cardinal Bellarmino, alla sua teoria del dubbio con cui trasse di impaccio il papato ma non lo scienziato dall’abiura e Giordano Bruno dal rogo. Ma oggi a scuola queste cosette di poco conto non si insegnano agli studenti, il MIM prescrive che si badi all’essenziale della storia patria, ai Romani, all’Impero e avanti con le otto competenze europee assai più utili nell’attuale momento economico-sociale.
Altro, a latere, mi viene alla mente a proposito di acque, solcate per il gusto curioso di odisseo, per necessità, per commerci, per seppellire senza ricordo i nuovi profughi. Penso al film di Patricio Gúzman, El bóton de nácar (2015) distribuito in Italia con il titolo “La memoria dell’acqua“, docufilm sul Cile di Pinochet. In quegli anni l’Oceano riceveva i corpi degli avversari del regime, legati in stato di semicoscienza a pesanti pezzi di binario. E l’acqua, lambendo le coste, portava a riva bottoni di avorio delle giacche, scarpe, sciarpe. Forse, cosette così andrebbero fatte vedere ai nostri alunni e alle nostre alunne.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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