Chioggia, a scuola si canta “Di là dall’acqua” tra educazione e revisionismo della destraLe alunne e gli alunni di una secondaria di primo grado di Chioggia, in Veneto,
cantano una canzone dalle note melanconiche, Di là dall’acqua, il 10 febbraio
(clicca qui per la notizia). Nel 1947, in quei giorni, iniziava l’esodo delle
popolazioni di lingua italiana dalla Dalmazia. Finita la guerra, si
ridisegnavano i confini fra vinti e vincitori, tracce, linee sulle mappe che
sempre hanno prodotto drammi umani e ferite mai chiuse.
La storia delle zone a ridosso dell’ex Jugoslavia è assai più complessa di come
la propone nuovamente la destra al Governo da qualche anno, con alcune
complicità della sinistra che vuol essere equanime, politicamente corretta, fino
alla scorrettezza storica. Sappiamo infatti, grazie a chi la storia la fa sulle
fonti (come ad esempio lo storico Eric Gobetti) e non con la propaganda, cosa
patirono le popolazioni di quelle terre durante il fascismo, grazie alla sua
opera di rieducazione italiota e all’istruzione balilla impartita nelle scuole.
La Compagnia dell’Anello, di cui ho dovuto cercare notizie perché sinceramente
l’avevo relegata fra le nebbie fasciste e leghiste dell’operoso Veneto, è un
gruppo musicale di estrema destra che – nato alla fine dei Settanta – scrisse un
pezzo anche su Ian Palach, lo studente che si diede fuoco nel 1969 a Praga,
davanti ai tank sovietici. Altra storia, di cui i gruppi di destra si sono
impossessati. Oggi il gruppo sembra aver ritrovato un nuovo lancio grazie alle
manovre guerriere e patriottiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dei
ministeri della Difesa e degli Interni e alla stupidità degli/delle insegnanti
che ripropongono in suoi brani.
La Patria, la difesa dei confini nazionali, lo spirito guerriero fatto di
obbedienza, di tenacia, di resilienza, e altre virtù soft, stanno avvelenando
con tenace mitridatismo le scuole italiane. Così una suadente voce alla De Andrè
racconta come l’acqua alla confluenza del Po con l’Adriatico portò in salvo i
profughi istriani.
Come da balletto abituale, la FLC CGIL chiede un’ispezione al Ministro Giuseppe
Valditara che, sicuramente, manderà controllori tipo quelli inviati alle scuole
che si sono attivate per la Palestina (clicca qui per leggere delle ispezioni).
Chissà come se la caveranno, visto che si tratta di un bel caso di schizofrenia
istituzionale, di doppio vincolo psichiatrico.
Il sindaco Mauro Armelao, lista civica nata fra leghisti e forzaitalioti,
difende la libertà di espressione, quella che nel periodo fascista si manteneva
a litri di olio di ricino.
Due note in conclusione. La scuola è intitolata a Galileo Galilei, che saggiò la
protervia ottusa della chiesa del suo tempo, e dovette piegarsi alla sofisticata
diplomazia di un cardinal Bellarmino, alla sua teoria del dubbio con cui trasse
di impaccio il papato ma non lo scienziato dall’abiura e Giordano Bruno dal
rogo. Ma oggi a scuola queste cosette di poco conto non si insegnano agli
studenti, il MIM prescrive che si badi all’essenziale della storia patria, ai
Romani, all’Impero e avanti con le otto competenze europee assai più utili
nell’attuale momento economico-sociale.
Altro, a latere, mi viene alla mente a proposito di acque, solcate per il gusto
curioso di odisseo, per necessità, per commerci, per seppellire senza ricordo i
nuovi profughi. Penso al film di Patricio Gúzman, El bóton de nácar (2015)
distribuito in Italia con il titolo “La memoria dell’acqua“, docufilm sul Cile
di Pinochet. In quegli anni l’Oceano riceveva i corpi degli avversari del
regime, legati in stato di semicoscienza a pesanti pezzi di binario. E l’acqua,
lambendo le coste, portava a riva bottoni di avorio delle giacche, scarpe,
sciarpe. Forse, cosette così andrebbero fatte vedere ai nostri alunni e alle
nostre alunne.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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