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Bassano del Grappa (VI): settimana del Cappello Alpino 2026 per esaltare il militarismo
Apprendiamo, a evento avvenuto, di una giornata dedicata a questa imperdibile iniziativa tenutasi sabato 28 febbraio 2026 in piazza Libertà a Bassano del Grappa (VI). Sul sito del Comune locale leggiamo testualmente: «la cerimonia solenne di benedizione e consegna del Cappello Alpino ai giovani volontari in ferma iniziale dell’Esercito a conclusione dell’iter formativo di undici settimane a cura del Centro Addestramento Alpino di Aosta. Il caratteristico copricapo, dal 1872 simbolo di appartenenza al Corpo, verrà consegnato a ciascun militare da un alpino in congedo, a testimoniare un passaggio ideale di consegne tra generazioni di penne nere» https://www.comune.bassano.vi.it/home/dettaglio/news/la-settimana-del-cappello-alpino-2026-a-bassano-del-grappa. Si tratta, una volta per tutte, di porre fine a questa sorta di esaltazione acritica di ogni evento e particolare che possa ricondurre alla mera esaltazione del militarismo sotto innumerevoli forme. In molte città italiane l’offerta culturale è ridotta ai minimi termini tra biblioteche chiuse per gran parte della giornata e senza iniziative culturali, concepite come aule studio per sopperire alla cronica assenza di strutture adibite a questo scopo. Eppure, capita che delle Biblioteche ci ricordiamo solo per ospitare la presentazione di libri funzionali a propaganda elettorale o ispirati al militarismo, all’esaltazione delle guerre passate senza quello sguardo critico che dovrebbe scaturire dalla analisi delle fonti, da documenti ufficiali senza rivolgersi a singoli episodi decontestualizzati per trasmettere contezza degli atti di eroismo. Molte città ormai legano eventi turistici e culturali alla presenza di militari, se parliamo di un concerto la soluzione a portata di mano, e magari a costo zero, è quella della Banda militare che suonerà marcette cantando canzoni patriottiche, in presenza di una manifestazione sportiva non può mancare la presenza dell’atleta locale affiliato a una società legata alle Forze armate, chiamato sul palco con qualche alto graduato convocato per distribuire onorificenze. Ma ancora più sovente è la presenza dei raduni di veterani che per il fine settimana affollano strade e piazze intonando marcette e dando una dimostrazione plastica di quel cameratismo scambiato erroneamente per solidarietà ed altruismo e mai, invece, come omaggio alla cultura e alla pratica di guerra. Città piccole e grandi trasformate in palco per esibire il repertorio classico del militarismo in tempi di guerra come quelli che viviamo da mesi. E ogni occasione diventa utile per impiegare risorse pubbliche (sacrificate all’istruzione e al welfare, alle attività socio ricreative) nella mera esaltazione del militarismo. Di per sé la iniziativa di benedizione di un cappello militare potrebbe apparire lontana anni luce dall’esaltazione della guerra, a pensarci bene non abbiamo bisogno di gesti eclatanti o parole roboanti, la cultura militarista si pasce di piccole iniziative, di semplici episodi apparentemente lontani dalla retorica del conflitto armato. Ma sono proprio i piccoli gesti, quelli che con maggiore facilità si mimetizzano a rappresentare lo strumento migliore per esaltare il militarismo: una raccolta di gagliardetti, di cappelli o di semplici indumenti militari, tutto contribuisce al mito del buon soldato, quel buon soldato senza cui le guerre sarebbero finalmente bandite. L’opera dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è di denunciare ogni giorno la cultura di guerra nelle sue molteplici forme, anche un copricapo alla occorrenza diventa strumento di giustificazione della guerra e di questi tempi occorre riservare massima attenzione ad ogni gesto per trasmettere, invece, messaggi di pace e di solidarietà tra i popoli. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Immagina, puoi! Un mondo senza polizia, utopia ma non troppo
NICOLA STUFANO (tratto da Globalproject.info) Ci sono assiomi educativi radicati sin dall’infanzia nelle nostre esistenze, così in profondità da rendere di primo acchito folle e delirante la sola idea di poterli mettere in discussione. Uno di questi assiomi prevede che una società civile non può reggere senza la presenza della polizia, o comunque senza un corpo di forze dell’ordine direttamente sotto il controllo dello Stato attraverso il suo ministero dell’Interno. Possiamo anche detestarne i modi e stigmatizzarne le azioni, ma nel momento del bisogno, il cittadino civile non potrà che rivolgersi alle forze dell’ordine, per essere difeso e tutelato. Geo Maher, accademico e attivista statunitense, si è lanciato anni fa nel complicato tentativo di scardinare questo assioma, cercando la corretta chiave per descrivere la necessità di un sistema diverso. A World Without Police, uscito nel 2021, è presto diventato uno dei più importanti testi contemporanei di contenuto abolizionista, e attraverso D Editore, libreria indipendente romana che attraverso la collana Nextopie sta dando ampio spazio alla saggistica dai contenuti più radicali, il suo libro è da pochi mesi arrivato al pubblico italiano come Immagina un Mondo Senza Polizia (traduzione di Andrea Puglisi).  Maher in persona si è presentato, nel corso della seconda giornata di Sherbooks, in collegamento sugli schermi del CSO Pedro, quando dalle sue parti erano le 8 e mezza di mattina. Guidato nelle domande e coadiuvato dalla traduzione dall’editore Emanuele Jonathan Pilia e dalla giornalista Dalia Ismail, Maher sorseggia la sua tazza calda, scruta il pubblico e con voce profonda e ferma illustra in modo conciso le sue tesi. Il discorso di Maher, così come il libro, ha un punto di partenza ben preciso, ed è il 28 maggio 2020, quando a Minneapolis, nel culmine delle proteste per l’uccisione di George Floyd, una stazione di polizia viene presa d’assalto e data alle fiamme, costringendo i poliziotti alla fuga. Maher individua in quel momento il punto di tracimazione di un’insofferenza verso la polizia, con l’episodio di George Floyd solo ultimo di una interminabile serie di soprusi rispetto alla fascia più umile e indigente della popolazione locale. Le ragioni di Maher partono dal dibattito più comune, quello col vicino di casa: nella discussione emerge con chiarezza la concezione monolitica di assoluta necessità della presenza di forze dell’ordine. Ma quando poi si arriva a porre la domanda: “Ma la polizia, esattamente, cosa ha fatto per noi?” ecco, qui di solito cominciano a formarsi le prime crepe. La polizia, soprattutto negli Stati Uniti (ma anche in Europa) è forte di una narrazione mediatica e giornalistica quasi sempre positiva: innumerevoli le serie TV crime che insistono sugli atti di eroismo delle forze dell’ordine.  Meno chiacchierati sono gli aspetti metodologici e istituzionali, ed è su questo che Maher si concentra per portare il concetto di polizia nella direzione dell’obsolescenza. Punto-chiave è stabilire la reale funzione della polizia: Maher dimostra che, essendo sotto il controllo diretto delle istituzioni, e quindi del governo, non può che esserne che la mano armata di un’espressione politica, che da sempre negli Stati Uniti si propone di mantenere un ordine gerarchico di segregazione tra cittadini.  Maher osa ancora di più, lanciando un’interessante analisi sulle modalità d’azione dell’esercito degli Stati Uniti del mondo, assimilandole a gigantesche operazioni di polizia: cosa sono state d’altronde la caccia ai Vietcong, o la guerra dichiarata al terrorismo islamico in Afghanistan e oltre, se non tentativi di ripristinare l’ordine a livello mondiale? > L’autore insiste dunque su un ritorno alle origini della società civile per > superare il concetto di polizia.  Che, per inciso, è attualmente accettato a livello globale: e sebbene la polizia statunitense non possa minimamente essere paragonata a quella cinese, o a quella venezuelana (paese al quale Maher ha dedicato principalmente il suo impegno accademico nell’analisi della rivoluzione bolivariana e del suo riflesso verso la società), hanno tutte in comune la stessa criticità di fondo che la rendono un’istituzione poco propensa a garantire giustizia sociale.  Le soluzioni proposte da Maher non sono particolarmente elaborate o complesse: l’autore ci invita a guardare al modo in cui ordinariamente risolviamo i nostri problemi all’interno delle comunità: ossia ragionando sempre come facciamo all’interno delle nostre famiglie e delle nostre associazioni, dove non abbiamo bisogno di forze di controllo o di sorveglianza. Se ci fermiamo un attimo a riflettere su questo, è più comune di quanto noi pensiamo l’uso della trattativa e del dialogo per la risoluzione di problemi complessi.  > Dove, dunque, attecchisce e si rende necessaria la polizia? Dove viene meno il > senso di comunità.  Questo è uno dei gravi problemi della modernità, in Europa forse più che altrove, dove i processi migratori hanno spesso portato alla formazione di ghetti piuttosto che di comunità trasversali. In questo contesto, la polizia assume un ruolo sempre più centrale nel mantenere separati i ceti più abbienti dalla nuova classe meno privilegiata, composta da immigrati di prima e seconda generazione, alimentando e al tempo stesso gestendo la percezione dell’immigrato come figura che “fa paura”. É più una conseguenza che una coincidenza se Immagina un mondo senza polizia arriva in Italia proprio nel momento in cui Minneapolis torna a essere centro nevralgico di una violenta lotta tra il governo americano e le comunità locali, e il braccio armato di questo stato più imperialista che mai diventa l’ICE, ovvero una forza di polizia concentrata sul contrasto all’immigrazione e l’espulsione forzata degli stranieri, in mancata osservanza delle più elementari regole costituzionali. Anche attraverso la brutalità dell’ICE, stanno recentemente cadendo alcuni assiomi apparentemente inattaccabili e mettere in discussione l’utilità della polizia non è più un tabù. L’abolizione della polizia comincia a seguire i passi del percorso di un fenomeno molto simile, quello dell’abolizionismo carcerario, che già riscuote un interesse un consenso assai più ampio rispetto a pochi anni fa.
Due secoli di migrazioni italiane: un immenso …
…. un immenso fatto politico totale. di Salvatore Pallida (*) La recente pubblicazione curata da Lorenzo Prencipe e Matteo Sanfilippo Breve storia statistica dell’emigrazione italiana [1] è un prezioso ricchissimo strumento non solo per chiunque si appassioni a tale argomento; dovrebbe essere studiato anche nelle scuole e da tutti gli italiani perché è una parte fondamentale della storia d’Italia. Oltre
Logistica tra la Via Emilia, il west… e oltre
In questa ennesima puntata sulla questione dello sfruttamento nel mondo della logistica, si parte da una lotta alla Fedex di Modena riportata da Enrico Semprini alla quale si aggancia, opportunamente, la presentazione del saggio di Andrea Bottalico. Nella conclusione diamo conto della persecuzione ad una studentessa perchè solidale ad una lotta …del Sudd Cobas. Articolo di Enrico Semprini   Nella
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
L’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale
L’autonomia differenziata va avanti, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale 192/2024[i] abbia indicato sette punti incostituzionali della cosiddetta “Legge Calderoli”[ii]. Il 18 febbraio 2026 sono state approvate in una riunione del Consiglio dei Ministri, cui hanno partecipato i Presidenti delle Regioni interessate[iii], le intese che riguardano 3 materie catalogate “Non LEP” cioè che non dovrebbero riguardare i Livelli Essenziali delle Prestazioni[iv]: “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa”, sulle quali le 4 Regioni del Nord (Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria) potranno esercitare potestà legislativa esclusiva. Ad esse si aggiunge una quarta materia (“tutela della salute -coordinamento della finanza pubblica”)[v]. La sentenza 192/2024 della Corte costituzionale [i] metteva in risalto la necessità di attribuire un ruolo centrale al Parlamento nella definizione e approvazione delle Intese. La procedura che il Ministro Calderoli sta seguendo, al contrario, emargina  il Parlamento, chiamato ad esprimere pareri e alla fine a votare a favore o contro la legge di ricezione, spogliato del potere di emendamento su materie legislative di propria competenza [vi]. Inoltre  la Corte Costituzionale nella citata sentenza aveva  ripetutamente specificato che ogni funzione devoluta dallo Stato alle Regioni avrebbe dovuto  avere una motivazione  specifica, Regione per Regione, mentre le 4 pre intese sono copie identiche delle stesse richieste di attribuzione, come se Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria fossero uguali per particolarità territoriali e  condizioni socio-economiche. Spicca, come esempio per cogliere la gravità dell’attacco ai diritti sociali, l’articolo 3 delle preintese sulla Sanità [vii],  che prevede che le Regioni potranno differenziare le tariffe dei rimborsi, creare fondi sanitari integrativi, assumere personale oltre quello stabilito nella ripartizione del Piano sanitario nazionale, spostare addirittura poste del bilancio, per capire che siamo al primo passaggio della “secessione dei ricchi”. I prossimi passi di attuazione dell’autonomia per le 4 Regioni saranno  alla  Conferenza unificata Stato Regioni Enti locali, che dovrà esprimere entro 60 gg un parere (non vincolante), quindi poi un passaggio alle due Camere, che formalizzeranno entro 90 gg una valutazione attraverso atti di indirizzo (anche essi non vincolanti), quindi il Presidente del Consiglio o il Ministro per gli Affari Regionali redigeranno un testo definitivo che verrà controfirmato dal Presidente di Regione, deliberato in CdM e trasmesso alle Camere per il voto definitivo, a maggioranza assoluta dei componenti, con una probabile conclusione dell’iter entro il 2026. L’Associazione Carteinregola, da sempre schierata e impegnata per contrastare l’autonomia regionale differenziata, si unisce ai Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e al Tavolo NO AD nell’esprimere una netta critica  su queste procedure accelerate che sembrano ignorare   la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale e nel chiedere,  alle Regioni che non sono state coinvolte in questa cruciale fase preliminare, di far sentire la propria voce e di rivendicare i propri diritti [viii]; alle forze parlamentari di fermare  l’iter delle preintese fino a quando non si siano definite procedure che rispettino e rispecchino il ruolo centrale delle Camere; alle organizzazioni politiche, di far sentire la loro voce di protesta e di prepararsi alle elezioni del 2027 con il preciso intento di cancellare l’articolo 116 terzo comma della Costituzione  e di elaborare una revisione complessiva del Titolo V, improvvidamente modificato nel 2001. Noi continueremo la nostra campagna di informazione alle cittadine e ai cittadini, insieme a tutte le forze sociali che si battono per la difesa della Costituzione e dei diritti dei cittadini (il testo è  tratto in parte dal Comunicato dei Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD  diffuso il 19 febbraio 2026) In calce le interviste a Marina Boscaino, portavoce Comitati no AD; Dall’autonomia differenziata alla riforma della magistratura, la politica sta scardinando la Costituzione – (20 febbraio 2026) e a Marco Esposito, giornalista e saggista Perché la maggioranza decide di cominciare il percorso delle riforme dalla giustizia – (19 febbraio 2026) Vai a Autonomia Regionale Differenziata, cronologia e materiali Vai al  libro di Carteinregola Autonomia differenziata Perchè NO– le 23 materie che possono cambiare i connotati al nostro Paese e ai diritti dei cittadini (> vai alla pagina con l’indice e il libro scaricabile gratuitamente del giugno 2024) Intervista Marco Esposito 27 febbraio 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com -------------------------------------------------------------------------------- NOTE [i] Vedi Sentenza Corte Costituzionale 86/2024 sulla Legge 26/06/2024, n. 86 (Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione). pubblicata il 3 dicembre 2024 (vai al testo della sentenza preceduto dal comunicato dei Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica Vai alla pagina.) [ii] LEGGE 26 giugno 2024, n. 86 Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. (24G00104)  note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/07/2024 (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 04/12/2024)  (GU n.150 del 28-06-2024) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024;86 [iii] Vedi sito istituzionale del Ministero degli Affari regionali: Autonomia, via libera in CdM agli schemi di intesa preliminare con le 4 Regioni. Esulta Calderoli: “Storica prima volta, ora avanti nel percorso.” https://www.affariregionali.it/it/il-ministro/comunicati/autonomia-via-libera-in-cdm-agli-schemi-di-intesa-preliminare-con-le-4-regioni-esulta-calderoli-storica-prima-volta-ora-avanti-nel-percorso/ Vedi sito istituzionale della Regione Piemonte 18 febbraio 2026 Autonomia differenziata: via libera del Consiglio dei ministri alle intese preliminari https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/autonomia-differenziata-via-libera-consiglio-dei-ministri-alle-intese-preliminari [iv] I Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) sono gli standard minimi di qualità e quantità dei servizi (ad esempio istruzione, sanità, assistenza, trasporti) che lo Stato italiano deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il loro scopo è assicurare diritti civili e sociali fondamentali indipendentemente dalla residenza, contrastando disuguaglianze e garantendo uguaglianza sostanziale [v] Vedi Autonomia differenziata: il Ministro Calderoli sottoscrive le pre intese con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria 25 novembre 2025 https://www.carteinregola.it/autonomia-differenziata-il-ministro-calderoli-sottoscrive-le-pre-intese-con-veneto-lombardia-piemonte-e-liguria/ [vi] Il modello utilizzato è quello delle procedure dei Trattati internazionali o delle Intese con le confessioni religiose. Nel caso, però, delle Intese ex art. 116 terzo comma, non si tratta di istituzioni internazionali o religiose,  ma di  competenze del Parlamento [vii] Allegato 2. Tutela della salute – Coordinamento della finanza pubblica – Art. 3 (Disposizioni in materia di gestione delle risorse finanziarie in materia sanitaria) 1. La Regione Liguria può, previa intesa con i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, fermo restando il rispetto dei livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017: a. definire in autonomia la gestione del sistema tariffario di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione per gli assistiti, in deroga alla normativa vigente in materia; le disposizioni oggetto di deroga potranno essere specificate nello schema di intesa; b. definire in autonomia la programmazione degli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende del sistema sanitario regionale, in deroga alla normativa vigente in materia; le disposizioni oggetto di deroga potranno essere specificate nello schema di intesa; c. definire in autonomia l’individuazione di sistemi di governance delle aziende sanitarie e degli enti del servizio sanitario regionale, anche mediante l’istituzione e la gestione di fondi sanitari integrativi, previa iscrizione degli stessi nell’Anagrafe dei fondi sanitari, in deroga alla normativa vigente in materia; le disposizioni oggetto di deroga potranno essere specificate nello schema di intesa; d. fermo restando il limite complessivo della spesa sanitaria, allocare le risorse tra i diversi ambiti e finalità della medesima, in deroga ai vincoli di spesa specifici per le politiche di gestione della spesa sanitaria. [viii] A fine settembre 2024 4 Regioni hanno presentato ricorso alla Consulta rispetto alla legge 86/24  
February 27, 2026
carteinregola
Punire, educare, umiliare: il razzismo ai tempi dell’algoritmo
FEDERICA DI BIASI (tratto da Globalproject.info) Il saggio Fruste digitali. Discorsi d’odio e razzismo: i social media per educare e punire, edito da Capovolte e presentato a Sherbooks Festival 2026, analizza da un punto di vista sociologico i rapporti esistenti tra le migrazioni di ieri e di oggi e come le pratiche discriminatorie e i pregiudizi siano stati traslati dalla narrazione della carta stampata alla realtà multimediale dei social, portando all’esasperazione i discorsi d’odio e d’intolleranza, apparentemente legittimati dallo scudo dell’ironia o dell’opinione personale. Trindade, Dottore di ricerca in Sociologia presso la University of Southampton, lavora come ricercatore indipendente e scienziato sociale affiliato all’IPIE e si occupa da tempo delle dinamiche con cui si stigmatizzano le persone razzializzate e migranti e i canali attraverso cui si perpetuano. (N.B. la presentazione inizia al minuto 8:30) Il discorso muove dalla ricerca delle radici di questo fenomeno: dalla storia dei movimenti migratori in Brasile alla fine dell’Ottocento, a come l’arrivo degli italiani, accolti come “manodopera bianca” in sostituzione della manodopera afro-discendente appena liberata e sempre più marginalizzata, ha contribuito alla formazione non solo dell’identità nazionale quanto all’ideologia della “democrazia razziale”.  La necessità di diventare un Paese moderno, dove moderno era sinonimo bianco, ha opportunamente occultato il conflitto razziale, l’élite brasiliana ha deciso di accogliere contadini italiani per rispondere a questa esigenza di “sbiancamento”; ma allo stesso tempo gli italiani che emigravano in nord America venivano considerati “mezzi neri”, una nuova tipologia di schiavi e come tali bersagli di violenza, pregiudizi e vignette satiriche.  Lo stesso principio che ritroviamo oggi impersonato nel cosiddetto jeitinho brasileiro, cioè del “modo di fare alla brasiliana”, che consente, a chi difende la supremazia bianca, di pronunciare freddure razziste, senza preoccuparsi delle conseguenze, giustificandole come manifestazioni simpatiche e affettuose, una sorta di “razzismo cordiale” che lascia disorientata la vittima. Si assiste quasi ad un deficit di memoria collettiva: le storie del passato si rispecchiano nel presente, cambiano solo le posizioni e le origini dei migranti contro cui si punta il dito, dimostrando l’incapacità di imparare dal passato.   Il titolo dell’opera racchiude in sé più di un significato, esemplificativo del passaggio da pratiche di punizioni corporali a vessazioni digitali il cui scopo comune è quello di annientare le soggettività. I social sono descritti come un moderno pelourinho: nelle colonie portoghesi veniva posta, in un luogo ben visibile, una colonna dove le persone schiavizzate erano frustate, come memento punitivo e educativo per la collettività. Una dimostrazione di forza bruta per riaffermare il proprio dominio su chi veniva considerato inferiore e i confini che non poteva valicare.  Una radice traumatica che ritroviamo nel modo in cui i social media si presentano come una piazza virtuale, in cui hanno eco sentimenti d’odio verso chi è ritenuto diverso, che nel contesto sociale offline non sono più accettati, ma che sotto il dominio di algoritmi, creati su logiche di profitto, catalizzano l’attenzione e  ne amplificano la diffusione, grazie alle continue interazioni, creando delle gerarchie atte a mantenere le vittime in una condizione di disumanizzazione, subalternità e marginalizzazione. Una logica che non possiamo più ignorare perché queste interazioni dispregiative migrano anche nella vita reale, divenendo la nuova normalità; la tecnologia digitale è onnipresente nelle nostre, permea le interazioni sociali e influenza i comportamenti e le reazioni offline, in una coodipendenza i cui effetti negativi devono essere esaminati e scardinati. Durante la presentazione è stato chiesto all’autore delle pratiche concrete che possano apportare un cambiamento radicale e contrastare il profitto generato dalle pratiche d’odio e Luiz Valério Trindade ha ribadito come le aziende di tecnologia rifiutando di identificarsi come editori, come testate giornalistiche, negano la propria responsabilità, quindi ne consegue l’importanza di un aggiornamento della giurisprudenza in materia, che segua più da vicino come tali effetti si manifestano nella società; l’assoluta necessità che la popolazione e, in particolar modo, i giovani debbano essere educati alla consapevolezza che quanto commentano e le interazioni che hanno online hanno delle ricadute sulla vita reale, i social non sono una terra di nessuno dove tutto è concesso in virtù di una millantata libertà d’espressione privata di una qualsiasi responsabilità critica.  L’attualità ci insegna purtroppo che, in più di un caso, degli adolescenti sono rimasti vittime del bombardamento dell’algoritmo che li ha sottoposti ad una sovraesposizione a contenuti inappropriati che hanno condotto a decisioni irrimediabili, che non fanno che dimostrare la stretta connessione esistente tra azioni virtuali e vita reale. La presentazione si chiude con l’invito alla presa di coscienza del singolo utente della propria responsabilità individuale e di come ciò a cui diamo visibilità abbia una ricaduta economica, in termini pubblicitari, su cui poter far leva per stimolare un radicale cambio di rotta.  
Vicenza, città UNESCO da smilitarizzare: l’analisi di Antonio Mazzeo
In occasione dei Global Days of Action to #CloseBases, organizzati dal World BEYOND War, associazione radicata negli Stati Uniti per protestare contro le basi militari USA in tutto il mondo, l’Osservatorio Vicenza città Unesco da smilitarizzare rende pubblico il video della conferenza integrate da immagini della 173a Brigata aviotrasportata di stanza a Vicenza. La conferenza “Il ruolo delle basi USA a Vicenza in un mondo di guerra” tenutasi di recente, vede il giornalista e attivista Antonio Mazzeo, promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, offrire un quadro dettagliato e aggiornato sulla presenza militare statunitense a Vicenza illustrando le implicazioni geopolitiche delle basi USA nel contesto di un mondo sempre più militarizzato. Il materiale si rivela particolarmente interessante per capire il ruolo strategico della 173a Brigata Aviotrasportata e delle basi presenti in città: dalle esercitazioni in Ucraina (Rapid Trident e Fearless Guardian, 2011-2021) per addestrare le forze ucraine, all’arrivo dei missili V-SHORAD alla caserma Del Din (2023) per la difesa antiaerea a corto raggio, fino al laboratorio Bayonet Team alla caserma Ederle. Qui si progettano e producono droni all’avanguardia – killer, intelligence e “wolf packs” – destinati ai nuovi scenari di guerra, con finanziamenti USA da 1 miliardo di dollari. Il video della conferenza è disponibile su youtube e sarà diffuso nei canali delle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio credendo sia un contributo prezioso al dibattito pubblico. Clicca qui per le notizie locali. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Chioggia, a scuola si canta “Di là dall’acqua” tra educazione e revisionismo della destra
Le alunne e gli alunni di una secondaria di primo grado di Chioggia, in Veneto, cantano una canzone dalle note melanconiche, Di là dall’acqua, il 10 febbraio (clicca qui per la notizia). Nel 1947, in quei giorni, iniziava l’esodo delle popolazioni di lingua italiana dalla Dalmazia. Finita la guerra, si ridisegnavano i confini fra vinti e vincitori, tracce, linee sulle mappe che sempre hanno prodotto drammi umani e ferite mai chiuse. La storia delle zone a ridosso dell’ex Jugoslavia è assai più complessa di come la propone nuovamente la destra al Governo da qualche anno, con alcune complicità della sinistra che vuol essere equanime, politicamente corretta, fino alla scorrettezza storica. Sappiamo infatti, grazie a chi la storia la fa sulle fonti (come ad esempio lo storico Eric Gobetti) e non con la propaganda, cosa patirono le popolazioni di quelle terre durante il fascismo, grazie alla sua opera di rieducazione italiota e all’istruzione balilla impartita nelle scuole.   La Compagnia dell’Anello, di cui ho dovuto cercare notizie perché sinceramente l’avevo relegata fra le nebbie fasciste e leghiste dell’operoso Veneto, è un gruppo musicale di estrema destra che – nato alla fine dei Settanta – scrisse un pezzo anche su Ian Palach, lo studente che si diede fuoco nel 1969 a Praga, davanti ai tank sovietici. Altra storia, di cui i gruppi di destra si sono impossessati. Oggi il gruppo sembra aver ritrovato un nuovo lancio grazie alle manovre guerriere e patriottiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dei ministeri della Difesa e degli Interni e alla stupidità degli/delle insegnanti che ripropongono in suoi brani. La Patria, la difesa dei confini nazionali, lo spirito guerriero fatto di obbedienza, di tenacia, di resilienza, e altre virtù soft, stanno avvelenando con tenace mitridatismo le scuole italiane. Così una suadente voce alla De Andrè racconta come l’acqua alla confluenza del Po con l’Adriatico portò in salvo i profughi istriani. Come da balletto abituale, la FLC CGIL chiede un’ispezione al Ministro Giuseppe Valditara che, sicuramente, manderà controllori tipo quelli inviati alle scuole che si sono attivate per la Palestina (clicca qui per leggere delle ispezioni). Chissà come se la caveranno, visto che si tratta di un bel caso di schizofrenia istituzionale, di doppio vincolo psichiatrico. Il sindaco Mauro Armelao, lista civica nata fra leghisti e forzaitalioti, difende la libertà di espressione, quella che nel periodo fascista si manteneva a litri di olio di ricino. Due note in conclusione. La scuola è intitolata a Galileo Galilei, che saggiò la protervia ottusa della chiesa del suo tempo, e dovette piegarsi alla sofisticata diplomazia di un cardinal Bellarmino, alla sua teoria del dubbio con cui trasse di impaccio il papato ma non lo scienziato dall’abiura e Giordano Bruno dal rogo. Ma oggi a scuola queste cosette di poco conto non si insegnano agli studenti, il MIM prescrive che si badi all’essenziale della storia patria, ai Romani, all’Impero e avanti con le otto competenze europee assai più utili nell’attuale momento economico-sociale. Altro, a latere, mi viene alla mente a proposito di acque, solcate per il gusto curioso di odisseo, per necessità, per commerci, per seppellire senza ricordo i nuovi profughi. Penso al film di Patricio Gúzman, El bóton de nácar (2015) distribuito in Italia con il titolo “La memoria dell’acqua“, docufilm sul Cile di Pinochet. In quegli anni l’Oceano riceveva i corpi degli avversari del regime, legati in stato di semicoscienza a pesanti pezzi di binario. E l’acqua, lambendo le coste, portava a riva bottoni di avorio delle giacche, scarpe, sciarpe. Forse, cosette così andrebbero fatte vedere ai nostri alunni e alle nostre alunne. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Mestre, 26 febbraio, Corso di formazione per docenti: “La pace è ancora un diritto?”
GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, DALLE ORE 8.30 AULA MAGNA LICEO ARTISTICO “M. GUGGENHEIM” DI MESTRE C.PO DEI CARMINI – DORSODURO Si svolgerà a Mestre (VE), giovedì 26 febbraio 2026, dalle ore 8.30 alle ore 13 presso l’aula Magna del Liceo Artistico “M. Guggenheim” di Venezia – Mestre C.po dei Carmini – Dorsoduro il Corso di Aggiornamento Regionale per tutto il personale della scuola (Valido ai fini dell’aggiornamento ex L.107/15) organizzato dal CESP del Veneto dal titolo “La pace è ancora un diritto?”. PROGRAMMA E RELATORI Ore 8.30/9.00: registrazione dei partecipanti 9.00 – 9.30 Lauso Zagato, Direttore onorario di Cestudir (Centro Studi sui diritti umani) Venezia Il diritto internazionale sotto attacco? Profili (anche storico- politici) e possibili sviluppi di una crisi 9.30 – 10.00 Carlo Tombola, tra i fondatori di Weapon Watch, già insegnante, autore di articoli e volumi sull’economia dei trasporti e sulla logistica militare Sulle strade delle armi Ore 10.00 – 10.15 Pausa caffè 10.15 – 10.45 Antonio Mazzeo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insegnante pacifista, autore del volume La scuola va alla guerra, Manifestolibri La scuola italiana in tempi di guerra. La militarizzazione dell’istruzione 10.45 – 12.00 – Proposte – da parte dei relatori – di attività didattiche di educazione alla Pace e ai diritti umani; 12:00 – 13:30 Domande, dibattito e chiusura dei lavori. Introduce e coordina il dibattito la prof.ssa Ambra Formenti – docente dell’I.I.S. “M. Polo – Liceo Artistico” di Venezia Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente. L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, è gradita l’adesione preliminare: mariamiseo@libero.it. Qui tutte le info. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Decreto flussi: due ordinanze cautelari del TAR Veneto su nulla osta e diniego di visto di ingresso
Il Tribunale Amministrazione Regionale per il Veneto è intervenuto con due importanti ordinanze cautelari in materia di ingresso per lavoro, affrontando sia il tema della gestione procedimentale da parte delle amministrazioni sia quello della competenza territoriale nei giudizi connessi. 1. REVOCA DEL NULLA OSTA E DECISIONI ALGORITMICHE Con una prima ordinanza, adottata su ricorso del datore di lavoro contro la Prefettura, il TAR ha sospeso la revoca del nulla osta, ordinando la rinnovazione dell’invio dei codici di conferma. Nel caso di specie, i codici erano stati trasmessi a un indirizzo PEC non più attivo, con la conseguenza che il termine di sette giorni per la conferma risultava inutilmente decorso. Circostanza, questa, che era stata tempestivamente segnalata dal consulente del lavoro, il quale aveva anche indicato il nuovo indirizzo PEC dell’impresa, senza tuttavia ricevere riscontro dall’Amministrazione. Il TAR ha ribadito principi di particolare rilievo, affermando che: * l’invio dei codici a una PEC inattiva non può far decorrere validamente il termine perentorio; * la comunicazione inserita nel Portale Servizi ALI, priva dei codici necessari, non è idonea a sostituire tale invio; * la revoca è stata adottata prima dello spirare del termine utile; * soprattutto, l’Amministrazione non ha indicato alcuna base normativa che consenta, nel rispetto del principio di “legalità algoritmica”, una gestione automatizzata del procedimento fino all’adozione di una decisione amministrativa. Il Collegio richiama espressamente la pronuncia T.A.R. Veneto, Sez. III, 21 ottobre 2025, n. 1845, valorizzando il limite all’automazione nei procedimenti amministrativi. T.A.R. per il Veneto, ordinanza n. 20 del 15 gennaio 2026 2. DINIEGO DI VISTO E COMPETENZA TERRITORIALE Con una seconda ordinanza, pronunciata su ricorso del lavoratore contro l’Ambasciata, il TAR Veneto ha affermato la propria competenza territoriale, escludendo quella del TAR Lazio. Il Collegio ha ritenuto che il diniego di visto costituisca un atto meramente consequenziale alla revoca del nulla osta, già impugnata dal datore di lavoro davanti allo stesso TAR Veneto. Da ciò deriva la connessione tra i due giudizi e la conseguente attrazione della competenza presso il medesimo giudice. T.A.R. per il Veneto, ordinanza n. 43 del 15 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Giovanni Barbariol per la segnalazione e il commento.