
La Humanity 1 bloccata per 60 giorni a Trapani per aver obbedito alla legge del mare
Progetto Melting Pot Europa - Saturday, February 14, 2026La nave di soccorso Humanity 1 è stata fermata per 60 giorni nel porto di Trapani. Il provvedimento, notificato il 13 febbraio, prevede anche una multa da 10mila euro. A renderlo noto è l’Ong tedesca SOS Humanity, che denuncia la criminalizzazione in corso e l’ulteriore stretta contro le operazioni civili di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il provvedimento riguarda un’operazione SAR in cui erano state soccorse 33 persone in pericolo e avvistati due cadaveri in acqua. Le autorità italiane contestano alla nave di non aver comunicato preventivamente con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico.
Nella sostanza, si tratta di una fotocopia del fermo notificato a marzo 2024, che sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Catanzaro, nel novembre 2025, hanno definito illegittimo, ribadendo che la cosiddetta Guardia Costiera libica non può essere considerata un’autorità legittima di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.
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Non è un caso che il fermo arrivi a poche ore dalla presentazione, da parte del governo Meloni, del disegno di legge che introduce la possibilità del cosiddetto “blocco navale” per le navi delle ONG, ennesima misura securitaria per cercare di impedirne l’ingresso nelle acque territoriali italiane dopo aver svolto una operazione di soccorso.

Su X il ministro dell’Interno Piantedosi ha subito rivendicato il provvedimento con un post di propaganda: «L’ONG ancora una volta – scrive – non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Non si tratta solo di una grave violazione della normativa ma di un comportamento irresponsabile che mette a rischio la vita stessa delle persone».
La replica di SOS Humanity non si è fatta attendere: «Il nostro equipaggio ha informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità con il diritto marittimo internazionale», ha dichiarato Viviana di Bartolo, coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso. «Abbiamo deliberatamente deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di protezione».
L’Ong ha poi aggiunto che si tratta della terza detenzione in tre mesi di una nave appartenente all’alleanza “Justice Fleet”. Nell’agosto 2025, ricorda, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso non governativa.
«Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga», ha affermato Marie Michel, esperta di politiche.
E’ il secondo fermo in tre mesi che SOS Humanity subisce: «Chiediamo il rilascio immediato della nostra nave di soccorso».
In precedenza era stata bloccata anche la Sea-Watch 5, una delle principali navi umanitarie operative nel Mediterraneo centrale. Con due grandi imbarcazioni ferme in porto, sottolinea infine l’organizzazione, si riduce ulteriormente la capacità di soccorso in un tratto di mare sempre più pericoloso.
Nel frattempo il numero delle persone migranti morte nel Mediterraneo centrale continua a crescere. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dall’inizio dell’anno almeno 484 persone risultano morte o disperse a seguito di diversi naufragi, spesso legati alla mancanza di soccorsi tempestivi.
Ma bilancio reale è purtroppo molto più grave. Numerosi sono infatti i naufragi “invisibili”, mai ufficialmente registrati. Tra questi, quelli denunciati da Refugees in Libya e Tunisia, insieme a Mediterranea, durante il ciclone Harry: un evento che può essere definito come una delle più grandi stragi degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale, con oltre un migliaio di persone disperse.