La Humanity 1 bloccata per 60 giorni a Trapani per aver obbedito alla legge del mare
La nave di soccorso Humanity 1 è stata fermata per 60 giorni nel porto di
Trapani. Il provvedimento, notificato il 13 febbraio, prevede anche una multa da
10mila euro. A renderlo noto è l’Ong tedesca SOS Humanity, che denuncia la
criminalizzazione in corso e l’ulteriore stretta contro le operazioni civili di
ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione, il provvedimento riguarda
un’operazione SAR in cui erano state soccorse 33 persone in pericolo e avvistati
due cadaveri in acqua. Le autorità italiane contestano alla nave di non aver
comunicato preventivamente con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico.
Nella sostanza, si tratta di una fotocopia del fermo notificato a marzo 2024,
che sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Catanzaro, nel novembre 2025,
hanno definito illegittimo, ribadendo che la cosiddetta Guardia Costiera libica
non può essere considerata un’autorità legittima di ricerca e soccorso nel
Mediterraneo.
Notizie/In mare
SOS HUMANITY VINCE LA SUA PRIMA CAUSA CONTRO IL FERMO ILLEGALE DI NAVI DI
SOCCORSO
La Corte d’Appello di Catanzaro conferma la sentenza del Tribunale di Crotone
Redazione
4 Novembre 2025
Non è un caso che il fermo arrivi a poche ore dalla presentazione, da parte del
governo Meloni, del disegno di legge che introduce la possibilità del cosiddetto
“blocco navale” per le navi delle ONG, ennesima misura securitaria per cercare
di impedirne l’ingresso nelle acque territoriali italiane dopo aver svolto una
operazione di soccorso.
Su X il ministro dell’Interno Piantedosi ha subito rivendicato il provvedimento
con un post di propaganda: «L’ONG ancora una volta – scrive – non ha rispettato
gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Non si tratta solo
di una grave violazione della normativa ma di un comportamento irresponsabile
che mette a rischio la vita stessa delle persone».
La replica di SOS Humanity non si è fatta attendere: «Il nostro equipaggio ha
informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità
con il diritto marittimo internazionale», ha dichiarato Viviana di Bartolo,
coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso. «Abbiamo deliberatamente
deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere
considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi
violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di
protezione».
L’Ong ha poi aggiunto che si tratta della terza detenzione in tre mesi di una
nave appartenente all’alleanza “Justice Fleet”. Nell’agosto 2025, ricorda, la
cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di
soccorso non governativa.
«Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e
veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene
sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga», ha
affermato Marie Michel, esperta di politiche.
E’ il secondo fermo in tre mesi che SOS Humanity subisce: «Chiediamo il rilascio
immediato della nostra nave di soccorso».
In precedenza era stata bloccata anche la Sea-Watch 5, una delle principali navi
umanitarie operative nel Mediterraneo centrale. Con due grandi imbarcazioni
ferme in porto, sottolinea infine l’organizzazione, si riduce ulteriormente la
capacità di soccorso in un tratto di mare sempre più pericoloso.
Nel frattempo il numero delle persone migranti morte nel Mediterraneo centrale
continua a crescere. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le
Migrazioni (OIM), dall’inizio dell’anno almeno 484 persone risultano morte o
disperse a seguito di diversi naufragi, spesso legati alla mancanza di soccorsi
tempestivi.
Ma bilancio reale è purtroppo molto più grave. Numerosi sono infatti i naufragi
“invisibili”, mai ufficialmente registrati. Tra questi, quelli denunciati da
Refugees in Libya e Tunisia, insieme a Mediterranea, durante il ciclone Harry:
un evento che può essere definito come una delle più grandi stragi degli ultimi
anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale, con oltre un migliaio di persone
disperse.