Protezione sussidiaria per il richiedente pakistano proveniente da Parachinar, zona di violenza indiscriminata e diffusa
Il Tribunale di Lecce ha accolto la domanda di protezione sussidiaria avanzata
da un cittadino pakistano originario di Parachinar, nel distretto di Kurram
(provincia di Khyber Pakhtunkhwa), riconoscendo la sussistenza del danno grave
ai sensi dell’art. 14, lett. c), d.lgs. n. 251/2007.
In punto di diritto, il provvedimento si inserisce nel solco tracciato dalla
giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo cui, in materia di protezione
sussidiaria:
“l’ipotesi della minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un
civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato
interno od internazionale non è subordinata alla condizione che lo straniero
fornisca la prova di essere interessato in modo specifico a motivo di elementi
che riguardino la sua persona, ma sussiste anche qualora il grado di violenza
indiscriminata che caratterizza il conflitto armato in corso, valutato dalle
autorità nazionali competenti, raggiunga un livello così elevato da far ritenere
presumibile che il rientro dello straniero lo sottoponga, per la sola presenza
sul territorio, al rischio di subire concretamente gli effetti della minaccia
(Cass., ord. n. 18130/2017)“.
LA SITUAZIONE NEL PAESE D’ORIGINE
A supporto del riconoscimento della protezione, il Tribunale ha attinto in modo
approfondito alle più recenti Country of Origin Information (COI), dalle quali
emerge un quadro di violenza indiscriminata e diffusa tale da comportare, per i
civili, un concreto rischio per la vita per la sola presenza nell’area.
Secondo i dati ACLED aggiornati ad aprile 2026, la provincia di Khyber
Pakhtunkhwa si conferma tra le aree del Pakistan maggiormente colpite da
violenza politica e militante. Le rilevazioni mostrano un incremento
significativo degli eventi violenti, degli attacchi a distanza e delle azioni
deliberate contro civili, in un contesto segnato dalla persistente attività di
gruppi armati – tra cui il Tehrik-i-Taliban Pakistan – e da dinamiche di
conflitto transfrontaliero con l’Afghanistan che contribuiscono a destabilizzare
ulteriormente la regione. I dati più recenti relativi al 2026 confermano la
continuità di tali fenomeni: attentati, attacchi esplosivi e azioni armate hanno
causato vittime anche tra la popolazione non combattente, con episodi registrati
già nei primi mesi dell’anno. Nel complesso, il controllo statale risulta
parziale e la capacità di prevenire gli attacchi appare significativamente
compromessa.
LA VIOLENZA SETTARIA NEL DISTRETTO DI KURRAM
Il caso in esame riguarda specificamente il distretto di Kurram, teatro di una
grave escalation di violenza settaria tra comunità sunnite e sciite. Sebbene
tale conflittualità non costituisca un fenomeno nuovo per l’area, le rinnovate
schermaglie avviate il 21 novembre 2024 hanno assunto proporzioni
particolarmente drammatiche.
In quella data, uomini armati hanno ucciso almeno 38 viaggiatori sciiti in
transito da Parachinar verso Peshawar, nell’area di Ochat (Lower Kurram). Nei
giorni immediatamente successivi si sono susseguiti attacchi incrociati tra
bande tribali, con incendi di mercati e aree residenziali. Il bilancio degli
scontri del 21, 22 e 23 novembre ha raggiunto 82 morti e 156 feriti, di cui 66
sciiti e 16 sunniti. Al momento del cessate il fuoco, imposto il 1° dicembre, il
totale delle vittime era salito a 130 morti e 186 feriti – con la precisazione
che il numero effettivo dei decessi potrebbe essere sensibilmente superiore,
stante la severa limitazione ai movimenti dei media imposta dal coprifuoco
governativo.
Di fronte a tale situazione, la Commissione per i Diritti Umani del Pakistan
(HRCP) ha definito quella in corso nella regione una “crisi umanitaria”, che ha
costretto numerose famiglie a fuggire verso altre zone del Khyber Pakhtunkhwa.
Nonostante la conclusione di un accordo di pace, gli attacchi non sono cessati.
Il 16 gennaio 2025, un convoglio di aiuti diretto verso Kurram è stato assalito
nei pressi di Bagan: 10 persone sono rimaste uccise, tra cui sei autisti, due
passeggeri e due militari. Il 17 febbraio 2025, un convoglio di 64 veicoli in
viaggio verso Parachinar è stato attaccato in più punti – nelle aree di Char
Khail, Uchit Baghan e Mandori – causando 9 morti, tra cui cinque membri delle
forze di sicurezza, e 15 feriti. Oltre 35 veicoli sono rimasti intrappolati
nella zona.
Pur avendo le autorità pakistane ricondotto la violenza agli scontri settari su
base territoriale, il quadro presenta una chiara componente terroristica. Il
giornalista Mushtaq Yousufzai, citando fonti locali in data 30 dicembre 2024, ha
sottolineato che gli attacchi non prendono di mira un gruppo religioso
specifico, ma colpiscono indiscriminatamente i residenti locali. In questo senso
risulta particolarmente significativo quanto pubblicato il 14 dicembre 2024 da
Voice of Khorasan, organo di Al-Azaim Media affiliato allo Stato Islamico della
Provincia di Khorasan (ISKP): il suo 35° editoriale ha esortato i giovani
sunniti a colpire la comunità sciita, incitando ad azioni di lupi solitari nella
regione e oltre, e criticando duramente TTP e talebani per non aver difeso i
sunniti a Kurram.
La pronuncia del Tribunale di Lecce, per la ricchezza delle COI richiamate e per
il rigore nell’applicazione dei principi elaborati dalla Cassazione, costituisce
un utile punto di riferimento per situazione analoghe di richiedenti asilo
proveniente da tale zona.
Tribunale di Lecce, decreto del 13 aprile 2026
Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento.
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