Aerospazio e militarizzazione: concorsi per le scuole con propaganda bellica

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Sunday, February 8, 2026

«L’aerospazio oggi a 61 anni dal lancio del primo satellite del Generale Broglio tra storia Aeronautica, tecnologia, passione, competenze e professionalità al servizio del Paese». In altri termini, l’Aerospazio nell’era della intelligenza artificiale: questo è il tema di un concorso bandito dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica con USR LAZIO per coinvolgere studenti e studentesse degli Istituti Aeronautici aderenti alla Rete degli Istituti Scolastici del ramo con indirizzo Trasporti e Logistica (conduzione del Mezzo Aereo), degli Istituti Aeronautici aderenti alla Rete Costruzioni Aeronautiche del ramo con indirizzo Trasporti e Logistica (articolazione Costruzione del Mezzo, opzione Costruzioni Aeronautiche). e delle Scuole Secondarie di Secondo Grado interessate.

Le classi potranno presentare i loro elaborati optando tra due aree (quella storico culturale e quella scientifica tecnologica), seguendo le indicazioni e gli orientamenti dell’Aeronautica Militare, che emergeranno da incontri presso importanti Reparti di Volo dell’Aeronautica Militare, il MUSAM o altre realtà storiche della Forze Armate e Centri di ricerca nazionali, nonché attraverso il coinvolgimento di realtà aziendali del settore aerospazio (tra le quali Leonardo Company, Avio Aereo, Thales Alenia Space).

Alla luce di queste premesse estrapolate fedelmente dal bando si capisce qualcosa in più sulle finalità di questo concorso che vede protagoniste aziende produttrici di armi.
Il militarismo e le politiche di riarmo si presentano in mille vesti agli occhi dei nostri giovani: la scuola è letteralmente assediata da offerte pseudo-culturali il cui scopo è promuovere la conoscenza di aziende produttrici di armi, tecnologie all’avanguardia, produzioni avveniristiche e destinate ad avere una facile presa su ragazzi minorenni ai quali la cruda realtà della guerra viene nascosta o presentata in termini fuorvianti, senza dubbio mai con il suo portato di morte, devastazione, distruzioni.

Invitiamo i genitori a prendere posizione contro la presenza dei militari nelle scuole, chiediamo alle e ai docenti, alle e agli student3 di boicottare questo tipo di iniziative, il cui fine è sdoganare nell’immaginario collettivo la quotidiana presenza delle imprese belliche viste ormai come naturale sbocco per il lavoro di domani.

In questa ottica pensiamo sia decisivo proporre altri percorsi didattici, ispirati agli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana, promuovendo, promuovendo attività improntate alla nonviolenza, al dialogo e alla pace tra i popoli. La scuola deve denunciare la mistificazione di presentare la riconversione produttiva nella direzione dell’industria bellica come unica alternativa a un futuro di crisi economica, disoccupazione, precarietà.

La scuola deve denunciare la foglia di fico del “dual use” e ricordare che le nuove tecnologie, presentate come neutrali, spesso sono impiegate in scenari di guerra, quando molte di esse (pensiamo ai droni, per fare un esempio legato all’ aeronautica) sono strumenti fondamentali per monitorare il nostro fragile territorio (pensiamo alla recente tragedia di Niscemi).
Educare le giovani generazioni al senso critico implica proporre un’ampia riflessione sul ruolo mai neutro della scienza, della ricerca e della tecnologia: si tratta di condurre un lavoro di “smascheramento” del messaggio e degli interessi dei poteri forti, anziché accettare supinamente proposte di attività appiattite su un bando di concorso come quello qui citato.

In conclusione: fare fronte comune contro la militarizzazione significa non solo opporsi all’ ingresso fisico dei militari nelle scuole, ma anche vigilare contro una penetrazione più subdola della cultura di guerra nel sistema di istruzione.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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