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Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né la motivazione né lo scopo di tale rilevazione. Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato, con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole (…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di “assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini. Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24 febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022). Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni, e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà forse un altro aspetto. Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico, politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina profuga di guerra. Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole addirittura all’antisemitismo. E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele
Il Comitato promotore “Roma sa da che parte stare” depositerà in Campidoglio una Proposta di Delibera di Iniziativa Popolare finalizzata all’interruzione immediata di ogni rapporto fra Roma Capitale e lo Stato di Israele. La conferenza stampa di presentazione della Delibera Popolare si terrà Venerdì 23 gennaio, ore 12.00 Piazza del […] L'articolo Interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele su Contropiano.
Lettera aperta al Dirigente di un Liceo: rivendichiamo il diritto al pluralismo educativo
In attesa che il MIM faccia chiarezza sugli scopi di quella che a prima vista si presenta come una vera e propria schedatura a livello nazionale di studenti/esse palestinesi di ogni ordine e grado fino agli adulti, allievi di corsi di italiano L2, proponiamo una lettera aperta ad un preside della provincia di Roma che, pur in presenza di una tragedia storica come quella che sta avvenendo sotto i nostri occhi, impotenti a Gaza e in Cisgiordania, ha fatto rimuovere, per ben due volte, accanto alle bandiere di Unione Europea, Italia e Regione Lazio, quella palestinese appellandosi alle normative che regolerebbero il cosiddetto “cerimoniale”. Di fatto, questo gesto nonviolento, pacifico e rispettoso delle altre bandiere che si sono ritrovate accanto e non sostituite da quella palestinese, è stato considerato letteralmente un “atto illecito”. La lettera è anche il pretesto per elencare una serie di fatti, in comune con tante altre scuole in Italia che vanno dalla assurdità dell’obbligatorietà imposta dal ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, di un contraddittorio ogni qualvolta venga invitato/a un “ospite” esterno, fino al divieto di divagare intorno a temi politici durante i collegi-docenti, fino agli esempi di quotidiana militarizzazione della formazione. Egregio sig. Preside, il nostro Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha recentemente inviato questa circolare/nota a tutti gli istituti all’attenzione dei dirigenti e quindi anche alla sua: * Numero della nota: n. 5836 * Data di emissione: 7 novembre 2025 * Oggetto della nota: Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche — indica alle scuole di organizzare eventi e dibattiti su temi di rilevanza sociale o politica garantendo pluralismo di opinioni e pensiero critico anche attraverso un contraddittorio tra diverse posizioni Nelle aree esterne del nostro Istituto sono presenti diversi alberi di ulivo inserite nel contesto del cosiddetto Giardino dei Giusti, dove ogni anno viene attuata la raccolta delle olive con la collaborazione del plesso agrario. Questa iniziativa dall’alto valore simbolico, oltre che didattico, per i ragazzi e le ragazze dell’agrario viene ogni anno pubblicizzate e diffusa anche sui mass media come attività a favore della Pace e del rispetto tra i popoli. Elenco qui di seguito la lista delle targhe, presenti nel giardino che ricordano alcuni personaggi della storia: 1. Jan Karski – Messaggero della verità sulla Shoah: cercò di avvertire le potenze alleate dell’Olocausto e del destino degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Gariwo 2. Franca Jarach – Sopravvissuta alla Shoah; la sua storia è spesso legata al ricordo della persecuzione antisemitismo 3. Emanuele Stagnaro – Comandante della nave Esperia che simulò di non “vedere” per salvare circa 1500 ebrei durante le deportazioni. 4. Gino e Esterina Scarlatti – Coppia che offrì rifugio ad ebrei durante la Shoah. 5. Gino Bartali – ciclista italiano che, con l’aiuto di documenti falsi e reti di aiuto, contribuì a salvare ebrei sotto persecuzione. 6. Giorgio Perlasca – Si finse console onorario spagnolo e salvò circa 5 000 ebrei ungheresi nei campi di Budapest. La raccolta delle olive e quindi la produzione dell’olio ampiamente comunicate pubblicizzata verso l’esterno è svolta ogni anno tra gli ulivi del Giardino di Giusti rappresenta, appunto, uno di questi “eventi” indicati dal ministro Valditara ed in ogni caso, gli ulivi stessi e le targhe dei Giusti rappresentano perennemente una manifestazione di un pensiero politico (che non vuol dire partitico). La Scuola stessa, per definizione, sul piano sociologico e filosofico è un luogo politico e di elaborazione di un pensiero politico e il fatto stesso di “andare” e relazionarsi in un luogo come, appunto, la scuola, è di per sé un fatto politico. Le domande che le rivolgo sono quindi: 1) quale contraddittorio o a quale voce riequilibrante, Lei ha dato spazio rispetto alla Shoah? 2) Di fronte allo sradicamento, con i bulldozer, non solo delle case dei palestinesi a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania ma anche di una pianta, altamente simbolica e al centro della cultura stessa palestinese, appunto l’ulivo, quale simbolo o quale attività ha promosso per ricordare per esempio il genocidio a Gaza e la pulizia etnica attualmente in corso mentre io sto scrivendo in Cisgiordania? Egregio sig. Preside, l’Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (ISGAP) ha recentemente svolto attività di formazione agli appartenenti alla Polizia di Stato, durante i quali si sono analizzati, in maniera molto critica e a volte apertamente negazionista, i concetti di genocidio e di apartheid: nella nostra scuola si sono svolte delle attività extracurriculari su alcuni temi indubbiamente cruciali sul piano sociale e pedagogico che rientrano nei seguenti progetti nazionali: 1) progetto Icaro che, in sintesi, intende educare al corretto comportamento soprattutto alla guida di autoveicoli durante il tempo libero. 2) progetto Scuole sicure contro il bullismo e il cyberbullismo. Entrambi i progetti sono portati avanti con agenti della Polizia di Stato che in alcuni casi si sono presentati nel nostro Istituto con la volante (la cosiddetta pantera) parcheggiata proprio di fronte l’ingresso e indossando la propria divisa d’ordinanza. Domande: 1) Chi abbiamo invitato per proporre ai nostri studenti e alle nostre studentesse un’analisi del bullismo e del cyberbullismo che possa andare al di là del concetto di deterrenza che purtroppo viene consapevolmente confuso con il termine di prevenzione? 2) Gli operatori, tutti i sociologi o psicologi del Telefono azzurro, sono stati individuati come soggetti aventi titolo a parlare di questi temi essendo a contatto non solo quando accade un fatto grave, omicidio o violenza ma h24 ascoltando le sofferenze dei ragazzi e delle ragazze? 3) Non rappresentano forse questi una valida alternativa o quantomeno una voce diversa da quella dei poliziotti/e in divisa? 4) Allo stesso modo il progetto che riguarda la sicurezza stradale e i comportamenti a rischio perché non affrontarla con esperti dell’Automobil Club Italiano o anche da psicologi o sociologi che da anni studiano i comportamenti a “rischio” e le varie forme di devianza? L’esposizione della bandiera palestinese, peraltro deliberatamente esposta la seconda volta con il colore nero rivolto verso il suolo a significare il ricordo delle decine di migliaia di vittime già sotto terra oggi o in procinto di esserlo nel momento stesso in cui sto scrivendo, credo che sia un gesto nonviolento, pacifico e silenzioso che va nella direzione di quel “bilanciamento” delle opinioni richiesto proprio dal nostro ministro. Nel caso specifico, peraltro, in linea del tutto teorica, potrebbe accadere nel caso in cui si parlasse di antisemitismo e di Shoah a scuola, che qualcuno fosse tentato di chiamare un rappresentante del movimento neonazista italiano o un esperto che ci parlasse delle motivazioni alla base del genocidio degli ebrei e dell’eliminazione dei loro corpi nei forni. L’esposizione della bandiera, invece, non ha nulla a che vedere con questa visione purtroppo molto semplicistica, ma altamente populista e foriera di voti per le politiche del 2027 del nostro ministro Giuseppe Valditara. Trovo inoltre molto grave, per concludere, che l’istituto “Leonardo da Vinci” con alcune sue classi, dopo aver partecipato a un incontro/convegno organizzato gratuitamente per i nostri studenti dall’Università Europea di Roma sull’intelligenza artificiale e i suoi risvolti nella società, sia stata poi invitata dall’università stessa, a partecipare anche ad un successivo incontro “gratuito” di orientamento, proprio nel periodo-chiave in cui le famiglie, le ragazze e i ragazzi si orientano, appunto, per la scelta universitaria. Che questo venga fatto surrettiziamente nel quadro di un’uscita didattica, da parte di una istituzione privata le cui rette vanno da un minimo di 3.000 euro fino a oltre 10.000, rilevo anche qui un contrasto con le indicazioni proprio del nostro ministro. In questo caso l’alternativa è molto semplice e potrebbe essere il salone dello studente che ogni anno viene organizzato all’EUR e dove sono presenti istituzioni informative private e pubbliche, scuole militari ecc.. Ricordo inoltre, come già ho avuto modo di esprimermi durante un collegio docenti che l’Università europea di Roma (UER) è collegata all’organizzazione religiosa “reazionaria” e integralista cattolica, denominata Miles Christi che, non a caso, ha uno dei suoi studentati a Roma proprio accanto all’università e che l’intelligenza artificiale è al centro di quel tragico equivoco denominato “dual-use“: vista l’enfasi che viene posta sulle virtù salvifiche dell’intelligenza artificiale, ampiamente utilizzata, appunto, in campo militare o per il controllo sociale in termini addirittura predittivi, il personale esperto che possa parlare, in modo equilibrato e consapevole con nostri studenti, deve essere accuratamente scelto e non può essere certo la vicinanza geografica al nostro Istituto o un servizio “gratuito” come l’orientamento alla scelta universitaria ad orientare la scelta. Per concludere, augurandole buona giornata e inviandole un cordiale saluto, chiedo che mi vengano gentilmente restituite entrambe le bandiere che in due occasioni ho provveduto personalmente a fissare accanto a quelle istituzionali, infrangendo deliberatamente le indicazioni del cosiddetto cerimoniale delle istituzioni pubbliche, in considerazione di quanto sopra detto, ma anche della gravità della situazione in Palestina di cui tutti noi siamo complici. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Contro l’aggressione squadrista al Colosseo
Costruiamo la solidarietà tra le giovani generazioni e conquistiamoci un futuro! L’altro ieri sera una vergognosa aggressione razzista e squadrista è avvenuta nei confronti di un gruppo di ragazzi egiziani nei pressi del Colosseo. Insulti razzisti, caschi, coltellate e ospedale. Il contesto in cui viviamo, avvelenato da una propaganda mediatica […] L'articolo Contro l’aggressione squadrista al Colosseo su Contropiano.
Roma. Raid razzista al Colosseo. Feriti giovani di origine araba
L’altro ieri sera c’è stata una vergognosa aggressione razzista e squadrista è avvenuta nei confronti di un gruppo di ragazzi egiziani nei pressi del Colosseo. Una ventina di persone li hanno attaccati con insulti razzisti, caschi, coltellate e ricoveri in ospedale. La spedizione punitiva sembra sia avvenuta nella psicosi della […] L'articolo Roma. Raid razzista al Colosseo. Feriti giovani di origine araba su Contropiano.
Discriminazione nelle scuole: nota USR Lazio chiede schedatura “alunni/studenti palestinesi”
Di inaudita gravità è la nota emanata in data 8 gennaio 2026 dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio – Ambito territoriale di Roma, con la quale si chiede alle scuole di rilevare alunni e alunne palestinesi iscritti per l’anno scolastico in corso. Nel documento non sono esplicitate la ratio e la finalità di questa richiesta, la cui finalità è tuttavia drammaticamente chiara: introdurre una sorta di “schedatura” all’interno delle scuole, che per loro natura e vocazione dovrebbero bandire qualsivoglia tentativo di discriminare le studentesse e gli studenti. Non è dato sapere, al momento, se questa richiesta sia legata a pressioni o sollecitazioni del Governo e del Viminale, ma è un intervento inaccettabile e pretestuoso. Non vorremmo che fosse in atto una pericolosa equiparazione tra comunità palestinese e terrorismo o che si procedesse a una schedatura generalizzata di tutta la comunità palestinese presente sul territorio nazionale, magari (e non è un’ipotesi peregrina) su indicazione dello Stato di Israele (e non sarebbe la prima volta che i servizi segreti di Tel Aviv agiscono in spregio alla sovranità nazionale). LA NOTA DELL’USR È NON SOLO DISCRIMINATORIA, MA SOCIALMENTE PERICOLOSA E RAPPRESENTA UN PRECEDENTE IN APERTA VIOLAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI, IN PARTICOLARE DELL’ARTICOLO 3. Le scuole non sono uno strumento di controllo delle comunità migranti, ma luoghi da cui la discriminazione è bandita per favorire processi di integrazione e inclusione a tutela della crescita culturale ed umana di studenti e studentesse. É evidente come a seguito dell’imponente ondata di partecipazione da parte di docenti, studentesse e studenti alle mobilitazioni autunnali di condanna del genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla si sia diffuso nelle scuole un clima poliziesco, volto a intimidire la comunità scolastica e tutte le sue componenti e a mettere a tacere non solo le voci dissenzienti, ma perfino una libera discussione: come abbiamo più volte sottolineato, questo Governo ha come obiettivo imbavagliare il mondo della conoscenza e opera scientemente in questa direzione. La nota qui in esame si inserisce in un contesto nel quale l’inasprimento della repressione del dissenso è all’ordine del giorno, se consideriamo che il 14 gennaio il Ministero dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha presentato un nuovo e corposo “pacchetto sicurezza”, alla cui analisi ci dedicheremo a stretto giro. É però degno di nota che alcuni dei provvedimenti proposti siano esplicitamente volti alla criminalizzazione del mondo giovanile, e questo ci riconduce al mondo della scuola, che per sua intrinseca vocazione dovrebbe operare nella direzione dell’integrazione e non certo della ghettizzazione e censimento su base etnica, che rappresenterebbe peraltro un pericoloso precedente nonché un’inquietante riedizione di norme che nel 1938 partirono anche dalle scuole nell’intento di “identificare” un gruppo etnico, isolandolo rispetto al resto della cittadinanza e facilitandone in tal modo la persecuzione. Rileviamo, infine, un aspetto paradossale della questione, che richiederebbe analisi ben più approfondite: mentre da una parte si negano l’esistenza e la legittimità di uno Stato di Palestina, si ammette l’esistenza di cittadini e cittadine palestinesi quando questa “identità” è funzionale al loro controllo e alla loro discriminazione. Alla luce di queste considerazioni, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università richiede il ritiro della nota, la presenza del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in Parlamento per fornire spiegazioni, un chiarimento pubblico sulla intera vicenda per evitare, in futuro, il ripetersi di simili iniziative. Chiediamo una sollevazione generalizzata e un atto di disobbedienza civile da pare del mondo della scuola, che in tutte le sue componenti superi le divisioni interne, le diverse appartenenze sindacali, la divisione tra docenti e non docenti, genitori, studentesse e studenti: UNIAMOCI E OPPONIAMOCI STRENUAMENTE A QUESTO INCONCEPIBILE ATTO DI VIOLAZIONE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI E UMANI E FACCIAMO SÌ CHE LE SCUOLE ANCORA UNA VOLTA TORNINO A ESSERE BALUARDO DELLA GIUSTIZIA E DELLA DEMOCRAZIA. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma può scegliere di non essere complice di Israele
E’ nata la rete “Roma sa da che parte stare”, aperta a tutte le realtà che vogliono concretamente appoggiare la lotta di liberazione del popolo palestinese, che promuove una raccolta firme per una Delibera di Iniziativa Popolare volta a interrompere ogni rapporto tra Roma Capitale e lo Stato di Israele. […] L'articolo Roma può scegliere di non essere complice di Israele su Contropiano.
Lettera genitori di una scuola di Roma: difendiamo la Pace contro il militarismo
PUBBLICHIAMO UNA LETTERA GIUNTA ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ DA PARTE DI UN GRUPPO DI GENITORI DI UNA SCUOLA DI ROMA PREOCCUPATI PER LA DERIVA BELLICISTA E LA PROPAGANDA DI GUERRA NEI LUOGHI DELLA FORMAZIONE, NEL SOLCO DEL LAVORO CHE L’OSSERVATORIO CONDUCE ORMAI DA DIVERSI ANNI. Siamo un gruppo di genitori di un liceo classico di Roma; durante le vacanze di Natale abbiamo appreso da una comunicazione pubblicata sul registro elettronico che per il 15 e il 20 gennaio 2026 sono stati organizzati dalla scuola degli incontri dal titolo “Orientamento carriere in divisa e facoltà universitarie con AssOrienta”. Da notare che non è stata emanata alcuna circolare per questi eventi, né una “comunicazione”: è possibile rinvenirla solo nella sezione “Orientamento in uscita” del sito ufficiale del liceo. La comunicazione ci ha molto allarmati in quanto genitori e in quanto cittadini di una Repubblica che ripudia la guerra (art.11 Costituzione Italiana) e di una Regione che ha una specifica legge, la n.12 del 17/07/2019, che promuove una cultura di pace e la diffusione dei diritti umani. La scuola, in qualità di istituzione repubblicana e democratica deve fondare la sua attività quotidiana all’insegna del principio della Pace (“se vuoi la pace, prepara la pace”) rifiutando consapevolmente invece, tutte quelle attività e occasioni che hanno come obiettivo di riarmare eserciti e menti (“si vis pacem, para bellum”). La nostra preoccupazione, basata anche sulla situazione internazionale che vede in questo momento storico il ripresentarsi di condizioni e volontà politiche che spingono plausibilmente verso pericolosi scenari bellici anche in Europa attraverso un piano straordinario di riarmo, e che vogliono reinserire la leva militare per i/le giovani, trova riscontro in molteplici atti e norme internazionali, quali la Carta delle Nazioni Unite che si apre definendo la guerra come ‘flagello’, nonché l’Articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che perentoriamente prescrive: “Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve essere vietata dalla legge”. Facendo proprio questo patrimonio di principi e di diritti consolidati nella cultura democratica del nostro Paese, il Consiglio d’Istituto della nostra scuola ad ottobre 2025 ha approvato una delibera in cui testualmente si raccomanda di “evitare la presenza nel nostro Istituto di attività nell’ambito dell’ex PCTO e nell’ambito dell’Orientamento di associazioni o aziende legate all’industria bellica o al sistema di apartheid israeliano”. L’iniziativa di “Orientamento alle carriere in divisa” attraverso AssOrienta comunicata dalla scuola si pone pertanto in contrasto con quanto deliberato dal Consiglio d’Istituto e dalla vocazione storica del nostro liceo, che fin dalle origini è stato sempre schierato contro la guerra e la militarizzazione della cultura. MA CHI È ASSORIENTA? Chi c’è dietro quest’associazione privata cui il nostro liceo si rivolge per orientare i nostri figli e le nostre figlie? Qual è l’orizzonte culturale in cui si muove, quali sono i suoi reali interessi economici? AssOrienta si presenta a prima vista come un’associazione neutrale poiché promuove anche altri percorsi, ma di fatto il suo obiettivo principale sono le cosiddette “carriere in divisa”, in cui è specializzata da anni (si guardi l’homepage https://www.assorienta.it).
Solidarietà & militarizzazione: approcci educativi e diseducativi in una scuola romana
Grande sorpresa ha suscitato la bandiera palestinese fissata accanto a quella italiana e dell’Unione Europea all’Istituto “Leonardo da Vinci” di Maccarese-Fiumicino. Questo semplice simbolo di solidarietà, di pace e nonviolenza, rivolto al popolo palestinese, infatti, bilancia parzialmente le numerose attività extracurricolari di stampo “legalitario” o giustizialista dell’istituto che, pur avendo nel suo piano dell’offerta formativa l’indirizzo “Scienze Umane”, non perde mai occasione di organizzare incontri di interesse sociale con militari o appartenenti alle forze di Polizia, addirittura con la Polizia Penitenziaria come quello in occasione dell’ultima giornata nazionale dedicata alla Legalità che vuole ricordare la memoria delle stragi di Capaci e via D’Amelio (Clicca qui). L’approccio è sempre quello basato su una visione fuorviante del concetto di “prevenzione” che, in realtà, si basa su quello di “deterrenza” e di semplice rispetto delle norme di legge più che di ragionevole osservanza di relazioni improntate alla pace, alla tolleranza e al rispetto della persona umana al di là delle leggi che le regolano e soprattutto delle sanzioni previste per i trasgressori. Si tratta di un approccio che certamente non allena le giovani generazioni a ragionare sugli squilibri sociali che portano alla devianza, a riconoscere in anticipo quali possano essere le traiettorie e le cause che inevitabilmente portano alla devianza, come la disuguaglianza nella ripartizione delle risorse e nell’accesso all’istruzione, constatando che peraltro, in Italia, questo principio costituzionale è disatteso e in paradossale antitesi alla nuova dicitura del Ministero dell’Istruzione che si fregia del termine “merito” vede una ministra dell’Università Annamaria Bernini ricalcare fedelmente, dopo essersi laureata e instradata nella carriera accademica nello stesso ateneo, le orme del padre ex-ministro (1994-1996), come lei (2011) ma in anni differenti, sotto il governo Berlusconi. Sempre con questo approccio, all’IIS “Leonardo da Vinci” si sono susseguiti negli anni gli incontri con i poliziotti che hanno affrontato e affrontano tuttora, quasi fosse un rituale ormai assodato, il tema del bullismo o del cyberbullismo – oggi inquadrati nel più ampio progetto “Scuole Sicure” – evitando, invece, di chiamare a relazionarsi con i ragazzi, gli esperti, per esempio, del Telefono Azzurro (2023 clicca qui) (2025 clicca qui) oppure dei giovani hacker o informatici esperti di “Deep web” o di cyber-security. Ma le strade per affrontare, sempre col medesimo approccio, il bullismo, alle volte si fa più sofisticato come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (2024 clicca qui) in cui l’architrave accademica è certamente solida, grazie alla sua fondatrice e presidente, la nota pedagogista, Giovanna Pini, ma che all’atto pratico, si esprime attraverso interventi molto coreografici basati sulla metodologia del “teatro pedagogico”: dei giovani attori mettono in scena dei monologhi in cui giocano il ruolo di ex-studenti, vittime di bullismo e che alla fine dello spettacolo rivelano la loro vera identità dopo essere entrati, quindi, in empatia con il pubblico dei giovani studenti e studentesse. Il progetto propone parallelamente alle consulenze di tipo psicologico, per il sostegno all’autostima e al superamento dei traumi, una sovrabbondanza di riferimenti legalitari e/o contatti legali quali “salvagente” contro eventuali abusi subiti in classe a partire da colui, definito come la “colonna portante legale dell’associazione”, l’avvocato Eugenio Pini, da non molto scomparso e figura, quasi “storica”, di primo piano nella difesa di poliziotti e carabinieri, a volte implicati in fatti di abusi in divisa. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Quando la Patria chiama. Sull’opuscolo distribuito nella Regione Lazio
Nel 2002 Francesco Storace, Presidente della Regione Lazio (2000-2005), inviò a tutte le scuole primarie un cofanetto contenente una bandiera italiana, una registrazione dell’Inno di Mameli, il simbolo delle Regione, un libretto di storia. Il tutto accompagnato da una lettera ai Dirigenti Scolastici in cui li si invitava a consegnare il pacco-regalo ai bambini di quinta perché “[…] si vivifichi e ponga radici in loro, fin dalla primissima infanzia, il sentire di quei valori immortali […]” – inoltre ricordava che tale simbologia, rispondeva – “[…]  agli alti richiami del Presidente della Repubblica (Carlo Azeglio Ciampi) […]”. Nella scuola da me diretta rimandammo al mittente gli scatoloni ma, con una lettera rivolta alle famiglie spiegammo le motivazioni del rifiuto, commentando il vaniloquio fascistoide della nota inviata. Del resto, Francesco Storace appartenne ad Alleanza Nazionale fino al 2007, fondò successivamente la Casa delle Libertà, sottotitolo Berlusconi, al cui governo partecipò come Ministro della Salute. Appartiene tuttora a gruppuscoli della destra. La deriva politica iniziata alla fine degli anni Ottanta, lo sfilacciarsi della sinistra italiana, porta ai nostri giorni, giorni, di nuovo in divisa orbace, con ben poca capacità reattiva da parte di quel che resta di opposizione. Il dono che oggi arriva alle scuole primarie è l’album da colorare We GIL, acronimo di Gioventù Italiana Littoria, ancora e sempre We, NOI (clicca qui per il video). Qualche annotazione sommaria forse aiuta i/le non romani/e a capire il senso della segnalazione. La Casa GIL venne edificata a Trastevere, all’angolo fra via Induno e largo degli Ascianghi, nel 1933, in stile razionalista. Nel 1997 una parte diventa il cinema Induno. Occupato successivamente dal centro sociale ex America (cinema a luci rosse del quartiere) subisce uno sgombero forzoso nel 2015, provvedimento poliziesco a cui ormai sembriamo abituati. Dopo varie vicende giudiziarie fra proprietà mista pubblica/privata e occupanti, dal 2018, restaurato l’intero edificio, il cinema diventa il Troisi, con un contatto di gestione di 12 anni. Una parte resta centro sportivo, un’altra sede di eventi culturali (i dettagli si possono ricavare dal sito del cinema). Il bozzetto del GIL da colorare – che grafica orribile il libretto! –  non a caso è della facciata principale dell’edificio che affaccia su Largo degli Ascianghi, luogo mitico per gli amanti del cinema, visto che l’ex dopolavoro del Monopolio di Stato ospita la sala Nuovo Sacher del regista Nanni Moretti, su cui campeggia, attualmente, un enorme Netanyau criminale pazzo. Non ricordo se le scritte fasciste sulla facciata inneggianti alla guerra, e che il disegno segna in neretto, furono rimosse durante il restauro e poi ripristinate come insegna di valore storico dell’architettura del trentennio. Come si può vedere nel video, per i Baby Balilla, ci sono altre immagini edificanti: una M campeggia su una pagina appena abbozzata (cartina del Sud America?!), un’altra mostra sei mezzi busti di personaggi dell’antichità. Su questo ultimo aspetto va sottolineato che i manuali di storia, non solo delle elementari, sono spesso una sequela di guerre, conquiste dell’Occidente per esportare cultura e tecnologia ai barbari e, ovviamente, profili di condottieri, principi, imperatori come fautori della storia del mondo, mondo semplificato, ridotto al solo lato Est del planisfero.  Pino Arlacchi, tracciando un parallelo fra quanto prescrive L’arte della guerra del cinese Sun Tzu (Mondadori, 2003), di ispirazione taoista-confuciana-buddista, e quella di tradizione greco-romana, scrive: “Ai giovani cinesi non sono mai stati proposti personaggi equivalenti ad Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone come figure da ammirare e imitare. Ai generali cinesi non vennero dedicati archi di trionfo, e non c’era culto dell’eroe combattente. […] Le prescrizioni di Sun Tzu sono l’esatto opposto di quelle di Clausewitz [… la cui teoria] è il culmine del modo occidentale di fare la guerra: l’annientamento delle forze nemiche come scopo e principio fondamentale dello scontro” (P. Arlacchi La Cina spiegata all’occidente, Fazi ed. 2025 pp 86/89). I/le nostri/e giovani sono sottoposti/e al mitridatismo operato con la peggiore propaganda, una lenta immunizzazione dai veleni dell’odio, la logica amico-nemico come farmaco per il “male oscuro dell’Occidente” (P. Arlacchi La Cina… cit, pag 89). Come disintossicante, come lato buono del pharmakon, si continuano strade di educazione alla pace in molte scuole. Non sono progetti, nel senso artificiale, posticcio, assunto oggi dal termine, ma lente acquisizioni quotidiane della capacità di elaborare il conflitto, di accettare le differenze. Due segnalazioni – fra moltissime – per un insegnante ai/alle cui alunni/e sia stato recapitato il famigerato album WeGIL, da Barbara Bertani, Maestra in Reggio Emilia: Davide Calì, Serge Bloch, Il nemico. Una storia contro la guerra, Terre di Mezzo, 2023, un piccolo racconto illustrato; Nicola Davies, Rebecca Cobb, Il giorno che venne la guerra, Ed. Nord Sud 2018, album illustrato e audiolibro. Dai sei anni in su, come sempre per la buona letteratura. Reneta Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università