Tag - propaganda bellicista

Aerospazio e militarizzazione: concorsi per le scuole con propaganda bellica
«L’aerospazio oggi a 61 anni dal lancio del primo satellite del Generale Broglio tra storia Aeronautica, tecnologia, passione, competenze e professionalità al servizio del Paese». In altri termini, l’Aerospazio nell’era della intelligenza artificiale: questo è il tema di un concorso bandito dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica con USR LAZIO per coinvolgere studenti e studentesse degli Istituti Aeronautici aderenti alla Rete degli Istituti Scolastici del ramo con indirizzo Trasporti e Logistica (conduzione del Mezzo Aereo), degli Istituti Aeronautici aderenti alla Rete Costruzioni Aeronautiche del ramo con indirizzo Trasporti e Logistica (articolazione Costruzione del Mezzo, opzione Costruzioni Aeronautiche). e delle Scuole Secondarie di Secondo Grado interessate. Le classi potranno presentare i loro elaborati optando tra due aree (quella storico culturale e quella scientifica tecnologica), seguendo le indicazioni e gli orientamenti dell’Aeronautica Militare, che emergeranno da incontri presso importanti Reparti di Volo dell’Aeronautica Militare, il MUSAM o altre realtà storiche della Forze Armate e Centri di ricerca nazionali, nonché attraverso il coinvolgimento di realtà aziendali del settore aerospazio (tra le quali Leonardo Company, Avio Aereo, Thales Alenia Space). Alla luce di queste premesse estrapolate fedelmente dal bando si capisce qualcosa in più sulle finalità di questo concorso che vede protagoniste aziende produttrici di armi. Il militarismo e le politiche di riarmo si presentano in mille vesti agli occhi dei nostri giovani: la scuola è letteralmente assediata da offerte pseudo-culturali il cui scopo è promuovere la conoscenza di aziende produttrici di armi, tecnologie all’avanguardia, produzioni avveniristiche e destinate ad avere una facile presa su ragazzi minorenni ai quali la cruda realtà della guerra viene nascosta o presentata in termini fuorvianti, senza dubbio mai con il suo portato di morte, devastazione, distruzioni. Invitiamo i genitori a prendere posizione contro la presenza dei militari nelle scuole, chiediamo alle e ai docenti, alle e agli student3 di boicottare questo tipo di iniziative, il cui fine è sdoganare nell’immaginario collettivo la quotidiana presenza delle imprese belliche viste ormai come naturale sbocco per il lavoro di domani. In questa ottica pensiamo sia decisivo proporre altri percorsi didattici, ispirati agli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana, promuovendo, promuovendo attività improntate alla nonviolenza, al dialogo e alla pace tra i popoli. La scuola deve denunciare la mistificazione di presentare la riconversione produttiva nella direzione dell’industria bellica come unica alternativa a un futuro di crisi economica, disoccupazione, precarietà. La scuola deve denunciare la foglia di fico del “dual use” e ricordare che le nuove tecnologie, presentate come neutrali, spesso sono impiegate in scenari di guerra, quando molte di esse (pensiamo ai droni, per fare un esempio legato all’ aeronautica) sono strumenti fondamentali per monitorare il nostro fragile territorio (pensiamo alla recente tragedia di Niscemi). Educare le giovani generazioni al senso critico implica proporre un’ampia riflessione sul ruolo mai neutro della scienza, della ricerca e della tecnologia: si tratta di condurre un lavoro di “smascheramento” del messaggio e degli interessi dei poteri forti, anziché accettare supinamente proposte di attività appiattite su un bando di concorso come quello qui citato. In conclusione: fare fronte comune contro la militarizzazione significa non solo opporsi all’ ingresso fisico dei militari nelle scuole, ma anche vigilare contro una penetrazione più subdola della cultura di guerra nel sistema di istruzione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Restituire valore alle biblioteche: più libri, meno propaganda di guerra
Una biblioteca pubblica e/o privata, prima dell’attuale decadenza, soprattutto per il disinvestimento dei governi e delle amministrazioni locali in “cultura”, la concorrenza dei social e delle forme sostitutive di informazione realizzate dalla Intelligenza Artificiale, emanava un’aura particolare, di luogo protetto e affascinante. Un’atmosfera che veniva dai libri che, consultati, studiati, presi in prestito, costituivano il patrimonio a cui fare capo per capire il Mondo. La manipolazione del libro portava le tracce di coloro che già lo avevano letto, spesso sottolineando parole e frasi, annotando in margine, un segno della propria presenza di lettore anonimo, anche se era pratica non conforme alle regole d’uso. Nel film 84 Charing Cross Road (1987), la protagonista cerca e legge solo di libri usati, ne ama i segni impressi dalla mano altrui e, dunque, il pensiero incarnato nella lingua letta. Maria Moliner, autrice del primo vocabolario di lingua spagnola a uso popolare, promosse le biblioteche circolanti nella Spagna dell’ultima Repubblica, soprattutto in Andalucía dove l’analfabetismo soprattutto femminile toccava quasi il 100%100. Il fatto che la biblioteca in questione (nella segnalazione inviataci da Cremona) sia comunale starebbe a ricordarne gli aspetti di partecipazione attiva della cittadinanza, di luogo culturale a cui i fruitori concorrono, formandosi allo spirito critico, dubbioso, tipico del buon lettore. Il cittadino cremonese, il cives, deve invece essere grato del servizio rivolto alla collettività grazie alla partecipazione dell’esercito. In forma apparentemente bonaria, è stata ospitata la presentazione – il 21 gennaio – del Calendario dell’Esercito 2026. Il Generale Carmine Sepe, ricordando il motto “Lo giuro”, a cui lo scorrere dei giorni si ispira, parla di lealtà, di dovere, di obbedienza alle “regole di ingaggio” che diventano norme etiche, di comportamento per tutti noi, a cui allevare infanzia e gioventù nelle scuole. Certo, sempre per bonomia, i ricavi saranno devoluti all’Opera Nazionale di Assistenza ai figli dei morti per la Patria (e i mercenari, i contractor inviati in missioni di esportazione della pace?). Anche il calendario ha dismesso la sua aura popolare, sostituito dai dispositivi elettronici che ci ricordano ogni giorno dove e cosa siamo. I nostri nonni, che avevano vissuto lotte e guerre di inizio Novecento, amavano il Calendario di Frate Indovino, con i suoi disegni ingenui in stile Domenica del Corriere, le ricette, gli aforismi dei santi nato nel 1946 ad opera dei Francescani, rappresentava l’augurio di un nuovo inizio, della speranza post-bellica (ancora oggi si pubblica in un formato non dissimile dall’originale). Non sappiamo quando ci verrà presentato in un luogo pubblico, scuola o biblioteca, il Calendario dei Carabinieri, editato nel 1928, oggetto di collezionismo. Complimenti a chi dirige la Biblioteca Comunale di Cremona, al coordinatore cittadino della rete bibliotecaria: ingenuità o malafede, nella difficile navigazione a vista in questi tempi amari. Magari in controtendenza, qualcuno potrebbe organizzare la presentazione del calendario a cura di Alessandro Portelli con le sue 22 date, fatidiche per la memoria collettiva, dalla Breccia di Porta Pia ai fatti del G8 di Genova (a cura di A. Portelli, Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, Donzelli, 2017). Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Festa della Repubblica a Cremona: Sfilate militari e messaggi di propaganda bellica
E anche a Cremona il 2 giugno, festa della Repubblica, è andata in scena la nuova “liturgia collettiva solenne e festosa” della propaganda militarista: il centro si trasforma in “Cittadella della sicurezza” (link qui e qui agli articoli del quotidiano locale) pieno di rappresentanze di corpi militari (bersaglieri, carabinieri, esercito…) che hanno offerto parate ed esercitazioni. «Il comparto della Difesa svela strategie e strumenti per disinnescare ordigni, mostra armature tecnologiche del peso di 40 chili, apparati radiografici, cannoni ad acqua»; «un robottino cingolato dell’esercito che, come un insetto metallico, ondeggia per la piazza issando il tricolore con fierezza»; «gli agenti della polizia locale che accendono le sirene delle moto, come un richiamo gioioso all’attenzione»; «In un angolo dei giardini, la bardatura cerimoniale dei cavalli della polizia diventa poesia in movimento: un’elegante sfilata che sa di fiaba e disciplina, tra il fruscio del verde e il brillare discreto delle fibbie». Tutto questo sotto gli occhi attenti di adulti, bambini e bambine. C’è pure lo show dei paracadutisti del primo reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” in caduta libera su piazza Stradivari, allo scopo di «sottolineare l’importanza delle Forze armate nella storia e società italiana» (link all’articolo del quotidiano locale). Il pubblico con il naso all’insù, festoso e plaudente. Poi la sfilata delle autorità. Evidentemente i cittadini e le cittadine cremonesi non si sono ancora accorte/i che queste iniziative subdolamente suadenti e gioiose rientrano in un precisa opera di propaganda militare prevista dal “Programma di comunicazione 2025 del Ministero della Difesa” (link al nostro articolo): quello che le Forze Armate stanno mettendo in campo, e di cui si è perlopiù all’oscuro, non è altro che un piano ben ponderato di intervento, che prevede il reclutamento di 40.000 nuovi/e soldati/soldatesse (link all’articolo de Il Fatto quotidiano): i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che a Cremona e in tante città d’Italia il 2 giugno applaudivano con il naso all’insù. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha documentato innumerevoli volte come la presenza sempre più dilagante delle Forze armate in manifestazioni civili è funzionale a camuffare e far digerire all’opinione pubblica i venti di riarmo, arruolamento e guerra su cui anche il Parlamento Europeo nella Risoluzione su politica di sicurezza e difesa comune votata il 2 aprile, spinge senza esitazioni. E sull’aumento delle spese militari, previste dal piano Rearm Europe, che toglieranno risorse al welfare pubblico, sbilanciando le priorità politiche verso una società e una cultura sempre più armata. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci chiediamo anche come possano le amministrazioni locali, davanti a Gaza, all’Ucraina, al Sudan, focalizzare la festa della Repubblica su queste ostentazioni di guerra, assecondando la propaganda militarista agli occhi dei cittadini e delle cittadine, e contemporaneamente, esprimersi per la pace o magari esporre il sudario in solidarietà con le vittime palestinesi. Le armi, quando ci sono, vengono usate in scenari di guerra (i maggiori fornitori di armi di Israele sono Usa, Germania e Italia, quindi le armi usate per bombardare la popolazione di Gaza sono anche italiane –link all’articolo di Altreconomia), e le Forze Armate italiane non sono estranee alla partecipazione diretta in questi conflitti (la stessa Aeronautica Militare Italiana intrattiene una stretta collaborazione con la Forza aerea israeliana che sta bombardando la Striscia di Gaza come documentato attentamente dal sito Peacelink.it – link all’articolo). Stiamo ben ancorati con il naso all’ingiù. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cremona
Sardegna: Esercitazione “Joint Stars” e iniziative di propaganda bellica collegate
Il 17 aprile scorso, giovedì santo, è stata annunciata ufficialmente l’operazione “Joint Stars”, l’ennesima esercitazione militare italiana interforze sui suoli, nei cieli e nei mari della Sardegna, con il consueto seguito di inquinamento, devastazione ambientale e disprezzo per le prerogative costituzionali di una regione a statuto speciale che da anni esprime parere negativo su simili attività e chiede il ripristino ambientale dei luoghi devastati da bombe e munizioni, senza nessun risultato. Stavolta però la questione appare ancora più grave perché affiancata da una campagna propagandistica sponsorizzata da una congerie di soggetti che comprende le maggiori istituzioni regionali e grossi enti pubblici e privati, tra i quali i maggiori produttori di armi in Italia, coadiuvati da colossi commerciali come la Conad, che peraltro afferma di fare della correttezza e della prossimità ai consumatori il proprio punto di forza. Stando ai comunicati e agli articoli di stampa, nelle giornate del 10 e 11 maggio, gli organizzatori della manifestazione metteranno in scena, ai moli del porto di Cagliari “Rinascita” e “Ichnusa”, una serie di attività evidentemente finalizzate a presentare le forze armate come positive per la popolazione sarda, non però in virtù della loro potenziale utilità in caso di attacco di potenze straniere, ma in quanto erogatrici di servizi gratuiti di tutt’altro genere, prerogative di altri soggetti, a favore della parte più debole e influenzabile della cittadinanza: bambini, bambine e famiglie ai quali è spesso negato l’accesso a servizi essenziali come la prevenzione sanitaria pediatrica. Ebbene, quei servizi negati, verranno assurdamente erogati all’interno della Nave “Trieste”, l’ultimo acquisto della Marina Italiana, costata ai contribuenti ben un miliardo e duecento milioni di euro, non certo finalizzati alla sanità, quanto piuttosto al servizio attivo in scenari di guerra lontani dal territorio nazionale. “Non dare per pietà, ciò che è dovuto per diritto”, dovrebbe essere uno dei principi fondamentali di uno stato laico, e invece, evidentemente, mentre le istituzioni si girano spesso dall’altra parte di fronte alle richieste incessanti delle organizzazioni dei consumatori e dei malati e omettono di agire con l’urgenza necessaria per facilitare la ripresa di una sanità allo sbando, c’è bisogno di indorare la pillola dei fondi spesi per la guerra, un prodotto commerciale che può essere venduto solo con pubblicità ingannevoli, che richiede quel 2% del PIL che insieme a Papa Francesco consideriamo assolutamente “folle”. Ma, se alle prese in giro siamo quasi abituati, non possiamo accettare che si faccia becera propaganda sulla testa delle bambine, dei bambini e dei loro genitori, quelli che preoccupati per un bene essenziale come la salute potrebbero accorrere in massa nella pancia d’acciaio della portaerei per usufruire proprio dello screening pediatrico, un tempo svolto regolarmente nelle scuole elementari e negli appositi dispensari (da anni chiusi e abbandonati) ed ora servito dai militari all’interno di un’operazione occasionale dai chiari intenti pubblicitari. È inoltre inaccettabile che le scuole del territorio siano state sollecitate a pubblicizzare l’iniziativa presso i bambini e i genitori anche mediante la pubblicazione dell’immagine della nave da guerra sui siti web istituzionali, venendo così meno alla fondamentale attenzione pedagogica che richiede che i piccoli non vengano esposti ad armi e violenze. La distribuzione della pastasciutta a cura dei cuochi militari, di piantine da parte dell’ente regionale Forestas, insieme agli spettacoli all’interno dell’ospedale Brotzu completeranno il quadretto dell’imbonimento dei sardi, nello stile “panem et circenses”, firmato da enti pubblici che dovrebbero farsi apprezzare per la qualità dei loro servizi e non certo per simili messe in scena. Le organizzazioni della società civile firmatarie del presente comunicato chiedono alla Presidente della Regione Sarda Alessandra Todde, all’Assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, al Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, alle autorità scolastiche e a tutti gli enti pubblici e privati coinvolti nella manifestazione del 10-11 maggio di rivedere le proprie posizioni rispetto a tale iniziativa e di rinunciare a qualsiasi forma di propaganda bellica, specie nei confronti dei minori, degli ammalati e delle loro famiglie. In ogni caso, si rivolgono alla cittadinanza per evidenziare l’importanza di esercitare la valutazione critica relativamente all’esercitazione bellica “Joint Stars” e propongono di boicottare la manifestazione in maniera nonviolenta, disertando i luoghi delle relative iniziative propagandistiche. Iglesias, 01/05/2025 Sottoscrivono il comunicato: Rete Warfree – Lìberu dae sa gherra – Comitato Riconversione Rwm Arnaldo Scarpa (346 1275482) / Cinzia Guaita (327 8194752) crr.iglesias@gmail.com – presidenza@warfree.net 1. A FORAS – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna 2. A.BA.CO. Sardegna (Associazione Consumatori di Base Sardegna) 3. A.N.P.I. – Carbonia 4. A.P.S “Link – Legami di Fraternità” – Cagliari 5. A.P.S. “Maieutica” – Savona 6. A.P.S. “Oscar Romero” – Cagliari 7. A.P.S. “Rete Donne Musei” 8. A.P.S. “Rimettiamo Radici” – Fluminimaggiore 9. A.S.A.R.P. – Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica 10. A.S.D. “Gennarta” – Iglesias 11. Ass. “Comunità Papa Giovanni XXIII” per la zona Sardegna, Lazio, Campania 12. Assemblea Permanente – Villacidro 13. Associazione “Terra di Canaan” – Cagliari 14. Associazione Adiquas Nuraxi 15. Associazione culturale 25 Aprile 16. Associazione Culturale CAROVANA S.M.I. 17. Associazione culturale teatrale Il Crogiuolo – Cagliari 18. Associazione culturale Theandric Teatro Nonviolento – Selargius 19. Assotziu Consumadoris Sardigna 20. Cagliari Social Forum 21. COBAS Cagliari – Comitati di Base della Scuola 22. Collettivo Comunista (marxista-leninista ) – Nuoro 23. Collettivo sardo di Pace Terra Dignità 24. Comitato Provinciale A.N.P.I. Cagliari e Sud Sardegna 25. Comitato Riconversione Rwm – Iglesias 26. Comitato Sardo di pressione alle banche armate 27. CSS – Confederazione Sindacale Sarda 28. Disarmisti Esigenti 29. DonneAmbienteSardegna 30. Due Ruote di Speranza – Iglesias 31. Fondazione Finanza Etica 32. Fridays for Future 33. I Giardini Della Biodiversità – Iglesias 34. Il Manifesto Sardo 35. ISDE – Medici per l’ambiente – Sardegna 36. Italia Nostra Sardegna 37. La Comune – Cagliari 38. Le Radici del Sindacato – Sardegna, area alternativa in CGIL 39. Madri contro la repressione 40. Mamme da Nord a Sud 41. Mesa Noa Food Coop – Cagliari 42. Movimento dei Focolari – Iglesias 43. Movimento Nonviolento Sardegna 44. Movimento Umanità Nuova – Sardegna 45. No Tyrrhenian Link – Quartu S.E. 46. O.d.V. Consultiamoci – Iglesias 47. O.d.V. Gruppo Comunità Via Marconi – Carbonia 48. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Cagliari 49. Partito Comunista Italiano – Federazione Sulcis Iglesiente 50. Partito dei CARC 51. Rete Insegnanti Sardegna 52. Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica 53. Rete Warfree – Lìberu dae sa gherra – Iglesias 54. Rifondazione Comunista – Sardegna 55. Sardegna chiama Sardegna 56. Sardegna Pulita 57. Sardigna Libera 58. Scuola Civica di Politica “La Città in Comune” – Iglesias 59. Sinistra Futura – Sardegna 60. STOP RWM 61. Ultima Generazione 62. USB (Unione Sindacale di Base) Federazione del Sociale Sardegna
Bari, 3 maggio, presidio contro il riarmo e la propaganda bellicista
SABATO 3 MAGGIO | ORE 18.00 PIAZZA DEL FERRARESE, BARI A BARI DALL’1 AL 4 MAGGIO L’ESERCITO ITALIANO CELEBRA IL 164° ANNIVERSARIO L’ALLESTIMENTO DI UN “VILLAGGIO MILITARE” NEL CUORE DELLA CITTÀ È UN’OPERAZIONE DI PROPAGANDA INACCETTABILE È inaccettabile che, nel cuore di Bari, l’Esercito Italiano scelga di celebrare il proprio 164° anniversario trasformando il centro della città in un vero e proprio parco giochi militare, rivolto principalmente ai più giovani (clicca qui per l’articolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università). L’allestimento di un “villaggio” con attrazioni pensate per i bambini — dai percorsi a ostacoli alla esposizione di carri armati, mezzi blindati ed elicotteri — rappresenta una evidente azione di propaganda. Un’operazione che non si limita a promuovere consenso attorno alle Forze Armate, ma che, in modo più insidioso, mira a introdurre fin dall’infanzia una mentalità militarista. Negli ultimi anni abbiamo già assistito al moltiplicarsi di campagne di reclutamento mascherate da attività formative, condotte nelle scuole di ogni ordine e grado, persino nella scuola primaria. Visite di militari in uniforme, laboratori, concorsi a tema: attività che dietro una facciata apparentemente educativa puntano a normalizzare la presenza dell’apparato militare nelle aule scolastiche. L’installazione del “villaggio militare” nel pieno centro cittadino rappresenta un’ingerenza diretta nella vita quotidiana delle famiglie baresi. Non si tratta di un semplice evento celebrativo, ma di un’iniziativa di propaganda volta a legittimare e radicare la dimensione militare negli spazi civili, convertendo piazze e strade in scenari di esercitazione. Denunciamo con fermezza questa forma di occupazione simbolica dello spazio pubblico che contribuisce a normalizzare e a rendere familiare e innocua l’idea della guerra, minando i valori di pace e dialogo che dovrebbero essere alla base della formazione dei più giovani. Per questo invitiamo le cittadine e i cittadini a demilitarizzare la città, partecipando al presidio contro il riarmo e la propaganda bellicista che si terrà  SABATO 3 MAGGIO, ALLE ORE 18.00, IN PIAZZA DEL FERRARESE A BARI. Il Comitato per la Pace di Terra di Bari