
PALESTINA: SI PARLA DI “FASE DUE” MENTRE IL GENOCIDIO CONTINUA TRA BOMBARDAMENTI E CRISI UMANITARIA
Radio Onda d`Urto - Tuesday, January 27, 2026Due carabinieri italiani sono stati minacciati, fermati e costretti a inginocchiarsi da un colono israeliano armato mentre svolgevano un sopralluogo in Cisgiordania, nei pressi di Ramallah, in un’area che formalmente rientra sotto l’amministrazione dell’Anp. I militari stavano preparando una missione degli ambasciatori dell’Unione europea in un villaggio della zona e hanno vissuto in prima persona ciò che la popolazione palestinese subisce ogni giorno.
Dopo l’aggressione ai carabinieri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che ha espresso “rammarico” assicurando l’apertura di un’indagine. L’esercito israeliano ha però fornito una versione opposta dei fatti, sostenendo che a fermare i militari italiani sarebbe stato “un nostro soldato”, poiché si trovavano in una zona militare; una ricostruzione che appare come un tentativo di confondere e insabbiare l’accaduto, secondo una dinamica già vista in passato, come nei ripetuti attacchi contro le basi Unifil in Libano, dove sono presenti anche contingenti italiani. Proprio ieri sera nuovi raid israeliani hanno colpito Nabatieh, nel sud del Libano, causando almeno due vittime civili.
Non è la prima volta che l’Italia convoca l’ambasciatore israeliano: era già accaduto nel novembre 2024, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva reagito all’apertura del fuoco da parte delle truppe israeliane contro la missione Onu Unifil. Convocazioni che, finora, non hanno impedito il ripetersi degli attacchi.
Nella West Bank proseguono i raid indiscriminati e una nuova ondata di demolizioni arbitrarie, da Nablus al nord di Gerusalemme, da Jenin a Hebron, a questo si aggiungono gli oltre 11mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, circa un terzo dei quali in “detenzione amministrativa”, senza accusa né processo.
Intanto, nella Striscia di Gaza continua il genocidio, l’occupazione coloniale e la violenza contro il popolo palestinese, lo stesso popolo ancora oggi sotto le tende, con vento, freddo, gelo e le bombe continue di Israele: a Gaza solo stamattina 4 morti e 3 feriti ad Al Tuffah, vicino Gaza City.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, secondo i dati disponibili, Israele ha annientato circa 2.700 nuclei familiari nella Striscia, lasciando oltre 6.000 persone come uniche sopravvissute di famiglie che contavano quattro, cinque o più membri. Tutto questo mentre si continua a parlare, a livello politico e diplomatico, della “fase 2” dell’accordo mai rispettato da Israele e di valichi pronti a riaprire.
L’annunciata, ma non sicura, riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni rappresenta un fragile spiraglio di speranza per la popolazione di Gaza. Lo sottolinea anche Save the Children in un comunicato, ricordando che il valico, chiuso dal maggio 2024, è cruciale per consentire evacuazioni mediche, il ricongiungimento familiare, l’accesso all’istruzione per studenti e studentesse e l’ingresso di aiuti umanitari urgenti.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Shokri Hroub, compagno dell’UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese. Ascolta o scarica.
