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PALESTINA: MENTRE GLI OCCHI SONO PUNTATI SULL’IRAN, ISRAELE PORTA AVANTI IL GENOCIDIO
Sesto giorno di aggressione militare israelo-statunitense all’Iran che ha infiammato tutto il Levante e oltre. Nelle ultime 24 ore gli eserciti di Stati Uniti e Israele hanno sferrato 117 attacchi aerei e missilistici contro 51 obiettivi militari in tutto l’Iran. Colpite le province di Tehran, Kermanshah, Urmia, Baluchistan, Esfahan, Alborz, Ilam e Tabriz. In meno di una settimana i raid israelo-statunitensi hanno ucciso più di mille civili nel Paese. In questo contesto, mentre gli occhi sono puntati sull’Iran, l’esercito di occupazione israeliano continua a portare avanti il proprio progetto coloniale anche in Palestina, scomparsa di nuovo dalla narrazione dei media. Con una decisione unilaterale, giustificata ufficialmente con l’invocazione dello “stato di emergenza nazionale” e per non meglio precisati “motivi di sicurezza” dopo l’attacco a Teheran, il governo israeliano ha chiuso ogni via d’accesso alla Striscia di Gaza interrompendo così, istantaneamente, lo scarso flusso di cibo, acqua e carburante, necessarie a due milioni di persone, già stremate da anni di aggressione e privazioni. Il genocidio, la pulizia etnica e l’annessione continua con raid di esercito e coloni nella Cisgiordania occupata. Anche qui chiusura immediata dei valichi nell’area B e C e intensificazione degli attacchi dei coloni contro la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
March 5, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: DA GAZA ALLA CISGIORDANIA OCCUPATA, PROSEGUE L’AGGRESSIONE ISRAELIANA
Ancora palestinesi uccisi per mano israeliana nella Striscia di Gaza. Cinque nelle ultime ore: l’Idf ha riferito di aver ammazzato quattro uomini armati, usciti da un tunnel con l’intento di attaccare i soldati israeliani a Rafah. La versione fornita da Tel Aviv, tuttavia, non ha trovato conferme indipendenti. Un altro palestinese è stato ucciso ieri sera dal fuoco dell’esercito israeliano nel quartiere di Zeitoun, a sud-est di Gaza City. L’artiglieria ha inoltre colpito le aree occidentali di Beit Lahia, nel nord della Striscia, mentre unità navali israeliane hanno aperto il fuoco dal mare al largo di Khan Younis, nel sud. Con quest’ultima uccisione, il numero dei palestinesi morti dall’11 ottobre (data del cessate il fuoco mai rispettato da Tel Aviv) sale a 581. I feriti sono 1.544, mentre 717 corpi sono stati recuperati sotto le macerie. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica. Intanto, mentre le forze di occupazione israeliane portano avanti un violento raid di due giorni nella città di Al-Mughayir, a nord di Ramallah, in tutta la Cisgiordania occupata si registra una nuova escalation repressiva. Oltre 20 palestinesi sono stati arrestati, tra cui due bambini e due donne. Detenzioni sono segnalate non solo nell’area di Ramallah, ma anche a Nablus, Hebron e Jenin. Su Radio Onda d’Urto, Fabian Odeh, nostro collaboratore, ha intervistato Bashar Al Qaryouti, attivista palestinese del villaggio di Qaryout, a sud di Nablus: un’area circondata da insediamenti israeliani illegali e da tempo colpita da una sistematica politica di confisca delle terre. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale, scontri si sono verificati a Sydney, in Australia, tra la polizia e i manifestanti in occasione della visita del presidente israeliano Isaac Herzog. Le forze dell’ordine hanno caricato i dimostranti nel tentativo di impedire loro di aggirare i blocchi. Secondo quanto denunciato dall’agenzia AFP, alcuni giornalisti sono rimasti feriti.
February 9, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: COLONI SCATENATI NELLA CISGIORDANIA OCCUPATA. RAID E INCENDI AD AL-FAWAR E MASAFER YATTA
“Manterremo il controllo militare della Striscia di Gaza, dobbiamo disarmare Hamas e comunque non ci sarà mai nessuno Stato palestinese”. A ribadirlo è il primo ministro Benjamin Netanyahu, liquidando di fatto ogni prospettiva di soluzione politica e sbeffeggiando, ancora una volta, la pantomima internazionale della “fase 2″. Il tutto mentre l’esercito di occupazione continua a colpire con arei, droni, navi da guerra e artiglieria diverse aree della Striscia: oggi ad est di Gaza City, Deir el Balah e Khan Younis. Nelle ultime 24 ore si contano almeno 3 persone sono state uccise a seguito di attacchi diretti. A questi si aggiunge la morte di un neonato di 12 giorni all’ospedale Al-Rantisi, deceduto per ipotermia grave: sale così a 12 il numero dei bambini morti per il freddo dall’inizio della stagione invernale. Dall’11 ottobre, data di entrata in vigore del finto cessate il fuoco, il numero delle persone uccise è di almeno 488 morti, 1.350 le persone ferite. Altri 714 corpi sono stati invece recuperati da sotto le macerie, in seguito a raid israeliani precedenti. L’aggressione israeliana prosegue anche in Cisgiordania, dove si moltiplicano le violenze dei coloni, sostenuti politicamente da ministri dell’attuale governo come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich. Presi d’assalto il campo profughi di Al-Fawar, a Hebron, dove un giovane di 20 anni è stato ucciso dall’esercito israeliano, e l’area di Masafer Yatta. In entrambi i casi si segnalano incendi di abitazioni e proprietà palestinesi. Numerosi anche i raid dell’esercito di occupazione israeliano nei Territori palestinesi: dai quartieri di Hazma, a nord di Gerusalemme, a Deir Dabwan, a nord di Ramallah; da al-Kufir, nei pressi di Jenin, fino ad Aqaba, nell’area di Tubas, e Khirbet. Qui si registrano almeno 3 feriti, mentre altri 2 sono stati colpiti nei pressi di Tulkarem con numerosi arresti effettuati dalle forze di occupazione. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
January 28, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: SI PARLA DI “FASE DUE” MENTRE IL GENOCIDIO CONTINUA TRA BOMBARDAMENTI E CRISI UMANITARIA
Due carabinieri italiani sono stati minacciati, fermati e costretti a inginocchiarsi da un colono israeliano armato mentre svolgevano un sopralluogo in Cisgiordania, nei pressi di Ramallah, in un’area che formalmente rientra sotto l’amministrazione dell’Anp. I militari stavano preparando una missione degli ambasciatori dell’Unione europea in un villaggio della zona e hanno vissuto in prima persona ciò che la popolazione palestinese subisce ogni giorno. Dopo l’aggressione ai carabinieri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che ha espresso “rammarico” assicurando l’apertura di un’indagine. L’esercito israeliano ha però fornito una versione opposta dei fatti, sostenendo che a fermare i militari italiani sarebbe stato “un nostro soldato”, poiché si trovavano in una zona militare; una ricostruzione che appare come un tentativo di confondere e insabbiare l’accaduto, secondo una dinamica già vista in passato, come nei ripetuti attacchi contro le basi Unifil in Libano, dove sono presenti anche contingenti italiani. Proprio ieri sera nuovi raid israeliani hanno colpito Nabatieh, nel sud del Libano, causando almeno due vittime civili. Non è la prima volta che l’Italia convoca l’ambasciatore israeliano: era già accaduto nel novembre 2024, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva reagito all’apertura del fuoco da parte delle truppe israeliane contro la missione Onu Unifil. Convocazioni che, finora, non hanno impedito il ripetersi degli attacchi. Nella West Bank proseguono i raid indiscriminati e una nuova ondata di demolizioni arbitrarie, da Nablus al nord di Gerusalemme, da Jenin a Hebron, a questo si aggiungono gli oltre 11mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, circa un terzo dei quali in “detenzione amministrativa”, senza accusa né processo. Intanto, nella Striscia di Gaza continua il genocidio, l’occupazione coloniale e la violenza contro il popolo palestinese, lo stesso popolo ancora oggi sotto le tende, con vento, freddo, gelo e le bombe continue di Israele: a Gaza solo stamattina 4 morti e 3 feriti ad Al Tuffah, vicino Gaza City. Dal 7 ottobre 2023 a oggi, secondo i dati disponibili, Israele ha annientato circa 2.700 nuclei familiari nella Striscia, lasciando oltre 6.000 persone come uniche sopravvissute di famiglie che contavano quattro, cinque o più membri. Tutto questo mentre si continua a parlare, a livello politico e diplomatico, della “fase 2” dell’accordo mai rispettato da Israele e di valichi pronti a riaprire. L’annunciata, ma non sicura, riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni rappresenta un fragile spiraglio di speranza per la popolazione di Gaza. Lo sottolinea anche Save the Children in un comunicato, ricordando che il valico, chiuso dal maggio 2024, è cruciale per consentire evacuazioni mediche, il ricongiungimento familiare, l’accesso all’istruzione per studenti e studentesse e l’ingresso di aiuti umanitari urgenti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Shokri Hroub, compagno dell’UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese. Ascolta o scarica.
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Il terrorismo dei coloni parte integrante del genocidio israeliano
Da qualche giorno Leila (nome di fantasia) è rientrata dalla Cisgiordania, ma conta di tornare in Palestina al più presto. Incontrarla ci aiuta a capire come, spenti da qualche tempo i riflettori del mainstream sul genocidio di Gaza, la quotidianità dei palestinesi non cambia. Le violenze e i soprusi dei coloni e dei militari proseguono, così come a Gaza di continua a morire; sia di freddo e fame, sia per mano dell’IDF, mentre si prepara la spartizione affaristica della ‘fase 2’ post tregua affidata al board guidato da Tony Blair. Leila ci racconta la sua esperienza. “Insieme a una mia compagna – inizia a raccontarsi – ho trascorso tre mesi in Palestina come forma di solidarietà internazionale con il popolo palestinese. Utilizziamo nomi fittizi perché i confini dei territori palestinesi occupati, sono controllati dalle forze di occupazione israeliane, che attraverso ingressi negati, arresti e deportazioni cercano di impedire sistematicamente la presenza solidale internazionale sul territorio. Moltissim* attivist* ricevono ban di anni o permanenti, che impediscono loro di rientrare. Le persone palestinesi che attraversano i confini per entrare o uscire dalla propria terra sono sottoposte ad attese interminabili, interrogatori che possono durare ore, perquisizioni fisiche invasive e violenze fisiche e verbali. Siamo arrivate per la raccolta delle olive e per garantire una presenza di solidarietà nei villaggi minacciati di pulizia etnica da parte dei coloni israeliani illegali, che dal 1967 occupano ed espropriano la terra palestinese”. D: Conoscevi le attiviste aggredite a Gerico lo scorso 30 novembre? R: Sì. Le persone internazionali aggredite e le persone palestinesi che vivono nel villaggio, terrorizzate e minacciate quotidianamente dai coloni israeliani, sono mie amiche. La comunità di Ein al-Duyuk si trova nella valle di Gerico, sugli altopiani della Valle del Giordano, e conta circa 100 persone, tra cui molti anziani e bambini. È circondata da colonie, outpost e basi militari israeliane, tra le quali i coloni si muovono liberamente, terrorizzando le comunità beduine e i piccoli villaggi giorno e notte attraverso incursioni, raid intimidatori, attacchi mortali e violenze fisiche. Hanno già distrutto telecamere, pannelli solari e finestre per entrare nelle case, picchiare le persone e intimidirle affinché vadano via e non tornino più. Esattamente due settimane dopo, bande organizzate di coloni illegali armati sono tornate ad attaccare il villaggio durante la notte. In seguito a quest’ultimo attacco, molte donne e bambini hanno deciso di spostarsi a valle. Nelle vicinanze di Ein al-Duyuk, nel villaggio beduino di Ras ‘Ein al-‘Auja, la creazione di un nuovo outpost e la violenza quotidiana di esercito e coloni hanno costretto, pochi giorni fa, centinaia di abitanti a lasciare l’area. Negli ultimi anni circa 7.000 palestinesi sono stati sfollati all’interno della Palestina stessa. D: Siete un collettivo? Che cos’è il progetto Faz3a e chi lo porta avanti. R: Faz3a è una campagna di solidarietà a guida palestinese. Il nome deriva da un’espressione colloquiale che indica l’aiuto immediato e collettivo nei momenti di necessità, una pratica profondamente radicata nella società palestinese. Il progetto nasce come risposta all’intensificarsi della violenza israeliana contro le comunità palestinesi, in un contesto segnato anche dal genocidio in corso a Gaza. Faz3a lavora per organizzare una presenza internazionale di protezione civile sul territorio, sotto coordinamento palestinese, coinvolgendo attivist*, student* e membri della società civile provenienti da diversi contesti. Non è un’iniziativa umanitaria o caritatevole, ma un percorso di mobilitazione e costruzione di movimenti, volto a rafforzare sumud, la determinazione delle comunità palestinesi a restare sulla propria terra, e a creare reti di solidarietà internazionale concrete ed efficaci. D: Qual’è ora la quotidianità che vivete assieme ai palestinesi in Cisgiordania. R: I Territori Palestinesi Occupati da “Israele” nel 1967, chiamati Cisgiordania o West Bank, sono attraversati da nord a sud da colonie israeliane illegali, checkpoint, torri di avvistamento, basi militari, muri, filo spinato, cancelli all’ingresso delle città, telecamere e bandiere israeliane come simboli di supremazia. L’occupazione ha diviso il territorio in tre aree (A, B e C), di cui l’Area C è sotto completo controllo amministrativo e militare israeliano, isolando la Cisgiordania dal resto della Palestina storica con un muro alto 9 metri e lungo circa 800 km, costellato di posti di blocco militari e recinzioni elettroniche: chiunque tenti di scavalcarlo viene sparato. Questo muro, chiamato anche Muro dell’Apartheid o della Separazione, frammenta il popolo palestinese della Palestina storica tutta e isolando villaggi prima connessi tra loro. Gerusalemme, per esempio, dista solo 10 minuti da Betlemme, ma il sistema di confini e checkpoint con cui l’occupazione ha distorto la fisionomia del territorio rende impossibile prevedere quanto tempo serva per raggiungere qualsiasi luogo. La segregazione è rafforzata da strade e infrastrutture ad uso esclusivo dei coloni, vietate ai palestinesi, che vengono così costretti a interminabili attese quotidiane nel traffico e ai checkpoint. In Cisgiordania vivono circa 720.000 coloni israeliani all’interno di colonie illegali secondo il diritto internazionale. Ogni giorno molestano i villaggi palestinesi per costringere la popolazione ad andarsene. Il furto di terra e il tentativo di cancellazione dell’identità palestinese avvengono attraverso demolizioni di case, sradicamento degli ulivi, furto dell’acqua sorgente, distruzione di proprietà come abitazioni, stalle, attrezzi da lavoro, veicoli, pannelli solari e greggi. Di fronte agli attacchi dei coloni, ogni forma di autodifesa palestinese viene criminalizzata. Spesso, quando esercito e polizia arrivano sul posto a violenze avvenute e i coloni sono già fuggiti, sono i palestinesi a essere arrestati. A differenza degli internazionali, i palestinesi sono sottoposti alla legge militare israeliana, che consente la detenzione amministrativa: si può essere incarcerati per anni senza accuse né processo. L’occupazione decide arbitrariamente che intere aree diventino zone militari o di addestramento, rendendo illegale la presenza palestinese (secondo la legge israeliana) e impedendo il ritorno delle comunità indigene. Non si tratta di un singolo governo estremista, ma di un progetto coloniale e sionista strutturale, portato avanti dallo Stato, dall’esercito e da ampie parti della società israeliana attraverso pratiche sistemiche di razzismo ed esclusione. D: Avete subito o subite anche voi minacce, intimidazioni o violenze? R: Le minacce e le violenze sono costanti per chi in Palestina esiste e resiste. Se sei un’internazionale presente sul territorio, insieme ai palestinesi, verrai comunque minacciat*. Il rischio più frequente è l’arresto di 48 ore seguito dall’espulsione dal paese. Ma sì, si può anche essere picchiati o colpiti con armi da fuoco, soprattutto, ma non solo, dai coloni. Fino a qualche anno fa la presenza solidale veniva definita “presenza protettiva”, perché le forze di occupazione cercavano di evitare testimoni internazionali delle loro atrocità. Oggi, dopo anni di totale impunità, non se ne preoccupano più: anche gli internazionali sono diventati bersagli, perché non ci sono conseguenze. Nel caso dei miei compagni picchiati, media e politica hanno parlato di “casi isolati di coloni estremisti”, come se il terrorismo dei coloni non fosse parte integrante del progetto statale israeliano da decenni. Come se i coloni non fossero i soldati in prima linea dell’occupazione, incaricati di portare avanti la pulizia etnica della Palestina. Leonardo Animali
January 19, 2026
Pressenza
LA CONTINUA ESCALATION ISRAELIANA IN CISGIORDANIA
Nonostante il cessate il fuoco, come potevamo immaginare, la violenza in Palestina non si è mai fermata. Sappiamo che questa è la realtà di chi vive lì da ben prima dei fatti del 7 ottobre, ci troviamo però in una fase in cui sembra esserci una escalation. L’obiettivo, ormai dichiarato, di Israele è quello di guadagnare sempre più territorio, fagocitando le terre palestinesi, sia a Gaza che nella Cisgiordania occupata. Il livello dell’attenzione si sta progressivamente abbassando, complice anche la situazione internazionale complicata ulteriormente dalle azioni degli USA in Venezuela e le minacce portate avanti dagli stessi verso paesi nella regione e, per ultima, la Groenlandia. Ormai in Cisgiordania le incursioni violente non si limitano soltanto ai coloni, con l’esercito in prima linea in azioni violente come quella condotta il 6 gennaio all’Università di Birzeit, luogo che fino ad allora era stato considerato intoccabile. Questo dimostra come Israele abbia la volontà di aggredire le persone nella loro quotidianità, in questo caso nell’ambito dell’educazione. Il governo israeliano, a tal proposito, continua a spingere per gli allargamenti, puntando alla costruzione di nuove colonie. L’ultimo passo è l’approvazione di un piano che consentirà ai coloni di tornare a Sanour, evacuata nel 2005 dall’allora primo ministro Sharon. L’entrata in vigore di questo piano è programmata entro due mesi. Ne parliamo con una compagna dalla Cisgiordania occupata.
January 13, 2026
Radio Blackout - Info
PALESTINA: UCCISIONI, ARRESTI E VIOLENZE. CONTINUA IL GENOCIDIO NEL SILENZIO INTERNAZIONALE
In Palestina il genocidio per mano israeliana prosegue nel silenzio della maggior parte dei media. Questa mattina gli spari dell’esercito di occupazione israeliano contro il campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, hanno ucciso una bambina palestinese di 11 anni. Un altro bambino è rimasto ferito nel quartiere Zeitoun di Gaza City. Colpi d’artiglieria hanno inoltre preso di mira il quartiere Tuffah, dove ieri sera altri due palestinesi sono stati uccisi dall’IDF, in una delle quotidiane violazioni del cosiddetto cessate il fuoco stabilito lo scorso ottobre. Dall’11 ottobre 2025, data di inizio dell’ultimo presunto cessate il fuoco, oltre 425 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano e più di 1.200 sono rimasti feriti. Le violenze israeliane proseguono anche nella Cisgiordania occupata. Le Nazioni Unite hanno invitato Israele a smantellare il proprio sistema di apartheid imposto ai palestinesi in Cisgiordania e in tutti i Territori occupati. In un rapporto pubblicato mercoledì 7 gennaio, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato come decenni di “discriminazione sistematica” e segregazione nei confronti dei palestinesi nei Territori occupati si siano “drasticamente deteriorati” negli ultimi anni. Sempre ieri sera, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato un cittadino palestinese già ferito dai coloni durante un assalto nella città di as-Samu, a sud di Hebron. Questa mattina, nel villaggio di Aboud, a nord di Ramallah, i militari israeliani hanno arrestato un’ex detenuta palestinese, Mona Ahmed Abu Hussein, e suo figlio Hamam. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Michele Giorgio. direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.  
January 8, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: ANCORA ATTACCHI NELLA STRISCIA DI GAZA. IN CISGIORDANIA 126 NUOVE UNITÀ COLONIALI. IL PUNTO CON LA GIORNALISTA ELIANA RIVA
Prosegue senza fine il genocidio del popolo palestinese per mano israeliana nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore l’11 ottobre 2025. Ieri le forze di occupazione israeliane hanno ucciso almeno tre palestinesi a Khan Younis. Anche nella Cisgiordania Occupata l’esercito e i coloni continuano ad aggredire la popolazione. Nella notte, la polizia israeliana ha ucciso un uomo beduino durante un’irruzione a Tarabin, nel sud. In questo contesto le autorità israeliane hanno anche approvato la costruzione di 126 unità coloniali nell’avamposto di Sanur, situato illegalmente nel nord della Cisgiordania, come parte della politica di espansione degli insediamenti israeliani. Il valico di Rafah riaprirà all’inizio della prossima settimana per consentire il ritorno dei palestinesi fuggiti dalla Striscia. A riferirlo una fonte di sicurezza egiziana, che ha richiesto l’anonimato, assicurando che il valico “riaprirà presto in entrambe le direzioni” e che le forze europee, appartenenti alla missione civile dell’Unione Europea al valico “svolgeranno un ruolo centrale” e sarebbero giù arrivare in Israele, pronte per il dispiegamento. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
January 5, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: NON SI FERMA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA, A GAZA OLTRE 70MILA PERSONE UCCISE
Nel silenzio della comunità internazionale prosegue il genocidio per mano israeliana in Palestina, dove il numero delle vittime dal 7 ottobre 2023, è salito a 70.365, secondo gli ultimi dati diffusi ieri dalle autorità sanitarie locali. Nonostante il cessate il fuoco annunciato l’11 ottobre, ma mai pienamente rispettato, i raid israeliani hanno ucciso 376 persone, 981 quelle ferite, mentre 626 corpi sono stati recuperati dalle macerie degli edifici colpiti. Nelle ultime ore sono stati segnalati nuovi bombardamenti di artiglieria nell’area di Deir el-Balah, dove almeno due palestinesi uccisi. Nel quadro del genocidio, si aggrava anche il bilancio delle vittime tra gli operatori dell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto di Reporter senza frontiere (Rsf), nel 2025, 67 giornalisti sono stati uccisi nel mondo. Di questi, quasi la metà (43%) è stata ammazzata a Gaza da parte delle forze di occupazione israeliane. Sul fronte politico, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex presidente statunitense Donald Trump si preparano a un incontro a Washington fissato per il 29 dicembre, per decidere a tavolino il futuro della Striscia, il nome dell’ex premier britannico Tony Blair sarebbe stato “silenziosamente rimosso” dalla lista del “Board of Peace” voluto dal presidente Usa per amministrare l’occupazione de facto di Gaza. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’esclusione di Blair sarebbe legata all’opposizione di diversi Paesi arabi del Golfo. Il cessate il fuoco non ha retto nemmeno sul fronte settentrionale. In Libano, dove un accordo con Hezbollah sarebbe stato raggiunto oltre un anno fa, nel novembre 2024, l’esercito israeliano ha annunciato stamattina nuovi attacchi contro obiettivi attribuiti al movimento sciita. Tra i siti colpiti, secondo l’Idf, figurerebbe un centro di addestramento della forza d’élite Radwan. Prosegue infine l’escalation di violenze di coloni e militari israeliani nella Cisgiordania Occupata, l’obiettivo è l’occupazione totale dei Territori palestinesi. Nelle ultime ore sono stati segnalati raid a Gerico, dove alcuni residenti denunciano il furto di attrezzature agricole; a Silwan, quartiere di Gerusalemme Est, dove soldati israeliani hanno sparato colpi d’arma da fuoco; e a Nablus, dove mezzi pesanti dell’esercito sono entrati in azione demolendo strutture locali. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
December 9, 2025
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: CONTINUE VIOLAZIONI DEL CESSATE IL FUOCO. ATTACCHI ISRAELIANI A GAZA E NELLA CISGIORDANIA OCCUPATA
Nel silenzio della comunità internazionale, Israele continua a violare il cessate il fuoco e a colpire la popolazione palestinese a Gaza. Questa mattina sono state uccise quattro persone dal fuoco israeliano; l’ultima vittima è stata colpita da un drone nella città di Bani Suheila, a est della città meridionale di Khan Younis, in un’area situata oltre la cosiddetta “linea gialla”. Le forze di occupazione israeliane hanno inoltre aperto un intenso fuoco contro le abitazioni, mentre un veicolo blindato carico di esplosivi veniva fatto avanzare attraverso il quartiere di Tuffah, a est di Gaza City. Segnalati attacchi israeliani in tutta la Striscia di Gaza: nel nord, raid aerei e bombardamenti di artiglieria hanno colpito Beit Lahiya oltre la linea gialla; nel sud, sono stati riportati attacchi aerei e colpi di carri armati ed elicotteri a nord-est di Rafah, oltre a bombardamenti di artiglieria e nuove incursioni a sud e a est di Khan Younis, sempre oltre la linea gialla. Nella Cisgiordania Occupata, un altro palestinese è stato ucciso ieri sera dalle forze israeliane a Deir Jarir, a nord di Ramallah. Almeno 16 persone sono state arrestate in una serie di raid in tutta la regione: quattro a Tulkarem, tre a Betlemme e altre nelle aree di Ramallah, Jenin, Tubas e Nablus. Dal 7 ottobre 2023, nella Cisgiordania occupata sono state uccise almeno 1.081 persone, tra cui 223 bambini; si contano inoltre migliaia di feriti e ben oltre ventimila palestinesi arrestati. Intanto una delegazione di alti funzionari di Hamas si trova al Cairo per incontrare i servizi di intelligence egiziani e discutere dell’escalation degli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, nonostante il teorico cessate il fuoco, di fatto mai rispettato da Tel Aviv. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto il punto della situazione con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
November 24, 2025
Radio Onda d`Urto