PALESTINA: SI PARLA DI “FASE DUE” MENTRE IL GENOCIDIO CONTINUA TRA BOMBARDAMENTI E CRISI UMANITARIADue carabinieri italiani sono stati minacciati, fermati e costretti a
inginocchiarsi da un colono israeliano armato mentre svolgevano un sopralluogo
in Cisgiordania, nei pressi di Ramallah, in un’area che formalmente rientra
sotto l’amministrazione dell’Anp. I militari stavano preparando una missione
degli ambasciatori dell’Unione europea in un villaggio della zona e hanno
vissuto in prima persona ciò che la popolazione palestinese subisce ogni giorno.
Dopo l’aggressione ai carabinieri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha
convocato l’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che ha espresso
“rammarico” assicurando l’apertura di un’indagine. L’esercito israeliano ha però
fornito una versione opposta dei fatti, sostenendo che a fermare i militari
italiani sarebbe stato “un nostro soldato”, poiché si trovavano in una zona
militare; una ricostruzione che appare come un tentativo di confondere e
insabbiare l’accaduto, secondo una dinamica già vista in passato, come nei
ripetuti attacchi contro le basi Unifil in Libano, dove sono presenti anche
contingenti italiani. Proprio ieri sera nuovi raid israeliani hanno colpito
Nabatieh, nel sud del Libano, causando almeno due vittime civili.
Non è la prima volta che l’Italia convoca l’ambasciatore israeliano: era già
accaduto nel novembre 2024, quando il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva
reagito all’apertura del fuoco da parte delle truppe israeliane contro la
missione Onu Unifil. Convocazioni che, finora, non hanno impedito il ripetersi
degli attacchi.
Nella West Bank proseguono i raid indiscriminati e una nuova ondata di
demolizioni arbitrarie, da Nablus al nord di Gerusalemme, da Jenin a Hebron, a
questo si aggiungono gli oltre 11mila palestinesi detenuti nelle carceri
israeliane, circa un terzo dei quali in “detenzione amministrativa”, senza
accusa né processo.
Intanto, nella Striscia di Gaza continua il genocidio, l’occupazione coloniale e
la violenza contro il popolo palestinese, lo stesso popolo ancora oggi sotto le
tende, con vento, freddo, gelo e le bombe continue di Israele: a Gaza solo
stamattina 4 morti e 3 feriti ad Al Tuffah, vicino Gaza City.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, secondo i dati disponibili, Israele ha annientato
circa 2.700 nuclei familiari nella Striscia, lasciando oltre 6.000 persone come
uniche sopravvissute di famiglie che contavano quattro, cinque o più membri.
Tutto questo mentre si continua a parlare, a livello politico e diplomatico,
della “fase 2” dell’accordo mai rispettato da Israele e di valichi pronti a
riaprire.
L’annunciata, ma non sicura, riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni
rappresenta un fragile spiraglio di speranza per la popolazione di Gaza. Lo
sottolinea anche Save the Children in un comunicato, ricordando che il valico,
chiuso dal maggio 2024, è cruciale per consentire evacuazioni mediche, il
ricongiungimento familiare, l’accesso all’istruzione per studenti e studentesse
e l’ingresso di aiuti umanitari urgenti.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Shokri Hroub, compagno dell’UDAP – Unione
Democratica Arabo Palestinese. Ascolta o scarica.