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Verso la militarizzazione della ricerca in Europa | Per costruire alternative, la proposta “La Conoscenza non marcia” – di Gennaro Avallone
Il movimento per la Palestina contro la logica militare Il movimento sociale per la Palestina e contro il genocidio è riuscito tra il 2024 e il 2025 a inserire nell'agenda politica, delle mobilitazioni e del mondo della ricerca e della formazione il tema della militarizzazione del sapere. Questa novità ha prodotto anche degli esiti [...]
October 18, 2026
Effimera
Gaza, un anno di tregua farsa: uccisi 1413 palestinesi in dodici mesi
Era il 9 ottobre 2025 quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava il raggiungimento di una tregua a Gaza. Il giorno dopo, il cessate il fuoco veniva ratificato da Israele, ma a distanza di un anno la crisi umanitaria e gli attacchi israeliani nella Striscia non sono mai terminati. Nonostante la tregua, Israele ha continuato a portare avanti demolizioni, bombardamenti e uccisioni, mentre l’esercito ha superato il confine stabilito dagli accordi, inglobando progressivamente altro territorio palestinese. Il traffico sulle frontiere non ha mai raggiunto i livelli di flusso previsti dagli accordi e i lavori di ricostruzione non sono ancora cominciati. Intanto, il Board of Peace per Gaza, l’organo monocratico presieduto dallo stesso Trump, è ancora lontano dal delineare un piano adeguato per la ricostruzione del territorio palestinese e orienta i propri sforzi verso la «sicurezza» della Striscia, guardandosi bene dall’intervenire sulle mire espansionistiche di Israele. L’Indipendente lo sottolineava già l’anno scorso: a soli 16 giorni dall’annuncio della tregua, gli accordi stavano ottenendo il risultato di far scomparire la Palestina dal dibattito pubblico, dando al contempo il via alla normalizzazione del genocidio. A un anno di distanza, il quadro resta invariato. Il numero medio di violazioni israeliane registrate nella Striscia di Gaza è di più di 14 al giorno, per un totale di 5.147. Il dato proviene dall’ufficio media governativo di Gaza e risale al 29 settembre, giorno dell’ultimo bilancio sulle violenze israeliane. Le verifiche delle Nazioni Unite sulle violazioni della tregua si concentrano invece sulle loro conseguenze, senza fornire un conteggio complessivo degli episodi. Le ultime risalgono a giugno e prendono in esame il periodo compreso tra l’inizio del cessate il fuoco e la fine di aprile. In totale, l’ONU aveva verificato 629 palestinesi uccisi, tra cui 269 donne e bambini. Alla fine di aprile 2026, 438 persone risultavano uccise in attacchi aerei e con droni, mentre 284 erano state uccise in attacchi nei pressi di edifici e installazioni di natura residenziale. Il bilancio dell’amministrazione gazawi, intanto, è stato aggiornato mensilmente: si parla di 1.413 persone uccise, 5.026 feriti e 198 arresti. Sul piano umanitario, la situazione non migliora: dei 210.600 camion previsti dagli accordi, ne sono entrati 72.826, mentre delle 270mila tende destinate agli sfollati almeno 162mila risultano deteriorate e inutilizzabili. A queste si aggiungono 255 edifici a rischio di crollo. Intanto sono andate avanti anche le operazioni di demolizione. Secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, risalente ad agosto, il numero delle strutture distrutte a Gaza è aumentato del 9% dall’inizio del cessate il fuoco. Le demolizioni vengono portate avanti con veicoli pesanti e materiale esplosivo e si incastrano perfettamente con l’obiettivo di livellare ampie porzioni della Striscia e ampliare il raggio di controllo delle IDF. Nel corso dei mesi, numerose ricostruzioni e testimonianze hanno documentato l’avanzata dell’esercito israeliano oltre la cosiddetta “linea gialla”, il confine entro il quale le truppe israeliane avrebbero dovuto rimanere stazionate secondo gli accordi. Attualmente Israele controlla circa il 60% del territorio della Striscia, mentre Netanyahu ha annunciato l’intenzione di estendere il controllo israeliano fino al 70%. Parallelamente, il ritiro delle truppe appare ancora lontano. A inizio agosto era stato raggiunto un accordo di massima sul ritiro, che ricalcava quello di ottobre e prevedeva l’avvio parallelo del disarmo di Hamas e del ritiro delle truppe israeliane, mentre le ISF, la forza internazionale incaricata di gestire la sicurezza nella Striscia, avrebbero progressivamente assunto il controllo sul terreno. Nonostante ciò, dopo le pressioni di Netanyahu, il Board of Peace ha annunciato un passo indietro, dichiarando che i soldati israeliani non si sarebbero ritirati fino al completamento del disarmo di Hamas. Anche nel caso in cui Israele dovesse ritirare le proprie truppe dalla Striscia, l’esercito manterrebbe oltre 50 installazioni militari distribuite da nord a sud del territorio gazawi. Inoltre, sin dalla sua istituzione, il Board of Peace ha concentrato i propri sforzi sulla costituzione delle ISF, contattando i Paesi che dovrebbero inviare i propri soldati nella Striscia, previo consenso di Israele. I primi contratti approvati dal BoP riguardano infatti la realizzazione di basi militari. Insomma, ritiro delle truppe o meno, il progetto israeliano resta sostanzialmente lo stesso: creare una Gaza smilitarizzata sulla quale esercitare direttamente o indirettamente il proprio controllo. In questo senso, non sorprende la disponibilità con cui il BoP ha risposto alle richieste di Netanyahu: il primo vero piano varato dall’organo, del valore di 2,4 miliardi di dollari, destina infatti circa un terzo delle risorse – il triplo di quanto previsto per l’assistenza sanitaria e i servizi educativi – alla voce «pace e sicurezza». La cifra rappresenta poco più di un trentesimo dei 71,4 miliardi di dollari che, secondo la Banca Mondiale, serviranno per la ripresa di Gaza nel prossimo decennio ed è indirizzata alla creazione di una Striscia di Gaza sottoposta a una forma di controllo militare permanente. Intanto, il grosso dei lavori di smaltimento, la ricostruzione, l’edificazione delle residenze e la riabilitazione dei servizi non è ancora iniziato. Davanti al progetto israeliano di pulizia etnica della Palestina e all’inerzia della comunità internazionale, a portare avanti la riabilitazione della Striscia ci sta pensando il popolo palestinese. Sin dall’indomani della sigla della tregua, gli abitanti del nord di Gaza si sono mobilitati per riabilitare i pozzi dismessi durante gli ultimi tre anni di genocidio. Ad aprile, il programma di sviluppo dell’ONU, (UNDP), ha avviato un intervento per la rimozione dei detriti e la gestione dei rifiuti; tra i vari progetti, a giugno, i ministeri palestinesi hanno lanciato un programma per la riattivazione delle imprese, dell’agricoltura e dell’industria, mentre a luglio l’UNDP ha avviato un nuovo progetto per la rimozione e il riciclo delle macerie. 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October 9, 2026
L'INDIPENDENTE
7 OTTOBRE 2023 – 2026: 3 ANNI DI GENOCIDIO, 78 ANNI DI OCCUPAZIONE E… RESISTENZA IN PALESTINA
Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, dalla Striscia di Gaza parte l’attacco delle Brigate al-Qassam di Hamas e delle altre fazioni della resistenza palestinese che coglie di sorpresa l’esercito di occupazione israeliano. Negli scontri, prima che l’Idf – dopo diverse ore – riuscisse a riprendere il controllo militare del territorio, 1200 israeliani sono rimasti uccisi e circa 250 furono sequestrati e portati all’interno della Striscia. Da quel giorno, come rappresaglia da parte dello stato di Israele, è iniziata l’attuale fase genocidiaria dell’occupazione sionista iniziata con la Nakba del 1948. In tre anni, i bombardamenti, gli attacchi e le politiche criminali dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza hanno ucciso – secondo i numeri verificati dal Ministero della Sanità di Gaza –  74.245 palestinesi e ne hanno feriti 175.267 (le vittime potrebbero essere anche molte di più, dal momento che Tel Aviv non consente l’ingresso di mezzi idonei alla rimozione delle macerie, sotto le quali potrebbero trovarsi ancora migliaia di corpi senza vita). Le ultime due vittime sono state uccise stamattina da un attacco aereo israeliano che ha colpito il campo profughi di Hamad a Khan Yunis. Il 90% delle infrastrutture di Gaza – ospedali compresi – è ridotto a un cumulo di macerie. A tutto questo si aggiungono gli attacchi, le uccisioni, i rapimenti e le demolizioni quotidiane per mano di coloni fascisti e militari israeliani in Cisgiordania. In questi giorni, sono previste iniziative di solidarietà internazionale con la resistenza e la causa palestinese in tutto il mondo. In Italia l’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), i Giovani Palestinesi (Gpi) e altre organizzazioni dei palestinesi hanno lanciato la data del 10 ottobre. Proprio sabato, a Brescia (la città da cui trasmette Radio Onda d’Urto), appuntamento alle ore 15 in Piazza Garibaldi per partire in corteo e raggiungere insieme lo stabilimento della Leonardo per denunciare le complicità italiane con il genocidio. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato, in questa trasmissione, con Shukri Hroub, dell’Unione democratica arabo-palestinese (Udap), e con Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che per lavoro si reca spesso in Cisgiordania, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Razan al-Najjar: quando il camice bianco diventa un bersaglio
di Bruno Lai 11 settembre 1996: nasce Razan al-Najjar. Razan al-Najjar nasce a Khuza’a, vicino a Khan Younis, nella Striscia di Gaza. Diventerà infermiera, ma il 1° giugno 2018 verrà assassinata da un soldato dell’esercito di occupazione israeliano in Palestina. Pare che, poco prima di essere uccisa, avesse le mani alzate, per dimostrare di non essere armata, e stesse prestando
September 10, 2026
La Bottega del Barbieri
GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
CISGIORDANIA OCCUPATA: “I COLONI NON SONO MELE MARCE, SEGUONO LA STRATEGIA DELLO STATO DI ISRAELE” IL PUNTO CON CHIARA CRUCIATI
La violenza dell’occupazione israeliana in Cisgiordania continua a intensificarsi, un aggressione che vede agire fianco a fianco esercito e coloni. Nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi contro villaggi e comunità palestinesi, soprattutto nell’area di Nablus e Ramallah: incendi di abitazioni e terreni, furti di bestiame, distruzione di cisterne d’acqua, pestaggi, rapimenti e uccisioni si accompagnano ai raid militari e alla moltiplicazione dei posti di blocco, che limitano sempre più la libertà di movimento della popolazione. A questo quadro si aggiungono le operazioni dell’esercito nei campi profughi della Cisgiordania: dopo Jenin, Tulkarem e Nur Shams, dove oltre 40 mila palestinesi restano sfollati in seguito alle operazioni militari israeliane, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato nuovi piani per occupare e svuotare altri campi. La stessa logica si riflette anche su Gaza: nessun negoziato, ma solo violenza cieca e brutale, è quello di esercito occupante e coloni israeliani in Palestina. Nella Striscia di Gaza, rasa al suolo da 2 anni e 8 mesi di bombe israeliane, in 24 ore ammazzati 3 palestinesi e 14 feriti. Sono così almeno 73.333 le persone uccise nella Striscia dall’ottobre 2023. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento e l’analisi di Chiara Cruciati, vicedirettrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Il popolo palestinese rifiuta la parola “impossibile”
Settima puntata della rubrica Questo popolo ha sette anime  Il settore sportivo giovanile nella Striscia di Gaza sta lottando per sopravvivere e far fronte alle ripercussioni della guerra in corso. A Deir al-Balah (nella parte centrale della Striscia di Gaza), tende di plastica temporanee sono state trasformate in palestre improvvisate per bambini, offrendo corsi di karate e autodifesa. Questa iniziativa mira a fornire supporto psicologico e ad aiutare i bambini ad affrontare il trauma accumulato a causa dei bombardamenti e dei continui spostamenti forzati. L’iniziativa è stata autofinanziata e realizzata in modo indipendente dal Capitano Hassan, allenatore dell’Al-Zaytoun Karate Club, la cui sede è stata completamente distrutta dalle forze di occupazione israeliane. Hassan ha spiegato che l’accademia contava un gran numero di allievi prima della guerra e aveva formato campioni di fama, che avevano vinto titoli locali e internazionali rappresentando la Palestina. L’allenatore di karate ha aggiunto nella telefonata intercorsa che il club era la sua unica fonte di reddito, prima della sua distruzione. Dopo essere stato costretto a trasferirsi a Deir al-Balah, ha deciso di ricominciare da capo con risorse minime. Lui e i suoi assistenti sono riusciti miracolosamente a recuperare il pavimento tatami della palestra da sotto le macerie e a montare questa tenda per garantire la prosecuzione degli allenamenti. Le sessioni di allenamento stanno registrando una partecipazione notevole e inaspettata da parte di famiglie e sfollati, data l’urgente necessità dei bambini di sfogare l’energia repressa e di affrontare il trauma psicologico in un ambiente sicuro e sano. Da parte sua, uno dei supervisori del campo profughi ha affermato che il popolo palestinese rifiuta la parola “impossibile” e si impegna costantemente per garantire ai propri figli una vita dignitosa. Ha aggiunto che i bambini hanno il diritto di praticare sport e giocare liberamente come tutti gli altri bambini del mondo, indipendentemente dal fatto che l’allenamento si svolga in una tenda o in un campo aperto. Una giovane partecipante di nome Hala, con indosso la sua uniforme bianca e la cintura accuratamente annodata, ha espresso il suo entusiasmo per l’iniziativa, dicendo: “Sono venuta qui per allenarmi nel karate, sfogare le mie energie e imparare a difendermi”. ANBAMED
July 25, 2026
Pressenza
Israele: i sionisti si mobilitano per ri-colonizzare la Striscia di Gaza
Ieri, domenica 19 luglio, “migliaia di coloni israeliani si sono mobilitati verso il confine settentrionale della Striscia di Gaza con un obiettivo esplicito – riferisce L’Espresso divulgando il video-reportage di Lidia Ginestra Giuffrida – ricolonizzare l’enclave palestinese e ricostruire gli insediamenti smantellati nel 2005″. Laureata in cooperazione internazionale e sviluppo e una reporter formata alla Scuola di Giornalismo ‘Lelio Basso’  Lidia Ginestra Giuffrida collabora con Al Jazeera English e, oltre che con L’Espresso, anche con Il Manifesto, Altreconomia, Fanpage e altre testate e fa parte del FADA Collective. Nel testo del post pubblicato da L’Espresso sui social media in cui, mediante il video, riferisce la notizia della manifestazione sionista svolta ieri, la giornalista italiana precisa: > Caravan in sosta, autobus pieni e migliaia di persone ammassate a un passo > dalla Striscia di Gaza. > > Ma dietro i canti religiosi, i richiami messianici e le rivendicazioni di chi > chiede “vendetta” in nome della sicurezza, si nasconde un calcolo politico > estremamente pragmatico: i coloni hanno fretta e vogliono creare fatti > compiuti sul terreno prima delle prossime elezioni che si terranno a ottobre. > > La mobilitazione, la più grande dal 7 ottobre 2023 ad oggi, è stata dettata da > una precisa urgenza strategica, l’attuale esecutivo garantisce ai coloni una > copertura istituzionale e un margine di manovra senza precedenti, un sostegno > totale che temono di perdere in caso di un cambio di leadership. > > Per questo la spinta ad agire è ora: occupare la Striscia e piantare le tende > significa blindare il progetto di ricolonizzazione prima che le urne possano > rimescolare le carte e portare al potere un governo meno incline ad > assecondarli. > > Tra le migliaia di coloni in marcia verso Gaza, anche decine di parlamentari e > ministri della coalizione di Benjamin Netanyahu. Tra loro il Ministro della > Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e quello delle Finanze Bezalel Smotrich. > > “Questa è la nostra terra, vogliamo costruirla, e questa sarà la nostra > vendetta. È solo l’inizio”, dichiara uno dei manifestanti. Parole che, coperte > dall’avallo dei ministri in carica, smettono di essere la provocazione di una > minoranza estremista per trasformarsi nel programma politico, imminente, di > una parte rilevante del governo israeliano. Nella notizia diffusa ieri, 19 luglio, Al Jazeera spiega che l’iniziativa svolta all’insegna dello striscione con scritto “Ritorno a casa dopo 21 anni” era finalizzata a rivendicare la ricostruzione degli insediamenti – Elei Sinai, Dugit e Nisanit – evacuati nel 2005, è stata promossa dal movimento sionista Nachala. Al Jazeera riferisce che, “sebbene i media israeliani abbiano stimato la folla a poche centinaia di partecipanti”, nei propri comunicati gli organizzatori hanno dichiarato la presenza di oltre 10 mila persone. Inoltre Al Jazeera riporta che, in previsione della manifestazione, “l’esercito israeliano aveva designato l’area circostante come zona militare chiusa per 24 ore, affermando che lo scopo era impedire ai manifestanti di entrare a Gaza”, avvero di “oltrepassare la recinzione ed entrare nel territorio palestinese assediato”, come hanno tentato di fare alcuni che “hanno aggirato i posti di blocco attraversando le colline circostanti per raggiungere il confine con Gaza”. Pubblicando la fotografia divulgata dall’AFP che mostra il dispiegamento di mezzi militari posizionati a impedire l’accesso dei manifestanti nell’area interdetta, il quotidiano Inquirer precisa che le forze armate israeliane “attualmente controllano oltre il 60% della Striscia di Gaza, dove la violenza quotidiana continua nonostante il cessate il fuoco tra Israele e il gruppo palestinese Hamas”. Inoltre l’Inquirer riferisce che alla manifestazione di domenica scorsa ha partecipato un esponente di spicco del sionismo, Yechiel Greenblum, nell’occasione affermando che questa fosse la prima di altre iniziative pianificate con la “campagna per il ripristino delle comunità israeliane nel territorio costiero”: «Stiamo organizzando una grande marcia di ritorno verso la Striscia di Gaza, verso i luoghi in cui gli ebrei hanno vissuto per centinaia, migliaia di anni. Stiamo tornando». Maddalena Brunasti
July 20, 2026
Pressenza