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Il senso della giustizia è innato?
> «La giustizia e l´ingiustizia sono stati inventati per impedire alle persone > di riprendersi ciò che è stato loro rubato.»  (John Dutton, del ranch > Yellowstone). Con questa frase l’attore Kevin Costner (che interpreta Dutton nella serie TV Yellowstone, N.d.r.) vuole intendere che non esiste un diritto naturale a qualcosa. Se il diritto in quanto tale non esiste, perché dovremmo difenderlo? Perché il senso della giustizia è naturale e innato? In questo articolo non intendo lamentarmi dell’ingiustizia. Si tratta piuttosto di capire se esiste un “diritto”, da dove proviene e se ha qualcosa a che fare con la “giustizia”. Dall’invasione della Russia nel 2022, nei dibattiti politici è stato ripetutamente invocato il “diritto internazionale”. Lo stesso vale per i bombardamenti attuati da Israele nei paesi vicini. Evidentemente si presume che esista un “diritto” internazionale. Il ‘diritto’ senza una forma di “giustizia” implode, è privo di senso. Il simbolo della giustizia, però, è la bilancia. La giustizia è innanzitutto uno strumento per pacificare i gruppi. Impedisce conflitti aperti e prolungati per beni, potere e posizioni. Senza di essa, ci sarebbe il rischio di una lotta permanente di tutti contro tutti, distruttiva e improduttiva. In realtà, però, tutte le civiltà conosciute si basano su disuguaglianze strutturali. Già le prime città-stato della Mesopotamia – Ur e Uruk – erano organizzate in modo rigorosamente gerarchico, cioè ingiusto. Ed è proprio lì che troviamo la prima raccolta completa di leggi dell’umanità. L’ingiustizia di fatto è stata tradotta in forma di legge: intoccabile, apparentemente neutrale, per grazia di Dio. La legge garantiva a ciascuno il proprio posto, ma non la propria libertà. La più grande appropriazione di terre della storia antica ebbe luogo probabilmente sotto Alessandro Magno. Tuttavia, il suo impero durò solo circa 15 anni nella sua massima espansione. L’Impero Romano, invece, che si espanse lentamente, durò più o meno 500 anni. A differenza di Alessandro, i Romani portarono la legge, il diritto romano. Tutti gli abitanti dei territori conquistati divennero romani. Si potrebbe dire che i Romani conquistarono con l’esercito e assicurarono il loro dominio con la legge. Gli inglesi impararono dai Romani e applicarono lo stesso principio nelle loro colonie. L’appropriazione delle terre negli Stati Uniti è stata accompagnata da un genocidio senza precedenti, legittimato giuridicamente proprio come la schiavitù. Gli Stati Uniti disponevano di soldati, giudici e leggi, mentre le vittime avevano solo lo status di “bande”. In Canada non andó molto diversamente. Negli anni tra il 1960 e il 1970, il genocidio aperto e sanguinario era ormai bandito, ma la sterilizzazione forzata delle donne indigene veniva fortemente promossa dalla legge. Si stima che fino al 50% delle indigene ne sia stato colpito, mentre il mondo celebrava i Beatles e i Rolling Stones. Ciò che per gli Stati Uniti e il Canada è storia, in Palestina è il presente. La politica di Israele si differenzia da quella degli Stati Uniti soprattutto per il fatto che gli Stati Uniti hanno concluso la loro fase di espansione, dopo l’appropriazione delle terre del Texas e della California. Analogamente ai coloni invasori in Nord America, i coloni ebrei arrivarono in Palestina all’inizio del XX secolo, istituirono un parlamento, le leggi, un sistema giudiziario e un esercito, dichiarando cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato. Fino ad oggi questo Stato continua a sottrarre terreni a privati cittadini. I soldati di uno Stato di diritto costringono le persone ad andarsene e impongono la “loro” giustizia. Le organizzazioni di apolidi vengono rapidamente dichiarate illegali e quindi prive di diritti. L´esecrabile attacco del 7 ottobre sarebbe stato valutato diversamente a livello internazionale se la Palestina fosse stata riconosciuta come Stato. Senza essere meno orribile, sarebbe stato considerato giuridicamente come un tentativo da parte di uno Stato di riconquistare il territorio occupato. La storia dimostra che raramente la disuguaglianza e la miseria portano da sole alla ribellione: * Irlanda 1845-1852: un milione di morti per fame, nonostante l’esportazione di cereali. * India 1943: da due a tre milioni di morti. * Ucraina 1932-1933: da tre a quattro milioni di morti per fame. * Cina 1959-1961: da 15 a 45 milioni di morti. * Etiopia 1983-1985: un milione di morti per fame. Senza che si sfociasse in rivolte! E tuttavia, le persone si oppongono alle “ingiustizie”. Alla fine degli anni ’80, la chiusura di alcuni stabilimenti minacciava l’industria siderurgica tedesca. I lavoratori sapevano cosa sarebbe accaduto. Ma ciò che determinò la loro resistenza non fu la prospettiva di perdere il lavoro, bensì la scoperta del doppio gioco politico. Quando si venne a sapere che il partito SPD prometteva pubblicamente solidarietà, ma internamente agiva in modo contrario, scoppiò una sommossa. Ció che seguì fu molto più di uno sciopero. Vi fu una rivolta intorno all’acciaieria Krupp di Rheinhausen, come non se ne erano mai viste prima. Dall’autunno del 1987 alla primavera del 1988 Rheinhausen rimase bloccata. La popolazione sostenne la resistenza. I media tacquero. Non è stata la necessità, bensì la perdita di legittimità a portare al conflitto. Lo stesso schema si è ripetuto nelle rivolte della fame nei paesi arabi: Egitto 1977, Tunisia 1983-1984, Marocco 1981 e 1984, Sudan 1985-1986, Algeria 1988, Giordania 1989. Non è stato solo il prezzo del pane a essere determinante, ma la sensazione di essere vittime di un ordine ingiusto e determinato da altri. Il candidato alla presidenza Trump era detestato e temuto dai vertici europei, non per la sua aggressività, ma per la sua schiettezza. Senza peli sulla lingua rendeva noto quello che lui e i suoi predecessori – Biden e Obama – facevano, ma che questi ultimi non avevano mai dichiarato apertamente. Questa sua franchezza ha ostacolato l’élite di potere europea nello sforzo di mantenere l’illusione di una politica giusta agli occhi della gente. L’invasione militare in Venezuela, durante la quale sono state uccise oltre 100 persone e il presidente è stato rapito insieme alla moglie, è stata definita dai principali media tedeschi come un “arresto”. “Arresto” è un termine del diritto di polizia. Implica già che l’azione sia legalmente legittima e giustificata. Il cancelliere federale Merz si è affrettato a giustificare diligentemente l’evidente violazione della legge. Cosa possiamo imparare da questo? Primo: l’élite al potere fa quello che vuole. Secondo: ha bisogno del “diritto” per giustificare il proprio agire. Il potere moderno non può basarsi solo sulla forza bruta. Ha bisogno di certezza giuridica e accettazione. È proprio qui che sta la sua vulnerabilità. Le leggi promettono giustizia – ed è proprio in base a questa promessa che dobbiamo giudicare i loro creatori, senza cadere nell’illusione che queste leggi siano espressione di vera giustizia. Non dobbiamo credere alle leggi tanto quanto non dobbiamo credere a coloro che le creano. Ma è proprio sulla base delle leggi che promettono diritto e giustizia che si può smascherare l’ingiustizia. L’élite dominante deve essere giudicata in base ai criteri con cui essa stessa crea legittimità. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Jürgen Adriaans
PALESTINA: LETTERA APERTA DI SAMI ABUOMAR, DA GAZA, A MELONI, TAJANI E CROSETTO. “COME VOLETE CHE LA STORIA VI RICORDI?”
In Palestina il genocidio per mano israeliana non conosce sosta alcuna. Tel Aviv demolisce interi quartieri a est di Beit Lahia, in concomitanza con i bombardamenti di artiglieria che hanno preso di mira le aree a est di Khan Younis e il campo profughi di Bureij. Bombe pure dal mare, con almeno 2 palestinesi feriti da navi da guerra israeliane sula spiaggia di Rafah. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nell’ottobre 2023, poco meno di 2mila palestinesi sono stati uccisi (500) o feriti a seguito di 1.300 violazioni commesse dall’occupazione. Questo porta il numero totale di palestinesi uccisi dal genocidio in 2 anni e mezzo a 71.551, con 171.372 feriti e migliaia e migliaia di dispersi sotto le macerie. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, nostro storico collaboratore. Il resto della popolazione continua a combattere, ora per ora, per la vita, al gelo, tra vento e pioggia, e senza uno straccio di aiuto. Dalla Striscia di Gaza Sami Abuomar, cooperante palestinese e collaboratore di tante realtà solidali italiane, oltre che nostro storico collaboratore, ha scritto una lettera aperta a Meloni, Tajani e Crosetto, chiedendo loro: “Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda”. La corrispondenza dalla Striscia di Gaza con Sami Abuomar, su Radio Onda d’Urto, di mercoledì 21 gennaio. Ascolta o scarica Di seguito, il testo della lettera aperta spedita da Sami Abuomar al Governo Italiano: “Lettera aperta alla Presidente Meloni, al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto Presidente Meloni, Ministro Tajani, Ministro Crosetto. Scrivi a voi da Gaza perché ho vissuto molti anni in Italia e la considero una terra vicina. E scrivo in una notte in cui il vento a Gaza sembra parlare da solo. Non è un vento normale: è un vento che entra nelle ossa, scuote le tende come fogli di carta e costringe migliaia di persone a restare sveglie per paura che il proprio riparo venga portato via. È un rumore continuo, simile al mare in tempesta, senza sosta. Mentre vi scrivo, famiglie intere sono fuori sotto la pioggia, nel buio, stringendo ai bambini coperte che non scaldano. Hanno paura che la tenda crolli, che il vento la strappi, che qualcosa cada dall’alto. E mentre il vento passa, il freddo brucia. È strano pensare che nel 2026 esistano ancora luoghi dove una tenda decide la vita o la morte. Una tenda che d’inverno è un frigorifero e d’estate un forno. Una tenda che non protegge da niente, neppure dalla memoria di ciò che è stato perso. Gaza vive così da oltre due anni: bombardamenti, fame, mancanza di cure, malattie, poi ancora fame, poi ancora freddo. E oggi i numeri dell’ONU parlano chiaro: 95.000 persone in malnutrizione acuta. Bambini morti di freddo. Anziani morti di freddo. Non per un missile: per il freddo. E allora la domanda che vi rivolgo non è tecnica, né diplomatica. È una domanda che riguarda la coscienza, quella dimensione che nessuna carriera politica potrà mai sostituire: Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda. Ogni epoca ha avuto la sua tragedia. Ogni epoca ha avuto il suo punto in cui era impossibile far finta di non vedere. Noi oggi viviamo uno di quei momenti. So che la politica è complessa. So che gli equilibri internazionali sono fragili. So che ogni parola pesa. Ma pesa anche il silenzio. E il silenzio, in certi momenti, pesa molto di più. Tra dieci, venti, cinquanta anni, quando qualcuno leggerà cosa è accaduto in questi mesi, nessuno ricorderà le sfumature diplomatiche o le frasi calibrate. Ricorderanno solo chi ha parlato e chi no. Chi ha protetto la dignità umana e chi ha preferito la prudenza alla verità. Di Gaza resteranno i nomi dei morti. Dei leader resterà ciò che hanno scelto di fare mentre quei morti chiedevano aiuto. Per questo vi scrivo. Non per ottenere una risposta, non per farvi cambiare linea politica con una lettera: sarebbe ingenuo pensarlo. Scrivo perché c’è un dovere che va oltre la politica, ed è il dovere di lasciare una traccia. Salvare le vite dal freddo, adesso e una voce che dica: questa cosa non può essere normale. Vi chiedo di usare la vostra posizione per fare e dire almeno questo. Per affermare che nessun popolo deve morire di freddo, fame e abbandono. Per ricordare che la dignità non è negoziabile. Perché, che lo vogliamo o no, la storia sta già scrivendo questo capitolo, e un giorno qualcuno lo leggerà e giudicherà. Non dimenticherà le vittime. E non dimenticherà nemmeno chi aveva la possibilità di dire una parola e non l’ha detta. Con rispetto, ma senza rassegnazione. Con dolore, ma senza silenzio. Sami Abuomar”
Guardando il cielo negli occhi
“MENTRE LA MAMMA GIULIA STRAPPA CON MAESTRIA LE LENZUOLA, I FIGLIOLI INIZIANO A SCRIVERE I NOMI… NUR, LA LUCE, TRE ANNI… ZAMZAM COME LE ACQUE PRIMORDIALI… SABR, DUE ANNI, LA PAZIENZA… MI FERMO OGNI TANTO PER PARLARE CON IL FIGLIOLO CHE MI CHIEDE SE L’ARABO SIA DIFFICILE, O CON LA MAMMA CHE RACCONTA DI COME HA SCOPERTO IL NOSTRO GIARDINO… O CON GLI INSEGNANTI E I BABBI CHE HANNO RESO POSSIBILE LA VITA DI QUESTO LUOGO – SCRIVE MIGUEL MARTINEZ – E CIASCUNO DI LORO È UNA STORIA, COME LO SONO LE BAMBINE E I BAMBINI CHE STIAMO COMMEMORANDO. E TRA I MORTI E I VIVI, MI VIEN QUASI DA PIANGERE…”. A FIRENZE C’È UN GIARDINO COMUNITARIO GESTITO DAGLI ABITANTI DEL RIONE CHE NON SMETTE DI ACCOGLIERE IL MONDO: QUALCHE GIORNO FA, ISPIRANDOSI A UNA POESIA MERAVIGLIOSA, CHE PARLA DEGLI AQUILONI DI GAZA, HANNO TROVATO IL MODO PER ABBRACCIARE LE BAMBINE E I BAMBINI UCCISI IN PALESTINA Nel 2011, ben prima del 7 ottobre 2023 che si inventa come “inizio di tutto”, un poeta di Gaza, il cui nome viene trascritto anglicamente come Refaat Alareer, scrisse un poema breve e semplice, in arabo classico, Se io devo morire (إذا كان لا بدّ أن أموت). Se io devo morire, tu devi vivere per raccontare la mia storia, per vendere le mie cose, per comprare un pezzo di stoffa e qualche cordicella, (che sia bianca con una lunga coda) così che un bambino, da qualche parte a Gaza, guardando il cielo negli occhi, aspettando suo padre che se n’è andato in un incendio – senza dire addio a nessuno, nemmeno alla sua carne nemmeno a se stesso – veda l’aquilone, il mio aquilone che hai costruito, volare in alto e pensi per un attimo che ci sia un angelo che riporta l’amore. Se devo morire che porti speranza che sia una favola. Non possiamo raccontare la storia di tutti gli sterminati di Gaza, solo quella dei bambini, diciamo dagli zero ai quindici anni. Ci sono 12.000 nomi di bambine e di bambini, scritti in lettere latine, ma messi alla araba. Cioè il nome, quello del padre, del nonno e quello del bisnonno, senza cognome: un arabo che si fa i documenti in Italia mette di solito come “cognome” il nome del bisnonno. Ma uno di loro si chiama solo طفل , “bambino”, numero 228. Mentre la mamma Giulia strappa con maestria le lenzuola, i figlioli iniziano a scrivere i nomi. Solo il primissimo nome. Io mi offro per scrivere in lettere arabe, i nomi che riesco a riconoscere. Mohammed, Fatima, Nur, Mahmoud… e poi il bellissimo Muhannad, che la prima volta che l’ho incontrato anni fa, pensavo fosse un errore per Muhammad. Ricordiamo che gli arabi che conquistarono in pochi anni mezzo mondo, avevano avuto la rivelazione divina, a loro dire, per un solo motivo: erano analfabeti, erano la popolazione più ignorante del mondo: e proprio per questo possedevano la lingua perfetta, quella che Dio scelse per dettare, tramite l’arcangelo Gabriele, il Corano. E quindi il mondo islamico coglieva la superiorità degli altri, in altre cose, come una prova della verità del Corano. Ecco che Hind, la mitica India, era patria della perfezione insieme matematica e artigiana, e infatti i numeri che noi chiamiamo “arabi”, gli arabi stessi modestamente li chiamano “indiani”. Muhannad vuol dire proprio, fatto all’indiana, noi diremmo, a regola d’arte. Io scrivo questi nomi, per quelli che capisco… Msk o Nghm non mi significano niente, ma c’è la bambina Nur, la luce, tre anni… Maryam come la madre vergine del profeta Isa (sarà stata poco più grande delle bimbette delle medie) che tenera tacque con il bimbo in mano davanti a chi la accusava, e il bimbetto appena nato parlò… Zamzam come le acque primordiali… Sabr, due anni, che è la pazienza… Un paio di anni fa, mi arrabbiai moltissimo con una piccola donna, curva, con il hijab in testa, che evidentemente faceva le pulizie per qualche sfruttatore proprietario di B&B del nostro condominio, perché buttava i rifiuti nel luogo sbagliato… mi sono sentito un mostro dopo… e poi un giorno ho incontrato di nuovo lei, e le ho chiesto scusa, e le ho detto , al-sabru min al-Llahi wa l’ajlu min al-Shaytan, “la pazienza viene da Dio e la fretta viene da Satana”. E lei mi rispose, che davvero è così. E mentre scrivo in arabo, mi fermo ogni tanto per parlare con il figliolo che mi chiede se l’arabo sia difficile, o con la mamma che racconta di come ha scoperto il nostro Giardino, o con il Calciante di Parte Bianca, e con gli insegnanti e i babbi e tutti gli esseri umani che hanno reso possibile la vita di questo luogo. E ciascuno di loro è una storia, come lo sono i bambini che stiamo commemorando. E tra i morti e i vivi, mi vien quasi da piangere, tra lutto e gioia. Qui, in arabo e in inglese, la poesia che ci ha ispirati. -------------------------------------------------------------------------------- * Miguel Martínez è nato a Città del Messico, è cresciuto in giro per l’Europa e soprattutto in Italia, ed è laureato in lingue orientali (arabo e persiano). Di mestiere fa il traduttore e trascorre molto tempo in un giardino comunitario del borgo San Frediano Oltrarno di Firenze. Questo il suo prezioso blog, dove questo articolo è apparso con il titolo Dodicimila cadaveri in un giardino -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Se un bambino smette di disegnare -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Guardando il cielo negli occhi proviene da Comune-info.
Per la libertà di insegnamento, per Gaza, contro tutte le guerre. Iniziative LAS “Selvatico” Padova
IN SOLIDARIETÀ CON LE ATTIVITÀ PROPOSTE  DAL LAS MARCO POLO DI VENEZIA E MESSE SOTTO ACCUSA DA RAFFAELE SPERANZON CAPO GRUPPO DI FDL, RILANCIAMO QUANTO FATTO E SOTTOSCRITTO NEL LICEO ARTISTICO SELVATICO (PD), CONTANDO CHE TANTE, TANTE, TANTE INIZIATIVE DI APPROFONDIMENTO E DISCUSSIONE SI SIANO, SI STIANO SVOLGENDO NELLE SCUOLE DI QUESTO BISTRATTATO PAESE. 1. Iniziative di Istituto – Vicenza, Istituto Rossi, 19 maggio 2025: partecipazione di alcune classi all’incontro con Paola Caridi su “Guerra e Pace. Proteggere i diritti e costruire la democrazia”; – Padova, 27 maggio 2025: tutte le classi quarte dell’istituto assistono alla proiezione del docufilm premio Oscar No Other Land, a seguire le classi hanno partecipato al dibattito nato spontaneamente dopo la visione; – Padova, Cortili dell’istituto, 24 maggio 2025: flashmob a scuola (adesione all’iniziativa di Ultimo giorno per Gaza, 50.000 sudari per Gaza); – Padova, Cortile dell’istituto, 26 maggio 2025: incontro delle classi del triennio con due artisti palestinesi, Ola Al Sharif e Hamada M Elkept, a Padova per la Biennale di Gaza; gli artisti erano fuggiti da Gaza e rifugiati in Europa; – Padova,14 giugno 2025: approvazione a larghissima maggioranza di una mozione dedicata alla situazione di Gaza in Collegio Docenti Mozione del Collegio Docenti per Gaza | L.A. Pietro Selvatico; – Padova, 6-18 ottobre 2025: la nostra scuola, grazie alla collaborazione con l’associazione Rete per la Pace della Riviera del Brenta, ha ospitato per circa 2 settimane lo studente palestinese di Betlemme Rophael Majdi,18 anni; – Padova, Biblioteca di Istituto, 6 novembre 2025: incontro dedicato alla questione palestinese nell’ambito del progetto Libri Galeotti; questi i libri presentati: Joe Sacco, Palestina, una nazione occupata; Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin; Ilan Pappè, La pulizia etnica in Palestina; – Padova,10 dicembre 2025: collegamento su Zoom di alcune classi all’incontro con le scuole di Francesca Albanese, Quando il mondo dorme; il webinar è stato organizzato e promosso da Docenti per Gaza Webinar con Francesca Albanese – Docenti per Gaza. 2. Corso di Formazione dedicato ai Docenti Su sollecitazione del Collegio Docenti, il nostro istituto ha realizzato il seguente corso di formazione aperto anche a colleghi di altri istituti. Il percorso è stato seguito da una trentina di docenti. La questione israelo-palestinese Primo Incontro on line, martedì 4 novembre 17.00-19.00 Prof. Arturo Marzano, Storia contemporanea, Università di Roma Tre Il conflitto israelo-palestinese. Il caso di Gaza Secondo incontro in presenza, lunedì 10 novembre 15.00-17.00 Prof. Emanuele Zinato, Letteratura italiana contemporanea, Università di Padova La letteratura italiana e la Palestina: Franco Fortini e Primo Levi Terzo incontro in presenza, mercoledì 12 novembre 14.45- 16.45 Incontro di autoformazione tra i partecipanti: costruzione di una bibliografia condivisa; scambio/riflessione su materiali per la didattica 3. Aggiornamento del Curricolo di Istituto per l’insegnamento dell’Educazione civica La Commissione che lavora alla definizione del Curricolo di Istituto per l’insegnamento di Educazione civica ha lavorato, su sollecitazione del Collegio Docenti, ad un aggiornamento del Curricolo che tenesse conto delle contraddizioni e delle sfide che il nostro tempo impone di affrontare e approfondire. A seguire alcuni passaggi dal Curricolo rinnovato e approvato dal Collegio Docenti. Teniamo a sottolineare che il rinnovamento del curriolo è stato realizzato coerentemente ai traguardi del D.M. 35/2020 (allegato C, Secondo ciclo di istruzione), nello specifico considerando e valorizzando i seguenti traguardi: 1. Partecipare al dibattito culturale. 3. Conoscere i valori che ispirano gli ordinamenti comunitari e internazionali, nonché i loro compiti e funzioni essenziali. 6. Cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate. 13. Rispettare e valorizzare il patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni. A seguire alcune delle integrazioni al Curricolo di Istituto: “COMPETENZE TRASVERSALI PER L’URGENZA DI QUESTI ULTIMI ANNI CHE VEDONO I DIRITTI UMANI CALPESTATI ANCHE NELLE DEMOCRAZIE 1. Conflitti e pace: Comprendere che la pace non è semplicemente assenza di conflitto, ma un impegno attivo a costruire relazioni giuste, fondate sul dialogo e sulla cooperazione. Acquisire la competenza necessaria a promuovere il dialogo, la cooperazione e la risoluzione non violenta dei conflitti nella vita scolastica e sociale. 2. Sviluppare la competenza civica di partecipare attivamente alla vita democratica, difendendo le istituzioni democratiche e riconoscendo i rischi delle derive antidemocratiche. 3. Diritti umani: Sviluppare la competenza civica del rispetto della dignità umana e della promozione delle libertà individuali e collettive.” Questa breve e semplice rassegna – sicuramente incompleta poiché non tiene conto di tutte le lezioni che i singoli docenti, nell’ambito della loro programmazione disciplinare, hanno deciso di dedicare alla tragedia del popolo palestinese nel corso di questo e del precedente anno scolastico – dimostra quanto la nostra Scuola, spontaneamente e con grande slancio, ha fatto ad oggi per cercare di capire che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza e per manifestare solidarietà al popolo palestinese. Vogliamo chiarire con forza la nostra totale e radicale condanna rispetto a quanto accaduto il 7 ottobre 2023 affinché nessuno possa sminuire o strumentalizzare l’impegno e la sensibilità che il nostro istituto ha dimostrato in questo terribile frangente. Il 7 ottobre è e rimarrà un terribile attacco terroristico che ha determinato la morte di 1200 persone e la cattura di oltre 250 ostaggi. Evidenziamo inoltre che da sempre la nostra scuola è impegnata in molteplici iniziative volte a combattere ogni forma di razzismo, discriminazione, discorso d’odio verso chiunque e verso ogni popolo; da sempre aderiamo e organizziamo iniziative e percorsi di approfondimento che mirano a combattere l’antisemitismo e ad onorare la Memoria della Shoah e, proprio oggi, ci sembra fondamentale continuare a farlo proprio per distinguere la ricchezza e il valore inestimabili del popolo ebraico, come di ogni popolo, dalla politica genocidiaria del governo di Israele. Dopo aver condiviso e chiarito queste fondamentali premesse, vogliamo invitare tutti a riflettere su una serie di fatti accaduti negli ultimi mesi: – intervento Usr Lazio sulla possibilità nei CD di discutere la questione palestinese, “Nei collegi docenti non si parla di attualità geopolitica”, la comunicazione dell’USR Lazio. Poi il chiarimento – Orizzonte Scuola Notizie – proposta del DDL 1627, “ddl Gasparri” in corso di discussione, DDL S. 1627 – sospensione da parte del MIM di un corso di formazione per docenti (4 novembre, La scuola non si arruola) promosso da un ente accreditato presso la piattaforma S.o.f.i.a., La scuola non si arruola: annullato dal Mim il corso di formazione del 4 novembre – Notizie Scuola – pubblicazione della nota ministeriale 2d9b891c-4f5c-093d-6f0e-d83f8581868d che disciplina l’organizzazione di eventi/manifestazioni nelle scuole – l’intervento del Ministro Valditara che ha richiesto l’ispezione in due scuole che hanno partecipato ad un webinar con Francesca Albanese, relatrice speciale Nazioni Unite (Valditara chiede ispezioni in due scuole in cui ha parlato Albanese – Notizie – Ansa.it; a seguire la risposta di Docenti per Gaza https://www.docentipergaza.it/2025/12/comunicato-di-docenti-per-gaza-sulla-partecipazione- delle-scuole-al-webinar-con-francesca-albanese/) – da ultimo: Vicenza, bufera al liceo Fogazzaro: cancellata l’assemblea sulla Palestina. La preside: «Manca pluralità» | Corriere.it Venezia: LAS Marco Polo, intimidatorio intervento pubblico di Raffaele Speranzon e preannuncio di ispezione ministeriale | lanuovavenezia.it Noi docenti del LAS P. Selvatico, alla luce delle iniziative realizzate e degli ultimi eventi – soprattutto alla luce delle ispezioni richieste per gli istituti Cattaneo Dall’Aglio di Castenovo e Mattei di San Lazzaro e di quanto accaduto al liceo Fogazzaro di Vicenza – vogliamo segnalare pubblicamente quanto abbiamo realizzato e chiediamo che anche la nostra scuola sia oggetto di ispezione ministeriale. Sollecitiamo inoltre tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, a fare lo stesso: condividere pubblicamente una breve rassegna di tutte le iniziative realizzate ad oggi su e per Gaza e richiedere un’ispezione ministeriale. Noi docenti siamo fieri delle iniziative che abbiamo realizzato con e per i nostri studenti e anche per noi stessi: siamo consapevoli di lavorare a Scuola in un tempo che ci mette al muro e che ci costringe a guardarlo dritto in faccia. Come potremmo, di fronte alle domande e agli sguardi smarriti degli studenti, non fare tutto quanto è in nostro potere per restare umani? Come potremmo, conoscendo quanto è accaduto nel Novecento e quanto sta accadendo sotto agli occhi del mondo intero, non reagire? ERNST BLOCH INSEGNAVA CHE UNA SOLA PATRIA ESISTE, QUELLA IN CUI “NESSUNO DI NOI È MAI STATO”; NON LA PATRIA DELLA TERRA E DEL SANGUE, DELLE RAZZE E DEL FANATISMO NAZIONALISTA, MA LA PATRIA DELL’UOMO. Dichiariamo, allora, le nostre scelte, il nostro operato, il nostro impegno; lo dichiariamo a voce alta in questi giorni di festa che si faticano a festeggiare perché sappiamo che dal primo gennaio 2026, nella Striscia di Gaza, dove ancora tutto è distrutto e tutto manca, numerose organizzazioni non governative (tra queste Medici Senza Frontiere e Save the Children) rischiano di non poter più accedere e dare il loro vitale contributo Msf, a rischio la nostra presenza a Gaza per le regole israeliane sulle ong – Notizie – Ansa.it DICHIARIAMO IL NOSTRO TENTATIVO DI RESTARE UMANI 58 Docenti del liceo artistico “P. Selvatico” Fonte: www.cesp-cobas-veneto.eu -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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[Ora di buco] Scuola: solo repressione (1/3: trasmissione completa)
La trasmissione affronta la morte tragica di uno studente in un istituto superiore di La Spezia: un componente del comitato antimilitarista della città  riflette intorno a questo dramma e spinge a trovare insieme le risposte più adeguate per rilanciare il ruolo democratico ed educativo delle scuole, che possa incidere realmente sulle condizioni sociali delle nuove generazioni, investire soldi per ridurre il numero di studenti per classe, sviluppare attività per rafforzare le relazioni, promuovere l'educazione all'affettività e alla sessualità. E non militarizzare, come Valditara e governo indicano (vedi metal detector). Analizziamo poi la nota indirizzata ai/alle dirigenti di Roma e provincia che deriva dalla circolare del Ministero rivolta alla rilevazione degli alunni palestinesi su scala nazionale. Spieghiamo perché non regge il confronto con l'Ucraina dichiarato dal ministro Valditara, che si sente offeso da chi denuncia questa iniziativa come una schedatura etnica della popolazione palestinese presente in Italia, che nulla ha a che vedere con presunti interventi di accoglienza. Registriamo l'ennesimo caso di censura, avvenuto al liceo Marco Polo di Venezia: la scuola organizza un progetto approvato dal Collegio docenti che consiste in una serie di appuntamenti con tema Palestina (mostra, presentazione di libri, proiezione film): un blogger lancia la notizia, un politico di destra interviene, monta la gogna mediatica e il ministero decide di inviare ispezioni. L'accusa, falsa, è sempre di antisemitismo.  Corrispondenza su Idrovolante edizioni (pantheon di estrema destra) che prova ad entrare nelle scuole, in particolare ad Alatri. Le proteste ne bloccano l'ingresso. 
Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Bruno Santoro -------------------------------------------------------------------------------- “Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista. Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere me, e non c’era più nessuno a protestare per me” (sermone del pastore Martin Niemöller) Negli ultimi anni le mobilitazioni in solidarietà con la Palestina e in difesa dell’ambiente sono state sempre più represse e criminalizzate. Arresti, denunce, fermi e procedimenti giudiziari hanno colpito studenti e cittadini, mentre alcuni palestinesi — come l’imam Mohamed Shahin, trattenuto in un CPR e poi rilasciato — sono detenuti nelle carceri italiane per ordine di Israele, senza aver commesso reati, solo per aver espresso la loro libertà di parola denunciando il genocidio in corso. La recente condanna di Anan Yaeesh a cinque anni e sei mesi segna un punto di rottura: tribunali italiani che chiamano funzionari israeliani a testimoniare¹. La violenza e la discriminazione colpiscono stranieri, seconde generazioni e cittadini italiani. Dalla scuola alle piazze fino ai tribunali, la repressione si normalizza attraverso razzismo sistemico e doppio standard. La rilevazione sugli studenti palestinesi nelle scuole, definita dal ministro Valditara un “piano per l’integrazione”, rimane sotto vigile osservazione: sarà davvero accoglienza o un precedente ambiguo di controllo? Siamo tornati alle leggi razziali fasciste antisemite del 1938?² Episodi come quelli di Extinction Rebellion a Brescia e Bologna³, con spogliamento forzato delle ragazze, fermi arbitrari e fogli di via, mostrano la sistematicità di questa logica repressiva. Ribaltare il concetto di “sicurezza” Il linguaggio non è neutro. Chiamare ambientalisti o persone impegnate nella solidarietà “terroristi” e accusarli di “associazione a delinquere” prepara uno stato d’eccezione a disposizione di lobby economiche e interessi politici. Non è un fenomeno nuovo: già nel 2023, tra Riace, Piacenza e Padova, questa pratica si stava diffondendo⁴. In questa direzione si colloca anche il dibattito parlamentare in corso su diversi disegni di legge che, adottando la definizione di antisemitismo proposta dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), rischiano di equiparare le critiche allo Stato di Israele all’antisemitismo, arrivando a ipotizzare conseguenze penali. Non è ancora chiaro se tali disegni di legge verranno unificati, ma la discussione è imminente e il rischio di approvazione concreto. Una simile estensione del perimetro penale solleva interrogativi seri sulla libertà di espressione e sul diritto di critica politica, soprattutto in un contesto in cui la solidarietà con la popolazione palestinese viene sempre più spesso criminalizzata. Tutto questo sotto lo slogan “ordine e sicurezza”, ma la vera sicurezza nasce da istruzione, sanità, welfare comunitario e giustizia sociale, non dalla repressione. Quando i lauti stipendi dei politici finanziano leggi che tutelano interessi stranieri o lobby economiche a scapito della salute e del benessere della popolazione, dobbiamo chiederci: quali interessi vogliamo davvero proteggere? Una democrazia svuotata dall’alto L’esperienza delle assemblee cittadine di Bologna⁵ dimostra che pratiche di coinvolgimento dal basso possono funzionare, ma anche quanto possano essere soffocate quando producono decisioni scomode a chi non vuole perdere i propri privilegi. Lo abbiamo già visto con il referendum sull’acqua del 2011: più di 25 milioni di cittadini hanno votato e le istituzioni tuttora ne ignorano l’esito⁶. A questo quadro si aggiungono situazioni locali che mostrano come la crisi democratica non sia astratta, ma concreta. A Ravenna, a differenza di quanto avvenuto in altre città, la democrazia appare oggi arenata: la Procura non ha ancora aperto le indagini relative alla denuncia presentata dall’avvocato Andrea Maestri e dalla giornalista Linda Maggiori in merito alle armi che circolano nel Porto. Un silenzio istituzionale che solleva interrogativi sulla tenuta delle garanzie democratiche e sull’effettivo accesso alla giustizia. Come scrive Luciano Nicolini su Cenerentola, la differenza cruciale è nel potere decisionale: partecipare non basta, conta decidere davvero. A cosa serve votare, a cosa servono gli strumenti democratici se chi governa è il primo a non rispettarli?⁷ Viviamo in una democrazia svuotata dall’alto, mentre la distanza tra istituzioni e società cresce, così come le diseguaglianze economiche, aumentando disagio e povertà. La classe dirigente italiana, segnata da una forte gerontocrazia — da destra a sinistra — concentra sempre più potere e privilegi. In questo contesto, frantumazione dei movimenti e polarizzazione sociale distraggono la società come durante il lockdown: molti, invece di guardare all’operato dei politici, si sono divisi e odiati, tra chi si vaccinava e chi no. Come i quattro capponi di Renzo nei Promessi Sposi di Manzoni: pur nella loro condizione disperata, si beccano l’un l’altro e fanno tutti la stessa fine, incapaci di guardare oltre. Dall’altra parte, durante il lockdown erano nate reti di vaccinati e non contro il greenpass⁸, denunciando malapolitica, violazioni dei diritti e la necessità di tutelare il benessere psicofisico⁹. Oggi serve la stessa capacità di analisi e riflessione a tutti i livelli: chi è pro o contro Venezuela, chi è credente o ateo, chi è pro o contro Iran, tutti noi dobbiamo capire il gioco che i politicanti di mestiere stanno facendo. A chi deride i “gretini” sarebbe utile chiedere di ascoltare il messaggio degli ambientalisti che propongono di “tassare i ricchi, fermare il collasso climatico” o che bloccano il traffico per dare voce alle vittime della crisi climatica¹⁰, come le vittime dell’alluvione o la biodiversità e le specie in via d’estinzione, perché stiamo lasciando alle future generazioni un paese e un pianeta sempre più inquinato e insalubre. Necessità di vigilanza e dissenso attivo Un popolo che ogni anno va sempre meno alle urne non può continuare a pagare le tasse e restare inerme mentre vengono tagliati servizi pubblici essenziali come ospedali, scuole e welfare. Libertà di parola e protesta nonviolenta devono rimanere legittime, anche per chi non la pensa come noi, soprattutto per chi lotta per giustizia climatica, sociale e per i diritti. Mentre le forze dell’ordine e i tribunali diventano sempre più braccio armato di una minoranza che non tutela i diritti né il territorio, difendere il dissenso e la solidarietà non è più un’opzione: è una necessità urgente. La democrazia non si salva da sola, è il momento di agire, prima che sia troppo tardi. È possibile andare d’amore e non d’accordo, è possibile creare confluenze, anche se è difficile, ricordando quale è il vero pericolo. Prima che norme emergenziali diventino permanenti e il ddl venga votato, è fondamentale aprire un dibattito pubblico reale, nei movimenti, nelle reti, nelle associazioni, e agire insieme. -------------------------------------------------------------------------------- Note 1. Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-palestina_resistenza_e_repressione_come_lo_stato_italiano_criminalizza_la_solidariet/45289_64804 2. (v. Link sopra) 3. SPOGLIATA IN QUESTURA: Bologna come Brescia, Extinction Rebellion si oppone all’archiviazione https://extinctionrebellion.it/press/2025/01/17/opposizione-archiviazione-bologna/ 4. Riace, Piacenza, Padova. Associazioni a delinquere ovunque? https://www.questionegiustizia.it/articolo/riace-piacenza-padova-associazioni-a-delinquere-ovunque 5. Assemblea cittadina per il Clima di Bologna 2023: Rapporto Finale consegnato al Consiglio comunale: https://www.comune.bologna.it/myportal/C_A944/api/content/download?id=6564c859e8dbf0009a1a5170 6. Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua: https://www.acquabenecomune.org/ – Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di profitto. Ecco perché https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ Articolo 10 anni dopo il referendum: https://economiacircolare.com/10-anni-fa-il-referendum-che-ha-fermato-finora-il-nucleare-e-provato-ad-estromettere-privati-e-profitti-dalla-gestione-dellacqua/ 7. Democrazia partecipativa  o democrazia diretta?, di Luciano Nicolini, Cenerentola: https://www.pressenza.com/it/2026/01/democrazia-partecipativa-o-democrazia-diretta/ 8. Per un cammino ecopacifista, Quanto è libera una stampa non indipendente?: https://peruncamminoecopax.blogspot.com/search?q=stampa 9. Brigata Basaglia: Assistenza psicologica dal basso durante il lockdown: «La salute mentale è una questione politica»: https://www.dinamopress.it/news/assistenza-psicologica-dal-basso-lockdown-la-salute-mentale-questione-politica/ – La Q di Qomplotto, di Wu Ming 1, https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/12/la-q-di-qomplotto/ 10. Intervista realizzata da Lucio Maniscalco per Pressenza con la portavoce di Ultima generazione Miriam Falco: https://www.youtube.com/watch?v=eC2TK85ZLf8 Altre fonti di approfondimento * I costi della politica. Perché gli stipendi dei deputati italiani sono i più alti d’Europa: https://europa.today.it/fake-fact/perche-stipendi-deputati-italiani-piu-alti-europa.html * La solidarietà non è un reato – sugli arresti di Genova, BDS Italia: https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/2987-la-solidarieta-non-e-un-reato-sugli-arresti-di-genova – Comunicato BDS Italia: No alla criminalizzazione della solidarietà con la Palestina: https://www.facebook.com/BDSItalia/posts/pfbid02hsfnDPjkk7tH3LEukrqZDhWJmF8dALa5h5To4EYrKnaSYhoFrPyKf34zBH5yDthyl * Con il DDL sicurezza il governo reprime il dissenso e la resistenza passiva, di Greenpeace: https://www.greenpeace.org/italy/storia/24892/con-il-ddl-sicurezza-il-governo-reprime-il-dissenso-e-la-resistenza-passiva/ * Inneschi di pace in un tempo di guerra. Nonviolenza, diritti umani ed educazione al conflitto: https://www.pressenza.com/it/2025/12/inneschi-di-pace-in-un-tempo-di-guerra/ * Corpi estranei: il razzismo rimosso in Italia, del festival internazionale del giornalismo. Perugia 2026: https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2022/foreign-bodies-racism-removed-in-italy * La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale di Kamo Modena: https://infoaut.org/conflitti-globali/la-generazione-palestina-tra-razza-classe-e-protagonismo-conflittuale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > C’è una parola per tutto questo, autoritarismo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il ddl che normalizza la repressione prima ancora di essere votato proviene da Comune-info.
PALESTINA: ISRAELE DEMOLISCE GLI UFFICI DELL’UNRWA A GERUSALEMME, MENTRE IN ITALIA VA AVANTI LA SOLIDARIETÀ
L’esercito di occupazione israeliano prosegue l’operazione di invasione su larga scala in Cisgiordania lanciata ieri contro Al-Khalil (Hebron), ma i raid si segnalano ovunque; Ramallah, Jenin, Salfit, Betlemme, Nablus e pure a Gerusalemme. Qui le ruspe israeliane hanno iniziato a demolire il complesso dell’Unrwa, nel quartiere Sheikh Jarrah, a poche settimane dalla cacciata – armi in pugno – di funzionari e dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati. A osservare i lavori, compiaciuto, il ministro della destra fascista e colonica Ben Gvir. Israele ha incrementato i propri raid aerei su mezza Striscia di Gaza; colpite Rafah, Deir El Balah, Al Bureji. Il bilancio del genocidio israeliano in corso da ottobre 2023 è di almeno 71.550 palestinesi ammazzati e 172mila feriti. Da quando c’è il presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, 465 morto e 1.287 feriti,  mentre tornano freddo e pioggia a flagellare una popolazione da settimane dentro tende allagate e senza alcun riparo. Al riguardo un’altra neonata, di 7 mesi, è morta a Gaza City a causa del freddo estremo. Salgono a 9 i neonati morti ufficialmente per ipotermia, mancanza di aiuti e riscaldamento in un mese. Di questo si dovrebbe occupare in teoria il nuovo Comitato tecnico palestinese guidato da Ali Shaath, ex viceministro dei trasporti dell’Anp, con altri 14 membri. Per ora Israele esclude possano entrare, a breve, nella Striscia; dovranno restare in Egitto, dove è presente da qualche ora anche una delegazione israeliana, spedita da Netanyahu, che risulta tra gli invitati di Trump al presunto Board of Peace, il tavolo a inviti – e pure a pagamento – per partecipare al banchetto coloniale sulla terra di Palestina. Dentro pure Meloni, Putin, Ue, India, Brasile, Cipro, Pakistan e altri. No di Francia e Canada, mentre su Turchia e Qatar c’è il veto di Tel Aviv. Infine l’Italia. Ieri scarcerati 3 dei 7 palestinesi in carcere da fine anno con l’accusa – basata su quanto detto da Israele su prove teoricamente recuperate durante il genocidio a Gaza – di finanziare Hamas. Resta in carcere, in  isolamento, Mohammad Hannoun, portavoce di Api. Sulla scarcerazione dei 3 palestinesi sentiamo il racconto di Shoukri Hroub, dell’Unione democratica arabo palestinese, che era andato a Opera per accogliere all’uscita dal carcere uno degli arrestati insieme alla famiglia… per poi scoprire che nella notte era stato trasferito a Sassari, in Sardegna. Con lui, anche considerazioni sul nuovo comitato tecnico palestinese e l’imposizione di questo senza alcun mandato condiviso nell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Ascolta o scarica A Milano invece il Tar della Lombardia ha sospeso i divieti amministrativi, i cosiddetti “daspo urbani”, che erano stati notificati ad alcuni ragazzi, maggiorenni e minorenni, arrestati il 22 settembre a seguito degli scontri dopo il corteo pro-Gaza, alla stazione Centrale di Milano. A due studentesse universitarie 21enni e a due studenti liceali minorenni era stato vietato per 2 anni di “stazionare” in più zone di Milano e per un anno di avvicinarsi alla stazione Centrale, ai treni, alla metro e alle aree limitrofe. Una fortissima limitazione della libertà personale, che non aveva nulla di “preventivo”, come dovrebbe essere il provvedimento amministrativo, ma sfociava nel “sanzionatori”. Tra l’altro il tribunale del riesame, lo scorso 9 ottobre, aveva già fatto cadere la custodia ai domiciliari. Ne abbiamo parlato con il legale dei giovani, l’avvocato Paolo Oddi. Ascolta o scarica
Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né la motivazione né lo scopo di tale rilevazione. Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato, con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole (…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di “assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini. Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24 febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022). Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni, e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà forse un altro aspetto. Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico, politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina profuga di guerra. Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole addirittura all’antisemitismo. E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il liberticida Ddl Delrio verso la “discussione”. Ma antisionismo non è antisemitismo
L’avvio dell’esame in Commissione Affari costituzionali del Senato del Disegno di legge cosiddetto “contro l’antisemitismo”, segna un momento politicamente inquietante in un contesto mediatico e istituzionale di crescente demonizzazione e criminalizzazione dei movimenti di solidarietà con il popolo palestinese. Il provvedimento, che vede come prima firma il senatore del Pd […] L'articolo Il liberticida Ddl Delrio verso la “discussione”. Ma antisionismo non è antisemitismo su Contropiano.
Scuola: polemiche sul censimento degli studenti palestinesi
L’arrivo nelle scuole di una circolare in cui si chiede di censire il numero degli studenti palestinesi scatena durissime reazioni. Le risposte tardive e le motivazioni confuse del Ministero non riescono a dissipare i dubbi. A fine novembre scorso, la … Leggi tutto L'articolo Scuola: polemiche sul censimento degli studenti palestinesi sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.