Militari, militarismo e fascismo nella commedia all’italiana: l’avversione verso la “classe armata”

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Wednesday, December 17, 2025

Che cosa pensavano gli italiani negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso a proposito di Patria, di difesa, di sicurezza?

Formulata così la domanda, abbiamo il sentore che questi termini, che sono i mantra della fase politica odierna, allora avessero poco senso. Gli italiani e le italiane apprezzavano la libertà e il nuovo benessere, e la Patria era finalmente antifascista, non minacciata da nessuno (nemmeno dall’impero sovietico); gli italiani e le italiane si sentivano sicure/i e protagoniste/i del loro futuro e, avendo conosciuto in prima persona i disastri della guerra scellerata, non sentivano per nulla il bisogno di militari e armamenti. Tanto più che il franchismo in Spagna era vivo e vegeto, e i militari fascisti in Argentina e in Cile, e i colonnelli in Grecia, avevano modo di dare anche negli anni ‘70 il meglio di sé. E gli USA guerre controverse le facevano (Corea, Vietnam)!

In Italia, martoriata da insondabili stragi (da Portella della Ginestra in poi), emergevano notizie di piani di colpi di stato militari o di strutture Stay behind (“Gladio”). La società civile reagì e resistette, e fra le modalità di reazione ci fu la trasfigurazione di questi fatti attraverso una lente comica e grottesca: colpi di stato da operetta, progettati da mentecatti sopravvissuti a un passato allora recente.

Che questo fosse il sentire comune, popolare, ed esprimesse il disgusto e l’inquietudine degli italiani e delle italiane verso il militarismo e il fascismo è evidente nella produzione cinematografica dell’epoca che trova spunto grottesco nelle questioni militari e, almeno quelli più riusciti, illustrano bene certe dinamiche cognitive sul potere, a cominciare da Il federale di Luciano Salce (1961) per passare alla commedia satirica fantapolitica Colpo di stato sempre di Salce (1968) che ipotizza il successo elettorale del PCI e lo scatenamento della reazione atlantica. Notevole è Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli (1973). In Il generale dorme in piedi di Francesco Massaro (1972), un film meno riuscito, è però incisiva l’idea che vede ancora Ugo Tognazzi interpretare la personalità scissa di un rigido militare che quando dorme urla il suo antimilitarismo.

Film che oggi fanno riflettere, forse più di allora. Insegnano che satira e comicità servono a demolire le guerre cognitive, le quali cercano il consenso belligerante della gente. Soprattutto questi film segnalano l’avversione degli italiani verso quella che oggi viene diffusa come “cultura della difesa”, che normalizza e sviluppa sempre più la predominanza della cosiddetta “classe armata” cioè di quegli apparati e gerarchie dedicate all’uso delle armi, a cui appartiene per definizione il monopolio della violenza. Sono apparati che, come tutte le strutture, lavorano per auto-conservarsi, alimentando il caos e le guerre (la geopolitica mondiale la decide la NATO, non l’ONU!).

Si tratta dunque di una sostanziale avversione degli italiani e delle italiane verso l’idea di “difesa” come apparato militare diffuso, che oggi è diventato professionale, normalizzato, integrato con la ricerca e l’industria, di deterrenza “ma anche proattivo”, e che vede anche le forze dell’ordine pubblico coordinate nel contenimento del dissenso interno. Tutto ciò è qualcosa di nuovo, che si è sviluppato dai primi decenni del nuovo secolo e che sta agendo per imporsi sempre più. Se ci riuscirà, le nostre società saranno efficacemente, modernamente e politicamente militarizzate. Si tratta di capire e di scegliere se una simile società ci piace e produce il nostro bene, oppure se si tratta di un nuovo totalitarismo che avanza.

Non è vero che la “cultura della difesa” nasce dal pragmatismo, dal buon senso, o dai sani valori “tradizionali”, patriottici, occidentali ecc., come sentiamo ripetere con insistenza nel discorso pubblico, nelle scuole, sui media.

Se escludiamo il fascismo, la tradizione italiana è fatta di esecrazione della violenza e di antimilitarismo. Basta rivedere i film di Tognazzi, Salce e Monicelli e riflettere sulla loro amara, libera intelligenza.

Lorenzo Perrona, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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