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RADIO AFRICA: “LA RESISTENZA AFRICANA CONTRO IL FASCISMO” E GLI ABUSI SULLE DONNE MIGRANTI
Radio Africa: nuova puntata, giovedì 23 aprile, per l’approfondimento quindicinale dedicato all’Africa sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, dentro la Cassetta degli attrezzi. Oggi dedicheremo i 35 minuti a nostra parlando innanzitutto del convegno intitolato “Bella Ciao. Resistenza africana contro il fascismo”. Lo faremo con il direttore di Africa Rivista, che organizza l’iniziativa, Marco Trovato. La parola poi a Pietro Gorza, antropologo e coordinatore dei progetti dell’associazione On Borders, che ci racconterà del rapporto presentato mercoledì 22 aprile al Parlamento Europeo e intitolato “Woman State Trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia. 33 testimonianze da un confine esterno della UE”. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 23 aprile alle ore 18.45 e in replica venerdì 24 aprile, alle ore 6.30. Ascolta o scarica Pubblichiamo il programma del convegno online che si tiene giovedì 23 aprile dalle ore 18.15 alle 19.20, al quale è possibile iscriversi gratuitamente cliccando qui. C’è una storia della Resistenza che raramente trova spazio nei manuali, ma che attraversa mari, deserti, altipiani e città ben oltre i confini italiani ed europei. È la storia delle donne e degli uomini africani che si opposero all’occupazione coloniale fascista, pagando un prezzo altissimo in termini di vite, repressione e memoria negata. Questo incontro online vuole riportare alla luce quelle vicende rimosse, intrecciando la Resistenza italiana e il contributo dei “partigiani neri” con le lotte anticoloniali nel continente africano. Dall’Etiopia alla Libia, fino all’esperienza dei combattenti antifascisti afrodiscendenti in Italia, emergerà un racconto più ampio, complesso e necessario: quello di una Resistenza plurale, capace di mettere in discussione miti consolatori, rimozioni e narrazioni parziali del nostro passato. Un viaggio nella storia, alla vigilia della Festa della Liberazione, che è anche un invito a guardare il presente con occhi più consapevoli, a partire da ciò che abbiamo scelto — troppo a lungo — di non vedere. Con l’adesione e il sostegno della CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro e IAFTUN – International Network of Antifascist Trade Unions e con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Programma: Memoria e Liberazione: Giustizia e antifascismo globale – Akhator Joel Odigie, Segretario Generale ITUC-AFRICA. Partigiani d’oltremare: dal Corno d’Africa alla lotta di Liberazione italiana – Matteo Petracci, storico e saggista. Etiopia resistente: la lunga lotta contro l’occupazione fascista – Gabriella Ghermandi, scrittrice italo-etiope. Giorgio Marincola, il partigiano nero: identità, lotta e memoria di un antifascista dimenticato – Carlo Costa, storico, dottore di ricerca, saggista. L’ascaro: una storia anticoloniale – Uoldelul Chelati Dirar, professore di Storia e Istituzioni dell’Africa, Università di Macerata. La Libia sotto l’occupazione italiana: repressione, deportazioni e Resistenza – Farid Adli, giornalista, direttore di AnbaMed. I miti del colonialismo italiano tra propaganda e rimozione – Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano scomparso nel 2021 (videointervista). Noi però gli abbiamo fatto le strade: il fascismo e le colonie tra bugie e razzismi – Francesco Filippi, storico della mentalità. Conduce Marco Trovato, direttore editoriale di Rivista Africa. Il video del convegno verrà pubblicato sul canale YouTube di Africa Rivista.
April 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Tutti pazzi per Sanchez
Divertente notare che plaudono a Sanchez compagne/i che in Italia sono ferocemente contrari alla nostra proposta di fronte per la Costituzione con Schlein, Conte e AVS (e non solo loro). Si dà il caso che dell’Internazionale Progressista di Sanchez faccia parte proprio Elly Schlein che è intervenuta a Barcellona. Un fatto politico positivo perché Renzi, Gentiloni, Letta ecc. avevano come riferimenti Blair e Macron. Chi presenta come un tradimento una desistenza doverosa per cacciare Meloni dimentica che in Spagna il socialista Sanchez è riuscito a fare il governo grazie ai voti del partito comunista e delle altre formazioni della sinistra radicale. Il PSOE, il partito di Sanchez, come il PD e gli altri partiti “socialisti” europei, è stato per molti anni l’avversario principale della sinistra radicale e dei movimenti, una vera schifezza neoliberista con altissimi livelli di corruzione. Ricordo di aver partecipato in Spagna a cortei in cui manifestanti gridavano ‘PSOE – PPE misma mierda’. Lo stesso Sanchez tentò, con un più volte ripetuto ricorso alle urne, di far fuori la sinistra radicale con il voto utile (il sistema elettorale è diverso dal nostro, ma non mi dilungo a spiegarlo). Podemos e Izquierda Unida ebbero l’intelligenza di cambiare tattica e di passare dal “che se ne vadano tutti” alla proposta di governo di sinistra. Mentre l’establishment socialista propendeva per un governo di grande coalizione col centrodestra del PPE fu la sinistra radicale a chiedere il voto come garanzia di un governo della sinistra. Sanchez ebbe anche lui abbastanza intelligenza da smarcarsi dal vecchio establishment che avrebbe sacrificato la sua leadership a un governo con la destra e decise di tentare la carta dell’accordo con Unidas Podemos e poi con Sumar, movimenti indipendentisti e regionali, ecc. Non ne è venuto fuori un governo rivoluzionario, ma sicuramente l’unico governo progressista in Europa. L’agenda neoliberista è stata ridimensionata e sono stati approvati provvedimenti proposti da comunisti e sinistra radicale come l’aumento del salario minimo, l’abolizione di molte norme di precarizzazione del lavoro, l’obbligo per le piattaforme di assumere come dipendenti i rider, ecc. E una politica estera più autonoma da Commissione Europea, NATO e Stati Uniti, più critica verso Israele. Non certo il socialismo, ma concrete conquiste per la classe lavoratrice, le donne, le persone lgbtq+, ecc. Chi obietta che il Pd rimane una schifezza dentro la quale ci sono tanti responsabili di politiche neoliberiste antipopolari o ras di sistemi di potere clientelari e affaristici non dice una cosa sbagliata. Li ho combattuti per una vita e li conosco molto bene, ma questo vale anche di più per il PSOE spagnolo. Eppure le leadership di questi partiti ‘socialisti’ hanno scelto una svolta progressista che li rende oggi, al contrario del passato, interlocutori possibili della sinistra radicale che per anni li ha criticati duramente. In Italia è capitato che il voto popolare nelle primarie abbia sparigliato i giochi e solo dei ciechi possono non vedere che la destra economica e bellicista (chiamarli centristi è esagerato) sta tentando da tempo con i suoi esponenti politici, commentatori e media di delegittimare Elly Schlein, considerata troppo sovversiva. Sono gli stessi ambienti che hanno preferito con Letta (e Draghi) consegnare l’Italia a Meloni piuttosto che dover rischiare di vincere con un alleato come il M5S di Conte contrario all’invio di armi all’Ucraina. Quello che chiamano ‘campo largo’ è carico di contraddizioni e per ora non ha un programma. Però non ha più come interlocutore privilegiato la Confindustria, ma la Cgil e non pare avere l’agenda Draghi come priorità, al contrario di Meloni e Giorgetti che applicano i diktat di Bruxelles e della NATO come soldatini. Ci sarebbe molto da dire sull’incontro progressista di Barcellona. Di sicuro propone un asse con i governi di sinistra dell’America Latina, il no al bloqueo di Cuba ed esprime un orientamento verso la pace, il multilateralismo, il dialogo e la cooperazione con la Cina e i Brics, una politica contro la disuguaglianza a partire dalla tassazione delle grandi ricchezze. Forse è troppo entusiasta il manifesto, ma certo siamo lontani dalla “terza via” di Blair. Senza nasconderci gli aspetti contraddittori (accordo UE Mercosur, posizione di Sanchez su guerra in Ucraina ed esercito europeo, politiche europee, video di Hillary Clinton) il messaggio di Barcellona, democratico, antifascista e contro l’imperialismo MAGA e i crimini di Israele è ben diverso dalla piattaforma ordoliberista e di oltranzismo bellicista finora prevalsa in Europa. È naturale l’interlocuzione per noi partiti comunisti e anticapitalisti, ecologisti e femministi della European Left, che contemporaneamente abbiamo tenuto il congresso a Bruxelles con, tra gli invitati, Jeremy Corbyn, i Democratic Socialists of America di Mamdani, palestinesi e cubani. Non siamo la stessa cosa, ma dobbiamo trovare il modo di costruire fronti per sconfiggere l’ondata di fascismo planetaria di cui Trump è protagonista. Le parole preoccupate di Lula sulla necessità di fermare il fascismo, il nazismo e che evocano Hitler non sono propaganda dopo il genocidio a Gaza e vengono da un continente in cui tutti i governi di sinistra – non solo Cuba Venezuela – sono stati apertamente minacciati da Trump. Occorre tenerle a mente mentre discutiamo di tattiche elettorali a casa nostra in vista delle elezioni politiche 2027.       Anna Polo
April 20, 2026
Pressenza
Ci chiamavano banditi
20 aprile 1927: nasce Guido Petter. di Bruno Lai     Guido Petter (1927-2011) è un uomo che unisce l’impegno civile e la ricerca scientifica con una coerenza rara. È prima un protagonista della Resistenza al crimine nazifascista e, poi, uno dei padri fondatori della psicologia dello sviluppo in Italia. Guido Petter giovanissimo, appena diciassettenne, sceglie di salire in montagna.
Inchiesta. Tor Vergata manda gli studenti a lezione dalla NATO
La militarizzazione dell’università è ormai così pervasiva che non riguarda solo alcuni corsi e alcuni settori, ma si estende a un intero modo di pensare l’istruzione e la formazione dei cittadini del futuro, ai quali va inculcata l’idea che “la logica militare non dev’essere confinata alla difesa, ma diventare modello […] L'articolo Inchiesta. Tor Vergata manda gli studenti a lezione dalla NATO su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Su Giovanni Gentile, 82 anni dopo e sul mito “fascista per caso amico degli ebrei”
Chiudendo su Giovanni Gentile 82 anni dopo quel celebre 15 aprile a Firenze e sul mito “del fascista per caso amico degli ebrei” ( nota dinamica della destra “finiana” e “meloniana” di rileggere le vicende storiche dei propri riferimenti su misura del rapporto con Israele rafforzato dopo gli anni ’90 […] L'articolo Su Giovanni Gentile, 82 anni dopo e sul mito “fascista per caso amico degli ebrei” su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
GenderX: «non è un episodio isolato, è una violenza ripetuta con schemi ben precisi»
La sede di GenderX si trova tra i quartieri Pigneto e Tor Pignattara, a Roma, una zona in grande trasformazione e fermento. Da un lato spinge la gentrificazione, già largamente avviata al Pigneto, che si espande a macchia d’olio nelle zone limitrofe, dall’altro lato la nuova e vecchia povertà urbana si mescolano tra le vie di questi quartieri, diventati casa per tante comunità migranti, che rischiano di essere spinte sempre più ai margini della città. Qui corre la nuova linea della metro C, facendo diventare queste zone semi-centrali, perché facilmente raggiungibili. La fermata più vicina alla sede di GenderX è piazza Malatesta, una colata di cemento, una rotonda per le auto, capolinea degli autobus, e dove si incontrano tante comitive di persone giovani, nelle panchine tra una fermata e l’altra. Qui dietro tre anni fa ha aperto la nuova sede di questa associazione, a via Dulceri, diventando un luogo di incontro e supporto per tutta la comunità trans di Roma e provincia. Infatti GenderX «offre un servizio peer-to-peer svolto da persone trans e organizza gruppi di empowerment effettuati da persone transgender per adolescent* e adult* finalizzati a creare momenti di aggregazione e informazione». Attivismo e divulgazione per un mondo più inclusivo, come leggiamo nel sito.  Abbiamo sentito Gioele il Presidente dell’associazione per farci raccontare gli attacchi subiti in queste settimane e mesi alla loro sede. Purtroppo, questi non sono attacchi isolati, negli ultimi anni si sono moltiplicati episodi di violenza razzista e omolesbobitransfoica in tutta questa zona della città: a luglio del 2024 c’è stata un’aggressione razzista nel parco San Galli di Tor Pignattara, a capodanno del 2025 una coppia gay è stata aggredita violentemente a pochi passi da via Dulceri, perché si teneva mano nella mano, nell’estate del 2025 sono state diverse le aggressioni a negozianti e passanti da parte di giovani e giovanissimi nella zona pedonale del Pigneto, e a febbraio è comparsa una scritta razzista dietro il Parco San Galli, dopo la festa antirazzista dellla scuola primaria. E questi sono solo gli episodi che hanno raggiunto la stampa, potremmo poi aggiungere di altre scritte fasciste, adesivi per segnare il territorio, cori, e tante altre micro-aggressioni quotidiane nei mezzi pubblici e nelle strade.  Ci vuoi raccontare che cosa è accaduto la settimana scorsa presso la vostra sede?  Non era la prima volta che delle persone venivano a dare fastidio alla sede, e venerdì sera verso le sette o otto di sera, quando dietro la porta a vetri opaca abbiamo visto delle sagome di un gruppo di persone, abbiamo pensato «ah ci risiamo». Quindi io ho spalancato la porta, e appena la porta è stata aperta queste persone sono scappate via. Erano almeno otto persone, si sono divisi in due gruppi e sono corsi uno da una parte e uno dall’altra. A quel punto, siamo stati un po’ fuori dalla porta per monitorare la situazione e abbiamo sentito che si facevano dei segnali con dei fischi e li vedevamo correre da una parte all’altra della strada.  Più tardi nella serata ho accompagnato due persone alla metro in macchina perché non si sentivano sicure a tornare da sole, e ripercorrendo la strada ho visto delle persone che si dirigevano verso la sede, e mi sono fermato con la macchina, e sono riuscito a fare il video che poi abbiamo messo online, dove ci gridavano delle frasi violentissime. Quando hanno visto che stavo registrando sono scappati.  E questo non era il primo episodio… No, dopo questo ultimo episodio, ci è chiaro che c’è uno schema preciso. Sono almeno quattro o cinque mesi che abbiamo avuto problemi. La prima volta, sono venuti due ragazzini a chiedere di una persona che gli aveva dato delle informazioni, poi sono venuti in quattro dicendo che volevano delle informazioni per il “cambiamento sessuale”. Ho capito subito che mi stavano prendendo in giro così gli ho chiesto quale pronome utilizzassero e loro sono scoppiati a ridere e sono scappati. Inizialmente abbiamo pensato fosse semplicemente uno scherzo stupido. Ma poi le aggressioni sono continuate, per settimane abbiamo ricevuto botte alla porta vetri, e una volta l’hanno anche rotta. Fino alla scorsa settimana quando si sono ripresentati in otto. Insomma c’è uno schema ripetuto, vengono sempre alla stessa ora, utilizzano segni di riconoscimento come i fischi, e azioni ripetute, come le botte alle porte.  Che cosa avete fatto in seguito a questa ultima aggressione? Abbiamo fatto il comunicato e il post pubblico con i video per denunciare la situazione. E poi siamo stati al commissariato, e abbiamo trovato il solito poliziotto che ha sminuito la situazione. «Eh, ma sono ragazzi… che cosa volete che facciamo? Mica vi possiamo piantonare la sede. Magari vi conviene mettere le telecamere». Quindi non abbiamo ricevuto alcun supporto, la situazione è stata sminuita. Non c’è alcuna volontà di supporto. Eppure questa non è una questione che riguarda soltanto le persone trans, è una una violenza che può essere scagliata contro tutto le comunità più fragili di questo quartiere. Sono persone giovani, che si mettono insieme, che non si rendono conto, che non vengono messe di fronte alle loro responsabilità, e poi fanno cose gravi e aggressive, magari contro chi in quel momento non è in grado di difendersi: persone più piccole, animali, persone sole. Come abbiamo scritto anche nel comunicato pubblico sono le persone che a scuola bulizzano le persone trans, che gli rendono impossibile continuare il percorso scolastico, che le inducono all’isolamento, o al suicidio. E non è un episodio isolato, è una violenza ripetuta con schemi ben precisi.  Per questo sabato 11 aprile avete convocato una piazza… Esatto, l’11 aprile alle ore 18.00 saremo a piazza Malatesta, proprio perché vogliamo dare una risposta al quartiere, questa è anche la nostra piazza, il nostro territorio, speriamo nella partecipazione di tutti i gruppi, collettivi e associazioni antifasciste, antirazziste, pro-pal, insieme alla comunità LGBTQIA* di questo quadrante della città e di tutta Roma. Perché dobbiamo essere chiari: questi sono attacchi fascisti, chi si comporta in questo modo agisce e ripete schemi fascisti. Dobbiamo far vedere che ci siamo, la piazza è aperta, il microfono pure, perché oggi è stata attaccata la comunità trans, ma questa è una questiona che riguarda tutt*. La copertina è tratta dalla pagina Facebook di GenderX SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo GenderX: «non è un episodio isolato, è una violenza ripetuta con schemi ben precisi» proviene da DINAMOpress.
April 10, 2026
DINAMOpress
Mamma li anarchici!!
di Agricoltori educati Dalla “pista anarchica” alle leggi speciali: come il potere crea nemici per legittimarsi Poco importa che nemmeno la Storia sappia dirci con sicurezza se fu proprio Anteo …
Cori fascisti e banalizzazione del fenomeno
A Trieste in locali attigui al PalaSport, dopo la partita di pallacanestro di sabato 14 marzo si sono verificati alcuni episodi sgradevoli, sia pure (fortunatamente) senza conseguenze gravi per le persone. Ricostruiamo sinteticamente quanto accaduto. Dopo che si erano levati cori inneggianti al regime fascista ed essendo stato fatto notare che questi canti e slogan rimandano a un periodo nefasto per il nostro Paese, caratterizzato da persecuzioni e morte, è sorto un diverbio con parole pesanti e spintoni contro chi lo aveva segnalato, peraltro in modo civile. Solo pochi hanno percepito questi cori almeno come inopportuni. Tutto ciò invita a ragionare sulla banalizzazione e sullo sdoganamento di cui il fascismo sta godendo, ormai da anni e in tutta Italia, presso le più svariate tifoserie che usano lo stadio o il palazzetto dello sport per scopi politici e/o per rinsaldare un mal riposto spirito di gruppo. Tra coloro che hanno dato vita a questi cori (lo sottolineiamo per correttezza e per non ingenerare equivoci) non c’era nessuno dei tifosi della curva nord (basket), sempre distintasi per vicinanza solo sportiva alla squadra. Denunciamo con inquietudine quanto avvenuto lo scorso sabato e lo prendiamo come ennesimo campanello di allarme. Questo si unisce, nel caso triestino, a preoccupanti manovre societarie (dei “padroni dello sport”) che hanno portato alla drammatica crisi di una gloriosa squadra di calcio e alle difficoltà in altri settori. Occorre prestare attenzione a tutte queste dinamiche su cui si dovrebbe intervenire maggiormente per rendere più serena la fruizione di importanti momenti sportivi -che sono non trascurabili fatti di società- ma anche per agire in direzione di una cultura degli sport che ne contrasti l’uso strumentale da parte di certi tifosi e di ben chiare forze politiche. Gianluca Paciucci Partito della Rifondazione Comunista (Trieste) Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
March 18, 2026
Pressenza
Passioni tristi al servizio del capitale e del fascismo
IL CAPITALISMO DIGITALE HA SCOPERTO DA TEMPO NUOVI TERRITORI DI APPROPRIAZIONE, IL NOSTRO TEMPO E LA NOSTRA ATTENZIONE. POI HA CAPITO CHE LE PASSIONI TRISTI SONO PIÙ REDDITIZIE PERCHÉ SONO PIÙ FACILI DA GENERARE, FAVORISCONO PIÙ COINVOLGIMENTO, QUINDI TEMPO DI PERMANENZA, CIOÈ DENARO. IN QUESTA GIUNGLA OSCURA, LA DESTRA È PIÙ EFFICACE PERCHÉ IL SUO DISCORSO È STRUTTURATO PROPRIO ATTORNO A QUESTE PASSIONI. IL RISULTATO È UN CIRCOLO VIZIOSO IN CUI LE PIATTAFORME, IN RISONANZA CON IL TEMPO ANGOSCIANTE CHE VIVIAMO, DIFFONDONO LE PASSIONI TRISTI, MA LE PRODUCONO ANCHE. IN QUESTO MODO VIENE INDEBOLITA LA CAPACITÀ DI PENSARE E DI AGIRE IN BASSO COLLETTIVAMENTE. PER QUESTO SECONDO NURIA ALABAO ABBIAMO BISOGNO DI PROTEGGERE IL NOSTRO TEMPO E LA NOSTRA ATTENZIONE: POSSIAMO FARLO CERCANDO RITMI PIÙ LENTI PER INCONTRARCI, DISCUTERE DI PERSONA, SPERIMENTARE SOSTEGNO RECIPROCO, PENSARE CON COMPLESSITÀ, SENZA RIDURRE OGNI DIBATTITO A DUE POLI OPPOSTI. SOLTANTO COSÌ POSSIAMO ESSERE MENO MANIPOLABILI ED ESPANDERE LA NOSTRA CAPACITÀ DI AZIONE Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Qualcuno condivide un’intervista con un filosofo (ma potrebbe essere un giornalista, un cantante o un pompiere, non importa), le risposte sono immediate: accanto a un commento gentile, divampano le fiamme dell’aggressività. Vengono definiti fuori luogo, pagliacci, sgualdrine o pazzi, che si tratti di un disaccordo importante o di un dettaglio insignificante. Spesso, abbastanza chiaramente, la risposta è al titolo scelto dal media, non al contenuto dell’intervista. Non è tutto fuoco nemico, però molti degli insulti peggiori provengono da questa parte della barricata, da quelli di noi che presumibilmente condividono “qualcosa”, la chiamano “sinistra” – anche se non è sufficiente – perché difendere il pluralismo e il dissenso non è sempre la nostra caratteristica principale (penso al femminismo, ad esempio). Diciamo di voler porre fine al fascismo, ma la sua influenza ha da tempo preso possesso dei nostri corpi. È stata colpa dei social media, con i loro algoritmi perversi che diffondono i messaggi più estremi e dannosi? È colpa dell’anonimato? O forse erano già lì, soprattutto con l’aumento della paura di cadere, della solitudine… la paura nelle sue molteplici forme che ti fa sentire come se stessi fluttuando senza nulla a cui aggrapparti – e mancava solo il veicolo, l’arma carica che sono i social media. Certo, non è tutto negativo; c’è anche potere e gioia, espressione e creatività, e la possibilità di entrare in contatto con altre anime folli o sradicate. Qualunque sia la tua follia, sai di non essere solo. Ma anche così, ci sono giorni in cui spegni il telefono e le sue chiacchiere incessanti perché è difficile resistere all’ennesima sfida rabbiosa, all’ennesimo insulto. Perché questa costante sensazione di pesantezza e nebbia? Il panorama attuale è caratterizzato dalla devastazione dei legami sociali e delle forme di comunità, frutto di cinquant’anni di neoliberismo. Questa devastazione assume la forma della solitudine: stiamo camminando su una corda tesa. Il filosofo Franco “Bifo” Berardi dice che un’altra sfida epocale caratterizza questa solitudine, caratteristica della vita contemporanea: quella dei giovani cresciuti dalle macchine; se non fosse per la scuola, molti trascorrerebbero più tempo con i dispositivi elettronici che con altri esseri umani. Sebbene ciò possa sembrare allarmistico – le macchine consentono anche l’interazione con altre persone – conosciamo già alcuni degli effetti che ciò sta avendo sugli adolescenti. Bifo afferma che questa nuova condizione antropologica “non è felice”. Potrebbe essere correlata alla devastazione emotiva che sta lasciando nei giovani, anche se non è l’unico fattore determinante? “La prova – sottolinea Bifo – è che la depressione è diventata un fenomeno di massa e che le forme di sofferenza si stanno moltiplicando fino a diventare predominanti nella realtà sociale”. Se non la depressione in sé come fatto clinico, certamente come un’emozione che le assomiglia. La vita psichica come materia prima Ciò che scopriamo nell’economia dell’attenzione è che una cattiva salute mentale la alimenta. Nella sua teoria dell’ecologia-mondo, Jason W. Moore spiega che il capitalismo ha storicamente dipeso dall’appropriazione di alcuni elementi “a basso costo” per l’accumulazione di capitale: lavoro, natura, energia, cibo. Moore mostra come il sistema abbia costantemente bisogno di identificare nuove “frontiere” di appropriazione quando quelle precedenti si esauriscono o generano resistenza. Dall’argento americano alla gomma amazzonica, dai contadini espropriati o dalla schiavitù alle donne costrette a lavori di cura non retribuiti, il capitalismo si espande attraverso queste strategie di riduzione dei costi. All’inizio del XXI secolo, il capitalismo si trova ad affrontare una chiusura storica delle sue frontiere classiche. Non ci sono territori fisici significativi rimasti inutilizzati; gran parte del lavoro mondiale è già altamente precario o informale, e la natura è al limite della sua capacità rigenerativa. Ma il capitalismo digitale è in grado di scoprire nuovi territori vergini: la nostra vita mentale, il nostro tempo e la nostra attenzione. Affetti e desideri diventano qui materie prime. L’accumulazione continua attraverso l’invasione di un altro mondo da conquistare: il nostro mondo interiore. L’appropriazione, in questo caso, è quella dell’energia psichica che riversiamo nelle reti, che potrebbe essere percepita come un’altra merce “a buon mercato”. I teorici postfordisti italiani – Maurizio Lazzarato, Mario Tronti, Paolo Virno e altri – hanno spiegato questo meccanismo molto presto. Il capitale non sfrutta più solo il tempo di lavoro in fabbrica, sostenevano, ma sta colonizzando tutta la vita sociale, mercificando sempre più ambiti dell’esistenza. “Vita messa al lavoro” significava che il valore poteva essere generato dalle emozioni, dalle capacità linguistiche o relazionali, dal consumo o dall’immaginazione, che si trattasse di pubblicità, lavoro creativo o lavori di servizio. Ma ciò che forse non avevano previsto era la misura in cui le piattaforme avrebbero realizzato questa profezia. Al di là dei servizi a pagamento, quando scorriamo Instagram, ci insultiamo a vicenda su X e riversiamo i nostri desideri e le nostre frustrazioni su Facebook, stiamo mettendo in atto esattamente ciò che Virno chiamava “cooperazione produttiva”: alimentiamo la macchina, generiamo dati che addestrano algoritmi e sviluppiamo contenuti che tengono agganciati gli altri utenti attraverso un continuo lavoro emotivo. E tutto ci torna indietro come una merce. Questo lavoro è invisibile proprio perché mascherato da svago o socializzazione “libera”, quando in realtà è un’attività produttiva che arricchisce i proprietari della Silicon Valley, molti dei quali sono ora caduti nelle braccia del fascismo. Le piattaforme digitali e gli algoritmi che ne costituiscono la spina dorsale sono la tecnologia che rende possibile questa appropriazione massiccia e sistematica. Proprio come la nave negriera ha permesso la cattura di schiavi africani su scala industriale, o il filo spinato che circondava le terre comunali, lo smartphone e l’algoritmo sono al servizio della colonizzazione delle nostre vite psichiche. E lo fanno in gran parte attraverso l’odio e le emozioni negative. Passioni tristi, carburante premium Il capitalismo delle piattaforme ha scoperto che le passioni tristi sono più redditizie perché sono più facili da generare, più abbondanti come materia prima e generano più coinvolgimento e tempo di permanenza. C’è la tendenza a tradurre i nostri problemi di vita, le nostre insicurezze e le nostre paure in insulti e mancanza di rispetto. Tutti noi commentiamo di più quando siamo arrabbiati o indignati e ci soffermiamo più a lungo quando siamo ansiosi di non perderci nulla. Ma anche, mentre un tempo gli algoritmi premiavano l’interazione, ora si basano sull’attenzione; in altre parole, abbiamo perso la capacità di scegliere. Ciò che vediamo non dipende più solo dai nostri gusti o da ciò che condividiamo; ora ci mostrano ciò su cui ci soffermiamo, ciò che guardiamo, ad esempio qualcosa che ci disgusta o ci fa arrabbiare. Anche cuccioli che salvano neonati o una scimmia triste che gioca con il suo peluche, qualsiasi cosa ci capiti di guardare. Ma sembra che ciò che risuona di più sia ciò che si collega alle nostre frustrazioni e al nostro dolore. Paura, indignazione e risentimento creano dipendenza molto più della gioia. Anche a sinistra, tendiamo a puntare il dito contro i nostri vicini o colleghi, moralizzando o monitorando le loro espressioni: la polizia semiotica che portiamo dentro di noi. Il cortisolo e l’adrenalina dell’indignazione sembrano più potenti della gioia, almeno quella che circola sui social media. Generano quindi maggiori profitti per le piattaforme. Il risultato è uno spazio che dovrebbe essere pubblico – o che funziona attraverso la finzione di esserlo – ma dove le emozioni distruttive sono sovrarappresentate, le discussioni sono semplificate fino all’assurdo o alla politica identitaria, e dove le posizioni più estreme circolano più ampiamente. In questa giungla oscura, l’estrema destra è straordinariamente efficace perché il suo discorso è strutturato proprio attorno a queste tristi passioni o lavora attivamente per provocarle. Disaffezione verso il sistema, ma anche risentimento (contro élite, migranti, femministe), paura del declino sociale, dell’invasione o della “sostituzione”, di vedersi “portare via ciò che è nostro”; solidarietà negativa: se sono fregato, non voglio che gli altri abbiano la vita più facile. Sono maestri nel trasformare alienazione e disagio in reazione, in sostegno al loro progetto politico. La loro estetica facilmente “memeabile”, la loro ironia trasgressiva, la loro capacità di trasformare il razzismo in shitposting e la misoginia in umorismo, si adattano perfettamente a un mezzo che punisce la complessità e premia la reazione viscerale. Il risultato è un circolo vizioso in cui le piattaforme non solo diffondono queste tristi passioni, ma le producono anche. Da un lato, plasmano un’immagine particolare del mondo: massima esposizione delle nostre vite, personalità da brand, retorica semplicistica, competizione e una concezione della politica come comunicazione, come se avere i discorsi migliori o le idee migliori fosse sufficiente per influenzare il mondo. Dall’altro, finiscono per generare il tipo di soggettività di cui l’estrema destra ha bisogno: frammentata, risentita, triste e dipendente dalla propria impotenza. Siamo, quindi, più facili da governare. Come afferma Spinoza nella sua Etica, le passioni tristi ci indeboliscono e ci rendono meno autonomi e più dipendenti – e questa dipendenza è esattamente ciò di cui il modello di business dell’economia dell’attenzione ha bisogno. Ci privano della capacità stessa di resistere. Oltre a estrarre valore, distruggono la nostra capacità di agire collettivamente. Amplificano il danno psicologico e la depressione che si ripresentano sotto forma di aggressività. Tornando a Bifo, questa appropriazione algoritmica della nostra psiche “sottopone la mente collettiva a uno stress che la rende incapace di ragionare, criticare ed empatizzare”. A suo avviso, la depressione che ne consegue sembra trovare sfogo nella violenza. “Meglio aggressivi che tristi” potrebbe essere il suo motto. L’aggressività come “cura per la depressione” è l’effetto predominante del fascismo, dice Bifo, “una forma di terapia alimentata da anfetamine per la sofferenza e la solitudine che produce sempre, sistematicamente, effetti di moltiplicazione della violenza e delle dinamiche suicide”. E i social media diffondono questo veleno di affetto fascista sotto forma di violenza digitale canalizzata da algoritmi oscuri. L’approccio spinoziano propone di resistere aumentando il nostro potere, non nutrendo risentimento. Da un lato, sappiamo già che la sfida è politicizzare le frustrazioni in modo emancipatorio, ovvero reindirizzare la nostra rabbia contro coloro che provocano le nostre insicurezze. Per fare questo, la nostra capacità affettiva dovrebbe essere incanalata nella produzione collettiva di un bene comune. Un buon punto di partenza sarebbe cercare di essere generosi con noi stessi, o forse definire quel “noi” in modo più generoso: non c’è bisogno di commentare o postare sui social media tutto ciò che non ci piace delle nostre colleghe, il che non significa chiudere importanti dibattiti strategici, ma piuttosto affrontarli con rispetto. Le passioni gioiose spesso richiedono anche un ritmo più lento: incontrarsi per discutere di persona, connettersi, studiare, pensare con complessità, senza ridurre ogni dibattito a due poli opposti. Ma la comunità, il sostegno reciproco e la politica faccia a faccia ci rendono meno facilmente manipolabili, più autonomi ed espandono la nostra capacità di azione. Sebbene questo non implichi necessariamente un ottimismo ingenuo, non si tratta di “essere positivi”. L’ottimismo non è essenziale per combattere. Non ci si impegna politicamente perché si pensa di vincere – che cosa significa vincere, in fondo? Non si sa mai cosa potrebbe succedere finché non accade, non si conosce appieno il potenziale di una scommessa finché non la si porta fino in fondo. Si può combattere (o disertare) senza necessariamente credere che ciò che verrà sarà migliore. Si può combattere perché è il modo migliore di vivere. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Ctxt con il titolo completo Pasiones tristes al servicio del capital y el fascismo (o el porqué del odio en redes) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Passioni tristi al servizio del capitale e del fascismo proviene da Comune-info.
March 3, 2026
Comune-info