
Assolti i quattro “capitani”: dopo 17 mesi di carcere si riconosce lo stato di necessità
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, December 9, 2025Diciassette mesi di detenzione cautelare. Diciassette mesi di vita sospesa, di una libertà negata a chi era già sopravvissuto alla guerra, alla prigionia in Libia, alla traversata del Mediterraneo.
Il Tribunale di Napoli ha assolto nei giorni scorsi quattro rifugiati, provenienti dal Sudan e dal Ciad, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. È caduta l’imputazione che li aveva tenuti reclusi a Poggioreale dal luglio 2024, giorno del loro arrivo in Italia.
La sentenza riconosce ciò che le difese e le testimonianze avevano dimostrato lungo tutta l’istruttoria: i quattro uomini hanno agito in stato di necessità. Erano persone in fuga, sopravvissute a detenzioni e torture documentate, vittime dei conflitti presenti nei loro paesi di origine e dei centri di detenzione libici.
«L’assoluzione di oggi – spiegano le organizzazioni firmatarie del comunicato stampa (ASGI Campania, Clinica legale dell’immigrazione e della cittadinanza – Università Roma Tre, Clinica socio-giuridica – Università di Parma e Mediterranea Saving Humans) – indica in modo chiaro che gli oltre 1.300 detenuti nelle carceri sono solo il frutto della repressione della libertà di movimento e la conseguenza dell’inevitabile esito di politiche repressive e di criminalizzazione, in cui la storia delle persone coinvolte, diventa il sottofondo assordante di chi grida solo all’invasore».
Il caso dei quattro “capitani” non è un’eccezione 1, ma uno dei tanti tasselli di una repressione sistemica. Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare è diventato negli anni una scorciatoia giudiziaria: un grimaldello – come lo definiscono le realtà firmatarie – utilizzato per colpire indistintamente chi migra e chi soccorre.
Dietro questo paradigma, c’è un meccanismo che annulla la storia individuale delle persone, trasformandole in capri espiatori delle politiche di confine. Chi sopravvive e arriva al porto viene immediatamente separato dalla sua esperienza e dalla sua umanità: “guidare” un mezzo diventa, nella rappresentazione penale, il tratto unico e definitivo della persona, cancellando il contesto e lo stato di necessità.
La decisione del Tribunale di Napoli ha un valore politico e giuridico. Politico, perché incrina la narrazione che criminalizza la libertà di movimento, usata come merce di scambio elettorale da anni. Giuridico, perché riafferma che il diritto penale non può essere applicato ciecamente ai fenomeni migratori, senza considerare la complessità delle loro cause strutturali.
«Il riconoscimento dello stato di necessità in questa vicenda giudiziaria, rappresenta il punto di svolta per superare l’utilizzo di questo reato per colpire la libertà: libertà di scegliere il proprio destino e la libertà di movimento», concludono le organizzazioni.
Questa sentenza restituisce libertà a quattro persone, ma ci interpella tuttə. Ricorda che dietro i numeri e le procedure ci sono vite segnate da violenze e resistenze. E afferma, almeno per un momento, che sopravvivere non è un crimine.
Non chiamiamoli “scafisti”
Il secondo episodio di Radio Melting Pot (stagione 2024/2025)
Radio Melting Pot
27 Aprile 2024
- Consulta il progetto Dal mare al carcere ↩︎