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Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia

Defend Rojava: presidio a Catania sabato 24
L’Amministrazione Democratica e le Forze Siriane Democratiche stanno affrontando un’offensiva militare e una campagna di delegittimazione che puntano a cancellare anni di autogoverno, convivenza tra i popoli e autonomia delle donne. Quello che sta accadendo è lo scontro tra due visioni opposte di società: da una parte chi difende potere, sfruttamento e patriarcato ; dall’altra chi ha costruito diritti, partecipazione dal basso e liberazione. La rivoluzione confederale ha messo in discussione gerarchie sociali e di genere radicate da secoli. Per questo oggi viene colpita, militarmente e mediaticamente, da governi e forze che prosperano sull’oppressione. Grazie all’esperienza del Confederalismo democratico in questi 14 anni il fuoco rivoluzionario è tornato a divampare in tutto il mondo, ed è per questo che da Catania ci uniamo alla mobilitazione di solidarietà internazionalista alla rivoluzione sotto attacco.  BIJI ROJAVA!  DONNA, VITA, LIBERTÀ! Defend Rojava! SABATO 24 Gennaio – H. 17:00 PRESIDIO in Piazza Stesicoro – Catanesi solidali con il popolo curdo
Defend Rojava- Assemblea pubblica- Roma
Contro le guerre per procura in Medio Oriente, contro le operazioni di distorsione o censura delle notizie, per un vera informazione, per la rivoluzione dei popoli. Il genocidio in Palestina così come gli attacchi ai quartieri curdi di Aleppo o ai territori dell’Amministrazione Autonoma rientrano nella volontà di riscrivere dall’alto gli equilibri e la realtà del Medio Oriente per fini economici e di potere. In Iran dove il popolo scende da settimane in piazza sfidando la repressione che cerca di soffocare le loro lotte anche queste vengono strumentalizzate per mascherare accordi tra il regime di Damasco e le altre potenze internazionali interessate a inserire la Siria in una nuova fase. Mentre si agisce con la violenza brutale della guerra, mentre si fomentano guerre tra i popoli, vengono mescolate le notizie per fare sembrare più legittima l’oppressione e il genocidio oscurando la rivoluzione dei popoli. Serve più che mai fare chiarezza sui processi che si stanno sviluppando in Medio oriente e tessere legami di solidarietà con le popolazioni che resistono sotto le bombe e la repressione. Per tutti questi motivi vi invitiamo a riunirci in una  assemblea pubblica mercoledì 21 Gennaio,ore 18, presso il Centro socioculturale Ararat per aggiornamenti sulla situazione attuale tramite collegamento live e a seguire discussione sui prossimi passi da costruire insieme. UIKI Onlus Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia  
Siria del Nord-Est: escalation militare, carceri dell’ISIS a rischio e popolazione civile sotto attacco. Appello urgente all’azione
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia lancia un appello urgente alla comunità internazionale, alle istituzioni italiane ed europee e all’opinione pubblica di fronte alla grave escalation militare in corso nella Siria del Nord-Est, che minaccia direttamente la popolazione civile, la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Forze affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), insieme a milizie sostenute dalla Turchia e a gruppi armati alleati, stanno portando avanti un’operazione militare coordinata contro i territori dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES). Dopo l’occupazione di Raqqa, Deir ez-Zor e Tabqa, gli attacchi proseguono su più fronti, in aperta violazione delle dichiarazioni di cessate il fuoco. Particolarmente allarmante è la situazione attorno alle prigioni e ai campi che ospitano migliaia di detenuti dell’ISIS e i loro familiari. Secondo le Forze Democratiche Siriane (SDF), sono in corso violenti scontri nelle immediate vicinanze di queste strutture, con tentativi di avvicinamento e di presa di controllo da parte di milizie armate. Un collasso del sistema di detenzione dell’ISIS aprirebbe la strada a fughe di massa, alla riorganizzazione delle cellule jihadiste e a una nuova ondata di instabilità e terrorismo che non riguarderebbe solo la Siria, ma l’intera regione e l’Europa. Le SDF, che per anni hanno garantito la custodia di questi detenuti nell’interesse della sicurezza globale, avvertono che il livello di minaccia sta aumentando in modo significativo. Parallelamente, l’offensiva militare sta colpendo direttamente i centri abitati e le infrastrutture civili. Nuove ondate di sfollati si stanno dirigendo verso Qamishlo e altre aree del Nord-Est. Sono stati segnalati saccheggi e distruzioni di strutture umanitarie e sanitarie, aggravando una situazione umanitaria già drammatica. In questo contesto, anche Kobanê, città simbolo della sconfitta dell’ISIS, torna a essere sotto pressione militare, con scontri nei pressi di Ain Issa e lungo l’asse strategico della M4. Il tentativo di isolare il Cantone dell’Eufrate si inserisce in una strategia più ampia volta a smantellare l’esperienza di autogoverno democratico costruita negli ultimi dieci anni. Di fronte a questa minaccia esistenziale, l’Amministrazione Autonoma ha proclamato la mobilitazione generale. Organizzazioni delle donne, movimenti civili e forze democratiche locali hanno espresso il loro sostegno alla difesa della regione e alla protezione delle conquiste ottenute nella lotta contro l’ISIS. L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia rivolge un appello immediato all’azione: ·      al Governo italiano e all’Unione europea, affinché intervengano politicamente per fermare l’escalation militare e imporre il rispetto del cessate il fuoco; ·      alla comunità internazionale, perché assuma la propria responsabilità diretta nella messa in sicurezza delle carceri e dei campi dell’ISIS, evitando un disastro annunciato; ·      ai media, perché rompano il silenzio e informino correttamente sull’estrema pericolosità della situazione; ·      alla società civile, ai movimenti democratici, ai sindacati e alle organizzazioni solidali, affinché si mobilitino con iniziative pubbliche, prese di posizione e azioni di pressione. Tacere oggi significa tradire il sacrificio di chi ha combattuto l’ISIS e voltare le spalle a chi da oltre un decennio dimostra che un Medio Oriente libero e democratico è possibile.   Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia Roma, 19 gennaio 2026
Öcalan: Ciò che sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo di pace e società democratica
La delegazione di Imralı ha affermato che “il signor Öcalan è estremamente preoccupato per gli scontri e le crescenti tensioni in Siria e ha valutato questa situazione come un tentativo di indebolire il processo di pace e democrazia”. La delegazione di Imrali del partito DEM, che sabato ha incontrato Abdullah Öcalan, ha affermato che il tema principale discusso sono stati gli sviluppi in Siria. La delegazione ha rilasciato la seguente dichiarazione: Il 17 gennaio 2026, abbiamo tenuto un incontro con il signor Abdullah Öcalan sull’isola di Imrali, durato circa due ore e mezza. Durante l’incontro il signor Öcalan ha dichiarato di rimanere fedele al Processo di pace e società democratica e che la prospettiva del 27 febbraio continua a essere valida. In questo contesto, ha sottolineato ancora una volta l’importanza di adottare le misure necessarie per far progredire il processo. L’ordine del giorno principale dell’incontro era dedicato agli sviluppi in Siria. Esprimendo profonda preoccupazione per gli scontri e l’escalation delle tensioni, Öcalan ha descritto questa situazione come un tentativo di sabotare il Processo di pace e società democratica. Ha sottolineato con forza che tutti i problemi in Siria possono e devono essere risolti esclusivamente attraverso il dialogo, la negoziazione e la saggezza collettiva. Ha dichiarato di essere pronto ad assumersi la propria responsabilità nel garantire che la questione venga affrontata attraverso il dialogo e non sia più oggetto di conflitto. A tal proposito, ha ribadito il suo invito a tutti gli attori e le parti in causa a svolgere un ruolo costruttivo e ad agire in modo responsabile e attento.   Cordiali saluti, Delegazione del Partito Dem a Imrali 18 gennaio 2026
L’Amministrazione Autonoma dichiara la mobilitazione
L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale ha dichiarato la mobilitazione. L’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) ha dichiarato la mobilitazione in seguito agli attacchi di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e di gruppi paramilitari affiliati alla Turchia. La dichiarazione delle SDF recita quanto segue: “I gruppi affiliati al governo di transizione di Damasco che hanno violato l’accordo da ieri mattina stanno attaccando le nostre forze da più direzioni. Nonostante gli sforzi per trovare soluzioni pacifiche e le dichiarazioni di buona volontà, compresi i ritiri da alcune aree, Damasco insiste sulla guerra e sull’opzione militare. In questo contesto, invitiamo il nostro popolo a essere preparato, ad abbracciare il principio dell’autodifesa, a stringersi attorno alle proprie forze militari, a difendere le proprie città e a unirsi alla lotta per proteggere la propria dignità. L’obiettivo di questi attacchi è distruggere la fratellanza e l’amicizia che sono cresciute attraverso il sangue dei figli di questa regione. Allo stesso tempo, cercano di diffondere discordia e violenza tra le componenti della Siria settentrionale e orientale, di colpire le diverse componenti della Siria e di imporre una struttura uniforme a tutte le altre. Stiamo affrontando un momento critico: o resistiamo e viviamo con dignità, o saremo sottoposti a ogni forma di oppressione e umiliazione. In questo contesto, dichiariamo una mobilitazione generale e invitiamo il nostro popolo a rispondere a questo appello e a sostenere le SDF e le YPJ. Facciamo appello a tutte le fasce del nostro popolo, e in particolare ai giovani, affinché prendano le armi e si oppongano a possibili attacchi nelle regioni di Jazira e Kobane. Dobbiamo riconoscere che stiamo affrontando una guerra esistenziale. C’è una sola opzione per proteggere le conquiste della nostra rivoluzione e la nostra identità: la resistenza popolare rivoluzionaria. Invitiamo il nostro popolo a unirsi attorno alle proprie forze, a resistere insieme e a essere preparato contro questi attacchi spietati. Come gesto di buona volontà verso l’attuazione dell’accordo del 10 marzo e in linea con le iniziative delle forze di mediazione internazionali, le Forze democratiche siriane (SDF) avevano deciso di ritirarsi da Deir Hafir e Maskanah. Prima che il processo di ritiro fosse completato, gruppi armati sono entrati in queste città e hanno dato inizio a scontri. Dopo Deir Hafir e Maskanah, i gruppi sono avanzati verso il fronte di Tabqa e, da ieri, hanno effettuato intensi attacchi lungo le linee di Tabqa, Raqqa, Deir ez-Zor e Tishreen. Le SDF, le YPJ e le Forze di Sicurezza Interna hanno risposto con forza agli attacchi, infliggendo pesanti perdite ai gruppi armati. Mentre gli intensi scontri continuano in tutta la regione, l’Amministrazione Autonoma ha annunciato che è stata dichiarata una mobilitazione generale in tutta l’area.
DAANES: Documentazione delle recenti violazioni ad Aleppo
13 GENNAIO 2026 VIOLAZIONI CONTRO I QUARTIERI CURDI DI ALEPPO SEQUENZA CRONOLOGICA DEGLI EVENTI L’ASSEDIO IMPOSTO AI QUARTIERI CURDI E CONDIZIONI DI VITA Dal 23 dicembre 2025, il governo siriano e le sue forze affiliate hanno imposto un assedio totale ai quartieri curdi di Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zeid nella città di Aleppo. Questi quartieri ospitano oltre 500.000 civili, tra cui circa 55.000 famiglie curde, oltre a migliaia di curdi sfollati con la forza dalla regione di Afrin a seguito dell’occupazione da parte delle fazioni dell’Esercito Nazionale Siriano (SNA) sostenute dalla Turchia nel 2018.¹ L’assedio rappresenta la continuazione di sforzi di lunga data per emarginare e isolare le popolazioni curde nella Siria settentrionale, perpetuando modelli di punizione collettiva e di attacchi etnici documentati fin dall’inizio del conflitto siriano nel 2011. Questi quartieri erano rimasti relativamente stabili rispetto ad altre aree devastate dalla guerra fino a questa rinnovata escalation militare. Tutte e sette le strade di accesso ai quartieri curdi sono state chiuse dai posti di blocco del Ministero della Difesa, lasciando solo una via aperta a intermittenza sotto il pesante controllo militare. Questo blocco ha fortemente limitato l’ingresso di beni essenziali, tra cui cibo, medicine, carburante e assistenza umanitaria, aggravando una crisi umanitaria già grave. L’assedio priva di fatto centinaia di migliaia di civili del loro diritto fondamentale al sostentamento e all’assistenza medica, violando i principi del diritto internazionale umanitario e configurandosi come una punizione collettiva.² Nonostante le ripetute comunicazioni e gli incontri formali con i rappresentanti del governo siriano che chiedevano la fine dell’assedio o l’ingresso di rifornimenti di base, non è stata fornita alcuna risposta o soccorso, aggravando le sofferenze dei civili e aumentando il rischio di fame e malattie. INIZIO DEGLI ATTACCHI Il 6 gennaio 2026, fazioni affiliate al governo di Damasco hanno lanciato un assalto militare su larga scala contro i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh. Tra le unità partecipanti figuravano la 60a, 62a, 72a e 86a divisione dell’esercito siriano, supportate da colonne corazzate, artiglieria pesante, lanciarazzi Grad e Katyusha, mortai, mitragliatrici pesanti DShK e droni suicidi.³ L’attacco ha deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e aree residenziali, violando in modo evidente le leggi sui conflitti armati, che impongono la distinzione tra obiettivi militari e civili. L’impiego iniziale di droni suicidi contro centri abitati civili indica una strategia volta a terrorizzare e spezzare la resistenza civile. L’attacco è iniziato con attacchi suicidi con droni contro aree civili, seguiti da bombardamenti indiscriminati di quartieri residenziali popolati da civili disarmati. Carri armati e veicoli blindati hanno avanzato verso i distretti curdi, mentre i civili nelle aree adiacenti venivano sfollati con la forza dalle loro case. Cecchini erano posizionati sui grattacieli che circondavano i quartieri. Nonostante la presenza di una densa popolazione civile, il Ministero della Difesa siriano ha dichiarato i quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh “zone militari”. ⁴ Questa designazione è stata seguita dall’uso di armi pesanti e bombardamenti indiscriminati nelle aree residenziali, sollevando serie preoccupazioni circa il suo utilizzo per giustificare violazioni del principio di distinzione e della protezione dei civili ai sensi del diritto internazionale umanitario. L’8 gennaio, l’offensiva si è intensificata con il dispiegamento di fazioni jihadiste intransigenti, tra cui Asaib al-Hamra (Le Fasce Rosse), un gruppo precedentemente affiliato ad al-Qaeda. Rinforzi significativi erano giunti da Idlib e da altre province. Fazioni dell’SNA sostenute dalla Turchia si unirono all’operazione, mentre i droni da ricognizione turchi (Bayraktar) fornirono sorveglianza aerea e supporto di intelligence. Dalla mattina dell’8 gennaio, le operazioni furono supervisionate dal Maggior Generale Ali al-Naasan, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito siriano. ⁵ Il coinvolgimento di gruppi estremisti insieme alle unità regolari dell’esercito siriano, nonché la complicità di attori stranieri, sottolineano la complessità delle alleanze che alimentano le continue violazioni e i crimini di guerra nella regione. L’assalto è stato accompagnato da intensi bombardamenti con carri armati, artiglieria pesante, sistemi missilistici, mortai e un gran numero di droni suicidi che trasportavano carichi altamente esplosivi, causando la distruzione diffusa delle infrastrutture civili. ⁶ INCURSIONI A TERRA E ATTACCHI ALLE STRUTTURE MEDICHE Dopo oltre dodici ore di bombardamenti continui, le fazioni dell’esercito siriano hanno avviato incursioni terrestri coordinate nei quartieri curdi intorno alle 21:00 del 7 gennaio, avanzando lungo tre assi principali. ⁷ L’8 gennaio, l’ospedale Othman di Ashrafieh e l’ospedale Khaled Fajr, l’unico ospedale funzionante a Sheikh Maqsoud, sono stati ripetutamente bombardati. Gli attacchi hanno causato gravi danni strutturali, rendendo l’ospedale Khaled Fajr completamente inutilizzabile, mentre civili feriti, pazienti e personale medico erano ancora all’interno. Diversi operatori sanitari sono stati uccisi, costituendo una grave violazione del diritto internazionale umanitario. ⁸ L’ospedale Othman di Ashrafieh e l’ospedale Khaled Fajr sono stati ripetutamente colpiti, causando gravi danni strutturali e rendendo l’ospedale Khaled Fajr inutilizzabile mentre pazienti e personale medico si trovavano al suo interno. Le strutture mediche sono protette dalle Convenzioni di Ginevra e gli attacchi contro di esse possono costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. OCCUPAZIONE DI ASHRAFIEH E IL CONTINUO ASSALTO A SHEIKH MAQSOUD Tra il 9 e il 10 gennaio, Ashrafieh è stata completamente occupata dalle forze attaccanti. Le operazioni militari si sono concentrate quindi su Sheikh Maqsoud. I civili, tra cui feriti, bambini, anziani e intere famiglie, sono rimast intrappolati all’interno dell’ospedale Khaled Fajr, nonostante il suo stato di inattività. I continui bombardamenti hanno causato ulteriori vittime tra civili e personale medico. L’ospedale è rimasto l’ultimo rifugio per i civili impossibilitati a fuggire. I civili, tra cui feriti, bambini e anziani, sono rimasti intrappolati all’interno e nei pressi dell’ospedale Khaled Fajr durante i continui bombardamenti. Il diritto internazionale umanitario proibisce l’uso di civili e strutture mediche in modi che li espongano ad attacchi, e tale condotta può costituire gravi violazioni. CESSATE IL FUOCO ED EVACUAZIONE FORZATA A seguito di un’intesa mediata dagli attori internazionali la sera del 10 gennaio, un cessate il fuoco è entrato in vigore nelle prime ore dell’11 gennaio. L’accordo ha facilitato l’evacuazione dei civili deceduti e feriti e dei membri rimanenti delle Forze di Sicurezza Interna da Sheikh Maqsoud verso aree della Siria nord-orientale. Successivamente, gli scontri sono cessati e le Forze di Sicurezza Interna si sono ritirate dal quartiere. Sebbene il cessate il fuoco abbia offerto una tregua temporanea, le conseguenze umanitarie e politiche a lungo termine rimangono profondamente preoccupanti. IL COSTO UMANO DEGLI ATTACCHI Secondo i registri amministrativi locali e la documentazione ancora incompleta, il bilancio degli attacchi tra il 6 e il 10 gennaio ammonta a: a) 47 civili uccisi, tra cui donne, bambini e anziani b) 133 civili feriti c) Almeno 276 civili dispersi, molti dei quali si ritiene siano stati detenuti arbitrariamente Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che queste cifre probabilmente sottostimano la reale portata delle vittime a causa dell’accesso limitato, delle detenzioni in corso e delle condizioni critiche di molti feriti. All‘offensiva è seguito uno sfollamento di massa: si stima che tra 148.000 e 155.000 civili curdi sono sfollati con la forza dai quartieri curdi di Aleppo. ELEMENTI STRANIERI E CRIMINI DI GUERRA DOCUMENTATI I combattenti stranieri hanno avuto un ruolo documentato negli attacchi, come confermato da fotografie e video diffusi dagli stessi autori. Queste prove corroborano la commissione di gravi violazioni che possono costituire crimini di guerra. I CASI DOCUMENTATI INCLUDONO: Tutte le prove visive e testimoniali sopra menzionate sono state archiviate, marcate con data e ora e conservate per garantirne l’integrità probatoria. Tutte le prove a supporto sono disponibili al seguente link: https://drive.google.com/drive/folders/1Ao2qb-rtcFtpTREQGr29ggXKQHsxToQ5?usp=sharing • Combattenti che indossavano insegne dell’ISIS partecipavano apertamente agli attacchi contro Sheikh Maqsoud e Ashrafieh durante le trasmissioni in diretta. (vedi prove a supporto nel fascicolo n. 1). • Khalil Yavuz, cittadino turco affiliato ai Lupi Grigi Turchi, ha documentato di essersi vantato dell’assedio e di aver minacciato di morte i civili. (vedi prove a supporto nel fascicolo n. 2). • Ahmed Mansour, cittadino egiziano, è stato filmato mentre partecipava all’uccisione e alla mutilazione di una donna membro delle Forze di Sicurezza Interna. È stato implicato in precedenti massacri sulla costa siriana e a Suwayda. (vedi prove a supporto nel fascicolo n. 3). * Samit Dagol (Abdul Samad), cittadino turco ricercato per associazione con l’ISIS e al-Qaeda, per essersi spacciato per giornalista affiliato ad Asaib al-Hamra mentre era presente durante gli attacchi. (vedere le prove a sostegno nel fascicolo n. 4). * Membri dei Lupi Grigi turchi rapiscono giovani curdi, con timori fondati di esecuzione sommaria. (vedere le prove a sostegno nel fascicolo n. 5). Ulteriori violazioni documentate includono: ◦ L’uso di carri armati e armi pesanti in aree residenziali densamente popolate vicino all’ospedale Khaled Fajr (vedere le prove a supporto nel fascicolo n. 6+9). ◦ Attacco diretto alla Grande Moschea di Sheikh Maqsoud con falsi pretesti (vedere le prove a supporto nel fascicolo n. 7). ◦ Trascinamento, mutilazione e profanazione di corpi accompagnati da insulti razzisti e settari (vedere le prove a supporto nel fascicolo n. 8). ◦ Abusi e umiliazioni di civili detenuti, comprese famiglie e anziani (vedere le prove a supporto nel fascicolo n. 10). ◦ Testimonianze di civili che descrivono terrore diffuso, saccheggi e abusi durante l’assalto durato cinque giorni (vedere le prove a supporto nel fascicolo n. 11). CONDIZIONI POST-CESSATE IL FUOCO Nonostante il cessate il fuoco, i quartieri curdi rimangono sotto assedio. Arresti arbitrari, sparizioni forzate, molestie e restrizioni alla libertà di movimento continuano senza sosta. L’accesso umanitario rimane fortemente limitato e la presenza di milizie estremiste integrate nelle strutture di sicurezza dello Stato rappresenta una minaccia costante per la sicurezza dei civili. APPELLO ALL’AZIONE La comunità internazionale deve inviare urgentemente osservatori indipendenti per supervisionare il cessate il fuoco e prevenire ulteriori abusi. Il riconoscimento diplomatico e l’assistenza alla Siria devono essere subordinati alla verifica della protezione e dell’inclusione politica dei curdi e delle altre minoranze. L’accordo del 10 marzo a tutela dei diritti dei curdi deve essere pienamente attuato e le milizie estremiste devono essere rimosse dalle forze di sicurezza dello Stato. La partecipazione politica inclusiva di tutte le comunità siriane è essenziale per raggiungere una pace duratura. Elham Ahamd Co-presidente del Dipartimento Relazioni Estere Amministrazione Autonoma Democratica della Siria Settentrionale e Orientale. Riferimenti 1. Kurdish Red Crescent (Heyva Sor a Kurd) – Reports on humanitarian conditions in Syrian Kurdish areas: https://kurdishredcrescent.org . 2. Rojava Information Center – Independent Kurdish news and analysis on Syria’s Kurdish regions: https://rojavainformationcenter.com . 3. Syrian Observatory for Human Rights (SOHR) – Documenting conflict and violations in Syria, with detailed reporting on Kurdish areas: https://www.syriahr.com/en . 4. Kurdish Human Rights Project (KHRP) – Legal and human rights advocacy for Kurds: https://khrp.org . 5. Kurdistan24 English – Kurdish news outlet with comprehensive coverage of Kurdish issues in Syria: https://www.kurdistan24.net/en . 6. European Center for Kurdish Studies – Research and reporting on Kurdish political and human rights issues: https://www.kurdishstudies.eu . 7. United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) – Syria reports – For humanitarian and conflict updates: https://www.unocha.org/syria . 8. Human Rights Watch (HRW) – Syria Reports – Documenting war crimes and violations including in Kurdish regions: https://www.hrw.org/middle-east/n-africa/syria .
Per la scomparsa di Ahmet Yaman
Per la scomparsa di Ahmet Yaman, già rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, militante del Movimento per la Libertà del Kurdistan e diplomatico curdo. Con profondo dolore abbiamo appreso la notizia della scomparsa del nostro caro compagno Ahmet Yaman, che in passato ha ricoperto l’incarico di rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, distinguendosi per il suo impegno costante, la sua competenza e il suo alto senso di responsabilità. Ahmed Yaman ha dedicato gran parte della sua vita alla causa del popolo curdo, svolgendo un ruolo rilevante nel lavoro diplomatico e nelle relazioni internazionali. In particolare, nel periodo della permanenza a Roma del Presidente Abdullah Öcalan nel 1998, egli ha svolto il ruolo di rappresentante dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan, assumendo una responsabilità di grande rilievo in una fase storica delicata e decisiva per il movimento curdo. In quel contesto, ha rappresentato con determinazione, lucidità politica e dignità le legittime rivendicazioni di libertà, giustizia e autodeterminazione del popolo del Kurdistan. Il suo lavoro ha contribuito in modo significativo a portare la questione curda all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale, rafforzando legami di solidarietà e sostegno e lasciando un segno profondo nell’attività diplomatica del movimento curdo in Europa. La sua scomparsa rappresenta una perdita grave non solo per la sua famiglia e per i suoi amici, ma anche per tutte e tutti coloro che hanno condiviso con lui il percorso della lotta politica e dell’impegno diplomatico. La sua coerenza, la sua umanità e la sua dedizione resteranno un esempio prezioso. In questo momento di profondo dolore, l’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia esprime le più sentite condoglianze alla famiglia di Ahmet Yaman, al popolo del Kurdistan, ai suoi compagni di lotta e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato. Ci uniamo al loro dolore e rendiamo omaggio con rispetto alla sua memoria. Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia Roma, 12 gennaio 2026
Nando, compagno internazionalista,instancabile, sincero e generoso
L’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia esprime profondo cordoglio per la scomparsa del compagno Nando, internazionalista coerente, instancabile e generoso. Nando è stato per molti anni un militante attivo, portando ovunque il suo impegno sincero, la sua capacità di confronto e il suo rigore politico. È stato da lungo tempo un membro molto attivo della Rete Kurdistan, partecipando con costanza a manifestazioni, assemblee e iniziative di solidarietà. Profondamente legato alla rivoluzione curda e al progetto del Confederalismo Democratico, Nando è stato un attento conoscitore e divulgatore della cultura e della storia del popolo curdo. Particolarmente significativo è stato il suo impegno nella campagna per il conferimento della cittadinanza onoraria di Palermo al leader curdo Abdullah Öcalan. Lo ricordiamo come un compagno con cui è stato possibile lottare insieme, discutere e condividere l’orizzonte della costruzione di un mondo più giusto, libero e solidale. Oggi ci lascia un compagno prezioso. Il suo esempio, il suo impegno e la sua passione continueranno a vivere nelle lotte che ha scelto di sostenere.   Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
Emergenza umanitaria ad Aleppo – Sheikh Maqsoud ed Eşrefiyê
I quartieri curdi di Sheikh Maqsoud ed Eşrefiyê, nella città di Aleppo, sono sottoposti da giorni ad attacchi sistematici da parte delle milizie legate al governo siriano, sostenute della Turchia. I bombardamenti con artiglieria, droni e armi pesanti colpiscono aree densamente abitate da civili, distruggendo abitazioni e infrastrutture essenziali. Tra queste, l’Ospedale Khalid Fecir che, preso di mira da giorni, è stato infine messo fuori uso da un incendio che vi è divampato all’interno. Ricordiamo che colpire deliberatamente una struttura sanitaria significa impedire qualsiasi possibilità di offrire cure ai feriti, procurandone la morte, e ciò costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario, nonché un crimine di guerra. Sono decine le e i civili caduti vittime di questi attacchi indiscriminati e centinaia di persone sono rimaste ferite senza poter ricevere assistenza adeguata. Nel frattempo centinaia di migliaia di persone tentano di fuggire verso Afrin, ma lungo le vie di fuga vengono intercettate dalle milizie, sottoposte a arresti arbitrari, rapimenti e allontanamenti forzati. A peggiorare ulteriormente la situazione, le forze del governo ad interim impediscono alle organizzazioni umanitarie nazionali e internazionali di accedere alle aree colpite, bloccando l’arrivo di ambulanze, medici e aiuti salvavita. Questo viola apertamente il diritto internazionale umanitario, che impone la protezione dei civili e l’apertura di corridoi umanitari per l’evacuazione dei feriti e la consegna degli aiuti.La popolazione è di fatto intrappolata sotto le bombe se resta ed esposta a gravi violenze se tenta di scappare. RACCOLTA FONDI URGENTE MLRKI ha attivato una campagna di emergenza per fornire aiuti umanitari alla popolazione di Sheikh Maqsoud ed Eşrefiyê. I fondi serviranno per l’acquisto di medicinali, cibo e beni di prima necessità. Ogni donazione può salvare una vita. Di fronte a crimini di guerra e crimini contro l’umanità non possiamo restare in silenzio. Aiutare oggi significa difendere il diritto alla vita e alla dignità umana. Puoi contribuire tramite bonifico. Indica “EMERGENZA NES nella causale. IBAN: IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236 Intestatario: Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia ETS Banca: Banca Etica – Filiale di Firenze PayPal: https://shorturl.at/hKM89 Sito internet https://shorturl.at/FQFHt
Dichiarazione legale alla comunità internazionale rilasciata dall’Unione dei medici del Rojava
Con la presente, l’Unione dei medici del Rojava sottopone la presente dichiarazione alle istituzioni internazionali, agli organismi delle Nazioni Unite e ai parlamenti nazionali in risposta alle gravi e continue violazioni commesse dal governo provvisorio siriano contro la popolazione civile dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh nella città di Aleppo. L’uso di armi pesanti contro aree residenziali densamente popolate, l’individuazione sistematica di civili e la militarizzazione di strutture pubbliche e istituzioni governative, tra cui scuole ed edifici di servizio, per il lancio di razzi e proiettili di artiglieria costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario (DIU), compresi i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione, come sancito dalle Convenzioni di Ginevra e dai relativi Protocolli aggiuntivi. Queste pratiche non sono episodi isolati. Rappresentano la continuazione di politiche di lunga data di assedio, fame, sfollamento forzato e punizione collettiva, originate sotto l’ex regime baathista e che persistono ancora oggi. Nonostante l’esistenza di un accordo vincolante sulla sicurezza (l’accordo di aprile), che ha posto fine alla presenza militare e limitato l’autorità delle forze di sicurezza interna per la protezione dei civili, le aree residenziali sono state arbitrariamente dichiarate zone militari, in aperta violazione sia degli impegni nazionali sia degli obblighi giuridici internazionali. La situazione a Sheikh Maqsoud è degenerata in una grave emergenza umanitaria e medica. Le vittime civili continuano ad aumentare, con centinaia di feriti e decine di morti. Le forniture mediche essenziali sono gravemente esaurite, le ambulanze e i servizi di emergenza sono resi inoperativi a causa dei continui bombardamenti e numerosi operatori sanitari sono stati uccisi mentre svolgevano le loro mansioni umanitarie protette. Tali atti costituiscono crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale, incluso l’attacco deliberato al personale e alle strutture mediche. Attualmente, a Sheikh Maqsoud non esiste più alcuna struttura sanitaria funzionante. L’ospedale Osman è stato completamente chiuso e l’ospedale Khalid Fajr è stato ripetutamente preso di mira in più di cinque occasioni. Ai team medici viene negato l’accesso alla zona e i sistemi di emergenza medica, tra cui la Mezzaluna Rossa curda, vengono deliberatamente ostacolati. Tali azioni rappresentano una violazione diretta della speciale protezione garantita alle unità mediche e alle operazioni di soccorso umanitario ai sensi del DIU. L’Unione dei Medici del Rojava esprime profonda preoccupazione per il continuo silenzio e l’inazione degli organismi governativi internazionali competenti, delle agenzie umanitarie e dei meccanismi per i diritti umani. L’inazione mina il quadro giuridico internazionale volto a proteggere i civili e rischia di normalizzare l’impunità per gravi crimini internazionali. Invitiamo pertanto: le Nazioni Unite e i suoi meccanismi competenti ad avviare indagini urgenti su queste violazioni; gli Stati parte e i garanti degli accordi esistenti a rispettare le proprie responsabilità legali e morali e ad assicurare l’immediata cessazione delle ostilità contro i civili; le organizzazioni umanitarie internazionali a garantire un accesso senza ostacoli ai soccorsi medici e all’assistenza di emergenza. L’Unione dei Medici del Rojava afferma la sua piena disponibilità a inviare immediatamente team medici a Sheikh Maqsoud e Ashrafieh per fornire assistenza sanitaria di emergenza e trattamenti salvavita. Siamo pronti a collaborare pienamente con gli organismi internazionali, umanitari e investigativi e a fornire dati e documentazione medica verificati a supporto degli sforzi per accertare le responsabilità. La protezione dei civili non è una questione di discrezionalità politica. È un obbligo giuridico vincolante ai sensi del diritto internazionale. Il mancato rispetto di tale obbligo esige l’assunzione di responsabilità. Unione dei Medici del Rojava
KCK: Verranno svelati i retroscena delle stragi di Parigi
La KCK ha affermato in una nota che “per anni il popolo curdo ha combattuto a fianco delle forze democratiche francesi per denunciare questo massacro”, aggiungendo che verrà svelata la verità dietro le uccisioni. “Il 9 gennaio 2013, Sara, Rojbîn e Ronahi, tre donne curde rivoluzionarie, sono state assassinate a Parigi. Nell’imminente anniversario del loro assassinio, condanniamo ancora una volta fermamente questo spregevole omicidio e ricordiamo Sara, Rojbîn e Ronahî con rispetto e gratitudine. Allo stesso tempo, commemoriamo Evîn Goyî, Mir Perwer e Abdürrahman Kızıl, che vennero presi di mira e assassinati in modo simile a Parigi il 23 dicembre 2023. E’ stato anche di recente l’anniversario del martirio delle nostre amiche Sêvê Demir, Pakize Nayır e Fatma Uyar, brutalmente assassinate a Silopi il 3 gennaio 2016. Commemorando questi preziosi martiri, ricordiamo con grande rispetto e gratitudine tutti i martiri che hanno dato la vita per la rivoluzione e la lotta per la democrazia. Ci inchiniamo davanti ai loro preziosi ricordi. Il massacro di Parigi è stato pianificato e portato a termine da forze colonialiste-genocide che ostacolano la soluzione della questione curda. Già la tempistica dell’attacco rivela chiaramente questo fatto. Il fatto che un simile attacco abbia avuto luogo a Parigi, proprio all’inizio del processo di dialogo con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan per la risoluzione della questione curda nel 2013, è stato un atto di sabotaggio. L’assassinio della compagna Sara è anche un atto di vendetta contro la fondazione del PKK e contro il paradigma della libertà delle donne. Il leader del popolo curdo, Abdullah Öcalan, ha definito l’assassinio della compagna Sara come il secondo massacro di Dersim (tr. Tunceli) e ha chiaramente sottolineato che l’eredità della compagna Sara continuerà a vivere nella lotta per la libertà del popolo curdo e in particolare delle donne. Il massacro di Parigi è stato pianificato e portato a termine dagli stessi servizi segreti dello Stato. È stata l’attuazione pratica della strategia volta a soffocare ed eliminare la lotta per la libertà del popolo curdo ovunque. L’assassinio è stato compiuto anche sfruttando le relazioni e le capacità dello Stato turco in Europa. La dichiarazione prosegue: “Considerando l’atteggiamento della Francia dopo il massacro, è chiaro che lo Stato ha chiuso un occhio su questo massacro. Il fatto che lo Stato francese non abbia rivelato che questo massacro è stato compiuto dallo Stato turco lo dimostra. Il massacro di Parigi deve essere visto anche come un grave attacco alla lotta delle donne curde per la libertà. Le compagne Sara, Rojbîn e Ronahî sono state pioniere di spicco della lotta per la libertà delle donne. Sara, avendo svolto un ruolo pionieristico sia nella fondazione del partito che nella lotta per la libertà delle donne, è divenuta bersaglio del colonialismo genocida. È chiaro che questo attacco mirava alla realtà: la lotta per la libertà delle donne rafforza notevolmente la lotta per la libertà del popolo curdo. Per questo motivo, con lo sviluppo della lotta per la libertà delle donne, gli attacchi sono aumentati di giorno in giorno e la lotta per la libertà delle donne divenne l’obiettivo principale della guerra speciale. “Sebbene siano trascorsi 13 anni dal massacro di Parigi, lo Stato francese non ha preso alcuna iniziativa per rivelare il massacro in tutte le sue dimensioni. La Francia, che si presenta come un paese esemplare in termini di democrazia e diritto, nel massacro di Parigi ha messo da parte questi valori. L’affermazione secondo cui scoprire la verità sull’affare Dreyfus sarebbe diventata una cultura del diritto francese ha perso ogni significato nel massacro di Parigi. In breve, la Francia ha violato sia il proprio diritto sia il diritto universale, sacrificandoli ai propri interessi politici. A causa delle sue relazioni economiche e politiche con la Turchia, la Francia non è stata in grado di affermare con chiarezza che il massacro di Parigi sia stato compiuto dallo Stato turco. Il popolo curdo nutre profonda diffidenza nei confronti della posizione francese. Per anni, il popolo curdo ha combattuto a fianco delle forze democratiche francesi per denunciare questo massacro. Questa lotta alla fine darà i suoi frutti e la piena verità su questo massacro verrà a galla. Quest’anno, il nostro popolo e i suoi amici internazionali stanno organizzando iniziative per esprimere le loro reazioni in occasione dell’anniversario dei massacri. Invitiamo il nostro popolo e i nostri amici internazionali a partecipare con forza a queste azioni per intensificare la lotta per denunciare questi massacri.
KNK: Civili curdi e infrastrutture ad Aleppo sotto assedio del governo di Damasco
Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Dalla giornata di ieri, gli attacchi sono estesi anche ai quartieri di Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda ANHA riferisce che 9 persone— quasi tutte civili — hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini. Sotto supervisione turca, le forze del Ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici pesanti DShK di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia — tra cui Hemzat, Emşat, Sultan Murad e Nureddin Zengi. I 500.000 curdi che vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah abitano Aleppo da secoli. Le attuali politiche, motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation. Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, ogni volta che si intravede un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS, fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi. Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai curdi è un’illusione: ricordiamo gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (ISIS), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda. Il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia. Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Öcalan dal 27 febbraio 2025, il governo turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda — una linea che oggi si riflette anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i curdi e riconoscere formalmente i curdi come parte costitutiva della Siria. Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria — in particolare curdi, arabi, armeni e assiri nel nord-est del Paese e in Rojava — hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’ISIS. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche alawiti e drusi hanno bisogno di pace. Richieste urgenti Chiediamo alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare Paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. La Sirianon è parte di alcun progetto neo-ottomano. Chiediamo inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggi una possibilità di democrazia — e quindi di pace. Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali. Chiediamo inoltre al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda — rappresentata dal leader Abdullah Öcalan — con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq. Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan