Tag - crisi abitativa

Grand hotel vista crisi
Mentre in piazza VIII Agosto si annuncia un albergo di lusso, gli affitti continuano a salire e la congiuntura abitativa è sempre più dura: un po' di numeri e un promemoria sui casi ex Beretta e viale Lenin.
Roma: a 10 giorni dallo sgombero di Spin Time centinaia di persone non hanno ancora una casa
Ieri in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma c’è stata l’ennesima partecipata assemblea a difesa dell’esperienza di Spin Time. I suoi abitanti, oltre 400 tra cui circa 90 bambini, sono sotto sgombero, costretti a vivere per strada, nelle tende, e a fare i conti con il caldo rovente della capitale. In tanti hanno portato la loro solidarietà in questi giorni. Al presidio di ieri si è presentato anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha sottolineato la volontà del Comune di acquistare il palazzo posseduto da Investire SGR, dove 13 anni fa è nata l’esperienza autogestita di Spin Time. «La peggiore destra e la speculazione edilizia pensano di aver messo la parola fine a questa manifestazione straordinaria. Ma il tempo di Spin Time non è finito». Così gli abitanti di una delle esperienze di autogestione più famose e strutturate d’Italia, annoverabile nella categoria dei beni comuni urbani, hanno convocato l’assemblea di ieri, ampiamente partecipata dalla cittadinanza. D’altronde per il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme sono passati in questi 13 anni migliaia e migliaia di persone, tra dibattiti, corsi e opportunità sociali. Spin Time è diventato anche la casa di 130 famiglie, sgomberate il 31 luglio scorso a seguito di un principio di incendio. Da allora vivono per strada, bambini inclusi. Gli abitanti del bene comune chiedono — come da diversi anni a questa parte — che l’immobile torni nelle mani del soggetto pubblico per tutelare l’esperienza di Spin Time. Una trattativa che andrebbe avanti da almeno tre anni. Vista l’emergenza, c’è stata un’accelerata negli ultimi giorni. L’obiettivo era quello di vincolare la proprietà alla cessione dell’immobile e procedere nel frattempo al reintegro delle famiglie. Ma la trattativa è sfumata giovedì. Gualtieri rilancia: «adesso avvieremo le procedure di legge per la valutazione dell’immobile per un eventuale acquisto. Questa strada non è abbandonata. Anche se i tempi purtroppo sono molto più lunghi». Nel frattempo il sindaco di Roma ha firmato un’ordinanza per cercare soluzioni abitative temporanee — tra strutture laiche e religiose — e cominciare a smantellare il presidio. La nascita e lo sgombero di Spin Time hanno come sfondo la crisi abitativa nelle grandi città, esplosa in questi 13 anni. «Se questo palazzo tornasse sul mercato — denunciano gli abitanti di Spin Time — diventerebbe l’ennesimo hotel in una delle zone di Roma già più stritolate dalla monocultura turistica. Attorno a Santa Croce in Gerusalemme la mappa degli affitti brevi e delle strutture ricettive racconta già cosa succede quando un quartiere viene consegnato al turismo di massa: residenti espulsi, prezzi che salgono, senza servizi per chi abita il quartiere». The post Roma: a 10 giorni dallo sgombero di Spin Time centinaia di persone non hanno ancora una casa appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 8, 2026
L'INDIPENDENTE
RHO: QUANTO IMPATTERANNO I NUOVI DATA CENTER SULLA CRISI CLIMATICA E ABITATIVA GIÀ IN ATTO?
“Rho al caldo e al buio: l’ombra dei data center sulla crisi abitativa”, è questo il titolo del lungo comunicato di denuncia diramato oggi, martedì 30 giugno, dal centro sociale Sos Fornace. Al centro della denuncia, l’intenzione di alcuni colossi digitali di costruire sul territorio almeno 3 nuovi data center, infrastrutture fortemente energivore che andrebbero a impattare sugli equilibri territoriali, aggravando ulteriormente la crisi climatica e abitativa già in atto. A causa del caldo estremo degli ultimi giorni, infatti, diversi quartieri del piccolo comune milanese sono già stati oggetto di frequenti blackout elettrici, sintomo evidente, secondo compagne e compagni dell’Sos Fornace, “di un modello di sviluppo urbano che ha smesso di mettere al centro le persone”. A questo, si aggiunge la forte pressione immobiliare che sta spingendo, in nome della “turistificazione”, le fasce più fragili della popolazione al di fuori dal tessuto urbano o sulla soglia della povertà abitativa. In questo quadro, il piano di insediamento sul territorio di 3 nuovi data center rischia di aggravare una situazione già compromessa, permettendo a veri e propri colossi industriali di assorbire fette enormi di risorse energetiche, con il rischio di mandare definitivamente in tilt la rete locale. “Non siamo disposti a guardare la nostra città mentre diventa invivibile per chi ci abita e iper-efficiente solo per i grandi investitori. – ribadiscono compagne e compagni del centro sociale Sos Fornace nel comunicato – Chiediamo con forza alle istituzioni locali un piano straordinario per il diritto all’abitare e un definitivo stop alla costruzione di impianti energivori come i data center. Vogliamo investimenti immediati sulla rete elettrica pubblica: il potenziamento e la razionalizzazione delle infrastrutture cittadine deve avere come priorità assoluta la sicurezza e la continuità del servizio per le utenze domestiche, non il soddisfacimento dei bisogni predatori dei giganti del tech”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il racconto e l’analisi di Andrea del centro sociale Sos Fornace Ascolta o scarica
June 30, 2026
Radio Onda d`Urto
tutti i gruppi consiliari del Comune di Rimini, CGIL, CISL, UIL, insieme ai Sindacati degli Inquilini, denunciano il silenzio dell’Amministrazione e del Consiglio Comunale
 La lettera,ultimo atto di diverse azioni di sollecitazione sul tema da parte dei sindacati, trasmessa il 29 maggio 2026, chiedeva l’apertura urgente di un confronto sull’emergenza abitativa e sul diritto alla casa, sollecitando tutte le forze politiche presenti in Consiglio ad assumersi congiuntamente la responsabilità di affrontare una situazione che sta peggiorando rapidamente e che coinvolge ormai migliaia di famiglie, lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati del territorio. Trovare una casa in affitto a un prezzo sostenibile è diventato sempre più difficile. L’offerta di alloggi destinati alla residenza continua a ridursi, mentre il peso crescente degli affitti turistici sottrae ulteriori abitazioni al mercato ordinario. A questo si aggiungono la cronica insufficienza degli alloggi ERP ed ERS e l’inefficacia di strumenti che non rispondono più alle condizioni reali del mercato, come l’attuale sistema previsto nell’Accordo sui canoni concordati. L’emergenza abitativa non riguarda più soltanto le persone economicamente e socialmente più fragili. È diventata anche un ostacolo concreto allo sviluppo del territorio, perché rende difficile attrarre e trattenere figure professionali indispensabili per la sanità, la sicurezza, i servizi pubblici e il sistema economico locale. Rivolgiamo quindi un appello a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, sia di maggioranza sia di opposizione, affinché smettano di considerare il tema della casa come una questione rinviabile e lo assumano tutte come una priorità politica immediata. La casa non può essere terreno di polemiche o contrapposizioni politiche: serve un confronto serio e costruttivo, fondato sull’ascolto reciproco e sulla volontà di individuare insieme risposte concrete. CGIL, CISL, UIL confermano la propria disponibilità a incontrare istituzioni e forze politiche in qualsiasi momento, ma non è più accettabile ignorare un’emergenza che ogni giorno produce nuove difficoltà sociali ed economiche. La casa non può aspettare. Adesso servono risposte responsabilità, concrete e immediate. Rimini, 15/6/2026 CGIL RIMINI CISL ROMAGNA UIL RIMINI Eugenio Pari  Elena Fiero Michele Bertaccini Redazione Romagna
June 15, 2026
Pressenza
PIANA DEL SELE: UNO SPECCHIO DEL CAPORALATO ITALIANO
Con il giornalista Salvatore Lucente abbiamo parlato della Piana del Sele, l’ampia zona agricola che si estende tra Pontecagnano, Eboli, Capaccio e Bellizzi, circa 450 chilometri di estensione ed oltre seimila ettari di serre, situata nella provincia di Salerno. Qui a fine aprile è morto  Paul Neeraj, lavoratore che era stato portato in Pronto Soccorso nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile, incosciente, le gambe in cancrena, dopo giorni e giorni in cui non aveva ricevuto cure. L’infezione alle gambe è stata molto probabilmente causata dal contatto non protetto e prolungato con sostanze chimiche usate in agricoltura, zootecnia o industrie tessili. Quello di Paul non è un caso isolato: almeno 6 i lavoratori morti di sfruttamento nella Piana del Sele dal 2024. Storie sommerse di migliaia di persone che lavorano e vivono in condizioni di precarietà e sfruttamento. Salvatore Lucente ci racconta l’inchiesta che ha condotto sul campo per Altreconomia, e svela i marchi delle imprese dell’agroinustria dietro lo sfruttamento come Bonduelle e Rago o la mozzarella di bufala di Battipaglia.  In chiusura ci ha parlato anche della solidarietà dal basso che si prova a organizzare nel territorio, come il doposcuola popolare dell’associazioni frontierasud, nonostante il silenzio e il sistema di complicità di amministrazioni e sindacati. Ne parliamo con Salvatore Lucente, giornlista freelance che si occupa di migrazione, territori e diritti: