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Brasile: Bolsonaro dopo la sconfitta scappa dagli alleati statunitensi
Nemmeno il tempo di riconoscere la batosta elettorale alle presidenziali che Flavio Bolsonaro era già su un volo diretto negli Stati Uniti insieme alla moglie e ai figli. Ci è arrivato come migrante irregolare, dal momento che poche ore prima le autorità brasiliane gli avevano ritirato il passaporto e vietato di lasciare il Paese. Eppure, il Dipartimento di Stato USA si è mostrato disponibile a fare una eccezione alla strettissima politica di chiusura delle frontiere che caratterizza il mandato Trump, affermando che fornirà all’intera famiglia Bolsonaro i visti necessari. Secondo quanto riferito da diversi media in queste ore, Bolsonaro sarebbe atterrato in Florida, dove ad aspettarlo vi sarebbe stato il fratello Eduardo, che risiede negli Stati Uniti da anni, anche lui latitante. «Questa mattina, quando mi sono recato a trovare mio padre, ho trovato sulla soglia di casa sua la polizia federale di Lula, che mi aspettava per intimarmi di consegnare il passaporto e proibirmi di lasciare il Paese». La comunicazione arriva dallo stesso Flavio Bolsonaro, in diretta sui social. Come il padre (che si trova ai domiciliari con una condanna a 27 anni per tentato golpe), anche Bolsonaro jr non è infatti esente da “piccoli fastidi” con la giustizia. I più recenti riguardano presunte operazioni di riciclaggio di denaro e trasferimento illegale di capitali all’estero attraverso siti di scommesse online – in soli tre mesi, tra marzo e maggio 2025, sarebbero stati riciclati 130 milioni di reais, all’incirca 20 milioni di euro, riportano i media brasiliani. Vi sono poi alcune questioni che riguardano presunti finanziamenti irregolari della produzione cinematografica Dark Horse, sulla vita del padre Jair Bolsonaro, e per presunte calunnie verso Lula. Nel gennaio di quest’anno, infatti, avrebbe pubblicato un post sul social media X nel quale avrebbe attribuito al neo eletto presidente reati quali traffico di droga e riciclaggio di denaro. La decisione del giudice Alexande de Moraes, spiega lo stesso Bolsonaro, si basava su una dichiarazione del fratello Eduardo risalente al 23 ottobre, nella quale affermava che Flavio avrebbe dovuto lasciare il Paese se avesse perso le elezioni. «Questo è un segnale che la nostra democrazia ha fallito», ha dichiarato Flavio Bolsonaro, che lamentava come, se fosse stato eletto presidente, la polizia federale non si sarebbe mai osata riservargli lo stesso trattamento. La decisione è collegata all’esito delle elezioni, ha detto. «Non ho mai pensato di lasciare il Paese» ha assicurato, dicendo che non avrebbe mai ceduto a tali tentativi di intimidazione. Nemmeno il tempo di finire la frase, che il suo jet privato già decollava in tutta fretta e in segreto, tanto da scatenare un giallo internazionale su dove si trovasse. Al momento, secondo fonti giornalistiche, Flavio Bolsonaro si troverebbe con suo fratello Eduardo, anch’egli latitante (o, come si definisce lui sui social, «esiliato») negli Stati Uniti dopo aver ricevuto una condanna definitiva della Corte Suprema Federale Brasiliana (STF) a 4 anni e 2 mesi di carcere per aver cercato di impedire il processo contro il padre Jair. Lo avrebbe fatto, secondo i giudici, «orchestrando le sanzioni del governo statunitense contro il Brasile», le quali hanno portato a dazi aggiuntivi sulle esportazioni brasiliane e a misure contro i ministri della Corte Suprema Federale. E in effetti, i dazi contro il Brasile rappresentavano l’unica eccezione di natura politica nella guerra commerciale che Trump ha scatenato contro diversi Paesi nel 2025, dichiarando che le azioni giudiziarie contro Jair Bolsonaro stessero contribuendo al «crollo dello Stato di diritto» nel Paese. The post Brasile: Bolsonaro dopo la sconfitta scappa dagli alleati statunitensi appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
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Spagna, incidente tra due treni: almeno 10 morti
Due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Mora, Orgaz e Urda, nella provincia spagnola di Toledo, provocando almeno 10 morti. L’incidente è avvenuto poco dopo le 9 di oggi, 28 ottobre, e ha coinvolto due convogli che viaggiavano in direzioni opposte. Secondo i media spagnoli, diversi vagoni sono rimasti distrutti e due sono deragliati, precipitando lungo un terrapieno. Il numero dei feriti non è ancora noto. La situazione è in evoluzione e il bilancio resta provvisorio; nel frattempo, la linea è stata interrotta per permettere ai soccorsi di raggiungere il posto. The post Spagna, incidente tra due treni: almeno 10 morti appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
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Gasolio, il governo taglia le accise: 4,9 centesimi fino al 7 novembre
Dopo tre settimane di stop, il governo Meloni ha reintrodotto il taglio delle accise sul gasolio. La misura, contenuta in un decreto interministeriale del Ministero dell’Economia e del Ministero dell’Ambiente, prevede uno sconto di 4,9 centesimi al litro fino al 7 novembre, finanziato con 38,7 milioni di euro provenienti dal maggior gettito Iva registrato a settembre. La decisione arriva mentre Eni e Q8 prorogano il tetto ai prezzi dei carburanti. Resta invece in sospeso la questione della tassazione degli extraprofitti, sulla quale il governo aveva annunciato l’intenzione di portare la proposta in sede europea, salvo poi votare contro una risoluzione che ne chiedeva l’introduzione. The post Gasolio, il governo taglia le accise: 4,9 centesimi fino al 7 novembre appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
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Elezioni in Israele: esito incerto, ma non c’è la maggioranza di governo
La partecipazione alle urne in Israele è stata la più alta degli ultimi trent’anni, ma l’esito del voto rimane incerto. Il Likud, il partito di Benjamin Netanyahu, è in vantaggio sul principale rivale, Yashar!, guidato da Gadi Eisenkot, mentre la coalizione uscente è in testa nelle proiezioni sulla distribuzione dei seggi, con circa 55 seggi contro i circa 50 dell’opposizione. Con i loro 18 seggi complessivi, i partiti arabi potrebbero svolgere un ruolo decisivo nella formazione del prossimo governo, così come il Partito dei riservisti, attualmente al limite della soglia di sbarramento. Il Parlamento israeliano, la Knesset, è monocamerale e conta 120 seggi: secondo i risultati provvisori, insomma, nessuno degli schieramenti dispone di una maggioranza autonoma. Nonostante l’incertezza, entrambi i principali leader rivendicano il proprio successo. Netanyahu punta a «formare un ampio governo di destra nazionale» che escluda i partiti arabi dall’esecutivo. Eisenkot ha invece sostenuto che «i risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre», affermando che agirà «immediatamente per realizzare la decisione del popolo», sostituendo il governo Netanyahu. Il risultato delle elezioni israeliane del 27 ottobre è ancora in via di definizione. L’affluenza ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto del XXI secolo, mentre lo scrutinio è ancora in corso. Al momento, su un totale di 12.018 seggi elettorali, ne sono stati scrutinati 8.702, pari a circa il 72,4%. Il Likud di Benjamin Netanyahu è in testa con il 21,05% dei voti. Segue Yashar! di Gadi Eisenkot, con il 16,15%, mentre al terzo posto si colloca la Lista Congiunta, alleanza di partiti arabi di sinistra, che ottiene il 9,16%. Together, la formazione guidata da Naftali Bennett, esponente dell’opposizione, si attesta all’8,91%, seguita dai Democratici di Yair Golan, anch’essi all’opposizione, con il 6,47%. Giudaismo Unito della Torah, espressione della comunità ultraortodossa haredi e vicino a Netanyahu, raccoglie il 6,01%, mentre Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman, schierato contro Netanyahu, ottiene il 5,99%. Otzma Yehudit, guidato dal ministro Itamar Ben Gvir, si attesta al 5,61%, mentre Shas, partito ultraortodosso con una base prevalentemente mizrahi e vicino a Netanyahu, raggiunge il 5,53%. Il Partito del Sionismo Religioso del ministro Bezalel Smotrich ottiene il 4,98%, mentre Ra’am, formazione araba guidata da Mansour Abbas, arriva al 4,82%. Le proiezioni danno per il momento in vantaggio il blocco dei partiti vicini a Netanyahu, che raccoglie il 43,18% dei voti, contro il 37,52% delle forze di opposizione. I partiti arabi si attestano complessivamente al 13,98%. La ripartizione dei seggi resta più incerta e varia a seconda delle proiezioni. Negli scenari più favorevoli all’opposizione, i due blocchi principali risultano appaiati a quota 51 seggi ciascuno, mentre le liste arabe ne ottengono 18. Nelle stime più favorevoli a Netanyahu, invece, il suo schieramento si avvicina alla maggioranza assoluta di 61 seggi, necessaria per governare. Le stime più equilibrate assegnano al Likud 28 seggi, a Yashar! di Gadi Eisenkot 21, alla Lista Congiunta 12 e a Together, la formazione di Naftali Bennett, 11. I Democratici di Yair Golan ne otterrebbero 8, mentre gli altri partiti presenti alla Knesset si collocherebbero tra 6 e 7 seggi. In questo scenario, il blocco di Netanyahu arriverebbe a 55 seggi, l’opposizione a 47 e le liste arabe a 18. Insomma: nessuno dei due principali schieramenti raggiungerebbe da solo la maggioranza parlamentare. The post Elezioni in Israele: esito incerto, ma non c’è la maggioranza di governo appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
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Stop ai licenziamenti decisi dall’AI: se manca un intervento umano effettivo, sono nulli
In Italia un lavoratore non potrà essere licenziato sulla base di una decisione presa esclusivamente da un sistema di intelligenza artificiale. Le nuove regole sull’utilizzo dell’AI nei rapporti di lavoro stabiliscono infatti che, quando un algoritmo contribuisce a valutare una persona, la decisione finale debba essere affidata a un essere umano con un potere reale di scelta. Se il licenziamento viene invece deciso soltanto dalla macchina, è nullo. Sempre più sistemi sono in grado di analizzare produttività, presenze, risultati, comportamenti o altri dati raccolti sul lavoro e di trasformarli ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Stop ai licenziamenti decisi dall’AI: se manca un intervento umano effettivo, sono nulli appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
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È iniziato il mercato dei parlamentari in vista delle prossime elezioni
L’approvazione definitiva della nuova legge elettorale ha prodotto uno dei suoi primi effetti politici: un vero e proprio mercato dei parlamentari “in prestito”. Deputati e senatori stanno infatti cambiando temporaneamente collocazione per consentire a forze e movimenti minori di aggirare, o almeno ridurre, il pesante obbligo di raccolta delle firme necessario per presentarsi alle prossime elezioni. Il fenomeno attraversa entrambi gli schieramenti e sta contribuendo a definire in anticipo il perimetro delle future coalizioni. Maggioranza e opposizione cercano così di assicurarsi anche le formazioni capaci di spostare pochi, ma potenzialmente decisivi per il risultato finale, punti percentuali. La questione nasce dalle nuove regole per la presentazione delle liste. Secondo il dettato del “Melonellum”, infatti, le forze politiche prive di una rappresentanza parlamentare riconosciuta devono raccogliere 6 mila firme in ciascuno dei 47 collegi plurinominali della Camera e dei 26 del Senato, per un totale di 438mila sottoscrizioni. Uno sforzo organizzativo che, per i partiti più piccoli, si rivelerebbe macroscopico. Chi dispone invece di una componente nel gruppo Misto può beneficiare di una soglia ridotta a 1.500 firme, mentre sono completamente esentate le formazioni che hanno costituito formalmente un gruppo parlamentare entro la data del 31 dicembre 2025. A Palazzo Madama, il regolamento consente di costituire una componente del Gruppo Misto collegandola a un partito o movimento che, nel corso della legislatura, abbia partecipato a elezioni politiche, regionali o europee riuscendo a eleggere almeno un proprio rappresentante. Diverso il discorso alla Camera: per costituire una componente del Misto servono almeno tre deputati che rappresentino una forza politica già esistente e presente alle ultime elezioni per Montecitorio. È proprio attorno a queste eccezioni che nelle ultime settimane si è sviluppata una frenetica attività parlamentare. Nel centrodestra, Manlio Messina e Luca Sbardella, entrambi provenienti dall’area di Fratelli d’Italia, sono passati a Sud chiama Nord. Il movimento di Cateno De Luca, che alla Camera disponeva soltanto di Francesco Gallo, ha così potuto raggiungere il numero necessario per costituire una componente e alleggerire notevolmente l’onere della raccolta firme. Nella medesima area si è mosso anche Marco Rizzo: a Palazzo Madama è nata inizialmente una componente denominata Civici Marche, trasformata subito dopo in Italia Domani-Marco Rizzo. A rappresentarla è Antonio Guidi, eletto con Fratelli d’Italia e transitato nel corso della legislatura in diverse collocazioni parlamentari. L’operazione consentirà così alla formazione di Rizzo di beneficiare dello sconto previsto dalla nuova normativa. Movimenti simili si scorgono anche sul fronte opposto. Il senatore del Partito Democratico Andrea Crisanti, negli ultimi giorni, ha infatti lasciato temporaneamente il suo gruppo di appartenenza per consentire a Rifondazione comunista di ottenere una propria rappresentanza nel Misto. Al Senato il partito guidato da Maurizio Acerbo si è appoggiato a Open Sinistra Fvg, lista rappresentata nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, per poi modificare la denominazione della componente. Nel frattempo, il M5S ha “prestato” il senatore Luigi Nave al progetto che riunisce il Partito socialista e l’area civica di Alessandro Onorato. Alla Camera, invece, Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova, Luca Pastorino, Bruno Tabacci e Aboubakar Soumahoro hanno chiesto di costituire il gruppo Più Europa-Centro Democratico, Stati Uniti d’Europa. Sullo sfondo rimane il progetto Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, ancora alla ricerca della soluzione migliore per partecipare alle elezioni. La corsa ai parlamentari non serve però soltanto a evitare di doversi impegnare nella raccolta di migliaia di firme. La legge elettorale partorita dal Parlamento prevede infatti un premio di maggioranza per la coalizione in grado di raggiungere il 42% dei voti. Secondo gli attuali sondaggi, i due schieramenti potrebbero contendersi la vittoria sul filo di pochi punti: per questo motivo, anche partiti accreditati di percentuali molto contenute finiscono per assumere un peso politico superiore alla loro effettiva consistenza elettorale, costituendo interlocutori preziosi (se non irrinunciabili) nella costruzione delle compagini che andranno a confrontarsi alla prossima tornata. The post È iniziato il mercato dei parlamentari in vista delle prossime elezioni appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
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Morte Abderrahim Fakir: per la perizia la manovra degli agenti ha contribuito alla sua morte
La compressione esercitata sul corpo di Abderrahim Fakir mentre gli agenti lo tenevano bloccato a terra ha concorso a provocarne la morte. Le altre due concause evidenziate dalla consulenza tecnica di oltre 200 pagine disposta dalla Procura e consegnata ieri sarebbero l’assunzione di cocaina e problemi cardiaci. «I consulenti hanno detto che l’asfissia è stata la causa vera della morte e gli è mancata l’aria perché è stato compresso, era agitato e aveva un bisogno di aria superiore determinato dal fatto che aveva assunto cocaina e quindi si era ridotta la sua capacità respiratoria, ma se non fosse stato schiacciato queste ultime due condizioni non avrebbero portato alla morte». Sono le parole riferite all’AGI dall’avvocato Fabio Anselmo, che difende la famiglia del 42enne morto il 19 luglio al Pilastro. Di segno opposto la lettura della difesa dei due poliziotti, che già all’inizio di ottobre, quando i risultati dell’autopsia erano stati anticipati alle parti in un incontro a Padova, aveva indicato nella droga la vera responsabile. Per l’avvocato Gabriele Bordoni sarebbe stata la cocaina a provocare l’ipossia e persino il sangue trovato nei polmoni, mentre la manovra degli agenti sarebbe durata appena tre o quattro minuti. Sulla quantità di sostanza, però, le versioni non potrebbero essere più lontane: secondo Bordoni la concentrazione rilevata supererebbe di tre volte la dose letale, secondo Anselmo – circa trecento nanogrammi per millilitro – ne rappresenterebbe la metà. Che si sarebbe finiti a parlare di droga, del resto, Anselmo lo aveva messo in conto a luglio, prima ancora che arrivassero gli esami tossicologici. «La droga è sempre la via di fuga più comoda, in queste vicende», aveva detto a L’Indipendente, ricordando Riccardo Magherini, morto a Firenze nel 2014 dopo essere stato immobilizzato a faccia in giù dai carabinieri: la prima autopsia parlava di cocaina, e ci vollero anni per far riconoscere l’asfissia da compressione come concausa insieme alla debolezza cardiaca e alla droga, lo stesso intreccio che i consulenti hanno ora messo nero su bianco per Fakir. Domani i pm Morena Plazzi, Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido, si riuniranno per stabilire quanto abbia pesato ciascuna concausa. Sul tavolo ci sono le posizioni dei due agenti e dei quattro volontari della Croce Rossa intervenuti in via Svevo, iscritti nel modello 45-bis introdotto con lo scudo penale e dunque non formalmente indagati per omicidio colposo. Entro il 19 novembre la Procura dovrà decidere se iscriverli nel registro degli indagati o archiviare. A luglio Anselmo si chiedeva quale pubblico ministero, dopo 120 giorni e con poche indagini a disposizione, avrebbe avuto il coraggio di scrivere quasi una condanna anticipata iscrivendo il fascicolo nel modello 21: tra poco più di tre settimane sarà la Procura di Bologna a rispondere. The post Morte Abderrahim Fakir: per la perizia la manovra degli agenti ha contribuito alla sua morte appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
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Inchiesta ONU: Israele ha continuato il genocidio a Gaza anche dopo la tregua
Lunedì 26 ottobre la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati ha pubblicato un nuovo rapporto in cui accusa Israele di aver proseguito il genocidio nella Striscia di Gaza anche dopo il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore il 10 ottobre 2025. Secondo l’organismo, creato nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU per indagare sulle violazioni commesse in Israele e in Palestina, le autorità di Tel Aviv hanno continuato a compiere «atti genocidari con l’intento genocidario di distruggere, in tutto o in parte, i palestinesi di Gaza», mentre la tregua esisteva soprattutto sulla carta. L’esercito ha continuato a colpire zone densamente abitate con munizioni pesanti, droni, quadricotteri armati, artiglieria e cecchini, allargando la porzione di territorio sotto il proprio controllo. Il documento segnala inoltre un forte peggioramento della situazione in Cisgiordania. Nei quasi dodici mesi successivi alla tregua, si legge nel rapporto, a Gaza sono stati uccisi 1.431 palestinesi, tra cui almeno 300 bambini e 130 donne, e altri 5.026 sono rimasti feriti. I numeri smentiscono la versione del Board of Peace, l’organismo presieduto da Donald Trump nato dal piano statunitense per Gaza, secondo cui il cessate il fuoco avrebbe «sostanzialmente tenuto». Al centro delle accuse c’è la cosiddetta “Linea gialla”, il confine provvisorio tracciato dall’accordo per separare le aree ancora presidiate dall’esercito israeliano dal resto della Striscia. La zona sotto controllo israeliano, che doveva coprire il 53% di Gaza, è arrivata ad almeno il 60% al 2 settembre e lungo la linea sono sorte almeno nove nuove basi militari. Il capo di Stato maggiore l’ha definita il «nuovo confine» di Israele. Dall’inizio dell’ultima guerra, il 7 ottobre 2023, i palestinesi uccisi nei territori occupati sono oltre 75.000, di cui almeno 21.500 bambini. Il rapporto arriva proprio nelle ore in cui gli israeliani votano per rinnovare la Knesset, il parlamento, in una sfida tra il blocco di Benjamin Netanyahu, sostenuto dall’estrema destra e dai partiti ultraortodossi, e la coalizione di opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, data in leggero vantaggio dai sondaggi. L’esito del voto è incerto e l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dai partiti arabi, con cui quasi tutte le altre forze rifiutano di allearsi, ma per i palestinesi il futuro appare già scritto, chiunque vinca. Il nuovo documento si aggiunge a quello del settembre 2025, in cui la stessa Commissione aveva concluso che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza e che i suoi vertici, a partire da Netanyahu, lo avevano istigato. Nel rapporto, ampio spazio è dedicato alla Cisgiordania, dove dal 7 ottobre 2023 al 30 settembre 2026 le forze israeliane hanno ucciso 1.080 palestinesi, tra cui 244 minorenni, e ne hanno feriti 10.940. I morti nei raid aerei sono stati 254, contro i sei registrati tra il 2008 e il 6 ottobre 2023, e le operazioni militari iniziate a gennaio 2025 hanno provocato il più grande sfollamento dal 1967, con 34.176 persone ancora lontane da casa ad agosto. Per la Commissione, la violenza dei coloni «funziona come strumento di attuazione della politica statale israeliana», che in Cisgiordania ha commesso crimini contro l’umanità, tra cui sterminio, tortura, stupro e persecuzione, senza che nessuna delle uccisioni esaminate sia stata oggetto di indagini efficaci. Il presidente della Commissione, Srinivasan Muralidhar, ha parlato di una «strategia più ampia» per sterminare e sfollare i palestinesi. Critiche anche all’Autorità nazionale palestinese (ANP), che governa parte della Cisgiordania, in quanto le sue forze di sicurezza hanno ucciso almeno 14 palestinesi tra ottobre 2023 e ottobre 2025 e hanno intensificato la repressione di oppositori, giornalisti e attivisti. Agli Stati membri dell’ONU la Commissione chiede di usare «tutti i mezzi ragionevolmente disponibili» per prevenire e punire il genocidio e di non riconoscere né sostenere l’occupazione israeliana. The post Inchiesta ONU: Israele ha continuato il genocidio a Gaza anche dopo la tregua appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Presunto attacco hacker alla Camera: allertata la Procura
Negli ultimi giorni un presunto attacco hacker avrebbe colpito i sistemi informatici della Camera dei Deputati, compromettendo alcune caselle di posta elettronica, tra cui quella parlamentare di Giorgia Meloni. La Procura di Roma è in attesa di una prima informativa della Polizia Postale, a seguito della quale potrebbe aprire un fascicolo di indagine per accesso abusivo a sistema informatico. Da Montecitorio fanno sapere che l’evento non ha carattere emergenziale. The post Presunto attacco hacker alla Camera: allertata la Procura appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
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In Australia il divieto di social ai minori non sta andando come si pensava
Mentre in Italia, all’indomani delle proteste del 17 ottobre, si torna a discutere del divieto di utilizzo dei social network per i minori, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha aperto a uno stop per gli under 14, quasi nessuno sembra guardare a come stanno andando le cose in Australia, il primo Paese al mondo ad aver introdotto il divieto. Secondo il primo rapporto dell’eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online, l’81,5% dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni continua a usare le piattaforme vietate, contro l’85,9% di prima. Per aggirare il blocco alcuni usano le VPN, le reti che mascherano la posizione dell’utente, ma ai più basta un’età falsa o l’account di un familiare, mentre i genitori di bambini tra 10 e 12 anni che non sanno se i figli usano i social sono saliti dal 35,4% al 49,1%. Il divieto sembra dunque aver reso i ragazzi meno visibili agli adulti, non più protetti. Dal 10 dicembre 2025 Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, X, YouTube e Reddit devono impedire agli under 16 di aprire o mantenere un profilo, pena multe fino a circa 50 milioni di dollari australiani. Al debutto sono stati chiusi circa cinque milioni di account, ma la quota di ragazzi con un profilo è scesa solo dal 52,4% al 42,1%. Un’indagine su 1.050 adolescenti per la britannica Molly Rose Foundation ha rilevato che il 61% di chi era iscritto prima del divieto ha ancora un account attivo e che il 70% considera «facile» aggirare le regole. Nemmeno sulla salute mentale, il principale argomento a favore della legge, si vedono effetti: il 65,4% dei ragazzi non ha notato differenze e benessere e autostima sono rimasti stabili. È questo il modello a cui guarda mezza Europa. La Francia ha vietato i social sotto i 15 anni da settembre, mentre la Commissione europea ha proposto un accesso graduale, autonomo solo dai 15 anni, e lo stop a funzioni che creano dipendenza come lo scorrimento infinito. La Norvegia prepara una legge per gli under 16, mentre in Finlandia il divieto sotto i 15 anni voluto dal premier Petteri Orpo si è arenato per le divisioni nella maggioranza ed è finito a un gruppo di lavoro ministeriale. In Italia il disegno di legge 1136, che fissa la soglia a 15 anni, è fermo al Senato da oltre un anno, mentre un limite dei 14 anni esiste dal 2018 nel Codice della privacy senza che nessuno lo abbia mai fatto rispettare. Il rischio è che la colpevolizzazione dei social diventi una scorciatoia per non affrontare ciò che i giovani in piazza chiedono, dalle scuole sicure a salari e affitti sostenibili (in un Paese dove la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è al 20,3%) e che si scelga la proibizione invece dell’educazione digitale e di regole più severe per le piattaforme.   The post In Australia il divieto di social ai minori non sta andando come si pensava appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
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Svezia, limitato l’accesso ai chatbot per l’amministrazione statale
Per ragioni di sicurezza informatica e protezione dei dati, il governo svedese ha deciso di bloccare l’accesso diretto a ChatGPT e Claude sui computer dell’amministrazione centrale (Regeringskansliet), imponendo ai dipendenti l’uso esclusivo di strumenti di IA autorizzati. Microsoft Copilot rimane disponibile perché già approvato e sottoposto a specifiche misure di sicurezza, mentre alcuni funzionari potranno continuare a utilizzare ChatGPT e Claude attraverso una piattaforma interna controllata dallo Stato. La scelta si inserisce all’interno di un panorama politico che vede le istituzioni europee sempre meno fiduciose nell’affidabilità dei servizi di matrice statunitense. The post Svezia, limitato l’accesso ai chatbot per l’amministrazione statale appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Francia: l’algoritmo Parcoursup che perpetua la disuguaglianza nell’istruzione
Al centro delle proteste che da settimane attraversano la Francia c'è Parcoursup, la piattaforma digitale attraverso cui ogni anno centinaia di migliaia di studenti delle scuole superiori presentano le proprie candidature per accedere all'università e ad altri percorsi di istruzione superiore. Introdotto nel 2018, il sistema è da tempo oggetto di critiche per l'opacità dei criteri di selezione, il rischio di discriminazioni sociali e le lunghe attese cui sottopone i candidati. Nel tentativo di placare le mobilitazioni, lunedì 26 ottobre il governo francese ha annunciato una serie di misure, tr... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Francia: l’algoritmo Parcoursup che perpetua la disuguaglianza nell’istruzione appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
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