Brasile: Bolsonaro dopo la sconfitta scappa dagli alleati statunitensi
Nemmeno il tempo di riconoscere la batosta elettorale alle presidenziali che
Flavio Bolsonaro era già su un volo diretto negli Stati Uniti insieme alla
moglie e ai figli. Ci è arrivato come migrante irregolare, dal momento che poche
ore prima le autorità brasiliane gli avevano ritirato il passaporto e vietato di
lasciare il Paese. Eppure, il Dipartimento di Stato USA si è mostrato
disponibile a fare una eccezione alla strettissima politica di chiusura delle
frontiere che caratterizza il mandato Trump, affermando che fornirà all’intera
famiglia Bolsonaro i visti necessari. Secondo quanto riferito da diversi media
in queste ore, Bolsonaro sarebbe atterrato in Florida, dove ad aspettarlo vi
sarebbe stato il fratello Eduardo, che risiede negli Stati Uniti da anni, anche
lui latitante.
«Questa mattina, quando mi sono recato a trovare mio padre, ho trovato sulla
soglia di casa sua la polizia federale di Lula, che mi aspettava per intimarmi
di consegnare il passaporto e proibirmi di lasciare il Paese». La comunicazione
arriva dallo stesso Flavio Bolsonaro, in diretta sui social. Come il padre (che
si trova ai domiciliari con una condanna a 27 anni per tentato golpe), anche
Bolsonaro jr non è infatti esente da “piccoli fastidi” con la giustizia. I più
recenti riguardano presunte operazioni di riciclaggio di denaro e trasferimento
illegale di capitali all’estero attraverso siti di scommesse online – in soli
tre mesi, tra marzo e maggio 2025, sarebbero stati riciclati 130 milioni di
reais, all’incirca 20 milioni di euro, riportano i media brasiliani. Vi sono poi
alcune questioni che riguardano presunti finanziamenti irregolari della
produzione cinematografica Dark Horse, sulla vita del padre Jair Bolsonaro, e
per presunte calunnie verso Lula. Nel gennaio di quest’anno, infatti, avrebbe
pubblicato un post sul social media X nel quale avrebbe attribuito al neo eletto
presidente reati quali traffico di droga e riciclaggio di denaro.
La decisione del giudice Alexande de Moraes, spiega lo stesso Bolsonaro, si
basava su una dichiarazione del fratello Eduardo risalente al 23 ottobre, nella
quale affermava che Flavio avrebbe dovuto lasciare il Paese se avesse perso le
elezioni. «Questo è un segnale che la nostra democrazia ha fallito», ha
dichiarato Flavio Bolsonaro, che lamentava come, se fosse stato eletto
presidente, la polizia federale non si sarebbe mai osata riservargli lo stesso
trattamento. La decisione è collegata all’esito delle elezioni, ha detto. «Non
ho mai pensato di lasciare il Paese» ha assicurato, dicendo che non avrebbe mai
ceduto a tali tentativi di intimidazione. Nemmeno il tempo di finire la frase,
che il suo jet privato già decollava in tutta fretta e in segreto, tanto da
scatenare un giallo internazionale su dove si trovasse.
Al momento, secondo fonti giornalistiche, Flavio Bolsonaro si troverebbe con suo
fratello Eduardo, anch’egli latitante (o, come si definisce lui sui social,
«esiliato») negli Stati Uniti dopo aver ricevuto una condanna definitiva della
Corte Suprema Federale Brasiliana (STF) a 4 anni e 2 mesi di carcere per aver
cercato di impedire il processo contro il padre Jair. Lo avrebbe fatto, secondo
i giudici, «orchestrando le sanzioni del governo statunitense contro il
Brasile», le quali hanno portato a dazi aggiuntivi sulle esportazioni brasiliane
e a misure contro i ministri della Corte Suprema Federale. E in effetti, i dazi
contro il Brasile rappresentavano l’unica eccezione di natura politica nella
guerra commerciale che Trump ha scatenato contro diversi Paesi nel 2025,
dichiarando che le azioni giudiziarie contro Jair Bolsonaro stessero
contribuendo al «crollo dello Stato di diritto» nel Paese.
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