UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CONTRO TRENITALIA
L’On. Francesco Mari, di Alleanza Verdi e Sinistra, l’11 febbraio scorso ha
presentato un’interrogazione parlamentare, chiamando a rispondere il Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell’economia e delle finanze
e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, riguardo all’atteggiamento
decisamente repressivo messo in atto da Trenitalia nei confronti di un proprio
dipendente.
L’impresa ferroviaria ha inviato a un capotreno della Direzione regionale
Calabria, attivo dal punto di vista sindacale anche se non ricopre incarichi,
ben quattro contestazioni disciplinari in pochissimo tempo, guarda caso a
partire dalla sua prima partecipazione ad una riunione sindacale, il 29 gennaio
2025.
Alcune di queste contestazioni “risultano fondate sull’invio di comunicazioni di
servizio ai superiori gerarchici, e in copia conoscenza alle rappresentanze
sindacali aziendali, in relazione a criticità operative, disservizi, sicurezza e
condizioni di lavoro del personale di bordo.”
Nelle relative lettere di sanzione l’azienda fa riferimento a “una disposizione
interna del gruppo Ferrovie dello Stato italiane sull’utilizzo delle «risorse
digitali» aziendali, secondo cui le comunicazioni devono essere indirizzate
esclusivamente a «soggetti interessati, in coerenza con i ruoli e le
responsabilità loro attribuiti»”
L’ON. Mari ritiene che Trenitalia stia interpretando questa disposizione interna
in modo “particolarmente restrittivo nei confronti del singolo lavoratore”,
quando invece risulta “essere un atto palesemente discriminatorio, alla luce
dell’utilizzo in modo molto più frivolo della posta elettronica aziendale da
parte dei responsabili aziendali locali, per comunicazioni di carattere non
strettamente lavorativo, quali, a solo titolo di esempio, l’invio tramite
mailing list aziendale di un invito ad un festino sulla spiaggia, il cosiddetto
«Welcome summer party» (5 giugno 2025, ore 17:54), i «Saluti di Angelo Cosenza»,
ovvero la cosiddetta «preghiera del ferroviere» (20 novembre 2025, ore 22.12).”
Inoltre “il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nelle comunicazioni
relative a sicurezza, condizioni di lavoro, segnalazioni di criticità operative
e violazioni del Ccnl costituisce prassi ordinaria nelle relazioni industriali
ed è tutelato dalle norme in materia di libertà sindacali.” Da quando in qua un
lavoratore non ha il diritto di informare i propri rappresentanti sindacali su
queste tematiche?
Insomma, intrattenimento e comunicazioni estranee all’attività lavorativa
trovano spazio e tolleranza attraverso gli strumenti aziendali, mentre non
sembra esserci lo stesso rispetto per il ruolo e la funzione delle
organizzazioni sindacali. È infatti surreale che nel 2025 un lavoratore venga
sanzionato per aver inviato comunicazioni ai propri rappresentanti sindacali su
temi cruciali come la sicurezza, i disservizi e le condizioni di lavoro, mentre
non risulta alcun provvedimento nei confronti di dirigenti che utilizzano la
posta elettronica aziendale per invitare macchinisti e capitreno a eventi
ricreativi, come feste in spiaggia o iniziative analoghe.
Ma non è tutto: tra le sanzioni in oggetto ne risulta anche una di ben otto
giorni di sospensione, nella quale si addebita al lavoratore la soppressione di
un treno, quando invece il capotreno ha semplicemente, come suo dovere,
segnalato alla propria sala operativa che tale treno, a origine corsa,
aveva l’unico servizio igienico guasto, fatto che era già stato precedentemente
segnalato.
Il capotreno ha quindi chiesto istruzioni; ed è stata la stessa sala operativa
che “in piena autonomia ha disposto la soppressione del treno.” Non ci risulta
che agli addetti della sala operativa siano arrivati contestazioni e otto giorni
di sospensione.
Nell’interrogazione parlamentare si chiede quindi se tali comportamenti sono
prassi di tutta Trenitalia oppure iniziative autonome della Direzione regionale
Calabria o a prassi più ampie del Gruppo FS; se i ministri interrogati
“ritengano l’operato di Trenitalia s.p.a., società interamente controllata dallo
Stato, coerente con gli obblighi e i princìpi di correttezza contenuti nel
contratto di servizio in essere e rispettoso dei princìpi di rango
costituzionale a tutela delle libertà sindacali”; se non ritengano “censurabile
il ricorso reiterato e sproporzionato allo strumento disciplinare, per «coprire»
le lacune e le responsabilità organizzative dell’impresa, nonché per ostacolare
il dialogo tra lavoratori e sindacati”; e se non intendano intervenire nei
confronti di Trenitalia, perché vengano messi in atto interventi organizzativi
tali da non ritrovarsi nella situazione di treni con guasto l’unico bagno
disponibile.
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