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Reset Club Podcast 10 Ottobre 2026
La prima parte di Resetclub riserva il giusto spazio alla musica dub techno, creando un’atmosfera profonda e ipnotica, ideale per l’inizio della puntata. Il dirigibile elettronico solca così l’etere torinese, mentre diversi stili musicali si alternano per lasciare l’ascoltatore in un piacevole limbo. Yashin ha selezionato per voi le tracce di Last Life Frenk Dublin Thor Scientific Dreamz Of U Fabrizio Lapiana Rookas Ray Kajioka Mariel Ito Marc Houle Ekman Umwelt Demian Crossover Network Pav Anthony Rother. Label: Echo LTD AE Recordings Pinkman Attic Music Semantica Denude Lone Romantic There Is A Light Zodiak Commune Records A4H.
October 15, 2026
Radio Blackout - Podcast
λ2 – gutturadico
♪ Morphine — Cocoon ▸ Oroko. Ghana. [2026-10-08 12:36–12:46] ▸ Oroko. Ghana. [2026-10-08 12:46–12:56] ▸ Kahnawake K103.7 FM. Kahnawake, Canada. [2026-09-30 21:44–21:48] ▸ Kahnawake K103.7 FM. Kahnawake, Canada. [2026-09-30 19:44–19:46] ▸ Kahnawake K103.7 FM. Kahnawake, Canada. [2026-09-30 18:55–18:55] ♪ Silla and Rise — Tulukkat ▸ Oroko. Ghana. [2026-10-08 11:40–11:41] ♪ IBAAKU — Pharoah ▸ Kanal K. Aarau, Switzerland. [2026-09-07 21:11–21:13] ♪ Business As Usual, Rider Shafique — Blue Skies ▸ [archive] Kool FM. Clapton, London, United Kingdom. [2026-09-16 20:13–20:16] ▸ Lahmacun Radio. Budapest, Hungary. [2026-10-07 09:03–17:47] ▸ Açık Radyo. Istanbul, Türkiye. [2026-10-08 11:47–11:48] ♪ Nubiyan Twist — Homecoming (feat. Eniola) ▸ Oroko. Ghana. [2026-10-08 17:13–17:15] ♪ Thundercat — Moving at Light Speed ▸ IDA Radio. Tallinn, Estonia. [2026-10-04 10:17–10:20] ♪ Seu Jorge — Everybody Loves the Sunshine
October 14, 2026
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#1 2026/27 (Desokupa, gli sfratti violenti in Spagna; la resistenza de Los Corralones a Siviglia)
IN QUESTA PUNTATA: ► 09:14: “Raccontami una canzone” con Ale di Note, cose, città (Radio Onda Rossa) sulla storia di “Pony” di Annette Peacock, una delle pioniere nell’uso del sintetizzatore Moog (partendo da Wendy Carlos) ► 25:08: “Curiosità a caso” con Radiospalla Sol che ci racconta di quella volta che in Islanda i Teletubbies hanno avuto per errore i sottotitoli dei Soprano ► 33:52: omaggio a Casi Nadie, rapper colombiano scomparso poche settimane fa ► 39:02: approfondimento su Desokupa e il business delle aziende di sgomberi e sfratti violenti in Spagna, legate all’estrema destra, con la giornalista Laura Galaup ► 56:23: collegamento con Marina del Comitato “Defiende Los Corralones” di Siviglia, a difesa del palazzo che resiste alla gentrificazione nonostante le intimidazioni e le aggressioni ► 1:07:32: saluto di Rosana di Salvar Doñana per presentare il loro nuovo singolo “Ska Fever”, dedicato proprio a Los Corralones ► 1:11:28: “Retrobottega” con lo scrittore e libraio Giancarlo Piacci, che ci consiglia il libro “La città dei ladri” di David Benioff abbinato a “Alcohol” dei Gogol Bordello ► 1:23:46: “L’inglese in tre mesi senza maestro”, la nostra attesissima rubrica per imparare l’inglese E POI QUESTE CANZONI: – Yerai Cortés “Comare” – Annette Peacock “Pony” – Casi Nadie feat. Selene “Morir peleando en la calle” – Ear “Coil” – Salvar Doñana “Ska Fever” – Gogol Bordello “Alcohol” Più info su: www.putage.org
October 12, 2026
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Matinée #122 – 31.08.2026
Agosto è il babbo dell’inverno, e Matinée XXL torna nella propria fascia oraria d’elezione. Nonostante l’alazataccia i Nostri non si perdono d’animo e boombox in spalla fanno il giro del mondo in 120 minuti, ecco le tappe: Robert Ashley – Automatic writing Kim David Bots, Lucle De Jong – Een Drenkeling ? – Traumerei Michael William Gilbert – Resting Place Wilburn Burchette – Love Call Sylvia Moore – Water is wide / Ashyee Tatale Weswnyeleh Mebreku – The neighborhood’s Laughing Stock Chants et danses de chine – contents de se recontrer Bob Zentz – Waiting for dawn Ethiopian music antology – coffee grinding Morgan fisher – lighting a cigarette / lighting a pipe Luis Cilia – o adeus dum poscritto Ethiopian music antology – flute ensemble Sun ra – ancient ethiopia La zampogna – macintosh lame Drifting – sun sings a song for noone but you Chris and cosey – tears of blood freed&brown – pagan love song Trabant – délután Zezé – babá alapalá
September 3, 2026
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Musick To Play In The Dark – 01 Settembre 2026
Musick To Play In The Dark è la trasmissione condotta da Maurizio a.k.a. Gerstein, Noisebrigade, Dr. Cancer, etc. che va in onda su Radio Blackout 105.250 il martedì dalle 23 fino a mezzanotte. Per un’ora verrete condotti attraverso un percorso trasversale fatto da sonorità che non si fermano ad un genere: si può passare dall’industrial alla wave, facendo una fermata nel punk, nel death metal, nell’electro oppure anche nel math rock. Seguiremo le storie di chi ha fatto dei suoni non convenzionali l’espressione della propria persona con ascolti ed alle volte con interviste. Ci sarà uno spazio per le novità e per improvvisazioni varie. Spegnete la luce, la musica inizia… TRACKLIST 01 Mz412 “Surge 2” Da “The Nar Mattaru Curses” 02 Martin Virgo “Nocturne” Da “Ghost Piano” 03 Portion Control “Chew You To Bits (Version)” Da “1983-86 – Hit The Pulse To Purge… – Hit The Pulse, The Illuminated Singles And Step Forward” 04 Portion Control “Danger Zone” Da “1983-86 – Hit The Pulse To Purge… – The Great Divide, Psycho-Bod Saves The World, Purge” 05 Portion Control “Bite My Head” Da “1983-86 – Hit The Pulse To Purge… – B-Sides And Demos 1983-86” 06 Portion Control “Crash Weight Gain” Da “1983-86 – Hit The Pulse To Purge… – Live At Potanus, Amsterdam 1484” 07 Swampfoot “Aim Low” Da “Aim Low” 08 Twins Natalia “I Avoid Strangers” Da “The Destiny Room” 09 Twins Natalia Feat. Kriistal Ann “Find Me In A Fantasy” Da “I Died On Mars” 10 Poeme Electronique “Rendezvous” Da “The Echoes Fade” 11 Deutsche Schäferhunde “Rosa Brille” Da “Kein Abschied” 12 Moß Garten “Modern Kvinnor” Da “Sekvensstyrd 1981-1986”
September 2, 2026
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deumanizzare il nemico.
a partire dal concetto di bestialità cerchiamo di capire come nel mondo occidentale si sia cercato di degradare al subumano tutti coloro che non accettavano e non accettano l’ideologia capitalista, il mito del possesso e del lavoro. Usando gli studi di Foucault e Fanon per indagare sulla condizione del matto e del colonizzato cerchiamo di capire l’uso della contenzione, dei lavori forzati, della perdita di senso e di appartenenza, ma anche del riflesso identitario di chi attua queste pratiche: la barbarie che si vuole combattere diventa parte del dna del civilizzato. Ne parliamo con Emanuele
Radu Jude, Kontinental’25 #19
Riflessione sull’ipocrisia del senso di colpa borghese e la sua rimozione collettiva Quello che dell’ultimo film di Radu Jude (Kontinental’25) ci ha spinti a ritornare brevemente dalle vacanze in cui “Delicatessen” era già sprofondato per parlarne ai microfoni di Radio Blackout sono due elementi dipendenti tra loro: il linguaggio usato, che si può ricondurre a un’evoluzione dell’insegnamento della Nouvelle Vague, e l’originale modalità con cui vengono proposti i molti registri che compongono il testo filmico. Infinite sono le sfaccettature di cui si compone il film, senza essere un trattato sul razzismo, o sulla speculazione edilizia nella capitale della Transilvania romena, Ma il corpus del regista suggerisce di azzardare una lettura dell’intento espressivo principale in una rimeditazione critica delle situazioni più imbarazzanti della storia romena, visti i precedenti film intrisi di precisa e inchiodante polemica antirazzista collocati in epoche diverse, fino ad arrivare a Nu aștepta prea mult de la sfârșitul lumii (Non aspettarti troppo dalla fine del mondo), ma già in precedenza toccando gli attriti tra ungheresi e romeni: non a caso la città in cui si dipana Kontinental’25 è Cluj, città che è stata oggetto di transito e occupazione fin dai Romani (sassoni, ungheresi, ebrei, armeni…) e quindi emblematica dell’ipocrisia piccolo borghese sia nei confronti di gruppi e comunità differenti dalla maggioranza, sia nei confronti di senzatetto, fragili, diversi, sempre sul limite di convertirsi in fascismo di squadracce o sceriffi (come in Italia); nella realtà romena siamo ancora all’indifferenza del politicamente corretto; al più alla messa in scena di un pentimento tardivo, sentendo una qualche responsabilità, ma senza castigo da scontare e alla ricerca di un’assoluzione elargita senza problemi da tutti. La visione della città è punteggiata da cartoline di monumenti (statue di Mattia Corvino, Sigismondo di Lussemburgo… parchi popolati da dinosauri – metafora dell’Europa? – casermoni periferici, monumenti alla gentrificazione, causa prima della tragedia da cui si dipana il plot), che scandiscono le sequenze, alternando momenti drammatici a situazioni grottesche e surreali in ciascuno dei siparietti abitati dai singoli personaggi che si alternano a confortare Orsolya, l’ufficiale giudiziario responsabile del suicidio per sgombero di Glanetasu, il clochard rifugiatosi in uno scantinato di un palazzo in disuso, il cui gesto estremo di impiccarsi rimane rigorosamente fuori quadro in omaggio al principio di Bazin per cui amore e morte sono obscene. Il film affronta temi complessi come la crisi abitativa, l’economia postsocialista, il nazionalismo e il ruolo del linguaggio nel definire le gerarchie sociali, mantenendo un basso continuo di commento grottesco che esalta la ferocia. Ma non nei primi minuti che si dipanano con macchina a mano (il telefonino) che segue Gianetasu nei suoi vagabondaggi per la città, rovistando trasparente al mondo dei garantiti, come fosse un documentario. Un linguaggio politico che in seguito trova la stessa espressione neorealista nella scelta di taglio delle inquadrature godardiane dei dialoghi esilaranti, inserite nel contesto cittadino e quindi attraversate da infinite altre storie accennate. La pelosità della finzione di umanità non ha tempo Altro tratto ricorrente del regista romeno è il pungente sarcasmo antiborghese di matrice brechtiana che percorre la sua filmografia, qui espresso attraverso il grottesco al limite del nonsenso di scambi che propongono sovvenzioni di ong indiscriminatamente per rabbonire la coscienza, racconti bislacchi interpretati da improbabili monaci zen, esegesi strampalatamente biblica del pope, a sottolineare la provenienza cristiana del concetto ipocrita di pentimento: le assurde risposte di una società incapace di umanità e attenta solo a salvaguardare il proprio benessere. Il tutto ripreso utilizzando inquadrature prese di peso dalla Nouvelle Vague, dimostrando ancora una volta che il medium è il messaggio, perché in questo caso la macchina da presa è un i-phone15, duttile per restituire una “realtà” prefabbricata senza troppi interventi, come in Scarred Hearts invece Radu Jude aveva adottato il b/n e il formato 1:33/1 (tipico del muto), a dimostrazione che il sistema di ripresa e il taglio sono “culturalmente” scelti per aggiungere un’informazione critica del metodo di ripresa funzionale al plot, ma anche del giudizio sull’umanità descritta. La raffinatezza di Radu Jude non si ferma al di qua del set, ma anche nell’inquadratura vengono sparsi elementi semantici che servono ad aggiungere indizi per i più smaliziati: il manifesto di Europa51 per esempio, collocato in bella evidenza nel bar dell’incontro con l’allievo di quando era insegnante e ora rider (e toy boy occasionale della protagonista con famiglia in vacanza), permette di riconsiderare le dinamiche di questo film e di quel “Kontinental” rosselliniano paragonato a questa Europa’25 allargata ai paesi postsovietici. E la somiglianza è terrificante: una terra di nessuno rivendicata meschinamente su base etnica da tutti.