ELEZIONI ISRAELE, CHRISTIAN ELIA: “NETANYAHU POTREBBE PERDERE, MA SULLA QUESTIONE PALESTINESE NON CAMBIERÀ NULLA”

Radio Onda d`Urto - Tuesday, October 27, 2026

Urne aperte per le elezioni politiche oggi, martedì 27 ottobre, nello stato di Israele per la prima volta dal 7 ottobre 2003, dopo oltre 3 anni di genocidio, guerre, invasioni e occupazione su più fronti. Gli aventi diritto al voto sono 7 milioni e 300mila. I seggi rimarranno aperti fino alle ore 21 italiane. Alle 12 l’affluenza è al 31,5%, il dato più alto dal 1977.

Gli ultimi sondaggi disponibili prevedono un testa a testa tra il blocco dell’attuale premier Netanyahu e dei coloni fascisti e quello del suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, a capo di una coalizione – sempre sionista – che va dal centrosinistra all’ultradestra nazionalista laica. Il blocco oggi al potere è dato tra i 50 e i 52 seggi, mentre l’opposizione sionista tra 54 e 56, sotto la maggioranza di 61.

Fuori dai due schieramenti corrono alcuni partiti minori, come i Riservisti (che da un lato chiedono la leva obbligatoria ma dall’altro vogliono mettere Netanyahu sotto indagine per il 7 ottobre) o i partiti della sinistra antisionista e della comunità palestinese, dati uniti tra i 12 e i 14 seggi, possibile ago della bilancia. Una novità, infine, è rappresentata dalla lista “Un posto per tutti noi” legata al movimento contro l’occupazione Standing Together.

“La società israeliana arriva a queste elezioni a pezzi, le lacerazioni al suo interno sono ormai profondissime e non solo intorno alla figura di Netanyahu”, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista esperto di medio oriente Christian Elia. Le spaccature riguardano anche gli equilibri tra quelle “mille anime che, a volte, si ha la sensazione – e non è una sensazione – che solo la continua violenza contro i palestinesi tenga insieme”, prosegue Elia. Tra queste contrapposizioni, specifica il nostro ospite, “c’è ormai una sorta di resa dei conti tra un modello laico di società e uno confessionale; c’è poi una resa dei conti tra gli ambienti militari e quelli della politica; c’è, infine, anche una resa dei conti fra le minoranze, quindi i drusi, i cristiani, i gruppi di ebrei ortodossi e soprattutto i palestinesi”.

Per quanto riguarda le coalizioni in corsa, secondo Christian Elia “per la prima volta dopo tanto tempo Netanyahu può perdere davvero”. “Il problema – commenta il giornalista – è con chi perde: se si confrontano i programmi della coalizione di Eisenkot e quella di Netanyahu ci si rende conto che cambia davvero poco, innanzitutto sulla questione palestinese. Anche per questo l’ago della bilancia saranno i partiti cosiddetti arabo-israeliani, che in realtà sono i palestinesi del ’48 che decisero di restare. I partiti più importanti, come Balad e Hadash, hanno trovato un accordo per formare una lista unica. Ovviamente un loro accordo con l’attuale blocco di potere è praticamente impossibile. Se si alleano con qualcuno di alleano con Eisenkot. C’è da dire, tuttavia, che Eisenkot era il capo di stato maggiore israeliano dell’operazione ‘Piombo fuso’ su Gaza”.

Se la coalizione di Eisenkot dovesse vincere ma senza trovare un accordo con i partiti dei palestinesi del 1948, potrebbe crearsi una situazione di stallo nella quale potrebbe spuntarla ancora una volta Netanyahu. “In questo scenario il rischio è che il presidente israeliano dia di nuovo all’attuale premier l’incarico di formare un nuovo governo. Questo però vedrebbe un Netanyahu piuttosto bloccato nelle sue decisioni perché farebbe sempre fatica a trovare una maggioranza in parlamento”, commenta Christian Elia in conclusione dell’intervista alla nostra emittente.

L’intervista di Radio Onda d’Urto al giornalista Christian Elia sulle elezioni nello stato di Israele. Ascolta o scarica.