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PERU’: AL BALLOTTAGGIO DELLE PRESIDENZIALI VINCE IL CANDIDATO PROGRESSISTA ROBERTO SANCHEZ
Ballottaggio delle presidenziali a sorpresa in Perù domenica 7 giugno 2026, con l’estrema destra che va verso una battuta d’arresto dopo diverse vittorie elettorali in SudAmerica, grazie alla regia di Washington. I risultati vedono una proiezione al 50.3% del candidato progressista Roberto Sanchez, rispetto all’estrema destra dell’eterna candidata Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore peruviano Alberto e avanti al primo turno. Lo scrutinio reale prosegue con lentezza (qui i risultati ufficiali), ma al 95% Sanchez è al 50,11%, contro il 48,99% della Fujimori. Uno scarto minimo ma che continua, lentamente a crescere, con l’arrivo dei risultati delle zone rurali peruviane, tradizionalmente favorevoli alle forze progressiste rispetto alla costa conservatrice. Al netto degli (scontati) ricorsi e delle possibili tensioni per le mosse della Fujimori, il nuovo presidente peruviano sarà quindi progressista. Le valutazioni su Radio Onda d’Urto di Rodrigo Andrea Rivas, giornalista, analista e profondo conoscitore della politica latinoamericana. Ascolta o scarica  
June 9, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: DOPO LO SCAMBIO DI ATTACCHI, ENNESIMA “TREGUA ARMATA” TRA IRAN E ISRAELE. ANCORA BOMBE SU LIBANO E GAZA
I Pasdaran iraniani hanno sospeso le operazioni militari contro Israele avvertendo al contempo di “attacchi più duri e devastanti” qualora Tel Aviv tornasse a violare la tregua, parziale, violata nelle scorse ore in Libano. Prima dello stop, l’esercito iraniano aveva fatto sapere di avere ucciso 5 persone di un non meglio precisato “gruppo separatista” attivo nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchestan, al confine con il Pakistan. Sono stati 19 gli arresti nella stessa operazione, durante la quale è morto anche un militare iraniano. Teheran parla di un gruppo “affiliato ai servizi segreti di Stati Uniti e Israele” che avrebbe “pianificato di entrare in Iran attraverso la zona di confine di Saravan”. Tutto questo è accaduto dopo una notte e una mattinata di bombardamenti israeliani su diversi siti iraniani, in particolare impianti petrolchimici, e dopo i missili che le forze armate iraniane avevano lanciato verso Israele in risposta al precedente raid sionista contro il Libano – e in particolare sulla capitale Beirut – in aperta violazione della tregua stipulata pochi giorni fa. Per la prima volta da mesi, 2 missili sono partiti anche dallo Yemen, dove gli Houthi hanno annunciato il divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso con un blocco nello stretto di Bab al-Mandab. Al momento, su pressione del presidente Usa Trump, il premier israeliano Netanyahu ha detto che “per ora gli attacchi sono cessati”. Da Teheran il presidente iraniano Pezeskhian fa sapere: “non abbandoneremo né il campo di battaglia né il tavolo dei negoziati. Restiamo impegnati sui 2 fronti”. In Libano, intanto, anche oggi 7 persone sono state uccise e 24 ferite in una serie di bombardamenti israeliani. Gli attacchi hanno colpito Nabatiye, Sidone, Tiro (qui danneggiate anche le rovine romane, patrimonio mondiale dell’Unesco) Bint Jbeil, Marjayoun e Jezzine. A Gaza, in Palestina, almeno una dozzina di palestinesi sono stati uccisi soltanto nella mattinata di oggi, lunedì 8 giugno. Fonti mediche della Striscia hanno annunciato che il bilancio delle vittime del genocidio per mano israeliana è salito a 72.980, con 173.171 feriti dal 7 ottobre 2023 a oggi. Il numero totale di palestinesi uccisi dall’annuncio del cessate il fuoco dell’11 ottobre 2025 ha raggiunto quota 970, mentre il numero dei feriti registrati nello stesso periodo è salito a 3.063. Inoltre, sono stati recuperati 782 corpi in diverse località. Per commentare gli ultimi sviluppi su Radio Onda d’Urto è intervenuto il giornalista palestinese Samir Al Qaryouti. Ascolta o scarica.
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: NUOVA ESCALATION TRA IRAN E ISRAELE. TEHRAN RISPONDE AI RAID SU BEIRUT, TEL AVIV COLPISCE IN TERRITORIO IRANIANO
Rappresaglia israeliana sull’Iran dopo i missili che, ieri, Tehran ha lanciato in risposta ai bombardamenti israeliani sulla periferia sud di Beirut, considerati da Teheran una violazione del cessate il fuoco raggiunto ad aprile. Israele ha reagito con attacchi contro diversi obiettivi sul territorio iraniano: Tel Aviv parla di “un attacco su vasta scala contro sistemi di difesa strategici appartenenti al regime iraniano che erano stati ripristinati” mentre Tehran parlano anche di attacchi aerei contro impianti petrolchimici iraniani nel sud-ovest del Paese. L’Iran accusa gli Usa tramite il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei: “hanno la responsabilità diretta di qualsiasi violazione dell’accordo di cessate il fuoco dell’8 aprile”, sostenendo che le azioni israeliane non possono essere separate dalla politica statunitense. In questo quadro la preoccupazione della popolazione civile iraniana cresce, come racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Behrooz Sarabi, compagno iraniano di Together for Iran Milano. Ascolta o scarica. Intanto continua l’aggressione israeliana anche nei territori palestinesi. Nella Striscia di Gaza nuovi bombardamenti hanno causato vittime e feriti nelle ultime ore. “Israele  controlla tutto, incluso il valico di Rafah stato chiuso in conseguenza alla ripresa della guerra con l’Iran. Per questo motivo, più che guardare a soluzioni politiche e diplomatiche, io credo che la prospettiva più realistica sia addirittura una ripresa dell’offensiva israeliana a pieno ritmo nella striscia di Gazza, senza dimenticare che in realtà il cessato il fuoco non è mai stato in vigore” commenta invece Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
MESOPOTAMIA: “SIRIA, DOVE STA ANDANDO LA TRANSIZIONE?”, DUE GIORNI DI CONFERENZA ALL’UNIVERSITÀ DI TORINO
Nella puntata del 5 giugno 2026 di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, presentiamo la conferenza “Syria, wither transition? Social-political processes, ecomomic trasnformation and (re)definitions of democracy”, cioè “Siria, dove sta andando la transizione? Processi socio-politici, trasformazione economica e (ri)definizioni della democrazia”, in programma l’11 e il 12 giugno al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino. “Dall’8 dicembre 2024 – si legge nella presentazione del seminario – la Siria sta attraversando una transizione socio-politica ed economica di grande rilevanza storica“. Il riferimento è al rovesciamento del regime ba’th degli Assad, al potere dal 1971, e alla presa di Damasco da parte di Hayat Tahrir al Sham, con l’insediamento dell’attuale governo ad interim guidato da Ahmed Al-Sharaa, prima conosciuto come Abu Mohammed Al-Jolani. “Da allora – ricordano gli organizzatori del seminario – sono accadute molte cose”. Tra queste l’annuncio di una costituzione transitoria scritta dal nuovo potere di Damasco, i massacri nei confronti della minoranza alawita sulla costa, gli scontri armati nella regione drusa di Suwayda e la guerra, lo scorso gennaio, tra le forze armate del governo di transizione e le Forze siriane democratiche dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. A partire da questo quadro, durante la conferenza torinese “sociologi, economisti, giuristi e giornalisti siriani e non siriani, oltre a persone direttamente coinvolte nel processo rivoluzionario, si riuniranno per discutere apertamente di questioni fondamentali da una varietà di punti di vista e prospettive”. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, all’interno della trasmissione “Mesopotamia – notizie dal vicino oriente”, abbiamo presentato il convegno con Davide Grasso, coordinatore della conferenza, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento di Culture, politica e società. Ascolta o scarica. [Foto: Raqqa, protesta di agricoltori contro il prezzo del grano, maggio 2026]
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: MORTA L’ARTISTA MARJANE SATRAPI. NEL SUO “PERSEPOLIS” SPERANZE E DELUSIONI DELLA RIVOLUZIONE DI KHOMEINI
È morta a 56 anni l’artista franco-iraniana Marjane Satrapi, famosa in tutto il mondo per la graphic novel “Persepolis“. Satrapi, disegnatrice e illustratrice, viveva in Francia, in esilio, da 30 anni.Nata nel 1969 a Teheran da una famiglia comunista, fu spedita nel 1983 a Vienna, in Austria, per studiare e per farla uscire da un Paese al centro della devastante guerra con l’Iraq, dove gli ayatollah al potere avevano dichiarato fuorilegge le principali organizzazioni comuniste e di sinistra, giustiziandone i vertici e incarcerandone migliaia di compagni, anche con l’aiuto delle informazioni passate da Cia e MI6 Secondo quanto narrato in Persepolis, la Satrapi trascorse nella capitale austriaca Vienna gli anni dell’adolescenza tornando poi, dopo un periodo difficile in cui visse anche come senza casa, in Iran per frequentare l’università. Satrapi acquisì fama mondiale proprio grazie a Persepolis, diventato anche un film, che nel 2007 ottenne il Premio della Giuria al Festival di Cannes. Su Radio Onda d’Urto l’intervista ad Aram Ghasemy, regista teatrale e coreografa iraniana che vive in Italia da molti anni. Ascolta o scarica
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: TREGUA TRA BEIRUT E TEL AVIV GIÀ VIOLATA DALL’IDF. UCCISO UN CASCO BLU E DUE FERITI NEL SUD
Lo stato di Israele e il governo libanese di Beirut hanno concordato l’ennesimo, finto, cessate il fuoco, con la collaborazione esplicita delle autorità libanesi con l’occupazione israeliana: controlleranno, infatti, senza la partecipazione di Hezbollah, alcune delle aree invase dall’esercito israeliano. Secondo l’intesa, la tregua – che comunque è già stata violata da Tel Aviv – sarebbe subordinata, così si legge, alla “cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi membri dal settore del Litani meridionale”. Sarebbe poi stato fissato un nuovo ciclo di colloqui dal 22 giugno per raggiungere un “accordo globale”. Nel sud del Paese dei cedri, comunque, continuano gli attacchi israeliani (e gli ordini di evacuazione) e la resistenza di Hezbollah. Il movimenti sciita libanese ha “informato il premier Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, ribadendo che qualsiasi accordo accettabile debba comprendere il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese”. Un soldato serbo della missione Unifil, intanto, è rimasto ucciso a Marjayoun, nel sud-est libanese. Altri due sono rimasti feriti. Lo riferiscono le Nazioni Unite. Israele starebbe “spingendo sempre di più perché lo scontro si sposti all’interno” per aumentarne le storiche divisioni. In accordo con le agenzie di sicurezza con le quali si confrontano anche le organizzazioni umanitarie sul campo, come Un Ponte Per, “la possibilità che lo scontro si sposti internamente è probabile, poiché la situazione è molto tesa”. Da Beirut il collegamento con David Ruggini, capomissione di Un Ponte Per in Libano. Ascolta o scarica
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
USA: LA CAMERA VOTA IL RITIRO DELLE TRUPPE IMPEGNATE CONTRO L’IRAN, GUERRA SEMPRE PIU IMPOPOLARE ANCHE TRA I REPUBBLICANI
Cresce il dissenso verso le politiche guerrafondaie dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Mercoledì alla Camera dei Rappresentanti, quattro Repubblicani hanno votato con i Democratici una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe impegnate contro l’Iran.  La risoluzione sottolinea il fatto che Trump non è passato dal Congresso prima di entrare in guerra. La “War Powers Resolution” del 1973 impone infatti che “dopo 60 giorni dall’avvio di un conflitto” il Congresso debba autorizzare una guerra. Una legge che tuttavia è stata “spesso aggirata”. Il “gioco della Presidenza”, spiega ai nostri microfoni il giornalista Marino Mazzonis, è quello di rompere il termine dei 60 giorni affermando che “in questo momento non stiamo combattendo” per poi ricominciare con la conta dei giorni. Nonostante l’approvazione del Congresso della risoluzione, resta il potere di Trump di porre il veto, il che farebbe rientrare il testo al Congresso, che dovrebbe approvarlo una seconda volta con i due terzi dei voti. Uno scenario “improbabile”. Da segnalare il “dissenso interno al partito Repubblicano che avviene di fronte a sondaggi che dicono che la guerra è altamente impopolare presso il pubblico americano”, specialmente tra i giovani. Proprio gli under 30, nelle elezioni del 2024, avevano “segnato uno spostamento del voto dei giovani verso Trump”, attirati dalla promessa di non fare mai più guerre. Oltre al malcontento causato dalla guerra, sottolinea ancora Martino Mazzonis, negli Stati Uniti crescono i malumori per la situazione economica, in particolare l’aumento dei prezzi. In risposta al calo dei consensi, in alcuni Stati Repubblicani “si stanno ridisegnando le mappe elettorali” per favorire il “Grand Old Party” e non perdere la maggioranza al Congresso alle elezioni di metà mandato, previste per novembre. L’approfondimento con il giornalista e americanista Martino Mazzonis. Ascolta o scarica
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: NIENTE CARRI ARMATI ISRAELIANI DENTRO BEIRUT (PER ORA), MA TEL AVIV NON SI FERMA
Non c’è stato l’annunciato attacco via terra israeliano su Beirut – che avrebbe innescato la reazione militare iraniana su larga scala – ma Tel Aviv continua a violare il cessate il fuoco e a portare avanti il proprio piano di aggressione del Paese dei Cedri. Dalle prime luci dell’alba di oggi, mercoledì 3 giugno, colpi di artiglieria hanno infatti bersagliato Blat e Dibbine, nel Libano meridionale. Via aria, invece, raid sulla millenaria città di Tiro. Dalla mezzanotte si contano così almeno 17 morti e decine i feriti; mentre sono 3 i nuovi ordini di evacuazione imposti da Israele ad altrettanti villaggi del sud: Jbaa, Houmine El Faouqa e Arki. Sul fronte opposto, Hezbollah ha lanciato 13 attacchi contro le forze israeliane, prendendo di mira assembramenti di truppe, veicoli militari e posti di comando occupante, oltre a installazioni militari nel nord d’Israele, dove suonano le sirene d’allarme. In questo scenario – su cui ancora pesa l’ultima telefonata “di fuoco” tra Trump e Netanyahu, in cui il tycoon avrebbe definito Bibi ‘un pazzo’, intimandogli di fermare l’escalation in Libano – surreale l’annuncio che oggi, a Washington, si dovrebbe tenere un nuovo round tra il governo israeliano e quello libanese, inerme di fronte all’aggressione. Al centro della discussione, ancora una volta, ci sarà Hezbollah, che sarebbe pronto a discutere con le istituzioni libanesi sul tema del disarmo, a condizione che Israele si ritiri dai villaggi che sta occupando nel Libano del sud. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la corrispondenza e l’analisi di Pasquale Porciello, giornalista italiano da anni a Beirut, corrispondente de Il Manifesto e nostro collaboratore Ascolta o scarica
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
UCRAINA-RUSSIA: DA 48 ORE RAID DA ENTRAMBE LE PARTI. I CIVILI PAGANO IL PREZZO PIÙ ALTO
Il conflitto tra Mosca e Kiev, in corso ormai da quattro anni, registra una nuova e sanguinosa escalation: nelle ultime ore missili e droni russi hanno colpito Kiev e Dnipro, uccidendo almeno 22 persone e provocando 120 feriti. La risposta ucraina non si è fatta attendere: raid su Donetsk hanno causato 7 vittime e 11 feriti, mentre altri droni hanno colpito un terminal petrolifero a San Pietroburgo e alcune navi nel porto di Kronstadt, proprio nel giorno di apertura del Forum Economico Internazionale alla presenza del presidente Vladimir Putin. Da oltre 48 ore, centinaia di attacchi vengono lanciati da entrambe le parti. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i civili. Tra le organizzazioni attive nel territorio c’è anche Operazione Colomba che, dopo aver operato a Leopoli, Odessa e Mykolaiv, oggi è attiva a Kherson, una delle città più esposte ai bombardamenti. “Il clima è di mancanza di speranza nel futuro. È una guerra che è diventata quotidianità” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Alberto Capannini, di Operazione Colomba. Ascolta o scarica.
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: PRESIDIO DEI SINDACATI CONFEDERALI AL NUOVO CONSOLATO USA. CENTINAIA DI LAVORATORI PAGATI…2 EURO ALL’ORA.
Si è avvalso della facoltà di non rispondere Ulas Demir, manager turco della filiale italiana della statunitense Caddell Construction al centro di una indagine sullo sfruttamento dei lavoratori impiegati per la costruzione del nuovo consolato Usa a Milano e bloccato domenica scorsa all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava cercando di lasciare l’Italia e rientrare a Istanbul. L’uomo, assieme all’italian branch della società statunitense, è indagato per intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori, centinaia, indiani ma non solo, pagati – si fa per dire – 2 euro all’ora e costretti pure a pagare – loro – un pizzo da 5mila euro per poter entrare nel cantiere (in foto la cerimonia d’apertura dei lavori, nell’aprile 2022) in via Papa, zona piazza d’Accursio, dal valore di almeno 200 milioni di dollari. Qui, oggi – mercoledì 3 giugno – presidio di Fenealuil, Filca e Fillea, insieme alle segreterie milanesi unitarie di Cgil, Uil e Cisl. Tra le realtà presenti la Filctem Cgil, per la quale “per chi lavora, per chi rivendica diritti e per chi combatte sfruttamento e caporalato non esistono confini. Le battaglie per la dignità del lavoro riguardano tutti e tutte. Nella filiera della moda e del tessile affrontiamo ogni giorno temi che parlano di diritti, tutele e condizioni di lavoro. Per questo abbiamo voluto essere presenti e dare un segnale concreto di vicinanza a chi lotta per il rispetto della persona e della dignità del lavoro. La solidarietà non è solo una parola. È una scelta. È esserci”. Secondo in particolare la Cgil, “il caso del Consolato rappresenta solo la punta dell’iceberg”, come spiega Luca Stanzione, segretario metropolitano della Camera del Lavoro di Milano, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica  
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto