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CISGIORDANIA: BRUTALI AGGRESSIONI DI COLONI ED ESERCITO ISRAELIANI. 4 PALESTINESI UCCISI
Situazione sempre più brutale nei villaggi palestinesi della Cisgiordania occupata. Solo questa mattina, venerdì 24 luglio, 4 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione israeliane durante un attacco dei coloni al villaggio di Tell, a sud-ovest di Nablus. I residenti palestinesi hanno respinto in un primo momento i coloni israeliani che dopo mezz’ora hanno attaccato nuovamente la parte occidentale della città, questa volta protetti dai militari. Durante l’attacco è morto anche un colono israeliano. Chiusi dai militari i check point di ingresso che circondano la città di Nablus, il capo di stato maggiore delle Idf ha ordinato un “massiccio dispiegamento” nella Cisgiordania occupata. Dall’inizio dell’anno sono 82 i palestinesi ammazzati nei governatorati della Cisgiordania occupata, di cui 21 per mano di coloni israeliani. L’intervisa a Damiano Censi, coordinatore del progetto di Medeterranea in Palestina. Ascolta o scarica Gli aggiornamenti da Nablus che abbiamo ricevuto da Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che vive a Brescia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
MAROCCO: CRESCE LA REPRESSIONE CONTRO ARTISTI, ATTIVISTI E GIORNALISTI. IL CASO DI MEHDI BLACKWIN, RAPPER E VIDEOMAKER
L’arresto del rapper e documentarista marocchino Mehdi Blackwin, nome d’arte di El Mehdi Lyoubi, conferma la repressione sempre più feroce del dissenso in Marocco, dove negli ultimi mesi artisti, giornalisti e attivisti sono stati sempre più spesso oggetto di procedimenti giudiziari legati alle loro attività pubbliche e politiche. Residente a Marsiglia dal 2017, Mehdi è stato fermato il 10 luglio scorso all’aeroporto di Rabat mentre si preparava a rientrare in Francia. Nella capitale marocchina le autorità gli hanno impedito di lasciare il territorio, senza fornire spiegazioni sulle motivazioni del provvedimento, convocandolo con comparizione immediata mercoledì 15 luglio al Tribunal Correctionnel di Aïn Sebâa, a Casablanca. Dopo la convalida dello stato di fermo, oggi l’udienza del processo per direttissima. Dopo l’interrogatorio del 13 luglio, il rapper non aveva ancora ricevuto accuse formali, a causa dello sciopero nazionale degli avvocati marocchini (in corso da diverse settimane per protestare contro una nuova proposta di legge che mira a modificare il sistema dell’ordinamento forense). Da qui l’udienza di oggi, nuovamente rinviata a causa dell’assenza di un avvocato che presenziasse in aula. Nel frattempo è stata respinta la richiesta di libertà provvisoria presentata dalla difesa, sostenuta da garanzie fornite dai familiari e preparate con la collaborazione di alcuni legali vicini all’Associazione Marocchina per i Diritti Umani. Si resta quindi in attesa della decisione definitiva del giudice. Il fermo di Mehdi Blackwin – quarto rapper arrestato dall’autunno scorso – si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione nei confronti delle voci critiche del Paese: giornalisti, artisti e figure del panorama culturale marocchino denunciano da tempo un utilizzo della giustizia volto a limitare il dissenso politico, soprattutto quando vengono affrontati temi considerati “sensibili” dalle autorità. Tra i casi più recenti figura quello del giornalista Ali Lmrabet, bloccato il 12 luglio al suo arrivo a Tangeri con l’accusa di aver diffuso informazioni diffamatorie “recanti pregiudizio alle istituzioni costituzionali” e quello di Zineb Kharroubi, giovane marocchina residente in Francia e impegnata nella distribuzione cinematografica, era stata arrestata lo scorso febbraio al suo arrivo in Marocco per «incitazione a commettere reati» per le sue iniziative di solidarietà al movimento della GenZ 212 promosse in Francia. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Laura Guarino, ricercatrice universitaria, al momento a Casablanca per seguire il caso di Mehdi. Ascolta o scarica.
July 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: I COLONI ISRAELIANI MARCIANO SU GAZA MENTRE NON SI FERMANO LE BOMBE
Continua il genocidio in Palestina nonostante la scomparsa dall’attenzione dei media mainstream. Domenica 19 luglio, migliaia di coloni hanno dato il via alla “marcia delle migliaia” con l’intento di entrare nella Striscia di Gaza che continuano ad essere rivendicati da quando nel 2005 Ariel Sharon decise di smantellare gli insediamenti. Alla manifestazione hanno preso parte anche ben 28 tra ministri e parlamentari del governo israeliano, a conferma del forte legame tra l’esecutivo e il movimento dei coloni. Sul terreno, prosegue intanto anche l’aggressione militare: Israele continua a restringere gli spazi a disposizione della popolazione palestinese, spingendola verso il sud della Striscia, dove è prevista la creazione di un’area controllata destinata a concentrare centinaia di migliaia di civili. Parallelamente, vaste porzioni del territorio vengono sistematicamente distrutte, alimentando i timori che possano essere destinate a una futura colonizzazione. In questo quadro la situazione umanitaria resta drammatica come racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.  
July 20, 2026
Radio Onda d`Urto
REGNO UNITO: ANDY BURNHAM ALLA GUIDA DEL LABOUR PARTY E (TRA POCHI GIORNI) DEL GOVERNO DEL PAESE
Andy Burnham, nuovo leader laburista in Gran Bretagna, si prepara a governare il Regno Unito. Nelle sue parole servono maggiori autonomie locali e giustizia sociale, dopo “40 anni” di ricette neoliberali più o meno fotocopia pagate in primis “dalla working class”. Burnam viene dal nord dell’Inghilterra, dopo una serie di politici e politiche alla guida del paese che arrivavano da Londra. Dopo la designazione plebiscitaria da parte del gruppo parlamentare di maggioranza e dei sindacati affiliati al Labour, Burham senza rivali e senza la necessità di un voto fra gli iscritti vedrà lunedì  scattare il passaggio di consegne automatico col 63enne sir Keir Starmer anche sullo scranno di primo ministro. “È l’ultima speranza del Partito Laburista per evitare di scomparire dopo gli anni disastrosi di Starmer“, dice ai nostri microfoni di docente di criminologia Nicola Montagna. Abbiamo parlato del Labour, di quali sono le sfide di Andy Burnham, che cosa ci possiamo aspettare sul piano delle politiche interne e della politica estera, con il nostro collaboratore Nicola Montagna, docente di criminologia a Salerno, a lungo docente a Londra. Ascolta o scarica
July 18, 2026
Radio Onda d`Urto
17 LUGLIO 1936: SCOPPIA LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA, “L’INIZIO DI UNA RIVOLUZIONE SOCIALE IN DIVERSE AREE DEL PAESE”
Il 17 luglio 1936 segna l’inizio della Guerra civile spagnola. Le forze reazionarie spagnole, guidate da alcuni generali tra i quali il futuro dittatore Francisco Franco, tentano il colpo di stato convinte di conquistare il potere in breve tempo. In realtà, una rivolta di massa delle classi lavoratrici, che in diverse aree si traduce in un tentativo di rivoluzione sociale, impedisce alle forze nazionaliste di affermarsi in maniera relativamente rapida. I nazionalisti riusciranno a prevalere militarmente soltanto dopo tre anni di guerra civile, duri scontri e massacri ai danni degli insorti repubblicani. “Quando scoppia il colpo di stato, i lavoratori, i proletari, scendono in piazza, si armano, nonostante i delegati governativi nelle varie città all’inizio si rifiutino di fornire loro armi, e trasformano la risposta puramente militare in una vera e propria rivoluzione“, spiega Flavio Guidi, già ricercatore e storico all’Università di Barcellona, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Questo non avviene dappertutto nello stesso modo: a Barcellona, e in generale in Catalunya, avviene; avviene in Aragona e parzialmente a Valencia. A Madrid e in altre città della Spagna che non cadono subito in mano ai franchisti (cioè la maggioranza) c’è una risposta militare forte, i lavoratori si organizzano, collaborano in alcuni casi anche con settori delle forze dell’ordine fedeli alla Repubblica, come la Guardia de asalto e piccoli settori della Guardia Civil che non aderiscono al golpe, e riescono a sconfiggere i militari”. “In alcune zone, come la Catalunya o l’Aragona, non ci si limita però alla sconfitta militare dei franchisti. In queste aree lo scontro si trasforma anche in una rivoluzione sociale: vengono espropriate le fabbriche, sotto il controllo dei lavoratori viene nazionalizzato praticamente tutto“, continua Guidi sulla nostra emittente. “In breve tempo, già entro la fine di agosto – aggiunge lo storico – si chiarisce che all’interno del fronte repubblicano ci sono due posizioni principali, pur con sfumature interne: da un lato chi pensa sia necessario unire la lotta contro i militari golpisti alla rivoluzione sociale, e questi sono soprattutto gli anarchici della CNT (Confederación Nacional del Trabajo) e il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista); dall’altro chi pensa, invece, che il tema fondamentale è vincere la guerra civile e poi si penserà al futuro, e questi sono soprattutto il Partito Comunista ufficiale, la destra socialista e le varie formazioni repubblicane, oltre all’unico partito di destra che aderisce al fronte repubblicano, il Partito Nazionalista Basco“. A fine luglio, cioè a un paio di settimane di distanze dal tentativo golpista dei militari, i tre quarti dello stato spagnolo sono ancora nelle mani delle forze antifasciste e repubblicane, dalla Catalunya ai Paesi Baschi e fino a Madrid. In un primo momento, dunque, il tentativo di prendere il potere da parte delle forze reazionarie fallisce. Nei tre anni di guerra civile successivi, tuttavia, sul piano militare prevarranno le forze golpiste reazionarie, anche tramite l’intervento dell’Italia fascista e della Germania nazista. L’Unione Sovietica, invece, a partire dall’ottobre del 1936 sosterrà il fronte repubblicano con l’invio di armi. L’unico altro stato a sostenere la Repubblica fu il Messico. Tuttavia, con l’appoggio aereo di fascisti e nazisti le forze reazionarie riusciranno a sbarcare in Andalusìa, a conquistarla nel giro di un anno, avanzare verso Madrid e, alla fine, anche verso Barcellona. A novant’anni dal 17 luglio 1936, Radio Onda d’Urto ha intervistato Flavio Guidi, militante di Sinistra Anticapitalista di Brescia che ha vissuto a lungo in Catalunya, dove ha lavorato come ricercatore all’Università di Barcellona sul rapporto tra Spagna e Italia nel Novecento, in particolare durante la Guerra civile e la transizione. Ascolta o scarica.
July 17, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: IN CORSO A ROMA I NEGOZIATI TRA BEIRUT E TEL AVIV, MENTRE IL CESSATE IL FUOCO RESTA SOLO SULLA CARTA
Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sull’escalation tra Stati Uniti e Iran nell’area dello Stretto di Hormuz, il Libano continua a essere uno dei fronti sotto attacco dall’occupazione israeliana. Infatti nonostante il primo articolo del memorandum firmato tra Washington e Teheran, che imponeva il cessate il fuoco e il rilascio del territorio libanese da parte dell’esercito di Tel Aviv e nonostante il cessate il fuoco annunciato nei mesi scorsi, gli attacchi israeliani nel sud del Paese e nella valle della Beqā proseguono con regolarità, confermando una tregua che, nei fatti, resta solo sulla carta. In questo contesto si è aperto ieri, martedì 14 luglio, a Roma il sesto round di colloqui diretti tra Beirut e Tel Aviv, nell’ambasciata statunitense. Ieri la prima delle due giornate di negoziati si dovrebbe occuparsi di come tradurre gli impegni assunti in un meccanismo operativo sul terreno. Resta però escluso dai negoziati Hezbollah, protagonista sul terreno e attore politico e militare determinante nel Paese. “Secondo la maggioranza della popolazione libanese, ma anche degli analisti, difficilmente i colloqui a Roma porteranno a qualcosa di concreto. Cioè la soluzione sarà decisa tra Washington e Tehran, sarà decisa anche a livelli molto più alti. Ricordiamoci che lo scontro fra Tehran e Washington è uno scontro tra una moltitudine di paesi che vedono la Cina, la Russia, il Pakistan da una parte e l’occidente dall’altro. Quindi il Libano è entrato a fa parte direttamente di questo grande gioco e tutti si aspetta di vedere cosa accadrà” commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mauro Pompili, in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
LA RIPRESA DELLA GUERRA USA ALL’IRAN SPINGE UNA NUOVA IMPENNATA DEI PREZZI
L’aggressione imperialista Usa all’Iran, ormai, è ripresa a tutti gli effetti. Il presidente Usa Trump lo ha annunciato anche al Congresso di Washington: “Colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con Hormuz” e presto anche “l’impianto nucleare di Pickaxe Mountain”, ha detto davanti ai deputati. Il tycoon ha annunciato poi che giovedì sera, 16 luglio, terrà un discorso alla nazione. Dal Golfo, intanto, da Abu Dhabi comunicano che missili iraniani hanno colpito due petroliere emiratine nello Stretto, causando un morto e 8 feriti. Teheran, invece, afferma di aver colpito strutture militari statunitensi in Bahrein e Giordania. Amman afferma di aver abbattuto 4 missili iraniani nel propri spazio aereo. La ripresa della guerra imperialista sta già causando una nuova impennata dei prezzi che avrà, un’altra volta, pesanti ripercussioni sulle tasche di lavoratori e lavoratrici. Il future sul gas naturale scambiato ad Amsterdam sale del 3,16%, 52,9 euro al Megawattora, sui massimi degli ultimi tre mesi. Il metano è ai massimi da maggio. Sale di nuovo anche il petrolio. Nella serata di lunedì 13 luglio il greggio ha superato i 75 dollari al barile. Su Radio Onda d’Urto ne abbiamo parlato con l’economista Francesco Schettino, docente all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto
CRISI CLIMATICA: DEVASTANTE INCENDIO NEI BOSCHI DELL’ANDALUSIA. ALMENO 12 MORTI E 19 DISPERSI
È salito a 12 morti il bilancio delle vittime dell’incendio boschivo scoppiato giovedì vicino ad Almeria, in Andalusia. Le vittime sono rimaste intrappolate in auto o a piedi, lungo alcuni sentieri vicini a zone di villeggiatura, durante la fuga. Il bilancio potrebbe però aumentare dato che risultano 19 persone disperse. Sarebbero invece 8 i feriti. L’incendio potrebbe essere scoppiato a seguito della caduta di un cavo elettrico che ha incendiato la vegetazione secca prima di propagarsi nella foresta circostante, ma l’ipotesi non è ancora stata confermata dalle autorità. Non è il primo incendio che si sviluppa nel Paese durante un’estate segnata caratterizzata da un caldo torrido – senza soluzione di continuità – per l’Europa occidentale: sempre giovedì e sempre in Andalusia c’è stato un incendio a Estepona, che a causa del vento si è gradualmente propagato verso nord, in direzione del comune di Benahavís, nel frattempo un altro incendio si è sviluppato a Córdoba. Questo mentre negli ultimi giorni altri grossi incendi avevano causato danni sui Pirenei, al confine con la Francia. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Rolando d’Alessandro compagno italiano che, da oltre 40 anni, vive a Barcellona. Ascolta o scarica.
July 10, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: NESSUNA TREGUA, CONTINUANO GLI ATTACCHI ISRAELIANI. “TEL AVIV STA CONSOLIDANDO L’OCCUPAZIONE DEL SUD” IL PUNTO CON IL GIORNALISTA PASQUALE PORCIELLO
Mentre l’attenzione internazionale si concentra sull’Iran, nel sud del Libano proseguono i raid israeliani, con bombardamenti che colpiscono villaggi e aree di confine e con la distruzione sistematica di infrastrutture. “La situazione nel Paese, in questo momento, è quella che Israele sta consolidando l’occupazione del Sud e lo sta facendo attraverso dei bombardamenti, diciamo, sicuramente più mirati rispetto a prima, ma che continuano comunque nel Sud, all’interno di questa che è stata definita la linea gialla, questa fascia di una decina di chilometri sul confine sud e sudest” racconta su Radio Onda d’Urto, Pasquale Porciello, aggiungendo che “ieri l’altro c’è stato un ulteriore bombardamento al fosforo bianco sulle fattorie Sheb’a” In questo contesto si inseriscono anche i colloqui previsti a Roma tra Libano e Israele il prossimo 15 e 16 luglio: Beirut ha annunciato che la partecipazione dipenderà dal ritiro israeliano da alcune aree previste dall’accordo. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Pasquale Porciello, giornalista e corrispondente dal Libano per Il Manifesto. Ascolta o scarica.
July 9, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN-USA: PROSEGUONO GLI ATTACCHI RECIPROCI, “AVREMO UN’ALTERNANZA TRA AZIONI BELLICHE E COLLOQUI”
Seconda notte di bombardamenti statunitensi contro l’Iran. Almeno 90 i raid ordinati da Trump: per la prima volta dal cessate il fuoco di tre settimane fa sono state attaccate anche infrastrutture civili iraniane; distrutti 2 ponti ferroviari, banchine e aeroporti. Proiettili di artiglieria statunitensi hanno anche colpito un ospedale a Chahbahar. Gli attacchi Usa, in due giorni, hanno causato la morte di almeno 14 persone e il ferimento di altre 78. Teheran segnala esplosioni in diverse città iraniane lungo la costa meridionale, tra cui Bushehr, Chabahar, Bandar Abbas e Sirik. L’Iran risponde con droni su basi militari statunitensi nel Golfo, in Bahrein, Kuwait e Qatar. Una situazione che potrebbe durare a lungo dato “che il memorandum firmato, che doveva trasformarti a metà agosto in accordo, non ha le basi perché le richieste iraniane e statunitensi non coincidono”. Lo ha sottolineato ai nostri microfoni il giornalista Ahmad Rafat, aggiungendo che nel prossimo periodo “si alterneranno azioni belliche e colloqui”. Nell’intervista realizzata con Ahmad Rafat, giornalista di origini iraniane, si sottolinea anche il lento ma progressivo passaggio da “un regime religioso, a regime militare”. Ascolta o scarica
July 9, 2026
Radio Onda d`Urto