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SLOVENIA: LA PRIMA AMBASCIATA ISRAELIANA INAUGURATA DAL CRIMINALE DI GUERRA SA’AR. PROTESTE IN CORSO A LUBIANA
È stata inaugurata oggi l’ambasciata di Israele nella capitale slovena Lubiana. Si tratta della prima rappresentanza diplomatica dello Stato ebraico nel Paese ex Jugoslavo, fortemente voluta dal premier conservatore Janez Janša, e la contestuale presenza nella capitale slovena del ministro degli Esteri israeliano, il sionista Gideon Sa’ar. Una grande manifestazione di protesta è in corso dalle ore 18 nella capitale slovena, organizzata da numerose organizzazioni non governative e rappresentanti della società civile impegnati nella difesa dei diritti umani e contro la politica del governo Janša. Il collegamento all’inizio del corteo con il giornalista Franco Juri, già diplomatico in veste di primo ambasciatore sloveno in Spagna e a Cuba. Ascolta o scarica
September 9, 2026
Radio Onda d`Urto
AUTISTICI/INVENTATI FA RICORSO CONTRO IL CONGELAMENTO DEI FONDI IN BANCA ETICA. INTERVISTA ALL’AVVOCATO DEL COLLETTIVO INFORMATICO, FAUSTO GIANELLI
Il collettivo informatico Autistici/Inventati, nei giorni scorsi, ha dichiarato chiusa la propria esperienza dopo 25 anni di servizi digitali liberi, a causa dell’editto Trump /Rubio del 26 agosto 2026, con cui gli Usa hanno bollato la stessa A/I come un’organizzazione “terroristica”, all’interno della caccia alle streghe della Casa Bianca contro il (presunto) “movimento Antifa“. Ora sempre A/I ha depositato un ricorso al Tribunale di Pisa contro la decisione di Banca Etica di chiudere il conto di A/I Odv e congelarne i fondi, impedendo di trasferirli altrove. Una mossa arrivata prima del termine fissato in maniera unilaterale dagli Usa, il 25 settembre, stando a quanto deciso prima dal Dipartimento di Stato e poi dall’Ofac (Office of foreign assets control), il braccio finanziario del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, per conto del quale applica sanzioni economiche e commerciali in giro per il mondo. Con il ricorso, A/I chiede in primo luogo al Tribunale toscano “il ripristino della piena operatività” del conto corrente al momento ancora congelato o, “in subordine, il trasferimento del saldo su un conto di nostra indicazione”. Su Radio Onda d’Urto l’intervista all’avvocato Fausto Gianelli, legale del collettivo informatico Autistici/Inventati.  Ascolta o scarica Di seguito, il comunicato di A/I: “Autistici/Inventati presenta ricorso contro Banca Etica e risponde alle informazioni che ha fatto circolare in questi giorni, a quanto pare non corrette. AI ODV PRESENTA RICORSO CONTRO BANCA ETICA Sep 8, 2026 Comunicato stampa AI ODV, 8 settembre 2026 Abbiamo depositato davanti al Tribunale di Pisa un ricorso in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c. contro Banca Popolare Etica, per ottenere il ripristino immediato dell’operatività del nostro conto corrente. Il 26 agosto l’OFAC statunitense ha inserito Autistici/Inventati nella lista SDN di soggetti sanzionati, ai sensi dell’Executive Order 13224. Il 1° settembre la banca, con incredibile solerzia, ha disposto una “limitazione temporanea dell’operatività” del conto, sospendendone ogni tipo di possibile operazione, senza indicare alcuna norma a fondamento, senza fissare un termine, senza chiederci un solo documento. Non siamo sottoposti ad alcun procedimento in Italia, non figuriamo in alcuna lista ONU o dell’Unione europea, non abbiamo ricevuto alcuna specifica contestazione. Siamo stati inclusi in un regime sanzionatorio da parte del governo degli Stati Uniti in mancanza di alcun contraddittorio, senza nessuna possibilità di difesa e senza che sia mai stato richiesto di intervenire per la rimozione di particolari contenuti o per adeguarci a previsioni di legge presuntamente violate. Nessuna norma che abbia efficacia all’interno dell’ordinamento italiano impone di congelare fondi sulla base di una designazione statunitense. A noi la banca ha scritto di star facendo non meglio specificati «approfondimenti istruttori». Al pubblico, lo stesso giorno, ha dichiarato che il conto aveva fino alla designazione un’operatività regolare e un profilo antiriciclaggio medio, indicando come ragione vera il timore di sanzioni secondarie americane. In verità, non c’era nulla da approfondire. Una banca che ha fatto dell’etica la propria ragione sociale non solo ha compiaciuto spontaneamente e senza esservi tenuta un ordine esecutivo proveniente da uno stato straniero, che nessuna legge italiana o europea le impone di applicare, ma è addirittura andata oltre i desiderata di chi si crede padrone del mondo, anticipando perfino il termine del 25 settembre concesso dalla licenza generale OFAC n. 36 per la definizione dei rapporti in corso. Chiediamo al Tribunale il ripristino della piena operatività del rapporto; in subordine, il trasferimento del saldo su un conto di nostra indicazione. Se l’iscrizione in una lista amministrativa straniera, decisa senza contraddittorio e senza controllo giurisdizionale, basta a privare un’associazione europea dell’accesso ai propri fondi, diviene evidente che il perimetro delle libertà associative in Italia cessa di essere garantito come la Costituzione impone e viene a essere sottratto al controllo sia del legislatore che dei giudici italiani. A fronte di tutto questo, l’unica esigenza etica che vediamo è resistere a questa plateale violazione dello stato di diritto. AI ODV”
September 9, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINE ACTION CRIMINALIZZATA COME “TERRORISTA”, MENTRE 12 PAESI SANZIONANO LE COLONIE ISRAELIANE
Il 26 agosto il Dipartimento del Tesoro statunitense ha inserito Palestine Action tra le organizzazioni designate come terroristiche, dopo che una decisione analoga era stata presa l’anno scorso dal governo britannico. La misura ha già prodotto conseguenze concrete: è stata rimossa la pagina Instagram di Palestine Action Global, mentre in Italia Donorbox, piattaforma statunitense utilizzata dal movimento per la raccolta fondi, ha chiuso il suo account citando le proprie policy e il rischio di sanzioni da parte dell’OFAC. La decisione statunitense arriva dopo che l’anno scorso era stato il governo britannico a dare l’etichetta di associazione terroristica al movimento Palestine Action UK. E in un quadro composto da continue sanzioni a realtà di base e movimenti per la Palestina, si segnala anche una forte contraddizione politica. Una dozzina di Paesi hanno annunciato l’intenzione di introdurre o sostenere restrizioni sul commercio di beni proveniente dagli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania Occupata. “Oggi, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito” confermano la loro intenzione di introdurre restrizioni nazionali e/o sostenere restrizioni europee sul commercio di merci con insediamenti illegali secondo il diritto internazionale, o che stanno valutando attivamente queste e altre misure, in conformità con le loro procedure nazionali”, si legge nella dichiarazione congiunta diffusa martedì 8 settembre. Per ripicca, Israele ha chiuso il consolato di Londra a Gerusalemme Est, espulso i rappresentanti del Regno Unito nel Board of Peace e il divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Bruno, di Palestine Action Italia. Ascolta o scarica.
September 8, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “ISRAELE STA RADENDO AL SUOLO UNA FASCIA DEL SUD DEL PAESE” IL COLLEGAMENTO DA BEIRUT CON IL GIORNALISTA PASQUALE PORCIELLO
  In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni. Gli attacchi di oggi su Kfar Remmane, nell’area di Nabatiye, hanno provocato 11 morti, tra cui 2 neonati e 2 soccorritori; quest’ultimi sono stati uccisi quando la loro automedica è stata colpita mentre raggiungeva il luogo di un precedente bombardamento. 13 invece le persone rimaste ferite. L’aggressione militare israeliana giunge pochi giorni dopo la dichiarazione dell’Idf di aver assunto il “controllo operativo” della collina strategica di Ali Taher, un’altura cruciale che domina l’intera area e le principali vie d’accesso alla città di Nabatiye. Una nuova dimostrazione della crescente occupazione militare israeliana nel Sud del Libano, dove interi villaggi sono stati distrutti e centinaia di migliaia di persone restano sfollate, senza una casa a cui poter fare ritorno. “In questo momento Israele sta radendo al suolo tutta una zona del sud del Libano. A detta dello stesso governo israeliano, sta applicando la cosiddetta dottrina Gaza nel sud del Libano. Sta radendo praticamente al suolo tutta una fascia del sud del Paese e quello che non riesce a radere al suolo m lo bombarda dall’altro”. Spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Pasquale Porciello, in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.
September 7, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: COLTIVARE FUNGHI A JENIN “COME ATTO DI RESISTENZA”. AL MICOCOSMO, L’ESPERIENZA DI MEELAD JARADAT
Coltivare funghi in Palestina. L’esperienza di Master Mushroom di Jenin è il titolo di uno degli incontri che sabato 5 settembre ha animato la terza edizione del MicoCosmo Festival, in programma dal 2 al 6 settembre presso lo Spazio Feste di Cevo (BS) Protagonista dell’incontro, Meelad Jaradat – coltivatore di funghi di Jenin – e il suo progetto agricolo intitolato Master Mushroom. Meelad ha raccontato la sua esperienza di giovane agricoltore e coltivatore di funghi in una realtà come quella della Cisgiordania Occupata di oggi, tratteggiando i contorni di un progetto agricolo che, in quel contesto, diviene un vero e proprio “atto di resistenza” all’occupazione sionista. L’incontro ha visto la partecipazione anche di Marah Khawaja di Oxfam, tra le referenti operative del programma dell’Ong volto al supporto delle cooperative locali palestinesi e di “un’economia resiliente” in grado di incentivare una maggiore giustizia sociale ed economica nell’intera regione. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, la registrazione della conferenza Ascolta o scarica
September 7, 2026
Radio Onda d`Urto
GERMANIA: AFFLUENZA RECORD E NEONAZISTI DI AFD AL 44% NELLE ELEZIONI IN SASSONIA – ANHALT. TREMA IL CANCELLIERATO MERZ
Affermazione eclatante di Afd – i neonazisti di Alternativa per la Germania – alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, piccolo land (2 milioni di persone) nell’Est della Germania, con il boom dell’affluenza, all’80%. I risultati del voto di domenica 6 settembre 2026 vedono l’ultradestra neonazista volare al 43,8% e puntare così a governare un Land tedesco per la prima volta. Afd cresce del 23%, mentre la Cdu di Merz crolla dal 37% al 17,4%. Non a destra, l’Spd al 9,3%, Verdi all’8,9% e Linke all’8,6%. Dopo una nottata di conteggi, pure i sovranisti di sinistra Bsw, ex costola della Linke, entrano nel Parlamentino di Magdeburgo, di poco sopra la soglia del 5%, al 5,3%. Il Bsw non ha escluso in campagna elettorale collaborazioni con l’Alternativa per la Germania “su singoli provvedimenti”, pur senza offrire – finora – una disponibilità esplicita a formare un governo insieme. Da sola, però, AfD – seppur di poco – non ha la maggioranza dei seggi, assomandone 39 su un totale di 83, con la quota per un monocolore nero fissata a 42 scranni. Il voto nel piccolo land tedesco, travolto da una crisi iniziata di fatto con la riunificazione a inizio anni Novanta e mai sanata, fa comunque tremare mezza Europa, a partire dai palazzi di Bruxelles della Commissione Ue – guidata dalla tedesca Von Der Leyen – e, a Berlino, la cancelleria del sodale di partito, Merz, che parlerà solo alle ore 13 di lunedì 7 settembre. La Cdu guarda ora con forte preoccupazione alle prossime elezioni regionali, quelle del 20 settembre, nella città-stato di Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, land del nord dove si trova il grande porto baltico di Rostock, non troppo dissimile per popolazione e situazioni socioeconomica rispetto alla Sassonia – Anhalt. La corrispondenza su Radio Onda d’Urto con Nicola Carella, nostro collaboratore, dalla Germania. Ascolta o scarica
September 7, 2026
Radio Onda d`Urto
CRISI CLIMATICA: EL NIÑO ARRIVA IN UN PIANETA SEMPRE PIÙ CALDO
Il fenomeno El Niño è “di proporzioni gigantesche” e sta spingendo il pianeta verso una “zona di pericolo da clima estremo”: è il monito lanciato nella notte italiana da New York dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. “La scienza non lascia spazio a dubbi. Il pianeta è in acque inesplorate e continua a riscaldarsi, con le temperature che non smettono di salire” ha detto Guterres. Secondo l’UNEP, El Niño persisterà fino a febbraio, con effetti destinati a farsi sentire per tutto il 2027. Le prime ripercussioni sono già visibili: tre uragani attivi contemporaneamente nel Pacifico, incendi boschivi di proporzioni eccezionali in Indonesia, dove negli ultimi due mesi si sono registrati circa 50mila casi di infezioni respiratorie, e scarse piogge monsoniche in India. Questo mentre già all’inizio dell’autunno si profilano nuovi rischi: siccità e incendi in Australia e il pericolo di inondazioni devastanti in Sudamerica. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento di Caterina Orsenigo, giornalista e scrittrice, che da anni scrive di immaginari e crisi climatica, collaborando con giornali come Il Domani, riviste, Fondazione Feltrinelli e Prospero Editore. Ascolta o scarica.
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
CUBA, MESSICO E BOLIVIA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE CON ANDREA CEGNA DELLA NEWSLETTER “IL FINESTRINO”
Cuba, Messico e Bolivia. Su Radio Onda d’Urto tocchiamo, nei primi giorni del settembre 2026, questi 3 Paesi del LatinoAmerica con Andrea Cegna, nostro storico collaboratore e curatore della newsletter “Il Finestrino”, che entra in questi giorni nel proprio terzo anno di vita, cercando di raccontare quello che accade nel Continente al pubblico italofono. CUBA – L’infame bloqueo Usa in corso da quasi 70 anni – reso ancora più violento e criminale nel gennaio 2026, con il diktat di Trump contro l’arrivo sull’isola di carburante e beni essenziali – rende sempre più drammatica la vita quotidiana a Cuba, che tuttavia al momento resiste, ancora una volta, di fronte all’ingombrante e aggressivo vicino. Per capire cosa stia accadendo davvero a L’Avana e dintorni, lo stesso Cegna ha lanciato un crowdfunding su Produzioni dal Basso (qui per contribuire). Obiettivo: “provare a raccontare Cuba in un momento determinante della sua storia. Da una parte l’attacco senza precedenti, da un punto di vista economico/politico, che gli Usa hanno sferrato all’isola. Dall’altra il ricordo di Fidel”, morto 10 anni fa, il 25 novembre 2016. Cegna, con altri due report indipendenti, Giovanni e Marco, per realizzare un documentario, una mostra e un libro sulla Cuba di oggi. MESSICO – “Per l’umanità e contro il capitalismo”.  Così, da diversi anni, l’Ezln zapatista definisce se stesso e la propria lotta, partita dal Sud – Est del Messico ma rivolta al mondo intero, dove sempre più “il sistema capitalista è morte, non soltanto per l’umanità, ma per l’intero pianeta…la lotta contro il capitalismo è la lotta per la vita e viceversa», ha detto più volte da Marcos, per poi aggiungere: “Le guerre attuali servono a conquistare territori e per questo non importa quanta gente venga assassinata né quanti edifici, ospedali, scuole con dentro bambine-i e interi quartieri vengano distrutti. Di questo si tratta nella guerra capitalista: distruggere per poi ricostruire; spopolare per poi riorganizzare il territorio conquistato”. Partendo da qui, tra pochi mesi zapatiste-i ricorderanno la loro del 1 gennaio 1994 per la prima volta non in Chiapas, ma nella capitale Città del Messico. Lo faranno incontrando il movimento delle madres buscadoras, “dispiegate in tutto il Paese e, da lì, provare – aggiunge sempre Cegna in un altro Finestrino – a costruire un futuro diverso per il Messico e forse per l’America Latina tutta”. Il tutto mentre su uno dei casi più noti di desaparecidos – i 43 studenti normalisti di Ayotzinapa, fatti sparire nel settembre 2014 – nelle ultime ore sono comparsi altri 20 sacchi con resti umani, collegati proprio ad Ayotzinapa. BOLIVIA – Infine la Bolivia, dove tengono banco i risultati definitivi del Censo de Población y Vivienda 2024: sulle 36 lingue originarie del Paese andino, riconosciute dalla Costituzione del 2009 approvata ai tempi della presidenza di Evo Morales e ancora oggi in vigore, almeno una trentina rischino di sparire. “Quechua e aymara continuano a essere le grandi lingue originarie della Bolivia, il guaraní – scrive Cegna su “Il Finestrino” – conserva una presenza significativa, ma scendendo verso le lingue dei popoli numericamente più piccoli la distanza diventa enorme. Tsimane’, weenhayek, mojeño trinitario, yuqui, yaminawa, leco, tapiete, pacahuara, baure, machineri, canichana, moré, cayubaba, guarasu’we: dietro alcuni di questi nomi le persone che dichiarano la lingua come propria si contano ormai solamente nelle centinaia, nelle decine o addirittura nelle singole unità”. L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Andrea Cegna, realizzata nella mattinata di mercoledì 2 settembre 2026 su Cuba, Messico e Bolivia. Ascolta o scarica.  
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che ha gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto