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Bulgaria. In testa il candidato meno gradito da Bruxelles
I seggi in Bulgaria hanno chiuso alle ore 19.00. Si è registrato un aumento dell’affluenza al voto (fino al 55%). Stando agli exit poll, in testa ci sarebbe il partito di nuova formazione “Bulgaria progressista” guidato dall’ex presidente Radev con circa il 38% dei voti. Al secondo posto si conferma […] L'articolo Bulgaria. In testa il candidato meno gradito da Bruxelles su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
Report: Meta interferì su voto 2022. Il social rigetta le accuse
Secondo un’inchiesta della trasmissione di Rai3, la holding di Zuckerberg avrebbe favorito tramite filtri e raccolte dati la destra antieuropeista. Nel mirino torna anche il Garante della Privacy, che si sarebbe prodigato per evitare una maxi sanzione alla big tech. E intanto la politica si muove Interferenze nelle ultime elezioni politiche del 2022 e nelle regionali successive, che avrebbero favorito la destra antieuropeista. Sono le accuse nei confronti di Meta contenute nell’inchiesta di Report, andata in onda su Rai3. La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci torna ad occuparsi anche del Garante della Privacy, raccontando come i membri del collegio dell’Autorità si siano adoperati per bloccare una maxi-multa al colosso americano, forse anche per evitare che le attività nei confronti degli utenti di Facebook e Instagram venissero alla luce. Leggi l'articolo Inchiesta di Report dal minuto 34 la parte che riguarda Meta. Report spiega che il dipartimento tecnico del Garante, apprese le notizie sulle interferenze di Meta, chiede un blocco urgente, ma “Scorza e Ghiglia frenano, invitando ad attendere le autorità europee”. A metà 2023, in occasione delle elezioni regionali, i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento. La posizione del colosso Usa, rileva la trasmissione, sarebbe aggravata dall’utilizzo distorto di un filtro, introdotto nel 2021 per limitare la visibilità dei contenuti politici. Secondo un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd, questa attività avrebbe favorito esclusivamente le posizioni della destra antieuropeista. E tanto per non farsi mancare nulla, un esperimento su quasi cinquemila utenti reali ha misurato l'effetto dell'algoritmo di X sulle opinioni politiche. L'algoritmo di X sposta gli utenti a destra. Leggi l'articolo su Wired
Victor Orbán ha perso ma la democrazia illiberale è ancora in piedi
Il 79,55% della popolazione ungherese si è recata alle urne e la maggioranza di questi ha votato contro Orbán. E questo è il primo dato: quando le elezioni sono contese e le persone sentono di poter cambiare qualcosa con il proprio voto vanno a votare, così com’è già successo nelle ultime elezioni federali tedesche del 2025, e nelle precedenti elezioni legislative francesi del 2024. È quindi possibile portare le persone a votare, non viviamo nell’epoca del narciso, individualismo, e apatia – o almeno non solo – e quando il conflitto politico torna al centro della scena anche il voto torna ad avere un senso condiviso.  Orbán ha perso, e ha perso in tutto il paese. E ha perso nonostante l’appoggio di Putin e di Trump, e i video di Netanyahu, Milei, Meloni, Salvini, e Le Pen. E dopo il no al referendum di Meloni, questa è una seconda piena sconfitta al progetto reazionario delle destre globali. E in particolare una sconfitta di Trump, che ha provato a inserirsi in tutti i modi nel gioco elettorale ungherese, anche se non ha promesso soldi come nel caso della rielezione di Milei in Argentina.  > Dopo 16 anni al potere, e la costruzione di un vero e proprio regime > illiberale e paramafioso, Orbán perde le elezioni, proprio grazie alla sua > legge elettorale. Potremmo dire che “chi di governabilità ferisce, di > governabilità perisce”. Infatti, l’oppositore, ex-delfino del partito di Fidesz, Magyar, stravince nei collegi uninominali, 93 seggi conquistati contro 13, e riesce anche a guadagnare 45 seggi grazie al sistema compensativo che ripesca i voti non utilizzati del sistema maggioritario per darli al partito di maggioranza, e non di minoranza, un unicum del sistema elettorale ungherese. Un sistema che premia il partito di maggioranza in maniera sproporzionata rispetto alla minoranza, infatti Tisza ha vinto con il 53,07% dei voti, ma guadagna 133 seggi dei 199 dell’unica Camera che forma il Parlamento, raggiungendo la soglia dei due terzi, necessaria per modificare la Costituzione. > Alcune delle tendenze che abbiamo riscontrato in tutte le ultime elezioni > europee sono riscontrabili anche nelle elezioni magiare. Le città votano di > più, e votano contro Orbán, così come le persone giovani, più istruite. > Insomma il cuore dell’opposizione è giovane, metropolitano, e di classe media > impoverita, ma da solo non basta per vincere. Sono le campagne, che hanno da sempre sostenuto Fidesz, che non hanno tenuto questa volta. Anche perché Magyar ha compreso che questi sarebbero stati luoghi decisivi e quindi da due anni, cioè da quando ha fondato il suo partito, gira per i villaggi ungheresi e tiene comizi nelle piazze per farsi conoscere in prima persona, aggirando, in questo modo la chiusura del sistema mediatico. Si sono presentati al voto indecisi e astensionisti per votare contro Orbán e sono stati l’ago della bilancia. L’unico altro partito che entra in Parlamento è un partito etno-nazionalista di estrema destra. Si forma così un Parlamento dove la sinistra, neanche quella moderata, non esiste. E questo non è un buon segno. MAGYAR È VERAMENTE UN’ALTERNATIVA?  Peter Magyar è cresciuto dentro Fidesz per 12 anni ed è stato membro del gabinetto del Presidente. È uscito dal partito e fondato Tisza, il Partito del Rispetto e della Libertà, nel luglio del 2024 dopo uno scandalo in cui è stata coinvolta l’ex moglie, ministra della Fiustizia del governo Orbán. Nel febbraio del 2024, si è scoperto che il Presidente della Repubblica, con la controfirma della ministra della Giustizia, ha concesso la grazia a un funzionario pubblico che aveva insabbiato abusi contro bambini e bambine in una casa famiglia. L’episodio ha sconvolto l’opinione pubblica, portando a grandi manifestazioni, e minato la retorica governativa sulla “protezione dell’infanzia” utilizzata per approvare leggi contro la comunità LGBTQIA+. Sulla scia di questa breccia nel sistema di potere orbaniano, Magyar esce dal partito, più per una questione personale che una vera e propria divergenza ideologica, e fonda il suo partito centrando il suo discorso politico sulla corruzione del sistema.  > Nei suoi due anni di comizi nelle campagne ungheresi non ha mai preso una > posizione netta sulle questioni dei diritti civili o delle politiche > migratorie, anzi, ha costruito i suoi consensi su una strategia “pigliatutto”, > contro il sistema corrotto, che ha distrutto l’economia ungherese, dando i > soldi a una cricca, per la meritocrazia e la trasparenza. Mantiene tratti conservatori e reazionari chiari, ad esempio, è contrario al sistema delle quote di ripartizioni delle persone richiedenti asilo tra Stati europei. La posizione “più netta” è quella verso l’Unione europea, giocata sempre in chiave anticorruzione, ma anche per riattivare i fondi europei bloccati al regime di Orbán, e su cui il nuovo governo conta per migliorare la situazione economica ungherese.  Per questo conservatori di destra e (neo)liberali progressisti dell’Unione europea stanno dipingendo Magyar come un liberatore che restaurerà la democrazia. Ma per ora, l’unica cosa certa è che la sua politica estera prenderà le distanze sia da Trump che da Putin, in particolare sulla guerra in Ucraina, ritornando nell’orbita europea. Ma anche questo passaggio non sarà così scontato, perché al momento l’Ungheria è altamente dipendente dal gas russo per l’approvvigionamento energetico. > Come spiega il politologo Georgios Samaras, intervistato nel podcast di Owen > Jones: «questa è una rottura interna al regime, non una rottura esterna, è una > crisi di riproduzione del regime, non una rottura democratica» In questi 16 anni le istituzioni statali ungheresi sono state profondamente trasformate in senso autoritario, ma le basi su cui poggiavano erano già molto fragili. Basti pensare che l’Ungheria è l’unico paese post-comunista che nel 1990 non ha scritto una nuova Costituzione, ma ha semplicemente riformato quella esistente tramite sentenze della Corte Costituzionale, una cosiddetta “costituzione invisibile”. È stato Orbán nel 2011 a scrivere la nuova Legge Fondamentale dell’Ungheria, su cui ha fondato le sue riforme successive: la riforma elettorale, la ridefinizione delle circoscrizioni elettorali, la riforma dei regolamenti parlamentari, la centralizzazione del potere del governo sul premier, un giustizia sottoposta al controllo del governo, una presa sul sistema mediatico e dell’istruzione pubblica, la distruzione dell’opposizione politica, la restrizione dello spazio civile, la distruzioni dei diritti delle persone LGBTQIA+, una politica etnica e apertamente razzista, e l’appoggio ai gruppi di estrema destra più violenti.  > Il processo di Ilaria Salis e di Maya, ancora ingiustamente incarcerata dopo > 600 giorni nelle prigioni ungheresi, chiarisce come le e gli oppositori > politici oggi in Ungheria possono subire trattamenti inumani durante la > detenzione e sottostare a un processo basato su prove falsificate, se non > completamente inventate, dalla polizia, senza che alcun giudice, corte, o > giornale si opponga contro il sistema politico.  Oggi in Ungheria tutte le scuole pubbliche utilizzano gli stessi libri di testo, che devono passare per l’approvazione del governo. Questo forse chiarisce perché possiamo parlare di un vero e proprio regime autoritario che si è imposto silenziosamente senza esercito nelle strade, ma che ha profondamente cambiato non solo le istituzioni ma la struttura della società ungherese. E un processo di democratizzazione che possa veramente trasformare questo regime ha bisogno di tempo e difficilmente può fondarsi su un partito personalistico e leaderistico.  La situazione è per certi versi simili ma anche molto diversa da quella polacca: Donald Tusk è un (neo)liberale europeista convinto, eletto nel 2023 in Polonia dopo anni di governi dominati dalla destra reazionaria del Pis. Tusk ha delle posizioni molto più chiare di Peter Magyar, ma la sua maggioranza è meno stabile. Lo Stato polacco non ha subito la stessa profonda trasformazione di quello ungherese, eppure al momento le riforme più importanti, come quella sulla giustizia e sull’aborto, sono bloccate dai veti del Presidente della Repubblica. Ma anche quelle che sono riuscite a essere approvate incontrano una pubblica amministrazione fondata su valori, routine, prassi istituzionali e culturali formate sotto la destra reazionaria, e così stentano a trovare piena applicazione. Insomma la democrazia non è un insieme di regole formali, di riforme burocratiche, di passaggi di potere – a differenza di ciò che pensano i burocrati dell’Unione europea – ma un processo di partecipazione e profonda trasformazione della società e delle istituzioni. Un processo che al momento necessità di essere rinvigorito in tutto il continente, e non certo solo in Ungheria, che da sola rischia di non farcela. La copertina è di Wikimedia SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Victor Orbán ha perso ma la democrazia illiberale è ancora in piedi proviene da DINAMOpress.
April 15, 2026
DINAMOpress
UNGHERIA: PETER MAGYAR “EUROPEISTA PER NECESSITÀ”, NON È GARANZIA PER GLI ANTIFA IN CARCERE
Vittoria elettorale schiacciante per Peter Magyar, leader del partito conservatore “del rispetto e della libertà – Tisza“, che con il 53,2% dei voti ottiene i due terzi dei seggi in parlamento e potrà quindi modificare la Costituzione; secondo classificato e grande sconfitto Viktor Orbán che, con la lista Fidesz-KDNP, riceve 55 seggi grazie al 38,2% dei voti. Terzo e ultimo partito ad entrare in parlamento è la destra radicale del “Movimento patria nostra”, che con il 5,8%, ottiene 6 seggi. Dentro le istituzioni ungheresi “nulla rimane della sinistra” della Coalizione Democratica di Klára Dobrev, che non ha superato il 5% di sbarramento previsto dalla legge elettorale. Escluso anche il Partito del Cane a Due Code (Mkkp). L’Ungheria si è recata alle urne mentra affronta “una grave crisi economica” ed è alle prese con un pesante deficit pubblico, pari a 9 miliardi di euro. Sono questi i fattori principali che hanno spinto il partito vincitore alle elezioni “Tisza”, quello “del rispetto e della libertà” di Peter Magyar, ad assumere un atteggiamento filo europeista. Per far fronte al pesante indebitamento del paese, il nuovo governo dovrà necessariamente riuscire a sbloccare i finanziamenti provenienti dall’Unione Europea, bloccati dalle strategie “veto non veto” messe in pratica per anni da Orbán. Da non dimenticare però che il leader Peter Magyar resta esponente della destra conservatrice, “un patriota che vuole fare gli interessi del suo paese, che in questo momento storico coincidono con quelli dell’Unione Europea”. Tutto da capire anche l’evolversi delle relazioni Ungheria-Russia, dato che il paese magiaro è restato, a livello energetico, fortemente dipendente dalla Russia. Nonostante le sanzioni imposte da Bruxelles infatti, Budapest continua ad importare “gas e petrolio per circa il 92% del proprio fabbisogno”. Abbiamo intervistato Aurora Floridia, senatrice dei Verdi del Sudtirolo – Alto Adige e osservatrice elettorale in Ungheria per il Consiglio d’Europa. Ascolta o scarica Altra analisi del voto con Simona Nicolosi docente di storia delle relazioni internazionali e dottoranda per l’Università di Seghedino, in Ungheria. Ascolta o scarica Quali cambiamenti reali possiamo attenderci? Si apriranno spazi di agibilità nuovi per la sinistra e per gli e le antifascisti ungheresi? Le riflessioni di Elia Rosati, ricercatore di Storia contemporanea alla Statale di Milano, studioso delle destre europee e nostro collaboratore Ascolta o scarica In contemporanea alla sconfitta di Orban, arriva la parola fine sulla vicenda giudiziaria che vede imputata a Budapest l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis. Il tribunale ungherese le ha comunicato l’archiviazione del processo a suo carico. “Questa archiviazione avviene a seguito del voto sull’immunità e non da un cambio di orientamento dei giudici”, chiarisce la campagna Free All Antifas. “Nulla è cambiato quindi per i processati in tutta Europa, per Maja T in carcere da oltre 600 giorni e per le richieste di estradizione di Gino e Zaid. Paradossalmente, aggiungono compagne e compagni, “il fatto che Magyar sia più gradito all’UE potrebbe rendere più facili le estradizioni”. Per questo, prosegue il comunicato, oggi è “ancora più importante rilanciare il percorso di solidarietà per tutte le persone coinvolte a partire dall’udienza di mercoledì 15 aprile a Parigi”. In conclusione, “la notte è ancora lunga”, come titola un articolo pubblicato dal blog Free All Antifas, di cui fa parte anche un compagno che ci espone la loro analisi sulla sorte di antifasciste e antifascisti rinchiusi nelle carceri ungheresi ed europee e rilancia con le prossime iniziative di piazza. Ascolta o scarica  
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
UNGHERIA: MAGYAR NUOVO PRESIDENTE, FINISCE L’ERA ORBÀN
Il partito di Péter Magyar, Tisza, si aggiudica 138 seggi con il 53,2% dei voti, ottenendo così i due terzi del Parlamento (“kétharmados”), necessari per imporre cambiamenti alla Costituzione del paese. Il grande sconfitto Viktor Orbán con la lista Fidesz-KDNP riceve 55 seggi, avendo ottenuto il 38,2% dei voti. Terzo e ultimo partito ad entrare in parlamento è Mi Hazánk di László Toroczkai con 6 seggi, 5,8%. Esclusi, perché non hanno superato la soglia del 5%, la Coalizione Democratica (DK) e il Partito del Cane a Due Code (MKKP). Il primo a parlare è stato Viktor Orbán. In serata davanti al suo pubblico, riunitosi nel centro congressi Bálna a Budapest, ha riconosciuto la sconfitta: «Il risultato elettorale è comprensibile e chiaro, e per noi doloroso». Ha inoltre annunciato che Fidesz continuerà il suo lavoro dai seggi dell’opposizione. Vengono così smentiti definitivamente i sospetti di un mancato riconoscimento dei risultati elettorali. Un ora dopo Péter Magyar dal palco di piazza Batthyány ha esordito con un: «ce l’abbiamo fatta!». Ringraziando i suoi sostenitori, Magyar ha anche aggiunto che «da oggi questo paese torna a vivere» e «tornerà ad essere un alleato forte, che difende gli interessi ungheresi, perché il posto del nostro Paese era, è e sarà sempre in Europa». Lavorerà per essere il presidente di tutti gli ungheresi, ma chiede senza mezzi termini le dimissioni delle più alte cariche dello Stato, compresa quella del presidente dell’Ungheria, e l’assunzione di responsabilità di quanti hanno derubato il paese e fomentato l’odio. Da Budapest Massa Marta redattrice del giornale online della sinistra ungherese Merce Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
L’Ungheria contesa tra due destre. La risibilità del “meno peggio”
Dalla padella alla brace. Due destre si contendono il potere a Budapest. Una nazionalista che interloquisce con Usa e Russia, l’altra europeista che guarda a Bruxelles e alla Nato. Chiunque avesse una visione progressista in Ungheria domenica si troverà di fronte ad una alternativa del diavolo, niente affatto compensata dalla logica […] L'articolo L’Ungheria contesa tra due destre. La risibilità del “meno peggio” su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Bastioni di Orione 09/04/2026
IL VOTO IN UNGHERIA E LA TREGUA NEL GOLFO La “democrazia illiberale” di Orban che governa l’Ungheria da 16 anni rischia di essere messa in discussione dall’esito delle elezioni di domenica 12 aprile. Nonostante l’inedito e fragoroso endorsement di Vance ,volato a Budapest per sostenere il campione dell’onda nera sovranista ,i sondaggi sono sfavorevoli al leader del partito Fidesz .L’architettiura di controllo sociale e la gabbia legislativa costruita negli anni da Orban sembrano non reggere più di fronte al malcontento delle classi borghesi ed urbane che soffrono l’isolamento del paese e la crisi economica. L’alternativa è il pallido conservatore Magyar che è stato nel partito di governo per una ventina d’anni per poi fuoriuscirne e presentarsi alle elezioni con un programma fortemente reazionario rispetto all’emigrazione quasi sovrapponibile con quello di Fidesz ,ma che si distingue sulla questione del sostegno all’Ucraina e l’acquiescenza ai diktat di Bruxelles. Gli Stati Uniti sostengono un governo Orban che costituisce un cuneo nell’Europa ,un punto di rottura in grado di disarticolare le politiche di Bruxelles a sostegno dell’Ucraina ma al contempo non rinunciano a mantenere aperto il fronte ucraino nell’ottica di logorare la Russia. L’esito elettorale ungherese potrebbe incrinare il fronte sovranista che si è schierato compatto con Orban,ma l’alternativa costituita da Magyar appare molto simile alla parabola di Tusk in Polonia. Ne parliamo con Francesco Dall’Aglio esperto di Europa orientale con il quale ci confrontiamo anche sugli scenari aperti dalla tregua apparente nella guerra israelo americana contro l’Iran .
April 10, 2026
Radio Blackout - Info
Voto, sorteggio o dinamite?
La “sorte” della politica: da Atene e Marte a Roma. E ritorno. di Saverio Pipitone «Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici. Nell’antica democrazia greca,
Referendum: la vittoria dei senza partito
Riprendiamo stralci di un dossier curato da Pietro Spotorno per «Genova che osa» dove OSA sta per «organizzazione studio agitazione» Analisi del referendum costituzionale 2026: una vittoria dell’elettorato apartitico Studio sui dati ufficiali e sondaggio della nostra comunità una iniziativa di «Genova che osa a.p.s.» A cura: Pietro Spotorno. Supporto alla ricerca e redazionale: Stefano Gaggero. Marzo 2026. Organizzazione, Studio,
Interferenze israeliane nelle elezioni slovene, la denuncia sarà silenziata in UE?
Le elezioni parlamentari slovene si sono tenute lo scorso 22 marzo. Ci si aspettava un duro testa a testa per conquistare i 46 seggi per esprimere una maggioranza parlamentare. Ed effettivamente, il verdetto delle urne ha registrato solo una manciata di voti a separare il premier uscente, Robert Golob, che […] L'articolo Interferenze israeliane nelle elezioni slovene, la denuncia sarà silenziata in UE? su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano