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Israele, Netanyahu in bilico: lo spettro della guerra all’Iran
Le urne del 27 ottobre restituiscono una nazione frammentata e danno avvio a una complessa sfida per la creazione del governo. L’avanzata delle forze arabe può ostacolare i progetti del premier, mentre le elezioni di midterm negli Stati Uniti rischiano di influenzare le scelte militari di Tel Aviv. Le consultazioni […] L'articolo Israele, Netanyahu in bilico: lo spettro della guerra all’Iran su Contropiano.
October 30, 2026
Contropiano
ELEZIONI IN ISRAELE E VIOLENZE AI SEGGI
Con una partecipazione eccezionale al voto, ovvero del 77,7% degli aventi diritto che si sono recati alle urne,  il Likud di Netanyahu e i suoi alleati hanno ottenuto 53 seggi. Il risultato arriva contro i 48 seggi del principale blocco di opposizione guidato dal centrista Gadi Eisenkot, come molti dei partiti contro cui gareggia il Likud, ideologicamente affine al partito avversario. Nessuno dei due schieramenti ha raggiunto i 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza in Parlamento. Le elezioni sono avvenute in un clima di violenza: attacchi alle urne, agli elettori arabi – interessata una partecipazione al voto mai vista con cui hanno ottenuto 19 seggi. Ne parliamo con MIchele Giorgio, corrispondente ufficiale del manifesto a Gerusalemme e direttore di Pagine Esteri:  
October 28, 2026
Radio Blackout - Info
ELEZIONI ISRAELE: NESSUNA MAGGIORANZA ASSOLUTA. DECISIVI I SEGGI DELLE LISTE PALESTINESI, IN FORTE CRESCITA
1 vittima e 8 feriti nel sud della Striscia di Gaza per un drone israeliano ad al-Mawasi, mentre continua, ormai da una settimana, l’assedio israeliano contro Al Khalil/Hebron, con migliaia di persone cacciate dalle loro case, oltre ai raid terroristici dei coloni contro la raccolta delle olive dei palestinesi. Dentro Israele intanto prosegue lo scrutinio delle elezioni politiche. Affluenza record, complessivamente al 77,7% (+7,1%), con punte dell’85% tra la popolazione palestinese nei Territori Occupati dal 1948. Con il 77,6% dei voti processati (qui il conteggio di Haaretz), 54 seggi al blocco pro-Netanyahu e coloni, 49 al blocco sempre sionista ma antiNetanyahu di Eisenkot, ex capo di Stato maggiore. Entrambi sono lontani dalla maggioranza assoluta, 61 seggi. Il Likud di Netanyahu è il più votato, pur passando dai precedenti 32 agli attuali 27 seggi. Calo, seppur lieve, per la destra fascista colonica, da 14 a 13 seggi: più marcato per la destra ultraortodossa di Shas, da 11 a 7. All’opposizione, la prima forza è Yashar, di Eisenkot, 22 seggi; Insieme, il centrodestra antiLikud, 12 seggi; 8 per Democratici, unione di Laburisti e Meretz. I Dem per ora sono gli unici nella coalizione antiNetanyahu a chiamare a un’alleanza con le 2 liste della comunità palestinese dentro i Territori Occupati del 1948, che arrivano per ora a ben 17 seggi; ben 11 scranni vengono assegnati alla Lista Unita (in foto), che raggruppa le forze laiche e progressiste, oltre alla sinistra antisionista israeliana, terza forza della futura Knesset; 6 seggi invece per Ra’am, l’ala conservatrice islamica. In attesa dei risultati definitivi e delle (non brevi) consultazioni postelettorali, per ora al potere in Israele ci resta Netanyahu, che punta già a un nuovo attacco contro l’Iran, subito dopo il midterm Usa, per replicare lo schema degli ultimi anni: aprire fronti di guerra ovunque e rimanere al potere. Per impedirlo, i mediatori del Qatar hanno reso pubblicamente noto di aver presentato all’Iran una nuova bozza di accordo, che Teheran sta valutando. La risposta entro il fine settimana: il tutto dopo che gli Usa avrebbero avvertito diversi Paesi dell’area, Qatar compreso, della concreta possibilità di nuovi attacchi congiunti israeloUsa contro l’Iran nelle prossime giornate. Su Radio Onda d’Urto un primo commento ai risultati delle elezioni politiche in Israele con Samuele Tofano, cittadino italoisraeliano, raggiunto telefonicamente poco prima delle ore 13 di mercoledì 28 ottobre, con lo scrutinio al 77,6%.  Ascolta o scarica
October 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Serbia, la partita è ancora tutta da giocare
L’affermazione della “Lista Studentesca” in Serbia è presentata in Occidente come una propria vittoria, ma la situazione è più complessa e incerta e la vera partita, in effetti, deve essere ancora giocata.  Da un lato, è vero che i rappresentanti politici serbi filo-occidentali hanno generalmente appoggiato la “Lista Studentesca” (ma non […] L'articolo Serbia, la partita è ancora tutta da giocare su Contropiano.
October 28, 2026
Contropiano
PER CHI È ROMA? Sabato 31 ottobre, il programma
Pubblichiamo il programma dell’iniziativa “Per chi è Roma“, alla cui organizzazione insieme agli altri promotori dell’appello hanno contribuito la presidente e il vicepresidente di Carteinregola- ODV . Sono invitate cittadine e cittadini e realtà del territorio. PER CHI È ROMA? Il futuro della città si decide insieme. Sabato 31 ottobre 2026 9.30 – 18.00 Spazio Pubblico, Via di Porta Maggiore 52, Roma “Per chi è Roma?” nasce per creare uno spazio di incontro, confronto e iniziativa sulla città pubblica e sul diritto all’abitare. Una giornata per mettere in comune le visioni, le esperienze e i saperi delle tante realtà di cittadinanza attiva che in questi anni hanno proposto alternative alle scelte di governo della città. La giornata si articolerà in quattro tavoli tematici – trasformazioni urbanistiche, politiche per l’abitare, questione ecologica e modello di sviluppo urbano – per avviare un percorso di elaborazione comune e costruire insieme un’idea diversa di Roma. Per chi è Roma? È la domanda da cui vogliamo partire e che attraverserà questa prima giornata di confronto. È la domanda che abbiamo posto pubblicamente all’inizio dell’estate, in un appello ampiamente sottoscritto da cittadine e cittadini romani. Chi riesce oggi a vivere davvero questa città? Chi può permettersi di abitarla, di muoversi, di accedere ai suoi servizi e alle sue opportunità? E soprattutto: come possiamo costruire una città più giusta, capace di contrastare le disuguaglianze invece di riprodurle? Oggi a Roma il diritto a vivere la città e a trarre vantaggio dalle opportunità che offre è diventato un privilegio. La pressione del turismo e della rendita hanno trasformato intere parti della città, rendendo sempre più difficile immaginare che chi vive del proprio lavoro possa abitarci. La distanza tra chi beneficia delle trasformazioni in atto e chi ne paga le conseguenze in termini di disagi e disfunzioni è sempre più ampia e evidente. Gentrificazione ed espulsioni non si fermano al centro ma hanno raggiunto le periferie storiche, dove destinare più della metà del proprio salario alla casa è diventato, per molte persone, una condizione ordinaria. Crescono i tempi e i costi degli spostamenti, i servizi fondamentali sono insufficienti, le condizioni di lavoro peggiorano, e prendersi cura della propria salute, studiare e far studiare i propri cari, coltivare relazioni, progetti e aspirazioni è precluso a una porzione crescente di chi vive a Roma. Le scelte di chi governa la città su questi temi sono sembrate spesso ambivalenti, contraddittorie, senza un reale confronto con la città e non adeguate all’entità delle sfide. La città è animata allo stesso tempo da una straordinaria ricchezza di iniziative di cittadinanza attiva che si oppongono ad alcune delle trasformazioni in atto e propongono visioni e progettualità alternative. Un mosaico di realtà, situazioni e storie diverse, così come diverse sono le forme di interlocuzione con chi governa la città, che crediamo debba e possa essere ricomposto per dare forza alle singole battaglie e costruire insieme un’idea diversa di Roma. “Per chi è Roma?” si rivolge a queste realtà per offrire uno spazio non solo di analisi e discussione, ma di produzione di idee, alleanze e iniziativa. Vuole immaginare una città a misura di chi la abita, accessibile, pubblica, inclusiva e sana, nella quale la prossimità sia un diritto e la diversità una ricchezza da difendere. L’obiettivo è avviare un percorso di elaborazione comune articolato in quattro tavoli tematici: le trasformazioni urbanistiche, per interrogarsi sulle scelte che stanno ridisegnando Roma e sugli interessi che le orientano; le politiche per l’abitare, per affrontare la crisi abitativa e ricostruire il diritto alla casa come componente essenziale del diritto alla città; la questione ecologica, per mettere al centro salute, ambiente, mobilità, suolo, energia e giustizia climatica; e la questione economica e del lavoro, per problematizzare il ‘modello di sviluppo’ urbano, chi beneficia della ricchezza prodotta e chi invece ne paga i costi. I quattro tavoli vogliono così contribuire a leggere insieme dimensioni che troppo spesso vengono affrontate separatamente. Casa, territorio, ambiente ed economia sono parti dello stesso conflitto sulla trasformazione della città e sulla distribuzione delle sue risorse e opportunità. Metterle in relazione significa provare a costruire una visione comune e avanzare proposte capaci di rispondere alla domanda da cui partiamo: che città vogliamo e, soprattutto, per chi? Compila il form di registrazione: https://forms.gle/akoPGyTPpDN1Czzx7 PROGRAMMA DELLA GIORNATA  9.30 | Benvenuto e registrazioni dei partecipanti 10.00 – 11.00 | Plenaria INTRODUZIONE | Per chi è Roma? Il percorso e la giornata di oggi  SPUNTI | La mappatura dei fondi immobiliari a Roma  Filippo Poltronieri (RomaToday) 11.00 – 13.00 | Tavoli di lavoro – prima parte Dopo una breve relazione introduttiva a cura del gruppo promotore di “Per chi è Roma”, ciascuno dei tavoli tematici lavorerà in maniera aperta e orizzontale per raccoglierà contributi, idee e proposte. Tavolo 1 | Modello di sviluppo, economie e lavoro Oltre turismo, immobiliare e rendita, di cosa vive e vivrà Roma?  Tavolo 2 | Trasformazioni urbanistiche Cosa significa tutelare l’interesse pubblico nei processi di trasformazione urbana? 13.00 – 14.30 | Pranzo 14.30 – 16.30 | Tavoli di lavoro – seconda parte Tavolo 3 | Questione ambientale e ecologica Come affrontare la crisi climatica e ambientale per una città vivibile per tutte e tutti? Tavolo 4 |  Politiche per l’abitare Qual è il ruolo delle politiche abitative a Roma?  Pausa caffé  17.00 – 18.30 | Plenaria conclusiva PLENARIA | Restituzione dei tavoli di lavoro SPUNTI | Da Madrid a Roma: organizzarsi per il diritto alla città collegamento con il Sindacato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid Chiusura dei lavori LEGGEREZZE | Aperitivo e chiacchiere 1. Modello di sviluppo, economie e lavoro Oltre turismo, immobiliare e rendita, di cosa vive e vivrà Roma?  La struttura produttiva di Roma è storicamente fragile e diseguale, con ampi segmenti di lavoro povero e precario e con un peso crescente di attività che estraggono valore dalla città senza restituirlo ai territori e a chi li abita. Rendita immobiliare e finanziaria, valorizzazione speculativa del suolo e turistificazione rischiano così di trasformare Roma in una città che produce ricchezza ma non la redistribuisce, che attrae capitali ma espelle persone. Tuttavia, Roma dispone di risorse economiche, sociali e produttive importanti: i servizi avanzati, il commercio, la cultura, l’audiovisivo, l’università e la ricerca, la pubblica amministrazione, oltre a un vasto patrimonio di competenze diffuse e radicate in economie territoriali di prossimità.  In un contesto come questo la domanda “di cosa può vivere Roma?” è centrale. Quale economia sosteniamo? Quali investimenti privati debbono essere favoriti, attratti, sostenuti, e quali devono invece essere regolati o respinti? Come tradurre la mera accumulazione e creazione di ricchezza nella generazione di valore diffuso e non esclusivamente economico? Come promuovere la qualificazione della struttura produttiva verso settori a più alta produttività garantendo al contempo sostenibilità sociale e ambientale? E soprattutto, chi si appropria del valore prodotto a Roma e quali scelte politiche possono orientare questo valore verso il benessere collettivo? 2. Trasformazioni urbanistiche Cosa significa l’interesse pubblico nei processi di trasformazione urbana? A Roma come altrove, le trasformazioni e il governo urbanistico della città sono spesso il risultato di negoziazioni tra pubblico e privato, dove è crescente il peso, l’interesse e il guadagno di privati e fondi immobiliari e sempre più difficile identificare e garantire un’adeguata tutela dell’interesse pubblico. Negli ultimi anni il governo dell’urbanistica si è orientato sempre più verso la semplificazione delle norme e delle procedure. Questo orientamento ha spesso indebolito la tutela del patrimonio e dell’interesse pubblico nei processi di trasformazione della città. Come è possibile invertire l’equazione per produrre benefici pubblici diffusi? In che modo il valore prodotto dalle trasformazioni può essere trattenuto e redistribuito a favore della città? Cosa significa “rigenerazione urbana” e come evitare che si riduca alla mera valorizzazione immobiliare o peggio inasprisca le disuguaglianze socio-spaziali? E prima ancora: come deve essere reinterpretata la nozione di interesse pubblico? Come promuovere una effettiva partecipazione alle scelte? Con quali strumenti, logiche e processi? 3. Politiche Abitative Qual è il ruolo delle politiche abitative a Roma?  La questione abitativa a Roma non è un’emergenza ma una crisi strutturale destinata ad aggravarsi. Il rinnovato interesse degli ultimi anni per le politiche dell’abitare si scontra tuttavia con gli effetti di oltre trent’anni di abbandono e di scelte sbagliate, che in molti casi continuano a essere riproposte. L’azione del Comune, condizionata anche da vincoli normativi e finanziari posti a diversi livelli di governo, finisce così per assumere un carattere prevalentemente emergenziale, limitandosi a “rattoppare” le manifestazioni più acute della crisi. Come è possibile fare la differenza e rispondere in maniera strutturale alle enormi sfide che affronta la città in materia abitativa? Quali nuovi investimenti, innovazioni e strategie sono possibili per ampliare e migliorare sostanzialmente l’offerta di casa pubblica, e impedire definitivamente ulteriori dismissioni? Come imporre ai privati vincoli di destinazione ad edilizia sociale che rispondano adeguatamente alle esigenze dei nuclei a medio-basso reddito? Come rendere lo strumento del canone concordato più efficace in tal senso? Come limitare e disincentivare la conversione di immobili ad usi turistici così come ad altri utilizzi non residenziali? Come intervenire sul fenomeno degli immobili vuoti, sia privati che pubblici? Come contrastare in termini sia regolativi che politici la rendita, la speculazione, lo strapotere fondi immobiliari, e impedire ulteriore gentrificazione ed espulsioni? Quali pressioni può esercitare su questi temi un Comune come Roma nei confronti dei livelli di governo superiori? 4. Questione ambientale ed ecologica Come affrontare la crisi climatica e ambientale per una città vivibile per tutte e tutti? La crisi climatica ed ecologica incide sempre più direttamente sulla qualità dell’abitare e della vita quotidiana. Le ondate di calore rendono evidente come la distribuzione diseguale di verde, ombra, spazi pubblici vivibili e abitazioni efficienti esponga gli abitanti a rischi diversi, aggravando le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali.  In che modo le politiche di mitigazione e adattamento possono superare un approccio emergenziale e settoriale, diventando criteri strutturali per il governo della città? Come rendere la città più vivibile e proteggere dai rischi ambientali le persone e i quartieri più vulnerabili? Come ampliare e distribuire in modo più equo il verde, l’ombra, i rifugi climatici e gli spazi d’acqua pubblici? Come migliorare il comfort e l’efficienza energetica delle abitazioni, a partire da quelle pubbliche e da quelle dei nuclei a basso reddito? Come ripensare lo spazio pubblico, la mobilità e la prossimità dei servizi alla luce delle esigenze di mitigazione e adattamento? Come evitare che gli interventi di riqualificazione ambientale producano dinamiche di espulsione delle fasce più fragili? E infine, come promuovere queste iniziative senza ulteriore consumo di suolo?  Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 27 ottobre 2026
October 27, 2026
carteinregola
ELEZIONI ISRAELE, CHRISTIAN ELIA: “NETANYAHU POTREBBE PERDERE, MA SULLA QUESTIONE PALESTINESE NON CAMBIERÀ NULLA”
Urne aperte per le elezioni politiche oggi, martedì 27 ottobre, nello stato di Israele per la prima volta dal 7 ottobre 2003, dopo oltre 3 anni di genocidio, guerre, invasioni e occupazione su più fronti. Gli aventi diritto al voto sono 7 milioni e 300mila. I seggi rimarranno aperti fino alle ore 21 italiane. Alle 12 l’affluenza è al 31,5%, il dato più alto dal 1977. Gli ultimi sondaggi disponibili prevedono un testa a testa tra il blocco dell’attuale premier Netanyahu e dei coloni fascisti e quello del suo principale avversario, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, a capo di una coalizione – sempre sionista – che va dal centrosinistra all’ultradestra nazionalista laica. Il blocco oggi al potere è dato tra i 50 e i 52 seggi, mentre l’opposizione sionista tra 54 e 56, sotto la maggioranza di 61. Fuori dai due schieramenti corrono alcuni partiti minori, come i Riservisti (che da un lato chiedono la leva obbligatoria ma dall’altro vogliono mettere Netanyahu sotto indagine per il 7 ottobre) o i partiti della sinistra antisionista e della comunità palestinese, dati uniti tra i 12 e i 14 seggi, possibile ago della bilancia. Una novità, infine, è rappresentata dalla lista “Un posto per tutti noi” legata al movimento contro l’occupazione Standing Together. “La società israeliana arriva a queste elezioni a pezzi, le lacerazioni al suo interno sono ormai profondissime e non solo intorno alla figura di Netanyahu”, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista esperto di medio oriente Christian Elia. Le spaccature riguardano anche gli equilibri tra quelle “mille anime che, a volte, si ha la sensazione – e non è una sensazione – che solo la continua violenza contro i palestinesi tenga insieme”, prosegue Elia. Tra queste contrapposizioni, specifica il nostro ospite, “c’è ormai una sorta di resa dei conti tra un modello laico di società e uno confessionale; c’è poi una resa dei conti tra gli ambienti militari e quelli della politica; c’è, infine, anche una resa dei conti fra le minoranze, quindi i drusi, i cristiani, i gruppi di ebrei ortodossi e soprattutto i palestinesi”. Per quanto riguarda le coalizioni in corsa, secondo Christian Elia “per la prima volta dopo tanto tempo Netanyahu può perdere davvero”. “Il problema – commenta il giornalista – è con chi perde: se si confrontano i programmi della coalizione di Eisenkot e quella di Netanyahu ci si rende conto che cambia davvero poco, innanzitutto sulla questione palestinese. Anche per questo l’ago della bilancia saranno i partiti cosiddetti arabo-israeliani, che in realtà sono i palestinesi del ’48 che decisero di restare. I partiti più importanti, come Balad e Hadash, hanno trovato un accordo per formare una lista unica. Ovviamente un loro accordo con l’attuale blocco di potere è praticamente impossibile. Se si alleano con qualcuno di alleano con Eisenkot. C’è da dire, tuttavia, che Eisenkot era il capo di stato maggiore israeliano dell’operazione ‘Piombo fuso’ su Gaza”. Se la coalizione di Eisenkot dovesse vincere ma senza trovare un accordo con i partiti dei palestinesi del 1948, potrebbe crearsi una situazione di stallo nella quale potrebbe spuntarla ancora una volta Netanyahu. “In questo scenario il rischio è che il presidente israeliano dia di nuovo all’attuale premier l’incarico di formare un nuovo governo. Questo però vedrebbe un Netanyahu piuttosto bloccato nelle sue decisioni perché farebbe sempre fatica a trovare una maggioranza in parlamento”, commenta Christian Elia in conclusione dell’intervista alla nostra emittente. L’intervista di Radio Onda d’Urto al giornalista Christian Elia sulle elezioni nello stato di Israele. Ascolta o scarica.
October 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Israele al voto, nulla di nuovo all’orizzonte
Il 27 ottobre Israele tornerà alle urne. Il paese voterà per il rinnovo della Knesset, il parlamento. Dall’esito della nuova assemblea, dipenderà il futuro governo. Il paese ha un sistema di voto interamente proporzionale, ci sono coalizioni ma è dal numero di eletti per ciascun partito che si deciderà la maggioranza futura poiché a seconda degli esiti il Presidente dello stato sceglierà a chi dare il compito di formare il nuovo governo. Le coalizioni in campo sono due, una guidata da Netanyahu che include, oltre al Likud sia i due partiti religiosi ultra-ortodossi (uno sefardita e l’altro ashkenazi), che i due partiti di destra estrema di Smotrich e Ben Gvir. L’altra coalizione è guidata da Eisenkot, ex-generale che capeggia una formazione centrista variegata, fondamentalmente accomunata dall’opposizione a Netanyahu e che comprende il suo stesso partito – Yashar –, ma anche il partito di Lieberman – destra sionista laica – e quello di Lapid e Bennett. Sia Lieberman che Bennett sono forti sostenitori della causa dei coloni e dell’espansione territoriale in Cisgiordania. Ultimo partito a far parte della coalizione anti-Netanyahu è il partito “I Democratici” di Yair Golan, erede di quel che rimane della sinistra sionista che fu maggioranza del paese ai tempi di Rabin e che oggi forse non arriverà al 10%. Vi sono infine i cosiddetti partiti arabi, ossia quelli che rappresentano i due milioni di palestinesi con passaporto israeliano che vivono soprattutto nelle zone nord del paese. Ricordiamo che invece gli abitanti di Gerusalemme Est anche se formalmente sono interamente sotto diretta giurisdizione israeliana non possono votare.  > Le liste arabe che si presentano sono due, il partito Ra’am, islamista e > conservatore, e una Joint Arab list di sinistra che include anche Hadash, > l’unico partito binazionale. Si stima che queste due liste insieme > raccoglieranno circa il 15% dell’elettorato. Spesso sono accusate di sostenere > la resistenza palestinese. La stampa liberal di mezzo mondo tifa apertamente per la coalizione capeggiata da Eisenkot definendola l’unica speranza per la pace nell’area. Eisenkot in realtà è un politico che solo recentemente (2022) si è affacciato nell’arena elettorale. Non è una novità. La politica israeliana si è sempre contraddistinta per una serie di fluidità e trasformismi che hanno permesso coalizioni e aggregazioni di partiti e di leader.  Basti pensare che Yashar è stato fondato a settembre 2025 e oggi si stima sarà il partito più votato assieme al Likud. A guardarle da vicino, purtroppo, per quello che riguarda la politica nei confronti della popolazione palestinese, le due coalizioni si assomigliano molto. La presenza nella coalizione “anti Netanyahu” di due falchi come Bennett e Lieberman esclude qualunque avanzamento rispetto alle politiche di apartheid in Cisgiordania e di genocidio a Gaza. Lo stesso Eisenkot con l’approssimarsi del voto ha ribadito a più riprese una serie di posizioni marcatamente di destra, quali la negazione di uno stato palestinese, la difesa delle colonie in Cisgiordania e persino ha difeso l’operato di Ben Gvir nella gestione del sistema di reclusione. Colpisce in ogni caso il fatto che nonostante i numerosi scandali che hanno ampiamente dimostrato che il Primo Ministro fosse a conoscenza di quanto stava per accadere il 7 ottobre, questo mantenga un appoggio non scalfibile in quasi la metà della popolazione e possa contendere un’altra volta il potere. Nessun sondaggio è stato modificato a suo svantaggio all’indomani della verità emersa in modo sempre più chiaro. Rispetto alla politica interna emergono ovviamente maggiori distinguo, la coalizione anti- Netanyahu promette di rompere con il sistema di corruzione e accentramento di potere che ha contraddistinto questi anni e che permesso a Netanyahu di rimanere al governo nonostante scandali e procedimenti penali. > Tuttavia “la questione palestinese” non è un fattore di politica estera, è > consistente alla gestione quotidiana del Paese inclusa nella sua politica > interna, basti pensare al ruolo dei coloni, alla militarizzazione della > società fin dalle scuole, alle politiche di budget e di spesa militare nonché > alle discriminazioni nei confronti della popolazione palestinese che vive in > Israele. In tutte queste politiche, ci si può aspettare scelte analoghe a prescindere da chi vinca. Parte del sostegno di cui Eisenkot gode all’estero – soprattutto negli Usa – è determinato dal fatto che viene ritenuto più moderato rispetto alle scelte di politica internazionale. Probabilmente con lui al governo Israele non avrebbe spinto Trump a iniziare la guerra all’Iran, con le conseguenze economiche e politiche che ben sappiamo, ma anche qui siamo nel campo delle ipotesi. C’è pure una terza opzione in campo, che nessuna coalizione abbia i 61 seggi necessari a conseguire la maggioranza e a costruire un governo. A quel punto le opzioni in campo sono due: o un governo di unità nazionale – che però è improbabile viste le posizioni fortemente anti-Netanyahu dell’opposizione – oppure una richiesta di appoggio esterno a uno dei due partiti palestinesi. Tra i due il più quotato è quello conservatore, Ra’am, perché non ha le posizioni antisioniste e binazionali che contraddistinguono invece la lista di sinistra e che non potrebbero mai essere accettate dai partiti sionisti.  Ra’am ha già appoggiato un governo con Gantz e Bennett nel 2021, ottenendo in cambio supporto economico nelle aree di Israele densamente popolate da palestinesi. Eisenkot, tuttavia, recenti dichiarazioni pubbliche, nega pure questa ipotesi. Al di là di ogni gioco politico rimane la terribile realtà quotidiana per la popolazione palestinese che vive in Israele e per quella che vive in Cisgiordania e a Gaza. Una realtà che non cambierà con il cambio della Knesset, ma con solo una seria pressione politica esterna da parte della comunità internazionale che purtroppo non si vede all’orizzonte. Copertina da Activestills.org, Ayman Odeh, il leader palestinese della Joint List Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580 L'articolo Israele al voto, nulla di nuovo all’orizzonte proviene da DINAMOpress.
October 27, 2026
DINAMOpress
Brasile. Inchiesta per riciclaggio, Bolsonaro jr costretto a consegnare il passaporto
Un tribunale brasiliano ha ordinato a Flávio Bolsonaro, appena sconfitto alle elezioni presidenziali brasiliane, di consegnare il passaporto nell’ambito di un’indagine per riciclaggio di denaro, secondo quanto riportato dal portale di notizie G1. “Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Morais ha ordinato a Flavio Bolsonaro di consegnare il […] L'articolo Brasile. Inchiesta per riciclaggio, Bolsonaro jr costretto a consegnare il passaporto su Contropiano.
October 27, 2026
Contropiano
Gideon Levy: “In Israele si nega il genocidio, la questione palestinese è stata completamente rimossa”
A Modena il 24 ottobre, presso il teatro Tenda, si è tenuto l’ormai consueto appuntamento per la consegna del 17° Premio Internazionale “Stefano Chiarini”. Quest’anno il premio è stato conferito al giornalista Gideon Levy, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz e collaboratore, dal 2010, della rivista Internazionale, da sempre critico nei […] L'articolo Gideon Levy: “In Israele si nega il genocidio, la questione palestinese è stata completamente rimossa” su Contropiano.
October 27, 2026
Contropiano
Bolsonaro Jr sconfitto alle urne in Brasile
Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva ha sconfitto il senatore di destra Flavio Bolsonaro nella corsa alle elezioni presidenziali brasiliane, compiendo una rimonta straordinaria dopo la sconfitta al primo turno che aveva galvanizzato la destra politica del Paese. Poco dopo le 21:00 ora di Brasilia di domenica, la Corte Elettorale Superiore del Brasile ha proclamato la vittoria di Lula, che ha ottenuto oltre il 51% dei voti. Bolsonaro, invece, ha ottenuto il 48% dei voti. Ma Bolsonaro, finora si è rifiutato di ammettere la sconfitta, prefigurando una probabile battaglia legale sulla legittimità della decisione della Corte Suprema di estendere di due ore il tempo di votazione. A proposito, è importante rilevare come entrambi i candidati avessero richiesto il prolungamento dell’apertura dei seggi: Bolsonaro aveva chiesto al Tribunale elettorale due ore in più in modo da permettere ai cittadini di aree come quella di San Paolo e Santa Catarina, colpite dal maltempo, di riuscire a raggiungere i seggi. Anche Lula aveva richiesto del tempo aggiuntivo di apertura dei seggi, visto che in alcune città di zone popolari del Brasile, i bus erano stati bloccati dai sindaci (vicini a Bolsonaro) impossibile, per le persone di quelle città, di recarsi alle urne per votare. Con Marika Marianello, giornalista e attivista, parliamo della sconfitta alle urne di Flavio Bolsonaro e delle sfide che attendono Lula. Consigliamo l’ascolto della diretta andata in onda dopo il primo turno delle presidenziali e la lettura di questo articolo per approfondire la situazione alle Camere del Parlamento brasiliano.
October 26, 2026
Radio Blackout - Info