
Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Seconda parte
Pressenza - Monday, October 19, 2026La prima parte dell’articolo si può leggere a questo link.
Il mancato intercetto in mare
Le domande del pm, così come quelle dell’avvocato Marilena Bonfiglio – difensore del capitano di corvetta Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma – hanno provato a chiarire i motivi per i quali le due unità della Guardia di Finanza, la motovedetta V5006 e il pattugliatore d’altura Barbarisi, non fossero andate a intercettare il caicco. “L’obbligo di dover raggiungere il target direttamente non c’è, perché non c’era una situazione di pericolo”, ha ripetuto costantemente Barbera ogni volta che ha potuto, anteponendo lunghe premesse alle sue risposte. “L’unico caso che obbliga qualsiasi unità a dover raggiungere un’imbarcazione in difficoltà per operare è se questa si trova in pericolo”.
L’ufficiale ha sostenuto che le comunicazioni della sala operativa del Roan di Vibo Valentia – “opereremo sottocosta e mare permettendo” – alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria fossero state chiare e complete: “Significa – ha specificato – che le altre amministrazioni erano a conoscenza del fatto che la Guardia di Finanza non sarebbe mai andata con le proprie unità a raggiungere il target, a intercettare il target. Sono due affermazioni chiare e inequivoche.”
Incalzato dall’avvocato Bonfiglio e dal pubblico ministero sull’ipotesi in cui l’imbarcazione a 40 miglia avesse trasportato droga, contrabbandieri o terroristi, Barbera ha ribadito la sua posizione: “Confermo quello che vi ho detto, è un’attività di polizia. Confermo che le procedure non cambiano nel senso dell’attività di polizia giudiziaria”, per cui “non c’è sicuramente l’obbligo di dover andare all’intercetto di un target, anche se segnalato per la polizia”. Riguardo a precedenti simili attività l’ufficiale ha nuovamente sottolineato: “Se non c’è una situazione di pericolo, non ho mai ordinato di dover raggiungere il target a 24-40 miglia”.
Anche in merito all’assenza fisica dalla sala operativa del comandante del Roan di Vibo Valentia, Antonino Lopresti (su domanda del difensore, l’avvocato Tiziano Saporito), il teste ha giustificato la gestione da remoto affermando che “non è obbligatorio essere in sala operativa; Lopresti non c’era”. Ha poi specificato a domanda: “Ha in dotazione strumenti propri, personali, quindi può usare il telefono, può usare il computer, si arrangia con i propri strumenti”.
Le procedure tattiche della Finanza
Il teste ha rivendicato la scelta tattica dell’osservazione occulta e persino dello sbarco controllato: “Le investigazioni vengono fatte chiaramente attraverso un’osservazione occulta, il cosiddetto monitoraggio, mediante strumentazione sufficientemente adeguata della Finanza”, spiegando che nei casi di stupefacenti “noi a volte la lasciamo spiaggiare e facciamo convergere sul posto delle pattuglie proprio allo scopo di individuare e arrestare i sodali dell’organizzazione che stanno aspettando a terra il carico”. Il problema anche qui è che, come ha detto Barbera in udienza, il caicco è stato battuto dal radar alle 3.50 “ma non era certo che fosse il nostro target, ne abbiamo avuto certezza solo dopo la telefonata dei carabinieri che ci avvisava della richiesta di aiuto in quella zona”.
A quel punto l’avvocato Marilena Bonfiglio ha chiesto perché la Finanza avesse contattato la Direzione marittima se l’attività di polizia era autonoma: “È una questione di opportunità, di rapporto – si è giustificato Barbera. Abbiamo chiamato per sincerarci che la segnalazione di Frontex fosse arrivata anche alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria e per capire come fosse stata considerata la segnalazione. Visto che anche per loro non c’erano pericoli, è stato rappresentato che si sarebbe operato con i propri mezzi, inizialmente con la V5006, sottocosta e mare permettendo. Sono stati comunicati all’altra amministrazione dello Stato dati precisi”.
Non era obbligatorio andare all’intercetto
Sul rientro delle unità che erano partite per intercettare il caicco prima del naufragio di Cutro, Barbera ha affermato: “In assenza di una segnalazione certificata si evita di sottoporre a stress l’unità, con il rischio di rompere gli apparati e di stressare il personale”. Un’affermazione che contrasta con quanto avvenuto, ovvero l’uscita delle due unità alle 2.30: se non c’era obbligo, perché sono andate in quelle condizioni meteo che avevano provocato l’annullamento del pattugliamento del Barbarisi la mattina e il ridimensionamento dell’attività della V5006?
Anche perché l’ufficiale, rispondendo alle domande riguardanti la partenza alle 2:30 delle unità della Finanza, ha confermato che era stato fatto il lavoro per tracciare le rotte di intercetto: “Il target intorno alle 5 si sarebbe dovuto trovare a 14 miglia da terra e, intorno alle 6, a 6 miglia da terra. Sia il pattugliatore veloce Barbarisi sia la V5006 lo avrebbero intercettato, nella peggiore delle ipotesi, intorno alle 5 il target, tra le 5 e le 6 al massimo”.
Una volta appreso del rientro in porto dei mezzi navali, Barbera ha confermato di aver ordinato, alle 4:12, di predisporre delle pattuglie a terra. Nella chat con il comandante della V5006 aveva scritto: “Non appena in porto, prendete le autovetture e uscite di pattuglia; portati anche uno dei due piantoni, così da formare due pattuglie da tre, comunicandolo alle due Salop, VV e KR, al fine di dirigervi sul punto ove pensi che possano sbarcare, così da provare a prendere gli scafisti”. Barbera ha specificato: “Io diedi ordine alle pattuglie di intervenire per fermare gli scafisti, ma salvaguardando la vita”.
Le tensioni con la Guardia Costiera nelle chat
Sempre nella chat tra ufficiali, il capitano Barbera era stato protagonista di un commento sull’attività della Capitaneria. È stata l’avvocato Bonfiglio a chiedere all’ufficiale di chiarire perché quella notte avesse scritto in chat “sono fulminati” riferendosi alla Guardia Costiera. Barbera ha spiegato che l’espressione era legata a una richiesta del collega della Capitaneria, Arcangeli, di inviare i gommoni veloci BSO da 9 metri quando il caicco era già “a 40 metri dalla battigia”: “Impiegare un’unità navale così piccola – ha detto il capitano della Finanza – in quel tratto di mare era impossibile, per cui ho risposto di no”, definendo quel termine “riconducibile solo ed esclusivamente a quella richiesta, che mi sembrava fuori luogo, e alla circostanza del momento”.
Si trattava dello stesso tratto di mare dove, secondo Barbera, il caicco sarebbe potuto spiaggiare, ed era la stessa Guardia Costiera che, sempre per l’ufficiale, aveva correttamente valutato di non dover considerare in pericolo il caicco e quindi di non attivare il piano SAR. Inoltre, in una delle chat di quella notte agli atti del processo, Barbera individuava proprio nell’inerzia della Capitaneria la radice della crisi operativa, scrivendo ai colleghi: “Cmq, mi pare di capire che il problema principale sia presso la Direzione marittima…”, e contestando direttamente ad Arcangeli: “La vostra sala operativa ha riferito che non avrebbe inviato alcuna unità perché non c’erano richieste di soccorso; adesso che il target è prossimo a spiaggiare fate uscire l’unità, mah”.
Scibona ridimensiona le dichiarazioni del teste
L’ultimo elemento di dibattito lo ha introdotto il presidente del collegio penale Alfonso Scibona. Barbera, che ha confermato di non essere stato in servizio quella notte, ha spiegato di “aver seguito le chat del gruppo OTC di cui facevo parte in qualità di comandante di reparto fino a una certa ora, intorno a mezzanotte, per poi riprendere la lettura delle chat intorno alle due”. Il presidente Scibona ha fatto notare come gran parte degli elementi tecnici riferiti da Barbera derivasse dalle indagini svolte successivamente ai fatti: “Ho partecipato e sono stato delegato nell’ambito dell’altro procedimento penale, quello sugli scafisti, e abbiamo fatto una ricostruzione dettagliata sui fatti”, ha confermato il teste.
Proprio su questa sovrapposizione tra percezione diretta e studio successivo delle carte, il giudice Scibona ha ridimensionato la portata testimoniale delle valutazioni espresse dall’ufficiale: “Tutte le ricostruzioni e tutte le informazioni che oggi ha fornito in quest’aula si fondano su una lettura successiva degli atti. Quando lei dice ‘sulla base degli atti’, ‘documenti che ho letto’, lei ha letto tutto successivamente; lei ha avuto contezza di quello che è successo in quella data, come ha detto, alle ore 4:11. Quindi quello che è successo prima – il Barbarisi, il bunkeraggio della V5006, se stessero rientrando o verso dove fossero diretti e quant’altro – si basa sulla sua interpretazione e sulla sua lettura degli atti che lei ha visto successivamente”. In tutto questo l’operazione di polizia non è mai stata portata a termine.