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Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Seconda parte
La prima parte dell’articolo si può leggere a questo link. Il mancato intercetto in mare Le domande del pm, così come quelle dell’avvocato Marilena Bonfiglio – difensore del capitano di corvetta Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma – hanno provato a chiarire i motivi per i quali le due unità della Guardia di Finanza, la motovedetta V5006 e il pattugliatore d’altura Barbarisi, non fossero andate a intercettare il caicco. “L’obbligo di dover raggiungere il target direttamente non c’è, perché non c’era una situazione di pericolo”, ha ripetuto costantemente Barbera ogni volta che ha potuto, anteponendo lunghe premesse alle sue risposte. “L’unico caso che obbliga qualsiasi unità a dover raggiungere un’imbarcazione in difficoltà per operare è se questa si trova in pericolo”. L’ufficiale ha sostenuto che le comunicazioni della sala operativa del Roan di Vibo Valentia – “opereremo sottocosta e mare permettendo” – alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria fossero state chiare e complete: “Significa – ha specificato – che le altre amministrazioni erano a conoscenza del fatto che la Guardia di Finanza non sarebbe mai andata con le proprie unità a raggiungere il target, a intercettare il target. Sono due affermazioni chiare e inequivoche.” Incalzato dall’avvocato Bonfiglio e dal pubblico ministero sull’ipotesi in cui l’imbarcazione a 40 miglia avesse trasportato droga, contrabbandieri o terroristi, Barbera ha ribadito la sua posizione: “Confermo quello che vi ho detto, è un’attività di polizia. Confermo che le procedure non cambiano nel senso dell’attività di polizia giudiziaria”, per cui “non c’è sicuramente l’obbligo di dover andare all’intercetto di un target, anche se segnalato per la polizia”.  Riguardo a precedenti simili attività l’ufficiale ha nuovamente sottolineato: “Se non c’è una situazione di pericolo, non ho mai ordinato di dover raggiungere il target a 24-40 miglia”. Anche in merito all’assenza fisica dalla sala operativa del comandante del Roan di Vibo Valentia, Antonino Lopresti (su domanda del difensore, l’avvocato Tiziano Saporito), il teste ha giustificato la gestione da remoto affermando che “non è obbligatorio essere in sala operativa; Lopresti non c’era”. Ha poi specificato a domanda: “Ha in dotazione strumenti propri, personali, quindi può usare il telefono, può usare il computer, si arrangia con i propri strumenti”. Le procedure tattiche della Finanza Il teste ha rivendicato la scelta tattica dell’osservazione occulta e persino dello sbarco controllato: “Le investigazioni vengono fatte chiaramente attraverso un’osservazione occulta, il cosiddetto monitoraggio, mediante strumentazione sufficientemente adeguata della Finanza”, spiegando che nei casi di stupefacenti “noi a volte la lasciamo spiaggiare e facciamo convergere sul posto delle pattuglie proprio allo scopo di individuare e arrestare i sodali dell’organizzazione che stanno aspettando a terra il carico”. Il problema anche qui è che, come ha detto Barbera in udienza, il caicco è stato battuto dal radar alle 3.50 “ma non era certo che fosse il nostro target, ne abbiamo avuto certezza solo dopo la telefonata dei carabinieri che ci avvisava della richiesta di aiuto in quella zona”. A quel punto l’avvocato Marilena Bonfiglio ha chiesto perché la Finanza avesse contattato la Direzione marittima se l’attività di polizia era autonoma: “È una questione di opportunità, di rapporto – si è giustificato Barbera. Abbiamo chiamato per sincerarci che la segnalazione di Frontex fosse arrivata anche alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria e per capire come fosse stata considerata la segnalazione. Visto che anche per loro non c’erano pericoli, è stato rappresentato che si sarebbe operato con i propri mezzi, inizialmente con la V5006, sottocosta e mare permettendo. Sono stati comunicati all’altra amministrazione dello Stato dati precisi”. Non era obbligatorio andare all’intercetto Sul rientro delle unità che erano partite per intercettare il caicco prima del naufragio di Cutro, Barbera ha affermato: “In assenza di una segnalazione certificata si evita di sottoporre a stress l’unità, con il rischio di rompere gli apparati e di stressare il personale”. Un’affermazione che contrasta con quanto avvenuto, ovvero l’uscita delle due unità alle 2.30: se non c’era obbligo, perché sono andate in quelle condizioni meteo che avevano provocato l’annullamento del pattugliamento del Barbarisi la mattina e il ridimensionamento dell’attività della V5006? Anche perché l’ufficiale, rispondendo alle domande riguardanti la partenza alle 2:30 delle unità della Finanza, ha confermato che era stato fatto il lavoro per tracciare le rotte di intercetto: “Il target intorno alle 5 si sarebbe dovuto trovare a 14 miglia da terra e, intorno alle 6, a 6 miglia da terra. Sia il pattugliatore veloce Barbarisi sia la V5006 lo avrebbero intercettato, nella peggiore delle ipotesi, intorno alle 5 il target, tra le 5 e le 6 al massimo”. Una volta appreso del rientro in porto dei mezzi navali, Barbera ha confermato di aver ordinato, alle 4:12, di predisporre delle pattuglie a terra. Nella chat con il comandante della V5006 aveva scritto: “Non appena in porto, prendete le autovetture e uscite di pattuglia; portati anche uno dei due piantoni, così da formare due pattuglie da tre, comunicandolo alle due Salop, VV e KR, al fine di dirigervi sul punto ove pensi che possano sbarcare, così da provare a prendere gli scafisti”. Barbera ha specificato: “Io diedi ordine alle pattuglie di intervenire per fermare gli scafisti, ma salvaguardando la vita”. Le tensioni con la Guardia Costiera nelle chat Sempre nella chat tra ufficiali, il capitano Barbera era stato protagonista di un commento sull’attività della Capitaneria. È stata l’avvocato Bonfiglio a chiedere all’ufficiale di chiarire perché quella notte avesse scritto in chat “sono fulminati” riferendosi alla Guardia Costiera. Barbera ha spiegato che l’espressione era legata a una richiesta del collega della Capitaneria, Arcangeli, di inviare i gommoni veloci BSO da 9 metri quando il caicco era già “a 40 metri dalla battigia”: “Impiegare un’unità navale così piccola – ha detto il capitano della Finanza – in quel tratto di mare era impossibile, per cui ho risposto di no”, definendo quel termine “riconducibile solo ed esclusivamente a quella richiesta, che mi sembrava fuori luogo, e alla circostanza del momento”. Si trattava dello stesso tratto di mare dove, secondo Barbera, il caicco sarebbe potuto spiaggiare, ed era la stessa Guardia Costiera che, sempre per l’ufficiale, aveva correttamente valutato di non dover considerare in pericolo il caicco e quindi di non attivare il piano SAR. Inoltre, in una delle chat di quella notte agli atti del processo, Barbera individuava proprio nell’inerzia della Capitaneria la radice della crisi operativa, scrivendo ai colleghi: “Cmq, mi pare di capire che il problema principale sia presso la Direzione marittima…”, e contestando direttamente ad Arcangeli: “La vostra sala operativa ha riferito che non avrebbe inviato alcuna unità perché non c’erano richieste di soccorso; adesso che il target è prossimo a spiaggiare fate uscire l’unità, mah”. Scibona ridimensiona le dichiarazioni del teste L’ultimo elemento di dibattito lo ha introdotto il presidente del collegio penale Alfonso Scibona. Barbera, che ha confermato di non essere stato in servizio quella notte, ha spiegato di “aver seguito le chat del gruppo OTC di cui facevo parte in qualità di comandante di reparto fino a una certa ora, intorno a mezzanotte, per poi riprendere la lettura delle chat intorno alle due”. Il presidente Scibona ha fatto notare come gran parte degli elementi tecnici riferiti da Barbera derivasse dalle indagini svolte successivamente ai fatti: “Ho partecipato e sono stato delegato nell’ambito dell’altro procedimento penale, quello sugli scafisti, e abbiamo fatto una ricostruzione dettagliata sui fatti”, ha confermato il teste. Proprio su questa sovrapposizione tra percezione diretta e studio successivo delle carte, il giudice Scibona ha ridimensionato la portata testimoniale delle valutazioni espresse dall’ufficiale: “Tutte le ricostruzioni e tutte le informazioni che oggi ha fornito in quest’aula si fondano su una lettura successiva degli atti. Quando lei dice ‘sulla base degli atti’, ‘documenti che ho letto’, lei ha letto tutto successivamente; lei ha avuto contezza di quello che è successo in quella data, come ha detto, alle ore 4:11. Quindi quello che è successo prima – il Barbarisi, il bunkeraggio della V5006, se stessero rientrando o verso dove fossero diretti e quant’altro – si basa sulla sua interpretazione e sulla sua lettura degli atti che lei ha visto successivamente”. In tutto questo l’operazione di polizia non è mai stata portata a termine.   Redazione Italia
October 19, 2026
Pressenza
Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Prima parte
Giustificati i motivi del mancato intercetto: “Non era obbligatorio andare, non era Sar. La brusca virata vicino alla spiaggia ha causato la tragedia”. Il giudice Scibona ridimensiona l’analisi dell’ufficiale. Una difesa a spada tratta dell’attività di law enforcement intrapresa dalla Guardia di Finanza (ma mai portata a termine) nella drammatica notte del naufragio di Cutro. È questo il senso della testimonianza resa dal capitano Gaetano Barbera, all’epoca dei fatti di Steccato comandante della Sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Crotone, nel corso della diciottesima udienza del processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, lo schianto del quale, il 26 febbraio 2023, causò la morte di 94 persone. “L’operazione di quella notte – ha dichiarato con sicurezza Barbera rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini – era un’operazione di polizia. Non era stato attivato il cosiddetto accordo tecnico dal Comando operativo navale proprio perché non c’era la certificazione della presenza dei migranti su quella barca. C’è stata tutta una serie di analisi da parte delle autorità preposte, da cui è emerso che non c’erano situazioni di pericolo nei confronti dell’imbarcazione, che navigava autonomamente senza alcun problema. L’analisi è stata fatta da esperti che hanno valutato nel merito, ma anche noi abbiamo dato un’occhiata a quella che era la messaggistica che era arrivata. Effettivamente non c’erano situazioni per le quali ipotizzare un pericolo.” In ogni caso, ribadendo che “nel caso di Cutro l’attivazione dell’accordo tecnico era in capo al Comando operativo aeronavale, che non ha ritenuto opportuno doverlo attivare”, Barbera ha sottolineato continuamente nel corso delle sue risposte: “La Guardia di Finanza non è deputata a queste valutazioni; la Guardia di Finanza non può attivare un piano SAR a tavolino, se non avendo l’imbarcazione a vista e constatando che c’è un serio e imminente pericolo di vita”. Barbera ha attribuito la responsabilità esclusiva della qualificazione SAR alla Guardia Costiera: “In ogni caso la Guardia di Finanza non è deputata a queste valutazioni. L’autorità marittima ha correttamente valutato di non dover considerare in pericolo il natante, e quindi di non attivare il piano SAR”. Invece, ha aggiunto l’ufficiale, “il velivolo di Frontex che ha avvistato l’imbarcazione, se avesse valutato che c’era in quel momento una situazione per la quale dichiarare il SAR, avrebbe potuto dichiararlo tranquillamente.” Il mancato avvio del piano SAR Il cardine della linea esposta da Barbera risiede proprio nei motivi per cui non fu attivato l’accordo tecnico che avrebbe permesso l’intervento della Guardia Costiera con i mezzi ognitempo per andare in soccorso al caicco in un’operazione SAR. Sollecitato dall’avvocato Alice Massara, difensore del colonnello Nicola Vardaro, a specificare quali elementi determinassero l’attivazione dell’accordo tecnico, Barbera ha spiegato, citando con precisione articoli e dati: “L’accordo tecnico, all’allegato 2, tra le 17 voci prevede di dover annotare il numero di possibili migranti a bordo, a partire da una telefonata da parte dei migranti alle forze di polizia in cui si dice che sta arrivando un’imbarcazione, oppure dalla captazione di 30-40 utenze telefoniche, tali da far comprendere al velivolo che si trova sopra che effettivamente possano esserci migranti a bordo”. Quando il pm Staccini gli ha fatto notare, nella segnalazione di Frontex la dicitura “possible additional people”, l’ufficiale ha sostenuto che l’agenzia europea utilizza tale formula in modo standardizzato: “Quando Frontex segnala, segnala sempre come possible POB (people on board). Poi c’è un’analisi che ha fatto Frontex e, all’esito di quella, è stata fatta un’ulteriore analisi da parte del Comando operativo navale. Nessuno ha certificato la presenza dei migranti a bordo”. Sul punto il presidente del collegio penale, il giudice Alfonso Scibona, ha contestato al teste le risultanze istruttorie secondo cui in 9 casi su 10 le segnalazioni di Frontex riguardavano migranti. L’ufficiale, apparendo sorpreso, ha ridimensionato la statistica affermando sicuro: “No, non è così. Può succedere magari che su 10, che ne so, 6 volte abbiano ragione e 4 volte no, ma non 9 su 10”. Le stufette a bordo del caicco La linea di Barbera ha ricalcato quella delle ‘stufette’ tenuta finora da tutti gli imputati e dai loro comandanti nell’ambito del processo sul naufragio di Cutro riguardo alla forte risposta termica rilevata all’interno del caicco Summer Love dall’aereo Eagle One di Frontex: “Si vede una persona in coperta e la significativa rilevazione termica è associata al fatto che fossimo a febbraio, e quindi bastava una piccola fonte di calore perché si registrasse questa rilevazione termica”. E ancora, a giustificazione della mancata attivazione del SAR, ha addotto il fatto che “c’era la captazione di una sola utenza telefonica, quindi non 30-40 come in genere avviene quando ci sono numerosi migranti a bordo”, aggiungendo che di norma la presenza di migranti si percepiva “perché c’è tutta una serie di elementi, tipo i parabordi che vengono lasciati fuori così, i migranti in coperta, delle tende strane, o barche con un bordo libero ridotto, che indica la linea di galleggiamento”. Il capitano Barbera ha anche evidenziato il ruolo del velivolo Frontex: “In caso di dubbi può anche interrogare l’imbarcazione, quindi può chiamare con il VHF sul canale 16, canale internazionale, e chiedere informazioni all’unità, assicurandosi che sia tutto a posto”, poiché “se non rispondono c’è qualcosa che non va, perché una barca che naviga normalmente non ha motivo di non rispondere sul canale 16”. Non era una tradizionale barca di migranti Nel corso della testimonianza, l’ufficiale – citandolo in una delle sue digressioni – ha introdotto un tema che da qualche tempo la difesa stava cercando di inserire nel dibattimento per evidenziare come il caicco non fosse un’imbarcazione “tradizionale” per il traffico di esseri umani: i controlli effettuati negli anni precedenti su natanti simili. Con dovizia di particolari Barbera ha ricordato: “Era stato effettuato un controllo proprio dalla V5006 qualche tempo prima, con tre turchi a bordo che erano in navigazione ordinaria. Dalla consultazione delle banche dati SDI sui soggetti che erano a bordo, né tantomeno sull’imbarcazione, non risultavano elementi tali da ricondurre ad attività illecita”. Ha inoltre precisato che, nella sua esperienza calabrese, “i migranti viaggiavano su barche a vela, imbarcazioni a motore in ferro o pescherecci, ma barche di questo tipo che trasportassero migranti, a mia memoria, non ne ricordo”. La virata e l’analogia con l’incidente stradale Secondo l’ufficiale, la tragedia sulle coste del naufragio di Cutro fu causata dalla brusca virata effettuata dagli scafisti davanti alla spiaggia: “In questi quattro anni di servizio in Calabria non mi è mai capitato di vedere una manovra del genere e non era neanche pensabile: una manovra impossibile, una manovra che non si può fare. Senza quell’accostata, quell’imbarcazione sarebbe arrivata a terra, così come ne sono arrivate tante altre nello stesso tratto di mare e in altri tratti di mare, e non è mai successo nulla di così tragico, in quelle stesse condizioni di mare. Consideri che lì c’è un fondale di 3 metri e mezzo, quindi quell’imbarcazione, con un pescaggio di 2 metri o 2 metri e mezzo, sarebbe arrivata sospinta dal moto ondoso dritta sulla battigia”. L’ufficiale è ricorso a un’analogia stradale per escludere le responsabilità della Finanza: “È come se noi avessimo contezza che sta arrivando un camioncino, un furgone con dei migranti che deve attraversare Crotone, e decidessimo nell’ambito dell’autonoma attività di polizia di fermarlo dopo Crotone. Che succede? Che durante questo frangente l’autista del pulmino si schianta contro un albero e succede quello che succede. Non può essere imputata la Guardia di Finanza di tutto questo”. Redazione Italia
October 19, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro, le incongruenze sui diari della Guardia di Finanza
Nell’udienza del 9 ottobre sui presunti ritardi nei soccorsi al vaglio dei Tribunale di Crotone gli spostamenti e la posizione della motovedetta V5006. Il diario degli avvenimenti del Gruppo aeronavale di Taranto della Guardia di Finanza, compilato nella notte del naufragio di Steccato di Cutro, è stato al centro dell’udienza del 9 ottobre 2026 del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui schianto sulla costa calabrese ha causato 94 morti. Il processo, in corso al Tribunale di Crotone, coinvolge quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto accusati di omicidio e naufragio colposo: Giuseppe Grillo, 58 anni, all’epoca capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (Roan) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 52 anni, all’epoca comandante del Roan di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 53 anni, all’epoca ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 54 anni, all’epoca comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 42 anni, all’epoca ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, e infine Nicola Nania, 53 anni, all’epoca in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Le incongruenze nel diario degli avvenimenti del Gan Dal diario degli avvenimenti della sala operativa del Gan di Taranto, infatti, emergono alcune incongruenze. L’udienza ha mostrato ancora una volta come quella notte le comunicazioni tra chi era sul campo non abbiano funzionato: non solo sono mancate quelle tra Guardia di Finanza e Capitaneria, ma anche tra i vari reparti della stessa Guardia di Finanza. Tra il Gan di Taranto e il Roan di Vibo Valentia ci sono solo due comunicazioni segnate sul diario degli avvenimenti: la prima alle 23.45 (il Roan comunica di aver avuto la segnalazione del caicco da Frontex) e l’altra alle 2.05, quando si dà notizia dell’impiego del pattugliatore Barbarisi, unità del Gan di Taranto che era di stanza a Crotone. Gli spostamenti della motovedetta V5006 L’udienza è stata incentrata sulla verifica della presenza e della posizione della motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia nell’area del naufragio. È ormai risaputo che la motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia, in servizio a Crotone, stava svolgendo attività di pattugliamento dalle 20 del 25 febbraio; a causa delle condizioni meteomarine aveva rivisto il suo piano di navigazione ed era rimasta sottocosta tra il fiume Neto e Capocolonna, perché oltre non si poteva andare per via del mare grosso. Quando alle 23.26 del 25 febbraio è arrivata la segnalazione di Frontex, che aveva avvistato il Summer Love a 40 miglia dalla costa calabrese, l’unità navale, poco prima di mezzanotte, ha fatto rientro in porto a Crotone per il bunkeraggio e per prepararsi a ripartire al fine di intercettare il caicco. Nel diario degli avvenimenti del Gan – dove sono annotati tutti i fatti di quella notte – però, questo rientro a mezzanotte non è segnato, sebbene fosse a conoscenza della sala operativa. Verrà inserito nel diario solo alle 2.30, quando viene annotata la partenza del pattugliatore Barbarisi insieme alla motovedetta. Lo ha confermato al collegio penale del Tribunale di Crotone il brigadiere Corrado Panico, capoturno della sala operativa del Gan di Taranto quella notte: “Sul diario mettiamo i fatti salienti. Non l’ho annotato perché non era rilevante in quel momento. Serviva a poco saperlo o non saperlo”. Le mancate informazioni tra reparti Ma non basta. Come era emerso anche nella precedente udienza, nel diario degli avvenimenti del Gan è scritto che il Roan di Vibo Valentia aveva comunicato al Gan che quella motovedetta si trovava a circa due miglia da Le Castella, mentre in realtà non aveva mai superato il promontorio di Capocolonna, che è distante oltre 20 miglia da Le Castella. Su questo aspetto l’avvocato di parte civile Lidia Vicchio ha chiesto conferma al testimone, il quale ha affermato che “il Roan aveva riferito che c’era una loro unità a Le Castella”. Sul punto l’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ha incalzato il testimone chiedendo perché non avesse ritenuto la notizia del rientro in porto della motovedetta di interesse operativo, visto che, secondo il Roan, si trovava a Le Castella e che per raggiungere Crotone, distante 20 miglia, sarebbero servite diverse ore: “Perché non gestisco io la V5006”, ha risposto Panico, spiegando che la motovedetta era di competenza del Roan e non del Gan. Allo stesso modo, il testimone ha chiarito perché non è stato avvisato il Coan (il Centro operativo aeronavale della Finanza di Pratica di Mare): “Io avviso il Coan per la mia unità, non per quella che non è del mio reparto”. “Il comandante Vardaro sempre notiziato via telefono” Incalzato dal presidente del collegio penale Alfonso Scibona, il brigadiere Panico ha ribadito: “Vardaro era costantemente notiziato via telefono”, ma ha pure riconosciuto che sul Diario degli avvenimenti non risulta che  il comandante del Gan fosse stato informato a mezzanotte del rientro della V5006. “Se l’ho comunicato, l’ho fatto dopo le 2, non nell’immediatezza. Perché era ininfluente che fosse tornata a fare bunkeraggio”, ha detto Panico spiegando: “L’ho comunicato a quell’ora perché il nostro pattugliatore, il PV6 Barbarisi, intraprende insieme alla V5006 la navigazione. Il fatto che ci sia anche la V5006 del Roan a quel punto ha valenza operativa”. Poi Panico ribadisce che aveva informato Vardaro della V5006 “perché nel frattempo era rientrata a Crotone: l’avevamo lasciata a Le Castella… quindi come ultima notizia ho dato questa al mio Otc”. Era una nave di migranti, lo aveva scritto Frontex Il testimone ha anche spiegato che “Vardaro aveva dato ordine di restare a disposizione di Roan Vibo. E che sarebbe uscito anche il pattugliatore nel caso avessero deciso di intercettare il natante. Il comandante Vardaro chiese di verificare possibilità di usare velivoli per proseguire attività di Eagle. Ho chiesto ad Icc se c’erano velivoli e mi è stato riferito negativamente. Il colonnello ha chiamato in sala alle 2 ed ha disposto l’uso del Barbarisi per fare un controllo di polizia”. Panico ha anche spiegato che con il collega di sala, Verdaro, “abbiamo fatto una presunta rotta ma non l’abbiamo comunicata a nessuno”. Nel corso dell’udienza il pm Matteo Staccini ha chiesto a Panico se in base alla sua esperienza avesse ipotizzato cosa potesse essere quel natante. La domanda è stata contestata dai difensori di Vardaro, ma ammessa dal presidente Scibona perché nei verbali agli atti Panico aveva parlato di sospetto di migranti. La risposta del brigadiere è stata come un macigno sul muro delle difese: “L’ipotesi era fatta sulla scorta di quello che scrive l’equipaggio dell’Eagle1 nel report: possibile migrant. Però” ha specificato il teste “era un’opinione personale che a poco serve perché la valutazione non è di mia competenza”. Redazione Italia
October 10, 2026
Pressenza
CIBO!, WRITER ANTIFA MALATO DI SCLEROSI MULTIPLA ARRESTATO PER COLTIVAZIONE DI CANNABIS: “ALLEVIA IL MIO DOLORE”
Pier Paolo Spinazzè, in arte “Cibo!”, il writer 44enne di Verona famoso per coprire simboli e scritte dell’estrema destra con immagini tipiche della cucina italiana, ieri si è presentato in udienza davanti alla giudice del Tribunale di Verona Clara Aprea, dopo che martedì è stato arrestato insieme a un’altra persona a San Giovanni Lupatoto, nel Veronese. È accusato di coltivazione e detenzione illecita di cannabis. L’artista veneto resta a piede libero in attesa del processo per direttissima, che inizierà il 19 novembre prossimo. La Guardia di Finanza, dopo appostamenti e sorvoli in elicottero dell’area nei pressi del fiume Adige dove veniva coltivata la marijuana, aveva sequestrato una ventina di piante dal peso lordo complessivo di 60 chili. Quello che non è emerso dai media locali che hanno diffuso la notizia, è che Cibo è malato di sclerosi multipla e possiede regolare licenza per l’acquisto di cannabis terapeutica. Come circa 30 mila pazienti in tutto il paese che hanno diritto legale di accedere a queste cure in farmacia, Cibo si è scontrato con burocrazia, con forniture insufficienti e con la scarsa qualità del materiale prodotto dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Ed ha quindi deciso di auto prodursi la sua medicina. Nell’intervista esclusiva realizzata da Radio Onda d’Urto, Cibo ha sottolineato che l’erba prodotta dai militari “non riesce a soddisfare la domanda di tutti i malati d’Italia. È stata una via che ho dovuto intraprendere per sopperire al mio dolore, senza cattiva fede e senza costruire nessun business”. La notizia ha scatenato l’immediata reazione dell’estrema destra cittadina, in primis Fratelli d’Italia, che ha colto la palla al balzo per attaccare la giunta di centrosinistra al Comune di Verona che aveva solidarizzato con Cibo per l’aggressione subita a fine agosto. Nella fattispecie un arbitro e ultras del Verona dell’area Hellas Army aveva aggredito Cibo in pieno giorno in una gelateria di San Giovanni Lupatoto, in presenza della famiglia. Anche il figlio era stato spinto a terra dall’arbitro Enrico Ciriaci, che si era dimesso dal suo ruolo ed era stato denunciato. Ai nostri microfoni la testimonianza di Cibo, Pier Paolo Spinazzè. Ascolta o scarica
October 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Torino, Salone dell’auto: tra militarizzazione e propaganda bellica
Torino, un soleggiato fine settimana di inizio settembre: il “salotto buono” della città è invaso da una folla di appassionati di auto e di semplici curiosi che – complice la contemporanea inaugurazione della “nuova” via Roma, la via dello shopping che la recente pedonalizzazione rende ancora più appetibile per lo “struscio” di turisti e residenti – passeggiano tra gli stand del Salone dell’Auto. L’atmosfera è surreale: il processo di “vetrinizzazione” di Torino non si arresta, ma la sensazione di dissonanza cognitiva prodotta da questo Luna Park dell’automobile è forte nella città che la crisi dell’automotive sta gettando nelle braccia dell’industria bellica. Piazza Castello è chiusa al traffico e vigilata da camionette di carabinieri e polizia, a poche centinaia di metri il quartiere Vanchiglia è tuttora militarizzato dopo lo sgombero di Askatasuna. In questo contesto contraddittorio la festa si svolge blindata, alienata dalla vita della città, ma la sorpresa (che forse non dovremmo ritenere più tale) è che, addentrandosi nella cornice aulica dei Giardini Reali, troviamo una massiccia esposizione di mezzi delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università segnala ormai da anni, il target di questo messaggio sono bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Non appena bimbe e bimbi si avvicinano ai mezzi, sapientemente scelti in modo da suscitare curiosità e stupore, il personale in divisa le e li invita a salire, a fare un giro all’interno, a sbirciare tra i comandi, a farsi fare una foto, indossando, ovviamente, l’elmetto d’ordinanza. Così, tra uno zucchero filato e una granita, ci si arrampica sull’ambulanza dell’Esercito, si monta sulla motocicletta dei Carabinieri o della Polizia, si scambiano due battute con gli o più spesso (altra accortezza che ammorbidisce e rende familiare l’approccio) le agenti. La Guardia di Finanza propone un giro di giostra sul gatto delle nevi, nonché la simulazione di un inseguimento (sic!) tramite visori per la realtà virtuale. Ancora una volta le bambine e i bambini sono sedotte e sedotti da mezzi totalmente decontestualizzati rispetto alla loro funzione, la dinamica del gioco e la sollecitazione della curiosità e della meraviglia fanno sì che la fila si formi spontaneamente davanti agli stand dei militari. Nonostante il messaggio più evidente sia quello rivolto alle e ai più piccoli, avvicinandosi a curiosare troviamo però, sapientemente esposti, volantini e materiale informativo evidentemente rivolti alle e ai più grandi. Un opuscolo dell’Esercito intitolato “Devi solo scegliere. Percorso guidato per l’arruolamento” contiene informazioni sintetiche sui concorsi per entrare nelle Forze Armate, corredate da QRCode che rimandano al sito. Se abbiamo da una parte il reclutamento delle nuove leve, dall’altra si propone anche la rivista dell’Ufficio per il Sostegno alla Ricollocazione Professionale dei Volontari congedati, di cui viene seguito il reinserimento lavorativo. La Guardia di Finanza propone a sua volta un volantino decisamente più patinato con le indicazioni per i concorsi nei diversi ruoli. Gli agenti presenti regalano figurine in cui sono riprodotte le uniformi (peccato che evidentemente qui si trattava di buttare via un po’ di carta, perchè scopriamo che si tratta di piccoli calendari, risalenti però al 2024). La galleria fotografica che completa queste poche righe evidenzia ancora una volta in maniera efficace ed espressiva quanto la “cultura della Difesa” permei, senza che questo crei particolare scandalo, contesti a cui i militari dovrebbero essere totalmente estranei. “Panem et circenses”, dicevano i Romani: ma il pane a Torino è sempre più caro, mentre lo spettacolo dei “circenses” odierni continua imperterrito nel tentativo di ottundere e sedurre le coscienze. Sta a noi persistere nell’osservare, nel segnalare, nel denunciare. Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Campanelli d’allarme inascoltati. Alla scuola della Guardia di Finanza di Coppito (AQ) si muore a 22 anni.
All’Osservatorio contro la Militarizzazione delle scuole e delle Università è arrivata segnalazione riguardo la morte di una giovane finanziera di 22 anni, caduta dal terzo piano della scuola della Guardia di Finanza a Coppito, a l’Aquila. Non è dato sapere altro, se si tratti di una caduta accidentale, di un suicidio o di altro ancora. Gli inquirenti hanno avviato una indagine e nel frattempo, all’indomani del fatto, trapelano notizie sulla caserma sia da parte della senatrice AVS Ilaria Cucchi che dal sindacato dei Finanzieri. Fanpage annuncia per i prossimi giorni una interrogazione parlamentare della senatrice Ilaria Cucchi, che negli ultimi mesi era già intervenuta sugli addestramenti alla scuola dei Finanzieri con una prima interrogazione alla quale non è mai arrivata risposta. Riportiamo dall’articolo le parole della senatrice: > «Denunciamo che da quella scuola sono arrivate numerose segnalazioni per fatti > molto gravi. Il primo aprile del 2025 ho presentato la prima interrogazione, > dopo aver ricevuto le prime segnalazioni dal Sindacato Finanzieri Democratici. > Mi segnalavano vessazioni fisiche e psicologiche, privazione del sonno, docce > fredde, un solo bicchiere d’acqua al giorno e l’impossibilità di curare > l’igiene personale in modi e tempi umanamente civili. Nelle settimane > precedenti era avvenuto anche un tentativo di suicidio, e prima ancora una > denuncia per violenza sessuale su un’allieva. Un’altra allieva denunciava > “regole da campo di concentramento”, il divieto di guardarsi negli occhi tra > compagni, il dover marciare con il ciclo senza la possibilità di andare in > bagno, finché il sangue non le scorreva sugli scarponi. Ho chiesto, allora, se > i ministri competenti fossero a conoscenza di queste condizioni e quali > verifiche intendessero avviare. Silenzio. Un mese e mezzo fa.» Questo il sistema educativo, che include (ma non si limita) allo spettro, mai tramontato, del nonnismo, con il solito armamentario di privazioni, pressioni e vessazioni fisiche e psicologiche. Abbiamo trovato una definizione di nonnismo sul portale difesa, la riportiamo integralmente anche per mostrare una certa compiacenza non con la prevaricazione in sé ma con una nostalgica ed edulcorata lettura della figura del nonno, dell’anziano in caserma. > «In caserma la figura del “nonno” aveva anche accezioni positive, giacché per > molti era colui che possedeva le coordinate giuste per guidarti in un mondo > nuovo e irto di tranelli. Purtroppo a prevaricare erano sovente le dinamiche > del branco che – a guardar bene – non sono le stesse che amalgamano un reparto > militare. L’atto di prevaricazione, infatti, era comunque un imprinting > individuale probabilmente già insito nell’individuo durante la sua vita da > “borghese”: gli ufficiali o i sottufficiali conoscevano il problema, forse lo > sottovalutavano oppure ci convivevano, ma dobbiamo essere sicuri che non lo > promuovessero in linea ufficiosa. La magistratura farà chiarezza.» L’articolo è di quasi 10 anni fa e difende a spada tratta la cultura militarista, auspicando che gli eccessi individuali siano individuati e perseguiti dalla Magistratura. La domanda che l’Osservatorio ha rivolto tante volte è se certi comportamenti non siano invece favoriti da ogni ambiente caratterizzato da forte gerarchizzazione dei ruoli, catena verticistica del comando, esaltazione della cultura e delle pratiche militariste (vedi qui). E’ importante la denuncia del Sindacato dei Militari, inviata tramite pec alla Procura dell’Aquila e al Comando Generale della Guardia di Finanza: si chiedono non solo accertamenti ispettivi immediati sui metodi di istruzione e di addestramento degli allievi ma si torna a denunciare le condizioni strutturali degli immobili e le forti pressioni psico fisiche dubitando della loro stessa compatibilità con le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Richieste di accertamenti che richiamano l’attenzione sulle condizioni materiali di vita degli allievi e sui metodi di insegnamento. Un capitolo mai chiuso che puntualmente torna a riaprirsi ogni qual volta cresce il plauso dei Governi verso la cultura militarista. Le caserme siano strutture con pareti di cristallo giusto a ricordare che quanto accade al loro interno ci riguarda tutti. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
II Edizione Tecnica@mente IIS “da Vinci – Fascetti” di Pisa con Carabinieri, Guardia di Finanza e Marina Militare
Grazie a una segnalazione arrivata al nostro indirizzo ufficiale siamo venute e venuti a sapere che l’11 aprile scorso, alla II edizione di Tecnica@mente organizzata all’Istituto “Da Vinci – Fascetti” di Pisa, tra le aziende e gli enti del territorio erano presenti anche il 4° Nucleo Elicotteri Carabinieri, Sezione Aerea Guardia di Finanza e il Comando Interregionale Marittimo Nord della Marina Militare. Questa segnalazione ci permette di mostrare come sia semplice per le Forze Armate accedere alle attività scolastiche e partecipare al fianco delle imprese e delle università, in coerenza con il Programma di Comunicazione della Difesa che a pagina 17 riporta: «si dovrà creare una mutua contaminazione reciprocamente vantaggiosa con il mondo civile, attraverso un sistema dinamico di relazioni con i principali attori istituzionali, con la società e con il mondo del lavoro. Per arrivare a ciò occorre divulgare la consapevolezza che gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore risultano fecondi non solo per la Difesa sotto il duplice profilo dell’operatività dello strumento militare e dello sviluppo industriale, ma anche per il sistema paese in termini di incremento dei livelli occupazionali, di sviluppo complessivo del sistema industriale, di leadership tecnologica, di incremento della crescita e dunque delle entrate». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ravvisa una incompatibilità sostanziale tra sistema di guerra e sistema democratico, per questo chiede agli organi collegiali della scuola e ai/alle dirigenti scolastici di opporsi tassativamente alla militarizzazione escludendo le Forze Armate e di Polizia sia dalle iniziative didattiche che da quelle di orientamento. Crediamo, inoltre, che la scuola debba informare gli studenti e le studentesse sui risvolti etici delle competenze tecnologiche che stanno apprendendo, affinché siano periti informatici, elettronici, meccanici, biotecnici consapevoli, capaci di distinguere quali aziende del territorio non sono collegate al sistema di guerra e quindi quali aziende preferire quando cercheranno lavoro. Maggiori investimenti nella Difesa non ci stanno assicurando maggiore sicurezza e prosperità, al contrario. Procedendo senza accordarsi al diritto internazionale stanno preparando un futuro più povero e instabile, con minori libertà, per tutti. Per resistere alla deriva militarista e approfondire il lavoro svolto fino ad ora dal nostro Osservatorio suggeriamo la lettura dei libri: La scuola laboratorio di pace vol. I e vol. II (2023), Comprendere i conflitti. Educare alla pace (2024), Scuole e Università di Pace. Fermiamo la follia della guerra (2025).  Continua a visitare il nostro sito e per segnalazioni scrivici a osservatorionomili@gmail.com  Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Romagna mia fatti capanna / 10: una truffa all’erario che..
… riguarda Gedi ma anche il “silenziatore” sui dirigenti coinvolti. di Davide Fabbri LA MANAGER CESENATE MONICA MONDARDINI E LA TRUFFA AI DANNI DELLO STATO Monica Mondardini ha patteggiato al secondo tentativo nel processo per truffa aggravata ai danni dell’erario ai tempi delle responsabilità in GEDI, l’ex editore di Repubblica, La Stampa, l’Espresso, Radio DeeJay. Monica Mondardini (classe 1960) è
Prezzi dei carburanti: accertate tre violazioni ogni quattro controlli
Non ripetiamo mai abbastanza che, oltre ai nodi di come funzionano i mercati internazionali e di come questi sono influenzati dalle tensioni geopolitiche, il problema fondamentale dietro ai prezzi che paghiamo è quello della speculazione. Dietro il rincaro alla pompa si nasconde spesso una giungla di irregolarità, omissioni e, nei […] L'articolo Prezzi dei carburanti: accertate tre violazioni ogni quattro controlli su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano