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Sentenza processo per Tarek
Si è svolta oggi l'udienza per il primo grado per il processo a Tarek, accusato degli scontri avvenuti a Piramide a Roma il 5 ottobre del 2024 in occasione di una manifestazione per la Palestina. La condanna è di un anno e 8 mesi meno di quanto richiesto che era di 3 anni. Sentiamo un compagno.
March 6, 2026
Radio Onda Rossa
[Grecia] Solidarietà internazionale per il “caso Ampelokipoi”
> Da Act for freedom now!, 01.03.26 Compagni, vi scriviamo per informarvi degli ultimi sviluppi relativi all’incombente processo dei compagni incarcerati nel caso Ampelokipoi e per condividere con voi le nostre riflessioni sull’organizzazione di giornate internazionali di solidarietà e azione. Il processo dovrebbe iniziare nel prossimo futuro, a quasi un anno e mezzo di distanza dall’esplosione in Arkadias Street, il 31/10/24, che ha avuto la tragica conseguenza della perdita del nostro amato compagno Kyriakos Xymitiris, nonché l’incarcerazione delle compagne Marianna e Dimitra, dei compagni Dimitris e Nikos e di A.K. Riteniamo che la mobilitazione del movimento a sostegno dei compagni, sia dal punto di vista politico che morale, sia fondamentale in questo periodo. Con l’avvicinarsi della data di inizio del processo, vorremmo proporre di indire una Settimana Internazionale di Azioni in solidarietà con i compagni incarcerati e in memoria del guerrigliero armato Kyriakos, nella settimana immediatamente precedente la prima udienza. Poiché non conosciamo ancora le date esatte, l’obiettivo di questa e-mail è fornire un primo aggiornamento, in modo che i gruppi e gli individui, sia a livello locale che internazionale, possano iniziare a discutere e a prepararsi in vista dell’evento, garantendo un certo livello di preparazione. Vi contatteremo nuovamente non appena le date saranno confermate e avremo ulteriori dettagli. Infine, come assemblea, da tempo stiamo organizzando delle azioni nell’ambito di una campagna sul caso, il cui filo conduttore è: “Chi sta mettendo a rischio le nostre vite?” Di certo non chi lotta”. Vi inviamo queste informazioni affinché ne siate informati e, nel caso foste interessati, potrete utilizzarle come contenuto per future azioni di solidarietà. Saremo lieti di conoscere anche la vostra opinione. In solidarietà, L’assemblea in solidarietà ai combattenti incarcerati, latitanti e sotto processo. Contatto mail: synelallil [at] riseup.net
Processo naufragio Cutro: dalla exit strategy al livello politico
Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale per giustificare le falle operative sono finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. A rivelarle durante l’udienza di martedì 24 febbraio è stato il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, che ha firmato l’informativa delle indagini, nel corso della testimonianza.  Pochi giorni dopo la tragedia, il 3 marzo 2023, il comandante del Gan di Taranto Nicolino Vardaro, imputato nel processo, scambia messaggi con il suo vicecomandante Pierpaolo Atzori, non indagato. Il maggiore Cara definisce questi testi “rilevanti perché si parla di exit strategy.” La chat rilevante degli ufficiali Gdf Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con il comandante del Roan di Vibo Valentia Alberto Lippolis, il quale “mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’… un ‘brainstorming’, in modo poi da essere pronti”. L’obiettivo descritto da Atzori era “convergere tutti verso una, una decisione comune” prima delle indagini, poiché “quelli vanno, andranno a guardare tutto”. Riguardo al ritardo del pattugliatore Barbarisi, uscito dal porto di Crotone alle 2.30, il maggiore Cara illustra il contenuto dei messaggi: “Vardaro nei messaggi – ha riferito Cara – spiega ad Atzori che si poteva giustificare questo ritardo perché prima di uscire andavano valutate per bene le condizioni meteo in atto e che solo dopo un attento studio il mezzo era stato fatto uscire. Vardaro dice di aver dato incarico a Somma (il comandante del Barbarisi, non indagato) di studiare bene cosa può fare quel mezzo”. Il comandante del Gan di Taranto motiva inoltre l’uscita tardiva basandosi su un “calcolo cinematico che prevedeva l’arrivo del caicco in acque territoriali per le 3:30, ritenendo quindi sufficiente uscire un’ora prima anche per non stressare gli equipaggi mettendo anche a repentaglio la sicurezza dell’unità navale e degli equipaggi il meno possibile, riducendo diciamo i rischi”. Sul mancato utilizzo di un elicottero, Vardaro fornisce ad Atzori giustificazioni logistiche chiare: “L’aeroporto di Grottaglie di notte è chiuso, l’equipaggio non c’era e comunque noi abbiamo la piazzola in manutenzione”. Le direttive e il livello politico al processo sul naufragio di Cutro L’ultima parte della testimonianza di Cara al processo per il naufragio di Cutro si è concentrata su una direttiva del 24 giugno 2022 firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino. Il maggiore Cara chiarisce l’espressione in essa contenuta: “Il livello politico ci ha spiegato D’Agostino è da intendere come policy del mare, lui dice di aver usato quel termine livello politico per distinguerlo da quello delle attività tattiche operative”. Prendendo spunto dalla relazione di servizio di D’Agostino (che è nell’elenco testimoni del pm e dovrà deporre prossimamente), l’ufficiale dei carabinieri ha detto: “Il capitano di corvetta D’Agostino nella relazione di servizio agli atti del processo spiega la funzioni del tavolo tecnico per il coordinamento delle attività di polizia (law and enforcment). La direttiva è successiva a due precedenti incontri presso il Viminale alla presenza dell’allora ministro Luciana Lamorgese nel corso del quale il comandante generale della Guardia di Finanza aveva rappresentato una problematica relativa agli atti di polizia giudiziaria compiuti che risultavano nulli perché intervenuti oltre le 12 miglia e quindi la procura non riconosceva le competenze territoriali. Si proponeva che da 12 a 24 miglia – la cosiddetta zona contigua – la Gdf eseguisse il monitoraggio e poi intervenisse solo entro le 12 miglia, acque territoriali”. Il maggiore Cara ha aggiunto che “un precedente tavolo tecnico aveva studiato l’arretramento operativo della Gdf. D’Agostino dice che siccome la proposta avrebbe creato confusione operativa, necessitava un chiarimento e per questo invia la mail in cui parla di livello politico. A noi D’agostino spiega che il livello politico è inteso come policy, ci dice che quelle istruzioni non sono state impartite dai politici, ma usa il termine per differenziarlo da attività tattiche operative”. Il collegio penale ha già fissato il calendario delle prossime udienze, che si terranno il 10 marzo alle 14.30, il 24 marzo alle 16, il 31 marzo alle 14.30 ed il 7 aprile alle 14.30. Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
Processo di Cutro, parlano i familiari delle vittime: “Almeno chiedeteci scusa”
Martedì 24 febbraio a Cutro prima dell’udienza si è tenuta la conferenza stampa dei parenti delle vittime della strage. Hanno detto che è difficile vivere senza giustizia, è difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari che sono arrivati morti sulle vostre coste, vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri, vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie e bambini, padri, nonni siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari. Farzaneh è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Ecco la sua dichiarazione. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. Farzaneh ha chiamato uno per uno i responsabili della tragedia di Cutro, i sei ufficiali che non hanno agito tempestivamente per soccorrere il cacicco travolto dalle onde e dalle secche della spiaggia di Cutro. Davanti alla stampa, agli avvocati e all’eurodeputato Mimmo Lucano Farzaneh ha dichiarato che secondo le prove raccolte finora le persone che avevano la responsabilità al momento dell’incidente e che non hanno fornito i doverosi soccorsi sono gli ufficiali Nicolino  Vardaro Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Nino Lo Presti, Nicola Manio e Francesca Perfido. “Chiediamo a queste persone” ha continuato Farzaneh “e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati, perché la vita delle persone è stata ignorata? Ci attendiamo delle scuse da queste persone. Non è stato un incidente, ma è stata una grave irresponsabilità degli apparati dello Stato italiano. Queste persone devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. I familiari da anni chiedono almeno di poter ottenere dei visti affinché i genitori e i nonni che sono ancora nei Paesi di provenienza dei migranti morti a Cutro possano elaborare il lutto, prendere contatto con la morte dei loro cari e pregare sulle loro tombe. Finora il governo della Meloni non ha dato risposte nonostante abbiano nel 2023 promesso ai familiari assistenza e solidarietà”. Durante l’udienza il colonnello Cara dei Carabinieri ha ricostruito la cronologia delle telefonate che si sono intercorse nelle 24 ore prima del naufragio, dimostrando come Guardia Costiera e Guardia di Finanza si sono rimpallate le responsabilità insieme al centro operativo di Roma rispetto alla possibilità di uscire con delle lance per poter intercettare e salvare i profughi del cacicco Summer Love. Dall’udienza e dalla testimonianza del colonnello dei Carabinieri è emersa una situazione complessa, con comunicazioni che si contraddicevano; già alle 22 Frontex aveva avvisato che il cacicco navigava con un carico cospicuo di essere umani tutti in coperta in condizioni meteo-marine assolutamente drammatiche. Quello che posso dire di aver capito da questa scorcio di udienza è che le responsabilità del rimpallo fra Guardia di Finanza e Guardia Costiera sono politiche, nel senso che i decisori politici hanno dato un mandato ben chiaro alle nostre unità navali: aspettare prima di salvare, privilegiare un’azione di Law and enforcement al posto di un’attività di Search and rescue. Per questo nonostante le chiamate da parte di telefoni cellulari col numero internazionale dalla Summer Love fino alle quattro di notte, ora dell’inizio del naufragio sulle secche di Steccato di Cutro, nessuno si è mosso, nessuna unità navale è uscita per un’attività di soccorso. Secondo l’avvocato dell’ASGI Dario Belluccio, che difende la famiglia Maleki, sono proprio le regole di ingaggio che sono cambiate, da Mare Nostrum, in cui l’obiettivo era salvare i migranti, a Frontex, in cui l’obiettivo è sostanzialmente  respingerli. L’avvocato Belluccio ha spiegato che non sarà un processo facile sia per il ruolo e le alte cariche degli imputati, sia perché non è facile mettere in discussione il paradigma politico che soggiace ai naufragi, cioè la scelta di non favorire l’arrivo dei migranti, anche quelli che avrebbero tutti diritti di essere accolti, visto che sono in fuga da dittature religiose e politiche, da situazioni pesanti di conflitto. Invece si preferisce farli morire in mare, lungo la rotta balcanica o al confine tra Italia e Francia. Dopo questa lunga giornata, in cui sono stato vicino al dolore dei familiari traducendo le loro parole dal tedesco, visto che l’altra lingua parlata che quasi nessuno conosce è il farsi, mi chiedo cosa diranno tra cinquanta o cento anni quelli che verranno dopo di noi. Mi chiedo come ci giudicheranno per aver lasciato accadere un simile disastro.     Manfredo Pavoni Gay
February 25, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro, parenti vittime: imputati chiedano scusa
Letta davanti al Tribunale di Crotone una lettera rivolta anche a Giorgia Meloni. “Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza. Chiedete almeno scusa”. In questo modo Farzaneh Maliki, giovane donna afghana, commenta quanto avvenuto la notte del 26 febbraio 2023  quando il caicco Summer Love naufragò sulla spiaggia di Steccato di Cutro causando 94 morti. Farzaneh Maliki è una dei parenti dei familiari delle vittime della strage di Cutro che martedì 24 febbraio 2026 ha partecipato al processo sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione nei confronti di sei militari italiani: quattro della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto. Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso i suoi due zii e tre cugini, è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Martedì, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, ha letto una dichiarazione molto forte. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. La donna ha elencato a voce alta i nomi dei sei imputati “Secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni. Almeno chiedeteci scusa”. La giovane afghana si è poi rivolta direttamente al governo sia per garantire trasparenza nel processo, ma anche per denunciare come la burocrazia italiana ed europea impedisce a molti parenti di venire in Italia per piangere i propri morti: “Chiediamo a Giorgia Meloni, Primo Ministro d’Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?” Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
SOS Mediterranee a Cutro: oggi come tre anni fa, stragi insensate nell’indifferenza della politica
SOS Mediterranee parteciperà da oggi al 26 febbraio alle diverse iniziative organizzate dalla Rete 26 febbraio con i familiari delle vittime e dei sopravvissuti e con le altre associazioni per ricordare la strage di Cutro: esattamente tre anni fa 94 persone persero la vita a un passo dalle nostre coste. Lo scorso 14 gennaio si è aperto il processo per i fatti di quella notte, oggi la quarta udienza: SOS Mediterranee, insieme ad altre ONG, si è costituita parte civile.   “Quella strage – spiega Valeria Taurino direttrice generale di SOS Mediterranee Italia – non ha spostato nessun equilibrio. Sono morte 94 persone sulle nostre coste: se normalmente chi vuol fingere di non vedere si può rifugiare dietro la distanza fisica, in quell’occasione è stato necessario aprire gli occhi. Nonostante ciò, la questione migrazioni non ha mai smesso di essere strumentalizzata e trattata come un problema di numeri o “risorse”: si tratta di vite umane, che andrebbero protette e rispettate. Invece il governo in questi giorni ha varato un DDL che colpisce e blocca ancora di più chi salva vite in mare, accettando tacitamente il rischio di altre “Cutro”: forse dovrebbero essere onesti e ammettere che le vittime di questa e di tutte le altre stragi che quotidianamente avvengono nel Mediterraneo non sono un fatto che merita attenzione e soluzioni reali. Il mare continua a restituire cadaveri delle persone morte durante i giorni del ciclone Harry: siamo qui per dire che oggi come tre anni fa la colpa non è del mare né del meteo, ma di chi su queste morti costruisce campagne d’odio e posizionamenti politici anziché trovare soluzioni.”    Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro: le comunicazioni tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera
Analisi delle conversazioni tra sale operative di Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto. La Guardia di Finanza aveva consapevolezza dello scenario in mare e la Guardia Costiera ha fatto affidamento su quello che le veniva comunicato dalla Finanza. Sono questi i due “cluster” che caratterizzano quanto accaduto la notte tra il 25 ed il 26 febbraio 2023 nelle sale operative di chi doveva attivarsi per intercettare e soccorrere il caicco Summer Love, che quella notte naufragò a Cutro causando la morte di 94 persone. Queste parole, “consapevolezza” e “affidamento”, hanno caratterizzato il 17 febbraio la lunga e particolareggiata testimonianza davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone del maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, nel corso della terza udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca schiantatasi sulla spiaggia di Steccato di Cutro. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di Finanza e due delle Capitaneria di porto. Processo naufragio Cutro, time line degli eventi L’ufficiale dei carabinieri, che ha condotto le indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Crotone, ha proseguito nella ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, iniziata nella precedente udienza. Una ricostruzione, quella contenuta nell’informativa dei carabinieri, dalla quale emerge la timeline degli avvenimenti: dalla ricezione dell’allarme – alle 23.36 del 25 febbraio – alla partenza delle motovedette della Guardia di Finanza dal porto di Crotone, avvenuta alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare il caicco Summer Love. Operazione poi non riuscita per via delle condizioni meteo, a causa delle quali le unità delle Fiamme Gialle hanno dovuto fare rientro nel porto di Crotone. La consapevolezza meteo e la presenza di migranti Durante la sua deposizione al processo sul naufragio di Cutro – che ha riguardato principalmente per ora gli assetti della Guardia di Finanza – il maggiore dei carabinieri ha ribadito che dalle relazioni di servizio e dagli scambi di messaggi si evince la consapevolezza delle condizioni meteo – Mare 4, vento 6 – e il fatto che su quella barca naufragata a Cutro ci fossero dei migranti. Sottolineando che la ricostruzione cronologica dei fatti visti dalla Guardia di Finanza è stata basata esclusivamente su relazioni di servizio perché “al ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) di Vibo Valentia non c’era la registrazione delle telefonate”, il maggiore Roberto Nicola Cara ha riportato alcuni dei messaggi scambiati tra ufficiali della Guardia di Finanza, dai quali emergeva la consapevolezza delle condizioni meteo e della natura dell’imbarcazione. “Tra le 23.20 e le 23.32 – ha raccontato Cara – il tenente colonnello Lippolis (che è tra gli imputati) scriveva che si trattava di un natante con migranti a bordo avvistato da Eagle one di Frontex. Il tenente colonnello scrive ‘so migranti’. La replica del maggiore Caiazza (non indagato) è che in realtà non si è visto nessuno, ma è una barca tipica. Poi Lippolis evidenzia che ‘sotto il flier è nero’ riferito alle frequenze infrarosse: significa che c’è presenza termica”. Le chiamate tra ROAN e Guardia Costiera Dagli atti di indagine, inoltre, emerge che alle 23:45 del 25 febbraio il ROAN di Vibo Valentia aveva contattato la Guardia Costiera la quale, pur informata, non aveva ravvisato nell’immediato elementi di criticità tali da avviare un evento SAR, pur dando disponibilità all’impiego di unità in caso di necessità. In questo ambito il maggiore Cara ha riportato la registrazione telefonica acquisita presso la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria tra un operatore ROAN e un operatore della Guardia Costiera, nella quale il militare delle Fiamme Gialle dice: “Diciamo che per il momento è attività di polizia che gestiamo noi, eventualmente abbiano necessità vi contattiamo.” L’avvistamento radar non comunicato Nel corso dell’udienza del processo sul naufragio di Cutro, l’ufficiale dell’Arma ha anche segnalato che “alle 3.50 del 26 febbraio l’operatore radar del ROAN segnalava la presenza del target a due miglia da Capo Rizzuto, ma in effetti l’orario corretto è quello delle 3.34 secondo l’acquisizione tecnica fatta presso il radar: il dato è importante perché parliamo di un quarto d’ora, ma è anche vero che allo stesso orario c’è comunicazione con Capitaneria di porto nella quale si dice che non viene battuto nulla al radar”. Sul punto il maggiore ha poi fatto riferimento a una conversazione delle 3.48 registrata presso il V MRSC di Reggio Calabria. Nella conversazione tra l’operatore del ROAN, Giuseppe Grillo (indagato), e quello della Capitaneria reggina “non viene comunicato che 14 minuti prima il radar di Campolongo ha localizzato il natante. L’operatore Roan ammette che l’ultima informazione era delle 21, ma in effetti alle 3.34 il caicco viene visto dal radar di Campolongo e i radaristi sono nella stessa sala accanto all’operatore. È chiaro che dalla lettura delle conversazioni emerge che l’operatore del ROAN, Grillo, che è insieme al radarista nella sala operativa, non comunica la posizione del target conosciuta dalle 3.34. Il ROAN comunica alla Guardia Costiera che le loro unità navali stanno tornando. Da tenere presente che la Guardia Costiera sapeva che in mare c’era solo la motovedetta V5600 e non il pattugliatore Barbarisi”. Inoltre, ha evidenziato il maggiore, solo in questo momento viene chiesto se la Guardia Costiera avesse qualche mezzo in caso di situazione critica. Le comunicazioni della Capitaneria e il rinvio Nella parte finale dell’udienza del processo, il maggiore Cara ha iniziato poi a ricostruire la timeline degli eventi che hanno portato al naufragio di Cutro vista dalla parte della Capitaneria di Porto, sottolineando l’affidamento da parte della Guardia Costiera alle informazioni che arrivavano dalla Guardia di Finanza su condizioni meteo e assetti navali in mare. “In questo caso – ha detto l’ufficiale – oltre alle acquisizioni documentali abbiamo anche il supporto delle registrazioni delle telefonate avvenute sia tra i vari uffici della Capitaneria che di quelle tra Capitaneria e ROAN”. Dall’indagine viene fuori un primo momento di comunicazioni interne ed esterne tra le 23:36 del 25 febbraio (quando il ROAN chiama il comando marittimo di Reggio Calabria per dire che si trattava di un’operazione di polizia) e la mezzanotte del 26 febbraio (con una serie di telefonate tra vari comandi delle Capitanerie di porto per segnalare la situazione e tenersi pronti nel caso di necessità); poi le comunicazioni si interrompono fino alla chiamata delle 3.48 con il ROAN. Udienza processo naufragio Cutro, il 24 superstiti in aula L’udienza del processo sul naufragio di Cutro è stata rinviata al prossimo 24 febbraio, quando in aula dovrebbero essere presenti anche alcuni superstiti e parenti delle vittime. Due giorni dopo, infatti ci saranno le iniziative di commemorazione del terzo anniversario del naufragio. Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
Cutro-Milano, tre anni dopo
Giovedì 26 febbraio 2026 alle 20:30 Camera del Lavoro, Corso di Porta Vittoria 43, Milano Il 26 febbraio di tre anni fa in piena notte, verso le 4 del mattino, la Summer Love si schiantava sulla spiaggia di Steccato di Cutro con più di 200 migranti a bordo. Almeno 94 le vittime, fra cui 34 bambini; 50 i sopravvissuti, un numero imprecisato di dispersi in mare. Non possiamo lasciar passare nel silenzio questo terzo anniversario del naufragio. È indispensabile fare memoria delle vittime e fermarsi a riflettere su quanto è successo a Cutro, tanto più che in queste settimane ha preso il via il processo alla catena di comando che quella notte rifiutò il soccorso, processo di cruciale importanza, ma di cui nessuno parla. E intanto il mare continua a depositare sulle nostre spiagge altri corpi delle centinaia di vittime che hanno continuato a morire nel Mediterraneo. Milano ricorda il naufragio di Cutro ed è vicina al dolore dei familiari delle vittime. Ci ritroviamo giovedì 26 febbraio ore 20:30 alla Camera del lavoro metropolitana, con un estratto dallo spettacolo “Le carovane del Mediterraneo”, a cura di Betel Teatro, con la mostra di disegni “Sul mare spinato” di Francesco Piobbichi, e con Giuseppe Pipita, direttore de Il Crotonese e membro della Rete 26 febbraio, che in video collegamento da Crotone ci racconterà del processo in corso. Interventi delle ONG del soccorso in mare SOS Mediterranee, Mediterranea, RESQ People, Sea Watch. Promosso da ACLI Milanesi, CGIL e Rete Nessuna Persona è Illegale Redazione Milano
February 23, 2026
Pressenza
Roma alza la voce per Maja T., attivista tedesca condannata in Ungheria
Si rafforza a Roma il fronte civile che chiede la liberazione e la revisione del processo nei confronti di Maja T., la giovane attivista condannata dai tribunali ungheresi al termine di un procedimento giudiziario ritenuto da molti osservatori opaco, sbilanciato e privo di elementi probatori solidi. La capitale ospiterà un’iniziativa pubblica dal titolo “Il caso Maja T.: la persecuzione degli oppositori e l’autocrazia di Orbán in Ungheria”, in programma il 20 febbraio 2026 alle ore 14 presso la sede Arci di via dei Monti di Pietralata. L’appuntamento riunirà una rete ampia e trasversale composta da rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico e del settore dei diritti umani. Tra i partecipanti figurano i genitori dell’attivista, i deputati Arturo Scotto (Partito Democratico) e Filiberto Zaratti (AVS), insieme a Luigi Manconi, fondatore di A Buon Diritto, Luca Blasi della rete A Pieno Regime e Paola Bevere dei Giuristi Democratici. La moderazione sarà affidata a Gianluca Peciola, responsabile nazionale per i diritti umani di Sinistra Italiana. Il caso giudiziario ha acceso un dibattito internazionale, poiché Maja T. è stata ritenuta colpevole di aver preso parte, tre anni fa, a presunte aggressioni ai danni di alcuni neonazisti presenti alla cosiddetta “Giornata dell’onore”, raduno annuale di gruppi di estrema destra a Budapest. Tuttavia, secondo i familiari e i legali, le accuse non sono supportate da alcuna evidenza concreta: non risultano filmati, testimonianze dirette né elementi oggettivi che colleghino l’attivista agli scontri. “Non esiste una sola prova della sua presenza sul luogo”, ha ribadito il padre, richiamando anche le conclusioni degli investigatori tedeschi, che non avevano individuato indizi a suo carico. A rendere il quadro ancora più controverso c’è la gestione dell’estradizione. Alla fine del 2024, un tribunale della Turingia consegnò frettolosamente Maja T. alle autorità ungheresi, ma poche ore più tardi la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe dichiarò quella decisione incostituzionale. La Corte rimproverò la magistratura locale per non aver considerato le condizioni detentive estremamente dure che attendono in Ungheria una persona non binaria, come si è poi puntualmente verificato nei mesi successivi. Il processo ungherese è stato seguito con attenzione anche dal mondo della cultura e dell’editoria italiana. Il fumettista Zerocalcare ha dedicato a Maja una parte significativa del suo più recente libro, “Nel nido dei serpenti”, mentre l’editore Mattia Tombolini ha denunciato pubblicamente un iter giudiziario “già orientato nel suo esito”, evidenziando come al dibattimento non sia mai stato portato un elemento concreto che giustificasse accuse tanto gravi, nonostante la pesantezza delle pene inflitte: 8 anni a Maja, 7 a Gabriele e 2 ad Anna. L’iniziativa romana vuole essere dunque non solo un momento di solidarietà, ma anche un’azione politica e civile volta a denunciare il deterioramento dello stato di diritto in Ungheria, Paese guidato dal premier Viktor Orbán, più volte accusato a livello europeo di compressione delle libertà civili, ingerenze sul potere giudiziario e repressione sistematica del dissenso.   Rete #NOBAVAGLIO
February 19, 2026
Pressenza