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Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Seconda parte
La prima parte dell’articolo si può leggere a questo link. Il mancato intercetto in mare Le domande del pm, così come quelle dell’avvocato Marilena Bonfiglio – difensore del capitano di corvetta Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma – hanno provato a chiarire i motivi per i quali le due unità della Guardia di Finanza, la motovedetta V5006 e il pattugliatore d’altura Barbarisi, non fossero andate a intercettare il caicco. “L’obbligo di dover raggiungere il target direttamente non c’è, perché non c’era una situazione di pericolo”, ha ripetuto costantemente Barbera ogni volta che ha potuto, anteponendo lunghe premesse alle sue risposte. “L’unico caso che obbliga qualsiasi unità a dover raggiungere un’imbarcazione in difficoltà per operare è se questa si trova in pericolo”. L’ufficiale ha sostenuto che le comunicazioni della sala operativa del Roan di Vibo Valentia – “opereremo sottocosta e mare permettendo” – alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria fossero state chiare e complete: “Significa – ha specificato – che le altre amministrazioni erano a conoscenza del fatto che la Guardia di Finanza non sarebbe mai andata con le proprie unità a raggiungere il target, a intercettare il target. Sono due affermazioni chiare e inequivoche.” Incalzato dall’avvocato Bonfiglio e dal pubblico ministero sull’ipotesi in cui l’imbarcazione a 40 miglia avesse trasportato droga, contrabbandieri o terroristi, Barbera ha ribadito la sua posizione: “Confermo quello che vi ho detto, è un’attività di polizia. Confermo che le procedure non cambiano nel senso dell’attività di polizia giudiziaria”, per cui “non c’è sicuramente l’obbligo di dover andare all’intercetto di un target, anche se segnalato per la polizia”.  Riguardo a precedenti simili attività l’ufficiale ha nuovamente sottolineato: “Se non c’è una situazione di pericolo, non ho mai ordinato di dover raggiungere il target a 24-40 miglia”. Anche in merito all’assenza fisica dalla sala operativa del comandante del Roan di Vibo Valentia, Antonino Lopresti (su domanda del difensore, l’avvocato Tiziano Saporito), il teste ha giustificato la gestione da remoto affermando che “non è obbligatorio essere in sala operativa; Lopresti non c’era”. Ha poi specificato a domanda: “Ha in dotazione strumenti propri, personali, quindi può usare il telefono, può usare il computer, si arrangia con i propri strumenti”. Le procedure tattiche della Finanza Il teste ha rivendicato la scelta tattica dell’osservazione occulta e persino dello sbarco controllato: “Le investigazioni vengono fatte chiaramente attraverso un’osservazione occulta, il cosiddetto monitoraggio, mediante strumentazione sufficientemente adeguata della Finanza”, spiegando che nei casi di stupefacenti “noi a volte la lasciamo spiaggiare e facciamo convergere sul posto delle pattuglie proprio allo scopo di individuare e arrestare i sodali dell’organizzazione che stanno aspettando a terra il carico”. Il problema anche qui è che, come ha detto Barbera in udienza, il caicco è stato battuto dal radar alle 3.50 “ma non era certo che fosse il nostro target, ne abbiamo avuto certezza solo dopo la telefonata dei carabinieri che ci avvisava della richiesta di aiuto in quella zona”. A quel punto l’avvocato Marilena Bonfiglio ha chiesto perché la Finanza avesse contattato la Direzione marittima se l’attività di polizia era autonoma: “È una questione di opportunità, di rapporto – si è giustificato Barbera. Abbiamo chiamato per sincerarci che la segnalazione di Frontex fosse arrivata anche alla sala operativa della Direzione marittima di Reggio Calabria e per capire come fosse stata considerata la segnalazione. Visto che anche per loro non c’erano pericoli, è stato rappresentato che si sarebbe operato con i propri mezzi, inizialmente con la V5006, sottocosta e mare permettendo. Sono stati comunicati all’altra amministrazione dello Stato dati precisi”. Non era obbligatorio andare all’intercetto Sul rientro delle unità che erano partite per intercettare il caicco prima del naufragio di Cutro, Barbera ha affermato: “In assenza di una segnalazione certificata si evita di sottoporre a stress l’unità, con il rischio di rompere gli apparati e di stressare il personale”. Un’affermazione che contrasta con quanto avvenuto, ovvero l’uscita delle due unità alle 2.30: se non c’era obbligo, perché sono andate in quelle condizioni meteo che avevano provocato l’annullamento del pattugliamento del Barbarisi la mattina e il ridimensionamento dell’attività della V5006? Anche perché l’ufficiale, rispondendo alle domande riguardanti la partenza alle 2:30 delle unità della Finanza, ha confermato che era stato fatto il lavoro per tracciare le rotte di intercetto: “Il target intorno alle 5 si sarebbe dovuto trovare a 14 miglia da terra e, intorno alle 6, a 6 miglia da terra. Sia il pattugliatore veloce Barbarisi sia la V5006 lo avrebbero intercettato, nella peggiore delle ipotesi, intorno alle 5 il target, tra le 5 e le 6 al massimo”. Una volta appreso del rientro in porto dei mezzi navali, Barbera ha confermato di aver ordinato, alle 4:12, di predisporre delle pattuglie a terra. Nella chat con il comandante della V5006 aveva scritto: “Non appena in porto, prendete le autovetture e uscite di pattuglia; portati anche uno dei due piantoni, così da formare due pattuglie da tre, comunicandolo alle due Salop, VV e KR, al fine di dirigervi sul punto ove pensi che possano sbarcare, così da provare a prendere gli scafisti”. Barbera ha specificato: “Io diedi ordine alle pattuglie di intervenire per fermare gli scafisti, ma salvaguardando la vita”. Le tensioni con la Guardia Costiera nelle chat Sempre nella chat tra ufficiali, il capitano Barbera era stato protagonista di un commento sull’attività della Capitaneria. È stata l’avvocato Bonfiglio a chiedere all’ufficiale di chiarire perché quella notte avesse scritto in chat “sono fulminati” riferendosi alla Guardia Costiera. Barbera ha spiegato che l’espressione era legata a una richiesta del collega della Capitaneria, Arcangeli, di inviare i gommoni veloci BSO da 9 metri quando il caicco era già “a 40 metri dalla battigia”: “Impiegare un’unità navale così piccola – ha detto il capitano della Finanza – in quel tratto di mare era impossibile, per cui ho risposto di no”, definendo quel termine “riconducibile solo ed esclusivamente a quella richiesta, che mi sembrava fuori luogo, e alla circostanza del momento”. Si trattava dello stesso tratto di mare dove, secondo Barbera, il caicco sarebbe potuto spiaggiare, ed era la stessa Guardia Costiera che, sempre per l’ufficiale, aveva correttamente valutato di non dover considerare in pericolo il caicco e quindi di non attivare il piano SAR. Inoltre, in una delle chat di quella notte agli atti del processo, Barbera individuava proprio nell’inerzia della Capitaneria la radice della crisi operativa, scrivendo ai colleghi: “Cmq, mi pare di capire che il problema principale sia presso la Direzione marittima…”, e contestando direttamente ad Arcangeli: “La vostra sala operativa ha riferito che non avrebbe inviato alcuna unità perché non c’erano richieste di soccorso; adesso che il target è prossimo a spiaggiare fate uscire l’unità, mah”. Scibona ridimensiona le dichiarazioni del teste L’ultimo elemento di dibattito lo ha introdotto il presidente del collegio penale Alfonso Scibona. Barbera, che ha confermato di non essere stato in servizio quella notte, ha spiegato di “aver seguito le chat del gruppo OTC di cui facevo parte in qualità di comandante di reparto fino a una certa ora, intorno a mezzanotte, per poi riprendere la lettura delle chat intorno alle due”. Il presidente Scibona ha fatto notare come gran parte degli elementi tecnici riferiti da Barbera derivasse dalle indagini svolte successivamente ai fatti: “Ho partecipato e sono stato delegato nell’ambito dell’altro procedimento penale, quello sugli scafisti, e abbiamo fatto una ricostruzione dettagliata sui fatti”, ha confermato il teste. Proprio su questa sovrapposizione tra percezione diretta e studio successivo delle carte, il giudice Scibona ha ridimensionato la portata testimoniale delle valutazioni espresse dall’ufficiale: “Tutte le ricostruzioni e tutte le informazioni che oggi ha fornito in quest’aula si fondano su una lettura successiva degli atti. Quando lei dice ‘sulla base degli atti’, ‘documenti che ho letto’, lei ha letto tutto successivamente; lei ha avuto contezza di quello che è successo in quella data, come ha detto, alle ore 4:11. Quindi quello che è successo prima – il Barbarisi, il bunkeraggio della V5006, se stessero rientrando o verso dove fossero diretti e quant’altro – si basa sulla sua interpretazione e sulla sua lettura degli atti che lei ha visto successivamente”. In tutto questo l’operazione di polizia non è mai stata portata a termine.   Redazione Italia
October 19, 2026
Pressenza
Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Prima parte
Giustificati i motivi del mancato intercetto: “Non era obbligatorio andare, non era Sar. La brusca virata vicino alla spiaggia ha causato la tragedia”. Il giudice Scibona ridimensiona l’analisi dell’ufficiale. Una difesa a spada tratta dell’attività di law enforcement intrapresa dalla Guardia di Finanza (ma mai portata a termine) nella drammatica notte del naufragio di Cutro. È questo il senso della testimonianza resa dal capitano Gaetano Barbera, all’epoca dei fatti di Steccato comandante della Sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Crotone, nel corso della diciottesima udienza del processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, lo schianto del quale, il 26 febbraio 2023, causò la morte di 94 persone. “L’operazione di quella notte – ha dichiarato con sicurezza Barbera rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini – era un’operazione di polizia. Non era stato attivato il cosiddetto accordo tecnico dal Comando operativo navale proprio perché non c’era la certificazione della presenza dei migranti su quella barca. C’è stata tutta una serie di analisi da parte delle autorità preposte, da cui è emerso che non c’erano situazioni di pericolo nei confronti dell’imbarcazione, che navigava autonomamente senza alcun problema. L’analisi è stata fatta da esperti che hanno valutato nel merito, ma anche noi abbiamo dato un’occhiata a quella che era la messaggistica che era arrivata. Effettivamente non c’erano situazioni per le quali ipotizzare un pericolo.” In ogni caso, ribadendo che “nel caso di Cutro l’attivazione dell’accordo tecnico era in capo al Comando operativo aeronavale, che non ha ritenuto opportuno doverlo attivare”, Barbera ha sottolineato continuamente nel corso delle sue risposte: “La Guardia di Finanza non è deputata a queste valutazioni; la Guardia di Finanza non può attivare un piano SAR a tavolino, se non avendo l’imbarcazione a vista e constatando che c’è un serio e imminente pericolo di vita”. Barbera ha attribuito la responsabilità esclusiva della qualificazione SAR alla Guardia Costiera: “In ogni caso la Guardia di Finanza non è deputata a queste valutazioni. L’autorità marittima ha correttamente valutato di non dover considerare in pericolo il natante, e quindi di non attivare il piano SAR”. Invece, ha aggiunto l’ufficiale, “il velivolo di Frontex che ha avvistato l’imbarcazione, se avesse valutato che c’era in quel momento una situazione per la quale dichiarare il SAR, avrebbe potuto dichiararlo tranquillamente.” Il mancato avvio del piano SAR Il cardine della linea esposta da Barbera risiede proprio nei motivi per cui non fu attivato l’accordo tecnico che avrebbe permesso l’intervento della Guardia Costiera con i mezzi ognitempo per andare in soccorso al caicco in un’operazione SAR. Sollecitato dall’avvocato Alice Massara, difensore del colonnello Nicola Vardaro, a specificare quali elementi determinassero l’attivazione dell’accordo tecnico, Barbera ha spiegato, citando con precisione articoli e dati: “L’accordo tecnico, all’allegato 2, tra le 17 voci prevede di dover annotare il numero di possibili migranti a bordo, a partire da una telefonata da parte dei migranti alle forze di polizia in cui si dice che sta arrivando un’imbarcazione, oppure dalla captazione di 30-40 utenze telefoniche, tali da far comprendere al velivolo che si trova sopra che effettivamente possano esserci migranti a bordo”. Quando il pm Staccini gli ha fatto notare, nella segnalazione di Frontex la dicitura “possible additional people”, l’ufficiale ha sostenuto che l’agenzia europea utilizza tale formula in modo standardizzato: “Quando Frontex segnala, segnala sempre come possible POB (people on board). Poi c’è un’analisi che ha fatto Frontex e, all’esito di quella, è stata fatta un’ulteriore analisi da parte del Comando operativo navale. Nessuno ha certificato la presenza dei migranti a bordo”. Sul punto il presidente del collegio penale, il giudice Alfonso Scibona, ha contestato al teste le risultanze istruttorie secondo cui in 9 casi su 10 le segnalazioni di Frontex riguardavano migranti. L’ufficiale, apparendo sorpreso, ha ridimensionato la statistica affermando sicuro: “No, non è così. Può succedere magari che su 10, che ne so, 6 volte abbiano ragione e 4 volte no, ma non 9 su 10”. Le stufette a bordo del caicco La linea di Barbera ha ricalcato quella delle ‘stufette’ tenuta finora da tutti gli imputati e dai loro comandanti nell’ambito del processo sul naufragio di Cutro riguardo alla forte risposta termica rilevata all’interno del caicco Summer Love dall’aereo Eagle One di Frontex: “Si vede una persona in coperta e la significativa rilevazione termica è associata al fatto che fossimo a febbraio, e quindi bastava una piccola fonte di calore perché si registrasse questa rilevazione termica”. E ancora, a giustificazione della mancata attivazione del SAR, ha addotto il fatto che “c’era la captazione di una sola utenza telefonica, quindi non 30-40 come in genere avviene quando ci sono numerosi migranti a bordo”, aggiungendo che di norma la presenza di migranti si percepiva “perché c’è tutta una serie di elementi, tipo i parabordi che vengono lasciati fuori così, i migranti in coperta, delle tende strane, o barche con un bordo libero ridotto, che indica la linea di galleggiamento”. Il capitano Barbera ha anche evidenziato il ruolo del velivolo Frontex: “In caso di dubbi può anche interrogare l’imbarcazione, quindi può chiamare con il VHF sul canale 16, canale internazionale, e chiedere informazioni all’unità, assicurandosi che sia tutto a posto”, poiché “se non rispondono c’è qualcosa che non va, perché una barca che naviga normalmente non ha motivo di non rispondere sul canale 16”. Non era una tradizionale barca di migranti Nel corso della testimonianza, l’ufficiale – citandolo in una delle sue digressioni – ha introdotto un tema che da qualche tempo la difesa stava cercando di inserire nel dibattimento per evidenziare come il caicco non fosse un’imbarcazione “tradizionale” per il traffico di esseri umani: i controlli effettuati negli anni precedenti su natanti simili. Con dovizia di particolari Barbera ha ricordato: “Era stato effettuato un controllo proprio dalla V5006 qualche tempo prima, con tre turchi a bordo che erano in navigazione ordinaria. Dalla consultazione delle banche dati SDI sui soggetti che erano a bordo, né tantomeno sull’imbarcazione, non risultavano elementi tali da ricondurre ad attività illecita”. Ha inoltre precisato che, nella sua esperienza calabrese, “i migranti viaggiavano su barche a vela, imbarcazioni a motore in ferro o pescherecci, ma barche di questo tipo che trasportassero migranti, a mia memoria, non ne ricordo”. La virata e l’analogia con l’incidente stradale Secondo l’ufficiale, la tragedia sulle coste del naufragio di Cutro fu causata dalla brusca virata effettuata dagli scafisti davanti alla spiaggia: “In questi quattro anni di servizio in Calabria non mi è mai capitato di vedere una manovra del genere e non era neanche pensabile: una manovra impossibile, una manovra che non si può fare. Senza quell’accostata, quell’imbarcazione sarebbe arrivata a terra, così come ne sono arrivate tante altre nello stesso tratto di mare e in altri tratti di mare, e non è mai successo nulla di così tragico, in quelle stesse condizioni di mare. Consideri che lì c’è un fondale di 3 metri e mezzo, quindi quell’imbarcazione, con un pescaggio di 2 metri o 2 metri e mezzo, sarebbe arrivata sospinta dal moto ondoso dritta sulla battigia”. L’ufficiale è ricorso a un’analogia stradale per escludere le responsabilità della Finanza: “È come se noi avessimo contezza che sta arrivando un camioncino, un furgone con dei migranti che deve attraversare Crotone, e decidessimo nell’ambito dell’autonoma attività di polizia di fermarlo dopo Crotone. Che succede? Che durante questo frangente l’autista del pulmino si schianta contro un albero e succede quello che succede. Non può essere imputata la Guardia di Finanza di tutto questo”. Redazione Italia
October 19, 2026
Pressenza
In Germania inizia il processo per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream
Nel settembre del 2022 i gasdotti furono danneggiati da una serie di esplosioni, che li resero inservibili: fu uno dei più eclatanti atti di sabotaggio della storia europea recente. Il processo dovrà valutare, tra le altre cose, se ci fu un coinvolgimento diretto del governo ucraino o di suoi funzionari, […] L'articolo In Germania inizia il processo per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
PIAZZA DELLA LOGGIA: LA CORTE D’APPELLO NEGA L’ARRESTO DI TOFFALONI, CONDANNATO PER LA STRAGE DEL 28 MAGGIO 1974
La Corte d’appello di Brescia ha respinto la richiesta della Procura generale di arrestare Marco Toffaloni, fascista veronese ed ex militante di Ordine Nuovo condannato a 30 anni per la Strage fascista, di Stato e della Nato di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Per i giudici ‘non ci sono elementi sufficienti a dimostrare un pericolo concreto e attuale di fuga dell’uomo’, che vive in Svizzera, ha cittadinanza elvetica e ha impugnato in Cassazione la condanna di primo grado, la massima possibile – 30 anni – visto che all’epoca dei fatti era ancora minorenne. La Procura generale ha già fatto ricorso contro la decisione della Corte d’Appello. Su Radio Onda d’Urto ha commentato la decisione della Corte d’Appello l’avvocato Federico Sinicato, legale di parte civile nel processo sulla Strage di Piazza della Loggia. Ascolta o scarica  
October 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Processo naufragio Cutro, le incongruenze sui diari della Guardia di Finanza
Nell’udienza del 9 ottobre sui presunti ritardi nei soccorsi al vaglio dei Tribunale di Crotone gli spostamenti e la posizione della motovedetta V5006. Il diario degli avvenimenti del Gruppo aeronavale di Taranto della Guardia di Finanza, compilato nella notte del naufragio di Steccato di Cutro, è stato al centro dell’udienza del 9 ottobre 2026 del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui schianto sulla costa calabrese ha causato 94 morti. Il processo, in corso al Tribunale di Crotone, coinvolge quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto accusati di omicidio e naufragio colposo: Giuseppe Grillo, 58 anni, all’epoca capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (Roan) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 52 anni, all’epoca comandante del Roan di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 53 anni, all’epoca ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 54 anni, all’epoca comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 42 anni, all’epoca ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, e infine Nicola Nania, 53 anni, all’epoca in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. Le incongruenze nel diario degli avvenimenti del Gan Dal diario degli avvenimenti della sala operativa del Gan di Taranto, infatti, emergono alcune incongruenze. L’udienza ha mostrato ancora una volta come quella notte le comunicazioni tra chi era sul campo non abbiano funzionato: non solo sono mancate quelle tra Guardia di Finanza e Capitaneria, ma anche tra i vari reparti della stessa Guardia di Finanza. Tra il Gan di Taranto e il Roan di Vibo Valentia ci sono solo due comunicazioni segnate sul diario degli avvenimenti: la prima alle 23.45 (il Roan comunica di aver avuto la segnalazione del caicco da Frontex) e l’altra alle 2.05, quando si dà notizia dell’impiego del pattugliatore Barbarisi, unità del Gan di Taranto che era di stanza a Crotone. Gli spostamenti della motovedetta V5006 L’udienza è stata incentrata sulla verifica della presenza e della posizione della motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia nell’area del naufragio. È ormai risaputo che la motovedetta V5006 del Roan di Vibo Valentia, in servizio a Crotone, stava svolgendo attività di pattugliamento dalle 20 del 25 febbraio; a causa delle condizioni meteomarine aveva rivisto il suo piano di navigazione ed era rimasta sottocosta tra il fiume Neto e Capocolonna, perché oltre non si poteva andare per via del mare grosso. Quando alle 23.26 del 25 febbraio è arrivata la segnalazione di Frontex, che aveva avvistato il Summer Love a 40 miglia dalla costa calabrese, l’unità navale, poco prima di mezzanotte, ha fatto rientro in porto a Crotone per il bunkeraggio e per prepararsi a ripartire al fine di intercettare il caicco. Nel diario degli avvenimenti del Gan – dove sono annotati tutti i fatti di quella notte – però, questo rientro a mezzanotte non è segnato, sebbene fosse a conoscenza della sala operativa. Verrà inserito nel diario solo alle 2.30, quando viene annotata la partenza del pattugliatore Barbarisi insieme alla motovedetta. Lo ha confermato al collegio penale del Tribunale di Crotone il brigadiere Corrado Panico, capoturno della sala operativa del Gan di Taranto quella notte: “Sul diario mettiamo i fatti salienti. Non l’ho annotato perché non era rilevante in quel momento. Serviva a poco saperlo o non saperlo”. Le mancate informazioni tra reparti Ma non basta. Come era emerso anche nella precedente udienza, nel diario degli avvenimenti del Gan è scritto che il Roan di Vibo Valentia aveva comunicato al Gan che quella motovedetta si trovava a circa due miglia da Le Castella, mentre in realtà non aveva mai superato il promontorio di Capocolonna, che è distante oltre 20 miglia da Le Castella. Su questo aspetto l’avvocato di parte civile Lidia Vicchio ha chiesto conferma al testimone, il quale ha affermato che “il Roan aveva riferito che c’era una loro unità a Le Castella”. Sul punto l’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ha incalzato il testimone chiedendo perché non avesse ritenuto la notizia del rientro in porto della motovedetta di interesse operativo, visto che, secondo il Roan, si trovava a Le Castella e che per raggiungere Crotone, distante 20 miglia, sarebbero servite diverse ore: “Perché non gestisco io la V5006”, ha risposto Panico, spiegando che la motovedetta era di competenza del Roan e non del Gan. Allo stesso modo, il testimone ha chiarito perché non è stato avvisato il Coan (il Centro operativo aeronavale della Finanza di Pratica di Mare): “Io avviso il Coan per la mia unità, non per quella che non è del mio reparto”. “Il comandante Vardaro sempre notiziato via telefono” Incalzato dal presidente del collegio penale Alfonso Scibona, il brigadiere Panico ha ribadito: “Vardaro era costantemente notiziato via telefono”, ma ha pure riconosciuto che sul Diario degli avvenimenti non risulta che  il comandante del Gan fosse stato informato a mezzanotte del rientro della V5006. “Se l’ho comunicato, l’ho fatto dopo le 2, non nell’immediatezza. Perché era ininfluente che fosse tornata a fare bunkeraggio”, ha detto Panico spiegando: “L’ho comunicato a quell’ora perché il nostro pattugliatore, il PV6 Barbarisi, intraprende insieme alla V5006 la navigazione. Il fatto che ci sia anche la V5006 del Roan a quel punto ha valenza operativa”. Poi Panico ribadisce che aveva informato Vardaro della V5006 “perché nel frattempo era rientrata a Crotone: l’avevamo lasciata a Le Castella… quindi come ultima notizia ho dato questa al mio Otc”. Era una nave di migranti, lo aveva scritto Frontex Il testimone ha anche spiegato che “Vardaro aveva dato ordine di restare a disposizione di Roan Vibo. E che sarebbe uscito anche il pattugliatore nel caso avessero deciso di intercettare il natante. Il comandante Vardaro chiese di verificare possibilità di usare velivoli per proseguire attività di Eagle. Ho chiesto ad Icc se c’erano velivoli e mi è stato riferito negativamente. Il colonnello ha chiamato in sala alle 2 ed ha disposto l’uso del Barbarisi per fare un controllo di polizia”. Panico ha anche spiegato che con il collega di sala, Verdaro, “abbiamo fatto una presunta rotta ma non l’abbiamo comunicata a nessuno”. Nel corso dell’udienza il pm Matteo Staccini ha chiesto a Panico se in base alla sua esperienza avesse ipotizzato cosa potesse essere quel natante. La domanda è stata contestata dai difensori di Vardaro, ma ammessa dal presidente Scibona perché nei verbali agli atti Panico aveva parlato di sospetto di migranti. La risposta del brigadiere è stata come un macigno sul muro delle difese: “L’ipotesi era fatta sulla scorta di quello che scrive l’equipaggio dell’Eagle1 nel report: possibile migrant. Però” ha specificato il teste “era un’opinione personale che a poco serve perché la valutazione non è di mia competenza”. Redazione Italia
October 10, 2026
Pressenza
Udienza preliminare processo strage sul lavoro Brandizzo
Si è aperta alle 10,00 del 30 settembre presso il tribunale di Ivrea, l’udienza preliminare del processo per la strage sul lavoro del 30 agosto 2023, sui binari ferroviari di Brandizzo. Erano presenti i familiari di Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Aversa, i cinque operai […] L'articolo Udienza preliminare processo strage sul lavoro Brandizzo su Contropiano.
October 3, 2026
Contropiano
Giulio Regeni: tre 007 egiziani condannati a dieci anni per il sequestro, ma non per l’omicidio
La Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani per la morte di Giulio Regeni al Cairo nel 2016.Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto. Dieci anni è la condanna inflitta ai 3 agenti dei servizi segreti egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il, quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto. I tre 007 egiziani sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni. I giudici hanno infatti fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l’accusa di sequestro di persona. La sentenza arriva a 3.890 giorni da quando Giulio Regeni venne trovato morto in Egitto, sul corpo evidenti segni di violenze e torture. Oggi su quella morte è arrivata la prima “verità” processuale con la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma chiamata a decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura nei confronti dei quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi segreti del Cairo. “È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta” ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Regeni. “Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi.” “Questo processo non consegna una verità intuitiva o emotiva” ha affermato in aula il rappresentante dell’accusa. “Consegna una verità processuale costruita attraverso prove documentali; prove dichiarative; prove tecnico-scientifiche; riscontri esterni; convergenze indipendenti; verifiche dibattimentali.” “Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e poi a una sentenza. Questa è già una vittoria, ma non ci accontentiamo”, ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente. I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro”, ha aggiunto. “Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”, ha risposto Ballerini a chi le chiedeva un commento sulla recente visita del Ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto e sull’incontro con il presidente Al Sisi.     Articolo 21
September 29, 2026
Pressenza
Naufragio Cutro, l’equipaggio: “Il radar non ha battuto nulla”
Ripresa l’udienza a carico dei 6 militari indagati sui presunti ritardi nei soccorsi. Il pm chiede i motivi della sosta prolungata della motovedetta V5006 a Crotone. “Alle 3.20 del 26 febbraio quando siamo arrivati a Capocolonna non si poteva procedere in sicurezza e il comandante ha deciso di rientrare in porto”. Lo hanno ribadito all’unisono venerdì 18 settembre due componenti dell’equipaggio della motovedetta della Guardia di Finanza V5006 nel corso della loro testimonianza al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio a Steccato di Cutro ha causato 94 morti e decine di dispersi. Udienze ricominciate per sei imputati Processo che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di porto. Sul banco degli imputati, per omicidio e naufragio colposo, figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e, infine, Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria. L’udienza, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Alfonso Scibona, è ripresa dopo la pausa estiva con l’audizione di due finanzieri scelti: Alessandro Erdas, motorista della V5006, e Roberto Camarretta, radarista a bordo dell’unità. I due sono stati interrogati dal pubblico ministero Matteo Staccini, mentre gli avvocati degli imputati e quelli di parte civile hanno scelto di acquisire agli atti le relazioni di servizio. La ricostruzione attraverso le relazioni di servizio Relazioni che fanno un resoconto freddo di quanto accaduto quella notte del 26 febbraio, quando la motovedetta V5006 dalle 20 si trovava in mare per attività di pattugliamento. Alle 23.30 la motovedetta riceveva la comunicazione della segnalazione di Frontex che avvisava della presenza di un caicco sospetto (possible migrant vessel scrive Frontex nell’avvistamento delle 21.26 del 25 febbraio 2023, ndr) che faceva rotta verso la Calabria. A quel punto il comandante dell’unità, il luogotenente Pasquale Lombardo, disponeva il rientro in porto per bunkeraggio. L’unità entrava nel porto vecchio di Crotone a mezzanotte e lì restava fino alle 2.20 del 26 febbraio, quando riprendeva il mare per andare a intercettare il caicco. Un’ora dopo, alle 3.20, all’altezza di Capocolonna a causa delle condizioni meteo avverse la V5006 invertiva la rotta tornando verso Crotone, dove giungeva alle 4.45. Da ricordare che né il primo rientro, né il secondo sono stati comunicati alla Guardia Costiera che aveva offerto il suo supporto per dirigersi verso il caicco. Soprattutto, come è ormai noto, il Roan di Vibo Valentia aveva comunicato alle 23.36 al comando regionale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria che “per il momento è un’attività di polizia che stiamo valutando noi, abbiamo la… una nostra vedetta, la 5006, che l’attenderà… mare permettendo”. Le due ore di attesa al porto vecchio Il pm Staccini ha chiesto ai due testimoni il motivo delle due ore di attesa al porto dopo il primo rientro: “Sono serviti 40 minuti per il rifornimento, abbiamo fatto 800 litri di carburante – ha spiegato il finanziere scelto Erdas – poi ci sono ormeggio e disormeggio, pratiche burocratiche per il rifornimento. Il comandante ci ha anche chiesto di sistemare la barca per affrontare il mare successivamente. Da quando abbiamo finito alla nuova partenza, che è stata decisa dal comandante non ricorodo quanto tempo è trascorso, mi pare meno di un’ora”. Il finanziere Camarretta ha precisato: “Non abbiamo fatto solo rifornimento, ma abbiamo rifatto le stime per capire dove il caicco si sarebbe trovato e quando sarebbe arrivato in acque nazionali in base a segnalazione Frontex, che è stata l’unica avuta durante navigazione. Inoltre, abbiamo messo in sicurezza tutta l’apparecchiatura prima di uscire. Non ricordo se c’è stato un intervallo temporale tra quando eravamo pronti e quando siamo uscire”. Il sostituto procuratore ha chiesto chiarimenti sulle condizioni meteo. Entrambi i testimoni hanno dato la medesima risposta: “Alle 21 quando eravamo già in mare si poteva proseguire, alle 3.20 a Capocolonna era impossibile proseguire. Il comandante ha deciso e come prassi penso che abbia informato la sala operativa di Vibo Valentia”. Nel corso della testimonianza del motorista, l’avvocato Francesco Vetere, difensore di Alberto Lippolis, ha chiesto al finanziere Erdas se avesse mai incontrato prima imbarcazioni simili al caicco durante la sua esperienza in mare. Il militare ha iniziato a rispondere con dovizia di particolari di fatti avvenuti qualche mese prima del naufragio, ma è stato fermato dal presidente Scibona, il quale ha fatto notare come la domanda non c’entrasse con il tema della testimonianza, che era sulla relazione di servizio data per acquisita e né poteva essere desunto da domande fatte dal pm. L’avvocato a quel punto non ha insistito. Domande del pm sulle comunicazioni e sul radar Più approfondite le domande al radarista della V5006 sulle comunicazioni e sulla procedura seguita per tentare di intercettare il Summer Love. Il finanziere ha evidenziato un dato: “La comunicazione di Frontex con i dati delle coordinate del caicco quando è arrivata a noi era già di un’ora prima. Il target era a 40 miglia a sud est di Capo Rizzuto, ma per la rotta che faceva era a 50 miglia da punto di arrivo previsto, Copanello. Per andare a intercettare l’imbarcazione ci siamo basati sulla segnalazione di Frontex, che indica rotta e velocità, verificando ogni ora il punto dove presumibilmente sarebbe arrivato. Quando siamo usciti alle 2.20 l’idea era quella di intercettare il caicco; secondo i calcoli che avevamo fatto sarebbe entrato in acque nazionali alle 3, quando sarebbero mancate 25 miglia per arrivare al punto previsto di approdo. In base ai dati di Frontex il caicco sarebbe arrivato sulla costa alle 7 del mattino.” La radio non funzionava bene Il finanziere Camarretta ha spiegato al Tribunale che “quella sera la radio, probabilmente per le condizioni meteo, non funzionava bene e per questo le comunicazioni il comandante le faceva per telefono” e poi ha specificato al pm: “Il radar di bordo può avere una portata anche di 96 miglia, ma non batterebbe nulla. Quella notte non ha battuto alcun target, per le condizioni meteo che c’erano la portata non andava oltre le due, massimo 3 miglia”. E la motovedetta non è mai arrivata a quella minima distanza. Infine, nel corso delle domande degli avvocati difensori l’avvocato Alice Massara ha letto anche le sommarie informazioni testimoniali che Camarretta ha fatto alla Procura militare di Napoli che aveva aperto un’indagine in seguito al cosiddetto “Contributo civico” presentato da Cittadinanzattiva di Napoli al Tribunale militare del capoluogo campano e al Comando generale delle Capitanerie di porto.     Redazione Italia
September 19, 2026
Pressenza
A Milano presentazione del docufilm “Cutro, 94… and more”
Nel tredicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa, la Rete milanese Nessuna Persona è Illegale ha organizzato un evento speciale all’Anteo Palazzo del cinema di Milano per domenica 4 ottobre, ore 10:30. Presenteremo in anteprima il docufilm “Cutro, 94… and more”, AR Film, 2026. Regia di Angelo Resta. Sceneggiatura: Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo, Francesco Pupa e Angelo Resta. Regista e sceneggiatori saranno presenti per discutere col pubblico. Con la testimonianza di Mojtaba Rezapour Moghaddam, l’unico superstite del naufragio che vive ormai stabilmente nel crotonese. Il film ricostruisce il naufragio di Cutro, quando il 26 febbraio 2023 il caicco “Summer Love”, partito dalla Turchia, si infranse in una secca a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. Nel naufragio, persero la vita 94 persone migranti, di cui 35 bambini; tuttora ignoto il numero dei dispersi. È un racconto rigoroso che ricostruisce contesto, responsabilità e memoria collettiva, attraverso le testimonianze dirette dei primi giornalisti giunti sul luogo e i racconti di chi c’era. Come recita la motivazione del premio Vittorio De Seta 2026, “restituisce verità, contesto e memoria a una delle stragi migratorie più gravi della storia italiana recente”. È anche un’opera di riflessione civile su temi universali, come la solidarietà, la responsabilità collettiva e il dovere della memoria. In questo momento è in corso a Crotone il processo contro sei funzionari di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto per approfondire le falle nella catena di comando che possono essere state all’origine del naufragio. Il processo è stato silenziato, vietando perfino le registrazioni di Radio Radicale. Il film aiuta allora anche a combattere questo silenzio e a mantenere viva l’attenzione pubblica su quel naufragio. Costo del biglietto: 5 euro Prenotazioni e biglietti: https://anteo.spaziocinema.18tickets.it/film/110136 Redazione Milano
September 18, 2026
Pressenza
Santa Maria Capua Vetere, la tortura di Stato arriva al giudizio
Il processo di primo grado entra nelle battute finali. L’associazione Yairaiha ricostruisce la spedizione punitiva dell’aprile 2020: circa 300 agenti coinvolti, detenuti picchiati e umiliati, isolamento, minacce e tentativi di occultare quanto accaduto. In gioco non ci sono soltanto le responsabilità individuali, ma i limiti del potere dello Stato sulle […] L'articolo Santa Maria Capua Vetere, la tortura di Stato arriva al giudizio su Contropiano.
September 13, 2026
Contropiano