
CPR a Castel Volturno, medici e mediche della Campania contro Piantedosi
Progetto Melting Pot Europa - Tuesday, October 13, 2026Decine di operatori e operatrici sanitarie firmano l’appello «NO CPR né a Castel Volturno né altrove»: dopo il teorema della Procura di Ravenna, la sanità campana rifiuta di farsi complice della detenzione amministrativa. Verso la manifestazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno – provincia di Caserta – e l’assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention del 25 ottobre.
Mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi porta avanti il piano di sei nuovi CPR sparsi in tutta Italia, tra cui uno destinato al territorio di Castel Volturno, arriva una risposta corale e senza precedenti da parte della comunità medica e sanitaria della Campania, che rifiuta di trasformarsi in un ingranaggio burocratico di convalida della detenzione amministrativa.
La mobilitazione, promossa dalla Comitato regionale campano No CPR, unisce decine di primari, infettivologi, psichiatri, medici e mediche di base. Il testo dell’appello denuncia la violazione dei principi deontologici e l’impatto patogeno delle strutture di trattenimento, e chiama a una catena di azioni concrete fino alla manifestazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno.
CPR, la cura sotto accusa
Il dottor Nicola Cocco: «La detenzione amministrativa è un dispositivo patogeno»
Avv. Arturo Raffaele Covella
22 Settembre 2026
Facciamo nostre le parole dell’appello e lo rilanciamo, perché tocca un nodo che riguarda tutte e tutti noi: chi decide se un corpo è «idoneo» a essere rinchiuso, e a quale prezzo per chi si rifiuta di certificarlo.
Luoghi patogeni per definizione
I CPR sono centri di detenzione amministrativa in cui vengono trattenute persone migranti prive di documenti di soggiorno, in attesa dell’esecuzione di un provvedimento di espulsione. La privazione della libertà personale avviene senza alcuna violazione del Codice penale, e il “trattenimento” può durare fino a 18 mesi.
A sostenere le tesi del personale sanitario intervengono dati e pronunce di peso.
I report internazionali. Il rapporto 2024 del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) ha documentato maltrattamenti fisici, somministrazione diffusa di psicofarmaci anche senza prescrizione, condizioni materiali propriamente carcerarie, assenza di attività ricreative e trasferimenti degradanti in manette, per ore senza acqua né cibo. L’assistenza sanitaria è garantita solo formalmente, da personale assunto da enti privati e scollegato dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). La letteratura scientifica italiana e internazionale, insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità, concorda nell’evidenziare la natura patogena della detenzione: deterioramento della salute mentale, rischio di ri-traumatizzazione per chi ha già vissuto esperienze traumatiche, ostacoli nell’accesso alle cure, uso improprio di psicofarmaci. La permanenza nel centro diventa così un fattore autonomo di aggravamento delle condizioni psicofisiche.
La spesa farmaceutica. I dati raccolti dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) sugli acquisti del CPR di Milano tra ottobre 2021 e febbraio 2022 mostrano che oltre il 60% della spesa in farmaci è andata in psicofarmaci. Tra gli acquisti figurano antiepilettici, antipsicotici e farmaci per la scabbia: molecole indicate per patologie che, in molti casi, sono incompatibili con un regime di fatto carcerario.
Il quadro costituzionale. Con la sentenza n. 96/2025 la Corte costituzionale ha rilevato il contrasto tra la reclusione nei CPR e l’articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale, richiamando la scarsa trasparenza delle modalità di trattenimento. Ne discende, scrivono i firmatari e le firmatarie, che anche migliorando le condizioni di detenzione è l’istituzione stessa del CPR a violare la Costituzione.
La scure giudiziaria sui certificati di inidoneità
La “caccia ai sanitari” è esplosa dopo l’azione della Procura di Ravenna: un’operazione ad ampio raggio, che abbiamo definito un vero e proprio teorema, che ha coinvolto 23 medici, intercettati e perquisiti, con il sequestro di smartphone e computer a 22 di loro per vagliarne le chat personali. L’obiettivo è mettere in discussione i certificati di inidoneità redatti per impedire l’ingresso nei CPR: di fatto è l’ennesimo tentativo di delegittimare chi con strumenti legali si oppone alla detenzione amministrative in luoghi patogeni, che ammalano le persone. Tra gli indagati, addirittura per associazione a delinquere, figura l’amico Nicola Cocco, infettivologo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM).
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Il dottor Nicola Cocco: «La detenzione amministrativa è un dispositivo patogeno»
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22 Settembre 2026
All’inizio del 2026 la stessa Procura aveva formalizzato l’accusa di falso ideologico nei confronti di otto medici infettivologi dell’Ospedale Santa Maria delle Croci, per il rilascio di certificati ritenuti “inappropriati”.
L’inchiesta solleva un interrogativo cruciale sull’autonomia professionale. La valutazione di idoneità, prevista come filtro obbligatorio prima del trattenimento, rischia di essere letta come un atto ostativo all’ordine pubblico anziché come un atto di diagnosi e tutela clinica. Tutto il teorema vuole spostare il bersaglio dal sistema patogeno a chi ne denuncia l’incompatibilità con la salute. Per questo i firmatari e le firmatarie esprimono piena solidarietà ai colleghi e alle colleghe colpite e ribadiscono il dovere del medico di agire nel solo interesse della persona assistita.
Verso la manifestazione di Castel Volturno
L’appello chiama alla costruzione di un fronte comune di tutta la categoria e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del sistema sanitario, contro uno strumento di pressione che li vuole complici, sotto ricatto lavorativo o giudiziario, di un sistema di tortura e morte. Il presidio dell’11 ottobre in piazza San Domenico Maggiore a Napoli è stato la prima tappa di questo percorso.
A chi condivide l’appello viene chiesto di:
- sottoscriverlo e diffonderlo tra colleghi e colleghe, nei luoghi di lavoro e nelle associazioni;
- chiedere agli Ordini professionali e ai sindacati di prendere posizione a tutela dell’autonomia e della responsabilità professionale;
- partecipare alla manifestazione nazionale promossa dal Comitato Regionale NOCPR, sabato 24 ottobre alle ore 13 a Castel Volturno;
- compilare il form con i propri contatti per restare aggiornati sulle prossime iniziative.
Il giorno dopo, domenica 25 ottobre, si terrà la nuova assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention, con tavoli di lavoro e una plenaria. Tra i temi: i CPR in Italia e in Albania, la campagna “La cura non è reato” e il ruolo dei sanitari, il monitoraggio dell’attuazione del Patto UE su migrazione e asilo, lo sfruttamento lavorativo e le lotte. È il seguito dei percorsi già avviati con l’assemblea No CPR di Bologna nell’ottobre 2024 e con l’assemblea transnazionale di Roma nel marzo 2025.
25 ottobre – Assemblea del Network Against Migrant Detention a Castel Volturno (CE)
Domenica 25 ottobre 2026 dalle ore 10 alle 16
9 Ottobre 2026Saremo a Castel Volturno perché, come ricordano medici e mediche della Campania, impedire che un essere umano venga rinchiuso in questi luoghi significa farsi garanti della sua salute.