Caso Almasri: anche la Corte costituzionale volta le spalle a Lam Magok
«La Corte Costituzionale, con la sua decisione, ha compiuto una scelta precisa:
quella di togliermi la possibilità di far sentire la mia voce davanti a una
Corte del Paese che ha sottratto Almasri alla giustizia». Con queste parole Lam
Magok Biel Ruei – richiedente asilo sud-sudanese, picchiato e torturato da Osama
Almasri nel carcere di Mitiga a Tripoli – commenta l’ordinanza con cui la Corte
costituzionale ha dichiarato inammissibile la sua richiesta di intervenire nel
giudizio sull’udienza prevista per il 18 maggio.
Notizie
IL CASO ALMASRI NON È CHIUSO
La Corte costituzionale chiamata a decidere sul diritto di ottenere giustizia
per una vittima di tortura
Redazione
11 Aprile 2026
Lam Magok – scrive l’associazione Baobab Experience – ha visto, pezzo dopo
pezzo, l’Italia demolire il suo diritto alla tutela giurisdizionale: prima
quando il Governo ha protetto il torturatore Almasri dalla giustizia
internazionale, poi quando il Parlamento ha protetto il Governo dalla giustizia
penale; da ultimo quando la Corte costituzionale ha respinto la sua richiesta di
intervento nel giudizio sulla legittimità della legge di attuazione dello
Statuto della Corte penale internazionale (Cpi).
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da Baobab Experience (@baobabexperience)
Almasri, ricordiamo, era stato arrestato in Italia il 19 gennaio 2025 e liberato
due giorni dopo, perché il ministero della Giustizia non aveva mai trasmesso il
proprio parere al procuratore generale della Corte d’Appello di Roma. Dopo la
liberazione, Almasri era stato riportato in Libia con un volo di Stato. Il
processo davanti alla Cpi non si è mai potuto tenere. Il 9 ottobre 2025, la
maggioranza parlamentare ha poi accordato l’immunità ai ministri Carlo Nordio e
Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano, invocando un presunto
“superiore interesse dello Stato” – e barattando, secondo Baobab Experience, «la
vita di migliaia di persone con un non meglio precisato timore di ritorsioni
contro i cittadini italiani presenti in Libia, con il rischio del collasso degli
accordi sul controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo e con la
salvaguardia degli approvvigionamenti energetici».
A Lam Magok rimaneva quindi un solo giudizio in cui far valere le sue ragioni:
quello davanti alla Consulta, chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità
della norma che subordina la cooperazione con la Cpi al via libera preventivo
del ministro della Giustizia. Anche questa porta gli è stata chiusa.
Nell’ordinanza depositata giovedì 14 maggio, i giudici scrivono genericamente
che Lam Magok “potrà ottenere piena tutela giurisdizionale nelle sedi
appropriate“. Gli avvocati di Baobab Experience Francesco Romeo e Antonello
Ciervo smontano però questa tesi: «Secondo i giudici costituzionali, Lam potrà
sempre chiedere i danni in sede civile, ma non è affatto così. La decisione
della Consulta è un bivio decisivo: se la legge attuale verrà dichiarata
incostituzionale, Lam non avrà più alcuno spazio legale per chiedere giustizia e
ottenere il risarcimento per il caso Almasri». Se l’intervento fosse stato
ammesso, la difesa avrebbe chiesto il rigetto della questione di
costituzionalità proprio per preservare questa possibilità.
«La Consulta si allinea alla ragion di Stato»
Per Romeo e Ciervo, la decisione della Corte si inserisce in una logica già
vista: «Il voto della maggioranza parlamentare ha precluso la celebrazione del
processo penale a carico di Nordio, Piantedosi e Mantovano per il ricorrere di
un ipotetico “superiore interesse dello Stato”. Non condividiamo la decisione
della Corte costituzionale che sembra allinearsi a quella “ragion di Stato”
emersa dal voto della maggioranza parlamentare del 9 ottobre 2025».
La stessa direzione, sostiene Baobab Experience nel proprio comunicato, verso
cui sembra andare la Consulta: «Così facendo, la Corte sembra andare nella
direzione di quel “superiore interesse dello Stato” che secondo la maggioranza
parlamentare ha giustificato la condotta del ministro della Giustizia Nordio che
ha liberato il ricercato e del ministro degli Interni Piantedosi e del
sottosegretario Mantovano che lo hanno messo al sicuro su un volo di Stato
italiano verso la Libia».
Per Baobab Experience la decisione assume un valore che va oltre il caso
giudiziario: «Quando una vittima si espone, denunciando addirittura il Governo,
e non trova spazio e ascolto dinanzi a nessuna autorità giudiziaria, viene da
pensare che la legge non sia uguale per tutti, soprattutto quando i carnefici
sono molto più potenti delle vittime».
La Consulta dovrà ancora valutare, nella camera di consiglio di oggi, altre
omissioni e possibili abusi nell’intera vicenda. Il caso Almasri, dunque, non è
del tutto chiuso. Per Lam Magok, però, ogni porta sembra essersi già chiusa. E
questo non è di sicuro un bel segnale per tutti coloro che insieme a Lam
chiedono giustizia.