
Lavori nell’aeroporto di Venegono (Varese), la protesta dei cittadini
Pressenza - Wednesday, October 7, 2026Non un mero intervento di adeguamento tecnico né un’ordinaria manutenzione, ma una profonda trasformazione territoriale e geopolitica destinata a modificare l’equilibrio della Piana di Venegono. È la posizione netta emersa durante il partecipato incontro pubblico promosso dal Comitato spontaneo “Meno Pista Più Paesaggio e Pace”, nato per chiedere trasparenza e partecipazione sulle decisioni relative ai lavori nell’area aeroportuale di Venegono. La presenza attenta di una cinquantina di cittadini lascia ben sperare gli organizzatori.
Nel mirino dei cittadini e dei promotori dell’iniziativa c’è il cantiere commissionato da Leonardo Spa e autorizzato dal Comune tramite una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per manutenzione straordinaria: un’opera da circa 2 milioni di euro che prevede la realizzazione di una zona di overrun (un’area di sicurezza di 180 metri a nord della via De Gasperi nel caso la corsa dei velivoli superi la pista esistente), lo spostamento della struttura LOC (per la guida coassiale alla pista), delle antenne ILS (utilizzate per l’atterraggio strumentale) oltre la pista di overrun e il posizionamento di una barriera d’arresto sulla pista già esistente.
Ad aprire la serata è stato Fabio Mattiuzzo, progettista ed esperto di Architettura del Paesaggio, che ha ricostruito le tappe dell’iniziativa fin dai primi movimenti di bonifica riscontrati a marzo 2026.
Un’alterazione del suolo agricolo
«Sappiamo perfettamente che tecnicamente non si tratta di un prolungamento della lunghezza nominale di decollo, ma non vogliamo giocare con le parole. Nei fatti assistiamo a un netto aumento del suolo artificializzato. Un pezzo di prato stabile, storicamente agricolo e a uso pubblico, viene sbancato, consolidato con uno spesso strato di pietrisco e recintato per diventare un’infrastruttura a servizio dei velivoli» ha denunciato Mattiuzzo.
In effetti, le opere realizzate non possono essere considerate un normale intervento di manutenzione straordinaria, autorizzabili con SCIA, perché modificano in modo permanente la superficie e l’idrogeologia di quello che era un terreno agricolo.
Mattiuzzo ha evidenziato diverse presunte criticità urbanistiche e procedurali:
- Vincoli di PGT: L’area interessata risulta classificata come agricola (C1) nel PGT vigente, senza che sia stata adottata alcuna variante urbanistica preventiva.
- Assenza di VIA: Non è stata attivata la procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), obbligatoria per legge quando le modifiche comportano consumo di suolo inedificato o alterazione dello stato dei luoghi.
- Classificazione paesaggistica anomala: L’area gode della sensibilità paesistica minima nel PGT (livello 1), in forte contrasto con l’ampio valore panoramico e naturalistico della Piana.
Il passaggio al Demanio Civile e i nodi militari
L’analisi dell’operazione si è poi allargata al contesto industriale e militare con l’intervento di Elio Pagani, presidente dell’associazione Abbasso la guerra OdV. Pagani ha ripercorso il passaggio dell’infrastruttura dal Demanio Militare a quello Civile (formalizzato nell’agosto 2024), spiegando il paradosso normativo che ne è derivato.
Con la dismissione militare, l’aeroporto è passato sotto la giurisdizione dell’ENAC, perdendo le deroghe di sicurezza militari. L’adeguamento della pista è diventato così un “atto dovuto” per la normativa civile ICAO. Tuttavia, le relazioni tecniche indicano che le opere rispondono agli standard necessari per testare i velivoli ad alte prestazioni e di nuova produzione di Leonardo (come l’addestratore M346 e la sua versione armata).
«Il passaggio al civile, in una situazione di crescente importanza militare dell’aeroporto, è servito di fatto a favorire le esigenze industriali e i test di volo della società, deresponsabilizzando le istituzioni locali e limitando il dibattito pubblico» ha dichiarato Pagani.
Inquinamento, rischi e democrazia negata
La critica alla gestione politica della vicenda si è inasprita con l’intervento di Carlo Incarbone, ripreso anche da altri del Comitato. Incarbone ha sottolineato le profonde ripercussioni concrete sulla quotidianità dei residenti: il peggioramento della vivibilità a causa del rumore e dell’inquinamento, le modifiche alla viabilità locale e il nodo della sicurezza.
«Perché non siamo stati consultati di fronte a scelte così complesse e pareri discordi? Perché si è lasciato che prevalesse l’interesse del più forte, rompendo anche quella storica linea di fermezza e collaborazione che ha sempre caratterizzato i nostri Comuni? Si sarebbe potuta garantire la sicurezza semplicemente mantenendo le attività nei limiti attuali, senza espandersi a scapito del territorio verde».
Giorgio Gallo ha posto l’accento sulla necessità di applicare il principio di precauzione su una struttura direttamente legata alla filiera degli armamenti:
- Rischio di incidenti rilevanti: L’infrastruttura rappresenta un «obiettivo sensibile» e richiede un aggiornamento urgente dei Piani aziendali e di Protezione Civile per comprendere i nuovi scenari di rischio.
- Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS): È stata lanciata la proposta di attivare una VIS su area vasta per stimare gli effetti a lungo termine di emissioni e rumori, ipotizzando anche l’istituzione di un fondo fidejussorio a garanzia di eventuali ripristini ambientali.
- Peso sociale delle multinazionali: È stata denunciata la difficoltà dei decisori pubblici nel mantenersi immuni dalle pressioni dei grandi gruppi industriali, richiamando l’esigenza di non “svendere” i servizi ecosistemici del territorio in cambio di compensazioni irrisorie.
La sintesi e la svolta legale: depositato un esposto-diffida
In chiusura, Carlo Benedusi e Roberto Restelli hanno tirato le fila dell’incontro, riassumendo la posizione del comitato su tre pilastri fondamentali: la mancanza di informazione e trasparenza da parte dell’Amministrazione, le gravi implicazioni ambientali e sanitarie, e la battaglia etica per la pace e contro la rassegnazione di fronte alla “logica di guerra”, per uscire dalla “gabbia bellica”.
Schematizzando, i tre pilastri della protesta sono:
- TRASPARENZA: Mancato coinvolgimento dei cittadini e dubbi sulle procedure amministrative (SCIA anziché Variante e VIA).
- AMBIENTE E SALUTE: Consumo di suolo agricolo, rumore, inquinamento e richiesta di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS).
- ETICA E SICUREZZA: Opposizione all’asservimento del territorio all’industria bellica e aggiornamento dei Piani di Sicurezza.
La mobilitazione non si fermerà alle sole serate informative. Il comitato ha infatti annunciato di aver già depositato un esposto-diffida in Comune. L’obiettivo dichiarato non è lo scontro frontale, ma spingere l’Amministrazione a prendere atto dei punti d’ombra procedurali, sospendere i lavori e riaprire un tavolo di confronto pubblico ed etico alla luce del sole.