L’uscita di scena di Cingolani: quali ragioni dietro il cambio di vertice in Leonardo SpA
Per decisione assunta dal governo Meloni, Roberto Cingolani ha lasciato Leonardo
SpA dopo la mancata riconferma alla guida del gruppo. Sotto la guida di
Cingolani Leonardo SpA ha ottenuto importanti risultati economico-finanziari e
un’esponenziale crescita del titolo azionario (fatto, in realtà, comune a tutte
le principali aziende produttrici di armi), con rilevanti dividendi per gli
azionisti.
Sulla sostituzione di Cingolani con Lorenzo Mariani si è detto e scritto molto.
L’ipotesi più gettonata è quella di una forte pressione da parte di Israele e
USA, che mal vedono la nascita dello scudo antimissilistico europeo denominato
Michelangelo Dome,1 avente Leonardo come capofila dell’iniziativa: un prodotto
concorrenziale, almeno in prospettiva, che potrebbe riscuotere successo e
sottrarre porzioni di mercato ad analoghi prodotti made in USA e Israele.
Al posto di Cingolani arriva un esperto proveniente dall’impresa missilistica
Mbda Italia. Il nuovo amministratore delegato di Leonardo SpA potrebbe cambiare
l’intera squadra alla guida del gruppo e non per nulla viene dato per vicino
alla maggioranza di destra. Secondo la stampa, la scelta sarebbe stata dettata
dalla ricerca di un amministratore del settore politicamente amico e meno vicino
agli ambienti del complesso industrial-finanziario bellico europeo. Ma non siamo
davanti solo a un valzer di nomine e poltrone, di sostituzione di alcuni manager
con altri e di probabili scelte premiali per fedeltà politica con i partiti di
governo: si tratterebbe, infatti, di una scelta che va incontro ai desiderata di
USA e Israele.
Sul finire del 2025 Cingolani aveva definito Michelangelo Dome «il più grande
programma di integrazione mai realizzato nell’industria della difesa». Parliamo
di una piattaforma complessa che fa lavorare insieme diversi sistemi di difesa
aerea (sensori di terra, arei, spaziali e navali, per intenderci) e che fa ampio
utilizzo della Intelligenza Artificiale.
Da come è stato presentato, Michelangelo Dome è un progetto di difesa che in
pochissimi anni potrebbe assicurare all’UE il suo “scudo” ideato e prodotto da
aziende comunitarie. Non è casuale che da anni si parli di un progetto di questo
tipo: nel 2022 la Germania lanciava Sky Shield con l’idea di costruire un
prodotto tramite le proprie aziende, ma Italia, Polonia e Francia non accolsero
l’invito, iniziando contestualmente a lavorare a un progetto tutto loro, da cui
poi sarebbe scaturito Michelangelo Dome – la cui operabilità viene prevista per
il 2030.
Un sistema di difesa comune europeo, dicevamo, sarebbe nefasto per i fornitori
statunitensi o israeliani e pertanto il sostegno accordato da Crosetto a
Cingolani va visto entro un possibile scontro interno tra le varie anime della
maggioranza. In questi giorni – ricchi di ipotesi, congetture e dichiarazioni a
mezza bocca –, difatti, è stato raccontato di discussioni in seno alla compagine
governativa attorno alle scelte da operare per accrescere la produzione
militare.
Gli accordi di Leonardo SpA con i francesi di Airbus e Thales e il lavoro sui
droni “affidato” ai turchi di Baykar (che hanno acquistato parte della Piaggio)
potrebbero avere scontentato i potenti alleati esteri, nonché esponenti di punta
dei partiti di maggioranza legati a doppio filo agli USA e a Israele.
Se invece le spiegazioni del cambio di vertice fossero dettate da ragioni
tecniche o di natura industriale, qualcuno dovrebbe spiegarci quali siano le
contestazioni mosse a Cingolani, visto l’alto indice di gradimento degli
azionisti di Leonardo SpA.
Del resto l’era Cingolani si è chiusa con ricavi mai visti: solo tra il 2022 e
il 2025 i ricavi consolidati di Leonardo SpA sono aumentati da 14,7 a 19,5
miliardi di euro, gli ordini annui da 17,3 a 23,8 miliardi, il dividendo da 14 a
63 centesimi per azione e, infine, in tre anni le azioni del gruppo sono
cresciute di quasi il 400% – in linea con un altro colosso militare, la tedesca
Rheinmetall.
Per non parlare dell’aumento della produzione (Leonardo SpA è attualmente il
dodicesimo produttore mondiale di armi, avendo scavalcato importanti consorzi e
aziende) e delle molteplici joint-venture realizzate, ad esempio quella con
Rheinmetall per la produzione di veicoli corazzati e carri armati per l’Esercito
italiano. Tra le spiegazioni possibili del cambio di vertice, dunque, potrebbe
anche esserci una scelta nel merito della costruzione di alleanze con alcune
aziende al posto di altre.
Con la fine dell’era Cingolani la borghesia italiana deve chiedersi cosa intende
fare del progetto di scudo spaziale, sapendo che intanto la Germania sta
lavorando a un suo progetto da oltre cinque anni insieme a Israele, con
l’adesione di ben ventiquattro paesi europei. Solo Italia e Francia sono rimaste
fuori, avendo puntato sullo scudo comunitario.
Forse tanta indipendenza, da parte dei capitalisti nostrani, non è ammissibile
in un governo che fin dalla sua nascita appare allineato, anzi “alleato
servile”, degli USA e di Israele. E sono proprio gli interessi di questi due
paesi a rappresentare l’incognita principale per il polo industrial-militare
europeo. Se la cacciata di Cingolani fosse un’operazione di riposizionamento
strategico di tipo geopolitico, allora l’Italia sarebbe il cavallo di Troia
nella UE per conto degli USA.
1 E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Michelangelo Dome: lo scudo missilistico con
cui Leonardo avvolgerà l’Europa, 20 marzo 2026,
https://cub.it/michelangelo-dome-lo-scudo-missilistico-con-cui-leonardo-avvolgera-leuropa/.
Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università
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