Tag - leonardo spa

Spilimbergo (Pordenone): polizia, carabinieri e Leonardo S.p.A. insieme all’I.I.S. “Il Tagliamento”
I tentativi di forze dell’ordine, forze armate e industria bellica di penetrare nella scuola pubblica sono sempre più evidenti e, come nostro solito, la seguiamo e commentiamo con dovizia di particolari. Oggi denunciamo l’iniziativa di plurimilitarizzazione di sabato 3 Ottobre, organizzata presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo e denominata “Technology Day 2”. Partiamo da questa locandina da brividi: C’è “tutto”. I primi tre ingredienti sono a dir poco evidenti: forze dell’ordine, forze armate e industria bellica con Leonardo S.p.A. La Polizia di Stato di Pordenone, che è arrivata in forze con la Questura (in particolare con gli operatori della Polizia Scientifica), la Polizia Stradale e la Polizia Postale e che ha inteso mostrare come la tecnologia sia oggi un elemento fondamentale nell’attività quotidiana delle forze dell’ordine (e su questo teniamo a sottolineare che parte della “lezione” è convenuta sull’utilizzo delle tecnologie nel mondo della sicurezza investigativa). Le forze armate con l’Arma dei Carabinieri ha allestito un banchetto informativo per illustrare le opportunità di carriera e i profili tecnici richiesti nei diversi reparti, fatto di per sé gravissimo. Infine, ai ragazzi sono stati distribuiti volantini e pieghevoli, nel mentre li si incoraggiava a proseguire negli studi scientifici per sviluppare competenze utili… A chi? Beh, non tanto a loro, quanto a «una delle prime dieci aziende globali nei settori di aerospazio, Difesa e Sicurezza». O in altri termini, uno dei fiori all’occhiello della produzione italiana delle armi usate oggi per uccidere e distruggere altrove, soldati forzati al fronte e civili nelle loro case senza distinzione alcuna. Ma oltre al contenuto c’è la forma. E finalmente arriviamo alla “dovizia di particolari”: * nella sezione «scuola» della locandina, troviamo dirigente e sindaco insieme, fianco a fianco, indicando un totale favoreggiamento dell’iniziativa da parte delle istituzioni; * la sezione «istituzioni e forze dell’ordine» presenta una colpevole imprecisione, perché contenendo solo polizia e carabinieri sarebbe stato più corretto chiamarla «forze dell’ordine e forze armate»? Ma forse la nostra Cultura della Difesa non è abbastanza sviluppata… ; * il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco è «un corpo ad ordinamento civile della Repubblica Italiana incaricato del soccorso tecnico urgente, della prevenzione e dell’estinzione degli incendi e del soccorso alla popolazione in caso di calamità, incidenti ed altre emergenze». Inserirlo a fianco dei veicoli di polizia e carabinieri è un atto simbolico che va a favore della dottrina militare della Difesa Totale; * il «modera la professoressa» indica un supporto da parte del corpo docente stesso. Ma non di tutto. Anzi il collegio docenti ha addirittura la possibilità di impedire queste collaborazioni (clicca qui); * per finire, una sovrastante Harley Davidson tutta stelle e strisce, rigurgito della vicina base dell’aeronautica militare statunitense di stanza ad Aviano e sintomo della colonizzazione culturale e militarizzazione del territorio che ne consegue. Insomma, non solo un modo di fare scuola piegato alle esigenze delle forze armate e dell’industria bellica ma tutto un sistema che lo supporta e lo promuove: non vi sono più soltanto attività di prevenzione e “educazione alla legalità”, ma vere e proprie passerelle orientate a persuadere gli studenti che la filiera bellica e le carriere in divisa offrano meravigliose opportunità di carriera. È un fiume, il Tagliamento, a dare il nome alla scuola. Un’intitolazione che risuona nell’immaginario di molte e molti rievocando la guerra. E con essa la morte di migliaia di soldati e l’imperativo a fare di tutto perché ciò non si ripeta. E il nome urla se portato da una scuola oggi in questo modo. Quale ruolo scegliamo come docenti nella trasmissione della memoria collettiva? Perché non tutte e tutti le docenti si allineano a coloro che si sono prodigate e prodigati per il “Technology Day 2”. E il 4 novembre che si avvicina potrebbe diventare un’occasione per riflettere in classe anche all’I.I.S. Tagliamento. Dal basso più che dai vertici, per creare insieme alle e agli studenti chiavi di lettura altre dall’Onore e dal Valore Militare. Si legge dell’1 novembre 1917, battaglia di Ragogna: « [La Brigata Bologna rimase] intrappolata tra l’avversario preponderante per numero e mezzi (di fronte) e il Tagliamento in piena (alle spalle). Con i Ponti di Pinzano e di Pontaiba interrotti dietro disposizioni superiori, pur accerchiati dall’avversario e colpiti addirittura dalle salve dell’artiglieria “amica”, i resti della brigata prolungarono la difesa per alcune ore, sino all’inevitabile resa». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università chiudiamo spezzando una lancia per la pace. Perché se la prassi di un sindaco, una dirigente e un’industria di morte sta portando alla guerra i giovani e le giovani studenti di un istituto tecnico; e se nelle guerre le forze armate risolvono i problemi facendo saltare un ponte con 5000 giovani dall’altra parte, come scuola e come società abbiamo un’altra possibilità. Quella di arrivare prima. E scegliere insieme una strada diversa da quella che porta alla guerra. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lavori nell’aeroporto di Venegono (Varese), la protesta dei cittadini
Non un mero intervento di adeguamento tecnico né un’ordinaria manutenzione, ma una profonda trasformazione territoriale e geopolitica destinata a modificare l’equilibrio della Piana di Venegono. È la posizione netta emersa durante il partecipato incontro pubblico promosso dal Comitato spontaneo “Meno Pista Più Paesaggio e Pace”, nato per chiedere trasparenza e partecipazione sulle decisioni relative ai lavori nell’area aeroportuale di Venegono. La presenza attenta di una cinquantina di cittadini lascia ben sperare gli organizzatori. Nel mirino dei cittadini e dei promotori dell’iniziativa c’è il cantiere commissionato da Leonardo Spa e autorizzato dal Comune tramite una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per manutenzione straordinaria: un’opera da circa 2 milioni di euro che prevede la realizzazione di una zona di overrun (un’area di sicurezza di 180 metri a nord della via De Gasperi nel caso la corsa dei velivoli superi la pista esistente), lo spostamento della struttura LOC (per la guida coassiale alla pista), delle antenne ILS (utilizzate per l’atterraggio strumentale) oltre la pista di overrun e il posizionamento di una barriera d’arresto sulla pista già esistente. Ad aprire la serata è stato Fabio Mattiuzzo, progettista ed esperto di Architettura del Paesaggio, che ha ricostruito le tappe dell’iniziativa fin dai primi movimenti di bonifica riscontrati a marzo 2026. Un’alterazione del suolo agricolo «Sappiamo perfettamente che tecnicamente non si tratta di un prolungamento della lunghezza nominale di decollo, ma non vogliamo giocare con le parole. Nei fatti assistiamo a un netto aumento del suolo artificializzato. Un pezzo di prato stabile, storicamente agricolo e a uso pubblico, viene sbancato, consolidato con uno spesso strato di pietrisco e recintato per diventare un’infrastruttura a servizio dei velivoli» ha denunciato Mattiuzzo. In effetti, le opere realizzate non possono essere considerate un normale intervento di manutenzione straordinaria, autorizzabili con SCIA, perché modificano in modo permanente la superficie e l’idrogeologia di quello che era un terreno agricolo. Mattiuzzo ha evidenziato diverse presunte criticità urbanistiche e procedurali: * Vincoli di PGT: L’area interessata risulta classificata come agricola (C1) nel PGT vigente, senza che sia stata adottata alcuna variante urbanistica preventiva. * Assenza di VIA: Non è stata attivata la procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), obbligatoria per legge quando le modifiche comportano consumo di suolo inedificato o alterazione dello stato dei luoghi. * Classificazione paesaggistica anomala: L’area gode della sensibilità paesistica minima nel PGT (livello 1), in forte contrasto con l’ampio valore panoramico e naturalistico della Piana. Il passaggio al Demanio Civile e i nodi militari L’analisi dell’operazione si è poi allargata al contesto industriale e militare con l’intervento di Elio Pagani, presidente dell’associazione Abbasso la guerra OdV. Pagani ha ripercorso il passaggio dell’infrastruttura dal Demanio Militare a quello Civile (formalizzato nell’agosto 2024), spiegando il paradosso normativo che ne è derivato. Con la dismissione militare, l’aeroporto è passato sotto la giurisdizione dell’ENAC, perdendo le deroghe di sicurezza militari. L’adeguamento della pista è diventato così un “atto dovuto” per la normativa civile ICAO. Tuttavia, le relazioni tecniche indicano che le opere rispondono agli standard necessari per testare i velivoli ad alte prestazioni e di nuova produzione di Leonardo (come l’addestratore M346 e la sua versione armata). «Il passaggio al civile, in una situazione di crescente importanza militare dell’aeroporto, è servito di fatto a favorire le esigenze industriali e i test di volo della società, deresponsabilizzando le istituzioni locali e limitando il dibattito pubblico» ha dichiarato Pagani. Inquinamento, rischi e democrazia negata La critica alla gestione politica della vicenda si è inasprita con l’intervento di Carlo Incarbone, ripreso anche da altri del Comitato. Incarbone ha sottolineato le profonde ripercussioni concrete sulla quotidianità dei residenti: il peggioramento della vivibilità a causa del rumore e dell’inquinamento, le modifiche alla viabilità locale e il nodo della sicurezza. «Perché non siamo stati consultati di fronte a scelte così complesse e pareri discordi? Perché si è lasciato che prevalesse l’interesse del più forte, rompendo anche quella storica linea di fermezza e collaborazione che ha sempre caratterizzato i nostri Comuni? Si sarebbe potuta garantire la sicurezza semplicemente mantenendo le attività nei limiti attuali, senza espandersi a scapito del territorio verde». Giorgio Gallo ha posto l’accento sulla necessità di applicare il principio di precauzione su una struttura direttamente legata alla filiera degli armamenti: * Rischio di incidenti rilevanti: L’infrastruttura rappresenta un «obiettivo sensibile» e richiede un aggiornamento urgente dei Piani aziendali e di Protezione Civile per comprendere i nuovi scenari di rischio. * Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS): È stata lanciata la proposta di attivare una VIS su area vasta per stimare gli effetti a lungo termine di emissioni e rumori, ipotizzando anche l’istituzione di un fondo fidejussorio a garanzia di eventuali ripristini ambientali. * Peso sociale delle multinazionali: È stata denunciata la difficoltà dei decisori pubblici nel mantenersi immuni dalle pressioni dei grandi gruppi industriali, richiamando l’esigenza di non “svendere” i servizi ecosistemici del territorio in cambio di compensazioni irrisorie. La sintesi e la svolta legale: depositato un esposto-diffida In chiusura, Carlo Benedusi e Roberto Restelli hanno tirato le fila dell’incontro, riassumendo la posizione del comitato su tre pilastri fondamentali: la mancanza di informazione e trasparenza da parte dell’Amministrazione, le gravi implicazioni ambientali e sanitarie, e la battaglia etica per la pace e contro la rassegnazione di fronte alla “logica di guerra”, per uscire dalla “gabbia bellica”. Schematizzando, i tre pilastri della protesta sono: 1. TRASPARENZA: Mancato coinvolgimento dei cittadini e dubbi sulle procedure amministrative (SCIA anziché Variante e VIA). 2. AMBIENTE E SALUTE: Consumo di suolo agricolo, rumore, inquinamento e richiesta di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS). 3. ETICA E SICUREZZA: Opposizione all’asservimento del territorio all’industria bellica e aggiornamento dei Piani di Sicurezza. La mobilitazione non si fermerà alle sole serate informative. Il comitato ha infatti annunciato di aver già depositato un esposto-diffida in Comune. L’obiettivo dichiarato non è lo scontro frontale, ma spingere l’Amministrazione a prendere atto dei punti d’ombra procedurali, sospendere i lavori e riaprire un tavolo di confronto pubblico ed etico alla luce del sole. Abbasso la Guerra
October 7, 2026
Pressenza
CGIL, CISL e UIL partecipano con entusiasmo ai successi di Leonardo SpA
C’era una volta una idea, sarebbe meglio definirla illusione vana, secondo cui il sindacato avrebbe preso coscienza della necessità di riconvertire le imprese di guerra in aziende produttrici dei beni di consumo, dal militare al civile per essere sintetici. Tanti anni fa capimmo che CGIL, CISL e UIL non avrebbero favorito la riconversione, ma si sarebbero invece opposte con tutte le loro forze ad una ipotesi del genere: meglio una produzione nociva per le persone e l’ambiente che la disoccupazione; meglio una produzione di guerra che la chiusura degli impianti. E questo nonostante, come riportavamo in un articolo recente, i dati indichino che a parità di risorse gli investimenti nella protezione ambientale, rispetto a quelli effettuati nel settore militare, genererebbero all’incirca il triplo dei posti di lavoro. Ma la realtà odierna va ben oltre la più tetra immaginazione, infatti se andiamo a estrapolare un passaggio dal comunicato stampa delle tre organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil nel gruppo Leonardo, leggiamo che il rinnovo [della piattaforma sindacale di secondo livello] «si inserisce in un contesto di forte crescita degli ordinativi sia nell’ambito civile che della difesa, e di risultati economici più che positivi per il Gruppo Leonardo, posizionatosi ormai tra le prime dieci aziende globali del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Questo successo è il frutto del lavoro quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori che permettono al management di affrontare le sfide del futuro, ed è per questo che l’integrativo avrà la responsabilità di trasformare le aspettative in risposte». Tradotto in linguaggio comprensibile Fiom, Fim e Uilm esultano davanti all’aumento degli ordini e della produzione di Leonardo, la crescita esponenziale del gruppo è stata resa possibile dal coinvolgimento entusiastico delle maestranze senza le quali la multinazionale non avrebbe ottenuto le performances attuali. Se le principali organizzazioni sindacali del settore metalmeccanico partecipano con entusiasmo ai successi di Leonardo sarà facile comprendere la ragione dell’arretratezza del dibattito attorno alla guerra, all’economia di guerra e alle tecnologie duali. Significativo un ulteriore passaggio del comunicato congiunto: «Si chiede l’istituzione di una Commissione per confrontarsi sull’utilizzo di nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale, analizzandone gli impatti sull’occupazione e le professionalità e istituendo un “dividendo tecnologico” in termini di orario o salario». L’Intelligenza Artificiale è essenziale per i nuovi sistemi di guerra, i bombardamenti a Gaza lo dimostrano eloquentemente, eppure i sindacati sono ancora fermi alla valutazione degli effetti della IA, pur sapendo che numerose ricerche attestano la prossima perdita di milioni di posti di lavoro e un utilizzo della stessa in simbiosi con le tecnologie belliche di ultima generazione. Ma la posizione dei tre sindacati è ancor peggiore, perché si specula sulla tecnologia, pur sapendo che un uso della stessa avviene a fini militari. Si pensa perfino a un ritorno economico nelle tasche dei lavoratori. Aumentare la produzione di morte ad ogni costo sperando di ricavarne qualche briciola salariale, è questa la Caporetto della prestigiosa Fiom. Pensare, allora, a questi sindacati come una forza contro la guerra diventa impresa impossibile, come ipotizzare un loro sostegno sindacale alla azione legale intentata da Hala Abulebdeh, farmacista gazawi a cui è stata sterminata tutta la famiglia, e a cui si sono unite invece le associazioni A Buon Diritto, Un Ponte Per, ACLI, ARCI, Assopace Palestina, ATTAC Italia e Pax Christi e altre per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo S.p.A. e le sue controllate con lo Stato di Israele. I promotori dell’iniziativa sono convinti che «lo Stato italiano, in qualità di azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A., stia venendo meno ai propri obblighi costituzionali e di legge avendo continuato a esportare armamenti verso Israele» sulla base di autorizzazioni che il Governo italiano non ha mai sospeso né revocato. La prossima udienza sarà settimana prossima, il 16 ottobre, in un silenzio stampa che ricorda la scorta mediatica denunciata da Raffaele Oriani. Senza finire ostaggi della retorica costituzionalista si inizia a comprendere la ragione per la quale il Governo voglia rivedere l’impianto della legge 185/1990 che vieterebbe in teoria la fornitura di armamenti a Paesi coinvolti in politiche di guerra e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate a livello internazionale come è il caso di Israele E per restare al ramo metalmeccanico, ricordando l’acquisizione della divisione militare di Iveco, le innumerevoli join venture di Leonardo in giro per il mondo, è di queste ore la notizia dell’ingresso di Ineos Grenadier nel settore della difesa europea con l’acquisto italiano del fuoristrada britannico, una mega commessa che in teoria striderebbe con il sostegno del Governo alle imprese italiane produttrici. Ineos Automotive inizierà le consegne all’Esercito Italiano dall’inizio del 2027 e forse l’acquisto dei mezzi britannici è merce di scambio per altre operazioni ancora ignote. E questo acquisto ci conferma la tendenza a riconvertire produzioni civili in militari. Con l’ordine dell’Esercito Italiano cambia però la dimensione della presenza del marchio nel settore: il Grenadier passa dall’essere un 4×4 civile adattabile agli impieghi istituzionali a una piattaforma scelta direttamente per incarichi militari. Chiudiamo con una ulteriore notizia che libera il campo da ogni equivoco sulla propensione bellicista della Unione Europea con la spesa per la difesa degli Stati membri arrivata ai 418 miliardi di euro nel 2025, pari al 2,2% del PIL dell’UE, destinata, da qui a meno di tre anni, a raggiungere i 547 miliardi di euro. Chi avesse ancora dubbi sulla natura guerrafondaia della Unione Europea potrà non crederci andando direttamente alle fonti. 26_09_22-leonardo-ipotesi di piattaformaDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Leonardo sbarca in Ucraina
Lo scontro fra eserciti di Paesi Imperialisti e di potenze territoriali, che usano la guerra come sistema di salvaguardia del proprio dominio autocratico, riempie le cronache di questa caldissima estate. I tamburi di guerra fanno sentire le loro macabre note di morte dall’Asia Occidentale, all’Europa Centrale, attraversando il Sahel africano.  Lo scontro tende a ridisegnare la mappa delle ingerenze geostrategiche dell’intero Globo Terracqueo. I conflitti armati in atto hanno messo in luce il superamento delle vecchie tattiche di guerra e l’obsolescenza di sistemi d’arma costosissimi, messi alla prova da ordigni di nuova generazione e a basso costo. Già con la guerra fra la fallita e corrotta Ucraina e la potenza emergente della Russia degli oligarchi è stato evidenziato come carri armati, veicoli blindati, aeroplani costosissimi possano essere fermati e messi fuori gioco dalle nuove armi a basso costo. L’effetto delle nuove tecniche di guerra si è visto in modo eclatante anche nel Golfo Persico, dove la potentissima e miliardaria macchina bellica degli Stati Uniti d’America è stata bloccata da sciami di droni e missili della Repubblica islamica iraniana, costruiti a buon mercato, che hanno causato danni gravissimi alle infrastrutture militari statunitensi e dei Paesi alleati in tutta la regione medio-orientale. Di fronte a questo nuovo scenario della guerra moderna le industrie del settore bellico si stanno velocemente attivando, accelerando la corsa per ammodernare e rendere appetibile il proprio catalogo di strumenti di distruzione e morte. Il riarmo sta interessando gli eserciti di tutti gli Stati europei, in primo luogo quello tedesco che tende a diventare l’esercito più competitivo di tutto il Vecchio Continente, con una spesa preventivata di oltre 1000 miliardi di euro, facendo risorgere i vecchi spettri del militarismo germanico. Anche l’esercizio italiano è impegnato per ammodernare il proprio magazzino bellico, spinto dalla volontà bellicista del ministro/imprenditore Crosetto. Le industrie belliche, sollecitate dalle guerre in corso, si sono date da fare, sbracciandosi e mettendo in cantiere nuovissimi strumenti di guerra e stipulando fra loro accordi di collaborazione incrociati. La italica Leonardo spa è in prima fila nell’elaborazione e nella realizzazione di progetti innovativi di armi e veicoli da guerra sempre più sofisticati. Già da alcuni anni lo Stato è tornato ad essere l’imprenditore di politiche industriali e belliche. Tramite lo Stato vengono progressivamente integrate dentro un medesimo progetto strategico la ricerca, l’università, la scuola, l’innovazione tecnologica, l’industria della difesa, l’energia e le infrastrutture; siamo di fronte ad una evoluzione storica del capitalismo in cui la conoscenza diventa immediatamente produzione di potenza. Da alcuni mesi è già noto il programma per la costruzione del nuovissimo carro armato Main battle tank  in collaborazione fra la Leonardo spa ed il colosso tedesco Rheinmetal, ma ora vengono allo scoperto i numerosi programmi di nuovi strumenti bellici che arricchiranno il catalogo dell’industria bellica made in Italy. Ne elenchiamo alcuni che sono già in fase di realizzazione. E’ in fase di costruzione il nuovissimo proiettile di precisione (che minimizza l’eventualità di mancare l’obiettivo), della Leonardo spa, il Vulcano GLR155 che sarà fornito oltre che all’esercito italiano anche a quello statunitense. Il Vulcano GLR155 è una munizione guidata con una gittata di 70 Km se sparata da un cannone terreste e può colpire con un angolo di 90° rendendo praticamente impossibile la sua intercettazione, la stessa munizione acquista una gittata di ben 120 Km se sparata da un cannone navale. La Leonardo spa ultimamente ha stipulato un accordo storico con la turca Baykar per la collaborazione fra l’aereo italiano M346 e il drone turco Bayraktar Kizilelma. L’Italia punta sui droni turchi per affiancare il caccia di sesta generazione GCAP con il drone Kizilelma, consolidando l’asse industriale fra Leonardo spa e Baykar. La IDV (la Iveco Defence Vehicles è stata acquistata da Leonardo spa) studiando gli sviluppi della guerra fra Ucraina e Federazione Russa sta sviluppando una serie di UVG (veicoli terrestri senza equipaggio) che possono minimizzare le perdite umane al fronte. Fra le novità troviamo  il Viking un multiruolo 6×6 con una autonomia di 30 km terrestri munito di una torretta ideata della Leonardo corredata da strumenti anti-drone con un cannone da 30 mm. Un mezzo che non si deve preoccupare della vita dei componenti: l’equipaggio è un mezzo maggiormente sacrificabile e quindi più economico. C’è anche una seconda configurazione del Viking per l’impiego anticarro dotata di ben tre missili. Terza novità è il CL2X Hybrid and Crew Light un veicolo cingolato che servirà da nodo fra personale umano e droni. Il CL2X avrà una autonomia di 500 km e una velocità di 70 km/h. Il CL2X è anche dotato di una torretta Leonardo con un cannone da 30 mm anti-drone. Un nuovo carro armato è stato presentato dall’industria italiana: il CFL-120 Karpat, carro medio costruito in collaborazione con la turca FNSS. Il nuovo carro ha la torretta Leonardo HITFACT MklI armata con un canone da 120 mm. Il CFL–120 è più leggero e maneggevole rispetto ai carri tradizionali e utilizzabile in supporto alle truppe di terra. Ad arricchire il catalogo Leonardo arriva il VBM 155, obice semovente, che rappresenta il futuro dell’artiglieria italiana. Viene costruito dalla IDV con torretta e canone Leonardo, con l’aggiunta anche di una piccola torretta con cannone anti-drone. La IDV di Leonardo ha in oltre firmato un accordo industriale con la Spagna per la produzione di un nuovo veicolo anfibio da combattimento col programma VAFIM (veicoli anfibio da combattimento per la fanteria di marina). Il nuovissimo elicottero Fenice AW249 della Leonardo è l’erede e successore del Mangusta AW129 ed è l’unico elicottero d’attacco di nuova concezione dell’Occidente, progettato per operare in contesti digitali di multi-dominio e in sinergia con i droni, integrando a bordo sistemi di difesa anti-missile e anti-drone. Il nuovo drone Astore Levante della LBA Sistems, la Joint Venture tra Leonardo spa e la turca Baycar, è stato messo in produzione presso gli stabilimenti Leonardo di Ronchi dei Legionari. L’Astore Levante è il riadattamento del drone Baykar TB-3 con un sistema di missione sensori di marca Leonardo costruito per le esigenze dell’esercito italiana e della NATO. La Leonardo si è aggiudicata anche un contratto per fornire gli aerei F-35 della marina militare statunitense di ben 6000 sistemi di esche escludibili attivi BriteCloud, che servono per ampliare la capacità di difesa degli aerei da guerra. La guerra in corso nel cuore dell’Europa è il laboratorio ideale per mettere a punto i sistemi d’arma più innovativi. Il campo di battaglia è il luogo ideale per testare le armi e correggere le criticità. Con molto cinismo la Leonardo spa sotto la guida di Lorenzo Mariani ha creato la Leonardo/Ucraine con sede a Kiev che si occuperà di ricerca e sviluppo del software, ingegneria e tecnologie elettroniche e ottiche. L’Ucraina è anche il terreno ideale per testare il sistema di difesa Michelangelo Dome. La produzione bellica della Leonardo è esponenzialmente in crescita, basti vedere che è in atto la riconversione delle industrie che operano nel settore civile verso il militare e come lo stabilimento Leonardo di La Spezia, impegnato nella produzione bellica, sia stato addirittura raddoppiato. La trasformazione della Leonardo spa in leader europeo dell’industria bellica iniziata da Cingolani procede quindi a passi levati sotto la direzione di Mariani, contribuendo ad armare eserciti sanguinari in varie parti del Pianeta, generando profitti miliardari. La folle corsa al riarmo va fermata e va condotta una seria campagna per riconvertire l’industria bellica e di morte in fabbrica di pace e benessere, dirottando le centinaia di miliardi stanziati per gli armamenti verso la spesa sociale, partendo da sanità scuola, trasporti  e lotta alla povertà. (pubblicato su sicilialibertaria.it settembre 2026) Renato Franzitta
September 28, 2026
Pressenza
Leonardo acquisisce la costola militare di Iveco
Il 4 Settembre scorso si è svolto a Bolzano un incontro fra le dirigenze di Iveco Defence Vehicles, Astra, Leonardo e le organizzazioni sindacali confederali. Iveco, difatti, ha completato la cessione della propria costola militare – che include i marchi IDV e Astra – a Leonardo, per un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro. L’obiettivo dell’operazione societaria è dichiaratamente quello di creare un campione aziendale di scala europea per la produzione di veicoli terrestri militari, superando la frammentazione proprietaria esistita sino a oggi. Com’era prevedibile, a corollario della vendita si staglia un ricco premio per gli azionisti, che si vedranno attribuire circa 5,8 € per azione posseduta.1 Finora il business di Leonardo sui veicoli terrestri era relativamente marginale, ma crescerà sicuramente nei prossimi anni. Questo innanzitutto perché, se da un lato Iveco ha garantito la continuità delle forniture industriali, dall’altro la sua costola militare era risultata in costante crescita nell’ultimo quinquennio. La presenza di uno stabilimento come quello di Piacenza, deputato non solo alla produzione di veicoli militari ma anche civili (ad esempio quelli per l’estrazione mineraria), potrà inoltre consentire a Leonardo di proiettarsi più agevolmente sul mercato delle tecnologie dual-use. Una scelta quantomai appropriata – per quanto non condivisibile politicamente – da parte del gigante della produzione bellica, considerati anche i molteplici tratti di somiglianza esistenti fra l’industria automotive e quella militare, sia a livello di tecnologie e impianti produttivi che di organizzazione aziendale del lavoro. E proprio in relazione al lavoro dipendente i sindacati hanno rivendicato la salvaguardia dei livelli occupazionali e in primo luogo la stabilizzazione dei lavoratori interinali, nonché la somministrazione di corsi di formazione ad hoc a tutta la forza-lavoro2. A Leonardo si chiede infine l’applicazione integrale del CCNL metalmeccanico e la definizione del Premio di Risultato. Secondo l’Associazione Quadri e Capi Fiat l’integrazione di IDV e Astra in Leonardo «può oggi sviluppare ulteriori sinergie tra piattaforme terrestri, elettronica, sistemi di protezione e nuove tecnologie»3: il sistema produttivo di Leonardo è difatti talmente più esteso di quello di Iveco da permettere una consistente implementazione dell’offerta di mercato, chiaramente in senso bellico. In conclusione, la mossa di Leonardo si configura come l’ennesimo tentativo di egemonizzare il mercato bellico europeo e di foraggiare la diffusione delle tecnologie dual-use nella società civile. Le garanzie che l’azienda è in grado di fornire in termini occupazionali e contrattuali – comunque da verificare nel corso dei prossimi mesi – non potranno, però, garantire la sicurezza alla forza-lavoro dipendente, impiegata in stabilimenti che nei prossimi anni diverranno sempre più obiettivi militari da parte di potenze capitalistiche ostili. Oltre all’evidente militarizzazione dei territori e dei luoghi di lavoro, infine, non sfugga alla nostra attenzione l’atteggiamento fin troppo arrendevole dei sindacati firmatari di contratto davanti all’ampliarsi della industria di guerra, dopo anni nei quali avrebbero potuto avanzare rivendicazioni per il passaggio di produzioni dal militare al civile. Pensare di salvaguardare l’occupazione e i salari con la mera subalternità all’economia di guerra è non solo un grave errore ma anche una valutazione fuori da ogni logica, che preclude al sindacato la possibilità di aprire una contrattazione sulle tecnologie di ultima generazione e sul loro utilizzo in ambito produttivo. In prospettiva, quindi, non vediamo soltanto il rischio che il sindacato accolga la militarizzazione come un’opportunità (quando invece i dati4 ci dicono che ad esempio, a parità di risorse, gli investimenti nella protezione ambientale rispetto a quelli effettuati nel settore militare genererebbero all’incirca il triplo dei posti di lavoro) ma anche che accetti la progressiva diffusione delle tecnologie duali, vista alla stregua di processi naturali che migliorino la produzione. E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 Cfr. Iveco Group, Press Release, Extraordinary Interim Dividend Distribution 2026 Corporate Calendar – Update, 15th April 2026, https://www.ivecogroup.com/media/corporate_press_releases/2026/april/extraordinary_interim_dividend_distribution_2026_corporate_calendar_update. 2 Cfr. Fim Fiom Uilm Nazionali, Comunicato Stampa, Leonardo Idv – Astra. Prospettive di crescita, mercati globali e avvio dell’integrazione nel Gruppo, 7 settembre 2026, https://www.fiom-cgil.it/gruppo-cnhi/leonardo-idv-astra-prospettive-di-crescita-mercati-globali-e-avvio-dellintegrazione-nel-gruppo. 3 Ufficio Stampa AQCF-R, Comunicato Stampa, Leonardo Idv-Astra, l’integrazione è un’opportunità strategica, 7 settembre 2026, https://aqcf.it/leonardo-idv-astra-lintegrazione-e-unopportunita-strategica/. 4 Cfr. M. Stamegna et alii, The economic impact of arms spending in Germany, Italy, and Spain, March 2024, MPRA Paper No. 120608. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino: “A scuola di STEM” della Fondazione Leonardo respinto da un collegio docenti
Pubblichiamo con soddisfazione la segnalazione pervenuta da un liceo di Torino, dove la attenta vigilanza e il tempestivo intervento delle/i docenti è riuscita a evitare il coinvolgimento della scuola in un Accordo di Rete per aderire al progetto A scuola di STEM della Fondazione Leonardo (clicca qui). Questo esempio positivo mostra che la militarizzazione delle scuole non è inevitabile quando le/i docenti si informano, discutono e agiscono collettivamente. Un giovedì pomeriggio di fine giugno 2026 mi appresto a leggere l’ordine del giorno dell’ormai prossimo ultimo collegio docenti e mi sorprende un punto che da subito mi pare nebuloso e poco chiaro. È proprio il caso di approfondire e mi accorgo che fra capo e collo nel giro di qualche giorno saremo chiamati ad esprimerci per l’adesione all’Accordo di Rete e promozione della cultura aerospaziale. Dopo aver letto con attenzione il documento, nel quale si cita la promozione della crescita culturale della società civile sui temi della scienza, dell’industria e della tecnologia, ancor prima di votare decidiamo insieme ad un gruppo di colleghe e colleghi sensibili alle tematiche etiche di chiedere alcune specifiche. In effetti dal documento allegato ai materiali per il Collegio docenti si evince che l’obiettivo dichiarato dell’iniziativa A scuola di STEM è quello di “offrire a studentesse e studenti gli strumenti indispensabili per interpretare il presente e costruire con consapevolezza il loro futuro”. Dopo pochi giorni ci ritroviamo al collegio docenti con un proposito comune: fermare quest’iniziativa attraverso la richiesta di più tempo per riflettere. La buona notizia arriva al rientro dalla pausa estiva, nel corso del primo collegio docenti di settembre, quando ci viene detto che la nostra scuola non aderirà all’Accordo di Rete. Questa è un’altra battaglia che è valsa la pena combattere, ma continuiamo ad osservare, sempre. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Fondazione Leonardo ETS: procura di Leonardo S.p.A. nel mondo dell’educazione
Com’è noto, la Fondazione Leonardo ETS sta producendo e mettendo “a disposizione” di docenti e studenti in tutta Italia una serie di materiali didattici, in particolare per le materie STEM. È naturale quindi porsi la seguente domanda: “Che legame esiste tra la Fondazione Leonardo ETS e l’azienda delle armi Leonardo S.p.A.?”  In particolare, è possibile affermare che «visto che la Fondazione vede nei propri organi direttivi alcune medesime figure apicali dell’azienda Leonardo S.p.A., piuttosto che a due entità distinte ci troviamo davanti a un continuum strategico e istituzionale»? Ebbene la risposta sembrerebbe affermativa, e anche più di quanto ci aspettavamo. Pubblichiamo qui di seguito alcune considerazioni sulla struttura della Fondazione Leonardo ETS, ottenute principalmente a partire dalla lettura del suo Statuto: * Le figure apicali della Fondazione Leonardo ETS sono sei: cinque a costituire il Consiglio di Amministrazione (Presidente incluso) e la sesta in qualità di Direttore Generale. * Leonardo S.p.A., in quanto “Socio Fondatore”, nomina ogni membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Leonardo ETS. * Il Consiglio di Amministrazione elegge il Presidente e individua il Direttore Generale. * Non esistono altri organi con potere decisionale all’interno della Fondazione Leonardo ETS. * Inoltre, quattro delle sei figure apicali della Fondazione Leonardo ETS occupano addirittura posizioni dirigenziali in Leonardo S.p.A. All’interno della Fondazione Leonardo ETS, chi decide? Per individuare le figure apicali della Fondazione, abbiamo analizzato la struttura della Fondazione a partire dal suo Statuto. Le figure che riconosciamo come “apicali” partecipano come:  * Socio Fondatore (Leonardo S.p.A.): nomina i membri del Consiglio di Amministrazione. * Consiglio di Amministrazione (Luciano Floridi, Antonio Liotti, Elena Napolitano, Pierpaolo Gambini, Assunta Galasso): è il centro della governance formale. Assume le decisioni fondamentali per la Fondazione, cioè stabilisce le linee di sviluppo della Fondazione e approva piano strategico e bilancio per attuarle. Nomina il direttore generale, il presidente, il comitato scientifico e gli aderenti alla Fondazione. * Presidente (Luciano Floridi): presiede le riunioni del Consiglio di Amministrazione (CdA) e ne organizza e coordina i lavori. Svolge funzione rappresentativa istituzionale della Fondazione, ha il «compito di tutelarne la reputazione e rappresenta la continuità della Fondazione e degli scopi prefissati nella sua missione». * Direttore Generale (Helga Cossu): viste le linee di sviluppo indicate dal CdA, elabora e dirige i modi per realizzarle. Cioè redige il piano strategico, predispone il bilancio e una volta che il CdA ha approvato entrambi, sovrintende l’organizzazione della Fondazione e gestisce il personale fino al raggiungimento o alla successiva ridefinizione degli obiettivi. Partecipa alle riunioni del CdA ma non è parte. Altre figure, coinvolte nella Fondazione ma senza potere decisionale, partecipano come: * Organo di controllo: organo consultivo contabile della Fondazione, interno, vigila sull’osservanza della legge e dello Statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione. * Aderenti: «previo gradimento del Socio Fondatore» possono essere nominati Aderenti alla Fondazione le persone fisiche e giuridiche, pubbliche e private, gli enti o le associazioni che, condividendo le finalità della Fondazione, contribuiscono alla realizzazione dei suoi scopi, […] con contributi in denaro e/o di beni, materiali o immateriali, servizi o con attività professionali di particolare rilievo. * Staff: organico dipendente. Non sono Aderenti, sono la struttura operativa formale. In realtà molte più persone, sebbene non secondo contratto con la Fondazione, collaborano di fatto con essa nella realizzazione delle attività designate.  * Comitato scientifico: organo consultivo scientifico e culturale, generalmente esterno. Formula proposte e pareri al CdA in ordine ai programmi e alle attività della Fondazione e valuta gli aspetti tecnici e scientifici del piano strategico e delle proposte di progetto. * Advisory Board: ulteriore organo consultivo, generalmente esterno, composto da persone di spicco per particolari competenze e capacità di informare l’operato della fondazione. Chi sono quindi le figure apicali della Fondazione Leonardo ETS e che relazione hanno con Leonardo S.p.A.? 1. Antonio Liotti è consigliere della Fondazione e, contemporaneamente, dirigente di Leonardo in quanto “Chief People & Organisation Officer”. 2. Elena Napolitano è consigliere della Fondazione e, contemporaneamente, dirigente di Leonardo in quanto “Chief Compliance Officer” [ndr: per compliance si intende il rispetto delle “regole”: leggi, statuto e altre norme]. 3. Pierpaolo Gambini è consigliere della Fondazione e, contemporaneamente, dirigente di Leonardo in quanto ricopre un ruolo apicale nell’area innovazione e proprietà intellettuale dell’azienda. 4. Helga Cossu è Direttrice generale della Fondazione Leonardo e, contemporaneamente, dirigente di Leonardo in quanto “Chief Digital Identity & Outreach Officer”. 5. Assunta Galasso è consigliere della Fondazione e non è dirigente di Leonardo. Tuttavia, ha collaborato attivamente con la Leonardo S.p.A. in diverse occasioni, come per esempio nel progetto del Liceo Digitale di Roma denunciato dal recente dossier di BDS, oppure per una presentazione a Leonardo UK delle attività della Fondazione rivolte a studenti e insegnanti. 6. Luciano Floridi è presidente della Fondazione e non ha legami apparenti con Leonardo. Anche prima di ricoprire la carica, aveva avuto collaborazioni con la Fondazione, ma mai direttamente e/o apertamente con Leonardo. Quindi sì, è vero che la Fondazione Leonardo ETS può essere considerata come un’espansione de facto dell’azienda Leonardo S.p.A.. Ma vale anche di più: questa conclusione non è dovuta soltanto al fatto (vero) che la maggior parte delle figure apicali della fondazione ricoprono un ruolo dirigenziale anche nell’azienda, ma piuttosto al fatto che è l’azienda stessa a scegliere chi sono i membri del Consiglio di Amministrazione della fondazione e che tali membri, successivamente, nominano tutte le altre figure apicali della fondazione (Presidente e Direttore Generale). In particolare, anche se al prossimo cambio di cariche venissero designate persone del tutto prive di legami non solo dirigenziali ma perfino lavorativi con Leonardo S.p.A., queste saranno comunque state scelte da… Leonardo S.p.A. in “persona”. Quella più presente eppure la meno visibile. Concludiamo con un estratto di un’intervista del 2024 che Mattia Cavanna, Vice president technology & innovation di Leonardo Helicopters, rilasciò durante il Drone Contest che Leonardo organizza annualmente e a cui regolarmente partecipano le università e i politecnici italiani: « Noi questi studenti li avviciniamo… A loro fa piacere vedere un’applicazione pratica di quello che hanno studiato o nel corso tradizionale di laurea o nel loro phd. E a noi fa comodo perché sono una linfa fresca di idee e la forza lavoro del futuro». Elicottero militare Leonardo AW139 Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Per segnalazioni o domande, scrivi a osservatorionomili@gmail.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Arrivano le competizioni “sportive” fra dronisti con la collaborazione di atenei e Leonardo SpA
Nel teatro di guerra ucraino i droni hanno assunto un peso preponderante e hanno modificato le tattiche di guerra di entrambi gli eserciti in lotta. Nel corso di un’avanzata dell’esercito nemico i soldati si ritirano per lasciare spazio ai droni i quali, guidati a distanza da battaglioni di dronisti ben nascosti nei seminterrati dei palazzi distrutti o in mezzo alle foreste, rallentano notevolmente i progressi dell’avversario. Questi moderni velivoli da guerra vengono inoltre utilizzati dall’esercito attaccante per sabotare la logistica nelle retrovie, impedendo l’arrivo di nuovi mezzi e delle vettovaglie per l’approvvigionamento, nonché per colpire mezzi, palazzi (tramite i droni kamikaze) e soldati. I droni-drago, utilizzati inizialmente dall’Esercito ucraino e successivamente copiati dai russi – a quanto ci risulta –, vengono impiegati per incendiare intere foreste allo scopo di far bruciare vivi i soldati nemici che vi si nascondano. I droni sono innanzitutto questo. In passato abbiamo denunciato che i processi di riconversione dell’industria a fini militari avrebbero portato anche a un aumento della produzione di droni del nostro Paese1. Ebbene, ci troviamo ora a denunciare un altro fatto di inaudita gravità: le competizioni “sportive” fra dronisti. Organizzate da chi? Da Leonardo SpA e dall’Esercito, tanto per cambiare. «Arriva l’Esercito 1659 Drone Challenge, la prima spettacolare competizione sportiva che unisce i migliori piloti civili e militari di droni First Person View (FPV)!»2, recita l’annuncio ufficiale dell’Esercito. Si svolgerà a Roma il 19 e 20 Settembre e sarà a ingresso gratuito. I droni FPV sono proprio una delle tipologie di velivoli impiegate nella guerra in Ucraina, ma l’evento è mascherato come “competizione sportiva”. All’evento saranno inoltre presenti «Desk informativi sulle opportunità di orientamento e carriera». Fra ottobre e novembre si svolgerà inoltre la settima edizione del Drone Contest di Leonardo SpA e vedrà la partecipazione di numerosi atenei universitari che si sfideranno con i droni che hanno appositamente costruito: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università di Roma Tor Vergata, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Università degli Studi di Napoli Federico II, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Politecnico di Bari. Negli ultimi due anni è risultata vincitrice l’Università di Tor Vergata. Rispetto all’evento organizzato dall’Esercito, il Drone Contest ha un approccio maggiormente “scientifico”: le squadre delle Università concorrenti si sfidano mettendo alla prova la funzionalità degli algoritmi IA nel raccogliere ed elaborare dati in tempo reale, nonché le capacità di guida da remoto in un ambiente privo di connessione satellitare (cosa che potrebbe accadere in uno scenario di guerra). Secondo Leonardo «questi strumenti trovano applicazione in diversi ambiti, tra cui la perlustrazione di aree inaccessibili all’uomo, come scenari post-disastro o ambienti pericolosi»3. Ma a noi risulta molto chiaro che si tratti di un giro di parole per non dire “guerra”. È vero che queste tecnologie possono trovare applicazione anche in ambito civile, potendo ad esempio essere utili per il ritrovamento di persone scomparse, ma il focus sulla guida in assenza di connessione satellitare può essere associato unicamente a una situazione di conflitto armato su grande scala, a meno di non voler fare retorica. E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 E. Gentili, F. Giusti, Droni militari Made in Italy: MGI Italia e gli affari di guerra, 18 giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/18/droni-militari-made-italy-mgi-italia-affari-guerra/. 2 Cfr. https://www.esercitoitaliano1659dronechallenge.it/. 3 A. Santamato, Come si progettano i robot, nel laboratorio di Tor Vergata, 13 febbraio 2025, https://www.fondazioneleonardo.com/videos/come-progettano-robot-viaggio-laboratorio-tor-vergata. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il Rearm Eu e la vera transizione bellica
RIPORTIAMO DI SEGUITO LA RELAZIONE TENUTA DA ANTONIO MAZZEO AL CONVEGNO NAZIONALE «DALLA FINTA TRANSIZIONE ECOLOGICA ALLA VERA TRANSIZIONE BELLICA. L’OCCIDENTE DICHIARA GUERRA ALL’AMBIENTE», PROMOSSO DA ECORESISTENZE E TENUTOSI A BOLOGNA IL 20 GIUGNO 2026. Il conflitto russo-ucraino, il genocidio del popolo palestinese per mano di Israele, la campagna militare USA-israeliana contro l’Iran, l’escalation bellica in tutta l’area mediorientale, in Africa orientale e nella regione subsahariana del continente nero. È guerra totale, la terza guerra mondiale che genera immani tragedie umane, sociali ed economiche, alimentata dalla sconsiderata corsa al riarmo e alla militarizzazione dei territori, della produzione e della ricerca dei paesi membri della NATO e dell’Unione europea. L’UE, in particolare, sta convertendo buona parte del suo apparato industriale alla produzione di armi altamente distruttive: sistemi spaziali e satellitari; munizioni di artiglieria e missili da crociera, balistici e ipersonici; velivoli con e senza pilota; sistemi di difesa antimissile e anti-droni; navi di superficie e sottomarini; grandi aerei per il trasporto di equipaggiamenti o truppe; sofisticate attrezzature per la guerra elettronica e cyber, ecc. Allo stesso tempo, Bruxelles ha dato vita ad una serie di programmi finalizzati alla militarizzazione delle infrastrutture logistiche e trasportistiche, della ricerca, dell’istruzione e dell’informazione. Il libro bianco European Defence Readiness 2030, pubblicato il 19 marzo 2025 dalla Commissione UE, prevede un piano finanziario quadriennale da 800 miliardi di euro per “riarmare” l’Europa in linea con le nuove strategie della NATO, in vista di uno scontro diretto con i “nemici” dell’Occidente: la Russia di Putin, l’Iran, la Corea del Nord, la Cina1. Centocinquanta miliardi sono stati destinati ad un fondo per “la sicurezza dell’Europa”, il SAFE (Security Action for Europe), per finanziare – tramite prestiti a lunga scadenza ed il concorso di capitali privati – programmi di acquisto di armamenti e di ammodernamento delle forze armate dei Paesi UE. Al SAFE possono accedere pure l’Ucraina, la Norvegia, la Svizzera, l’Islanda e il Liechtenstein, i paesi in via di adesione e quelli che hanno sottoscritto con l’UE un partenariato in materia di sicurezza e difesa. ReArm Europe consente di avviare programmi di sviluppo militare anche con le industrie di Canada, Regno Unito e Turchia2. Il fondo SAFE può essere impiegato anche per finanziare l’acquisto di sistemi d’arma ed equipaggiamenti fabbricati al di fuori dell’Unione Europea, consentendo l’acquisto soprattutto negli Stati Uniti e in Israele, i principali Paesi extra UE le cui industrie della Difesa sono particolarmente attive sul mercato comunitario. Nel febbraio 2026 il direttorio di Bruxelles ha autorizzato otto paesi membri dell’Unione all’uso dei prestiti agevolati previsti dall’iniziativa SAFE: Italia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. Il Governo Italiano ha richiesto ed ottenuto un prestito complessivo di 14 miliardi e 900 milioni di euro in 5 anni al 3% fisso di interesse, con rimborsi che saranno attivati a partire dal 2035 e che si esauriranno nell’arco temporale massimo di 45 anni3. In verità l’accesso ai fondi SAFE ha generato più di un conflitto all’interno delle forze di governo, in particolare tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgietti (Lega) e il titolare del dicastero della Difesa, Guido Crosetto (Fratelli d’Italia). Il primo, sostenuto dallo stretto entourage della premier Giorgia Meloni, è propenso a chiedere solo 5 dei 14,9 miliardi di euro disponibili, ma ciò ha suscitato le ire di Crosetto che ha minacciato le proprie dimissioni nel caso in cui venisse concordato di “tagliare” il fondo SAFE. Per assicurare gli investimenti nella produzione e approvvigionamento di armi e munizioni necessari a coprire la quota restante di 650 miliardi di euro del piano ReArm Europe, la Commissione UE ha previsto l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità (l’accordo tra i Paesi dell’Unione che impone che il deficit pubblico non superi il 3% del Prodotto interno lordo e che il debito pubblico non superi il 60% del PIL). Esiste inoltre la possibilità di utilizzare per il mega piano di riarmo una parte di quei fondi europei già stanziati per altri fini, primi fra tutti i “Fondi di coesione”, destinati principalmente alle aree più arretrate del continente per ridurre le disuguaglianze territoriali4. L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ha calcolato che la cifra- obiettivo di 800 miliardi potrà essere raggiunta solo con una forte crescita del deficit pubblico degli Stati UE. Per quanto riguarda l’Italia, paese già pesantemente indebitato, l’adeguamento al piano di riarmo potrebbe comportare una spesa militare aggiuntiva di 95 miliardi di euro in quattro anni e il deficit pubblico, oggi al 4%, anziché ridursi gradualmente fino al 3% – secondo quanto richiesto da Bruxelles – rischia di crescere fino al 4,6%5. Le proposte riarmiste della Commissione europea comporteranno inoltre un’espansione delle spese militari dei paesi UE fino a 580 miliardi di euro circa entro il 2029. Le quote dei bilanci statali per la “difesa” degli Stati membri avevano già subito una crescita del 31% nel periodo 2021-2024, raggiungendo i 326 miliardi (1,9% del PIL), anche in conseguenza delle forniture militari all’Ucraina in guerra contro la Russia. Si tratta di cifre enormi, di per sé insostenibili, che hanno già prodotto ricadute catastrofiche in termini di accesso ai servizi sociali di base e al welfare da parte della maggioranza della popolazione europea. Aspetto meno analizzato ma altrettanto dirompente di ReArm Europe è l’ulteriore processo di militarizzazione dei territori che esso genererà in alcune aree, in particolare nei Paesi dell’Europa orientale. Nel Libro bianco si fa esplicito accenno alla creazione di uno Scudo orientale al confine con la Russia e la Bielorussia e di una Linea di difesa del Baltico “per promuovere la deterrenza e contrastare le minacce militari e ibride”. Il rafforzamento dei sistemi di protezione delle frontiere dell’Unione europea, sempre secondo Bruxelles, includerà un “mix completo di barriere fisiche e lo sviluppo delle infrastrutture e di moderni sistemi di sorveglianza”. Anche le reti trasportistiche e le infrastrutture logistiche sono sottoposte ai piani di intervento finanziario affinché siano rese idonee a svolgere funzioni di mobilità militare. «Sono necessari investimenti significativi per migliorare le capacità di trasporto aereo di merci e le capacità in quanto alle infrastrutture per i combustibili mediante depositi, porti, piattaforme di trasporto aereo, marittimo e ferroviario, linee ferroviarie, vie navigabili, strade, ponti e poli logistici, grazie all’elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo della mobilità militare, in collaborazione con la NATO», spiega la UE. «La mobilità militare è un facilitatore essenziale della sicurezza e della difesa europea. Grazie ad essa cresce l’abilità delle forze armate degli Stati membri e degli alleati di spostare rapidamente truppe e attrezzature attraverso l’Unione europea in caso di conflitto o di guerra ibrida intensificata. Per questi trasferimenti, le forze armate hanno la necessità di accedere a infrastrutture critiche che devono essere idonee ad uno scopo duale»6. Il programma EU Military Mobility è stato lanciato nel 2018 per consentire le operazioni in ambito continentale e le missioni extra-area delle forze armate UE e dei paesi membri, ma anche per rispondere alle richieste NATO. A seguito del conflitto russo-ucraino, il 10 novembre 2022 è stato varato il Piano d’azione per la mobilità militare 2.0 per potenziare e/o convertire a fini bellici le infrastrutture trasportistiche UE e dei partner continentali (Ucraina, Moldavia e paesi dei Balcani occidentali) e per «integrare la rete di distribuzione del carburante a supporto della movimentazione delle truppe in tempi rapidi e su larga scala». Al Piano 2.0 sono state destinate risorse per un miliardo e 700 milioni di euro nel quinquennio 2022-20267. ReArm Europe ha previsto infine la conversione a fini bellici di ogni settore del sapere, della conoscenza e della ricerca scientifico-tecnologica, a partire ovviamente dal mondo universitario e dell’istruzione secondaria. Nella risoluzione sulla politica di sicurezza e di difesa comune approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo il 2 aprile 2025, nel capitolo su Difesa e società, preparazione e prontezza civile e militare, l’Unione Europea e i suoi Stati membri sono chiamati «a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza» (art. 164). Si chiede, inoltre, «di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili» (art. 167)8. Per sostenere la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo di nuove tecnologie belliche, la Commissione Europea ha istituito nel 2017 uno specifico “Fondo europeo per la difesa” (European Defence Fund – EDF). Scopo del fondo europeo è quello di «promuovere l’interoperabilità e la mobilità militare, nonché lo sviluppo di un complesso militare-industriale comunitario», sostenendo «l’innovazione e le tecnologie critiche che rispondono alla formula del dual use, ovvero di usi civili e militari». Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2027 l’EDF ha previsto stanziamenti per 7,3 miliardi9. Il 16 aprile 2026 la Commissione europea ha reso noto che nel corso dell’ultimo anno erano stati promossi 57 progetti di collaborazione nel campo della ricerca e dello sviluppo con una spesa di 1,07 miliardi di euro, prioritariamente per produrre doni e loitering munitions (i cosiddetti droni kamikaze). Nello specifico 675 milioni di euro sono stati destinati a progetti di sviluppo, mentre i restanti 332 milioni per iniziative di ricerca. A questi finanziamenti vanno poi aggiunti quelli previsti dall’EDF Work Programme 2026 (1 miliardo di euro) e dall’European Defence Industry Programme (1,5 miliardi). Nel 2025, per la prima volta dalla loro istituzione, anche l’Ucraina ha potuto accedere ai fondi EDF, e «ciò ha segnato un passo significativo verso l’integrazione della base industriale e tecnologica del settore difesa ucraino nell’ecosistema europeo»10. Tra i maggiori beneficiari dei programmi di riarmo dell’Unione europea ci sono ovviamente le holding del vecchio continente produttrici di sistemi bellici. Esse stanno rivedendo i propri piani produttivi e stanno dando vita a nuove alleanze strategiche anche in vista della creazione di mega-concentrazioni finanziarie ed industriali. Nel marzo 2025 il gruppo italiano leader del comparto bellico, Leonardo S.p.A., ha presentato l’aggiornamento del proprio piano industriale per il 2025-2029. Nello specifico Leonardo punta ad aumentare le commesse nel quinquennio da 105 a 118 miliardi di euro, con ricavi complessivi per 106 miliardi (contro i 95 previsti nel periodo 2024-2028)11. Queste stime sarebbero frutto dei nuovi accordi di partenariato che il gruppo Leonardo ha sottoscritto con altre importanti aziende del comparto militare. Il 6 marzo 2025 è stato firmato un memorandum of understanding con Baykar Technologies (la società turca di proprietà di uno dei generi del presidente Erdogan che ha rilevato il gruppo Piaggio Aerospace con sede e stabilimenti in Liguria) per lo sviluppo, produzione e manutenzione di aerei senza pilota presso i siti di Leonardo di Ronchi dei Legionari (Gorizia), Grottaglie (Taranto), Torino, Roma Tiburtina e Nerviano (Milano). La società italiana spera di ricavare da questo accordo più di 600 milioni nel quinquennio 2025-2029. Il 24 febbraio 2025 è stata costituita invece una joint venture con il colosso tedesco Rheinmetall (Leonardo Rheinmetall Military Vehiche). La nuova società italo-tedesca è controllata pariteticamente al 50% da Leonardo e Rheinmetall, ha sede giuridica a Roma presso Rheinmetall Italia S.r.l. e sede operativa a La Spezia presso gli ex stabilimenti OTO Melara del gruppo Leonardo. Alla Leonardo Rheinmetall Military Vehiche è stata affidata dal governo Meloni-Crosetto, senza bando di gara, la produzione di 1.050 cingolati AICS/A2CS e 272 carri armati MBT da destinare all’Esercito italiano12. Stando all’accordo stipulato dai due gruppi industriali, solo il 60% della produzione dei nuovi sistemi da combattimento terrestri sarà effettuata in Italia. Anche il know how è nettamente a favore dei tedeschi: i cingolati AICS deriveranno dai Lynx Kf-41 progettati e realizzati da Rheinmetall, mentre i carri armati MBT deriveranno dal Panther Kf-51. Il costo dell’intero programma non è stato ancora determinato ma è prevedibile che esso supererà abbondantemente i 23,2 miliardi di euro nei prossimi 15 anni13. Sempre lo scorso anno, Leonardo ha acquisito il controllo di Iveco Defence Vehicles (IDV), già divisione dei veicoli militari del gruppo controllato da Exor presieduto da John Elkann, con sede centrale a Bolzano. Con l’acquisizione di Iveco Defence Vehicles, Leonardo punta a rafforzare il proprio ruolo in ambito europeo nel settore dei mezzi blindati e da trasporto militare. In particolare l’auspicato polo Leonardo Rheinmetall-IDV si è candidato a diventare fornitore unico per il nuovo programma plurimiliardario di trasporto blindato promosso dall’Unione Europea. Altrettanto dirompenti gli effetti dei programmi di riarmo europei e nazionali in termini di militarizzazione dell’intero territorio italiano. A Torino è in corso la realizzazione della Cittadella dell’Aerospazio, un mega-centro di ricerca, sviluppo e sperimentazione di nuovi sistemi aerospaziali a fini civili e militari, promosso dal Politecnico di Torino, UNITO e Leonardo S.p.A., con il supporto finanziario di Regione Piemonte ed enti locali. Le attività della Cittadella si intrecceranno con quelle dell’hub del programma “DIANA” (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) che la NATO ha stabilito di collocare nel capoluogo piemontese, ma con “filiali” a La Spezia e Capua, Caserta. “DIANA” è un acceleratore globale per startup e piccole e medie imprese con lo scopo di sviluppare tecnologie “per la sicurezza e la difesa dell’Alleanza Atlantica”14. Sempre a Torino, presso l’aeroporto di Caselle, ancora Leonardo S.p.A. conta di realizzare gli stabilimenti per l’assemblaggio e i test dei cacciabombardieri di sesta generazione in via di progettazione con aziende militari del Regno Unito e del Giappone. Sempre in Piemonte, a Cameri (Novara), Leonardo sta assemblando per conto del colosso statunitense Lockheed Martin i caccia di quinta generazione F-35 “Lightining II” ordinati dalle forze armate italiane e da alcuni paesi europei. La Cittadella dell’Aerospazio di Torino, gli stabilimenti di Leonardo a Caselle e Cameri sono solo gli aspetti più eclatanti del piano di sviluppo di veri e propri distretti e/o poli militari, aerospaziali, terrestri e navali-sottomarini che sta interessando in particolare Piemonte, Lombardia e Liguria, grazie al contributo finanziario statale e regionale. A ciò si accompagna il sempre maggiore rafforzamento della presenza militare NATO in queste aree territoriali, a partire dal comando dell’Alleanza di Solbiate Olona (Varese) “NRDC-ITA (NATO Rapid Deployable Corps – Italy)” per la gestione di operazioni di pronto intervento terrestri principalmente sul Fronte Sud. Sempre in Lombardia, a Ghedi (Brescia), sorge una delle due installazioni aeroportuali italiane dove sono state stoccate da US Air Force armi nucleari tattiche di ultima generazione, le B61-12, che possono essere impiegate anche da alcuni reparti specializzati dell’Aeronautica Militare italiana. Il secondo scalo è quello di Aviano (Pordenone), ampiamente utilizzato per le operazioni di rifornimento di sistemi d’arma e carburante dei reparti di volo impiegati dagli Stati Uniti d’America nelle operazioni di attacco all’Iran a partire del 28 febbraio 202615. Un ruolo di eccellenza nei piani di guerra USA in Europa orientale, Medio Oriente e continente africano è riservato alle basi militari “ospitate” nella città e nella provincia di Vicenza, a partire da Camp Ederle, dall’ex aeroscalo “Dal Molin” (oggi “Del Din”) e dalla ex base nucleare di Longare. In particolare a Vicenza è stato insediata la 173a Brigata Aviotrasportata di US Army, reparto impiegato dalla seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso in tutti i conflitti che hanno visto impegnati gli Stati Uniti d’America (Vietnam, Iraq, Afghanistan, Ucraina, ecc.). Vicenza è pure sede dell’U.S. Army Southern European Task Force, Africa (SETAF-AF), la struttura dell’esercito statunitense per le operazioni nel Sud Europa e nel continente africano. Pericolosi scenari di guerra sono stati prefigurati dal governo italiano e da alcuni alleati NATO anche per il porto di Trieste: in vista del rafforzamento degli “aiuti” economici e militari all’Ucraina in guerra contro la Russia e della “ricostruzione” del Paese dopo l’auspicata fine del conflitto, Trieste potrebbe essere convertita in “Polo logistico portuale internazionale” pro Kiev16. L’intera regione della Toscana si sta trasformando in un vero e proprio hub strategico per le forze armate italiane, statunitensi e NATO: è in atto il potenziamento dello scalo militare di Pisa San Giusto; la costruzione di una nuova megabase a Pisa e Pontedera per ospitare i corpi d’élite dell’Arma dei Carabinieri; l’istituzione a Firenze (Caserma “Predieri”) di un nuovo Comando per le operazioni della forza di pronto intervento terrestre della NATO (Multinational Division South, MND-S); il sempre maggiore utilizzo della base di US Army di Camp Darby (tra Pisa e Livorno) per il trasferimento di armi e mezzi da guerra nelle aree di conflitto in Medio Oriente. In Puglia si assiste purtroppo al crescente ruolo strategico e operativo delle principali installazioni militari aeree e navali (gli scali di Amendola, Gioia del Colle, Galatina, Grottaglie e i porti di Taranto e Brindisi), in ambito nazionale, NATO ed extra NATO, nonché al sempre più asfissiante intreccio tra forze armate, aziende del comparto militare industriale (Leonardo, Avio, Boeing, ecc.) e i centri di ricerca universitari della regione. Il conflitto in corso in Iran e nel Golfo Persico ha reso ancora più evidente la centralità di due grandi infrastrutture militari ospitate in Campania, il Joint Force Command Naples (JFC), il Comando NATO di Napoli-Lago di Patria (Giugliano) e la Naval Support Activity Naples della Marina Militare USA con quartier generale presso l’aeroporto di Napoli Capodichino. L’area di intervento del Comando NATO JFCricopre l’Atlantico orientale fino al Mediterraneo, i Balcani e l’Europa orientale e l’intero Medio Oriente. NSA Naples è il Comando delle forze navali degli Stati Uniti d’America per l’Europa e l’Africa (NAVEUR-NAVAF) a cui spetta il compito di pianificare e coordinare le attività delle unità di superficie, dei sottomarini e degli aerei in un’area geostrategica ancora più estesa: metà Atlantico, Baltico, Mediterraneo, Caspio, Mar Nero e aree costiere africane17. Più noti al grande pubblico i soffocanti processi di militarizzazione che hanno investito le due grandi isole italiane, la Sardegna con i suoi grandi poligoni di Capo Teulada e Salto di Quirra e l’aeroporto di Decimomannu (Cagliari) impiegato per la formazione dei piloti dei paesi membri della NATO e di alcuni stati mediorientali; e la Sicilia con la grande stazione aeronavale di Sigonella (in prima linea nelle operazioni di intelligence USA e NATO a sostegno dell’Ucraina contro la Russia, di Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza e degli Stati Uniti d’America contro l’Iran), il terminale terrestre a Niscemi, Caltanissetta del MUOS (il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare USA), gli scali NATO di Trapani Birgi e Pantelleria. In Sicilia, tra l’altro, è stato avviato il potenziamento infrastrutturale dell’aeroporto di Trapani in vista dell’insediamento della “scuola di formazione” delle forze aeree internazionali che hanno acquistato i cacciabombardieri F-35 e delle basi navali di Augusta (Sicilia) e Messina, onde consentire l’approdo delle nuove unità da guerra italiane e dei paesi partner dell’Alleanza Atlantica. La rilevanza geostrategica delle principali basi militari USA e NATO esistenti in Italia spiega il motivo per cui nessuna di queste sarà smantellata o ridimensionata nei prossimi anni, nonostante l’establishment di Donald Trump spinga verso una riduzione delle forze armate statunitensi schierate nel continente europeo. L’Italia ha fatto e farà ancora da piattaforma di proiezione avanzata statunitense in quelle aree ricche di fonti energetiche fossili (gas e petrolio), uranio, terre rare, principalmente nel Golfo Persico e nel continente africano18. Oggi il Mediterraneo centrale con il Canale di Sicilia è forse ancora più rilevante per gli interessi del capitale finanziario USA e occidentale dello Stretto di Hormuz. Oltre ad essere attraversato dalle rotte delle petroliere e dei mercantili che dal Medio Oriente e dall’Africa raggiungono i grandi terminal dell’Europa settentrionale, il Canale di Sicilia è lo stretto marittimo da cui passano le principali reti di cablaggio intercontinentali, dall’Estremo oriente e dalla Cina fino all’Europa e, attraverso l’Atlantico, fino al Continente americano. Ancora il Canale di Sicilia è attraversato dai grandi oleodotti e gasdotti che trasferiscono in Italia le fonti di energia fossile dall’Algeria e Tunisia. Ad essi potrebbe presto aggiungersi un nuovo gasdotto di 3.300 chilometri di lunghezza (il South2 Corridor) che dal Nord Africa dovrebbe trasportare idrogeno all’Italia, all’Austria e alla Germania. Si tratta di un progetto ritenuto “strategico” dalla Commissione europea per garantire l’approvvigionamento del 20% dell’idrogeno che l’UE prevede di utilizzare a fini energetici entro il 203019. L’importanza della dimensione marittima e soprattutto subacquea del Mediterraneo centrale per il transito delle fonti energetiche e del cablaggio internet o di accesso alle materie prime strategiche è sempre più enfatizzata dagli analisti militari. «A livello globale, il 70% del cibo, dei minerali, del gas e del petrolio per un valore stimato in 400 miliardi di euro si trovano sottacqua», scrive RID – Rivista Italiana Difesa. «Focalizzando l’attenzione sul nostro Paese, il 60% dei collegamenti internet italiani ha origine, o affiora, in sole tre città – Mazara del Vallo, Catania e Bari – e la rilevanza di queste infrastrutture può essere stimata con oltre il 90% dei Big Data passanti al loro interno, per un controvalore, in ambito nazionale, prossimo ai 2.500 miliardi di euro annui, valore in costante crescita. Nelle acque territoriali italiane passano circa 781 km di gasdotti (…) Allo stato attuale, circa il 49% del gas che entra in Italia transita attraverso gasdotti sottomarini, ripartiti rispettivamente al 32% dal TransMed (Algeria-Mazara) che trasporta circa 2,4 mld di m3, al 13% dal TAP (Azerbaijan-Melendugno), con un volume di circa 9,1 mld di m3 di gas annui ed al 4% dal GreenStream (Libia-Gela), con circa 2,8 mld di m3. Il 60% dei punti di affiori dei cavi di telecomunicazione, circa il 50% dei gasdotti sottomarini e il 100% degli elettrodotti transnazionali (operativi o in fase di implementazione) approda esclusivamente in Puglia e in Sicilia»20. Ecco dunque le vere ragioni per cui è stato dato un nuovo colpo di acceleratore ai processi di militarizzazione dei territori e delle infrastrutture logistiche, specie nel Mezzogiorno, e gli Stati Maggiori nazionali, UE e NATO pongono la “necessità” di esercitare un’attenta azione di vigilanza dei fondali marini e di difesa delle infrastrutture subacquee, definite quest’ultime come Critical Undersea Infrastructure “infrastrutture critiche sottomarine”21. Ad un Convegno nazionale sulla “rilevanza del dominio subacqueo” promosso dal CeSI – Centro Studi Internazionali, dalla Marina Militare e dal Ministero degli Affari Esteri (giugno 2024), l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino ha auspicato «una corsa agli abissi che segua ciò che è stato fatto con la corsa allo spazio, tenuto conto delle enormi affinità tra i due domini in termini di competitività, congestionamento e contesa tra Paesi»22. Al summit NATO di Vilnius (luglio 2023) è stato creato il Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure all’interno del Comando marittimo dell’Alleanza “MARCOM”, con quartier generale a Northwood, Regno Unito. Il 26 febbraio 2024, la Commissione europea ha emesso la Raccomandazione UE 2024/779 sulle “infrastrutture di cavi sottomarini sicure e resilienti” in vista del rafforzamento dei dispositivi di sicurezza e difesa delle reti. In particolare, i Paesi membri dell’Unione sono stati invitati ad “adoperarsi per approfondire ulteriormente la cooperazione con la NATO per quanto riguarda le infrastrutture critiche di cavi sottomarini, in linea con la dichiarazione congiunta sulla cooperazione UE-NATO, promuovendo la complementarità degli sforzi”23. In ambito nazionale, la Marina Militare ha dato vita a fine 2022 all’Operazione Fondali Sicuri per la “tutela della Energy Security” e il “monitoraggio e sorveglianza delle infrastrutture critiche subacquee”, sotto il Comando centrale della Marina di Santa Rosa, Roma24. Inoltre è stato creato nel 2023 a La Spezia il Polo Nazionale della dimensione subacquea (PNS), che ha come obiettivo principale la valorizzazione del settore militare ed industriale in questo settore, «promuovendo sinergie pubblico-private», tramite la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e sperimentazione tecnologica di nuovi sistemi d’arma navali e sottomarini25. Il nuovo Polo Nazionale della dimensione subacquea è forse l’emblema più evidente del processo di “israelizzazione” del comparto militare-industriale-accademico italiano, cioè di riproduzione di quel modello bellico inter-istituzionale che si è affermato nello Stato sionista, con le tragiche conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti a Gaza, in West Bank, in Libano, Siria, Yemen, Iran. Il PNS opera in stretta collaborazione con il CMRE (Centre for Maritime Research and Experimentation) di La Spezia, il Centro di ricerca e sperimentazione marittima della NATO in ambito marittimo e subacqueo; inoltre coopera con grandi, medie e piccole aziende del comparto industriale (in particolare Leonardo S.p.A. e Fincantieri S.p.A.), con start up e centri di ricerca accademici come l’Università di Genova. Dal 21 maggio 2025 il Centro militare è stato trasformato in Fondazione di diritto privato. Tra i soci fondatori compaiono il Ministero della Difesa, Difesa Servizi S.p.A., i ministeri dell’Economia e dell’Università, AIAD (Federazione delle aziende per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, AID (Agenzia Italiana Difesa). Presidente è stata nominata Roberta Pinotti, ex ministra della difesa, Pd26. All’affaire plurimiliardario della produzione di sistemi da guerra underwater guarda con sempre più attenzione la holding della cantieristica a capitale statale, Fincantieri S.p.A.. «La minaccia ai cavi sottomarini e ad altre infrastrutture essenziali è destinata ad aumentare; per questo in Fincantieri stiamo investendo nella difesa e nella tecnologia subacquea, ampliando le nostre capacità industriali», ha dichiarato lo scorso anno l’amministratore delegato del gruppo, Pierroberto Folgiero. L’obiettivo è quello di raddoppiare le dimensioni del business subacqueo entro il 2027, con ricavi stimati a 820 milioni di euro27. Non è certamente casuale che solo qualche settimana fa l’assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali S.p.A., società partecipata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), abbia nominato come presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) della Marina. Credendino, come abbiamo visto, è tra i sostenitori della corsa al riarmo subacqueo e delle future underwater war28. Orizzonte Sistemi Navali opera nel settore dell’ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro. La politica delle “porte girevoli”, cioè il repentino passaggio dalla divisa alla leadership aziendale, caratterizza il comparto militare-industriale-accademico degli Stati Uniti d’America ed Israele. Il sistema Italia prova a scimmiottare il modello pur di affermarsi globalmente nell’ignobile mercato dei produttori e dei mercanti di morte. 1 https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness-2030_en 2 https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sv/statement_25_673 3 https://aresdifesa.it/via-libera-europeo-per-i-fondi-safe-allitalia/  4 A. Mazzeo, ReArm Europe. L’UE va alla guerra, in 800 miliardi di motivi per dire NO alla Fortezza Europa (a cura dell’Osservatorio Repressione), I libri di Left, Roma, maggio 2025. 5 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rearm-europe-ambizione-o-illusione-202521 6 https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness-2030_en 7 https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2023/03/trasportare-la-guerra-mobilita-militare.html 8 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html 9 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/RC-10-2025-0146_IT.html 10 https://www.defensenews.com/global/europe/2026/04/16/eu-pumps-over-1-billion-into-defense-rd-centered-around-ukraine-war-lessons/ 11 https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/11-03-2025-leonardo-industrial-plan-update 12 https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/05-11-2025-leonardo-and-rheinmetall-first-contract-to-supply-armoured-vehicles-for-the-italian-army 13 A. Mazzeo, ReArm Europe. NATO e UE si preparano alla Terza Guerra Mondiale, Lavoro e Salute, n. 6, giugno 2025. 14 https://www.diana.nato.int/ 15 A, Mazzeo, Basi aeree Usa in Italia: È guerra! C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria”, Umanità Nova, 22 aprile 2026. 16 https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/ucraina/2025/09/09/urso-porto-trieste-come-grande-porto-rinascita-ucraina_db68b588-92be-4217-a08d-1c821856e6a0.html 17 A. Mazzeo, Basi militari e Mezzogiorno. La militarizzazione del Sud Italia, in Su la testa. Argomenti per la Rifondazione comunista, n. 29, aprile 2026. 18 A. Mazzeo, La base di Sigonella negli odierni scenari di guerra internazionali, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, 2026. https://osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/01/Mazzeo-Sigonella-nello-scenario-internazionale-di-guerra.pdf 19 https://www.messinatoday.it/economia/maxi-corridoio-idrogeno-messina-germania-africa.html 20 https://www.rid.it/shownews/6633/cesi-e-marina-militare-stimolano-il-dibattito-sulla-rilevanza-del-quasi-dominio-subacqueo 21 https://www.analisidifesa.it/2024/01/il-contributo-italiano-alle-operazioni-della-nato-per-il-controllo-dei-fondali-nel-mediterraneo/ 22 https://www.rid.it/shownews/6633/cesi-e-marina-militare-stimolano-il-dibattito-sulla-rilevanza-del-quasi-dominio-subacqueo 23 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024H0779 24 https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-difesa-sicurezza/operazioni-in-corso/Pagine/Fondali_Sicuri.aspx 25 https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/433/339/Slides_PNS.pdf 26 https://www.difesaservizi.it/polo-nazionale-dimensione-subacquea-riunito-primo-cda 27 https://www.analisidifesa.it/2025/05/folgiero-a-ft-con-minacce-a-cavi-e-infrastrutture-necessario-potenziare-underwater/ 28 https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
È nata Leonardo Ukraine, ed è sempre più guerra
La notizia l’ha data solo «Milano Finanza» il 19 agosto scorso (e da ieri i media italiani ne gioiscono), ma risale a ben tre mesi fa: Leonardo Ukraine, controllata al 100% da Leonardo International, è stata iscritta al registro delle imprese di Kiev e opera in loco con il polo statale ucraino per l’innovazione militare, Brave1. Prospettive di sviluppo e commesse lucrose, lascia intendere «Milano Finanza»; Rearm Europe in atto. Ma non solo: l’espansione della nostra Leonardo spa significa il formale ed esplicito posizionamento aggressivo dell’Italia, che si espone così ad un livello di pericolo sempre più alto: una cobelligeranza di fatto. Produrre in Ucraina droni contro la Russia, certificare l’eccellenza di “prodotti” micidiali direttamente sul campo di battaglia (e sulla pelle dei soldati, per ora), collaborare strettamente con Palantir che “lavora” molto profittevolmente con lo Stato genocida in Palestina e che è il fenomeno più perfezionato della cosiddetta società del controllo. Dalla sua nascita l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia la pericolosità delle derive belliciste ed economiciste che la propaganda quotidiana riversa sulla società, e sul mondo della formazione. La pervasività di Leonardo spa spacciata come innovazione imprescindibile, ricerca avanzata, eccellenza italiana, prospettiva di lavoro per i giovani. E l’infiltrazione nella scuola e nelle università di Leonardo attraverso i finanziamenti   alla ricerca accademica e anche alla scuola (vedi, tra le altre cose, il famigerato Liceo digitale). Ma ora appaiono chiare anche le modalità – anticostituzionali – con cui un colosso economico come Leonardo cura i suoi profitti, con scelte basate sulla decisione di procedere  verso la catastrofe della guerra. Che non è quello che vogliono i cittadini e le cittadine italiane, le famiglie, gli studenti e le studentesse, la cui maggioranza, come si sa, è contraria alla guerra. «Le decisioni assumono la forma quietissima dell’adempimento burocratico», scrive Pino Cabras (clicca qui per la pagina Facebook) commentando la creazione di Leonardo Ukraine, «ai congressi dei saloni aeronautici, nelle delibere dei consigli di amministrazione». Anche se il  Ministero dell’economia è il primo azionista di Leonardo spa, il Parlamento non ne ha discusso, e nessuno ha ritenuto di doverglielo chiedere. E così «una visura camerale depositata a Kiev pesa più dell’articolo 11 della Costituzione, con il vantaggio, per chi la deposita, di non richiedere alcuna maggioranza». Di fronte a queste modalità antidemocratiche e aggressive che costringono a poco a poco le popolazioni a pagare la guerra decisa da altri, prima impoverendosi, poi essendo le vittime delle carneficine che inevitabilmente succedono, è sempre più chiaro il compito che la scuola ha di fronte a sé: abituare a fare domande, a valutare e contraddire i modelli economici proposti come inevitabili o dominanti; a riconoscere le tecniche della propaganda e la saper maneggiare i messaggi dei media. Incoraggiare, insomma, a creare altri modelli e altri strumenti che abbiano come priorità la vita e la prosperità, non la distruzione e la morte. Lorenzo Perrona, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 25, 2026
Pressenza