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L’uscita di scena di Cingolani: quali ragioni dietro il cambio di vertice in Leonardo SpA
Per decisione assunta dal governo Meloni, Roberto Cingolani ha lasciato Leonardo SpA dopo la mancata riconferma alla guida del gruppo. Sotto la guida di Cingolani Leonardo SpA ha ottenuto importanti risultati economico-finanziari e un’esponenziale crescita del titolo azionario (fatto, in realtà, comune a tutte le principali aziende produttrici di armi), con rilevanti dividendi per gli azionisti. Sulla sostituzione di Cingolani con Lorenzo Mariani si è detto e scritto molto. L’ipotesi più gettonata è quella di una forte pressione da parte di Israele e USA, che mal vedono la nascita dello scudo antimissilistico europeo denominato Michelangelo Dome,1 avente Leonardo come capofila dell’iniziativa: un prodotto concorrenziale, almeno in prospettiva, che potrebbe riscuotere successo e sottrarre porzioni di mercato ad analoghi prodotti made in USA e Israele. Al posto di Cingolani arriva un esperto proveniente dall’impresa missilistica Mbda Italia. Il nuovo amministratore delegato di Leonardo SpA potrebbe cambiare l’intera squadra alla guida del gruppo e non per nulla viene dato per vicino alla maggioranza di destra. Secondo la stampa, la scelta sarebbe stata dettata dalla ricerca di un amministratore del settore politicamente amico e meno vicino agli ambienti del complesso industrial-finanziario bellico europeo. Ma non siamo davanti solo a un valzer di nomine e poltrone, di sostituzione di alcuni manager con altri e di probabili scelte premiali per fedeltà politica con i partiti di governo: si tratterebbe, infatti, di una scelta che va incontro ai desiderata di USA e Israele. Sul finire del 2025 Cingolani aveva definito Michelangelo Dome «il più grande programma di integrazione mai realizzato nell’industria della difesa». Parliamo di una piattaforma complessa che fa lavorare insieme diversi sistemi di difesa aerea (sensori di terra, arei, spaziali e navali, per intenderci) e che fa ampio utilizzo della Intelligenza Artificiale. Da come è stato presentato, Michelangelo Dome è un progetto di difesa che in pochissimi anni potrebbe assicurare all’UE il suo “scudo” ideato e prodotto da aziende comunitarie. Non è casuale che da anni si parli di un progetto di questo tipo: nel 2022 la Germania lanciava Sky Shield con l’idea di costruire un prodotto tramite le proprie aziende, ma Italia, Polonia e Francia non accolsero l’invito, iniziando contestualmente a lavorare a un progetto tutto loro, da cui poi sarebbe scaturito Michelangelo Dome – la cui operabilità viene prevista per il 2030. Un sistema di difesa comune europeo, dicevamo, sarebbe nefasto per i fornitori statunitensi o israeliani e pertanto il sostegno accordato da Crosetto a Cingolani va visto entro un possibile scontro interno tra le varie anime della maggioranza. In questi giorni – ricchi di ipotesi, congetture e dichiarazioni a mezza bocca –, difatti, è stato raccontato di discussioni in seno alla compagine governativa attorno alle scelte da operare per accrescere la produzione militare. Gli accordi di Leonardo SpA con i francesi di Airbus e Thales e il lavoro sui droni “affidato” ai turchi di Baykar (che hanno acquistato parte della Piaggio) potrebbero avere scontentato i potenti alleati esteri, nonché esponenti di punta dei partiti di maggioranza legati a doppio filo agli USA e a Israele. Se invece le spiegazioni del cambio di vertice fossero dettate da ragioni tecniche o di natura industriale, qualcuno dovrebbe spiegarci quali siano le contestazioni mosse a Cingolani, visto l’alto indice di gradimento degli azionisti di Leonardo SpA. Del resto l’era Cingolani si è chiusa con ricavi mai visti: solo tra il 2022 e il 2025 i ricavi consolidati di Leonardo SpA sono aumentati da 14,7 a 19,5 miliardi di euro, gli ordini annui da 17,3 a 23,8 miliardi, il dividendo da 14 a 63 centesimi per azione e, infine, in tre anni le azioni del gruppo sono cresciute di quasi il 400% – in linea con un altro colosso militare, la tedesca Rheinmetall. Per non parlare dell’aumento della produzione (Leonardo SpA è attualmente il dodicesimo produttore mondiale di armi, avendo scavalcato importanti consorzi e aziende) e delle molteplici joint-venture realizzate, ad esempio quella con Rheinmetall per la produzione di veicoli corazzati e carri armati per l’Esercito italiano. Tra le spiegazioni possibili del cambio di vertice, dunque, potrebbe anche esserci una scelta nel merito della costruzione di alleanze con alcune aziende al posto di altre. Con la fine dell’era Cingolani la borghesia italiana deve chiedersi cosa intende fare del progetto di scudo spaziale, sapendo che intanto la Germania sta lavorando a un suo progetto da oltre cinque anni insieme a Israele, con l’adesione di ben ventiquattro paesi europei. Solo Italia e Francia sono rimaste fuori, avendo puntato sullo scudo comunitario. Forse tanta indipendenza, da parte dei capitalisti nostrani, non è ammissibile in un governo che fin dalla sua nascita appare allineato, anzi “alleato servile”, degli USA e di Israele. E sono proprio gli interessi di questi due paesi a rappresentare l’incognita principale per il polo industrial-militare europeo. Se la cacciata di Cingolani fosse un’operazione di riposizionamento strategico di tipo geopolitico, allora l’Italia sarebbe il cavallo di Troia nella UE per conto degli USA. 1 E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Michelangelo Dome: lo scudo missilistico con cui Leonardo avvolgerà l’Europa, 20 marzo 2026, https://cub.it/michelangelo-dome-lo-scudo-missilistico-con-cui-leonardo-avvolgera-leuropa/. Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Leonardo S.p.A. nelle reti formative professionali di Roma
Il movimento BDS di Roma, che si occupa di promuovere il boicottaggio dei prodotti e delle aziende israeliane, ha denunciato la forte presenza di Leonardo S.p.A. nei Centri metropolitani di formazione professionale in seguito ad un accordo tra il comune di Roma e il colosso dell’industria militare italiana. L’accordo prevede che l’azienda si occupi sia della progettazione dei corsi professionalizzanti sia di fornire la docenza e i materiali didattici. Inoltre, è nota la presenza di Leonardo S.p.A. anche nelle scuole superiori della capitale in quanto ha collaborato all’apertura dell’indirizzo digitale presso l’I.I.S. Carlo Matteucci. In questo caso vengono inviati direttamente a scuola degli esperti aziendali e studenti e studentesse del secondo biennio e del quinto anno vengono accompagnati in tirocini e stage presso le sedi della Leonardo. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condividiamo la preoccupazione di BDS di vedere coinvolta nella formazione una multinazionale a partecipazione statale che ha contribuito alla costruzione degli F-35 con cui Israele ha devastato la striscia di Gaza, distruggendo la quasi totalità di scuole ed università. L’Osservatorio non può non denunciare come la cultura della guerra arrivi alle giovani generazioni anche per questa via e per di più nella maniera più subdola, nascosta dietro al “mantra” dell’innovazione e della crescita dell’occupazione. Cosa ancor più grave se si considera che con Leonardo S.p.A. entrano nella scuola anche i privati contribuendo attivamente all’indebolimento del settore pubblico e alla trasformazione degli enti formativi statali in dei centri di addestramento al lavoro per le aziende. Al contrario l’Osservatorio crede fermamente che l’istruzione pubblica debba servire innanzitutto alla costruzione di un futuro di pace e alla formazione della coscienza politica e civile di cittadine e cittadini. Fonte: https://kritica.it/politica/palestina/a-scuola-di-guerra-la-presenza-strutturale-di-leonardo-s-p-a-nellistruzione-pubblica/?sfnsn=scwspmo Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
ARMI A ISRAELE, LEONARDO S.P.A FINISCE IN TRIBUNALE: AL VIA LA CAUSA PER FERMARE LE FORNITURE
Portare davanti a un giudice i contratti militari tra Italia e Israele e chiederne l’annullamento. È questo l’obiettivo della causa civile che vede coinvolte Leonardo S.P.A e lo Stato italiano, promossa da un gruppo di organizzazioni della società civile, tra cui A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi e Un Ponte Per. Al centro del ricorso, depositato al tribunale di Roma il 29 settembre 2025, c’è la contestazione della legittimità delle forniture militari verso Israele. Secondo le e i ricorrenti, queste forniture violerebbero le norme che regolano l’esportazione di armi, in particolare quelle che vietano vendite a paesi coinvolti in conflitti armati o accusati di gravi violazioni dei diritti umani. Anche se alcuni contratti sono stati firmati prima dell’attuale conflitto, per i promotori e le promotrici della causa la loro prosecuzione sarebbe comunque illegittima e dovrebbe essere fermata. Anche se precedentemente l’azienda ha ammesso forniture (assistenza tecnica, riparazioni, ricambi), nella sua difesa sostiene che le proprie attività sono legittime e conformi alle autorizzazioni del governo, respingendo le accuse sul loro impatto. Anche il governo italiano ha spiegato di aver bloccato nuove autorizzazioni, ma di aver permesso la continuazione di contratti già approvati. In collegamento con Radio Onda d’Urto Giulia Torrini, presidente dell’associazione Un Ponte Per Ascolta o scarica Nel frattempo, il 27 marzo si è svolta al tribunale civile di Roma la prima udienza della causa in forma di trattazione scritta. Si è trattato di un passaggio iniziale e soprattutto procedurale, senza decisioni nel merito, ma che ha segnato l’avvio concreto del confronto tra le due parti. La causa resta quindi in una fase iniziale, ma potrebbe avere conseguenze importanti per chiarire meglio i limiti dell’export militare. “Riteniamo che tali contratti siano in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, la legge 185/1990 sul commercio di armamenti, il diritto internazionale. Non è una presa di posizione simbolica. È un’azione giudiziaria che chiede alla magistratura di verificare responsabilità precise”, scrive A Buon Diritto Onlus riguardo la causa. Un resoconto dell’udienza in collegamento con Giulia Torrini Ascolta o scarica
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Riconversione dell’automotive a fini militari: dove ci stanno portando?
Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, in Germania, sta per essere rilevato dal colosso Rheinmetall per produrre veicoli militari come il KF41 Lynx (probabilmente, assieme all’israeliana Rafael Advanced Defence Systems, produrrà anche mezzi per il trasporto e il lancio di missili1) e seguire in tal modo la sorte toccata ad altri impianti, come quelli di Berlino e di Neuss. In Francia lo storico impianto Fonderie de Bretagne, che produceva componentistica per la Renault, è stato acquisito da Europlasma e sta cominciando la produzione di proiettili da artiglieria (circa un milione all’anno), mentre la Renault inizierà presto a produrre lo scheletro di droni militari a lungo raggio negli stabilimenti di Le Mans e Cléon, nella misura di 600 al mese2. La Valeo, altra multinazionale francese attiva nell’industria dell’automotive, avrebbe sottoscritto un’intesa con altre società (circa cento) sempre per la dronistica militare. Un’iniziativa simile a quella del gruppo tedesco Schaeffler (produttore leader a livello mondiale di cuscinetti volventi e prodotti lineari, rinomato fornitore del settore automobilistico), che per produrre droni ha firmato un memorandum con la startup militare specializzata Helsing3. L’azienda italiana Berco, che produce componenti per veicoli, verrà rilevata dalla Thyssenkrupp e fabbricherà anche veicoli militari4, mentre sono in corso simili trattative con il gruppo Stellantis. Sempre in Italia, la Iveco produce già da tempo veicoli militari ed è stata acquisita pochi giorni or sono da Leonardo5. Proprio il caso della Berco è emblematico, in quanto i lavoratori e la lavoratrici si sono impegnati in oltre duecento giorni di mobilitazione al fine di scongiurare la riduzione delle attività e la chiusura degli stabilimenti. La parziale riconversione dell’azienda a fini bellici, pertanto, è stata opportunisticamente presentata dalla parte datoriale come antidoto alla cassa integrazione e alla disoccupazione. Del resto, gli interventi delle aziende militari – come Leonardo – e delle Forze Armate nelle scuole, negli ITS e nelle Università non servono solo a “normalizzare” la presenza dei militari nella società civile o a convincere i giovani ad arruolarsi ma anche a presentare l’industria militare come volano di un’occupazione di qualità e ben remunerata. Certo, la veridicità di questo aspetto è tutta da dimostrare: storicamente, in Italia, a un incremento della spesa per la Difesa non è mai corrisposto un aumento dell’occupazione, anche perché gli appalti militari che rendono di più sono proprio quelli ad alta intensità di capitale (ossia quelli che fanno largo impiego di tecnologie e macchinari a discapito dell’utilizzo di manodopera)6. Le aziende belliche stanno dunque riuscendo nel tentativo di presentarsi come attori utili e fondamentali nella società del lavoro, al punto che Cingolani, CEO di Leonardo SpA, il mese scorso ha potuto ergersi come paladino delle materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e affermare, davanti a una platea di alcune centinaia di studenti liceali di Roma: «Leonardo negli ultimi tre anni ha assunto quasi 20mila persone, oggi siamo 63mila e nei prossimi tre anni ne verranno assunte probabilmente altre 17mila. La gran parte di queste persone ha una formazione tecnico-scientifica»7. Lo studio delle materie STEM, la riforma degli istituti tecnico-professionali8 e i tanti accordi per l’insegnamento fra scuole, università, aziende e Forze Armate fanno dunque parte di un’elaborata politica di brand della filiera militare, rappresentando un cavallo di troia contro le spontanee tendenze alla pace dei giovani studenti. Questi vengono surrettiziamente portati ad accettare le attività imprenditoriali di aziende come Leonardo proprio in quanto sinonimo di un’occupazione eccellente e di antidoto alla disoccupazione. Per questo le finalità immorali di tali aziende vengono taciute o sminuite davanti a tanti giovani preoccupati per il loro futuro e bisognosi di un lavoro decente. All’interno di questa strategia la riconversione industriale di molte imprese verso il militare rappresenta un tassello fondamentale, necessario per rafforzare la filiera bellica, ed è del resto un passaggio obbligato della politica economica di un Paese capitalista come l’Italia. Per questo motivo il Governo Meloni, all’interno del cosiddetto “maxi-emendamento” alla Finanziaria per il 2026, ha inserito un comma che delega al Ministero della Difesa e a quello per le Infrastrutture e i Trasporti l’emissione di uno o più decreti «finalizzati alla realizzazione, all’ampliamento, alla conversione, alla gestione e allo sviluppo delle capacità industriali della difesa», con l’obiettivo «di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma»9. La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: per quali motivi sono le industrie automobilistiche quelle più frequentemente riconvertite? Innanzitutto, in linea di massima nel settore dell’automotive le innovazioni tecnologiche rivestono un ruolo di grande importanza, ma sono importate dall’esterno: alcuni settori – come per l’appunto l’automotive, ma anche il chimico o i servizi finanziari – non hanno più un tasso di innovazione molto elevato e pertanto tendono a “inglobare” nuove tecnologie nei processi produttivi soltanto quando vengano sviluppate a latere, in altri settori, e solo in un secondo tempo “trasferite”10. Pertanto risulta utile dirottare parte della produzione verso il settore militare, che presenta un tasso di innovazione decisamente superiore e che, di conseguenza, potrebbe avere un effetto positivo sull’economia dell’industria automobilistica civile. Una seconda spiegazione è data dal fatto che l’automotive ha molto in comune con l’industria militare, in particolare in riferimento a microchip, componentistica meccanica, sistemi digitali e manifatturieri che trovano impiego duale sia su veicoli civili che bellici. Un’ulteriore ragione, infine, sta nelle difficoltà che le industrie automobilistiche europee stanno attraversando a causa del calo delle vendite e della produzione (sottoutilizzo della capacità industriale, che nel 2023 si attestava attorno al 60% della produzione potenziale)11 e, nello specifico, della debolezza della domanda di auto elettriche nei Paesi UE. In tutto ciò, come notato dalla rivista specializzata Quattroruote, «l’incremento della spesa pubblica per la difesa e l’accesso agevolato ai fondi europei fungono da catalizzatori, rendendo attrattiva la riconversione degli impianti delle aziende automobilistiche»12. Nel frattempo la cittadinanza non viene informata e per questo resta del tutto ignara dei processi di riconversione, dei quali non è sempre facile far emergere il disegno di coerenza complessivo. Non è casuale che numerose notizie vengano sottaciute in maniera regolare, al punto che in alcuni casi le aziende in fase di riconversione non emettono alcun comunicato stampa. Tutto avviene in religioso silenzio nel nome dei principi di riservatezza e segretezza a cui sono vincolati i lavoratori dipendenti, e la cui violazione è perseguita con il Codice Penale il quale prevede sanzioni severissime. E. Gentili, F. Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 1 S. Ash, L. Pitel, K. Inagaki, German ‘city of peace’ wrestles with weapons pivot to save VW jobs, «Financial Times», 27th March 2026. 2 Reuters, Renault partners with Turgis Gaillard on military drones, 20th January 2026. 3 Cfr. FY 2025 Schaeffler AG earnings, The motion technology company, 3rd March 2026, p. 14. 4 MIMIT, Comunicato stampa: Berco: azienda conferma al Mimit il piano di risanamento e nuovi investimenti per lo stabilimento di Copparo, 25 marzo 2026. 5 Leonardo, Comunicato stampa: Leonardo finalizza l’acquisizione del business difesa di Iveco, 18 marzo 2026. 6 Cfr. D. Sarasa-Flores, A. García Serrador, C. Ulloa Ariza, Buy Guns or Buy Roses: EU Defence Spending Fiscal Multipliers, SUERF Policy Brief | No. 1209, 10th July 2025. 7 Fondazione Leonardo, Comunicato stampa: STEM, le tecnologie che aprono le porte del futuro. L’evento al Centro espositivo Leonardo, 2 febbraio 2026. 8 Cfr. F. Giusti, E. Gentili, La riforma degli istituti tecnico-professionali al suo primo banco di prova, 15 Luglio 2025, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_riforma_degli_istituti_tecnicoprofessionali_al_suo_primo_banco_di_prova/42819_61925/. 9 L. 199/2025, art. 1, c. 280. Al momento attuale tuttavia non risultano ancora decreti ministeriali attuativi di questo comma, nemmeno in fase preparatoria (schemi, bozze, ecc.). 10 Cfr. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth analysis and recommendations, p. 235. 11 Cfr. Institute for Energy Research, Many of Europe’s Car Factories Are Underutilized, 2nd October 2024. 12 A. Ascione, Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto sono già pronte, «Quattroruote», 12 febbraio 2026. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Cameri: manifestazione contro Leonardo e le fabbriche di morte del governo italiano
Il Coordinamento Novara per la Palestina e altre realtà locali hanno organizzato per sabato 15 novembre una manifestazione che partirà dal centro città di Cameri per poi giungere sino alla base militare di Cameri in provincia di Novara composta dall’aeroporto militare e da due stabilimenti Leonardo. E’ interessante ritracciare la storia di questo territorio e degli sviluppi che hanno portato alla costruzione di nuovi stabilimenti per ampliarne la produzione. Riprendiamo dal comunicato del Coordinamento Biellesi per la Palestina Libera alcuni dati importanti: lo stabilimento FACO di Cameri, tra i principali siti italiani di produzione militare, Leonardo Spa assembla i velivoli F-35 destinati all’Italia e all’Olanda. FACO si distingue anche in quanto centro europeo di manutenzione della flotta di F-35 e fornitrice di cassoni alari per questi stessi caccia usati in diversi teatri di guerra che insanguinano il pianeta. La decisione del governo italiano di acquistare 25 nuovi F-35 (al momento sono 90) è una delle voci che incideranno sull’aumento della spesa militare (34 miliardi per il 2026) a discapito della sicurezza sanitaria e sociale proprio in una fase storica di stridenti disuguaglianze. Ne abbiamo parlato con un’attivista del coordinamento di Novara Di seguito pubblichiamo il Comunicato del Coordinamento Novara per la Palestina IL 15 NOVEMBRE 2025  A CAMERI MANIFESTAZIONE PER LA RICONVERSIONE  DELLE “FABBRICHE DI MORTE” IN FUCINE DI PACE Sabato 15 novembre 2025, a Cameri (NO), cittadini e gruppi di attivisti antimilitaristi e solidali con la Palestina, il Sudan e tutti i popoli oppressi, scenderanno in piazza per denunciare il ruolo dello stabilimento FACO — gestito da Leonardo Spa. — nella produzione e manutenzione dei cacciabombardieri F-35, strumenti di guerra utilizzati in teatri di conflitto che insanguinano il pianeta, tra cui Gaza.  L’iniziativa, promossa dal Coordinamento Novara per la Palestina, prevede un presidio a Cameri in Piazza Alighieri alle ore 13.00, seguito da un corteo fino ai cancelli dello stabilimento FACO, situato all’interno della base militare di Cameri.  La popolazione e i lavoratori di Cameri sono invitati a scendere in piazza per supportare la richiesta di riconversione dello stabilimento e per rigettare il ricatto di chi impone alle persone oneste di produrre strumenti di morte di cui non hanno nemmeno contezza, in violazione ai principi etici espressi nella Costituzione italiana e dalla Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo. Presso lo stabilimento FACO (Final Assembly and Check Out), tra i principali poli europei di produzione bellica, si assemblano gli F-35 per l’Italia e l’Olanda, si effettua manutenzione per tutta la flotta europea e si producono cassoni alari utilizzati in missioni di guerra. Nonostante la narrazione ufficiale parli di “sicurezza” e “innovazione”, indagini indipendenti hanno documentato il coinvolgimento di Leonardo Spa — controllata per il 30% dallo Stato italiano — in:  * forniture di componenti per bombardamenti su Gaza, * esportazioni triangolate che aggirano la legge 185/1990 sul controllo delle armi, * vendita, nel 2012, a Israele di 30 aerei M-346 usati per addestrare piloti a colpire obiettivi nei territori occupati. Il governo italiano ha recentemente annunciato l’acquisto di ulteriori 25 F-35, portando il totale a 90 unità, e un aumento della spesa militare a 34 miliardi nel 2026, con l’obiettivo di raggiungere i 100 miliardi nei prossimi anni. Queste risorse vengono sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica, in un paese già segnato da disuguaglianze stridenti.  Perciò il Coordinamento chiede: * il boicottaggio delle aziende coinvolte in genocidi ed ecocidi,  * la riconversione civile delle fabbriche belliche,  * la costruzione di un modello di difesa non armata, basato su diritti, solidarietà e giustizia globale.      A Cameri come a Gaza, si gioca la stessa battaglia: quella per la dignità umana contro la macchina della guerra.  PROGRAMMA DELLA GIORNATA * 13.00 – Ritrovo in Piazza Alighieri * 13.40 – Momento musicale con il gruppo Farfahiina * 14.00 – Intervento in differita di Antonio Mazzeo su Leonardo Spa * 14.30 – Partenza del corteo verso i cancelli dello stabilimento * 15.00 – Arrivo ai cancelli: momento di raccoglimento per le vittime di tutte le guerre e flash mob Chiediamo a tutti di portare cartelli, strumenti musicali, oggetti per fare rumore. Sono sconsigliati fumogeni, petardi e bandiere di partito. Lo stabilimento è all’interno di una base militare: il corteo sarà pacifico e vigilato da volontari per la sicurezza. Coordinamento Novara per la Palestina prochannel@protonmail.com
November 14, 2025
Radio Blackout - Info
CYBERTECH EUROPE: BDS CONTRO LA VETRINA DI GUERRA DIGITALE E LA COMPLICITÀ ITALIANA
Cybertech Europe è l’evento di due giorni dedicato a sicurezza e armi che si tiene a Roma, quest’anno il 21 e 22 ottobre. Nato come progetto israeliano, l’evento è oggi contestato dal movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che si batte da anni per la sua cancellazione, denunciando la profonda complicità tra il complesso militare-industriale globale e il sistema di occupazione e apartheid israeliano. “Cybertech Europe non è una semplice vetrina di startup, ma è una vera e propria operazione di white washing per nascondere la collaborazione diretta con le forze di occupazione israeliane” ha dichiarato Luca di BDS Roma ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Con Leonardo  SPA in prima fila, l’azienda partecipata dallo Stato al 30% che aveva avuto in passato lo stand più grande e un buon numero di relatori. Quest’anno invece il programma dell’evento è cambiato diverse volte, alcuni relatori sono saltati, ed “è anche una conseguenza delle grandi mobilitazioni per la Palestina che ci sono state soprattutto nelle ultime settimane”, ha continuato Luca ai nostri microfoni. Nella giornata del 21 la zona attorno alla Nuova dell’Eur, dove si tiene la fiera, è stata bloccata per ore dalle forze di sicurezza. La contestazione BDS ha messo in luce anche la complicità di altre aziende che partecipano a Cybertech Europe. Si tratta di startup israeliane come Checkpoint, il cui dirigente ha ammesso di collaborare con l’esercito israeliano, e multinazionali del digitale come Cisco, che fornisce infrastrutture digitali per il sistema di occupazione, e Google Cloud, che offre servizi per l’immagazzinamento e il trattamento dei dati derivati dal “controllo totale” della popolazione palestinese. Ascolta l’intervista con Luca di BDS Roma Ascolta o scarica
October 22, 2025
Radio Onda d`Urto
LEONARDO SPA: “COMPLICITÀ CON ISRAELE ATTRAVERSO LA FUSIONE DI DRS E RADA”. NUOVO DOSSIER DI BDS ITALIA
La settimana in corso, tra il 13 e il 18 ottobre, è quella indicata dalla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) Italia come “settimana di azione contro i caccia F35 israeliani“. I caccia F35 prodotti dalla Lockheed Martin sono sistematicamente stati usati dall’esercito di Israele contro la popolazione palestinese, non solo nella Striscia di Gaza ma anche ripetutamente in Cisgiordania e pure all’estero, come negli attacchi contro Qatar e Yemen. Leonardo Spa, che è per quasi un terzo a proprietà pubblica, è un’azienda molto coinvolta nel programma dei caccia F-35. BDS ricorda come ad esempio a Cameri, in provincia di Novara, ci sia lo stabilimento europeo di assemblaggio e collaudo di questi caccia. Non solo: in generale Leonardo SPA ha dei rapporti strettissimi con Israele, che non vengono resi pubblici nella totalità. Come aggira i controlli sulle collaborazioni con i paesi coinvolti nei conflitti bellici? Attraverso la DRS RADA Technologies LTD, con sedi in Israele e Usa, nata dall’acquisizione e successiva fusione tra la controllata statunitense di Leonardo, Leonardo DRS, e l’azienda israeliana RADA Electronic Industries Ltd., leader nei radar tattici. “Le commesse richieste dal Pentagono”, spiega l’autrice del dossier “Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. – Le relazioni con Israele“, Rossana De Simone ai microfoni di Radio Onda d’Urto, “permettono a Leonardo di trasferire la tecnologia indirettamente anche in Israele”. Come spiega Rossana De Simone, la fusione permette una “triangolazione fra Pentagono-DRS RADA-Israele“, attraverso cui Leonardo può bypassare di fatto i divieti di esportazione diretta dall’Italia. Il Pentagono commissiona a DRS forniture per l’esercito israeliano, includendo componenti essenziali come i radar emisferici compatti per il sistema di protezione attiva Iron Fist di Elbit Systems, utilizzato sui bulldozer Caterpillar D9 impiegati nell’invasione terrestre di Gaza. Inoltre, il coinvolgimento di Leonardo nel programma internazionale F-35 (l’unico impianto europeo per l’assemblaggio e la manutenzione si trova a Cameri, in provincia di Novara) lega indirettamente l’Italia all’uso bellico di questi caccia da parte di Israele, che ha bombardato civili palestinesi a Gaza. “Gli F-35 israeliani, modificati da aziende come Elbit Systems, sono considerati i più avanzati al mondo, capaci di raggiungere l’Iran senza rifornimento in volo”, spiega sempre Rossana De Simone. Ascolta su Radio Onda d’Urto l’intervista completa a Rossana De Simone, attivista antimilitarista e membro del gruppo di lavoro sull’embargo militare di BDS Italia, autrice del dettagliato dossier “Piovono euro sull’industria “necessaria” di Crosetto e Leonardo S.p.A. Le relazioni con Israele.”. Ascolta o scarica
October 15, 2025
Radio Onda d`Urto