
La pogressività del sistema fiscale e la foglia di fico del PD
Pressenza - Wednesday, September 30, 2026eventi
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progressività e scaglioni
Ieri sera Bersani, a corto di cartucce da sparare sul governo nel merito di un tema (la progressività del sistema fiscale) che per la sinistra è imbarazzante (le aliquote le hanno cambiate anche loro con Draghi) si è tirato fuori il carico di briscola: una tassazione progressiva senza scaglioni! Soluzione gettata lì senza altri chiarimenti, come se fosse l’uovo di Colombo (dando per scontato che questa avrebbe sanato il fiscal drag).
Quando si parla di progressività fiscale, il senso comune tende a leggerla in modo “locale” e statico: si guardano gli scaglioni (le soglie) come a dei confini netti o a delle stazioni dove il prelievo cambia improvvisamente passo. Ma dal punto di vista strutturale e matematico, la vera progressività – quella che rispetta il principio costituzionale di capacità contributiva – non risiede nella visibilità geometrica delle soglie, ma nella continuità della funzione di prelievo. Che c’è già.
Il motivo per cui le soglie visibili ingannano l’intuizione è che creano una discontinuità percepita. Nell’immaginario collettivo si teme sempre che il passaggio alla soglia superiore (lo “scaglione”) possa penalizzare il reddito complessivo, come se superare di un euro una soglia facesse saltare l’aliquota su tutto il reddito precedente. Confondendo l’aliquota marginale (quella che si applica solo sull’ultimo euro guadagnato che è la parte eccedente la soglia) e aliquota media (il rapporto effettivo tra le tasse pagate e il reddito totale, che cresce in modo continuo e graduale, senza salti traumatici). È proprio grazie al meccanismo a scaglioni.
Se immaginiamo un sistema senza aliquote fisse o scaglioni discreti (quindi senza soglie visibili), il prelievo fiscale smette di essere una funzione a gradini per diventare una curva continua (una funzione matematica derivabile).
In un sistema del genere ogni singolo incremento infinitesimale del reddito genera un incremento infinitesimale del carico fiscale.
La progressività non è più “decisa a tavolino” stabilendo una soglia rigida (es. da 0 a 15.000, da 15.000 a 28.000), ma è incorporata in una formula algebrica (spesso esponenziale o logaritmica) che fa salire l’aliquota marginale in modo fluido a mano a mano che il reddito sale.
La difficoltà di rendere intuitiva la progressività una volta tolti gli scaglioni sono più una necessità burocratico-politica che una necessità economica ideale. Da un lato, il legislatore ha bisogno di soglie fisse per rendere il sistema comprensibile al contribuente medio, calcolabile dai datori di sostituto d’imposta e verificabile dall’amministrazione finanziaria. Dall’altro, irrigidire la progressività in “gradini” crea distorsioni visive e psicologiche fortissime, alimentando la percezione di iniquità o di trappole fiscali proprio in prossimità dei confini di soglia.
Se spogliamo il sistema delle aliquote fisse e guardiamo alla progressività come a una proprietà geometrica del prelievo sul reddito, il problema non è più dove mettere i paletti (le soglie), ma con quale accelerazione far correre la curva del prelievo rispetto alla ricchezza prodotta. E di questa accelerazione dovremmo parlare, per capire se la si vuole mantenere (usando una metafora automobilistica) con questa coppia, con questi rapporti tra reddito che cresce e prelievo che lo segue adattandovisi. Pensiamo a quello che accade quando il motore sale di giri e la velocità con lui, fino al momento in cui la potenza erogata viene limitata, ridotta per mettere in sicurezza il conducente.
Proviamo a pensarlo come se fosse il prelievo fiscale e le soglie le marce. Anche senza di esse resterebbe da decidere quanto lo vogliamo allegro il motore e quanta coppia avremo a bassi e alti regimi. Su questo le destre non mentono: sono per la decelerazione generalizzata nella forma di Flat Tax, aiuti alle imprese, sostegni alle banche e detrazioni a go go. Il punto è che le sinistre di fatto stanno sulla stessa sponda e lo hanno mostrato nelle misure adottate da Prodi e Bersani fino a Letta e Draghi.
A moraleggiare sulla Meloni al fashion week, con Bersani a Di martedì ci stava Gentiloni, a ricordarmi la UE del ventottesimo stato come paradiso fiscale per le aziende. Ovviamente su questo Bersani e Landini non dicono nulla, rimandando la faccenda ad ipotetiche quanto vaghe tassazioni delle super rendite dei Paperon de Paperoni e ad impossibili tasse sugli extraprofitti. Questo per non impaurire l’elettorato e mantenere una cornice regressiva generalizzata, quella che va dai bonus alle detrazioni, dai premi assicurativi alla transizione ecologica, digitale, dall’istruzione, la salute, i trasporti fino alla cura del giardino e degli animali: chi più ha più viene premiato.