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K. Stern: “Il ddl antisemitismo alimenterà un nuovo maccartismo”
Kenneth S. Stern, 73 anni, è un giurista statunitense, direttore del Bard Center for the Study of Hate e principale figura del gruppo che, nel 2004, ha redatto la “famigerata” definizione operativa di antisemitismo poi adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Già in passato aveva messo in guardia dall’uso lesivo […] L'articolo K. Stern: “Il ddl antisemitismo alimenterà un nuovo maccartismo” su Contropiano.
October 16, 2026
Contropiano
La pogressività del sistema fiscale e la foglia di fico del PD
Ieri sera Bersani, a corto di cartucce da sparare sul governo nel merito di un tema (la progressività del sistema fiscale) che per la sinistra è imbarazzante (le aliquote le hanno cambiate anche loro con Draghi) si è tirato fuori il carico di briscola: una tassazione progressiva senza scaglioni! Soluzione gettata lì senza altri chiarimenti, come se fosse l’uovo di Colombo (dando per scontato che questa avrebbe sanato il fiscal drag). Quando si parla di progressività fiscale, il senso comune tende a leggerla in modo “locale” e statico: si guardano gli scaglioni (le soglie) come a dei confini netti o a delle stazioni dove il prelievo cambia improvvisamente passo. Ma dal punto di vista strutturale e matematico, la vera progressività – quella che rispetta il principio costituzionale di capacità contributiva – non risiede nella visibilità geometrica delle soglie, ma nella continuità della funzione di prelievo. Che c’è già. Il motivo per cui le soglie visibili ingannano l’intuizione è che creano una discontinuità percepita. Nell’immaginario collettivo si teme sempre che il passaggio alla soglia superiore (lo “scaglione”) possa penalizzare il reddito complessivo, come se superare di un euro una soglia facesse saltare l’aliquota su tutto il reddito precedente. Confondendo l’aliquota marginale (quella che si applica solo sull’ultimo euro guadagnato che è la parte eccedente la soglia) e aliquota media (il rapporto effettivo tra le tasse pagate e il reddito totale, che cresce in modo continuo e graduale, senza salti traumatici). È proprio grazie al meccanismo a scaglioni. Se immaginiamo un sistema senza aliquote fisse o scaglioni discreti (quindi senza soglie visibili), il prelievo fiscale smette di essere una funzione a gradini per diventare una curva continua (una funzione matematica derivabile). In un sistema del genere ogni singolo incremento infinitesimale del reddito genera un incremento infinitesimale del carico fiscale. La progressività non è più “decisa a tavolino” stabilendo una soglia rigida (es. da 0 a 15.000, da 15.000 a 28.000), ma è incorporata in una formula algebrica (spesso esponenziale o logaritmica) che fa salire l’aliquota marginale in modo fluido a mano a mano che il reddito sale. La difficoltà di rendere intuitiva la progressività una volta tolti gli scaglioni sono più una necessità burocratico-politica che una necessità economica ideale. Da un lato, il legislatore ha bisogno di soglie fisse per rendere il sistema comprensibile al contribuente medio, calcolabile dai datori di sostituto d’imposta e verificabile dall’amministrazione finanziaria. Dall’altro, irrigidire la progressività in “gradini” crea distorsioni visive e psicologiche fortissime, alimentando la percezione di iniquità o di trappole fiscali proprio in prossimità dei confini di soglia. Se spogliamo il sistema delle aliquote fisse e guardiamo alla progressività come a una proprietà geometrica del prelievo sul reddito, il problema non è più dove mettere i paletti (le soglie), ma con quale accelerazione far correre la curva del prelievo rispetto alla ricchezza prodotta. E di questa accelerazione dovremmo parlare, per capire se la si vuole mantenere (usando una metafora automobilistica) con questa coppia, con questi rapporti tra reddito che cresce e prelievo che lo segue adattandovisi. Pensiamo a quello che accade quando il motore sale di giri e la velocità con lui, fino al momento in cui la potenza erogata viene limitata, ridotta per mettere in sicurezza il conducente. Proviamo a pensarlo come se fosse il prelievo fiscale e le soglie le marce. Anche senza di esse resterebbe da decidere quanto lo vogliamo allegro il motore e quanta coppia avremo a bassi e alti regimi. Su questo le destre non mentono: sono per la decelerazione generalizzata nella forma di Flat Tax, aiuti alle imprese, sostegni alle banche e detrazioni a go go. Il punto è che le sinistre di fatto stanno sulla stessa sponda e lo hanno mostrato nelle misure adottate da Prodi e Bersani fino a Letta e Draghi. A moraleggiare sulla Meloni al fashion week, con Bersani a Di martedì ci stava Gentiloni, a ricordarmi la UE del ventottesimo stato come paradiso fiscale per le aziende. Ovviamente su questo Bersani e Landini non dicono nulla, rimandando la faccenda ad ipotetiche quanto vaghe tassazioni delle super rendite dei Paperon de Paperoni e ad impossibili tasse sugli extraprofitti. Questo per non impaurire l’elettorato e mantenere una cornice regressiva generalizzata, quella che va dai bonus alle detrazioni, dai premi assicurativi alla transizione ecologica, digitale, dall’istruzione, la salute, i trasporti fino alla cura del giardino e degli animali: chi più ha più viene premiato. Michele Ambrogio
September 30, 2026
Pressenza
«l’Unità» da tre mesi in silenzio
Da tre mesi (7 luglio 2026) «L’Unità» non è più in edicola. Ancora un’interruzione alle pubblicazioni per il quotidiano diretto (da tre anni, fin dalla riapertura) da Piero Sansonetti. Fino a quel momento Sansonetti dirigeva «Il Riformista», poi transitato per una breve parentesi a Matteo Renzi, successivamente ad Alessandro Barbano e ora tornato a Claudio Velardi, che quel quotidiano aveva contribuito a fondarlo. Ora l’incontro-scontro in essere è tra l’editore (Romeo editore) e il Partito democratico, interessato a rilevare la testata un tempo organo del Pci, poi del Pds nonché del Pd, infine quotidiano d’area democratica. Che poi, non può neanche chiamarsi scontro dato che tra le parti vige un paludoso silenzio. Stop that train Non sappiamo se questa interruzione delle pubblicazioni sia preludio ad una nuova chiusura definitiva o se davvero vi sia una base interlocutoria concreta tra il Partito democratico e l’editore Romeo. Per un verso o per l’altro, registriamo la quarta chiusura, a seguito di riapertura, degli ultimi vent’anni. La segretaria del Partito democratico Schlein aveva cercato un’interlocuzione col gruppo Romeo già prima della chiusura di luglio, l’imprenditore aveva risposto al gruppo dirigente democratico di poter cedere la testata «ad un prezzo puramente simbolico» per far sì che la testata tornasse alla sua «casa naturale». Il Pd ha preferito interrompere i colloqui in quanto il gruppo editoriale, stando a quanto riportava «Il Sole 24 Ore», avrebbe avuto l’intenzione di mantenere una partecipazione di minoranza e la trattativa per l’eventuale cessione s’era interrotta. Di fatto un nuovo “alt” alle pubblicazioni a cui la testata storica fondata da Antonio Gramsci non è purtroppo nuova. Perdite, dati, vendite Il Gruppo Romeo, ancora citando il comunicato stampa diffuso al momento della sospensione delle pubblicazioni del quotidiano, aveva fatto riferimento alle «ulteriori perdite di esercizio», che avrebbe portato la decisione dell’interruzione obtorto collo, sebbene i dati aggregati non siano noti. I quotidiani del gruppo, infatti, non sono monitorati da Accertamenti diffusione stampa, cioè la società che si occupa di certificare e monitorare i dati relativi alla tiratura e diffusione della stampa quotidiana e periodica italiana. Giornale… La fenice sembra non riuscire a rinascere: da una parte il gruppo editoriale che mette le mani avanti sulla possibile interlocuzione saltata con il Partito democratico, dall’altra un’organizzazione politica che vorrebbe a tutti i costi recuperare un’immagine non solo nei confronti di un elettorato che sta mutando pelle, ma anche nei confronti di chi ha deciso di orientare altrove il proprio voto. Eppure commentatori e opinionisti, nonché l’implacabilità dei dati, raccontano di un mondo che procede velocemente sui binari della connessione e della atomizzazione. Più gli utenti generano connessioni virtuali, meno ne generano nel mondo virtuale, finendo così per fare in modo che internet viva di bolle alimentate dalle reti sociali, di comunicazione rapida e sensazionalistica senza contribuire ad un’analisi o ad una elaborazione critica dei fatti. Ma allora cosa se ne fa il Partito democratico di un giornale? Uno slancio naif o una volontà concreta? …o scontro tra fazioni? Forse la segreteria ha davvero un piano per il futuro a lungo termine de «l’Unità» o forse la vicenda che c’è stata del ritorno di «Rinascita» ad opera di Goffredo Bettini e del gruppo romano Smeriglio-Zingaretti ha proverbialmente messo i bastoni fra le ruote dell’iniziativa del Partito, riportando il tutto ad una lotta fra correnti. Certo è che in un presente in cui i quotidiani soffrono le vendite delle singole copie, per cui il saldo è sempre al negativo, sarebbe stato interessante capire in cosa si fosse sostanziata la proposta democratica, al di là della riacquisizione del quotidiano del fu Pci. Cosa sarà de «l’Unità» lo scopriremo. Di certo ora rimane un sito fermo al 7 luglio 2026 (in cui sovente refusi ed errori non venivano corretti, come accadde quando si scambiò il giornalista Giancarlo Siani col comico Alessandro Siani) e un silenzio spettrale sul futuro di una testata che non si è limitata a parlare ad una parte politica ma ha avuto il pregio di raccontare un Paese intero. Ora scomparso. Marco Piccinelli
September 7, 2026
Pressenza
La guerra prepara la marea nera
L’AfD sfonda in Germania mentre l’Europa sceglie riarmo, sacrifici sociali e austerità. Se la sinistra non rompe con queste politiche, l’antifascismo rischia di ridursi a un impotente allarme elettorale. C’è …
September 7, 2026
Osservatorio Repressione
Ricchiuti (Pax Christi Italia) a Schlein (PD): «La politica agisca per la pace»
Nella lettera aperta pubblicata il 22 agosto scorso il presidente del movimento pacifista cattolico esorta la segretaria del partito e i politici italiani: «Una coalizione progressista
dovrebbe prendere le distanze dal riarmo». Pax Christi Italia venne fondata nel 1954 “per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana”, il futuro papa Paolo VI. Al suo primo presidente, Mons. Rossi, sono succeduti dal 1959 Mons. Castellano e dal 1968 Mons. Bettazzi“, che nel 1976 scrisse al segretario del PCI (Partito Comunista Italiano), Enrico Berlinguer. “ PREPARARE LA PACE, NON LA GUERRA” A cinquant’anni dalla storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, si rivolge alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con una nuova Lettera aperta, pubblicata da Avvenire. Lettera che per la verità si rivolge anche a quanti, segretari di partito e parlamentari, nelle diverse forze politiche vogliano contribuire a riflessioni e decisioni che costruiscano concretamente percorsi di pace. Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione: se l’Italia «ripudia la guerra», quali conseguenze concrete deve avere oggi questo principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa? Monsignor Ricchiuti pone alla leader del PD alcune domande precise: una coalizione democratica e progressista * può prendere le distanze dalle politiche di riarmo? * può investire con maggiore decisione nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta? * è disposta a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta? La lettera richiama anche una delle emergenze più nuove e inquietanti: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Da qui la richiesta di una legislazione europea e internazionale vincolante che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte. Non una polemica di parte, dunque, ma l’invito ad aprire un confronto politico: è possibile sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa? Cinquant’anni dopo Bettazzi, la domanda torna alla politica con parole nuove, ma con la stessa radicalità: «Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».   https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/la-politica-agisca-per-la-pace-lettera-aperta-del-presidente-di-pax-christi-a-elly-schlein_112204   Pax Christi Italia
August 24, 2026
Pressenza
Giovane, attivista, ambientalista: William Lawrence vince le primarie democratiche nel 7° distretto del Michigan
Continuano le vittorie progressiste nelle primarie del Partito Democratico per definire i candidati che sfideranno i repubblicani alla Camera e al Senato nelle elezioni di metà mandato a novembre: in Michigan Abdul El-Sayed si è aggiudicato la nomination per il Senato e William Lawrence, cofondatore del movimento ambientalista Sunrise Movement e attivista di sinistra, ha vinto le primarie per il 7° Distretto del Michigan per la Camera dei Rappresentanti. Lawrence ha sconfitto i candidati più moderati Bridget Brink, ex ambasciatrice USA in Ucraina e Slovacchia e Matt Maasdam, ex membro dei Navy SEAL e assistente militare di Barack Obama, sostenuti dall’establishment del partito e da enormi donazioni. Lawrence, 36 anni, ha ricevuto l’appoggio di El-Sayed, del senatore Bernie Sanders e della deputata Rashida Tlaib e ha concentrato la sua campagna sulla sanità pubblica universale, le tasse ai miliardari e la fine della guerra in Iran e delle vendite di armi a Israele, ma soprattutto sull’opposizione all’espansione incontrollata dei data centers dell’Intelligenza Artificiale. Come Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, anche William Lawrence ha condotto una campagna elettorale di base, con volontari che hanno bussato a oltre 100.000 porte – 80.000 in giugno e luglio e 20.000 negli ultimi giorni in agosto. “Grazie a ogni singolo volontario, a ogni singolo donatore, a ogni singolo sostenitore, a tutti coloro che mi sono stati vicini con i loro consigli e la loro disponibilità ad ascoltarmi», ha detto Lawrence nel suo discorso della vittoria. “Questa è la vittoria di tutti noi e spero che siate tutti molto orgogliosi di voi stessi. Stasera gli elettori del 7° distretto del Michigan hanno lanciato un messaggio chiaro: sono stanchi che siano i miliardari della Silicon Valley e i funzionari di Washington a decidere il futuro delle nostre città e del nostro Paese. Vogliono un rappresentante che non sia corrotto e che non abbia paura di opporsi ai leader di entrambi i partiti e di lottare per i lavoratori.” Nelle elezioni di novembre Lawrence affronterà il deputato repubblicano uscente Tom Barrett.   Anna Polo
August 6, 2026
Pressenza