La crescita del potere delle multinazionali. Continua

Pressenza - Monday, September 21, 2026

Chi sono i “padroni” del mondo? Per provare a dare una risposta non astratta a questa domanda, si può consultare l’ultima edizione di “TOP 200: la crescita del potere delle multinazionali” a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS). Si tratta del sedicesimo report annuale, che presenta l’elenco, la mappatura e i principali dati economici delle più rilevanti società multinazionali, confrontandole con il Prodotto Interno Lordo e con le entrate dei più ricchi Paesi del mondo.

Il primo dato significativo è che l’insieme delle multinazionali (circa 320 mila) controlla l’80% del commercio internazionale. In particolare le prime 200 multinazionali rappresentano il 16% del totale del fatturato delle società che vanno oltre i confini di una nazione. Si tratta di un grande potere in mano a pochi. Una tendenza che si sta rafforzando, dato che negli ultimi dieci anni i profitti delle multinazionali sono cresciuti del 137%, mentre i ricavi sono aumentati del 57%.

Nella TOP 10 delle multinazionali in ordine di fatturato (relativo all’ano 2025) ne troviamo 7 di origine USA, 2 della Cina e 1 dell’Arabia Saudita. Al primo posto c’è Amazon.com con un fatturato di 717 miliardi di dollari. Da notare che dieci anni prima Amazon si trovava soltanto alla 44esima posizione. Al secondo posto c’è l’americana Walmart e al terzo la cinese State Grid. Impressionante il balzo della finanziaria statunitense UnitedHealth Group, che nel 2015 era al 149° posto e dieci anni più tardi si colloca in quarta posizione.

Se classifichiamo le multinazionali non in base al fatturato, ma al profitto, l’elenco cambia radicalmente. Al primo posto nel 2025 troviamo l’americana Alphabet, tra le aziende leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con 132 miliardi di dollari di utili. Al secondo posto Apple con 112 miliardi e al terzo Saudi Aramco, multinazionale dell’Arabia Saudita che commercia energia e petrolio, con 92 miliardi.

Raggruppando le TOP 200 per fatturato e nazionalità il primo posto è occupato dagli USA con 63 società e un fatturato di 11.736 miliardi di dollari (40,7%). Seguono la Cina (46 società e 22,8% di ricavi), il Giappone (16 imprese e 5,9% di fatturato), la Germania (13 società e 5,6% di ricavi) e la Francia (11 aziende e 4,1%). L’Italia è presente in classifica soltanto con 2 multinazionali (ENI e ENEL) con un fatturato complessivo di 185 miliardi di dollari (pari all’0,6%).

Molto significativo il raffronto tra i ricavi delle multinazionali e le entrate degli Stati. Si scopre che delle prime 100 entità economiche mondiali, 59 sono multinazionali e 41 sono governi nazionali. Inoltre, le prime 25 multinazionali fatturano di più del gettito fiscale degli USA. Amazon.com e Walmart hanno ricavi quasi pari al gettito fiscale della Spagna e dell’India.

Oltre ai dati sulle TOP 200, il report del CNMS contiene interessanti approfondimenti sui signori dell’intelligenza artificiale (utilizzata anche per scopi militari), sui movimenti di opposizione ai data centers (che necessitano di grandi quantità di acqua e di energia), sulla tecnologia “nera” (personaggi di spicco del mondo della finanza collegata ad imprese di tipo tecnologico, che fanno dichiarazioni razziste, xenofobe, autoritarie e fasciste), sulla retromarcia dell’Europa in materia ambientale (per assecondare i voleri della imprese e delle multinazionali) e sui quotidiani italiani che la famiglia Agnelli ha ceduto ad una famiglia greca (e ad un Fondo Sovrano Saudita).

Da non perdere le ultime pagine del dossier, che presentano un’originale classifica di chi sta vincendo (anzitutto imprese e multinazionali) e chi sta perdendo dopo 4 anni di guerra in Ucraina (anzitutto le popolazioni). In chiusura “Pietà per la nazione”, una poesia di Lawrence Ferlinghetti, e il collegamento alla canzone “Povera patria” di Franco Battiato.

 

 

Francesco Gesualdi