ENI fa affari miliardari in Venezuela: concluso l’accordo sul maxi-giacimento
Venticinque anni di gestione esclusiva di un enorme giacimento petrolifero che
contiene 35 miliardi di barili. È quanto ottenuto da ENI con un accordo firmato
con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, alla presenza della
presidente incaricata Delcy Rodríguez. Il giacimento in questione è Junín 5,
situato nella Fascia dell’Orinoco, una delle maggiori concentrazioni al mondo di
greggio extrapesante. L’intesa si inserisce nel più ampio accordo raggiunto la
scorsa settimana tra Stati Uniti e Venezuela, attraverso il quale Washington ha
ottenuto la gestione di 17 giacimenti. Continua, insomma, il processo di
sfruttamento delle risorse petrolifere venezuelane avviato dagli Stati Uniti
dopo il rapimento del presidente Nicolás Maduro nel gennaio scorso. ENI è già al
centro di diversi progetti nel Paese e si conferma uno dei principali partner
del nuovo Venezuela governato dalla mano invisibile da Washington.
Con la firma dell’accordo con PDVSA, ENI ottiene la responsabilità della
gestione tecnica, finanziaria e commerciale del campo. Junín 5 è un giacimento
di greggio pesante che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati e
attualmente produce circa 12 mila barili al giorno. L’accordo attribuisce a ENI
il ruolo di operatore esclusivo per 25 anni, con possibilità di estensione.
Parallelamente è stata siglata un’altra intesa, dal valore di oltre 7 miliardi
di dollari, con la compagnia statunitense Chevron, che prevede lo sviluppo di
due ulteriori aree petrolifere nella Fascia dell’Orinoco. Alla cerimonia erano
presenti, oltre a Delcy Rodríguez e agli amministratori delegati delle
compagnie, la ministra venezuelana degli Idrocarburi Paula Henao e il segretario
all’Energia statunitense Chris Wright, in visita nel Paese.
L’accordo tra ENI e PDVSA arriva ad appena una settimana dall’intesa siglata tra
Stati Uniti e Venezuela, che garantisce a Washington il controllo di maggioranza
su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere venezuelane. L’accordo
prevede una partnership tra il governo statunitense e la società privata NABEP,
che manterrà il controllo operativo delle attività; Washington ottiene invece il
diritto a una partecipazione del 35% nella società e l’accesso preferenziale al
20% della produzione. Nell’ambito dell’accordo, le autorità venezuelane hanno
concesso a NABEP diritti di sfruttamento per cento anni su 17 giacimenti
petroliferi. Il presidente statunitense ha definito l’intesa «il più grande
accordo petrolifero della storia» e ha sostenuto che non comporterà costi per i
contribuenti statunitensi; secondo Rodríguez, invece, gli ultimi accordi
consentiranno al Venezuela di ricavare 209 miliardi di dollari di entrate
fiscali nell’arco di 25 anni.
L’intesa tra USA e Venezuela della scorsa settimana si colloca sulla scia di
analoghi accordi siglati nel corso dei mesi successivi al rapimento di Maduro.
Dopo il golpe morbido di gennaio, gli USA hanno imposto la propria linea
politica al Venezuela, che nello stesso mese ha approvato una nuova legge quadro
sullo sfruttamento degli idrocarburi, aprendo il mercato nazionale alla
partecipazione dei colossi petroliferi esteri, con ENI in prima linea. A oggi,
l’azienda italiana gestisce il giacimento Perla attraverso la società Cardón IV,
partecipata pariteticamente con la spagnola Repsol. ENI detiene inoltre una
partecipazione nella società mista PetroSucre (PDVSA 74%, ENI 26%), che opera il
campo petrolifero offshore di Corocoro, e una partecipazione in Supermetanol,
società petrolchimica attiva nella produzione di metanolo.
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