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Geopop: quando il marketing aziendale veste i panni della divulgazione scientifica
Spiegazioni accessibili, animazioni, esempi semplici, un tono amichevole e una conduzione informale: Geopop ha reso la scienza familiare a un pubblico sempre più vasto, soprattutto giovane. Ma che cosa succede quando la fiducia conquistata dal canale viene messa al servizio di aziende e opere controverse, in video pagati da chi ha interesse a promuoverle? Il progetto fondato da Andrea Moccia affianca alla divulgazione contenuti pubblicitari per grandi aziende, tra cui Amazon, Nestlé, Enel, BYD e Dompé, raccolti in pagine dedicate sul proprio sito. La sponsorizzazione è dichiarata, ma il confine resta sfumato: quanto è riconoscibile, agli occhi dello spettatore, il punto in cui la spiegazione scientifica diventa promozione aziendale? I servizi raccolti da Ciaopeople Studios, la struttura che realizza contenuti pubblicitari per il gruppo editoriale cui appartengono Geopop e Fanpage.it, mostrano come funziona questo intreccio. Il 6 agosto 2026 Geopop entra in un centro di distribuzione Amazon: scaffali robotici, sistemi predittivi, nastri trasportatori, con enfasi su sicurezza ed ergonomia. Per Nestlé spiega come si produce il caffè solubile, con riferimento a Nescafé, e accompagna il pubblico negli stabilimenti dei Baci Perugina: la curiosità per il processo produttivo diventa una porta d’ingresso nel mondo del marchio. Seguono la storia di Enel, le auto ibride BYD, la ricerca sull’NGF per la farmaceutica Dompé e uno spot televisivo con Ferrarelle. Anche le ricostruzioni del Ponte sullo Stretto di Messina figurano tra i contenuti pubblicitari per Webuild, già Salini Impregilo, che guida il consorzio Eurolink incaricato di realizzare l’opera. A finanziare la spiegazione del Ponte è, dunque, il gruppo che ha un interesse economico diretto a costruirlo. Raccontare questi colossi soltanto attraverso l’efficienza degli impianti e l’innovazione lascia fuori i costi sociali e i conflitti che ne accompagnano l’attività. Amazon è stata ripetutamente criticata per lo sfruttamento denunciato dai lavoratori e per i licenziamenti di massa, ed è finita nel mirino delle autorità statunitensi per i rischi di lesioni nei magazzini. Le controversie su Nestlé risalgono al boicottaggio del 1977, contro la promozione del latte artificiale nei Paesi poveri a scapito dell’allattamento. Nel 2024, Public Eye e IBFAN hanno denunciato un doppio standard: zuccheri aggiunti negli alimenti per bambini dei Paesi meno ricchi, assenti nei corrispondenti prodotti svizzeri. Nel gennaio 2026, diversi lotti di latte artificiale sono stati richiamati precauzionalmente per la possibile presenza di cereulide, una tossina resistente al calore. In Francia, il Senato ha documentato carenze nei controlli sulle acque minerali e pressioni di Nestlé Waters sulle autorità. Anche la transizione “verde” di Enel incontra la resistenza delle comunità coinvolte: dalle contestazioni dei Mapuche in Cile alle accuse delle comunità brasiliane, che denunciano la sottrazione di terre per costruire parchi eolici. A questo si aggiungono legami con Israele di diversa natura: AWS, la divisione cloud di Amazon, partecipa con Google al progetto Nimbus per il settore pubblico e la difesa israeliani, contestato da No Tech for Apartheid e analizzato nel rapporto di Francesca Albanese sull’«economia del genocidio»; Nestlé opera nel Paese attraverso la controllata Osem. L’ultimo caso è il video sulla nuova pista dell’aeroporto “Amerigo Vespucci” di Firenze, sponsorizzato da Toscana Aeroporti. Geopop descrive i limiti dello scalo e presenta il progetto come l’unica naturale soluzione. Pisa viene liquidata perché troppo distante: lasciare Firenze senza aeroporto sarebbe «impensabile». Manca però un confronto tra costi, collegamenti e impatti delle alternative. Non trovano spazio i ricorsi al TAR, le contestazioni dei territori, il Parco della Piana e gli habitat protetti. È il limite del cherry picking: selezionare i dati che sostengono la tesi e omettere quelli che potrebbero complicare il racconto o metterne in discussione le conclusioni. Il pubblico viene accompagnato a comprendere i vantaggi dell’opera attraverso una narrazione in apparenza inappuntabile, ma riceve pochi elementi per valutarne il prezzo ambientale e le ragioni del dissenso. Questa selezione acquista forza attraverso il linguaggio dei social, soprattutto tra i più giovani: il tono confidenziale crea familiarità e il volto riconoscibile ispira fiducia. È l’effetto alone: la credibilità del divulgatore si estende al marchio, conferendo al messaggio commerciale un’apparenza di neutralità. La costruzione del racconto può inoltre suggerire un falso dilemma: accettare il progetto o rassegnarsi ai problemi attuali, mentre altre possibilità vengono marginalizzate. Studi, mappe e simulazioni rafforzano la persuasione e rischiano di diventare un appello all’autorità quando la competenza evocata prende il posto delle risposte alle obiezioni. È qui che la divulgazione scivola verso una postura scientista: interessi economici, diritti, equilibri ambientali, priorità politiche e scelte sul territorio vengono trattati come problemi che la competenza tecnica può risolvere da sola. La scienza diventa il sigillo apposto alla scelta del committente. Una divulgazione che formi senso critico dovrebbe rendere visibili anche limiti, incertezze, alternative e conflitti. Se la complessità scompare quando entra in scena lo sponsor, la scienza rischia di legittimare una scelta già compiuta e il formato “pop” di rendere digeribile il messaggio e indigeste le domande scomode.   The post Geopop: quando il marketing aziendale veste i panni della divulgazione scientifica appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Dal Messico alla Sardegna: complici e solidali
Si è svolto a Cagliari un interessante incontro col Congreso Nacional Indigena e il Centro per i Diritti Umani Frayba.  – di Carlo Bellisai (da Pressenza) Raccontiamo l’incontro con la Gira Zapatista a Cagliari, di cui abbiamo segnalato l’appuntamento in Bottega, riprendendo un articolo di Carlo Bellisai su Pressenza e il comunicato delle associazioni organizzatrici Dal Messico alla Sardegna: complici
TOP 200: la crescita del potere delle multinazionali
Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di redazione Peacelink (*) Chi comanda davvero nell’economia mondiale? Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) prova a rispondere con i dati. Le multinazionali sono circa 320mila e controllano l’80% del commercio internazionale. Le prime 200 valgono il 16% del fatturato complessivo delle imprese che operano oltre
September 30, 2026
La Bottega del Barbieri
La crescita del potere delle multinazionali. Continua
Chi sono i “padroni” del mondo? Per provare a dare una risposta non astratta a questa domanda, si può consultare l’ultima edizione di “TOP 200: la crescita del potere delle multinazionali” a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS). Si tratta del sedicesimo report annuale, che presenta l’elenco, la mappatura e i principali dati economici delle più rilevanti società multinazionali, confrontandole con il Prodotto Interno Lordo e con le entrate dei più ricchi Paesi del mondo. Il primo dato significativo è che l’insieme delle multinazionali (circa 320 mila) controlla l’80% del commercio internazionale. In particolare le prime 200 multinazionali rappresentano il 16% del totale del fatturato delle società che vanno oltre i confini di una nazione. Si tratta di un grande potere in mano a pochi. Una tendenza che si sta rafforzando, dato che negli ultimi dieci anni i profitti delle multinazionali sono cresciuti del 137%, mentre i ricavi sono aumentati del 57%. Nella TOP 10 delle multinazionali in ordine di fatturato (relativo all’ano 2025) ne troviamo 7 di origine USA, 2 della Cina e 1 dell’Arabia Saudita. Al primo posto c’è Amazon.com con un fatturato di 717 miliardi di dollari. Da notare che dieci anni prima Amazon si trovava soltanto alla 44esima posizione. Al secondo posto c’è l’americana Walmart e al terzo la cinese State Grid. Impressionante il balzo della finanziaria statunitense UnitedHealth Group, che nel 2015 era al 149° posto e dieci anni più tardi si colloca in quarta posizione. Se classifichiamo le multinazionali non in base al fatturato, ma al profitto, l’elenco cambia radicalmente. Al primo posto nel 2025 troviamo l’americana Alphabet, tra le aziende leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con 132 miliardi di dollari di utili. Al secondo posto Apple con 112 miliardi e al terzo Saudi Aramco, multinazionale dell’Arabia Saudita che commercia energia e petrolio, con 92 miliardi. Raggruppando le TOP 200 per fatturato e nazionalità il primo posto è occupato dagli USA con 63 società e un fatturato di 11.736 miliardi di dollari (40,7%). Seguono la Cina (46 società e 22,8% di ricavi), il Giappone (16 imprese e 5,9% di fatturato), la Germania (13 società e 5,6% di ricavi) e la Francia (11 aziende e 4,1%). L’Italia è presente in classifica soltanto con 2 multinazionali (ENI e ENEL) con un fatturato complessivo di 185 miliardi di dollari (pari all’0,6%). Molto significativo il raffronto tra i ricavi delle multinazionali e le entrate degli Stati. Si scopre che delle prime 100 entità economiche mondiali, 59 sono multinazionali e 41 sono governi nazionali. Inoltre, le prime 25 multinazionali fatturano di più del gettito fiscale degli USA. Amazon.com e Walmart hanno ricavi quasi pari al gettito fiscale della Spagna e dell’India. Oltre ai dati sulle TOP 200, il report del CNMS contiene interessanti approfondimenti sui signori dell’intelligenza artificiale (utilizzata anche per scopi militari), sui movimenti di opposizione ai data centers (che necessitano di grandi quantità di acqua e di energia), sulla tecnologia “nera” (personaggi di spicco del mondo della finanza collegata ad imprese di tipo tecnologico, che fanno dichiarazioni razziste, xenofobe, autoritarie e fasciste), sulla retromarcia dell’Europa in materia ambientale (per assecondare i voleri della imprese e delle multinazionali) e sui quotidiani italiani che la famiglia Agnelli ha ceduto ad una famiglia greca (e ad un Fondo Sovrano Saudita). Da non perdere le ultime pagine del dossier, che presentano un’originale classifica di chi sta vincendo (anzitutto imprese e multinazionali) e chi sta perdendo dopo 4 anni di guerra in Ucraina (anzitutto le popolazioni). In chiusura “Pietà per la nazione”, una poesia di Lawrence Ferlinghetti, e il collegamento alla canzone “Povera patria” di Franco Battiato.     Francesco Gesualdi
September 21, 2026
Pressenza
Energia: la strategia di Israele e Usa
di Francesco Masi (*). Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Origini, cause ed obiettivi della strategia neocoloniale ed imperialista che vede USA e Israele imporre il tentativo di centralizzazione mondiale delle materie prime energetiche Siamo seduti su una enorme montagna di debiti. Gli economisti stimano che a livello mondiale siamo al massimo storico; si
LOTTE OPERAIE: VENERDÌ DI SCIOPERO PER CALL CENTER DI ENEL, COMPARTO AEREO E FERROVIARIO
Dai call center di Enel allo sciopero di 24 ore per il comparto ferroviario che inizia alle 21, passando per le 4 ore di sciopero del trasporto aereo, venerdì 9 gennaio è una giornata di lotta per diverse vertenze importanti sul lavoro in Italia. La vicenda degli appalti dei call center di Enel è stata in ordine cronologico la prima mobilitazione della giornata, in questo caso convocata dai sindacati confederali Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Sciopero ha visto in diverse sedi di lavoro un’adesione pressoché totale, di fronte alle minacce sul posto di lavoro che riguardano circa duemila persone al backoffice e circa cinquemila al front office. Le ultime gare di appalto hanno prefigurato trasferimenti forzati a centinaia di chilometri di lavoratori e lavoratrici. “Le ultime gare stanno tentando di aggirare le clausole sociali e di ridurre il perimetro occupazionale attraverso l’obbligo, per chi vince, di inserire processi di automazione e di Intelligenza Artificiale. È inaccettabile – ha dichiarato il segretario generale di Slc Cgil, Riccardo Saccone – Nessuno ignora i possibili impatti della transizione digitale sul mondo dei call center, ma gestire le cose in questo modo vuol dire far pagare i soliti noti: i lavoratori. Che questa operazione venga poi fatta da Enel, società a controllo pubblico che in questi anni ha registrato extraprofitti ragguardevoli, è ancora più grave”. Sentiamo lo stesso Riccardo Saccone ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica Nel pomeriggio di venerdì è scattato invece lo sciopero del comparto aereo lanciato dalla Cub Trasporti. Quattro ore di sciopero per i diritti dei lavoratori che tra l’altro arrivano pochi giorni dopo la situazione disastrosa di Orio al Serio, che nel fine settimana scorso ha visto migliaia di passeggeri restare in aeroporto “allo sbando, senza informazioni, con tutto sulle spalle dei lavoratori”. Proprio dall’aeroporto di Orio al Serio ci siamo collegati con Stefano Bonomi della CUB Ascolta o scarica Alle 21 invece scatta lo sciopero nazionale di 24 ore indetto da SGB e CUB nel settore ferroviario, a pochi giorni dall’uccisione di un capotreno nel parcheggio riservato al personale della stazione di Bologna. Ne abbiamo parlato, proprio dal capoluogo emiliano, con Clemente Garruto di SGB Ascolta o scarica  
January 9, 2026
Radio Onda d`Urto