Occultamento creativo
NELL’ESTATE TRA LE PIÙ CALDE MAI REGISTRATE, LA MAGGIOR PARTE DEI SERVIZI
GIORNALISTICI SUL CALDO ESTREMO NON HA FATTO RIFERIMENTO AL CAMBIAMENTO
CLIMATICO, NÉ ALLE 57 AZIENDE DI COMBUSTIBILI FOSSILI RESPONSABILI DELL’80%
DELLE EMISSIONI GLOBALI DI CARBONIO DAL 2016 A OGGI, NÉ ALLE INDUSTRIE CHE NE
RENDONO POSSIBILE LA LORO ATTIVITÀ, COME QUELLA DELLA COMUNICAZIONE. INTANTO
PETROLIO E GAS VENGONO RACCONTATI ANCORA COME RISORSE INDISPENSABILI PER LA
SICUREZZA ENERGETICA E LA STABILITÀ ECONOMICA (DI CHI?). LA PORTATA DEI DATI
DELL’ULTIMO RAPPORTO DI CLEAN CREATIVES – SUI LEGAMI COMMERCIALI TRA LE GRANDI
AZIENDE DEI COMBUSTIBILI FOSSILI E LE AGENZIE GLOBALI DI PUBBLICHE RELAZIONI E
PUBBLICITÀ – È IMPRESSIONANTE
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L’estate 2026 verrà ricordata tra le più calde mai registrate (per Europa e
Italia un record assoluto) ed è solo il preludio a un fenomeno meteorologico
planetario, El Niño, che, secondo le previsioni degli scienziati, sarà il più
intenso degli ultimi mille anni. Si stima che provocherà gravi perturbazioni
nelle catene di approvvigionamento globali e condizioni meteorologiche
devastanti, rischiando di “spingere 50 milioni di persone verso una condizione
di grave insicurezza alimentare…”.
16 ottobre, torno lo Sciopero per il clima promosso da Friday for future
Eppure, i media mainstream continuano a non collegare questi eventi al
cambiamento climatico. Il fenomeno è sempre più evidente e ormai un paradosso
anche di fronte a eventi catastrofici come quelli accaduti in Nepal, o nelle
nostre stesse regioni. Nonostante i titoli sul caldo estremo, la maggior parte
dei servizi giornalistici non ha fatto alcun riferimento al cambiamento
climatico, né alle 57 aziende di combustibili fossili responsabili dell’80%
delle emissioni globali di carbonio dal 2016 a oggi, né alle industrie che ne
rendono possibile l’attività, come quella della comunicazione. È l’opera
migliore, quella più meschina e viscida, è quella realizzata dal marketing delle
grandi compagnie petrolifere. Mentre i colossi del petrolio realizzavano
profitti per 93 miliardi di dollari in soli tre mesi (di extra profitti non se
ne parla anzi, noialtri li eleviamo a eroi) grazie alla guerra in Iran (per non
parlare di ciò che accadde col gas appena si aprì il fronte ucraino) le loro
agenzie continuavano ad applicare la strategia di occultamento creativo.
Le campagne pubblicitarie odierne presentano petrolio e gas come risorse
indispensabili per la sicurezza energetica e la stabilità economica, proprio
mentre la domanda di questi combustibili sta rallentando e il solare
fotovoltaico ha coperto la quota maggiore (27%) della crescita della domanda
globale di energia. In pratica abbiamo le soluzioni necessarie, ma l’industria
dei combustibili fossili alimenta paura e insicurezza per ritardare azioni.
Al riguardo, è uscito il rapporto periodico di Clean Creatives (che contiene un
database pubblico) che mappa e documenta i legami commerciali tra le grandi
aziende dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) e le agenzie globali
di pubbliche relazioni (PR) e pubblicità. L’obiettivo dell’iniziativa è
smascherare il supporto reputazionale e di marketing che l’industria dei
combustibili fossili riceve da parte del settore creativo. Secondo Clean
Creatives, le compagnie petrolifere e del gas non operano da sole per ripulire
la propria immagine pubblica, ma si affidano ad agenzie che creano campagne di
“greenwashing” e copertura strategica. La portata dei dati è impressionante. Il
rapporto infatti, raccoglie migliaia di contratti documentati a livello globale
(provenienti da registri pubblici, candidature a premi di settore e portfolio
creativi) che coinvolgono centinaia di agenzie di public relations e pubblicità
e decine di grandi gruppi di holding internazionali. La piattaforma permette di
cercare in modo trasparente, agenzie, clienti e singoli contratti per verificare
chi lavora con i colossi dell’energia. Introduce anche dei riconoscimenti
satirici (F-Badges) per evidenziare comportamenti specifici delle agenzie, come
collaborazioni di lunga data, contratti multipli o la partecipazione a campagne
di greenwashing premiate nei festival della creatività.
Il progetto non si limita a denunciare ma punta a spingere i professionisti
della comunicazione, i leader delle agenzie e i brand famosi a rifiutare
contratti con il settore fossile, invitandoli a firmare un impegno formale (The
Pledge) per orientare la creatività verso un futuro sostenibile.
Il report di Clean Creatives punta il dito sia contro i grandi committenti (le
aziende energetiche) sia contro le holding e le agenzie di comunicazione che
gestiscono i loro contratti.
Perché mentre noi guardiamo Valeria Marini che cade, Luciano Spalletti che
litiga o un politico che mente, mentre riceviamo notizie su questi fatti senza
che nessuno mai dica quali sono le cause (lo fanno volutamente), ci facciamo
condizionare pure da gente continua a spingerci verso “quella” forma di consumo
e che pian piano ci spinge ai limiti fisiologici del nostro corpo. E se una
volta l’estate era gioia e divertimento, adesso è reclusione e sgomento.
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Fonte principale:
ABC, CBS, and NBC aired nearly 200 segments about three U.S. heat events without
mentioning climate change
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ASCOLTA ANCHE L’INTERVISTA A LUCA MERCALLI:
> Il futuro del clima è oggi
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Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE
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