
Accoglienza negata alle richiedenti asilo. Il TRGA di Trento dà ragione a sei donne: «La lista d’attesa non esclude l’inerzia»
Progetto Melting Pot Europa - Thursday, September 17, 2026Sei ordinanze cautelari condannano il silenzio del Commissariato del Governo. È un primo passo: la Prefettura ha ora quindici giorni per completare l’istruttoria. La rete di realtà solidali e antirazziste: «Vigileremo perché all’ordine del giudice segua l’accoglienza reale».
Con sei ordinanze depositate l’11 settembre 2026, il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa (T.R.G.A.) di Trento ha accolto le istanze cautelari di sei donne richiedenti protezione internazionale – tra i 30 e i 50 anni, quattro provenienti dal Marocco, una dalla Turchia e una da El Salvador – rimaste per mesi fuori dal sistema di accoglienza nonostante avessero dichiarato la propria condizione di indigenza e l’assenza di un alloggio stabile.
Le sei donne sono seguite dallo sportello di orientamento legale dell’Assemblea Antirazzista Trento e della scuola di italiano Libera la Parola, in collaborazione con Melting Pot Odv e lo sportello Casa per Tutt*, che si sono rivolti all’Avv. Giovanni Barbariol del Foro di Padova. Tra aprile e maggio 2026 avevano chiesto formalmente di accedere alle misure di accoglienza; il Commissariato del Governo si era limitato a comunicare il loro inserimento in una lista di attesa, subordinando l’ingresso alla “disponibilità di posti nel sistema di accoglienza”.
Il T.R.G.A. ha stabilito che quella nota costituisce un inadempimento. L’inserimento in lista di attesa, scrive il Tribunale, “ha carattere meramente soprassessorio poiché non vale ad escludere l’inerzia lamentata con il ricorso avverso il silenzio”, secondo una giurisprudenza ormai consolidata (Consiglio di Stato, sez. III, 14 gennaio 2026, n. 302, che rinvia alla Corte di Giustizia UE, sez. III, 1° agosto 2025, C-97/24; T.A.R. Veneto n. 1274/2026; T.A.R. Lazio, sez. IV, 20 luglio 2026, n. 13304; T.A.R. Piemonte, sez. I, 27 maggio 2026, n. 1195). La nota, prosegue il giudice, è “priva di valenza provvedimentale ed inidonea a far ritenere assolto l’obbligo di provvedere”.
Riconosciuti sia il fumus boni iuris del ricorso sia il periculum in mora, in quanto le ricorrenti sono prive di alloggio e di mezzi di sussistenza, il Tribunale ha ordinato all’Amministrazione di completare l’istruttoria per la verifica dei requisiti di accesso entro e non oltre quindici giorni.
La rete di realtà solidali commenta: «È un primo passo da vigilare. Il giudice non ha ordinato l’ingresso immediato in accoglienza, ma al momento ha imposto al Commissariato del Governo di svolgere finalmente l’accertamento che ha eluso per mesi. La responsabilità, tuttavia, va allargata anche alla Provincia di Trento, considerata la regia che ha sulla gestione dei posti nel sistema di accoglienza. E la stessa indisponibilità di posti opposta alle richiedenti è il prodotto di una scelta politica precisa: l’accordo sottoscritto il 24 ottobre 2025 dal presidente Maurizio Fugatti e dal ministro Matteo Piantedosi baratta la costruzione di un CPR a Trento con il dimezzamento dei posti del sistema di accoglienza, ridotti da 700 a 350. Il taglio è già in corso – la Residenza Fersina è destinata allo svuotamento entro fine anno, i nuovi ingressi sono bloccati e centinaia di persone, tra cui donne e famiglie con minori, restano senza un tetto, oppure relegati in dormitori di bassa soglia infestati dalle cimici.
Prima si tagliano i posti, poi si oppone alle persone richiedenti asilo l’assenza di quei posti: è il cortocircuito che il Tribunale, con queste decisioni, ha rifiutato di avallare. Sarà nostro compito verificare che a quell’ordine seguano fatti concreti, e non un nuovo rinvio con altro nome».
«Ma questo risultato – prosegue la rete – è frutto, in primo luogo, della lotta delle ragazze e delle signore rimaste fuori dall’accoglienza, che da oltre tre anni denunciano, protestano e si organizzano per rivendicare un diritto a un tetto e a i mezzi di sussistenza previsti dalla normativa italiana. È frutto, in secondo luogo, di una rete solidale fatta di tante persone e realtà che le hanno affiancate».
La rete solidale guarda immediatamente avanti: «Vogliamo estendere questa esperienza con una class action che comprenda anche i ragazzi richiedenti asilo lasciati fuori dall’accoglienza, che restano la categoria più esposta al rischio di finire in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Perché l’esclusione sistematica dall’accoglienza non è un disguido amministrativo: è la porta d’ingresso verso la detenzione e l’espulsione. Il diritto all’accoglienza si difende insieme: nelle aule dei tribunali e nelle strade».
T.R.G.A. di Trento, ordinanza n. 41 dell’11 settembre 2026