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Trento 13 giugno. Corteo contro le Grandi Opere Insostenibili
di Comitato No TAV Trento Il coordinamento in difesa delle comunità impattate dalle circonvallazioni di Trento e Rovereto, di cui facciamo parte, promuove per il 13 giugno un corteo a Trento per manifestare dissenso nei confronti non solo degli specifici progetti TAV attualmente previsti in Trentino, ma in generale delle grandi opere insostenibili, fra cui senz’altro annoveriamo l’Autostrada A31. La
CPR di Trento: negato l’accesso agli atti alle organizzazioni della società civile
Ministero dell’Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento hanno risposto con un rigetto alla richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) presentata il 23 aprile 2026 da Cittadinanzattiva APS e dall’Assemblea Antirazzista Trento, con il supporto legale degli avvocati Antonello Ciervo, Salvatore Fachile, Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva e Gennaro Santoro. La richiesta mirava a ottenere tutti i documenti relativi alla progettazione e realizzazione del CPR previsto a Maso Visintainer, a Trento. Ne denunciano l’ostracismo le stesse organizzazioni con una nota stampa. La motivazione del diniego è identica in tutte le risposte istituzionali, un copia-incolla: i CPR, in base al decreto-legge 124/2023, sono stati classificati come “opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale“. Una definizione che, in materia di accesso civico generalizzato, equivale a un segreto di Stato: nessun progetto, nessuna relazione tecnica, nessun documento urbanistico o ambientale, nessuna informazione sui costi e tempistiche di realizzazione. «Classificare un centro di detenzione amministrativa alla stregua di un’installazione militare non è una scelta tecnica neutrale, bensì una scelta politica che sottrae deliberatamente al controllo pubblico un’opera che incide profondamente sul territorio, sull’uso del suolo, sulle risorse provinciali e sui diritti delle persone – compreso quello alla salute – che vi saranno recluse», affermano le organizzazioni civiche. Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, composto da oltre 50 realtà sociali e politiche che sostengono la campagna contro l’apertura del CPR, e Cittadinanzattiva considerano questa mancata trasparenza gravissima. I CPR sono luoghi strutturalmente opachi: l’accesso al loro interno è negato ai giornalisti e alla società civile, e numerosi report, inchieste giornalistiche e pronunce giurisdizionali hanno documentato come in queste strutture i diritti fondamentali vengano sistematicamente violati. Ora si aggiunge un nuovo tassello: la società civile non può essere messa a conoscenza di quali valutazioni siano in corso sull’impatto territoriale e ambientale, su come verrà costruito il centro, con quali costi e secondo quali criteri. Le organizzazioni ricordano che l’area individuata per la costruzione del CPR è stretta tra la tangenziale di Trento e l’autostrada del Brennero e in particolare il lato est è percorso per tutta la sua lunghezza da un metanodotto ad alta pressione. «Quel che è emerso – la sola documentazione che la Provincia ha ritenuto di non poter nascondere perché già pubblica e facilmente reperibile online – è la delibera di Giunta n. 1626 del 24 ottobre 2025 e il testo dell’accordo Piantedosi-Fugatti. Un accordo che prevede la costruzione del CPR interamente a carico delle casse provinciali, e in cambio impegna il Ministero a dimezzare i posti di accoglienza sul territorio trentino da 700 a 350.  Quello che rimane nell’ombra – i progetti tecnici, le valutazioni ambientali, i costi, le procedure di affidamento – è esattamente ciò che ogni cittadina e ogni cittadino di questo territorio, e non solo, hanno il diritto di conoscere. Continueremo a chiedere trasparenza e a opporci con ogni strumento disponibile. I CPR non sono basi militari: sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo, pur ribadendo la nostra netta contrarietà, ci aspettiamo che siano perlomeno aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», concludono le organizzazioni.
[Trento, Italia]: Sabotato distributore ENI in occasione dello sciopero generale
> Da Il Rovescio, 30.05.26 Riceviamo da email anonima e diffondiamo: La notte fra giovedì 28 e venerdì 29 maggio è stato sabotato e messo fuori uso un distributore ENI a Trento. Nonostante la scelta di colpire ENI non sia casuale, viste le innumerevoli imprese del cane a sei zampe in Africa e, ultimamente, anche a largo di Gaza, la scelta di colpire un distributore di benzina riguarda anche il sempre più crescente carovita, che strozza i proletari e rende sempre più difficile arrivare a fine mese. Sappiamo bene chi si arricchisce sulle spalle dei proletari con l’aumento dei carburanti, con la loro tassazione, con l’aumento generalizzato dei prezzi, e contro di loro é rivolta questa piccola azione, che si inserisce nel contesto dello sciopero generale del 29 maggio. Contro guerra e carovita, non ci resta che il sabotaggio.
“No CPR, né qui né altrove”: la Trento antirazzista è tornata in piazza
Tantissime persone, oltre 1.500 secondo il Coordinamento regionale No CPR, sabato 16 maggio hanno nuovamente attraversato e riempito le strade di Trento animando il corteo contro la costruzione di un CPR in città. Una mobilitazione ampia, partecipata e determinata che conferma quanto sia forte e diffusa l’opposizione ad un “lager di Stato” che rappresenta uno dei simboli concreti delle politiche di estrema destra della giunta provinciale e del governo Meloni, ma anche un affronto per il territorio e per un tessuto sociale solidale ben presente in città. Il corteo è partito nel pomeriggio da piazza Dante, sotto i palazzi della Provincia e della Regione, per accusare direttamente chi ha firmato e continua a sostenere l’accordo con il Ministero dell’Interno. Questo accordo è talmente infimo da non prevedere solo la costruzione della struttura detentiva ma anche il taglio dei posti letto del sistema di accoglienza, da 700 a 350, mentre già ora centinaia di persone richiedenti asilo continuano a vivere in strada, escluse da qualsiasi forma di accoglienza o assistenza sociale, in una situazione ulteriormente aggravata dalla chiusura dei dormitori di bassa soglia. Il CPR è anche il risultato di una narrazione tossica e di propaganda politica che in questi mesi ha raccontato Trento come città insicura e colpita dal degrado: «Quale sicurezza pensate di costruire imprigionando 25 persone che non hanno commesso alcun reato solo perché sprovviste di documenti, che le vostre stesse Questure gli rendono quasi impossibile ottenere, mentre ne buttate centinaia a vivere in mezzo alla strada chiudendo sempre più posti di accoglienza?», così le studentesse universitarie hanno puntato il dito contro la propaganda dell’amministrazione provinciale, sottolineando come invisibilizzare e confinare chi si trova in una posizione di marginalità sociale non fa che alimentare le condizioni di disagio delle persone, e che non può esserci sicurezza senza giustizia sociale e riconoscimento di diritti per tutte e tutti.  Da piazza Dante, la manifestazione ha poi attraversato il centro cittadino, facendo tappa sotto il Comune in via Belenzani, dove al consiglio comunale è stata rivolta una richiesta chiara: una presa di posizione netta contro la realizzazione del CPR. Tanti gli interventi che hanno denunciato le politiche nazionali quanto quelle europee che rappresentano un quadro di razzismo sistemico sempre più ostile ai diritti delle persone migranti: dai nuovi decreti sicurezza al Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo, fino al cosiddetto Regolamento Deportazioni, misure che comprimono il diritto d’asilo e la libertà di movimento alimentando un clima di criminalizzazione e repressione.  Diversi interventi hanno poi voluto ricordare le morti nei CPR e gli ultimi fatti di cronaca dove persone nere sono state uccise o sono state vittime di abusi per colpa di un sistema che alimenta gerarchia sociale, sfruttamento e odio razziale.  Il corteo si è concluso a Piedicastello, il quartiere-base della mobilitazione e che fin da quando è stato sottoscritto l’accordo tra PAT e Viminale è stato coinvolto nella mobilitazione. «Crediamo che Trento non abbia bisogno di nuove strutture repressive, ma di politiche capaci di garantire diritti, accoglienza, casa, salute e dignità per tutte e tutti. Per questo continueremo a mobilitarci contro quello che consideriamo uno scempio per la nostra città e per il nostro quartiere, rafforzando una rete di opposizione che in questi mesi è cresciuta dentro e fuori i territori direttamente coinvolti», ha detto un rappresentante del comitato di  quartiere. Ad accogliere i manifestanti, uno striscione calato dalle finestre della piazza dallo stesso comitato, un gesto che ha concluso la giornata con un significato di radicamento e nel quale c’è stato il saluto anche del presidente della circoscrizione Centro storico-Piedicastello, ribadendo la contrarietà generale a tutti i CPR in quanto strumento e che tale struttura non può essere imposta dall’alto su un territorio che non la vuole. ADESIONI AMPIE E TRASVERSALI Quello che ha caratterizzato questa mobilitazione, al pari della manifestazione del 13 dicembre, è la straordinaria trasversalità delle adesioni accumulate nel conto alla rovescia verso il 16 maggio e le tante iniziative di avvicinamento alla data. In questi mesi il Coordinamento ha costruito momenti di confronto, approfondimento e organizzazione collettiva, promuovendo iniziative nelle università, nei quartieri e negli spazi sociali della città. Assemblee pubbliche, dibattiti e incontri hanno permesso di far emergere con chiarezza cosa significhi realmente aprire un CPR: un luogo di detenzione amministrativa, isolamento e privazione della libertà, che alimenta esclusione e violenza istituzionale. Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol No CPR in quasi due anni e mezzo di iniziative pubbliche è cresciuto in termini di adesione e partecipazione. La lista delle realtà aderenti racconta da sola la profondità di questa rete: dal Centro sociale Bruno ai collettivi studenteschi e universitari, dallo Spazio 77 a Bozen Solidale, dall’ANPI all’Arci alle ACLI, passando da decine di associazioni di volontariato, scuole di italiano, enti del terzo settore impegnati in progetti di accoglienza e inclusione sociale. Ma alla manifestazione hanno aderito anche diverse forze politiche – Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista, Onda Trentino, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – e i sindacati CGIL, CISL e UIL. Più di sessanta soggetti presenti in regione, uniti dallo stesso rifiuto, ai quali si aggiungono quasi tutte le circoscrizioni della città che hanno espresso contrarietà al progetto. Un’opposizione che non si limita ai confini regionali e che si collega alle mobilitazioni contro i CPR in corso in altri territori, da Aulla a Castel Volturno. Da ricordare che nelle settimane precedenti si erano aggiunte anche le posizioni di alcune voci autorevoli. L’arcivescovo di Trento Lauro Tisi era stato attaccato pesantemente dalla destra locale e da diversi leoni da tastiera per aver criticato la costruzione del CPR, richiamando principi di umanità e dignità nei confronti delle persone migranti. Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, presente sabato scorso alla Piazza del Volontariato, ha definito i CPR «luoghi disumani» e sostenuto la mobilitazione, ricordando che «la vita non è il monologo dell’io» e che di fronte a queste politiche non è possibile restare spettatori. IL PROSSIMO APPUNTAMENTO La mobilitazione non si ferma: a fine corteo sono già stati lanciati i prossimi appuntamenti. Venerdì 22 maggio alle ore 12, quando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà a Trento per il Festival dell’Economia, il Coordinamento sarà nuovamente in piazza per contestare la sua presenza e le politiche repressive di cui è promotore. E poi, in vista dell’apertura del cantiere, la promessa è di continuare l’opposizione ai CPR, ai decreti securitari e a un modello di società fondato sulla paura, sull’esclusione e sulla repressione, rivendicando invece una città aperta, solidale e libera da ogni forma di detenzione: “No CPR. Né qui né altrove!“
“No CPR, né qui né altrove”: il 16 maggio a Trento si torna in piazza
Il movimento contro la costruzione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Piedicastello si prepara a una nuova giornata di mobilitazione. Sabato 16 maggio alle ore 15, il corteo partirà dal centro città per raggiungere la zona di Maso Visintainer, dove la Giunta Fugatti prevede di avviare i lavori in estate: il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR ha convocato la piazza con un appello rivolto alla cittadinanza: «Il 16 maggio sfileremo in corteo dal centro città fino alla zona di Piedicastello dove vorrebbero erigere un lager di Stato, per dire ancora una volta che le nostre comunità si basano sulla solidarietà e la giustizia sociale, non sulla privazione della libertà personale e la violenza». UN’OPPOSIZIONE SOCIALE CHE CRESCE La manifestazione di sabato arriva a cinque mesi di distanza da quella del 13 dicembre, quando oltre 1.500 persone avevano sfilato per le strade di Trento chiamate a raccolta da più di cinquanta realtà sociali e politiche. Un appuntamento che il coordinamento ha definito come una svolta: «Quella giornata ha dimostrato che questa città non ha paura di sfidare la Giunta Fugatti e che esiste un territorio antirazzista e solidale pronto a lottare. Ora dobbiamo tornare in piazza, più determinati di prima». Nel frattempo, il percorso di avvicinamento al 16 maggio ha visto assemblee, incontri pubblici e nuove prese di posizione di contrarietà, tra cui quella di quasi tutte le circoscrizione della città. Lunedì 4 maggio, presso la sala circoscrizionale di Piedicastello, il Coordinamento propone una serata di approfondimento “Corpi reclusi: CPR tra patogenicità e violenza di Stato” sui profili sanitari e legali dei CPR, con il medico infettivologo Nicola Cocco – attivista della rete “Mai più lager – No ai CPR” – e l’avvocato Gianluca Vitale del foro di Torino, legale della famiglia di Moussa Balde e che ha negli anni ha difeso diversi detenuti nei CPR, tra cui l’imam Mohamed Shahin della Moschea di San Salvario di Torino, trattenuto al CPR di Caltanissetta.  Secondo i relatori, la patogenicità dei centri «è un dato scientifico, non un’opinione», come attestato anche dal Policy Brief dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del gennaio 2026, che individua nella detenzione amministrativa dei migranti una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. TAGLI ALL’ACCOGLIENZA E CANTIERE IN ARRIVO Sullo sfondo resta l’accordo tra il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che prevede non solo la realizzazione del CPR ma anche un taglio dei posti letto del sistema di accoglienza (da 700 a 350). L’estate si avvicina e con essa, secondo il Coordinamento, anche i cantieri. Nel frattempo, la situazione dell’accoglienza sul territorio si aggrava: «Centinaia di persone richiedenti asilo continuano a vivere in strada, escluse da qualsiasi forma di accoglienza e/o assistenza sociale e la situazione è in peggioramento anche con la chiusura dei dormitori di bassa soglia per donne e uomini richiedenti asilo». Il movimento non esita a leggere questo dato come il risultato di precise scelte politiche: «La progressiva riduzione dei posti in accoglienza è il risultato di precise scelte politiche. Il definanziamento e lo smantellamento dei percorsi di accoglienza diffusa contribuisce a produrre marginalità e irregolarità, alimentando un circuito che vuole rendere più facile giustificare strumenti repressivi come i CPR». E ancora: «Smantellare l’accoglienza e costruire CPR sono due facce della stessa politica: una politica che rifiutiamo con fermezza». LA VOCE DEL VESCOVO E LA PROFILAZIONE RAZZIALE DEL QUESTORE A fare discutere, nelle ultime settimane, sono state anche le posizioni di due figure istituzionali: l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e il questore Nicola Zupo. Monsignor Tisi è stato attaccato dalla destra locale e finito al centro di polemiche per aver richiamato principi di umanità e dignità nel dibattito sui CPR. Il Coordinamento gli ha espresso piena solidarietà: «Esprimiamo piena solidarietà a S. E. Lauro Tisi, oggetto di attacchi strumentali e aggressivi per le sue parole di rifiuto. Le dichiarazioni dell’Arcivescovo richiamano principi fondamentali di umanità, dignità e responsabilità collettiva». Il questore Zupo ha, invece, affermato ai media rispetto alla presunta insicurezza della città: «Nessuno pensi che una segnalazione al 112 verrà trascurata, se un cittadino ha timore anche se non vede un reato, ma sta portando la spazzatura e vede stranieri di cui ha timore». Parole che l’Assemblea Antirazzista Trento ha definito «particolarmente gravi, poiché legittimano segnalazioni fondate su percezioni soggettive e potenzialmente discriminatorie, in contrasto con i principi costituzionali». Il comunicato cita anche il più recente rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), che segnala «molte testimonianze sulla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine» in Italia. «Duole constatare che il Questore si presti a fungere da parafulmine per il fallimento della politica, la quale, per celare incompetenza e inerzia, individua nel “migrante” un facile capro espiatorio». «LA VERA SICUREZZA NASCE DALLA CURA, NON DALLE GALERE ETNICHE» Il filo che lega tutti i documenti del Coordinamento No CPR è un’alternativa chiara al modello della detenzione amministrativa. Come ricordano le stesse voci degli studenti delle scuole di italiano che avevano preso parola il 13 dicembre: «La vera sicurezza nasce dalla cura, non dalle galere etniche per chi è sprovvisto di titolo di soggiorno». Per questo viene chiesto che «i 2 milioni di euro di fondi provinciali stanziati per costruire una struttura detentiva siano invece utilizzati per finanziare immediatamente accoglienza, inclusione e diritti». Il Coordinamento fa infine appello a tutta la cittadinanza e alle persone che si sono mobilitate in questi mesi: dal movimento per la Palestina alla manifestazione antifascista di Bolzano contro il cartello “remigrazione”, fino alla manifestazione “No Kings” di Roma di fine marzo. Il 25 aprile il movimento è stato presente ai cortei di Trento e Bolzano con striscioni contro il CPR. Sabato 16 maggio sarà un altro passaggio importante e la mobilitazione vuole collegarsi altri altri territori in lotta contro la costruzione di nuovi CPR, da Aulla a Castel Volturno. «La manifestazione No CPR è aperta a tutte e tutti: singole persone, associazioni, collettivi e realtà sociali e politiche che intendano contribuire a costruire un’opposizione ampia, determinata e radicata. No CPR. Né qui né altrove».
“ALLA RICERCA DI QUELLA DIGNITÀ, ORA PERDUTA, DEL LAGO DI GARDA”: IL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FEDERAZIONE DEL FIUME CHIESE E DEL LAGO D’IDRO
Sabato 28 marzo, dalle 10 alle 13 all’Antica Cascina San Zago, in via dei Colli a Salò (BS), si svolgerà il convegno “Alla ricerca di quella dignità ora perduta del Lago di Garda”, organizzato dalla Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Interverranno alla conferenza l’architetto Silvio Motta, curatore della rinaturalizzazione delle sponde del lago di Costanza, e l’ecologista Carlo Saletta. La Federazione del fiume Chiese e del lago d’Idro ha invitato anche una lunga serie di esponenti istituzionali interessati dalla vicenda: i sindaci e i consiglieri dei comuni del Garda, la direttrice dell’Autorità di bacino Garda-Idro e il Prefetto di Brescia. “Sentiremo cos’hanno da dire i sindaci che avranno l’onestà intellettuale di voler intervenire”, dichiara su Radio Onda d’Urto Gianluca Bordiga, esponente della Federazione e organizzatore del convegno. La presentazione del convegno su Radio Onda d’Urto con Gianluca Bordiga, della Federazione delle Associazioni che amano il fiume Chiese ed il suo lago d’Idro. Ascolta o scarica.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
TRENTO: OCCUPATO IL DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA CONTRO GLI ACCORDI DELL’UNIVERSITÀ CON ISRAELE
Continuano le iniziative di solidarietà con la popolazione palestinese: a Trento nella giornata di ieri è stata occupata l’Università, in particolare il dipartimento di Sociologia.  “Occupiamo il dipartimento di sociologia per bloccare una quotidianità che nel suo scorrere regolare si rende complice del genocidio“, scrivono nel comunicato gli attivisti e le attiviste di Intifada Studentesca di Trento. “Se questo è normale, il normale va bloccato”. Ci racconta l’occupazione dell’università Mariachiara del Fronte della Gioventù Comunista.  Ascolta o scarica
October 21, 2025
Radio Onda d`Urto