“Cittadin3 mai più invisibili”
Sabato 28 marzo centinaia di persone hanno sfilato dal Colosseo a Piazza della
Repubblica per chiedere diritti, permesso di soggiorno e la chiusura dei CPR,
confluendo poi nella grande manifestazione No Kings.
Coperte termiche sulle spalle, cartelli, bandiere e uno striscione che recitava
“CITTADIN3 MAI PIÙ INVISIBILI”. Si è svolta sabato 28 marzo la “Marcia degli e
delle Invisibili“, partita alle 12 dal Colosseo e conclusa a Piazza della
Repubblica, dove è confluita nello straripante corteo No Kings che nel
pomeriggio ha attraversato il centro della capitale fino a bloccare la
tangenziale est.
A promuoverla, la marcia, è stata una rete composita di associazioni,
collettivi, sindacati e Ong, uniti da un’agenda antirazzista costruita in anni
di mobilitazione. Tra le persone scese in piazza i braccianti dell’Agro Pontino
e del Foggiano, i cittadini bengalesi truffati dal decreto flussi e tante
lavoratrici e lavoratori indispensabili all’economia italiana ma invisibili al
sistema di tutele e garanzie.
«Invisibili sono le persone di origine straniera, gli immigrati, i rifugiati,
utilizzati in questi anni solo a scopo di propaganda elettorale», ha spiegato
Filippo Miraglia di Arci Immigrazione, tra i promotori della marcia. Una
invisibilità, ha sottolineato, prodotta deliberatamente: «Questo governo ha
legiferato solo per produrre razzismo e irregolarità».
Le storie che hanno camminato in corteo raccontano meccanismi precisi. I
cittadini bengalesi truffati dal decreto flussi si sono ritrovati senza lavoro e
senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare in nero e in condizioni di
sfruttamento. Ma anche chi i documenti ce li ha non se la passa meglio: ogni
rinnovo, ogni cambio di lavoro diventa una potenziale trappola burocratica, in
una precarietà strutturale che rende le persone ricattabili e prive di tutele
reali. I braccianti lavorano per pochi euro all’ora con orari massacranti,
vivono nei ghetti e chiedono da tempo alloggi dignitosi e un salario minimo al
di sopra della soglia di povertà.
L’agenda della marcia è stata anticipata dal testo di indizione. La prima
rivendicazione, quella più visibile, riguarda la chiusura dei Centri di
Permanenza per il Rimpatrio con lo striscione “Stop lager” del Network Against
Migrant Detention, una rete transnazionale che lotta per l’abolizione della
detenzione amministrativa e la chiusura di tutti i CPR, compresi quelli in
territorio albanese previsti dal Protocollo siglato dal governo Meloni con
Tirana.
La critica si è allargata poi a tutti gli accordi con cui l’Unione europea e
l’Italia hanno scaricato sui paesi terzi il “lavoro sporco” nella gestione dei
flussi migratori: dal Memorandum con la Libia a quello con la Tunisia, fino a
quelli che saranno previsti per effetto della nuova Direttiva rimpatri. Intese
che producono solo violenza, morti e deportazioni, in reiterata violazione dei
diritti fondamentali.
Le coperte termiche indossate in corteo hanno richiamato il soccorso in mare,
quello che le politiche europee ostacolano e che il decreto Piantedosi
criminalizza. Da qui la richiesta di un programma europeo permanente di ricerca
e salvataggio nel Mediterraneo, affidato agli stati, e la fine della
persecuzione giudiziaria delle ONG che operano nelle acque internazionali e in
particolare nel Mediterraneo.
Molto sentita in piazza è stata anche la denuncia del decreto flussi,
considerato una “truffa di stato”. Migliaia di persone pagano cifre enormi per
ottenere un visto di ingresso ritrovandosi poi in Italia senza documenti e
lavoro. La riforma richiesta prevede percorsi di ingresso regolari indipendenti
dalle cosiddette “quote” e una regolarizzazione permanente per chi ha già
costruito legami lavorativi e affettivi in Italia. L’esempio che è possibile
mettere in campo politiche diverse è la regolarizzazione spagnola.
Sul fronte della cittadinanza la posizione è stata altrettanto chiara: chi nasce
in Italia, chi ci cresce, chi ci vive e lavora da anni non può dipendere dalla
discrezionalità politica del governo di turno. Il corteo ha rilanciato come
priorità non rinviabile la riforma della legge sulla cittadinanza e l’attuazione
dello ius soli.
Altrettanto sentita è la denuncia della profilazione razziale e degli abusi da
parte delle forze dell’ordine che negli ultimi anni hanno visto un’escalation
molto preoccupante con violenze e uccisioni. Un fenomeno di razzismo sistematico
e impunità documentato e denunciato anche da ECRI, la Commissione europea contro
il razzismo e l’intolleranza, e che rimane spesso invisibilizzato.
In Piazza Esquilino, poco prima della conclusione del percorso e di confluire
nella manifestazione No Kings, i/le manifestanti si sono seduti per terra in un
flash mob per scandire collettivamente le proprie richieste. Per chi ha sfilato,
la posta in gioco va oltre questa singola marcia: la sfida collettiva sarà
quella di riportare la questione migratoria e dei diritti delle persone migranti
e/o con background migratorio al centro del dibattito pubblico e del movimento,
sottraendola una volta per tutte alla propaganda del governo.
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