Spino d’Adda, intense giornate di festa e attivismo al Porto di Pace

Pressenza - Monday, September 14, 2026

Domenica 13 settembre le flottiglie sono arrivate al Porto di Pace alla Cascina Carlotta di Spino d’Adda, in provincia di Cremona e hanno consegnato la loro bandiera; ognuna è il simbolo di un valore inestimabile e irrinunciabile del vivere civile –  Antifascismo, Diritti umani, Disarmo e nonviolenza, Cooperazione e solidarietà, Giustizia e legalità, Ecologia e sostenibilità, Libertà e democrazia.  Nel pomeriggio questi temi verranno sviluppati in una serie di incontri in contemporanea, con interventi, testimonianze e riflessioni coinvolgenti e stimolanti che lasceranno un segno nella mente e nel cuore dei partecipanti.

Alla fine della mattinata intanto i pezzi di tela colorati fanno bella mostra di sé sul palco, avendo ricomposto la bandiera della pace: un folto gruppo di partecipanti applaude festoso rimirandola. L’emblema rappresentato dall’arcobaleno è iscritto nel cuore di tanti, non come un sogno lontano, ma come qualcosa in cui credere e per cui attivarsi.

Questo è il senso dell’azione corale e consapevole che si è tenuta nella mattinata del 13 settembre: sette gruppi di camminatori si sono dati appuntamento in diversi punti di Spino d’Adda. Da lì abbiamo camminato cantando canzoni della Resistenza e urlando slogan sui temi che ci stanno a cuore (la Palestina, la legalità, la pace, i diritti umani, ecc), fino a Cascina Carlotta – che non è un luogo sperduto nella campagna, ma una parte del tessuto urbano del paese. Ad attenderci c’era altra gente ancora che ci applaudiva e ci abbracciava e il grande spazio centrale della cascina con i gazebo delle tante associazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa.

Anna si era unita alla flottiglia dei diritti umani ed era già alla cascina quando con Grazia, Silvia, Andrea e altri milanesi siamo entrati a bordo della nave rossa, quella antifascista. Che gioia rivedersi all’interno della cornice del fare! Faccio conoscere agli amici arrivati da “lontano” (Varese e Milano) le amiche cremasche (Carla e Patrizia) e mi accorgo che è tutto un presentarsi e un riconoscersi. Alcuni ritrovano vecchi amici che non incontravano da anni, altri rivedono compagni di tante iniziative passate e presenti.

Una lunga tavolata è stata imbandita in un’ala della cascina, con gli instancabili volontari dell’Anpi che servono cous cous e patatine a getto continuo. Disordinatamente e senza mai smettere di chiacchierare prendiamo posto – del resto questa è una festa e noi, che amiamo la vita e la pace, abbiamo mantenuto un cuore bambino. Tra i commensali ci sono i membri di ben sette cori resistenti e popolari attivi nella provincia. Al termine del pranzo iniziano i canti.

Le parole delle canzoni sono struggenti, a tratti malinconiche, ma mai rassegnate, anzi c’è sempre un momento in cui il ritmo cambia e la voce si alza per denunciare e pretendere un diritto negato. Mi colpisce il ritornello di un vecchio motivo operaio che dovrebbe esistere solo come cimelio e memoria di un passato lontano e invece è drammaticamente attuale: “Siam lavoratori, vogliam la libertà”. Come non pensare ai moderni lavoratori a cottimo, ai giovani precari, ai tanti rider di Deliveroo, Globo e Amazon, che vediamo correre a perdifiato per le strade del Paese, perché una pizza non si freddi, perché un pacco in più consegnato stasera significa due pacchi in più domani?

Ripenso alle parole del presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che sabato 12, in dialogo con Gian Carlo Corada, presidente dell’Anpi della Provincia di Cremona e Paolo Gualandris, direttore del quotidiano la Provincia di Cremona, ha fatto notare come non sia normale che i lavoratori della Sassonia votino Afd, che i minatori del West Virginia appoggino Trump e che nell’onda nera che sta invadendo la società occidentale il copione si ripeta: sono le classi meno abbienti, vittime di disuguaglianze e ingiustizie, a scegliere i partiti di estrema destra illudendosi che offrano davvero un’alternativa.

Per fortuna c’è anche qualche dato positivo: per esempio le iscrizioni all’Anpi di anno in anno aumentano e non sono pochi i giovani che si avvicinano alla realtà antifascista – effettivamente oggi ne vedo parecchi gironzolare per le aree della festa.

L’Anpi, stufa di attendere una collaborazione sinergica con la sinistra, ha capito che è il momento di agire per ricucire il dialogo con i lavoratori e riportarli a una lotta che veda al centro i loro veri interessi e non le briciole promesse dagli slogan della destra e del nuovo fascismo. È il cuore dell’impegno storico dell’associazione partigiana: preservare la memoria e attualizzarla.

Mai come oggi è necessario tornare alla base e “riportare il corpo in piazza”, ci ricorda Marco Cicorella dell’Anpi di Spino d’Adda, magari, come hanno fatto i giovani volontari della campagna elettorale di Zohran Mamdani, ora sindaco di New York, bussando ad ogni porta per svegliare le coscienze e riportare sotto gli occhi di tutti la bellezza dell’arcobaleno.

La manifestazione è stata un successo di partecipazione; l’Anpi può esserne orgogliosa e trarre dal momento di festa l’energia migliore per il compito importante che l’aspetta.

 

 

Marina Serina