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A Rovereto, il 20 settembre, “Tutti gli occhi sulla Palestina”
In occasione del passaggio della Lampada della Pace di Assisi, la città trentina ospita Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina e già vicepresidente del Parlamento europeo (dal 2007 al 2009). L’iniziativa è promossa da Casa delle Donne, Donne in Nero Rovereto, Pace Per Gerusalemme, Centro Pace Ecologia e Diritti Umani, ANPI Rovereto-Vallagarina Ubalda Bettini Girella, ARCI Brentonico, BDS Trentino, Giuristi Democratici, Scuola di Sant’Osvaldo, Nuovo Cineforum Rovereto e Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. Focalizzato sul tema Tutti gli occhi sulla Palestina, l’incontro è incluso nel programma del progetto Gaza: lì dove brucia l’anima del mondo svolto con il sostegno del Comune di Rovereto. Con Luisa Morgantini dialogherà Assia Zoller, avvocata, membro del direttivo di APS Circolo Arci U. Winkler di Brentonico e attivista BDS Trentino. In svolgimento domenica 20 settembre 2026 alle 18:00 nell’Urban Center di Rovereto (corso Rosmini 58), l’incontro è aperto alla cittadinanza, invitata alla partecipazione.   Maddalena Brunasti
September 15, 2026
Pressenza
Spino d’Adda, intense giornate di festa e attivismo al Porto di Pace
Domenica 13 settembre le flottiglie sono arrivate al Porto di Pace alla Cascina Carlotta di Spino d’Adda, in provincia di Cremona e hanno consegnato la loro bandiera; ognuna è il simbolo di un valore inestimabile e irrinunciabile del vivere civile –  Antifascismo, Diritti umani, Disarmo e nonviolenza, Cooperazione e solidarietà, Giustizia e legalità, Ecologia e sostenibilità, Libertà e democrazia.  Nel pomeriggio questi temi verranno sviluppati in una serie di incontri in contemporanea, con interventi, testimonianze e riflessioni coinvolgenti e stimolanti che lasceranno un segno nella mente e nel cuore dei partecipanti. Alla fine della mattinata intanto i pezzi di tela colorati fanno bella mostra di sé sul palco, avendo ricomposto la bandiera della pace: un folto gruppo di partecipanti applaude festoso rimirandola. L’emblema rappresentato dall’arcobaleno è iscritto nel cuore di tanti, non come un sogno lontano, ma come qualcosa in cui credere e per cui attivarsi. Questo è il senso dell’azione corale e consapevole che si è tenuta nella mattinata del 13 settembre: sette gruppi di camminatori si sono dati appuntamento in diversi punti di Spino d’Adda. Da lì abbiamo camminato cantando canzoni della Resistenza e urlando slogan sui temi che ci stanno a cuore (la Palestina, la legalità, la pace, i diritti umani, ecc), fino a Cascina Carlotta – che non è un luogo sperduto nella campagna, ma una parte del tessuto urbano del paese. Ad attenderci c’era altra gente ancora che ci applaudiva e ci abbracciava e il grande spazio centrale della cascina con i gazebo delle tante associazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa. Anna si era unita alla flottiglia dei diritti umani ed era già alla cascina quando con Grazia, Silvia, Andrea e altri milanesi siamo entrati a bordo della nave rossa, quella antifascista. Che gioia rivedersi all’interno della cornice del fare! Faccio conoscere agli amici arrivati da “lontano” (Varese e Milano) le amiche cremasche (Carla e Patrizia) e mi accorgo che è tutto un presentarsi e un riconoscersi. Alcuni ritrovano vecchi amici che non incontravano da anni, altri rivedono compagni di tante iniziative passate e presenti. Una lunga tavolata è stata imbandita in un’ala della cascina, con gli instancabili volontari dell’Anpi che servono cous cous e patatine a getto continuo. Disordinatamente e senza mai smettere di chiacchierare prendiamo posto – del resto questa è una festa e noi, che amiamo la vita e la pace, abbiamo mantenuto un cuore bambino. Tra i commensali ci sono i membri di ben sette cori resistenti e popolari attivi nella provincia. Al termine del pranzo iniziano i canti. Le parole delle canzoni sono struggenti, a tratti malinconiche, ma mai rassegnate, anzi c’è sempre un momento in cui il ritmo cambia e la voce si alza per denunciare e pretendere un diritto negato. Mi colpisce il ritornello di un vecchio motivo operaio che dovrebbe esistere solo come cimelio e memoria di un passato lontano e invece è drammaticamente attuale: “Siam lavoratori, vogliam la libertà”. Come non pensare ai moderni lavoratori a cottimo, ai giovani precari, ai tanti rider di Deliveroo, Globo e Amazon, che vediamo correre a perdifiato per le strade del Paese, perché una pizza non si freddi, perché un pacco in più consegnato stasera significa due pacchi in più domani? Ripenso alle parole del presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che sabato 12, in dialogo con Gian Carlo Corada, presidente dell’Anpi della Provincia di Cremona e Paolo Gualandris, direttore del quotidiano la Provincia di Cremona, ha fatto notare come non sia normale che i lavoratori della Sassonia votino Afd, che i minatori del West Virginia appoggino Trump e che nell’onda nera che sta invadendo la società occidentale il copione si ripeta: sono le classi meno abbienti, vittime di disuguaglianze e ingiustizie, a scegliere i partiti di estrema destra illudendosi che offrano davvero un’alternativa. Per fortuna c’è anche qualche dato positivo: per esempio le iscrizioni all’Anpi di anno in anno aumentano e non sono pochi i giovani che si avvicinano alla realtà antifascista – effettivamente oggi ne vedo parecchi gironzolare per le aree della festa. L’Anpi, stufa di attendere una collaborazione sinergica con la sinistra, ha capito che è il momento di agire per ricucire il dialogo con i lavoratori e riportarli a una lotta che veda al centro i loro veri interessi e non le briciole promesse dagli slogan della destra e del nuovo fascismo. È il cuore dell’impegno storico dell’associazione partigiana: preservare la memoria e attualizzarla. Mai come oggi è necessario tornare alla base e “riportare il corpo in piazza”, ci ricorda Marco Cicorella dell’Anpi di Spino d’Adda, magari, come hanno fatto i giovani volontari della campagna elettorale di Zohran Mamdani, ora sindaco di New York, bussando ad ogni porta per svegliare le coscienze e riportare sotto gli occhi di tutti la bellezza dell’arcobaleno. La manifestazione è stata un successo di partecipazione; l’Anpi può esserne orgogliosa e trarre dal momento di festa l’energia migliore per il compito importante che l’aspetta.     Marina Serina
September 14, 2026
Pressenza
Volterra: “Disarmare le coscienze”, evento contro il riarmo e la normalizzazione della guerra
VENERDÌ, 18 SETTEMBRE 2026, ORE 17:30 SPAZIO ARCI, PIAZZALE XXV APRILE, BORGO SAN GIUSTO, VOLTERRA Volterra organizza “Disarmare le coscienze”, un incontro pubblico aperto a tutta la cittadinanza per parlare di riarmo, militarizzazione della società e di come la guerra stia diventando pericolosamente “normale“: nel linguaggio, nei media, nelle scuole, nelle scelte politiche. Sarà presente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, una rete di docenti, associazioni pacifiste e sindacalismo scolastico di base che monitora l’infiltrazione della cultura militare nelle scuole e promuove una cultura di pace e pensiero critico. Si affronterà anche il tema del riarmo in Europa e dell’aumento delle spese militari a scapito dello stato sociale e dell’istruzione. Seguirà un dialogo aperto con le associazioni e tutta la cittadinanza: spazio a domande, osservazioni e proposte per costruire insieme azioni e iniziative future. Le associazioni che aderiscono: ANPI Castelnuovo-Pomarance, ANPI Volterra, Circolo Arci Casa del Popolo Borgo San Giusto, Circolo Arci Garofano Rosso, Collettivo Antifascista Volterra, CUB Pisa e Volterra, Emergency Volterra, Libreria aVeglia, Ass. Mondo Migliore, Pace e Disarmo Volterra, SSB Pisa, Sanitari per Gaza, Spazio Libertario Pietro Gori, Tavolo per la Pace Val di Cecina e Ultima Frontiera. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sumud: la musica come strumento di pace e di tutela dell’infanzia palestinese
Il 29 settembre 2026, presso l’Auditorium Enzo Baldoni di Milano, si svolgerà un’iniziativa dedicata alla musica, alla pace e alla difesa del diritto all’infanzia in Palestina, intitolata Sumud (Resistenza) e promossa da Assopace Palestina, con la partecipazione dell’ANPI provinciale di Milano e dell’ANPI Municipio 8 a sostegno della scuola di musica Al Kamandjati di cui sarà trasmesso un video nel corso della serata. L’appuntamento si colloca nel solco delle numerose iniziative della società civile italiana volte a mantenere viva l’attenzione sulle condizioni della popolazione palestinese e, in particolare, sulla situazione dei bambini e delle bambine, il cui diritto a vivere, crescere, studiare e progettare il proprio futuro costituisce una questione fondamentale sul piano umano e dei diritti. La scelta della musica come linguaggio centrale dell’iniziativa assume un significato particolarmente rilevante. La musica, infatti, non rappresenta soltanto una forma di espressione artistica, ma può diventare uno spazio di incontro, dialogo e costruzione di una memoria collettiva. In contesti segnati dalla guerra, dalla violenza e dalla contrapposizione politica, l’esperienza musicale può contribuire a restituire centralità alle persone e alle loro storie, creando una dimensione nella quale la sofferenza non venga ridotta a una semplice statistica e nella quale la solidarietà possa tradursi in partecipazione concreta. L’iniziativa milanese intende pertanto unire cultura e impegno civile, proponendo un momento pubblico nel quale la riflessione sulla pace si accompagni alla raccolta di risorse destinate a un progetto di solidarietà. La raccolta fondi rappresenta, in questo senso, un elemento essenziale dell’evento: la sensibilizzazione non si limita alla denuncia o alla testimonianza, ma cerca di trasformarsi in un sostegno concreto alle realtà impegnate a favore della popolazione palestinese e, soprattutto, dell’infanzia. La presenza di figure provenienti dal mondo della cultura, dell’impegno politico e sociale e dell’attivismo per i diritti umani contribuisce a dare all’appuntamento una dimensione plurale. Tra i partecipanti sono annunciati Moni Ovadia, Silva Zaru, Giovanna Famulari, Luisa Morgantini, Alessio Lega, Cecilia Strada, Primo Minelli, insieme a numerosi altri compagni e compagne e artisti e attivisti. La loro partecipazione testimonia la volontà di costruire uno spazio pubblico nel quale differenti esperienze possano convergere attorno ai valori della pace, della solidarietà e della tutela dei diritti fondamentali. Particolare importanza assume il riferimento al diritto all’infanzia. Ogni conflitto armato produce conseguenze profonde sulle generazioni più giovani, compromettendo non soltanto la sicurezza fisica, ma anche l’accesso all’istruzione, alle cure, alla vita familiare e alla possibilità di sviluppare pienamente la propria personalità. Difendere i diritti dei bambini significa quindi assumere una prospettiva che non si limita all’emergenza, ma guarda anche al futuro e alla possibilità di ricostruire condizioni di vita fondate sulla dignità, sulla sicurezza e sulla libertà. In tale prospettiva, la solidarietà verso l’infanzia palestinese può essere interpretata come parte di una più ampia cultura dei diritti umani. Il diritto alla pace, infatti, non è separabile dal diritto alla vita, alla salute, all’educazione e alla dignità. Ogni iniziativa capace di mettere questi temi al centro del dibattito pubblico contribuisce a contrastare l’indifferenza e a mantenere aperto uno spazio di riflessione sulle responsabilità della comunità internazionale e sul ruolo della società civile. La collaborazione tra associazioni, realtà culturali e organizzazioni della memoria democratica come l’ANPI evidenzia inoltre il valore della partecipazione collettiva. La memoria delle lotte contro il fascismo e per la libertà può diventare, nel presente, una risorsa per interrogarsi sulle guerre contemporanee, sulle forme della violenza e sulla necessità di difendere universalmente i diritti umani. In questo quadro, l’incontro tra memoria, cultura musicale e solidarietà assume una particolare forza simbolica. L’evento del 29 settembre all’Auditorium Enzo Baldoni di Milano si propone dunque come un momento nel quale arte e responsabilità civile possono incontrarsi. La musica diventa una forma di testimonianza e di dialogo; la partecipazione pubblica diventa uno strumento di sensibilizzazione; la raccolta fondi diventa una possibilità concreta di tradurre la solidarietà in azione. In un tempo nel quale le immagini e le notizie provenienti dai territori di genocidio rischiano di trasformarsi rapidamente in un flusso indistinto di informazioni, iniziative di questo tipo assumono il valore di luoghi della memoria e della responsabilità. Ricordare le vittime, ascoltare le testimonianze, sostenere i progetti umanitari e riaffermare il diritto dei bambini a un futuro di pace significa opporsi alla normalizzazione della sofferenza e riaffermare il principio secondo cui la dignità umana non può essere subordinata alla guerra. Il concerto promosso da Sumud, Assopace Palestina, ANPI provinciale di Milano e ANPI Municipio 8 vuole quindi essere non soltanto un appuntamento musicale, ma un atto pubblico di solidarietà. Attraverso la cultura, la partecipazione e il sostegno concreto a un progetto, l’iniziativa richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare l’infanzia palestinese e di costruire una cultura della pace fondata sul riconoscimento dei diritti e della dignità di ogni persona. Laura Tussi
September 13, 2026
Pressenza
CREMONA “PORTO DI PACE”: PRIMA FESTA PROVINCIALE ANPI A SPINO D’ADDA
Sabato 12 e domenica 13 settembre, nella splendida cornice della Cascina Carlotta a Spino d’Adda, si tiene la prima Festa Provinciale dell’ANPI Cremona, un’iniziativa sostenuta da decine di associazioni del territorio. Scrivono gli organizzatori che l’evento “è al tempo stesso un’identità e una dichiarazione d’intenti”. Il titolo della due giorni è infatti “Porto di Pace”. “Ci sono momenti storici in cui la memoria non può e non deve rimanere un semplice ricordo da archivio. La memoria deve farsi azione, presenza vigile, voce collettiva. La nostra Costituzione nasce dalla Resistenza e nel suo articolo 11 scrive chiaramente che l’Italia ripudia la guerra. L’antifascismo e la costruzione della pace non sono due concetti separati: sono da sempre la stessa battaglia, lo stesso identico impegno morale e civile. Per l’ANPI, la lotta contro ogni fascismo e la battaglia contro il riarmo non sono impegni negoziabili, ma i due pilastri inscindibili della nostra stessa esistenza. Di fronte ad una politica globale che torna ad investire cifre folli nelle armi e ad autoritarismi che rialzano la testa, gridiamo con forza che non c’è antifascismo senza il totale rifiuto della guerra: la vera sicurezza nasce dal disarmo, dalla democrazia e dalla tutela dei diritti umani. Per questo nasce Porto di Pace. Vogliamo lanciare un messaggio forte: ogni paese della nostra provincia, così come ogni luogo del mondo, può e deve essere un porto sicuro, un approdo di tranquillità dove chiunque possa essere accolto, a prescindere dal colore della pelle, dalla provenienza o dalla religione. Vogliamo offrire uno spazio concreto a chiunque non intenda rimanere indifferente di fronte alle atrocità delle guerre e alle ingiustizie in corso; un luogo in cui poter dire con orgoglio: “Io ci sono, io partecipo, io sono un abitante dei Porti di Pace”. Il progetto poggia su pilastri fondamentali che attraversano tutto il nostro programma: l’antifascismo, i diritti umani, il disarmo, la cooperazione, la giustizia sociale, l’ecologia, la democrazia e la libertà”. Potete trovare il programma completo, tra cultura, solidarietà, musica e anche buona cucina, sul sito portodipacecremona.it. Abbiamo presentato la due giorni con Marco Cicorella vicepresidente ANPI di Spino d’Adda. Ascolta o scarica
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione
A Cascine vecchie (San Rossore) abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una scenetta di “riappacificazione” tra soggetti che rappresentano mondi e letture separate  dal quotidiano scorrere del tempo, qui ed ora, operando una continua scissione tra la grande Storia che ci riguarda e che ha sterminato allo stesso modo sei […] L'articolo Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Il comunicato congiunto ANPI Nazionale – UCEI, un cedimento inconsapevole al sionismo?
Ho aspettato un po’ di tempo prima di scrivere questo articolo, ma vedendo i vari comunicati stampa dei circoli locali ANPI di tutta Italia, ho deciso che forse era giusto riportare ed esprimere il mio dissenso verso questa presa di posizione. Il 28 luglio 2026 l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) pubblica sul suo sito un comunicato stampa congiunto con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) in cui si afferma che “UCEI e ANPI hanno registrato significativi punti di convergenza” tra cui: “- il valore attuale dell’antifascismo come fondamento della Costituzione italiana – la condanna di qualsiasi atto di violenza, ovunque abbia origine, e di qualsiasi forma di razzismo e discriminazione senza distinzione di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 Cost.) – il ribadito riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata Ebraica nella lotta italiana al nazifascismo – la riconferma del diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile contrastando scelte e comportamenti divisivi di qualsiasi natura e da qualsiasi parte – l’impegno in generale ad abbassare i toni del confronto pubblico e la volontà di affrontare tramite il confronto diretto anche le questioni su cui divergono – l’interesse ad avviare un percorso congiunto in vista dell’organizzazione del prossimo 25 aprile 2027 e di ogni altra scadenza memoriale.” L’antifascismo nell’attualità ha un significato preciso: opporsi al genocidio e alle guerre imperialiste che mettono a rischio i popoli del mondo. Rifiutare nei cortei del 25 aprile la presenza delle bandiere di uno Stato che ha le mani lorde di sangue non è “alzare i toni”, è parte del “restare umani” e dei principi della Resistenza. Il richiamo all’articolo 3 della nostra Costituzione è sicuramente importante e basilare ed è sempre stato uno dei più importanti per l’ANPI, insieme all’art. 11 che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Questo cozza con il palese sostegno incondizionato espresso dall’UCEI verso Israele. L’UCEI riconosce la centralità dello Stato d’Israele per l’identità ebraica contemporanea e promuove attivamente i rapporti e la conoscenza della realtà israeliana in Italia. Nelle sue linee istituzionali e nei comunicati ufficiali, l’ente tutela il diritto di Israele a esistere e a difendersi, pur svolgendo primariamente un ruolo di coordinamento culturale, religioso e sociale per gli ebrei italiani; riconosce il legame imprescindibile tra l’ebraismo contemporaneo e lo Stato d’Israele; sostiene pubblicamente il diritto alla sicurezza e all’esistenza di Israele, specialmente nei momenti di crisi e conflitto; e mai in questi anni si è espressa in condanna al genocidio del popolo gazawi da parte d’Israele, non condividendo l’uso del termine “genocidio”  e minimizzando ciò che sta accadendo. Questo, di per sè sarebbe una violazione a priori di uno dei punti del comunicato stampa congiunto che riconosce come base l’art. 3 della Costituzione e “la condanna di qualsiasi atto di violenza, ovunque abbia origine”, anche se sarebbe bene che, in un contesto così difficile, si contestualizzassero le dinamiche di oppresso-oppressore e le condizioni di violenza istituzionalizzata e sistematica che portano inevitabilmente ad atti di resistenza. Infatti non dobbiamo dimenticare che più volte membri dell’UCEI hanno espresso posizioni belliciste sulla difesa a tutti i costi di Israele, postulando – cosa che invece non hanno fatto altri membri appartenenti a comunità ebraiche – che Israele sia il “popolo oppresso”, continuando a negare che sia Israele a occupare terre non sue e che stia agendo un sistema d’apartheid razzista e coloniale nei confronti del popolo palestinese. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni – membro della Consulta Rabbinica, l’organo composto dai Rabbini Capo che si interfaccia con il Consiglio dell’UCEI per questioni di carattere generale, spirituale e culturale – ha più volte ribadito posizioni belliciste dichiarando apertamente come Israele stia combattendo una “guerra giusta” contro il male, giustificandola persino con principi talmudici della tradizione ebraica. In una lettera a La Repubblica del 27 ottobre 2023 Di Segni ha scritto: “le guerre sono sempre un’offesa alla dignità umana, comportano morte e distruzione, e certamente vanno evitate, ma quando è in gioco la propria esistenza davanti a un nemico irriducibile l’alternativa pacifista è discutibile anche moralmente. (…) Qualche volta qualcuno deve essere sconfitto, solo lui e per sempre”. Questa è la visione rabbinica dominante all’interno dell’ebraismo sul “male”: è “male” colui che è contro di me ed io, che sono il “buono”, per difendermi posso usare il male contro di lui. Un’interpretazione che si sposa perfettamente con il sionismo d’estrema destra di Netanyahu, giustificato su basi religiose: per i sionisti è una guerra della “Luce” (loro) contro “l’Oscurità” (i palestinesi), postulata dalla convinzione di essere quella “Luce”. Per quanto – a differenza di altre visioni strettamente pacifiste e nonviolente – la normativa ebraica (Halakhà) ammetta il ricorso alle armi quando la sopravvivenza di una vita umana (Pikuach nefesh) o di un intero popolo è sotto attacco, in realtà il Talmud è chiaro a riguardo: “Se qualcuno viene per ucciderti, prova a ucciderlo tu prima che lui uccida te” (Talmud babilonese, trattato Sanhedrin 72a), ovvero se una persona arriva con l’intento certo di toglierti la vita, tu hai il pieno diritto di difenderti e neutralizzare la minaccia per salvare te stesso, riconoscendo la necessità e la giustizia della difesa attiva di fronte a un’aggressione mortale. La strumentalizzazione sionista di questo famoso principio del Talmud, che esprime la legge naturale e morale della legittima difesa, ha fatto sì questo principio non si possa però applicare a chi oppresso (popolo palestinese), ma a chi opprime, come in questo caso Israele. Inoltre, il comunicato si promette di promuovere “riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata Ebraica nella lotta italiana al nazifascismo” senza evidentemente conoscere la storia. La presenza della Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 aprile non è solo contestata per il suo appoggio all’Entità sionista di Israele negando la resistenza del popolo palestinese, ma anche perchè è controversa la storia del suo ruolo nella resistenza antifascista partigiana. La Brigata Ebraica non è (è bene ricordarlo) una vera brigata partigiana, ma un corpo che faceva parte dell’esercito inglese e che come tale rispondeva all’autorità britannica e non al CLN. La Brigata Ebraica infatti non nasce all’interno del movimento della Resistenza italiana, ma bensì nacque nel 1944 su impulso dell’Agenzia Ebraica per Israele (chiamata anche Sochnut (agenzia) o JAFI, dall’acronimo inglese Jewish Agency for Israel), che era il prodromo dello Stato d’Israele. La Brigata Ebraica rappresenta il contributo militare degli ebrei coloni e Yishuv di Palestina nella Seconda Guerra Mondiale i quali rimasero inattivi fino a praticamente la fine del conflitto, lasciando che si consumasse l’orrore della guerra e della Shoah, senza intervenire. Dopo decine di milioni di morti, si mobilitarono solo quando vi fu concretamente la possibilità di costituire lo stato d’Israele e per farlo serviva partecipare alla guerra. Per questo venne mandato un numero simbolico di uomini ad arruolarsi nelle fila dell’esercito inglese. Non è un caso che la bandiera della Brigata Ebraica sia quella dello Stato d’Israele. Costoro arrivarono al fronte quando la guerra stava finendo, dopo la liberazione del campo di Auschwitz. Pur non facendo quasi nulla per contribuire alla fine del nazismo, si intestarono la vittoria e la memoria limitandosi ad inseguire i tedeschi in ritirata, combattendo per un mese. L’obiettivo della Brigata ebraica non era lottare per la libertà e salvare le vite (nemmeno degli ebrei), ma favorire la nascita dello Stato d’Israele. Nel libro La Brigata ebraica. Una storia controversa, dal 1944 a oggi di Alberto Fazolo, con prefazione di Moni Ovadia (editore 4Punte), viene spiegato molto bene ogni singolo passaggio storico. Altro punto del comunicato, che sta facendo discutere i circoli ANPI in tutta Italia, è la tutela del “diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile” contrastando “comportamenti divisivi di qualsiasi natura”. Una posizione che sarebbe condivisibile, se non si ignorassero i fatti del 25 aprile 2026, dove la Brigata Ebraica si è presentata, violando ogni accordo preso in sede preventiva all’effettuazione del corteo, con bandiere israeliane e immagini inneggianti a Trump, Netanyahu e con le bandiere di Forza Italia che si era unita al gruppo inneggiante  – o, forse peggio, negante – il genocidio del popolo palestinese, oltretutto con la pretesa di essere capofila del corteo. Un comportamento chiaramente provocatorio che non è sfociato in incidenti soltanto grazie al buon senso messo in campo dai militanti dell’ANPI. Il comportamento avuto dalla Brigata Ebraica è stato antitetico ai principi del 25 aprile: il 25 aprile è contrario alle guerre, alle aggressioni nei confronti dei popoli, al razzismo e al nazionalismo. Molti circoli ANPI hanno preso posizione, contestando apertamente il comunicato congiunto tra Anpi e Ucei sulle manifestazioni passate e future del 25 aprile. In particolare molti circoli Anpi si sono indignati – giustamente – quando già successivamente alla firma del comunicato di “pacificazione”, gli ambienti sionisti milanesi aggregatisi intorno alla Brigata Ebraica sono andati subito all’attacco presentando una denuncia pesantissima contro ignoti, riferendosi ai manifestanti che il 25 aprile scorso a Milano avevano sbarrato la strada allo spezzone con le bandiere di Israele. Insomma un segnale tutt’altro che in sintonia con lo spirito pacificatore del comunicato congiunto e una conferma in più che nessuna mediazione è possibile con i circoli sionisti che sostengono apertamente l’occupazione dei Territori Palestinesi e il genocidio del popolo palestinese. A fronte di tutto questo, il contenuto del comunicato congiunto ANPI-UCEI è insufficiente a garantire un dialogo chiaro con le Associazioni Ebraiche apertamente sostenitrici del sionismo e dell’entità sionista di Israele. Come ci insegna la storia e l’operato politico di Nelson Mandela, prima si pone fine all’apartheid e poi si avviano i processi di riconciliazione per riscrivere una nuova storia insieme. Penso, inoltre, che si sarebbe dovuto aspettare un periodo più adatto a favorire un confronto con le sezioni, essendo nel bel mezzo do un genocidio raccontato in streaming commesso proprio dall’entità che queste associazioni intendono sostenere. Pur riconoscendo la volontà di dialogo espressa dalla nostra Associazione (come del resto nella nostra tradizione e nei nostri principi), l’importanza dell’antifascismo come base comune da cui partire, e non dimenticando i fatti che hanno portato alla necessità di un dialogo atto a garantire in futuro uno svolgimento pacifico e condiviso con le Comunità Ebraiche della festa del 25 aprile, credo che tutto il resto sia alquanto discutibile, non nell’intento del comunicato ma per le tempistiche con cui è stato concepito (senza un coinvolgimento dei circoli e delle basi) e nei contenuti stessi. Se da un lato si vuole puntare sui punti di convergenza, dall’altro non si possono sottolineare delle falle evidenti. Questo comunicato non sembra quindi espressione chiara di un dialogo, ma un cedimento inconsapevole verso qualcuno che un dialogo pacifico e democratico non lo vuole avere, ma che ha l’intento di esercitare ed ampliare la propria influenza con l’arte della persuasione allargando la cerchia di consenso. Non dimentichiamoci delle radici tossiche, razziste, nazionaliste e colonialiste del sionismo; non dimentichiamoci che l’ebraismo è cosa ben diversa dal sionismo; non dimentichiamoci che ci sono infinite comunità di ebrei anti-sionisti, critici del genocidio a Gaza, dell’occupazione belligerante israeliana delle terre palestinesi e dell’apartheid bianca, razzista e coloniale israeliana verso i palestinesi e le minoranza arabe. Verso queste comunità ebraiche anti-sioniste, perseguitate da Israele, dobbiamo avere solidarietà e sostegno, non dimenticando che non siamo obbligati a mostrare solidarietà laddove non c’è condivisione di valori comuni appigliandoci ad astrazioni. Il comunicato congiunto ANPI-UCEI resta un documento ambiguo che ha lasciato allibita la base militante e chi vive il 25 aprile in prima fila, sfilando nei cortei e lavorando per costruire ogni anno la Festa della Liberazione, che in questi anni ha visto protagonista la causa palestinese, in sostegno all’autodeterminazione dei popoli, al diritto di resistenza di fronte ad una esasperante e disperata oppressione ed alla liberazione di tutti i popoli oppressi.   Ulteriori info: https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/03/nessun-cedimento-e-possibile-con-i-sionisti-rivolta-dei-circoli-dellanpi-sul-comunicato-congiunto-con-lucei-0197567 > Respingiamo come inaccettabile Il comunicato congiunto Anpi-Ucei https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/13/i-non-detti-del-comunicato-anpi-ucei-0197774 https://contropiano.org/news/politica-news/2026/07/30/la-capitolazione-dellanpi-verso-il-sionismo-a-milano-la-brigata-ebraica-ne-approfitta-subito-0197448 https://contropiano.org/news/politica-news/2026/08/10/disappunto-e-contrarieta-dellanpi-roma-per-laccordo-con-i-sionisti-0197689 Lorenzo Poli
August 16, 2026
Pressenza
I non detti del comunicato ANPI-UCEI
Il comunicato del nazionale ANPI-UCEI reso pubblico il 28 luglio scorso ha (giustamente!) sollevato subito drastiche critiche e vari comunicati, anche della mia sezione ANPI Trullo-Magliana, risposte necessarie perché era necessario far pesare immediatamente la negatività del comunicato del nazionale ANPI, non per mettere in difficoltà il provinciale romano, ma […] L'articolo I non detti del comunicato ANPI-UCEI su Contropiano.
August 13, 2026
Contropiano
“Disappunto e contrarietà” dell’Anpi Roma per l’accordo con i sionisti
Ordine del Giorno approvato a maggioranza (2 astenuti) dal comitato provinciale dell’ANPI di Roma nella seduta del 5 agosto 2026 Il Comitato Provinciale dell’ANPI Roma riunitosi, con convocazione straordinaria il giorno 5 agosto 2026, ha discusso termini, merito e metodo del comunicato congiunto emesso e firmato dall’ANPI nazionale e l’Unione […] L'articolo “Disappunto e contrarietà” dell’Anpi Roma per l’accordo con i sionisti su Contropiano.
August 10, 2026
Contropiano