Un’estate rovente al CPR di Palazzo San Gervasio

Progetto Melting Pot Europa - Friday, September 11, 2026

Nei giorni scorsi i sindacati di polizia COISP, SAP, SIAP, FSP e UIL hanno lamentato le gravissime criticità connesse alla gestione del CPR di Palazzo San Gervasio. Nel comunicato, apparso su alcune testate giornalistiche locali, si fa espresso riferimento a problemi organizzativi e gestionali dovuti all’azzeramento delle aggregazioni da parte del ministero di ispettori e funzionari. Azzeramento che ha determinato l’aumento del carico di lavoro sul personale in servizio alla Questura di Potenza. I sindacati, nella loro segnalazione, parlano espressamente di turni massacranti, revoca delle ferie e carichi di lavoro non più tollerabili con ripercussioni anche sul lavoro ordinario svolto dalla Questura essendo la maggior parte del personale in servizio assorbita da quello che, in termini numerici, è il più grande CPR d’Italia.

In ordine temporale, il comunicato dei sindacati di polizia rappresenta l’ultimo atto di un’estate tormentava vissuta dal CPR di Palazzo San Gervasio. Una struttura che, ancora una volta, è finita nell’occhio del ciclone per diverse questioni che attengono alla gestione e al trattamento cui sono sottoposte le persone trattenute.

La tragica morte del giovane Lassoued Dhoui il 10 agosto ha rappresentato il punto più drammatico di questa estate, ma non si è trattato di un evento isolato e casuale. Come già evidenziato in altri articoli, quanto accaduto non è ascrivibile a un semplice incidente di percorso in quanto rappresenta piuttosto un evento drammatico che si inserisce nella più complessa condizione di abbandono e di degrado che investe il CPR di Palazzo San Gervasio e di cui abbiamo parlato in diverse occasioni.

Approfondimenti/CPR, Hotspot, CPA

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Infatti, tanto per ritornare a quanto accaduto in questa calda estate, per mesi “le voci di dentro”, le voci dei trattenuti hanno lamentato le condizioni disumane in cui si sono trovati a vivere: condizioni igienico-sanitarie inaccettabili, carenze nell’assistenza sanitaria, erogazione di servizi scadenti e molto di più. Perché l’estate calda del CPR di Palazzo San Gervasio non è stata caratterizzata soltanto dai tragici fatti del 10 agosto, con le proteste messe in atto dai trattenuti per la morte di un compagno, con la rabbia per quello che è accaduto.

Nonostante i tentativi di minimizzare quanto accaduto, gli eventi del 10 agosto hanno riportato alla luce una situazione di alta tensione già presenti nella struttura lucana. Tra gennaio 2026 e luglio 2026 nel CPR di Palazzo San Gervasio sono stati registrati 67 eventi critici (ovvero atti di autolesionismo e tentativi di suicidio). Più di 20 tra maggio e luglio. Sempre nello stesso periodo 46 sono stati gli “atti vandalici” (ovvero atti di protesta) annotati nel registro degli eventi critici. Numeri che danno il senso di una situazione allarmante che è stata ignorata e che purtroppo è culminata nei tragici eventi del 10 agosto che hanno visto la morte di Lassoued Dhoui in circostanza ancora tutte da chiarire.

Ma se i numeri appaiono asettici e non in grado di dare un quadro preciso di quanto si va dicendo, allora proviamo invece a parlare delle segnalazioni raccolte. Persone con “fragilità” accertate parcheggiate nel campo di calcio, all’aperto, 24 ore su 24, quindi anche di notte. Ambulanze a cui è stato negato l’ingresso nella struttura per assistere e curare trattenuti che ne avevano necessità. Trattenuti costretti a ricorrere a gesti estremi per elemosinare ascolto e richiamare l’attenzione su un disagio crescente puntualmente inascoltato.

Notizie che hanno varcato le mura del CPR con grande difficoltà e che sicuramente sono soltanto la punta dell’iceberg di una situazione ben più complessa e drammatica. Informazioni che filtrano nonostante la mancanza di trasparenza e il tentativo delle autorità di “sigillare” il CPR. Un’opacità istituzionale registrata anche il giorno della morte di Dhoui, proprio come in tutte le occasioni in cui sono stati chiesti chiarimenti in merito a segnalazioni ricevute. La stessa opacità registrata quando è uscita la notizia della presenza di casi di scabbia nel Centro di Palazzo San Gervasio. Dopo oltre 10 giorni dalla prima segnalazione non ci sono ancora dati certi sui casi accertati, sulle persone tenute in isolamento, sui protocolli utilizzati. Ma soprattutto, non si è ancora saputo perché quanto accadeva nel Centro è stato tenuto nascosto anche a chi, per ragioni lavorative, entrava ed entra in quella struttura.

Un’opacità che diviene silenzio e assenza di trasparenza ma che non si addice alle istituzioni pubbliche che hanno il dovere di rispondere del loro operato ai cittadini. Mancanza di trasparenza che emerge in maniera forte anche dalle motivazioni con le quali la Prefettura di Potenza rigetta le richieste di accesso agli atti o non autorizza l’ingresso in struttura di soggetti terzi, richiamando ragioni che attengono alla esposizione mediatica dei CPR e alla incolumità dei soggetti che dovrebbero fare l’accesso, o “interessi pubblici superiori, quali la sicurezza e l’ordine pubblico all’interno del centro”.

Tutto questo è insopportabile perché contrasta con la vocazione principale delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni democratiche. La trasparenza, la possibilità per i cittadini di esercitare un potere di controllo sul loro operato.

Con la consapevolezza di chi conosce come vanno le cose da queste parti, è facile immaginare che la voce dei poliziotti che si lamentano per i loro turni di lavoro sarà ascoltata dalle istituzioni. Siamo sicuri che dirigenti e funzionari avranno risposta e rassicurazioni, magari direttamente dal ministero.

Chi ascolterà invece la voce di chi ha denunciato i casi di scabbia di questi giorni, colposamente o dolosamente occultati dalle istituzioni? Chi ascolterà le voci di chi ha raccontato di trattenuti affetti da malattie mentali costretti a dormire su un materasso all’aperto? Chi ascolterà le voci di chi descrive le condizioni di vita nel CPR di Palazzo San Gervasio, tra cibo scadente, bagni sporchi e fatiscenti, servizi inesistenti, richieste di aiuto inascoltate e soffocate dall’indifferenza? Nessuno, perché a nessuno interessa dare risposte a chi non viene riconosciuta neppure la dignità di essere umano.

Ma, in alcuni casi non sono importanti neppure le risposte, soprattutto quando queste sono formali ed evasive, mentre resta di vitale importanza non perdere mai la forza e il coraggio di porre domande.