CPR, la cura sotto accusa
L’inchiesta che ha coinvolto oltre venti medici impegnati nei CPR ha riportato
al centro del dibattito il ruolo della medicina nei luoghi della detenzione
amministrativa. Come abbiamo raccontato, al centro della vicenda non c’è
soltanto la contestazione di presunti reati, ma una questione più profonda:
quale autonomia può avere la pratica medica quando la certificazione sanitaria
diventa un passaggio necessario per rendere possibile il trattenimento?
Approfondimenti/CPR, Hotspot, CPA
CPR COME “MALATTIA SOCIALE”, L’ATTACCO AI MEDICI E ALLA CURA
L’indagine-teorema di Ravenna sposta l'attenzione dal sistema della detenzione
amministrativa a chi il sistema lo contesta
Redazione
18 Settembre 2026
La campagna promossa dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni
(S.I.M.M.) ha sollevato da tempo una questione altrettanto centrale: se la
detenzione amministrativa e i CPR sono luoghi che producono sofferenza e hanno
effetti sulla salute, che cosa significa dichiarare una persona «idonea» alla
permanenza al loro interno?
È da qui che parte la conversazione tra l’avvocato Arturo Raffaele Covella e il
dottor Nicola Cocco, tra i promotori della campagna della SIMM sulle
certificazioni di idoneità. Dalla campagna all’inchiesta sui medici, il nodo è
uno: «Non si può chiedere alla medicina di diventare un bollino per una
procedura di polizia».
Una riflessione sulla patogenicità della detenzione amministrativa,
sull’autonomia della professione medica e sul significato della cura dentro i
CPR. E proprio alla fine della conversazione, Nicola Cocco ha voluto aggiungere
una cosa: un ringraziamento per le mobilitazioni e per la rete di solidarietà
che si è attivata attorno ai medici coinvolti nell’inchiesta.
Un messaggio che accompagna questa intervista (disponibile anche video) e che
restituisce anche il senso collettivo di una mobilitazione che, in queste
giorni, ha attraversato associazioni, professionisti, realtà sociali e singole
persone.
Radio Melting Pot
Intervista al Dott. Nicola Cocco
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21 Settembre 2026
PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)
Arturo Raffaele Covella: Buonasera, siamo con il dottor Nicola Cocco, che
ringrazio perchè ha accettato questo invito. Non ci accingiamo a fare
un’intervista ma una chiacchierata tra due amici e tra due persone che conoscono
le vicende dei CPR, i problemi dei CPR e quindi masticano un po’ la materia.
Innanzitutto, Nicola, ti volevo chiedere, anche alla luce di tutto quello che è
successo: come stai?
Nicola Cocco: Sì, ti ringrazio. Allora, io sto bene anche se questa situazione è
di una pressione veramente significativa, sia per il significato stesso della
denuncia, perché, insomma, l’associazione a delinquere è un reato grave, sia per
una ragione di carattere culturale, della percezione, proprio da parte mia.
Perché io sono come te, insomma, siamo cresciuti negli anni ’90: per noi
l’associazione a delinquere era la criminalità organizzata. Beh, adesso trovarsi
accusato di questa cosa chiaramente fa soffrire.
Soprattutto mi fa spaventare per ciò che questo significa nell’atmosfera
culturale e politica del nostro Paese. Però sto bene, come puoi vedere: non sono
dimagrito, non sono sciupato. E la mia preoccupazione ovviamente è legata alla
mia situazione familiare, che ovviamente viene toccata da un’indagine di questo
impatto.
Come ho detto dall’inizio, io non ho nulla da nascondere, così come nulla da
nascondere ha la nostra campagna, e andremo avanti a fare quello che stavamo
facendo.
PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)
Arturo Raffaele Covella: Mi fa piacere vedere che, insomma, anche l’ironia è
rimasta intatta. Senti, noi ci siamo visti di persona il 18 agosto, quando
abbiamo partecipato a un convegno organizzato dalla diocesi a Melfi sui CPR. In
quell’occasione abbiamo avuto modo di scambiare due battute proprio sulle
indagini che erano in corso a Ravenna.Ti saresti aspettato che da lì a poco
sarebbe successo tutto questo trambusto e di trovarti in questa situazione?
Nicola Cocco: Allora, io mi aspettavo la perquisizione. Questa me l’aspettavo
già da febbraio. L’avevo detto anche pubblicamente, l’avevo detto in
televisione. Lo mettevo in conto proprio perché sapevo che uno degli aspetti
cardine di quell’indagine è proprio la campagna che noi abbiamo fatto partire.
Non mi aspettavo l’accusa di associazione a delinquere, questo non me
l’aspettavo. E non me l’aspettavo in questi tempi, nel senso che io, prima
dell’estate, mi sono detto: “Vabbè, può essere che non vengano più a fare questa
perquisizione“, perché ormai i materiali sono talmente diffusi, talmente,
diciamo, condivisi, che hanno quello di cui avevano bisogno. Considera che la
stragrande maggioranza delle cose erano già pubbliche. Quindi, figurati, non mi
aspettavo questa cosa.
A proposito dell’incontro di Melfi, vorrei ricollegare a quell’incontro e a
quella chiacchierata che avevamo fatto, vorrei evidenziare come è paradossale
che ciò che porta al grande bailamme mediatico è la questione della
criminalizzazione dei medici. Noi eravamo lì a parlare in un incontro che era
già organizzato, ma ricordiamoci che pochi giorni prima era morta una persona
nel CPR di Palazzo San Gervasio.
Arturo Raffaele Covella: Certo.
Nicola Cocco: E noi ci eravamo incontrati proprio per parlare di come è
possibile, ad esempio, che in quello specifico CPR ci sia una mortalità da CPR
così alta e di quali sono le caratteristiche che portano a questo problema.
Quindi, vedi come tutto si ricollega: il faro mediatico è sulla
criminalizzazione dei medici, adesso hanno anche un capo dell’associazione a
delinquere, quindi figurati. Però intanto le persone, anche quest’estate, sono
morte. E questo, secondo me, è molto grave.
Arturo Raffaele Covella: Allora, stavamo parlando appunto di quell’incontro del
18 agosto e tu, insomma, hai fatto riferimento alla campagna, la famosa campagna
che la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni porta avanti ormai da
diversi anni, perché non è una cosa di queste settimane o di questi anni.
Nicola Cocco: Da due anni.
Arturo Raffaele Covella: Possiamo cercare di inquadrare meglio questa campagna e
di spiegare meglio ai non addetti ai lavori in che cosa consiste?
Nicola Cocco: Sì. Per capire questa campagna bisogna partire dal concetto della
patogenicità della detenzione amministrativa e dei CPR.
In questi anni si sono raccolte a livello internazionale numerose evidenze
scientifiche, cioè articoli scientifici che sono stati fatti in diversi paesi a
livello globale, oltre che europei, che sottolineano che la detenzione
amministrativa in generale, quindi la privazione della libertà non in ambito
penitenziario per aver commesso un reato, ma nelle procedure di rimpatrio
forzato, di espulsione, di deportazione – ecco, per chiarire – questo tipo di
privazione della libertà è patogeno.
Nello specifico, in Italia, i luoghi dove tale privazione della libertà viene
messa in atto, che sono i centri di permanenza per il rimpatrio, i CPR, hanno
delle caratteristiche di patogenicità ulteriormente aggravate dal degrado, dalla
violenza e da tutta una serie di elementi che sono emersi, per esempio, grazie a
dei report che sono stati scritti sia dal Garante Nazionale, dall’ufficio di
Mauro Palma, sia dei report indipendenti del TAI, della CILD, di parlamentari e
quant’altro.
Avendo quindi l’evidenza della patogenicità del CPR, si pone un problema quando
si tratta di definire idonea, dal punto di vista sanitario, una persona da
mandare nel CPR.
Questo nello specifico perché la direttiva del Ministero dell’Interno del 19
maggio 1922, la direttiva Lamorgese 1, che tra l’altro non è una legge, è una
direttiva – e questo penso che abbia anche un peso in tutto ciò di cui stiamo
parlando – dice chiaramente che le persone, per poter essere condotte nel CPR,
devono essere valutate da un medico del sistema sanitario nazionale per
escludere tutto un ventaglio di problematiche sanitarie, che vanno dalle
malattie infettive alle malattie cronico-degenerative, alle patologie
psichiatriche, addirittura alle vulnerabilità sociali, che presuppongono un
approccio in ambito sanitario.
Si dice, olistico: dovresti avere la possibilità di fare una valutazione a 360
gradi della persona. Questo nella realtà non succede praticamente mai, non
succedeva e non succede praticamente mai, eppure il 99% di queste valutazioni di
idoneità, erano positive e continuano ad essere positive, anche se adesso sembra
che di non idonei chissà quanti ne sono. Cioè, il 99% delle richieste di
idoneità si traduce in un’idoneità, un po’ come nel discorso della convalida da
parte dei giudici di pace.
Dall’altra, questa idoneità è data escludendo molto spesso solo le problematiche
infettive e contagiose, quindi senza applicare quell’approccio olistico
richiesto.
Rispetto a questa situazione, alcuni medici hanno cominciato a fare emergere un
dilemma etico e deontologico e a porsi alcune domande.
Uno: il tipo di visita che mi viene richiesta è una visita reale che garantisce
la tutela e la salute delle persone, anche di quelle che hanno vulnerabilità?
Due: se il CPR è un luogo patogeno, e ce ne sono le evidenze, io come faccio a
dichiarare idonea una persona, fosse anche sana, a un luogo patogeno?
Da questo dilemma, insomma, da questo nodo etico, anche politico ovviamente, è
nata questa campagna, che era rivolta sia ai medici certificatori, ma anche a
studenti di medicina, agli infermieri, ai professionisti non sanitari, dove noi
portavamo le evidenze della patogenicità ai vari livelli: ai livelli di
pubblicazioni scientifiche, pubblicazioni di letteratura grigia, quindi le
reportistiche, e poi quello di cui non ne frega niente a nessuno, ma che per
quanto mi riguarda è l’aspetto più pregnante: le testimonianze dirette che noi
riceviamo ogni giorno o che abbiamo incontrato all’interno del CPR.
Però questo discorso della testimonianza è stato del tutto cancellato nel nostro
panorama. Cioè, vale di più – lo dico sempre – sul Corriere della Sera che la
testimonianza di uno che è stato nel CPR. Questa sarebbe una ulteriore
riflessione da fare.
E in più con la campagna sono state avanzate anche delle criticità
deontologiche, etiche, legali, che avevamo approfondito con bioeticisti, con una
professoressa di filosofia del diritto, e che avevamo condensato in una famosa
bozza che viene oggi spesso tacciata di essere un prestampato per fare le
certificazioni false.
Si trattava, in realtà, di una sorta di esempio, di un facsimile, in cui
raccoglievamo – ovviamente uno doveva scrivere le problematiche di salute – e in
fondo abbiamo raccolto gli articoli del codice deontologico che, dal nostro
punto di vista, sono critici per il CPR, in particolare per la valutazione di
idoneità, la legge sul consenso informato, perché ricordiamo che nessuna persona
migrante firma un consenso informato per questo tipo di valutazione, e poi altre
considerazioni: l’assenza della mediazione culturale, il fatto che non sappiamo
come vengano utilizzati i dati sanitari che vengono raccolti.
Ecco, questo è il cuore della campagna: quindi la condivisione delle evidenze
della patogenicità, le criticità dell’idoneità e poi, chiaramente, delle
considerazioni di tipo politico, che è quello che io sto dicendo anche
apertamente.
Nel senso, io non andavo dai medici a dire “dovete dare l’idoneità“, però
sicuramente mi sarà capitato di dire: “Guarda, per me, considerate come quelli
sono dei posti, quello è un dispositivo patogeno; per me nessuno può essere
considerato idoneo a stare in quel luogo, perché non è idoneo il dispositivo“.
È un reato dire queste cose? A me risulta difficile, o meglio, a me spaventa che
ci troviamo in una situazione in cui questo può essere tacciato come un reato.
Ovviamente poi, se vuoi, approfondiamo qual è il reato che viene contestato, il
falso ideologico, però sui giornali oggi viene criminalizzata questa posizione.
Non solo sui giornali viene criminalizzata questa posizione.
PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)
Arturo Raffaele Covella: Io sinceramente preferisco evitare gli aspetti relativi
all’indagine, per approfondire più questo aspetto dell’idoneità, non idoneità,
che credo sia il grosso discrimine, che è anche più difficile per l’opinione
pubblica riuscire ad intendere.
Adesso, proprio in base a quello che tu mi dici, io mi trovo sotto gli occhi una
certificazione di idoneità,ed anche le certificazioni di idoneità che vengono
fatte sono prestampate, appunto, e mi trovo un prestampato compilato, dove c’è
il nome e il cognome del dottore, la dottoressa che l’ha rilasciato, il nome e
il cognome con tutti i dati, diciamo, dello straniero che è stato sottoposto a
visita.
E qui sostanzialmente c’è una crocetta su una frase già scritta, nella quale c’è
scritto: “non presenta evidenza di patologie che rendono incompatibile
l’ingresso e la permanenza in comunità ristretta“, data, luogo e firma con il
timbro del medico.
Appunto, in base a quello che ci dicevamo prima, questo certificato di idoneità
è regolare?
Nicola Cocco: Mi verrebbe da dire che quello è un falso, nel senso che quello è
più che un certificato, è un nulla osta, se ci pensi. Quello è un nulla osta
della pubblica sicurezza che chiede al medico di escludere che la persona possa
avere una problematica specifica pericolosa in quel momento.
Ecco, per dire, in realtà la valutazione di idoneità, così come è sancita dalla
direttiva Lamorgese, ma poi come dovrebbe essere dal punto di vista
deontologico, dovrebbe essere, in primo luogo, non fatta con un prestampato,
dovrebbe indagare tutte le dimensioni di salute previste dall’articolo 3 della
direttiva Lamorgese 2, quanto meno, dovrebbe possibilmente essere fatta con la
presenza di un mediatore culturale, dovrebbe avere il consenso della persona
scritto, perché ricordiamoci che questi possono rifiutare di farsi fare la
valutazione.
E quello che aggiungiamo noi con la campagna, e questo è un di più, chiaramente,
però che interroga la coscienza del medico che deve agire in scienza e
coscienza, è considerare la patogenicità del CPR.
Quello invece, come puoi vedere, è appiattito sul fatto di semplicemente mettere
una firma per poter procedere burocraticamente al trattenimento ed eventualmente
all’espulsione della persona migrante.
PH: Mai più lager – NO ai CPR (Manifestazione 21 settembre 2026)
Arturo Raffaele Covella: Sì, aggiungo, a tutto quello che già hai detto, che poi
questa documentazione confluisce nel fascicolo che deve essere valutato del
giudice in sede di convalida, e mi chiedo il giudice che cosa può valutare alla
luce di questo tipo di prestampato?
Nicola Cocco: Considera che all’inizio della campagna, in molti dei fascicoli
che noi trovavamo nei CPR quando facevamo gli accessi, quindi sto parlando del
2022, soprattutto durante il 2022, in molti non c’era la valutazione di
idoneità.
Quindi figurati come era sottovalutato questo aspetto della tutela della salute.
Cioè, al centro di questo procedimento non c’è mai stata la tutela della salute,
ma la necessità, dal punto di vista del governo, di portare le persone nei CPR.
Non si può chiedere ai medici di assolvere passivamente a questo tipo di
procedura burocratica, perché dal punto di vista deontologico significherebbe
svilire la professione e non curare.
Cioè, quel tipo di valutazione di idoneità che hai letto tu non si configura in
un procedimento, in un processo di cura. Non porta, per esempio, a fare emergere
delle problematiche di presa in carico.
Serve semplicemente a dare un bollino per una procedura di polizia.
Arturo Raffaele Covella: Sì, a proposito del bollino delle procedure, del fatto
che poi sostanzialmente tutto si risolve in un meccanismo perverso che si basa
sui numeri. Perché noi sappiamo benissimo che l’esigenza delle questure è quella
di produrre dei numeri, perché poi, a fine anno, i numeri che le questure
producono finiscono nei report del ministero.
PH: MP (Presidio a Bari, 21 settembre 2026)
Quindi bisogna dimostrare che i CPR funzionano, che le espulsioni funzionano,
che le politiche securitarie funzionano. Però, insomma, un grosso dibattito
riguarda il fatto che i certificati di non-idoneità rilasciati, in base a quello
schema che voi avete predisposto, o comunque non rilasciati da una serie di
medici che sono stati posti sotto la lente di ingrandimento, sarebbero dei
falsi.
E io mi chiedo: ma invece i certificati di idoneità che sono stati rilasciati e
che poi sono stati smentiti da altri medici o dai giudici, con una successiva
dichiarazione di inidoneità, sono da considerare falsi o semplicemente ci
troviamo davanti a valutazioni mediche di tipo differente?
Nicola Cocco: No, ci troviamo a valutazioni giuridiche e propagandistiche di
tipo differente, perché sono due pesi e due misure. È ovvio che le valutazioni
di idoneità di persone che dopo pochi giorni o dopo un paio di settimane
presentano problemi di salute, si tagliano, fanno tentativi di suicidio, si
suicidano, muoiono. Ricordiamoci che per alcune delle persone di cui abbiamo
discusso tante volte hanno perso la vita e avevano dei certificati di idoneità.
Ousmane Sylla aveva un certificato di idoneità per cui era considerato idoneo.
Ousmane Sylla è un caso molto importante da questo punto di vista perché aveva
un primo certificato di idoneità, poi aveva una relazione della stessa psicologa
del CPR siciliano in cui si trovava, non mi ricordo qual era, se era
Caltanissetta, che diceva che questo ha problemi di salute mentale, sta
crollando sostanzialmente, e quando è andato nel CPR di Roma è stato
semplicemente ribadito il certificato di idoneità.
Non è stata presa in carico quella segnalazione e Ousmane Syllasi è suicidato
poche settimane dopo. Però nessuno è andato a fare delle indagini su quei
certificati di idoneità che si configurano come – io non dico che sono dei falsi
– si configurano come dei certificati dal punto di vista clinico sbagliati, che
non hanno saputo tutelare delle persone vulnerabili, vulnerabilizzati
ulteriormente poi dal CPR.
Una delle cose che sta emergendo e che, secondo me, può essere un po’ utile da
evidenziare è che il concetto di falso stesso è fortemente inficiato dalla
propaganda in questa storia.Perché una cosa è dire – poi su questo tu sei
avvocato – una cosa è dire che, ad esempio, in un certificato, invece di parlare
di Ahmed, parli Ismael e quindi per favorire Ismael rispetto ad Ahmed con una
certificazione. Quello è evidentemente un falso ideologico.
Ma se tu invece scrivi una patologia, poi magari c’è un errore di presa in
carico di quella patologia. Tu scrivi scabbia, non dai poi il farmaco per la
scabbia: questo è per fare un esempio dei certificati di Ravenna. Ma quello non
è un falso, è un errore. È un errore medico, puoi far partire una denuncia per
imperizia, per negligenza, per tutto quello che vuoi, ma non è un falso.
E siccome tutta questa storia ruota intorno all’utilizzo strumentale del termine
falso, falso ideologico, secondo me è importante sottolineare questo aspetto,
perché in questo sì c’è un forte attacco all’autonomia medica.
Perché allora, se io scrivo un certificato in qualsiasi ambito, nell’ambito
assicurativo, nell’ambito della medicina penitenziaria, io scrivo un certificato
e devo aver paura che ci sia una strumentalizzazione ideologica in base a quel
referto che faccio, diventa molto pericolosa questa situazione che si viene a
creare.
PH: MP (Presidio a Bari, 21 settembre 2026)
Arturo Raffaele Covella: Io sono rimasto anche molto colpito dalle tempistiche,
perché ragionando un po’ sulla situazione riflettevo su questo.
Da un lato, la campagna che voi avete portato avanti, che ha fatto emergere
tutte queste problematiche di tipo sanitario rispetto alle certificazioni di
idoneità, unitamente poi a tutte le altre problematiche uscite fuori con i vari
report del Garante nazionale, della Commissione contro la tortura, dei vari
accessi che ci sono stati da parte di associazioni, quindi, diciamo, sulle
condizioni reali dei singoli CPR.
Dall’altro lato, le azioni portate avanti, ad esempio, da ASGI, dal punto di
vista giudiziario, che hanno messo in discussione i capitolati di appalto
proprio sull’aspetto sanitario, quindi la gestione proprio sanitaria costruita
dal ministero rispetto ai singoli CPR.
Quindi, diciamo, l’idea che mi sono fatto è che la “questione sanitaria”
rappresenta un po’ il tallone d’Achille appunto di questo sistema della
detenzione amministrativa e dei CPR, e quindi, questa indagine, mi viene da
dire, può essere un po’ la reazione rispetto a questa forte azione di pressione
su questo aspetto, considerando anche che, insomma, in questi mesi il ministero
deve adeguare, deve fare un’analisi di tutti i CPR alla luce di quella che è la
sentenza del Consiglio di Stato ultima e quindi, diciamo, deve mettere una pezza
a quella che è la situazione, diciamo, proprio dal punto di vista sanitario.
Si tratta di una mia interpretazione, diciamo, faziosa e malevola, oppure anche
tu ci vedi un qualcosa del genere?
Nicola Cocco: Ma allora, gli anelli deboli del sistema dei CPR sono il discorso
della legittimità legale, non della legittimità, come dire, dell’esistenza dei
CPR, perché quelle previste dalla legge, ma di come funziona la tutela legale
all’interno del CPR e questo, lo sai meglio di me, ha delle forti carenze.
E poi probabilmente l’anello più debole è legato al fatto che, trattandosi di un
luogo che nasce, che è strutturato per far soffrire le persone, per dare anche
un esempio propagandistico, visto che non funziona come strumento di rimpatrio –
perché se funzionasse come strumento di rimpatrio le critiche potrebbero essere
altre – ma il problema è che, dal momento che non c’è quell’efficienza di cui si
parla tanto, diventano dei luoghi puramente detentivi e quindi anche con un
aspetto di deterrenza nei confronti dell’immigrazione. E quello della salute è
chiaramente un nodo, perché gestire i corpi è costoso, è dispendioso.
Non per niente bisogna rispondere non solo alla nostra Costituzione, ma anche a
carte internazionali, cose che sono state tutte completamente dimenticate. È
bastato poi un’analisi del capitolato per far emergere delle grosse carenze.
Quello che a me spaventa, tu lo sai, ho una posizione netta e radicale su
questo, è che quelle carenze formalmente possono anche essere sistemate
sostanzialmente con un investimento, con una diversa organizzazione, ma ciò non
curerà i CPR.
Anche se ci saranno i vari dispositivi per poter dire, appunto, il piano
antisuicidario, la presenza di psichiatri o quant’altro, tu lo puoi anche
imbellettare il CPR, ma non ne toglierai la patogenicità. Questo, ancora una
volta lo ricavo dalla letteratura scientifica.
Gli Immigration Detention Center di altri paesi, in particolare del Nord Europa,
che hanno già quelle cose a posto, comunque producono sofferenza, producono
autolesionismo, producono morte.
Quindi sì, la tempistica la vedo anch’io, chiaramente, perché questi devono dare
una risposta alla richiesta di ASGI per il capitolato, però questo mi porterebbe
anche a dare per assodato che questa indagine lavora per il Ministero
dell’Interno. Io ne sono convinto, però c’è anche il rispetto nei confronti
della magistratura che porta a dire che si stanno muovendo indipendentemente.
È chiaro che si tratta di un qualcosa che mira a intimidire i medici, perché non
si potranno fare, almeno per ora spero, non si potranno portare avanti delle
procedure burocratiche di polizia nei confronti delle persone migranti, inclusa
l’applicazione del patto europeo.
Non le puoi fare senza prendere in considerazione la salute, perché andresti a
ledere in maniera talmente evidente la dignità delle persone che veramente ci
ritroveremo ai tempi del nazismo. Però questo significa dare un potere
decisionale a delle figure esterne al processo burocratico di polizia, che sono
i medici.
Delle due l’una: o quei medici devono essere parte del procedimento, e penso, ad
esempio, al ruolo che si sta configurando per la Croce Rossa nelle procedure
accelerate di frontiera, oppure, se si permettono di far emergere dei bug del
sistema o di criticare il sistema stesso, vengono criminalizzati. È chiaro che è
un orologio che funziona.
Arturo Raffaele Covella: Un’ultimissima domanda. Penso che siamo stati chiari
nel delineare un po’ la situazione, però un’ultima domanda te la voglio fare
rispetto a una frase che tu hai detto nel corso di un’intervista, che ha
suscitato un po’ di critiche.
Nel rispondere ad una domanda, hai detto: “No, io non rilascerei mai un
certificato di idoneità“. Io conosco il tuo pensiero, so che alla base di questa
frase c’è un pensiero più articolato, ma vuoi provare a spiegare un attimo a chi
ti ascolta il perché di questa affermazione?
Nicola Cocco: Sì, perché è la diretta e coerente conseguenza dell’analisi fatta
sulla patogenicità di questi dispositivi.
La detenzione amministrativa è un dispositivo patogeno? Sì o no? Io ho gli
elementi per dire di sì. Dall’altro lato, non vedo altri medici o altri esperti
con la mole di ricerche che ho io che vengono e mi dicono: “No, guarda, ti stai
sbagliando, sono dei luoghi che fanno bene alla salute“, per paradosso.
Quindi, fatta questa considerazione e considerato che l’articolo 32 del codice
deontologico dice che il medico deve proteggere le persone, in particolare se
vulnerabili, da contesti che ne mettono a repentaglio la salute, la dignità e la
vita, ecco, in coerenza con questi due aspetti io non considererei nessuno
idoneo al CPR.
Questo è il significato di quella frase ed è il significato profondo della
riflessione della campagna. Questo non vuol dire che noi andiamo dai medici a
dire: “Dovete fare così, dovete fare cos’altro, dovete usare il nostro modulo“.
No, noi sollecitiamo questo tipo di riflessione.
Personalmente, se mi capitasse – e non mi capita per il lavoro che faccio –
giustificando con questi aspetti direi che nessuno è idoneo al CPR.
Però, a quel punto, non penso che, anche nell’ottica di un governo fascistissimo
che dice “No, questa posizione è inaccettabile, non mi fai fare certificazioni“,
ma non che mi accusi o mi criminalizzi dicendo che stai facendo dei reati. A me
sembra che sia molto chiara la motivazione.
Arturo Raffaele Covella: No, no, certo, certo, è chiarissimo. Però, insomma, ci
tenevo che fossi tu stesso a farla questa precisazione.
Nicola Cocco: Hai fatto bene, anche perché su questa cosa si è scatenato, si
sono scatenate proprio – secondo me questa è una di quelle cose che potrebbe
portare uno pure a pigliarmi e a darmi un cartone per strada, per dire.
Arturo Raffaele Covella: Senti Nicola, io ti ringrazio per la disponibilità.
Sei stato come sempre gentilissimo, anche perché immagino che il momento non è
semplice, quindi trovare il tempo anche per spiegare le tue ragioni è per noi
importantissimo. Grazie mille.
Nicola Cocco: Grazie a te.
1. La direttiva del 19 maggio 2022 (nota come direttiva Lamorgese, dal nome
dell’allora Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese) stabilisce i criteri
per l’organizzazione, la gestione e il funzionamento dei Centri di
Permanenza per i Rimpatri (CPR) ↩︎
2. L’articolo 3 della Direttiva Lamorgese (Direttiva del Ministro dell’Interno
del 19 maggio 2022, recante i criteri per l’organizzazione e la gestione dei
Centri di Permanenza per i Rimpatri – CPR) disciplina i requisiti sanitari e
le procedure di screening medico per l’ingresso degli stranieri nelle
strutture di trattenimento. ↩︎